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L’eroe senza mantello

[Immagine di copertina trovata su Internet]

Immaginiamo una qualsiasi partita di calcio. Immaginiamo una qualsiasi azione offensiva di un attaccante. Immaginiamo la percussione. Uno, due difensori saltati. A questo punto l’attaccante entra in area, un difensore interviene in modo scomposto e…

RIGORE!

I difensori vanno attorno all’arbitro, chiedendo spiegazioni e protestando un po’. L’attaccante a terra, invece, si alza aiutato dai compagni e esulta con loro, seppur con un po’ di contegno.

Perché? Perché il rigore è la massima punizione che si può dare in una partita di calcio, perché di solito un rigore equivale ad un gol.

Di solito. Questo perché la porta è grande, molto grande. 7,32×2,44 metri, fanno ben 17,86 metri quadrati di porta. Enorme per un portiere alto 1,85-1,90 metri.

C’è però un portiere davanti al quale è difficile pensare di esultare prima di aver tirato il calcio di rigore: Diego Alves.

Brasiliano, classe 1985, con una carriera di cui si può dir tutto, tranne che sia stata esaltante da un punto di vista del palmarés: solo un Campionato Mineiro (risalente proprio a quando giocava per la squadra brasiliana), un terzo posto al Mondiale Under20 nel 2005 e il bronzo olimpico alle Olimpiadi di Pechino del 2008.

Diego Alves para un rigore a Cristiano Ronaldo (foto trovata su internet)

Gioca due anni proprio nell’Atletico Mineiro, poi emigra in Europa, nella Liga, per difendere i pali dell’Almerìa, e infine arriva al Valencia, dove gioca tuttora.

Ed è in Spagna che comincia la sua vera storia. Perché se da un punto di vista di gol subiti per partita lo score non è che sia tutto questo granché (420 reti in 307 partite, 1,37 a partita), quello che fa impressione è lo score che detiene proprio quando difende la sua squadra da un calcio di rigore!

Ieri, contro il Deportivo, il brasiliano si è visto fischiare contro il 50° rigore contro da quando è in Spagna. Sul dischetto si è presentato Fajr, e Diego… ha parato il suo 24° rigore da quando è in Spagna!

Le sue statistiche sono impressionanti: su 50 rigori che ha dovuto affrontare, il 31enne ne ha parati ben 24 (48%), uno se l’è visto tirare fuori, uno sulla traversa e davanti ai restanti 24 non ha potuto far nulla.

E tra le sue vittime ci sono personaggi illustri come Messi, Cristiano Ronaldo, Griezmann, Mandzukic, Diego Cpsta, Rakitic, Bacca… non gli ultimi arrivati!

A guardar lui sembra facile: appena fischiato il fallo da rigore si dirige verso il dischetto per disturbare il tiratore designato, stuzzicandolo in qualche modo per innervosirlo, poi torna tra i pali e lo guarda negli occhi fino a quando il penalty non viene tirato. Lì si compie la magia: si butta all’ultimo, a volte fa un passo in avanti (che da regolamento non si potrebbe fare) e di distende verso il palo battezzato dallo sguardo del tiratore, spesso quello giusto.

A Valencia lo amano, lo vedono come un eroe che ha salvato i colori il Taronges ben 14 volte da quando ne difende i pali.

In Nazionale, invece, Alves ha giocato solo 9 volte. Nell’ultima edizione della Copa America era il dodicesimo del giallorosso Alisson (foto: Mundo Deportivo)

Diego Alves vola tra i pali, pur non avendo il mantello.

Fuori dal coro – Quanto vale il record di Neymar?

(Immagine di copertina tratta da Internet)

Da qualche giorno, con la rete segnata in Nazionale contro l’Uruguay, il brasiliano Neymar sta venendo etichettato come uomo record. Il fenomeno del Barcellona, infatti, ha segnato il gol numero 304 in carriera all’età di 25 anni, record storico nei migliori pari età di tutti i tempi.

Il numero di gol dei migliori calciatori del mondo a 25 anni, con Neymar che supera Messi di 9 reti (statistiche trovate su internet)

 

Come detto, il numero 11 blaugrana sta venendo definito come un recordman, con i suoi 25 anni compiuti lo scorso 5 febbraio e numeri pazzeschi sia come realizzazioni (304, appunto) sia come presenze in campo (501). Se però andiamo ad analizzare meglio questa statistica, possiamo benissimo dire che come “valore assoluto” (il numero, alla fin fine, non si discute), ma se guardiamo i dati con occhio un po’ più critico, possiamo mettere in dubbio il suo primato.

Come? Dando una sorta di valore al gol in base alla competizione giocata. I gol di Neymar sono così suddivisi: 136 reti con il Santos, 99 con i Barcellona, 18 con le selezioni giovani del Brasile (Olimpiade compresa) e 51 con la Nazionale maggiore. Ed è ovvio che non tutti questi gol abbiano lo stesso valore!

Il metodo si può definire simile a quello usato per la classifica della Scarpa d’Oro: i gol segnati in Serie A, Premier League o Liga valgono più di quelli segnati in Ligue 1 o nel campionato russo (sono degli esempi), così per esempio Lionel Messi, al primo posto della classifica attuale con 25 reti, è in vantaggio su Edinson Cavani che ne ha fatte 27 semplicemente per il fatto che ogni gol nella Liga vale 2 punti mentre quelli in Ligue 1 ne vale 1,5.

Se quindi dessimo, per esempio, un valore di 1 punto alle reti in Nazionale maggiore e a quelli segnati con il Barcellona, e 0,5 punti alle reti con Santos e selezioni giovanili (il livello è più basso nel campionato brasiliano e nelle selezioni giovanili) l’asso blaugrana raggiunge 227 punti, contro i 287 di Messi nelle stesse condizioni (279 tra Barcellona e Argentina più gli 8 con le selezioni giovanili dell’Albiceleste).

Sia ben chiaro: il valore del brasiliano non si discute e lo possiamo definire “miglior marcatore Under 26 degli ultimi anni”. Per definirlo miglior giocatore della stessa categoria, però, dovremo aspettare ancora un po’.

Dopo tutto, ha tempo fino al 4 febbraio del 2018 per segnare una sessantina di reti…