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Come due somari

“Andiamo a stenderci, comodi, in profondità.

Giù fra i crepacci bui col Diavolo, che ci ospita”

Samuele Bersani (che ringrazio per aver ispirato le citazioni presenti in queste righe ndr)

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Newcastle.

Se non ci sei mai stato non puoi capire. Non puoi perché se già è difficile farlo quando hai alle spalle un background calcistico-culturale di tutto rispetto, figuriamoci se ne hai soltanto sentito parlare alla televisione.

Quella fra Magpies e Black Cats, fra bianconeri e biancorossi, non è una rivalità: si tratta di un lungo, interminabile ed impressionante susseguirsi di emozioni contrastanti. Tu scendi, io salgo, se siamo nella stessa serie ci scanniamo nel derby e proviamo a farci del male a vicenda; c’è una leggenda che dice che i tifosi del Newcastle abbiano soltanto amici dello stesso sangue e viceversa.

Ieri sera una ha sbattuto in terra l’altra, il Sunderland arrembante di Sam Allardyce ha smontato l’Everton e le speranze di salvezza di Rafa Benitez, arrivato da pochi mesi ma mai parso all’altezza di un incarico più difficile di quanto possa si possa immaginare.

Già, perché Newcastle upon Tyne è crazy, una città piena di luci ma circondata dal buio, a luci rosse nelle tenebre del freddo Nord d’Inghilterra. Ecco che quindi si avvicinano alla perfezione, senza mai toccarsi, il nero degli uni con il rosso degli altri.

Se la parte biancorossa ride l’altra piange e noi, in qualità di amici e vicini del prossimo, ci occuperemo principalmente di loro.

Alan Pardew ritengo sia il casus belli. Con lui erano sempre arrivate stagioni dignitose, certo che a volte l’ambizione gioca davvero brutti scherzi. Il manager, dopo aver condotto le Magpies a uno storico ritorno in Europa ricreando un’atmosfera magica in una città che ne sentiva il bisogno da troppo tempo, dopo questa impresa ha deciso di lasciare casa e amici di punto in bianco per tornare a Londra, tornare al Crystal Palace e farlo in grande stile.

"Non prendermi sul serio, sono un impostore"

“Non prendermi sul serio, sono un impostore”

Bene, adesso immaginate questi due, prima Steve McClaren e qualche mese dopo Rafa Benitez, entrambi chiamati a sostituire un uomo magari mai amato ma sicuramente vincente, desiderosi di farlo ma alle prese con una realtà in cui – lo ripetiamo – se non ci sei mai stato prima devi fare l’abitudine.

Parte malissimo l’ex tecnico della Nazionale, naufragato sotto un diluvio universale a Wembley nel 2007 – l’Inghilterra perse partita e pass per l’Europeo contro l’eternamente sottovalutata Croazia – e non ripresosi ancora del tutto. Parte male sebbene siano arrivati acquisti ottimi: Wijnaldum e Mitrovic possono già bastare per salvarsi, vero Steve?

Per niente, forse anche perché la difesa bianconera non si dimostrerà mai davvero all’altezza; i due terzini sono il meno, uno è Janmaat e l’altro varia fra Dummett e Haidara, il vero problema è il cuore.

Coloccini ce ne mette tanto ma non basta, il giovanissimo Chancel Mbemba non riuscirà invece a rispettare il grande clamore con cui era atterrato al confine con la Scozia: e pensare che ce l’ha davvero messa tutta, era anche felice di poter vestire bianconero, ma se non entri nei loro cuori non puoi farci granché.

Lorenzo Semino © Newcastle, United Kingdom

“Sarò la causa di ogni preoccupazione”

 

Il centrocampo è forte, ma forte nel vero senso della parola. Pensi ad Anita e ti viene in mente la roccia, Tioté fa rima con cemento armato, Colback non si è mai spostato nella vita – a parte per passare dal Sunderland al Newcastle, altissimo tradimento – mentre l’unico con un minimo sindacale di fantasia in campo si chiama Georgino. Non fatevi ingannare, non è brasiliano ma olandese, il veloce e compatto Georgino Wijnaldum, arrivato dal PSV ed unico vero trascinatore morale dei bianconeri. Ha la colla sugli scarpini, non perde mai il pallone salvo lasciarlo partire quando deve bucare una porta.

Lorenzo Semino © Newcastle, United Kingdom

“Vorrei ma non posso”

Il resto è tanto, troppo solismo laddove servirebbe gioco di squadra.

Sissoko è un velocista irrefrenabile ma quest’anno viaggiava alla metà della velocità, Thauvin ed Ayoze Perez sono due solisti ancora acerbi, Riviere e Cissé giocano poco, Gouffran e De Jong ancora meno.

Aleksander Mitrovic è l’unico a salvarsi per davvero, un folle attaccante che avrebbe potuto dire la sua in Premier League se soltanto non avesse avuto il compagno più vicino a 30 metri di distanza. Il problema sta proprio in questo, troppa differenza fra i reparti e poco gioco di squadra: in pratica un 4-5-1 sterile e poco limpido, tanto che i tifosi del Newcastle arrivarono addirittura a rimpiangere il traditore Pardew.

“È l’occasione di lasciar perdere?” si chiese McClaren, rispondendosi in maniera affermativa più o meno intorno alla fine di Febbraio.

Il 10 Marzo arriva il momento del takeover, e che takeover: sulla panchina del Newcastle arriva l’allenatore uscente dal Real Madrid, arriva la gentilezza di Rafa Benitez. Gentilezza e pacatezza che tuttavia stonano e non poco con la schiettezza di una delle città più spartane del Regno Unito, dove già di per sé non regna il bon ton.

Nel frattempo, a Gennaio, arrivano in fila indiana Townsend, Shelvey, Saivet e Doumbia: quello che difende più dei quattro però è Rafa Benitez. Una squadra penultima a 15 giornate dalla fine e con un presidente spendaccione non può pensare di non risolvere la situazione difensiva, fatto sta che le Magpies cercano di arginare le debolezze in copertura rimpinzandosi di enormi e a tratti folli acquisti offensivi. I risultati si vedono in parte nella fase realizzativa, dove le Magpies segnano 12 volte in 9 uscite con Benitez in panchina, ma dietro rimane il solito immotivato immobilismo a giocare un ruolo da padrone.

Lorenzo Semino © Newcastle, United Kingdom

“Se avessi un ultimo fiammifero io non lo sprecherei. Su un muro umido ad accenderlo non ci proverei” Foto di Lorenzo Semino

Il derby con il Sunderland viene risolto da un colpo rabbioso di Mitrovic, unico gladiatore in un’arena di novellini buttati lì in mezzo un po’ per caso; a dire il vero però l’età media della squadra non è nemmeno così bassa, anzi, cosa che può essere vista come un handicap fisico o come un vantaggio di esperienza.

Sono decisive due sconfitte esterne, una rocambolesca contro la compagna di retrocessione Norwich e l’altra a Southampton, poi arrivano due vittorie ed altrettanti pareggi prima del tracollo definitivo di fronte all’Aston Villa.

Non arriva altro se non un pareggio, un clean sheet contro gli ultimissimi, una partita ridicola se vuoi salvarti e se dovresti farlo con il coltello fra i denti; la percentuale dei passaggi riusciti dai 6 giocatori offensivi è piuttosto alta, circa l’80% – cosa nemmeno troppo complicata se giochi contro una squadra di fantasmi – ma le palle gol sono 2 in tutta la partita.

Lorenzo Semino © Newcastle, United Kingdom

“Papà, ma non dovremmo cercare di segnare?”
“Si, appunto, dovremmo”

 

Il Sunderland, dalla parte opposta del fiume Tyne, ha insegnato che ai grandi acquisti può contrapporsi il cuore e la voglia di non deludere i tifosi, oltre a un fenomenale e decisivo Jermain Defoe. Non che Borini sia stato da meno, non che Khazri sia scarso. Ha prima ribaltato una sfida complicatissima contro un Chelsea colpito nell’orgoglio e si è poi agevolmente liberato di un Everton materasso che sembra averci preso gusto dopo aver fatto da passerella per il Leicester di Ranieri.

Fatto sta che Big Sam ci credeva e ci è riuscito, ha fatto suo un miracolo trasformando le belle azioni in reti, trasformando le buone prestazioni in punti pesantissimi.

Oggi, a poche ore dalla retrocessione illustre del Newcastle, non sappiamo se essere più tristi all’idea di non rivedere per almeno un anno il derby più fisico della Gran Bretagna o per il fatto che sia stato promosso anche il Middlesbrough, altra acerrima rivale dei bianconeri.

Non resta che fare silenzio, non resta che fare le condoglianze ad una squadra nata per fare a pugni con il mondo ma ritrovatasi a dover fare i conti con troppo peso e poca sostanza; come nella boxe, dove se non ti muovi prendi una marea di botte.

In una città dove vivono i provocatori di risse da bar gli istrionici giocatori del Newcastle avrebbero potuto fare scintille, se non fosse che Rafa Benitez è un uomo pacifico.

Rafa e Steve, vissuti all’ombra dell’aura di Alan Pardew, hanno gestito la loro avventura a St. James’ Park in maniera goffa: come due somari, senza strategia, senza nemmeno l’indirizzo per andare via.

 

Lorenzo Semino © Newcastle, United Kingdom

“Lì c’è l’uscita e là l’ingresso: siamo a un crocevia.”