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Lezioni di mercato

(Immagine di copertina tratta dal profilo Twitter dell’Everton)

 

Fare mercato è difficile. Specialmente se inizia la sessione e il tuo giocatore più rappresentativo esprime a più riprese la volontà di partire.

È ciò che è successo a Liverpool, nella sua metà blu. Dopo diversi falsi allarmi, infatti, Romelu Lukaku ha deciso di andarsene, stavolta per davvero. Nessuna possibilità che il belga decidesse di restare ancora all’Everton. La sua volontà è di giocare la Champions League.

La dirigenza dei Toffees, dal canto suo, non è stata a strapparsi i capelli, né ha cercato di convincere il suo fortissimo centravanti.

Consci del fatto che, dalla cessione del 24enne, sarebbe arrivata una ricchissima somma, hanno deciso di spendere da subito per creare un “dopo Lukaku”, senza badare troppo a spese.

 

PROGETTO GIOVANI LEONI – Per la porta è arrivato Jordan Pickford dal Sunderland per 28,5 milioni di euro. Classe 1994, è considerato l’unico vero rivale di Jack Butland per la porta della Nazionale Inglese. Ottimo elemento per i pali, venuto a prendere il posto a Stekelenburg e Robles. Ancora un po’ acerbo, ma il talento c’è tutto.

Sulla stessa onda, e alla stessa cifra, è arrivato un signor difensore: Michael Keane, 24enne ex Burnley. Cercato in passato con insistenza da Chelsea e Tottenham, rappresenta il futuro in difesa della Nazionale di Southgate.

 

I COLPI ESOTICI – Per il centrocampo arriva Davy Klaassen dall’Ajax per 27 milioni. 24 anni per un giocatore di tutto rispetto, da piazzare in mezzo al campo o sulla trequarti (più difficile visto un altro colpo). Anche lui cercato più volte negli anni da altri club (il Napoli lo ha seguito per anni), ma i Toffees sono stati gli unici ad arrivare con un’offerta concreta che potesse convincere i lancieri a lasciarlo andare (c’è dietro anche il progetto stesso della squadra olandese). Non possiede il fisico tipico del centrocampista della Premier League, ma è capace di giocare intere partite a ritmi altissimi, sempre se riuscirà a reggere l’impatto con un campionato più impegnativo dell’Eredivisie.

 

Altro colpo esotico, ma per il futuro, è quello di Henry Onyekuru, ala sinistra di 20 anni dell’Anderlecht, pagato 8 milioni, che passerà però un anno in prestito con i biancomalva.

 

ATTACCANTE AFFAMATO DI RISCATTO – Il posto di Lukaku in mezzo all’attacco lo prenderà Sandro Ramirez, ex canterano del Barcellona e pagato al Malaga 6 milioni di euro. 22 anni, non proprio fisico ma agile, può essere il nome giusto da cui ripartire contando proprio sulla sua voglia di riscatto, dopo il sogno blaugrana vissuto e infranto appena un anno fa, alla fine del contratto con la squadra catalana. Si presenta con un bottino di 14 reti in 30 gare nell’ultimo campionato spagnolo.

 

IL FIGLIOL PRODIGO – Dulcis in fundo, c’è il ritorno di Wayne Rooney dopo 13 anni dalla sua partenza per il Manchester United. Non ha bisogno di presentazioni, il top scorer della storia dei Red Devils arriva per prendersi il posto che Mourinho gli aveva ormai negato ad Old Trafford e con la voglia giusta per aiutare la squadra delle sue origini a togliersi diverse soddisfazioni, dopo aver vinto tutto con Ferguson.

 

E IL DOLORE NON C’È PIÙ – Un centinaio di milioni spesi sul mercato prima di veder partire, più o meno per la stessa cifra, il giocatore più rappresentativo verso una diretta concorrente in campionato, amato dai tifosi di Goodison, vaccinati grazie ad una campagna acquisti che, molto probabilmente, continuerà (dai diritti tv sono arrivati 127 milioni e dalle cessioni di Deulofeu e Cleverley altri 21).

L’Everton che sta venendo fuori vuole un posto in Europa. Nell’Europa dei grandi.

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Quality vs quantity

              

“Allora, facciamo così, metto Vardy e levo Kane, poi pensavo, tu che ne dici se…Gary? Vabbé niente”

Roy Hodgson (semicit.)

Subs saved the Queen si potrebbe cantare da oggi.

A pensarci bene, l’unica e fondamentale vittoria in un girone rivelatosi particolarmente ostico è arrivata grazie alla coppia inedita Vardy-Sturridge, mentre il tandem di partenza diceva Kane-Sterling.

Le amichevoli precampionato avevano messo in luce una squadra nuova, non troppo piacevole da vedere ma piuttosto cinica, rapida – con Sterling cosa vuoi di più dalla vita? – ed acclamata a furor di popolo.

inghilterra

Fuori la Spagna e la Francia, colpiti nel basso ventre soltanto da un’Olanda che tanto non prenderà parte ad Euro 2016, altrettanto precisi con Germania e Portogallo. Nel mezzo ci sono i 2-1 cinici ed identici contro Australia e Turchia: 7 partite, 6 vittorie, 11 uomini messi davvero bene in campo.

La formazione tipo è questa, fate attenzione al centrocampo:

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Milner garantisce solidità e dinamismo, Dier è il tuttofare per eccellenza, Alli la vera perla di un centrocampo particolarmente ben assortito.

Arrivato a bagnare i panni in Francia, tuttavia, Roy Hodgson è stato folgorato da una invenzione tanto innovativa ed affascinante quanto pericolosa: Rooney al posto di Milner, un fuoco d’artificio al posto del carburante.

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Bene, ora, perché gli inglesi giocano così male? Fondamentalmente non perché lo cerchino, va anche detto che se in campo ci sono gli avversari un motivo dovrà pur esserci, ma fra Alli e Rooney non si trova nulla che rimandi al concetto di copertura: questo è un problema. Lo è se i tuoi due centrali sono noti per la lentezza, per quanto possano essere aiutati dal genio difensivo di Eric Dier, un vero e proprio predicatore nel deserto oltre che bravo a fare tutto.

Quel che rimane da una formazione simile è una squadra sbilanciata, dove tolto il “povero” Dier si tende sempre a cercare l’azione personale, si prova a stupire senza preoccuparsi delle conseguenze qualora il pallone venga clamorosamente e grossolanamente perduto. Fortuna ha voluto che le uniche reti siano arrivate da palle inattive, come nel caso della punizione di Bale, o da una chiara mancanza di organizzazione quando si tratta di difendere in maniera mista, un po’ a uomo ed un po’ a zona.

Il movimento con le braccia di Alli dice tutto, praticamente si scansa per la paura

Poco male, l’allenatore può davvero poco quando una partita viene gettata via per un episodio nel recupero, può poco ma perde tanto, perché con quei tre punti il discorso nel  girone sarebbe cambiato sensibilmente.

KEY PLAYERS

I due punti di forza della nazionale sono, probabilmente, proprio Eric Dier e Joe Hart, senza dimenticare una difesa che – le reti lo dimostrano – non ha poi concesso così tante palle gol.

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Come dimostrato dalla statistica l’Inghilterra non commette grandi errori difensivi, anzi, i centrali sono spesso i veri salvatori della patria (All credits to FourFourTwo.com)

Quindi il problema inglese qual è? Se la difesa tutto sommato funziona, anche grazie ai due uomini sopra queste poche righe, dove sbaglia la squadra di Hodgson? Appunto, voce del verbo sbagliare, sbagliare sotto porta. 

I numeri parlano chiarissimo: contro la Russia sono arrivati 20 tiri, “soltanto” 15 con il Galles e addirittura 29 nell’assedio senza reti di qualche giorno fa, di fronte al muro slovacco.

Il grande paradosso è che l’Inghilterra ha probabilmente l’attacco più forte, sicuramente il più prolifico d’Europa: Kane e Vardy hanno segnato 49 reti in due, ma nell’abbondanza di punte non riescono a trovare continuità. Rashford e Sturridge sono troppo grandi per rientrare nella categoria delle riserve.

A Hodgson piace Kane, talmente tanto da reinventarsi un Rooney trequartista. Fondamentalmente il tecnico ex Inter non vuole privarsi dell’enorme potenziale offensivo di cui può disporre ma involontariamente, sbilanciando la squadra tutta verso l’area di rigore avversaria, crea un enorme voragine da cui è difficile fare uscire qualcosa di positivo.

Alcuni tifosi inglesi hanno indetto una petizione per far tornare a casa Raheem Sterling, io invece mi sono accorto solo adesso del fatto che non sia entrata

Meglio pareggiare che perdere, verissimo, senza contare che nonostante il secondo posto dal sapore amaro l’Islanda non fa nemmeno poi troppa paura, ma meglio fare attenzione a non correre ulteriori rischi.

Se Lallana e Sterling sono davvero indispensabili per Hodgson, perché ha convocato 4 attaccanti pur sapendo che ne avrebbe fatto giocare soltanto uno? Non sarebbe stato meglio un Danny Drinkwater in più?

L’abbondanza di centravanti a volte non fa bene, soprattutto se sei abituato a giocare con il 4-3-3 e vuoi che due facciano le ali.

“Ah, e quindi io sarei una riserva? (All credits to GettyImages.it)

il tandem di serie B (All credits to GettyImages.it)

Ripartire non è difficile, fondamentalmente basta ricominciare a segnare, ma non guasterebbero – forse – nemmeno alcuni oculati cambiamenti laddove le partite si vincono, ovvero a centrocampo: un giocatore alla Milner, Wilshere o piuttosto il tecnico ma forzuto Ross Barkley potrebbero garantire maggiore stabilità ad una squadra che, qualora dovesse continuare a patire la fame di gol, difficilmente potrà pensare di andare avanti. Ora non si ragiona più in base ai punti, ora si deve segnare. Bisogna farlo in fretta, bisogna farlo sempre e non soltanto quando serve per rimanere aggrappati.

Rooney potrebbe essere la chiave, potrebbe risolvere una partita che si sta mettendo male con la classica giocata della domenica, ma un po’ di ordine in più a centrocampo credo darebbe maggior solidità ad ogni reparto, oltre a garantire una maggior serenità a chi si troverà a gestire l’attacco: non è facile sapere di avere alle spalle Wazza, isn’t it? La difesa poi si vedrebbe ancor più coperta, mentre l’attacco – ribadisco – capirebbe di avere tutto nelle proprie mani, anzi negli scarpini.

Anche per i due esterni Lallana e Sterling, forse il vero oggetto della disputa sofistica, sapere di avere una maggiore copertura potrebbe farli giocare con maggior serenità e spensieratezza. Proprio quel che servirebbe ad una nazionale ancora poco limpida nonostante il talento cristallino e dal valore assoluto di cui può disporre.

Lallana, io ho paura, scappiamo insieme” (All credits to GettyImages.it)

 

In un mare di punti interrogativi e con davvero troppo poca chiarezza sulla vera essenza dei Red Lions, aspettiamo con ansia il verdetto di Lunedì 27 Giugno, divisi fra un centrocampo libertino e un po’ di sana e robusta fisicità. Divisi fra il bene e il male, fra il peccato ed il rigore, fra ciò che è bello e ciò che è utile.

Forma o sostanza? Qualità o quantità? Rooney o Milner?

La mia è una semplice chiave di lettura, chiaramente resta tutto nelle mani attente e caute di Roy Hodgson. E, a dirla tutta, è proprio questo che spaventa molti inglesi.

Scritto e disponibile su Numerosette.eu
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