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Il Grande Gaspe

Alla fine ha vinto lui.Vedere un uomo saltare come un bambino e lanciare la cravatta ai tifosi che lo stanno esaltando fa scappare a tutti un sorriso. Per alcuni dolceamaro, ma pur sempre un sorriso.

gasperini

La cravatta,  simbolo eterno della spocchia dell’allenatore, immagine della superiorità di classe del manager sul tifoso che si accontenta di una sciarpa e di perdere la voce sui gradoni. Quella sciarpa non c’era più, Gian Piero Gasperini aveva deciso di togliersela prima di correre con tutta la squadra a ringraziare chi prima della fine aveva fatto tremare lo stadio ripetendo il suo nome.

Chi lo trova per primo vince una plusvalenza tipo quella di Thiago Motta

Chi lo trova per primo vince una plusvalenza tipo quella di Thiago Motta

Non è una cosa da poco per un centrocampista di quantità, difficile da ricordare in campo – metronomo di Pescara e Palermo – ma incredibilmente carismatico e vincente una volta sedutosi in panchina: ladies and gentlemen, the Great Gasperini.

L’uomo che non si fa scappare niente, che prende tutto e lo trasforma in oro.

A proposito di scappare, qualcuno aveva provato a farlo fuggire, a fargli mollare quel Genoaper cui ormai – parole sue – soffre se perde e gioisce se vince. Ebbene si, qualcuno ci aveva provato, a torto o a ragione, senza però riuscirci.

Gasperini Gianpiero è troppo cocciuto per arrendersi a qualche striscione, troppo orgoglioso per accettare di vedersi screditato da una tifoseria che alla fine ha dovuto accettare il fatto che un Genoa senza Gasp è come un cielo senza stelle.

Il Grande Gatsby fece di tutto per riconquistare la donna amata tempo prima, the Great Gasp ha provato a fare lo stesso riprendendosi con classe ed in maniera stupefacente la fiducia di un popolo che sembrava averlo ostracizzato dopo le pesanti dichiarazioni di qualche mese addietro.

"Al Dio della Scala non credere mai"

“Al Dio della Scala non credere mai”

Dopo la magia del “periodo giovanile”, dal 2006 al 2010, le esperienze di Milano e Palermo hanno rischiato di rovinare una carriera immeritatamente rimasta nel centro classifica. Succede poi che si decida di tornare, un po’ come Jack Gatsby, si decida di farlo con stile e con la consapevole certezza di essere finalmente ritornato a casa.

Gasperini, lavoratore taciturno, non ha tuttavia mai voluto feste degne del peggior Trimalcione o troppo clamore attorno alla sua figura, volutamente rimasta nel mezzo fra riservatezza e genialità.

Il genio gasperiniano che riportò la squadra più antica d’Italia in Europa e che riuscì a ripetersi persino un anno fa, bloccato soltanto da una sciagurata gestione societaria che non è riuscita a fare tesoro delle dozzine di plusvalenze garantite ogni anno dal mister più redditizio d’Italia.

Nonostante tutto ha scelto di restare a Genova, forse per un anno o magari per sempre, sicuramente accortosi dell’influsso quasi mistico che la città marinara riesce a trasmettergli ogni volta che il “suo” Genoa scende in campo al Ferraris, forse anche perché leggermente affezionato emotivamente a quell’atmosfera tutta sentimenti ed emozioni.

Il 3-4-3 è un’istituzione, il trequartista non serve e non servono nemmeno tanti fronzoli: la coppia Juric-Milanetto docet.

"Ma chi me l'ha fatto fare?"

“Ma chi me l’ha fatto fare?”

Il Genoa ha bisogno di Gasperini e Gasperini del Genoa, in un chiasmo che si colora di rossoblù giorno dopo giorno sempre di più.

Il perché non lo sappiamo, mai nessuno lo capirà forse, ma chi passa da Genova sotto le ali del brizzolato piemontese ne esce rigenerato e con un esercito di squadre più vincenti del Grifone pronte a fare follie.

Se il Genoa avesse alle spalle una società meno interessata alle plusvalenze e più alle grandi ambizioni, beh meglio non pensarci per non ritrovarsi ad avere fra le mani una potenziale squadra quasi mitologica (la difesa Criscito, Bonucci, Sokratis e l’attacco El Sharaawi, Milito, Perotti credo parlino da soli).

"C'eravamo tanto amati"

“C’eravamo tanto amati”

Juraj Kucka decide di salutare a modo suo il Gasp prima di andare a Milano

Juraj Kucka decide di salutare a modo suo il Gasp prima di andare a Milano: belli strani gli slovacchi

Il gioco aiuta, le squadre allenate da Gasperson hanno come caratteristica la velocità di manovra, quella croce e delizia che fa esaltare per le miriadi di azioni create e disperarsi allo stesso tempo quando arrivano i contropiede.

Il derby di domenica 8 Maggio, tuttavia, è l’apoteosi della carriera rossoblù del mister sfortunato con le grandi: idee chiare, gioco sulle fasce e mai un passo indietro. Certo, avere giocatori motivati aiuta e non poco, così come trovarsi a giocare contro una squadra invisibile come la Sampdoria delle ultime due settimane, ma la sostanza rimane un gradino sopra a tutto il resto.

Comunque vada a finire, che sia stato un addio oppure un “to be continued”, nella città del rossoblù e del blucerchiato a vincere è stato lui.

A vincere è stato l’uomo con le palle. L’uomo che ha rischiato di perdere tutto, persino di cadere nella piscina della contestazione da cui è difficile uscire vivi ma nella quale ha nuotato senza alcuna esitazione. Alla fine è riuscito anche a far tornare il Sole, un miracolo che ha fatto si che tutta quell’acqua evaporasse, che si asciugasse ogni goccia e si vivesse di nuovo come ai vecchi tempi.

La corsa sotto la Gradinata Nord non verrà cancellata mai, per fortuna non esistono ancora gomme o marchingegni per rimuovere i bei ricordi.

In un calcio pieno di dubbi e controsensi, il credo gasperiniano rimane una delle poche ed intramontabili certezze.

“A un Dio a lieto fine non credere mai”.

Fabrizio De André

"Quasi mai"

“Quasi mai”

"Che poi, voglio dire, anche io sono un po' matto"

“Che poi, voglio dire, anche io sono un po’ matto”

Scritto e disponibile su Numerosette.eu
Scritto e disponibile su Numerosette.eu

Crêuza de mä

“A Genova conta solo il derby. Se non lo vinci è come rapinare una banca ed accorgersi di aver portato via una valigia piena di stracci.”

Una partita, ma cosa dico.

Il derby di Genova con il calcio ha poco a che fare. O meglio, i novanta minuti rimangono una cornice perfetta intorno ad un’atmosfera meravigliosamente strepitosa. Cori e colori, pianti e liberazioni, gioie e dolori, caschi e macchine piene di adesivi, bandiere allo stadio o sul terrazzo di casa: rossoblucerchiato ovunque, ma se vivi qui ormai ci sei abituato.

Che tu sia giovane o anziano poco importa, il derby è una scelta di vita e va vissuto con la passione che ti è stata trasmessa dai genitori, dai nonni o da chiunque ti abbia portato allo stadio quando appena camminavi.

Entri allo stadio, il cuore rallenta e la testa cammina.

E allora canta, rallenta. Mentre tutto lo stadio si riempie di colori rimani fermo ad ammirare la tua squadra in campo: siamo solo noi contro il mondo.

GENOA 2 – 3 SAMPDORIA

22/04/1951

Si ringrazia il Museo della Sampdoria per l'immagine (tratta da internet)

Si ringrazia il Museo della Sampdoria per l’immagine (tratta da internet)

 

Immaginatevi catapultati indietro nel tempo di una dozzina di lustri: un derby di ritorno che dal punto di vista della classifica non interessava nemmeno poi così tanto alla Sampdoria, tranquilla a metà classifica, ma che avrebbe potuto rivelarsi decisivo per il Genoa in piena lotta per non retrocedere.

Al 15′ la Samp sta già vincendo per 2-0 fra il clamore di metà stadio, ma allo scadere del primo tempo De Prati accorcia le distanze. Nella ripresa lo svedese Mellberg pareggia a otto minuti dalla fine, ma sarà l’argentino Sabbatella a regalare la vittoria ai blucerchiati, costringendo il Grifone alla seconda retrocessione della sua lunga storia.

Già, perché il Genoa con i suoi 122 anni è la squadra più antica d’Italia, guai a chi se lo dimentica.

Ha anche vinto 9 scudetti e contesta al Bologna uno spareggio che avrebbe garantito la stella cucita sul petto, ma qui si va sul personale. Ci limiteremo a raccontare i fatti, a raccontare il derby – a mio modo di vedere – più bello d’Italia.

SAMPDORIA 1 – 2 GENOA

13/03/1977

Big Revenge rossoblù per il derby del 1951 avrebbe forse detto Claudio Ranieri. Le parti sono invertite, ora è il Genoa a  starsene a metà classifica, mentre la Sampdoria è penultima.

I blucerchiati iniziano con il cuore e Zecchini, con un potente tiro da fuori area, supera il portiere genoano Girardi regalando il vantaggio ai blucerchiati dopo pochi minuti; in chiusura di primo tempo tuttavia Oscar Damiani sfrutta una respinta del portiere Di Vincenzo scavalcandolo con un soffice pallonetto.

Al rientro dagli spogliatoi accade l’impensabile: Pruzzo sbaglia un rigore ma a dieci dalla fine stacca sopra a tutti ammutolendo la Sud e regalando ai rossoblù una storica vittoria “esterna”. Vittoria che, sommata alle sconfitte casalinghe – forse un po’ cercate – contro Foggia e Bologna, costrinsero la Sampdoria ad una tragica retrocessione in Serie B.

 

"Solo passaggi e passaggi, passaggi di tempo"

“Solo passaggi e passaggi, passaggi di tempo”

“Il Genoa non appartiene né ai dirigenti, né ai giocatori, né all’allenatore. Il Genoa è del popolo rossoblù”

Franco Scoglio

sampdoria genoa derby

“Squadra che vince scudetto è quella che ha fatto più punti.”

Vujadin Boskov (16/05/1931 – 27/04/2014)

sampdoria genoa derby

SAMPDORIA 1 – 2 GENOA

25/11/1990

Ogni tifoso rossoblù non può non aver quantomeno sentito parlare di Branco. Ma chi è Branco?

Cláudio Ibrahim Vaz Leal, in arte Branco, nella storia dei derby ricorda a tratti la figura moderna del Rafinha: una sua punizione magistrale sotto la Gradinata Nord regalò la vittoria al Genoa, mentre la foto di quell’istante diventò una celebre cartolina.

La cartolina di Buon Natale. Si fa per dire.

"Qui nel reparto intoccabili, dove la vita ci sembra enorme"

“Qui nel reparto intoccabili, dove la vita ci sembra enorme”

SAMPDORIA 2 – 2 GENOA

15/03/1992

Un derby folle, pazzo, un pareggio spettacolare.

"Chicco e Spillo"

“Chicco e Spillo”

 

Il primo tempo è una giostra di emozioni, come se il trenino di Casella si fosse spostato per 45 minuti al Ferraris: capitan Gianluca Signorini apre le marcature dopo pochi minuti con un gran colpo di testa su calcio d’angolo, ma quello di Katanec su cross di Lombardo al quarto d’ora pareggia la partita.

I rossoblù tornano avanti con un tiro di Bortolazzi su punizione dal limite, ma Bobby-gol Roberto Mancini su punizione dal limite riacciuffa la partita allo scadere del primo tempo.

Roberto Mancini e Gianluca Signorini, da una parte la classe cristallina e dall’altra il cuore del capitano. A 14 anni dalla scomparsa del numero 6, portato via dalla crudele devastazione della sclerosi laterale amiotrofica, rimane doveroso ricordare la compostezza e la saggezza di un giocatore d’altri tempi.

Signorini è diventato per i Genoani più che mai emblema dell’uomo vero, dell’uomo pulito e degno di rispetto.

sampdoria genoa derby

“Vorrei alzarmi e correre con voi, ma non posso. Vorrei urlare con voi canti di gioia, ma non posso. Vorrei che questo fosse un sogno dal quale svegliarmi felice, ma non lo è. Vorrei che la mia vita riprendesse da dove si è fermata.”

GENOA 2 – 1 SAMPDORIA

08/05/2011

Se quello del 1992 è stato folle questo non ha davvero senso.

La Samp è sul lastrico, una sconfitta metterebbe benzina su una classifica già abbastanza infuocata e sancirebbe quasi matematicamente la retrocessione in Serie B; il Genoa, dal canto suo, può contare su un sereno centro classifica.

Floro Flores e Pozzi – compartecipazione di uno sbadato Eduardo – sono gli acuti, ma l’assolo rossoblù arriva all’ultimo istante e si chiama Mauro Boselli. Prima di allora perfetto sconosciuto, fatto sta che il giorno dopo gli stavano intitolando una via.

Via Mauro Boselli, il retrocessore.

“Boselli trattenuto, Boselli si gira, Boselli col sinistro, Boselli!”

GENOA 2 – 3 SAMPDORIA

05/01/2016

I tempi sono cambiati ma i colori restano gli stessi.

L’ultimo derby va ai blucerchiati, come altri 34 nel corso della lunga storia di battaglie, in cui si sono visti altrettanti pareggi e 23 vittorie del grifone.

Genoa al quart’ultimo posto e Sampdoria qualche posizione sopra. Il primo tempo è un dominio blucerchiato, il secondo rossoblù. Novanta minuti dalle grandi emozioni, normale amministrazione se si parla di un derby di Genova. La prima del 2016 è però una partita folle, un po’ per lo 0-3 iniziale della Samp e un po’ per il tentativo di rimonta rossoblu finito sugli scogli per pochi centimetri.

Tutto di prima, tutto veloce, tutto molto bello

La doppietta di Leonardo Pavoletti non è abbastanza, Soriano per due volte e nuovamente Eder sono riusciti a far dimenticare al Genoa come si vince. Già, perché una vittoria rossoblù manca ormai dal 2013, quando il trio Antonini-Calaiò-Lodi regalò un rotondo 3-0 alla Gradinata Nord.

"Perché c'è un filo, un filo che mi porta dritto a lei"

“Perché ci lega un filo, un filo che mi porta dritto a lei”

 

Nella città dei pescatori e dei sognatori, nella città dei mari e dei monti, delle colline e dei prati verdeggianti, nella patria del risparmio e della misericordia, fra orizzonti e mille colori il Derby della Lanterna non è una semplice partita: è una scelta di vita.

E come tale va percorsa fino in fondo.

Proprio come quando si attraversa una mulattiera, chiamata in genovese crêuza de mä e titolo di una celebre canzone del maestro Fabrizio de André. Che poi, a dirla tutta, non è nemmeno amato da tutti per via della sua mai nascosta passione per il Genoa, passione che molti blucerchiati non riescono a perdonargli.

genova

Ma se vivi ogni giorno respirando l’aria frizzante di Genova, se la conosci fino in fondo, sai che il mugugno è alla base di tutto e sai che in fondo in fondo è tutta una messa in scena. Una voluta ed ostentata esagerazione.

Perché se scegli di tifare Sampdoria devi parlare male del Genoa e viceversa, perché se vivi a Genova ami il derby.

In tutte le sue sfumature, sfumature rossoblucerchiate.

sampdoria genoa derby

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Scritto e disponibile su Numerosette.eu
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