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Essere Kroos

“Non parla tanto, ma ogni suo lancio è una parola chiara e decisa in un concerto di ombre”

Anonimo

Va bene, la citazione ce la siamo inventata noi.

Siamo stati costretti a farlo perché, ahinoi, Toni Kroos è un giocatore di poche – pochissime – parole. Per fortuna in campo è un professore di grammatica e letteratura, ama dialogare con i compagni e mettersi al centro di ogni iniziativa collettiva, alle parole di fronte ai microfoni preferisce i tocchi leggeri e morbidi, piuttosto che spiccicare una sillaba ci regala una delle classiche sventagliate, alle sterili polemiche di mercato preferisce far nascere discorsi giganteschi in mezzo al campo. Lui è la proposizione principale, gli altri le subordinate.

Toni fa anche da solo.

Toni fa anche da solo.

KROOS ERA

Nel 2006, mentre noi italiani godevamo per il trionfo mondiale gloriandoci della genialità di Andrea Pirlo, il Bayern Monaco acquistava colui che ha sempre avuto il pittore di Brescia nella testa e nei poster in cameretta oltre che nei piedi: Toni Kroos arrivava in Baviera, ci arrivava camminando e senza spiccicare una parola. Tutto normale.

Riesce a dire “voglio giocare” soltanto dopo un anno, quindi l’esordio arriva soltanto nel 2007, anno in cui impara anche cosa significhi giocare in Coppa Uefa.

Tutta la carriera di Kroos è un lento ma costante crescendo, dimostrato dal fatto che il 6 novembre 2008 arriva anche l’esordio in Champions League a soli 18 anni contro la Fiorentina. Prossimo passo? La gloria eterna?

Un lato negativo il nostro architetto del centrocampo a dire il vero lo ha, si tratta del feeling con la porta: fenomenale a mandarci i compagni, è tanto timido con le persone quanto con le palle da tirare nello specchio. L’occasione deve arrivare, arriverà e la prenderà al volo.

Non proprio al volo, forse anche meglio.

Da questo momento in poi non ne salta più una: 27 presenze, una quantità indefinibile di passaggi e lanci lunghi, riesce persino a far sorridere van Gaal.

Arrivano due campionati e un brutto strappo al polpaccio, parentesi nera che ricorda a Toni di essere in fondo un essere umano come noi; il 25 Maggio 2013 alza la coppa con le orecchie di fronte ai rivali del Borussia e qualche giorno più tardi chiuderà la stagione con uno storico triplete.

Con l’avvento di  Pep Guardiola alza poi una Supercoppa UEFA, una Coppa del Mondo per club, una Coppa di Germania e già che c’è anche un altro Meisterschale: tutto sotto passa fra le mani di Kroos, tutto passa dai suoi scarpini.

Classica espressione da “Tanto non rinnovo”

 

C’è però un problema. Il ragazzino di Greifswald, città affacciata sul Mar Baltico, non parla con la società. Non lo fa perché è abituato a non esporsi se non quando viene interpellato dai diretti interessati, ma se questi si chiamano Bayern e hanno appena alzato più trofei che gomiti nelle tipiche birrerie tedesche è difficile che vengano a prostrarsi ai tuoi piedi. Anche perché in quegli anni al suo fianco ci sono giocatori del calibro di Xabi Alonso, Javi Martinez, Bastian Schweinsteiger ed il neo acquistato Thiago Alcantara, non proprio quattro frasi incidentali in analisi del periodo.

“Tutti vogliamo che resti ma dipende solo da lui”

Pep Guardiola

A proposito di periodo, quello storico, viene ufficializzato dal Real Madrid il 17 Luglio 2014 e lo stesso giorno put the pen to paper su un contratto faraonico e di sei anni. Ai campioni tedeschi in cambio 25.000.000 di Euro, consideratelo un prezzo di favore.

“Dai che ne riesco a fare più di Danilo” 

 

KROOS È

 

Il resto è storia recente, i numeri sono più chiari della sua carnagione, non fatevi ingannare dal suo modo di correre perché finirete per non cogliere l’essenza del centrocampista più moderno e luminoso del presente.

Il mondo di Toni è una macchina quasi perfetta, sbaglia uno stop ogni morte di Pepe – scusate, ma giocando nel Real Madrid entrambi era quantomeno doveroso – e riesce a dettare praticamente da solo i ritmi di un centrocampo che deve sostenere uno degli attacchi più forti della storia.

Modric è aiutato dall’agilità oltre che da una classe sopraffina ma fisicamente è un’incognita perenne, Casemiro è utilissimo a coprire gli spazi ed a sprazzi regala anche lampi di genio, ma la continuità e la stabilità di Kroos lo rendono unico ed indispensabile.

Gif kroos

Non so se ho reso l’idea

 

Pensavate che Don Andrès Iniesta fosse insuperabile? Sul fatto che sia meravigliosamente elegante e difficilmente imitabile siamo tutti d’accordo, ma il biondino con la cresta ha offerto numeri superiori a quelli dello spagnolo praticamente in ogni fondamentale:

  • 121.4 azioni a partita contro le 115.6 di Iniesta;
  • 71.4 passaggi (di cui il 97% riusciti) a partita contro 63.9 (di cui “solo” il 95% sono andati a buon fine);
  • 7.6 lanci lunghi contro 6.9 a partita, ancora una volta con una maggiore possibilità – seppur minima e quasi stucchevole – di esito positivo.

Diciamo che se il romanticismo e la nostalgia ci portano forse a dire Andrès, la macchina perfetta e più aggiornata per passaggi e cross, nel 2016, si chiama appunto – scusate, dovevamo almeno una volta – Toni Kroos.

Kroos iniesta

Davvero non vi fidavate? All credits to WyScout.com

KROOS SARÀ

Più di così è difficile andare avanti, andare oltre. Andare oltre non è davvero possibile, visto che si sta parlando di un giocatore contemporaneamente campione d’Europa con il club e del mondo con la Nazionale tedesca. Toni Kroos potrebbe però andare altrove, magari fra qualche anno e con una valigia piena di ricordi e altri trofei, magari per approdare in Italia o in Inghilterra, provando ad adattarsi al gioco minuziosamente tatticista della Serie A o alla ruvidità mista a velocità tipiche della Premier League.

Qualora riuscisse, tanto da noi quanto oltremanica, a dominare il centrocampo come sempre, senza far affidamento sul fisico possente che onestamente non ha mai avuto, allora si tratterebbe davvero di un fenomeno en plein air. Come se già non lo fosse.

Tanti passaggi, tutti perfetti, poche parole e soltanto fatti.

Così è (se vi pare) Toni Kroos.

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Quality vs quantity

              

“Allora, facciamo così, metto Vardy e levo Kane, poi pensavo, tu che ne dici se…Gary? Vabbé niente”

Roy Hodgson (semicit.)

Subs saved the Queen si potrebbe cantare da oggi.

A pensarci bene, l’unica e fondamentale vittoria in un girone rivelatosi particolarmente ostico è arrivata grazie alla coppia inedita Vardy-Sturridge, mentre il tandem di partenza diceva Kane-Sterling.

Le amichevoli precampionato avevano messo in luce una squadra nuova, non troppo piacevole da vedere ma piuttosto cinica, rapida – con Sterling cosa vuoi di più dalla vita? – ed acclamata a furor di popolo.

inghilterra

Fuori la Spagna e la Francia, colpiti nel basso ventre soltanto da un’Olanda che tanto non prenderà parte ad Euro 2016, altrettanto precisi con Germania e Portogallo. Nel mezzo ci sono i 2-1 cinici ed identici contro Australia e Turchia: 7 partite, 6 vittorie, 11 uomini messi davvero bene in campo.

La formazione tipo è questa, fate attenzione al centrocampo:

england

Milner garantisce solidità e dinamismo, Dier è il tuttofare per eccellenza, Alli la vera perla di un centrocampo particolarmente ben assortito.

Arrivato a bagnare i panni in Francia, tuttavia, Roy Hodgson è stato folgorato da una invenzione tanto innovativa ed affascinante quanto pericolosa: Rooney al posto di Milner, un fuoco d’artificio al posto del carburante.

england

Bene, ora, perché gli inglesi giocano così male? Fondamentalmente non perché lo cerchino, va anche detto che se in campo ci sono gli avversari un motivo dovrà pur esserci, ma fra Alli e Rooney non si trova nulla che rimandi al concetto di copertura: questo è un problema. Lo è se i tuoi due centrali sono noti per la lentezza, per quanto possano essere aiutati dal genio difensivo di Eric Dier, un vero e proprio predicatore nel deserto oltre che bravo a fare tutto.

Quel che rimane da una formazione simile è una squadra sbilanciata, dove tolto il “povero” Dier si tende sempre a cercare l’azione personale, si prova a stupire senza preoccuparsi delle conseguenze qualora il pallone venga clamorosamente e grossolanamente perduto. Fortuna ha voluto che le uniche reti siano arrivate da palle inattive, come nel caso della punizione di Bale, o da una chiara mancanza di organizzazione quando si tratta di difendere in maniera mista, un po’ a uomo ed un po’ a zona.

Il movimento con le braccia di Alli dice tutto, praticamente si scansa per la paura

Poco male, l’allenatore può davvero poco quando una partita viene gettata via per un episodio nel recupero, può poco ma perde tanto, perché con quei tre punti il discorso nel  girone sarebbe cambiato sensibilmente.

KEY PLAYERS

I due punti di forza della nazionale sono, probabilmente, proprio Eric Dier e Joe Hart, senza dimenticare una difesa che – le reti lo dimostrano – non ha poi concesso così tante palle gol.

england

Come dimostrato dalla statistica l’Inghilterra non commette grandi errori difensivi, anzi, i centrali sono spesso i veri salvatori della patria (All credits to FourFourTwo.com)

Quindi il problema inglese qual è? Se la difesa tutto sommato funziona, anche grazie ai due uomini sopra queste poche righe, dove sbaglia la squadra di Hodgson? Appunto, voce del verbo sbagliare, sbagliare sotto porta. 

I numeri parlano chiarissimo: contro la Russia sono arrivati 20 tiri, “soltanto” 15 con il Galles e addirittura 29 nell’assedio senza reti di qualche giorno fa, di fronte al muro slovacco.

Il grande paradosso è che l’Inghilterra ha probabilmente l’attacco più forte, sicuramente il più prolifico d’Europa: Kane e Vardy hanno segnato 49 reti in due, ma nell’abbondanza di punte non riescono a trovare continuità. Rashford e Sturridge sono troppo grandi per rientrare nella categoria delle riserve.

A Hodgson piace Kane, talmente tanto da reinventarsi un Rooney trequartista. Fondamentalmente il tecnico ex Inter non vuole privarsi dell’enorme potenziale offensivo di cui può disporre ma involontariamente, sbilanciando la squadra tutta verso l’area di rigore avversaria, crea un enorme voragine da cui è difficile fare uscire qualcosa di positivo.

Alcuni tifosi inglesi hanno indetto una petizione per far tornare a casa Raheem Sterling, io invece mi sono accorto solo adesso del fatto che non sia entrata

Meglio pareggiare che perdere, verissimo, senza contare che nonostante il secondo posto dal sapore amaro l’Islanda non fa nemmeno poi troppa paura, ma meglio fare attenzione a non correre ulteriori rischi.

Se Lallana e Sterling sono davvero indispensabili per Hodgson, perché ha convocato 4 attaccanti pur sapendo che ne avrebbe fatto giocare soltanto uno? Non sarebbe stato meglio un Danny Drinkwater in più?

L’abbondanza di centravanti a volte non fa bene, soprattutto se sei abituato a giocare con il 4-3-3 e vuoi che due facciano le ali.

“Ah, e quindi io sarei una riserva? (All credits to GettyImages.it)

il tandem di serie B (All credits to GettyImages.it)

Ripartire non è difficile, fondamentalmente basta ricominciare a segnare, ma non guasterebbero – forse – nemmeno alcuni oculati cambiamenti laddove le partite si vincono, ovvero a centrocampo: un giocatore alla Milner, Wilshere o piuttosto il tecnico ma forzuto Ross Barkley potrebbero garantire maggiore stabilità ad una squadra che, qualora dovesse continuare a patire la fame di gol, difficilmente potrà pensare di andare avanti. Ora non si ragiona più in base ai punti, ora si deve segnare. Bisogna farlo in fretta, bisogna farlo sempre e non soltanto quando serve per rimanere aggrappati.

Rooney potrebbe essere la chiave, potrebbe risolvere una partita che si sta mettendo male con la classica giocata della domenica, ma un po’ di ordine in più a centrocampo credo darebbe maggior solidità ad ogni reparto, oltre a garantire una maggior serenità a chi si troverà a gestire l’attacco: non è facile sapere di avere alle spalle Wazza, isn’t it? La difesa poi si vedrebbe ancor più coperta, mentre l’attacco – ribadisco – capirebbe di avere tutto nelle proprie mani, anzi negli scarpini.

Anche per i due esterni Lallana e Sterling, forse il vero oggetto della disputa sofistica, sapere di avere una maggiore copertura potrebbe farli giocare con maggior serenità e spensieratezza. Proprio quel che servirebbe ad una nazionale ancora poco limpida nonostante il talento cristallino e dal valore assoluto di cui può disporre.

Lallana, io ho paura, scappiamo insieme” (All credits to GettyImages.it)

 

In un mare di punti interrogativi e con davvero troppo poca chiarezza sulla vera essenza dei Red Lions, aspettiamo con ansia il verdetto di Lunedì 27 Giugno, divisi fra un centrocampo libertino e un po’ di sana e robusta fisicità. Divisi fra il bene e il male, fra il peccato ed il rigore, fra ciò che è bello e ciò che è utile.

Forma o sostanza? Qualità o quantità? Rooney o Milner?

La mia è una semplice chiave di lettura, chiaramente resta tutto nelle mani attente e caute di Roy Hodgson. E, a dirla tutta, è proprio questo che spaventa molti inglesi.

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Maturità, t’avessi preso prima

LE PREMESSE

Italia rimaneggiata, Irlanda in assetto da battaglia. Qualsiasi risultato ci qualifica e ci costringe ad affrontare la Spagna, mentre la nazionale più patriottica di Euro 2016 se non vince può salutare la Francia.
italia

eirePRIMO TEMPO

Jeff Hendrick, dopo un inizio di partita movimentato ma senza enormi palle gol, decide di provare a far volare le birre ancora piene dei supporters irlandesi con un bolide che fa la barba al palo e a Sirigu. Che poi a dirla tutta, Salvatore, avresti veramente bisogno di una sfoltita.

Te lo ricorda anche Long (All credits to GettyImages.it)

Calcio d’angolo per i biancoverdi: Murphy si avvita in aria, colpisce la palla di testa, Sirigu vola e devia in angolo.

Barzagli e Bonucci garantiscono una certa solidità in difesa, continuiamo a subire ma non si soffre granché: in Irlanda e sugli spalti del Pierre Mauroy di Lille si trema, agli uomini di O’Neill servono i 3 punti per qualificarsi agli Ottavi di Finale.

Soltanto al 42′ arriva anche la nostra prima volta di fronte alla porta difesa da Randolph: Immobile si crea un varco al limite dell’area, fiuta la rete e ci prova da lontano, sfiorando la gioia del gol.

Prima del duplice fischio dell’arbitro Bernardeschi rischia di rovinarci la serata con una leggera spintarella a McLean: graziato il talentino viola, per ora siamo salvi.

SECONDO TEMPO

Parte meglio Conte, parte meglio l’Italia: grande intensità, poca sostanza, a noi va benissimo il pareggio e loro provano a metterci in difficoltà prendendoci per sfinimento. Non ci resta che stringere i denti, sperare di portare a casa almeno un punto e magari fare qualche cambio: dentro Darmian, El Shaarawy ed Insigne. Sarà proprio il giovane folletto napoletano a far scorrere un brivido sulle oltre 10.000 schiene biancoverdearancio giunte a Lille: colpo da fuori a giro, palo pieno.

“Non ho nulla da rimproverare ai miei ragazzi, sul campo abbiamo dato tutto. Nessun rimprovero.” (All Credits to GettyImages.it)

 

La partita si infiamma con Wes Hoolahan, che solo soletto di fronte a Sirigu non riesce a scavalcarlo finendo per mettere in scena una pessima figura, sotto gli occhi increduli dei tifosi di casa (?!).

Coleman e Brady sono difficili da fermare, due treni aiutati da un centrocampo solido e vigoroso chiamato McCarthy-McLean. Gli azzurri appena entrati ci provano, ma nei minuti finali esce fuori tutta la grinta tipica del paese più pittoresco e orgoglioso di Euro 2016.

Il colpo di testa di Robbie Brady su spiovente perfetto di Hoolahan dalla destra regala a Martin O’Neill una vittoria sensazionale: in Turchia si piange a dirotto, la gente di Dublino fa piovere birre.

Brady is on fire, Barzagli is terrified (All credits to GettyImages.it)

 

Ha vinto la voglia di vincere, hanno vinto la necessità e l’istinto di sopravvivenza: ha vinto l’Irlanda.

CHI SALE…

La nazionale targata Roy Keane ha messo in mostra la vera anima dell’ex bandiera del Manchester United: maglia sudata e sporca fino al 94′, pochi fronzoli e tante occasioni create, poche storie e tre punti.

La rete decisiva arriva nei minuti finali, un rischio tanto grande e grosso quanto il fegato del vice allenatore: riusciranno ad arginare la Senna?

Voto finale 8,5

…CHI SCENDE

Il morale del tifoso medio e mediamente – anche giustamente – esaltatosi per le vittorie contro Belgio e Svezia. Ora arrivano le Furie Rosse, arrivano veloci e fanno tanta, tanta pura.

Niente paura, niente paura. Ci pensa la vita, mi han detto così.

Forever young (All credits to GettyImages.it)

Italia Irlanda

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Sole a catinelle

Italia contro Svezia, la pizza contro l’Ikea, la prima della classe contro l’Ibracrazia.

LE PREMESSE

Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Candreva, Parolo, De Rossi, Giaccherini, Florenzi, Éder e Pellè è la sinfonia diretta da Antonio Conte, la Svezia risponde con Zlatan al cui fianco stanno Isaksson, Lindelöf, Johansson, Granqvist, Olsson, Larsson, Ekdal, Källström, Forsberg e Guidetti.

PRIMO TEMPO

Il più grande riassunto della prima frazione di gara è un frame, questo frame.

italia

Mobili contro armadi

Il primo acuto arriva dall’unico homo novus, arriva da Florenzi: colpo in area di rigore, Isaksson risponde presente.

Ci prova poco dopo anche Éder, ma il suo tentativo di intrufolarsi fra le maglie gialloblu finisce in un nulla di fatto: scacciano via la minaccia i colossi svedesi Granqvist e Johansson.

Momento di difficoltà generale al 28′: Forsberg batte la punizione dalla sinistra, Ibrahimović stacca più in alto di Bonucci ma la bandierina si alza e si ferma tutto. Sulle palle inattive sarà una bella lotta.

Un doppio tentativo svedese finito in mare chiude la prima frazione di gara, tanto cruda quanto poco divertente: soltanto il sole accende una sfida che per il resto di luminoso ha davvero ben poco.

italia

“Ma se ti nascondi così ti vedo subito”

SECONDO TEMPO

Pochissimi brividi nei primi 10′ di gioco, a parte un tentativo di Parolo che con un destro da fuori, respinto dalla difesa, prova a mettere in difficoltà la difesa svedese. La quota del pareggio si sta abbassando sensibilmente, ma proprio in questo momento cominciano ad alzarsi i ritmi.

Zaza per Pellè è il segno premonitore che qualcosa sta davvero cambiando, ma per ora non si tratta del risultato. De Rossi e Ibrahimović si rendono protagonisti di due interventi tanto decisi quanto pericolosi: ammonito solo il centrocampista della Roma, l’arbitro ha timore reverenziale nei confronti di Re Zlatan.

ibrahimovic

“Dove ho messo l’umiltà?”

 

Ci stiamo avvicinando alla fine quando Ibrahimović fa la sponda in precario equilibrio, Durmaz si inserisce centralmente ma non trova la porta: ancora 0-0, ancora partita bloccata nonostante il sole provi a sciogliere gli indugi. La traversa non si scioglie ma trema a 10′ dalla fine, quando Giaccherinho alza un cross leggerissimo sempre per Parolo che non riesce a mettere la parola “Fine” sulla partita colpendo il montante.

 

 

Capita però che l’Italia la vinca come le grandi, come chi si permette di giocare male per poi ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, capita che a deciderla sia proprio Édercon un’incursione alla Éder, magari non degna del miglior campione europeo ma capace di far volare gli Azzurri di Antonio Conte in testa al Girone E.

italia svezia

Festa grande in campo, l’Italia ora viaggia sulle ali dell’entusiasmo e può chiuderla con Candreva che, dopo essersi autolanciato sulla fascia destra, decide di tirare anziché servire l’accentrato Sturaro finendo tuttavia per colpire in faccia Sir. Andreas Isaksson.

Negli ultimissimi minuti un rigore viene contestato da Andreas Granqvist, strattonato da Giorgio Chiellini, poi fra una pioggia di ammonizioni e calci d’angolo l’ultima parola viene finalmente scritta sul copione della partita di Tolosa. Si tratta del fischio finale dell’arbitro Kassai, con cui tutta la panchina può esultare senza farsi ulteriori problemi.

“Sta senza pensier”

Gomorra – La Serie

Italia fortunosa in quel di Tolosa, vittoriosa e per nulla frettolosa.

italia eder

“Salve siamo la Svezia” 
Checco: “No grazie! Noi siamo cattolici!”

italia svezia

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M’illumino d’immenso

Fate finta di dovervi sedere sul divano con gli amici di sempre, di doverlo fare senza i due centrocampisti più forti della nazionale e consapevoli di doversela vedere con una delle squadre più imponenti del torneo: il Belgio delle meraviglie.

LE PREMESSE

Italia che ci crede, lo fa ma arriva a Lione con molti problemi: Bonucci-Barzagli-Chiellini è l’unica certezza per Antonio Conte, che a dire il vero ha ostentato sicurezza anche nelle scelte più bizzarre dell’ultimo decennio di convocazioni.

Parolo-De Rossi-Giaccherini in mezzo al campo, Candreva e Darmian sugli esterni. Tandem d’attacco Eder-Pellé.

Il Belgio risponde con un 11 di partenza da paura: Courtois il primo nome e Lukaku l’ultimo, se aggiungiamo De Bruyne ed Hazard nel mezzo credo possa già bastare.

de rossi lukaku

Clattenburg: “Lui vuole segnare, tu Danié non vuoi essere espulso: come la risolviamo?”

PRIMO TEMPO

L’Italia deve provare a vincerla con la tattica, stupendo una squadra che sa fare tutto ma qualche volta pecca di ubris (tracotanza ndr.). Il primo schiaffo è di Nainggolan: Buffonrisponde presente dopo essersi disteso.

Italia che reclama un rigore – abbastanza dubbio – dopo pochi minuti: Emanuele Giaccherini, per gli amici “la trottola”, riesce ad incunearsi ma viene toccato dal terzino Ciman, unica vera sorpresa di formazione per i leoni giallorossoneri, per il direttore di gara tuttavia non se ne parla. Niente rigore, ma il Belgio è vulnerabile se si gioca d’astuzia.

A proposito di questo, Bonucci è bravo nei lanci lunghi, lo sa e lo dimostra in mondovisione con una staffilata che arriva in area, viene agganciata da Giaccherini e trasportata in rete scatenando la follia generale sulla panchina azzurra: il naso di mister Conte ne sa qualcosa, vero Antonio? Vero Zaza?

La GIF finisce appena in tempo per evitare la censura: Giaccherinho!

italia

italia

La vera grande risposta alla rete del Giacchero è però ancora azzurra: Edèr mette in mezzo e Parolo spizza, sul pallone rotolante si avvita il solito Graziano Pellé che tuttavia non trova la porta per un soffio.

Questo clima generale costellato da voglia di giocare e di muoversi in perfetta armonia, come un ingranaggio, fa ben sperare per il secondo tempo, una frazione che si apre con l’Italia ancora una volta coraggiosa ma il Belgio micidiale in contropiede.

SECONDO TEMPO

Il primo enorme sospiro di sollievo arriva dopo dieci minuti, quando un errore sulla trequarti di Darmian – che non trova un compagno in sovrapposizione – innesca un’azione velocissima orchestrata da Kevin De Bruyne e finalizzata da Romelu Lukaku: Buffon esce senza pensieri, l’ex attaccante del Chelsea si ricorda che Conte lo vorrebbe riprendere in estate e sbaglia apposta per non farlo arrabbiare. Scherzi a parte, tanta fortuna azzurra. Senza Marchisio, Verratti e Montolivo ogni tanto ci vuole anche quella.

Provate a soffiare nel momento del replay, servirà a farla uscire

Di qui in poi ci crede il Belgio ma l’Italia si sa rendere eccome pericolosa: con un Giaccherini ormai alla frutta ed il cuore della difesa ammonito in pochi minuti può farlo solo con il contropiede, perciò lo farà in contropiede.

Ciro Immobile entra e parte facendo schizzare il pallone da una parte all’altra del campo fino ad accentrarsi per scagliare un missile terra aria simile al colpo di Balotelli a Manuel Neuer: il portierone Thibaut Courtois però risponde presente con la mano di richiamo in quella che rimarrà una delle migliori parate dell’Europeo.

Un paio di mischie enormi in area fanno tremare l’Italia e sperare il Belgio, che tuttavia si scotterà dopo averle provate tutte: agli ingressi di Ferreira Carrasco, Origi e Mertens risponderà l’inattesa capacità italiana di fare male anche nel recupero.

Solito contropiede ben gestito, Immobile gioca per Candreva mentre Parolo e Pellé attendono con ansia un pallone: scucchiaiata in grande stile a premiare il numero 9 che non fa sconti né prigionieri.

La grande bellezza

Vittoria impressionante per gli Azzurri, rivincita altrettanto importante per Antonio Conte e parola umiltà che resta imperativo categorico per la realizzazione – comunque difficile – di un’impresa che avrebbe del clamoroso visto lo scetticismo della vigilia.

Un’impresa difficile e poco probabile, ma se non ci credessimo nemmeno saremmo rimasti a casa.

Sarà che noi a casa non ci sappiamo stare, sarà che non riusciamo nemmeno ad esultare normalmente – vedi Simone Zaza che per poco non rifà il look al mister – ma siamo entrati in questo Europeo in punta di piedi per fare il nostro esordio con i fuochi d’artificio, mostrando per distacco il miglior calcio della settimana.

Siamo fatti così, nessuno si senta offeso, fatto sta che lasciamo Lione e salutiamo il Belgio con la consapevolezza di aver fatto un capolavoro, affrescato da Emanuele d’Arezzo e rifinito da Graziano il leccese.

Nel caso in cui qualcuno se lo fosse dimenticato, in Francia ci siamo anche noi.

CHI SALE…

Fra tutti scelgo con onestà Antonio Conte (9), tanto fissato e a tratti insopportabile quanto desideroso di mettere sul campo un’Italia unica e ammazzagrandi: stasera lo abbiamo capito, speriamo che l’esperimento audace di tenere fuori chi poteva garantire un palleggio ancora migliore si riveli unico e storico.

Credits to Uefa.com

Credits to Uefa.com

Bene anche Candreva (8), De Rossi (8), Bonucci (9) e l’immarcabile Giaccherini (9), autodichiaratosi alla frutta dopo 80′ di assoluto spessore.

Grazie a Squawka.com

Grazie a Squawka.com (Grazie anche a Lukaku)

…CHI SCENDE

Tutto il Belgio, tenendosi per mano. Certo, la rete di Lukaku (4.5) avrebbe probabilmente cambiato l’inerzia della partita, ma con i se e con i ma non si costruisce niente dal giorno della Genesi, quindi ogni discorso è superfluo.

Ciò che pesa è invece come l’Italia abbia giocato e vinto da squadra, mentre Wilmots e i suoi Power Rangers sono caduti nella trappola del narcisismo, da cui difficilmente si esce.

A proposito di Power Rangers, ma i capelli di Fellaini?

A proposito di Power Rangers, ma i capelli di Fellaini? (Immagine tratta da Internet)

Per i belgi che prima della partita scrivevano “gli italiani parlano con le mani, noi con i piedi” la risposta è tutta azzurra.

“Non dire gatto finché non ce l’hai nel sacco”

Giovanni Trapattoni

italia belgio

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Showtime

Torna Ten Reasons Why.
Torna la rubrica più divertente dell’espulsione di Felipe dell’Udinese e tornano puntualmente i dieci capitoli.
 

Questa settimana mi sono avvalso delle capacità di un esperto, mister Pietro Delogu, visto che io della situazione del Milan non ci ho capito praticamente nulla così come non riesco a trovare un punto debole ad una Juventus onestamente irrefrenabile e impossibile da arginare senza fare uso di macchine da guerra.

CAPITOLO PRIMO – I cinque comandamenti

Il problema del Milan, secondo lei, da addetto ai lavori e sportivo interessato, qual’è?

A mio avviso, per fare del buon calcio servono:
1) programmazione;
2) una adeguata struttura di gioco;
3) una società forte economicamente che sappia scegliere e delegare le persone capaci;
4) un buon allenatore;
5) dei buoni calciatori.
Al Milan attuale mancano tutti questi requisiti, quindi non è un problema determinato da un unico fattore, altrimenti sarebbe anche facile porvi rimedio; come accade spesso tante piccole cose sommate assieme fanno la differenza, in positivo o in negativo.
Questa legge non scritta vale tanto nella vita quanto nel mondo del calcio, e si manifesta maggiormente ai massimi livelli.
CAPITOLO SECONDO – Casa Milan o Grande Fratello? Se non ami il trequartista, sei fuori
Il fatto che Mihaijlovic sia stato a lungo sulla graticola può aver fatto calare la concentrazione e la fiducia dei giocatori in un progetto di fatto mai promosso con convinzione dal presidente? 
Principalmente, Berlusconi e Galliani hanno fatto il loro tempo, un tempo fatto di successi sportivi e di vita imprenditoriale importante, grazie sopratutto alla loro capacità mostrata nel tempo di sapersi circondare dei migliori collaboratori (conduttori TV, Dirigenti/Direttoti Sportivi, Staff Medici, Mister, e via discorrendo), persone insomma preziose.
Il tempo è però tiranno e sia Berlusconi che Galliani, per quanto possano essere – o sembrare – eterni e riciclabili, appartengono ormai a tre generazioni calcistiche precedenti e non hanno più la giusta lucidità o capacità per poter operare nel ciclo produttivo odierno, dove la giungla quotidiana non aspetta davvero nessuno.
La crisi non ha certo aiutato e la carenza di risorse ha determinato una diminuzione negli investimenti, sopratutto in alcuni campionati.
Certo è che l’ultima gara in Champions League risale a  Marzo 2014 e non so davvero quando potrebbe ritornarvi, nella migliore delle ipotesi nella stagione 2017/18, un tempo abissale; il Milan di oggi non riesce neppure a competere nel campionato Italiano, figuriamoci in Europa.
Quindi non è una lacuna solo economica, ma è frutto di scarsa programmazione, i rossoneri non hanno più le persone giuste al posto giusto e Galliani non è licenziabile poiché gli spetta una buonuscita di 40 milioni di euro circa, cifra esosa, che sarà un debito da girare ai nuovi ipotetici acquirenti.
A tutte queste problematiche, si sommano i ricordi del capo e Don Silvio sogna sempre un Milan con l’1-4-3-1-2 (è mentalmente fermo a Boban e Savicevic).
Ecco il perché delle scelte degli allenatori da Allegri in poi, tutti ecnici che volevano (e dovevavo) giocare con il trequartista.
Dopo tutte queste premesse, sembra superfluo parlare di calcio, considerando una società allo sbando, ma dobbiamo farlo, anche perchè, non voglio sottrarmi alle domande tecniche, anzi.
CAPITOLO TERZO – Mancanza di fiducia = fallimento
 
Centrocampo lento e macchinoso o una difesa leggera? Se poi si trattasse invece dell’attacco?
Il Milan degli ultimi tre anni non ha avuto i calciatori adatti per giocare con il modulo che vorrebbe Berlusconi, quest’anno poi ancora meno.
Nessuno dei calciatori del Milan, ha tutte le caratteristiche per fare la mezzapunta o il trequartista, né ha la qualità tecnica e la rapidità fisica per puntare, saltare l’uomo e mettere il pallone fra porta e compagno d’attacco.
Menez, Balotelli, Luiz Adrino, Carlos Bacca, sono attaccanti con caratteristiche differenti fra loro, ma li accomuna la poca corsa senza palla; l’unico che corre sul serio è Niang, anche Bonaventura ed Honda lo sanno fare senza palla, se schierati in una fascia di competenza. Se però devono svolgere il ruolo di trequartista, perdono il proprio punto di riferimento e non rendono al meglio.
Ritengo il calcio, anche uno sport di movimento, ma non solo.
“Per me il calciatore bravo si differenzia dalla massa, perchè è colui che esprime la qualità nel gesto tecnico al massimo della propria velocità di pensiero, e con i tempi di gioco giusti, nel rispetto del movimento e dell’intelligenza tattica di squadra”.
Al Milan questi calciatori che si muovono senza palla latitano; se vai a verificare Mihaijlovic ha fatto le migliori partite quando poteva schierare la sua squadra ideale:
Donnarumma; Abate-Alex-Romagnoli-Antonelli; Honda-Kucka-Montolivo-Bonaventura; Njang, Bacca.
Dove con un 1-4-4-2 ed in certi momenti in un 1-4-2-3-1, dove il trio Niang-Honda-Bonaventura accompagna Bacca in attacco, ma andava anche negli spazi senza palla, e con il movimento offriva più possibilità di passaggio al Montolivo di turno, nell’impostare l’azione, con Kucka che garantiva la giusta gestione delle due fasi.
Abate ed Antonelli davano le giuste sovrapposizioni sulla fascia, ed Alex e Romagnoli chiudevano i varchi con buona intesa, davanti ad un ottimo Donnarumma.
Non credo che il Milan abbia la difesa leggera, o il centrocampo lento, né l’attacco scarso, spesso ci si dimentica che il calcio è un gioco di squadra e la squadra Mihajlovic l’aveva trovata. E‘ quella sopra citata, se poi gli stessi calciatori li vuoi far giocare fuori ruolo e con altro metodo e motivazione, è normale che possono sembrare meno bravi. 
Il gioco di Sinisa non è mai stato spettacolare, ma concreto, è stato così in tutte le squadre che ha allenato, anche in passato.
 Berlusconi è un uomo di spettacolo: parafrasando Manzoni, il matrimonio fra loro due non s’aveva da fare.

"Non è così che se ne andrà"

“Non è così che se ne andrà”

CAPITOLO QUARTO – Da grande continuo a voler fare il Sassuolo
 
Un po’ come tutti.
Grandi senza che nessuno se ne accorga, i neroverdi sono quasi invisibili nel mezzo della giungla chiamata Serie A; ci ha provato il Napoli con la maglia mimetica, ci stanno riuscendo gli uomini di Di Francesco.
Perfettamente mimetizzati, snobbati da tutti e senza alcun riflettore addosso.
Incredibilmente vivi e pericolosamente vicini all’impresa.
Se arrivassero in Europa League bisognerà avvertire i media: sicuri che se ne accorgeranno?
PEGASO NEWSPORT-INTER-SASSUOLO CAMPIONATO SERIE A TIM 15-16
CAPITOLO QUINTO – Chi fermerà la Juve?
 
Nessuno fermerà mai la musica, questo lo sappiamo tutti, ma anche con la Juventus non si scherza.
Quinto scudetto di fila, impossibile trovare un aggettivo che non finisca con -issimo/a o -ente/ante.
Stupefacente, bellissima, fortissima, devastante, immortale.
Ecco, l’ho trovato: immortale.
Il segreto della Juventus, se esiste, qual’è? Spero ci sia anche un punto debole nei bianconeri, magari sperare che l’anno prossimo il periodo di ambientamento dei nuovi acquisti sia più lungo di quello di quest’anno, altrimenti sarà un altro campionato aperto soltanto per finta. 
Quando la Juventus era terzultima, dissi che comunque sarebbe arrivata fra le prime tre in classifica, assieme a Milan e Napoli: ho azzecato il pronostico per 2/3.
La Juventus è esattamente ciò che il Milan non è più; la dimostrazione di ciò che ho risposto nella prima domanda, l’antitesi dei rossoneri.
Nessun segreto o strana ricetta,semplicemente le persone giuste e capaci messe al loro posto di comando.
Dopo essere resuscitata dalla Serie B e dopo qualche battuta a vuoto, gestita da chi di calcio capiva poco, ha preso la retta via societaria con proprietà ben definita (Andrea Agnelli), costruzione di una struttura propria (Juventus Stadium), dirigenti che decidono e si occupano di tutta l’operatività (Marotta e Paratici), uomo immagine che ha vissuto di calcio (Pavel Nedved), staff tecnico di prim’ordine (prima quello di Conte ora quello di Allegri) con il giusto spartito, calciatori ottimi (alcuni costati poco o niente) ed una squadra dove ognuno gioca nel proprio ruolo, a parte qualcuno che per caratteristiche nè può ricoprire diversi.
I punti deboli della Juventus sono due:
1) L’assuefazione allo scudetto può inconsciamente spingere il gruppo a concentrarsi sulla prossima Champions League, usando il campionato quasi per come un’occasione per allenarsi;
2) La capacità delle altre squadre di ridurre il gap, migliorando la loro rosa ed il loro gioco.
Per il prossimo campionato potrebbero farlo Napoli, Internazionale e Roma, mentre il Milan è anni luce dietro perchè ripartirà da zero.
Credo che nel prossimo campionato, le squadre impegnate in Champions potrebbero lasciare spazio all’Internazionale: se la società azzecca 3 acquisti, 6 cessioni, e magari punta su nuovo mister, potrà approfittarne.

Mancini

“Mancio si, Mancio no”

CAPITOLO SESTO – Carpi Diem

Chi vede favorito per la salvezza finale? 
Meglio il cuore di un Carpi guerresco o Giardino riuscirà a mettersi sulle spalle un Palermo ridotto ai minimi termini? Zamparini ha davvero buona parte delle colpe per l’essere giunti ad una situazione del genere?
Credo e spero che il Carpi possa riuscire a fare l’impresa; senza l’allontanamento temporaneo e scellerato di mister Castori, probabilmente la squadra avrebbe almeno 2/3 punti in più in classifica e sarebbe già salva. Credo che tutti a Carpi meritino di rimanere in serie A.
In certi momenti mi ricorda simpaticamente la “Longobarda”, guidata da “Oronzo Canà”, ma questo non è certo un film ed anche se Castori, a prima vista,  potrebbe avere l’aria simpatica di “Oronzo”, ha invece dimostrato di essere un mister assai preparato. Un allenatore umile che si è calato nella nuova realtà della serie A, sconosciuta a Lui ed alla sua squadra: ricordo a tutti che spesso schiera 4/5 undicesimi dei calciatori che aveva con sé nella squadra del campionato vittorioso in serie C1.

Carpi - Frosinone

“Like a rolling stone”

CAPITOLO SETTIMO – Domani smetto
Riprendiamo la domanda precedente a mister Delogu: Meglio il cuore di un Carpi guerresco o Giardino riuscirà a mettersi sulle spalle un Palermo ridotto ai minimi termini? Zamparini ha davvero buona parte delle colpe per l’essere giunti ad una situazione del genere?
Contro il Palermo niente di personale, ma anche se fosse l’unica squadra al mondo cambierei mestiere piuttosto che firmare un contratto con Zamparini e siccome non esiste un regolamento in proposito, se fossi il presidente dell’AIAC (Renzo Ulivieri) proporrei un patto ai tesserati mister per rifiutare un contratto con Zamparini.
Invece non c’è dignità, il dio denaro padroneggia sempre e certi mister si sono seduti più volte su quella panchina anche quest’anno.
Ecco perchè non tifo Palermo per la salvezza, anche se, obbiettivamente, due calciatori come Gilardino e Vazquez il Carpi non li ha.
Sono però certo che la compattezza del gruppo ed il gioco di squadra, supererà anche questa lacuna realizzativa.
Zamparini ha tutte le colpe, ripeto, ma non può essere radiato, non vi è legge in merito.

A Maurizio Zamparini non piace questo elemento

A Maurizio Zamparini non piace questo elemento (parte2)

CAPITOLO OTTAVO – Non andate a Leicester
 

Non bisogna andare a Leicester. 

Non bisogna andarci né fingersi tifosi di una squadra di cui nessuno – me compreso – adorava le gesta prima di sei mesi fa. Clamorosamente bella da vedere, la squadra di Ranieristrappa almeno un sorriso e qualche brivido a tutti, ma la vittoria è soltanto loro. Loro e del calcio nella sua essenza, in cui puoi chiamarti Morgan così come Messi ma se esci dal campo con una rete in più hai vinto la partita e non conta più nient’altro. Lasciamo che si godano il momento di gloria, lasciamoli festeggiare in pace: la vittoria è soltanto loro.

Il miracolo del Leicester si è verificato perché la palla è rotonda e Ranieri lo sa bene. 

Perché il calcio è uno sport di squadra. Perché per vincere basta fare un gol più degli altri.

Perché lo sport è una storia molto più romantica di quanto vogliano farci credere i procuratori.

Claudio dietro, sorridente come un padre che vede all'opera i propri figli. Certo che 26 sono un po' tanti!

Claudio dietro, sorridente come un padre che vede all’opera i propri figli. Certo che 26 uomini sono un po’ tanti!

CAPITOLO NONO – In Serie B è già estate

serie b

Cesena o Novara? Il miracolo dell’Entella dove potrà arrivare? Il Trapani ha fatto la rimonta del secolo? Pescara e Bari meritano la Serie A? E lo Spezia riuscirà finalmente a ripagare il presidente Volpi che ha messo portafogli ed anima per i bianconeri della Serie cadetta?

Il Brescia e il Perugia temono di dover rimandare la gioia dei playoff, ma oltre i 60 punti inizia a fare veramente caldo: a fine Maggio, chi potrà togliersi la maglia per mettersi quella celebrativa fra fiumi di champagne e acqua gelida?

La giostra sta per partire: tenetevi forte.

trapani serie b

CAPITOLO DECIMO – Grazie a Pietro Delogu 

Capitolo doveroso per chi ha aiutato alla realizzazione del nostro appuntamento settimanale: mister Delogu, sassarese e ambizioso allenatore, attende di trovare una panchina cimentandosi nel ruolo di Personal Coach per squadre di ogni categoria, compresa la Serie A.

Se vi fossero piaciute le sue teorie, le sue risposte e le sue idee – piuttosto chiare – sul calcio ed i suoi segreti, potete trovarlo su https://mister5pietrodelogu.wordpress.com.

Pietro Delogu

“Sono un allenatore di calcio e, come tanti colleghi, quest’anno sono imbattuto, perchè sono un allenatore da divano e schermo piatto, pro tempore. In Italia siamo circa 70.000 allenatori per meno di 10.000 squadre, quindi faccio parte della maggioranza che attualmente guarda, si aggiorna e cerca d’imparare vista la non congruità fra domanda ed offerta. Voglio essere pagato in base alle mie capacità che dimostrerò sul campo.”

 

EPILOGO – “Porta romana bella, porta romana. Un anno è brutto e lungo da passare”

ROMA

“D’amore non si muore, sarà anche vero, ma quando ci sei dentro non sai che fare”

Scritto e disponibile su Numerosette.eu
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