Un calcio al vecchio Calcio

Si sente sempre più spesso dire che “non c’è più il calcio di una volta…”, facendo riferimento a vari aspetti: trasferimenti con cifre esorbitanti e stipendi non da meno, simulazioni plateali per procurarsi vantaggi durante una partita, o riguardo alla fedeltà a una squadra durante la carriera di un calciatore. Tutto ciò si può condividere o meno, ma c’è un altra questione che potrebbe portare a sentire ancora più spesso che “il calcio non è più quello di prima”: il cambio di regole che la Fifa sta studiando.
Partiamo dal presupposto che le regole sono sempre in continuo aggiornamento, anche se si tratta di dettagli che non fanno scalpore: alcuni accorgimenti sul fuorigioco, sul fallo di mano, sul colore del cartellino dopo un fallo e così via. Fino a che si discute di “piccolezze”, niente di strano, in quanto vengono elaborate per facilitare gli arbitri nell’interpretazione degli episodi, per limitare la loro libera interpretazione così da non agevolare o sfavorire una squadra o l’altra durante una partita.

Ma una cosa sono i dettagli, una cosa è la struttura portante del gioco. Ogni sport ha le sue caratteristiche, che per forza di cose lo distinguono dagli altri, e non parlo solo di strumenti (palle, racchette, campi di gioco ecc.), ma anche di regole: durata del tempo, effettività o meno di questo, falli, tipi di fallo, metodo di giudizio (elettronico o “umano”) e chi più ne ha più ne metta.

La prima grande novità è stata applicata durante l’ultima edizione dei Mondiali, nel 2014 in Brasile: a discrezione del direttore di gara, poteva essere concesso, a metà del primo e a metà del secondo tempo, un time-out per dare ai giocatori l’opportunità di rinfrescarsi date le temperature proibitive dell’estate brasiliana. Già questo punto ha suscitato proteste, perché per dare ai giocatori l’opportunità di recuperare parte delle energie ci sono da sempre i 15 minuti dell’intervallo, che magari avrebbe potuto essere allungato a seconda delle condizioni climatiche, evitando così di spezzare il ritmo a metà frazione.

Ma il boom di proposte arriva da Marzo dello scorso anno in poi: il nuovo presidente della Fifa, Gianni Infantino, è partito forte nell’attuazione del suo programma: il primo provvedimento è stata la Goal Line Technology, che evita ogni dubbio se la palla oltrepassi la riga di porta o meno; già ufficiale la VAR (Assistenza video per gli arbitri) dal prossimo campionato: in caso di dubbio, l’arbitro potrà consultare un monitor per confermare o eventualmente correggere una decisione presa durante la partita. Forse perde un po’ di senso la figura dell’arbitro, che ha molte meno responsabilità nel corso della gara. Prima di questa, è stato ufficializzato il mondiale a 48 squadre (fin ora è sempre stato a 32) a partire dal 2026: tutti gironi da 3 squadre. L’obiettivo (oltre che, ovviamente, economico) era quello di allargare la fascia di partecipazione per le nazionali, ma forse ci saranno più effetti negativi che positivi; aumentando i gironi, le probabilità delle grandi Nazionali (Italia, Germania, Spagna, Brasile, Argentina ecc.) di passare al turno successivo aumentano, così come diminuiscono le possibilità di avere delle squadre “outsider”, le sorprese del torneo, poiché per ogni girone passa solo la prima qualificata.

Ma potremmo aspettarci altre modifiche. Infantino infatti, ha nel suo staff una leggenda come Marco Van Basten, leggenda del Milan campione di tutto con Sacchi. Ed è da lui che partono altre idee che forse, e non a torto, vi faranno storcere il naso:

  • Abolizione del fuorigioco: abbastanza assurda come cosa, perché perderebbe di senso ogni manovra tattica; basterebbe piazzare un colosso davanti alla porta avversaria per tutti i 90 minuti e calciare la palla verso di lui appena se ne ha l’occasione.
  • Espulsione a tempo: come nel basket, prima di arrivare all’espulsione definitiva occorrerebbero 5 falli; prima del quinto, il giocatore dovrebbe stare fuori dal campo per un tempo definito.
  • Tempo effettivo negli ultimi 10 minuti: servirebbe ad evitare perdite di tempo. E se dovessero verificarsi prima?
  • Shootout: al posto dei classici rigori, il giocatore dovrebbe partire palla al piede da 25 metri e chiudere l’azione in 8 secondi.

Il calcio è il calcio. E con tutti i difetti che può avere, la gente si innamora di QUESTO sport, non di una mistura di tante altre discipline, dove l’unica cosa che rimarrebbe invariata sarebbe il colore dell’erba. Forse…

“Modificare” è diverso da “snaturare”.

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