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Simili nella sorpresa, diverse nel mercato

Alzi la mano chi, due anni fa, pronosticò una vittoria del Leicester City in Premier League. Nessuno? Nessuno. Forse giusto quel pazzoide che scommise 5 sterline (da ubriaco) per ritrovarsi in tasca una bella somma. Anche se fece il cash out prima della fine del campionato. Quindi non ci credette fino in fondo.

Più pronosticabile è stata invece la vittoria del Monaco nella scorsa Ligue 1, anche se con il monologo PSG presente in Francia da anni, in pochi ci avranno davvero creduto.

Sorprese, quindi. Per alcuni favola, per altri miracoli. Vittorie di progetti più o meno azzeccati. O vittorie di tecnici più preparati di altri. Di gruppi più preparati. O, semplicemente, fortuna.

Ciò che, però, ha distinto in modo sostanziale le Foxes da Les Rouges et Blancos è stato l’approcciarsi al mercato successivo alla loro vittoria.

Da gestire c’erano, infatti, situazioni diverse che potevano (e potrebbero) rivelarsi cruciali per la stagione successiva.

 

SQUADRA CHE VINCE NON SI CAMBIA”… – È stato, in parte, il mantra seguito dai dirigenti dei campioni d’Inghilterra del 2016. Perché ribaltare una squadra che ha vinto a sorpresa una stagione, divertendo e appassionando tutto il mondo? Se ci pensiamo bene, è stata la stessa domanda posta dopo il Triplete dell’Inter nel 2010.

Alcune cessioni sono state quasi obbligatorie: Kanté ha voluto a tutti costi il Chelsea, Kramaric è volato in Germania, poi altre cessioni minori. Gli acquisti di Slimani e Musa volevano essere mosse per aumentare la dimensione della rosa, in modo da affrontare al meglio tutti gli impegni. Quello di Mendy una mossa per rimpiazzare l’onnipresente Kanté.

 

“Quando l’ho visto in allenamento pensavo fossero due gemelli, era ovunque” [Slaven Bilic su Kanté]

Ciò che ha rovinato il giocattolo sono state le mancate cessioni. Dopo una stagione magica, sarebbe stato ovvio per le tre stelle della squadra avere mercato da club più prestigiosi.

Ngolo Kanté è stato, appunto, l’unico a lasciare il King Power Stadium. Troppo piccola la dimensione delle Foxes per le sue ambizioni (e si sono viste con i Blues).

Vardy e Mahrez sono due capitoli a parte.

Già dal gennaio del 2016, il nome di Vardy era sulla lista di molti top club. Il bomber venuto dalla fabbrica segnava da ogni posizione, tanto che è stato a lungo in cima alla classifica marcatori. A giugno era tempo di decisioni. L’Arsenal alle porte, con un ricco assegno per il Leicester e uno stipendio da top player per il 29enne. 29Enne, appunto. Davanti all’occasione della vita. Arsenal o non Arsenal? Il rischio di tenere un giocatore come lui è pari a quello di cederlo. Meteora o consacrazione? Continuerà con questo rendimento o sarà stato un anno di grazia, prima di ricadere nella mediocrità? Sarà lo stesso attaccante a rifiutare, tra gli applausi e la commozione degli amanti del calcio.

 

 

Incassato il no di Jamie, i Gunners si sono buttati sull’algerino Riyad Mahrez. Il Leicester ha fatto da subito muro, sull’onda dell’entusiasmo. Sia per la permanenza del bomber, sia per la volontà dello stesso giocatore di rimanere, già espressa rifiutando il Chelsea (che aveva già messo in circolazione la sua maglia).

Col senno di poi, è facile dire il giusto: Kanté era imprescindibile per questa squadra, Vardy e Mahrez sacrificabili. Il francese è un motore infaticabile, che riesce ad alternare le due fasi in modo costante per tutta la partita. Vardy invece si è spento, passando da 24 a 13 reti in campionato. L’algerino ha segnato 17 reti e servito 10 assist nel 2016, per scendere a 4 reti e 2 assist nella scorsa stagione.

 

Difficile vendere Mahrez a cifre convenienti dopo una stagione deludente

 

Senza il loro apporto, il Leicester ha rischiato la retrocessione.

E a pagare è stato Claudio Ranieri.

….O FORSE È MEGLIO CAMBIARE? – Discorso diverso, se non addirittura opposto, è stato il mercato del Monaco. Una squadra più giovane, quindi più appetibile, di quella inglese, che oltre a giocatori di buon rendimento metteva in vetrina giovani dal futuro brillante. Il mantra della società monegasca è stato quello di vendere, monetizzando al massimo ogni cessione.

Questo può spiegare la cessione di Benjamin Mendy e Bernardo Silva al Manchester City rispettivamente per 57,5 e 50 milioni di euro. Tiemoué Bakayoko al Chelsea per 40 milioni è sulla stessa lunghezza d’onda, dopo che il francese sembrava promesso al Manchester United.

In entrata arrivano il promettentissimo centrocampista Tielemans, Kongolo, Diakhaby, Mboula, Ghezzal, per poi finire con i colpi Jovetic e Keita Baldé, più qualche acquisto minore.

 

 

Prima menzione va fatta per Allan Saint-Maximin. Esterno d’attacco di 20 anni, è considerato uno dei talenti più promettenti presenti in Francia, ma in biancorosso non ha mai avuto la sua chance: prestato tra Germania e Francia, adesso è passato a titolo definitivo al Nizza per 10 milioni. Poco? Forse. E non convince nemmeno tanto la decisione di cederlo non a titolo temporaneo. Fatto sta che Jardim lo osservava tutti i giorni. Non avrà visto in lui ciò che si spera.

Ultimo, ma non per importanza, è Mbappé. Sul suo passaggio al PSG si è detto di tutto. Il riscatto fissato a 180 milioni pare una formalità, probabilmente il ragazzino farà un’altra stagione ad alti livelli, osservando da vicino Cavani e Neymar.

 

Come Kanté, Mbappé aveva ambizioni troppo grandi per la dimensione monegasca

 

CONCLUSIONI – Il Monaco ha estremizzato ciò che non ha fatto il Leicester. Forse per volontà dei giocatori, forse cifre troppe ghiotte, forse per scarsa fiducia nel futuro di alcuni interpreti, la società monegasca non si è fatta troppi problemi per cedere le sue stelle e rimpiazzarle al meglio (Tielemans è tutt’altro che un rimpiazzo, e preso a soli 25 milioni è un capolavoro).

 

Classe 1997, centrocampista a tutto campo, completamente ambidestro. L’acquisto di Youri Tielemans potrebbe essere il vero capolavoro del mercato

 

Acquistare giocatori per 100 milioni di euro, a fronte di un tesoretto di 358 milioni di euro (di cui 180 milioni per Mbappé in arrivo il prossimo anno) dalle cessioni è un segnale che può essere interpretato in due modi: o è un ridimensionamento graduale o, più probabilmente, cautela e programmazione dei mercati futuri, senza la fretta di spendere tutto, male e subito.

Speriamo vivamente nella seconda.

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

La Fenice

(Immagine di copertina trovata su internet)

Favoloso uccello sacro degli Egizi, simile per l’aspetto a una grossa aquila, con vivido piumaggio multicolore, a cui si attribuiva la peculiarità di morire bruciato alla fine di un periodo di 500 anni, e di rinascere quindi dalle proprie ceneri

Come non parlare di una rinascita, seppur calcistica, in tempo di Pasqua? Nel suo piccolo, senza scomodare paragoni troppo biblici, quella di Radamel Falcao si può definire proprio questo: una rinascita.

Tra il 2011 e il 2013, l’Atletico Madrid ha avuto tra le mani quello che, ai tempi, era il centravanti più forte del mondo. Non basava il suo gioco sul fisico, vista la statura (177 cm), ma sulla rapidità, di movimento e di pensiero, e sullo stacco poderoso, capace di portarlo ben oltre i saltatori avversari e segnare di testa, al volo, rovesciata…

Un sorridente Falcao alla presentazione con il Monaco (immagine trovata su internet)

Nell’estate passò, tra mille mormorii, al Monaco del ricchissimo Rybolovlev, magnate russo che voleva stoppare la supremazia del PSG in Francia. A fermare El Tigre, però, non furono i difensori della Ligue 1: nel gennaio del 2014 un bruttissimo infortunio al ginocchio sinistro mette fine alla sua stagione, impedendo anche la convocazione al Mondiale brasiliano.

Finita la stagione, e recuperato del tutto, la sua voglia di rivalsa lo porta in Premier League per due anni, tra Manchester United e Chelsea, dove però non trova mai continuità.

Torna in Francia, con la coda tra le gambe, e le domande di molti appassionati si chiedono: “Che ne sarà di lui?”. Si parla di Serie A (difficile, visto l’ingaggio comunque molto alto), di ritorno in Spagna o di Saudade (passatemi il termine, anche se non è brasiliano) in Sudamerica, magari proprio nel River Plate che lo aveva lanciato verso l’Europa.

Invece no. Radamel non si arrende, ha 31 anni e vuole provare a mantenere la promessa fatta il giorno del suo arrivo nel Principato: fermare la supremazia del PSG.

Falcao esulta con il compagno di reparto Mbappe (foto: SKY)

Si mette a lavorare, quindi, e anche grazie al lavoro del tecnico portoghese Jardim e ad una squadra piena di giovani in rampa di lancio, si riscopre la macchina da gol di un tempo.

Nel 4-4-2 dei biancorossi, il numero 9 fa la punta insieme al talentino francese Kylian Mbappe (che ricordiamo NON essere il nuovo Henry) e mette a segno 17 reti in campionato e 6 in Champions League, con i monegaschi che si giocheranno il ritorno in casa contro il Borussia Dortmund forti della vittoria per 3-2 dell’andata. Come se non bastasse, proprio loro sono primi in classifica in Ligue 1, con tre punti di vantaggio sul PSG (fuori dalla CL) e quattro sul Nizza dell’altra fenice Balotelli.

Si può dire, con la dovuta cautela, che Radamel sia tornato, che sia pronto a prendersi ciò che il calcio gli deve e che non gli ha dato negli ultimi anni.

Sperando sia l’inizio di una nuova fase, seppur breve, di una folgorante storia.

Non chiamatelo “Nuovo Henry”

(Immagine di copertina trovata su internet)

Non lo nascondo: non sono mai stato un grande appassionato della Ligue 1. Poca competizione, poca bagarre in alto, con il Paris Saint-Germain che dal cambio di proprietà e l’arrivo dei petrol-dollari ha vita facile contro squadre valide come Lione e Marsiglia, ma che in confronto ai parigini sono poca roba.

Quest’anno le cose sono cambiate, con Monaco e Nizza che stanno cercando di dare filo da torcere ai campioni in carica, con i monegaschi in cima a resistere agli assalti di Cavani & Co.

Un primo posto afferrato con la grinta e la voglia di fare (effetto Leicester?), condito da un mix di giocatori esperti e vincenti come Falcao e Moutinho e giovani in rampa di lancio come Fabinho, Bernardo Silva, Lemar, Bakayoko, Mbappé.

Proprio l’ultimo è quello che sta stupendo più di tutti: appena 18enne (20 dicembre 1998), rappresenta il nuovo che avanza in Francia, con una generazione di fenomeni che vanta tra i propri ranghi stelline come Ousmane Dembelé, Alban Lafont, Malang Sarr e tantissimi altri talenti di cui sentiremo parlare ancora a lungo.

Ciò che sta facendo Kylian Mbappé Lottin è incredibile: alla sua prima stagione da titolare (si è conquistato il posto partendo  dalla panchina) sta stupendo tutti grazie a prestazioni meravigliose e reti pesanti sia in campionato sia in Champions League (chiedete al Manchester City per conferma) attirando gli occhi delle big del calcio europeo.

Inutile dire che sono partiti subito i paragoni con le stelle del passato, con l’ombra di Thierry Henry, ex stella di Monaco e Arsenal, che ogni tanto viene chiamata in causa ad “appesantire” chi vuole spiccare il volo. E adesso scopriremo che i due sono, sì, molto simili nelle caratteristiche tecniche, ma molto diversi nel rendimento…

LE CARATTERISTICHE TECNICHE – Al momento sembra che lo stampino di Henry sia stato messo da parte per essere riutilizzato 21 anni dopo. Sono entrambi attaccanti che possono giocare sulla fascia (meglio se sinistra), dotati di un ottimo fiuto del gol, un dribbling preciso ed efficace e una velocità impressionante, unita ad un rapporto difficile con il colpo di testa e il gioco aereo (che comunque con il tempo potrà esser migliorato).  E fin qui possiamo dire che Mbappé è il nuovo Henry, ma adesso arriva il momento di tracciare una linea tra i due…

IL RENDIMENTO – Questo perché, al pari di età e presenze, il classe ’98 è superiore al Titì dei primi anni al Monaco! Contando le stagioni ’96-’97 e ’97-’98 (non considero l’unica partita, inutile, del ’95-’96) Henry totalizzò 84 partite tra campionato, coppa, Coppa UEFA e Champions League, segnando in tutto 21 reti, con una media di un gol ogni 4 gare. Nella sua prima stagione e mezza da professionista, invece, Kylian ha totalizzato 45 presenze con la bellezza di 20 reti (poco meno di uno ogni due gare), con la stagione che ancora deve finire! Uniamo anche i 12 assist e ci rendiamo conto di avere di fronte un giovane con una personalità non comune tra i suoi pari età, capace di decidere le partite ma anche di farle decidere ai suoi compagni di squadra.

Dati alla mano, quindi, Mbappé sembra essere più del nuovo Henry, il doppio del nuovo Henry. Certo,  dovremo vedere quale sarà il suo impatto nella prossima stagione. Il rischio per i giovani crack, infatti, è quello di adagiarsi sugli allori dopo l’anno dell’esplosione (Berahino docet) e di perdere così le occasioni che potrebbero avere continuando ad impegnarsi sul serio.

E adesso proveremo a fare un gioco…

E IL FUTURO? – Henry, dopo 4 anni al Monaco, giocò un anno alla Juventus per poi  andare a scrivere la storia dell’Arsenal, ritrovando il suo mentore Wenger. Cosa può riservare, invece il futuro di Mbappé? Le sue ottime prestazioni, come scritto qualche paragrafo più in alto, stanno attirando molti club, con il Real Madrid che si è messo in prima linea, tallonato da PSG e Juventus. La volontà del ragazzo, almeno per ora, pare chiara: restare ancora a casa sua, in biancorosso, per crescere sotto la guida del tecnico Jardim e diventare sempre più forte, senza rischiare di bruciarsi e rovinare il percorso appena iniziato facendo la riserva di lusso da qualche parte (anche Alexander Isak ha scelto di rifiutare il Real, andando al Borussia Dortmund, per lo stesso motivo). Quindi sì, probabilmente resterà con i monegaschi finché gli sarà possibile, prima di spiccare il volo verso il top team che potrà soddisfare le sue richieste (speriamo più sportive che economiche). Il prezzo? Già ora nel Principato sparano alto: 120 milioni di euro, più o meno in linea con le cifre che circolano in questo periodo per altri giocatori. Ora di sicuro non li vale, a in futuro chissà…

Non chiamiamolo, quindi, “Nuovo Henry”.

Lui è Kylian, e farà parlare di sé col suo nome.