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Generazione perduta

Girando per il web in una delle giornate più tristi della mia breve “coscienza calcistica”, mi sono imbattuto in un Tweet breve ma molto, molto conciso:

Il concetto espresso da Lonzani, come da molti altri tifosi e appassionati, testimonia una grande sconfitta per il movimento calcistico italiano. I 10 calciatori sopra elencati sono gli attuali migliori Under-27 italiani, a cui personalmente aggiungerei il rossonero Donnarumma e il portiere rossoblu Perin. Una dozzina di giocatori che, avendo tra i 18 e i 26 anni, hanno sì davanti almeno un altro lustro di livello davanti (anche due o tre, in alcuni casi), ma che arriveranno al Mondiale il Qatar del 2022 (sempre se ci arriveranno) con un’esperienza importante in meno rispetto a giovani provenienti da altre nazioni, qualificatesi alla rassegna russa.

Tutto questo aggiungendo che calciatori come Immobile, Jorginho, Gabbiadini e Zaza, altri giocatori azzurri di qualità, non potranno vivere l’esperienza mondiale in quella che, di solito, è la fase più alta della carriera di un giocatore (tra i 25 e i 30 anni).

Altri danneggiati da questa figuraccia, infine, sono i giocatori nati tra il 1985 e il 1988, che avrebbero partecipato al mondiale con un’età compresa tra i 30 e i 33 anni. Non giovanissimi i primi, al tramonto della propria carriera i secondi. Per loro una chance buttata per giocarsi l’ultimo grande evento della loro carriera.

La grande sconfitta sopracitata, nella mia personalissima opinione, arriva dal day after il trionfo azzurro di Berlino nel lontano 2006. Tutti contenti, contentissimi in tutta Italia, ma il bello sarebbe dovuto arrivare in quel momento. Lippi portò una rosa nata tra il 1973 e il 1983 (dai 23 ai 33 anni), con giocatori di carisma e qualità come Materazzi, Cannavaro, Gattuso, Totti… L’errore è stato affidarsi di nuovo nei loro piedi, pensando di più a coccolare e venerare questi eroi e non concentrandosi su chi avrebbe dovuto, in seguito, sostituire i campioni del mondo.

Ecco arrivare così le brutte figure in Sudafrica e in Brasile, con dei lampi avvenuti negli Europei, pur senza avere in rosa dei giocatori che potessero davvero fare la differenza.

Ed ecco seguirle le regole sulla gestione dei vivai in Serie A, ormai troppo tardi per poter cambiare davvero le cose.

Sempre nella mia personalissima (e opinabilissima, ovviamente) opinione, adesso sarebbe il momento, per il movimento calcistico italiano, di cambiare davvero le cose: rinnovare il calcio in tutti i suoi aspetti, dal ct alla rosa (via chi non può più dare un vero apporto alla causa azzurra) fino ad arrivare ai massimi esponenti della FIGC, cominciando da Tavecchio che, sulla falsa riga dei suoi precedessori, non ha fatto quel che serviva per cominciare un ciclo, se non vincente, almeno soddisfacente partendo da quella notte di 11 anni fa.

 

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Disastro Italia, ora si deve ricominciare

[Immagine di copertina tratta da Internet]

Il momento più basso nella storia del calcio italiano. È così che probabilmente verrà ricordato il ciclo sportivo che si è appena (si spera) concluso. Abbiamo sbagliato tutti e abbiamo sbagliato tutto, fin dalle fondamenta il nostro movimento è ora da rifondare ed è obbligatorio che qualcuno decida di dimettersi dalle cariche più alte della FIGC. Non è possibile che ad oggi a reggere la nazionale siano i soliti pochi senatori e che una squadra nemmeno troppo povera di talenti non sia stata in grado di qualificarsi per la fase finale del campionato mondiale di calcio, perché se andiamo a leggere la rosa che l’anno scorso ha costretto ai rigori la Germania campione del mondo non è diversa da quella che oggi non è stata in grado di segnare nemmeno una rete in 180′ contro la non propriamente inarrivabile Svezia.

Questo ciclo di quattro anni deve servirci da lezione, è stato sbagliato selezionare un allenatore che non avesse alcuna esperienza in una grande, nè tantomeno a livello internazionale, incapace di rianimare un gruppo dopo una sconfitta grave come quella subita al Bernabeu, incapace di comprendere come il 4-2-4 non fosse parte di questa Italia, incapace di dare un’impronta fissa agli Azzurri, che non potevano e non dovevano sperimentare in una partita come questa,che non potevano e non dovevano lasciare fuori il loro numero 10 in questa gara. La speranza è che questo sia il fondo e da qui il movimento si rialzi, bisogna ripartire dai giovani, quelli delle scuole calcio ed istruire dei buoni maestri di pallone nelle giovanili, che devono avere spazio nelle prime squadre, servono dei tetti massimi di stranieri nelle primavere e magari anche l’inserimento delle Squadre B, modello che si è già rivelato funzionante in Spagna e Germania. Serve mettersi in discussione per poter ritornare grandi, questo fallimento può e deve servirci a tornare i più forti, salviamo il calcio italiano, è già tardi.