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Dov’è l’amore?

Pensioni dorate e anticipate in Asia, rinnovi periodici a stipendi sempre più assurdi, baci alla maglia rinnegati poi con addii annunciati.

Il calcio di oggi, per i diretti interessati, sta divenendo sempre più una questione economica, lasciando sempre meno spazio ai sentimenti e all’attaccamento alla maglia.

La verità è questa: la carriera di un calciatore ha una durata media di 20 anni e non prevede una pensione. Così in questi 20 anni deve guadagnare abbastanza da garantirsi una vita decente anche dopo il ritiro (a meno di una esperienza da allenatore).

Aggiungiamo inoltre fattori esterni come l’influenza dei procuratori, sempre più potenti, la crescita economica delle realtà asiatiche, che costringono i club europei ad alzare le offerte per i propri fuoriclasse.

Insomma, detto in modi molto banali “non ci sono più le bandiere di un tempo”, “Totti è stata l’ultima bandiera del calcio italiano” e così via.

Analizziamo adesso tre casi “tipo” avvenuti negli ultimi due anni, che riassumono in piuttosto chiaro la “rovina” del calcio.

 

PREMIER LEAGUE? SÌ, LA CHINESE!

Gennaio 2016, il calcio europeo ha scoperto un nuovo talento brasiliano, in forza allo Shakhtar Donetsk, Alex Teixeira. Da sempre attenta al calcio verde oro, la squadra ucraina costiuisce un vero proprio ponte tra il Brasile e i top club europei, come possono testimoniarlo Luiz Adriano, Douglas Costa, Willian…

Il brasiliano aveva stupito tutti anche contro il Real Madrid

Trequartista classe 1990, Teixeira stupisce tutti segnando 22 reti in campionato tra settembre e gennaio, più altri 3 gol in Champions League. Arriva gennaio, con la sua finestra di mercato, ed è chiaro che il brasiliano meriti palcoscenici ben più luminosi. A bussare alla sua porta è la Premier League, con Chelsea e Liverpool pronti a mettere sul piatto cifre superiori ai 40 milioni di euro. A spuntarla è un’altra squadra, di un’altra Premier League. È il Jiangsu Suning, della Chinese Premier League, che offre ai Minatori 50 milioni di euro, proponendo al giocatore un contratto quadriennale da 12 milioni di euro a stagione. È il primo, vero, capitolo dello spauracchio cinese, con una cultura calcistica in crescita e la volontà di investire nel mercato europeo, poco importa se ad essere comprati saranno i calciatori o interi club.

 

AMORE ETERNO, BASTA CHE LO STIPENDIO SIA ALTO

Qualche settimana fa è arrivata la notizia dell’avvicinarsi dell’ennesimo prolungamento del contratto di Leo Messi con il Barcellona, fino al 2021. E fin qui niente di male. È una bandiera del club catalano, sempre tra le file blaugrana dal 2000 ad oggi. Con una bella storia dietro, di quel ragazzino fortissimo ma con un grave problema riguardante gli ormoni della crescita, e l’accordo con il Barcellona firmato su un tovagliolo con tanto di garanzie di cure. La bellezza della storia finisce appena si leggono le cifre.

Clausola da 400 milioni di euro. Stipendio da 30 milioni di euro netti all’anno (quello precedente era da 20 milioni annui).

Amore?

Cifra inimmaginabile. Roba da 82 mila euro al giorno!

Una cifra del genere è la conseguenza diretta dell’arrivo dei cinesi: l’intenzione del Barcellona era di blindare l’argentino, scongiurando una prepotente offensiva di un magnate asiatico interessato a portare la Pulce lontano dal Camp Nou. Anche la stessa clausola rescissoria è totalmente fuori mercato.

La garanzia di non perderlo, ma a che prezzo!

 

IL BACIO DI GIGIO

Con il contratto in scadenza per giugno del 2018, i piani del Milan erano chiari: chiudere la cessione del club ai cinesi e poi rinnovare il contratto di Gianluigi Donnarumma per farne una bandiera. Per farne il volto del nuovo ciclo rossonero, con tanto di acquisti costosi e altisonanti (quasi 100 i milioni spesi dal club di Milano finora). Tante voci, ritardi, dubbi e paure. Poi il colloquio con l’agente del ragazzo, il potentissimo Raiola. Una conferenza stampa organizzata in fretta e furia. E la notizia: Donnarumma ha deciso di non rinnovare il suo contratto con il Milan.

E sui social scoppia la rabbia del popolo rossonero. Può un ragazzo cresciuto nel settore giovanile, amato dai tifosi e apparentemente attaccato ai colori (famosissimo il bacio dopo la vittoria contro la Juventus) rifiutare un contratto da 4,5 milioni di euro all’anno?

Già l’offerta del Milan era altissima, quasi immorale per un ragazzo di 18 anni. Il dubbio che può venire è che ne voglia ancora di più.

Real Madrid, Juventus, PSG, Manchester United, Manchester City… difficile dire cosa ci sia sotto, ma qualcosa sotto c’è di sicuro.

E sicuro è anche lo zampino di Raiola, curatore degli interessi di Gigio come di molti altri campioni del calcio (Pogba e Ibrahimovic i più famosi e remunerativi). Checché se ne dica, il ruolo del procuratore è sempre più importante, se non ingombrante.

Un esempio: anni fa la Fiorentina aveva un canale preferenziale per i talenti dell’Est Europa grazie ai buoni rapporti tra Pantaleo Corvino e l’agente Fali Ramadani. Non era quindi una coincidenza la presenza quasi simultanea in rosa di giocatori come Jovetic, Ljajic, Behrami e Nastasic, tutti e quattro gestiti proprio dal serbo. E anche Raiola ha la sua piccola colonia al Manchester United, con Ibra, Mkhitaryan e Pogba ad Old Trafford.

Si dice che i giovani devono prima curare l’aspetto umano e divertirsi, per poi solo dopo pensare anche alle questioni economiche. Un po’ quello che accade nella famiglia Chiesa: il giovane Federico, sempre della Fiorentina, è gestito direttamente dal padre, che preferisce farlo crescere in un ambiente più tranquillo e in un modo più genuino, andando anche a rifiutare la corte di procuratori che avrebbero potuto portare il numero 25 viola chissà dove e a chissà quali stipendi, con il rischio di bruciarlo.

 

COSA RIMANE

E ai tifosi cosa rimane? È ovvio che eventi di questo tipo facciano storcere il naso, perché lo vivono dall’esterno: “Puoi giocare in un campionato tra i più prestigiosi d’Europa!” “Ti hanno salvato la vita, cosa puoi voler di più?” “Giochi nella tua squadra del cuore, i tifosi ti amano, perché andarsene?” sono tre frasi facili da dire se la tua vita non dipende proprio dai soldi di questi stipendi più o meno alti. E, detto che certe cifre sono proprio spropositate, è giusto ciò che disse Witsel pochi mesi fa, quando preferì accettare una ricca offerta dalla Cina rifiutando la Juventus: “Da una parte c’era il prestigio e la voglia di vincere della Juventus e dall’altra parte c’era un’offerta irrinunciabile come quella cinese e ho dovuto pensare per il futuro della famiglia”.

Una decisione nobile, che forse noi non capiremo mai del tutto.

Ma forse loro non capiranno mai del tutto il nostro amore.

 

RUGGERO ROGASI

Twitter @RuggeroRogasi