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E vissero tutti…

Ammettiamolo, visto l’ultimo periodo ci aspettavamo tutti che sarebbe arrivato questo momento, ma in cuor nostro speravamo che questo momento, appunto, non sarebbe mai arrivato.

Ieri sera, al King Power Stadium, verso le 21:10 (ora italiana) è finita, stavolta per davvero, la favola Leicester. 26° minuto, Saul Niguez raccoglie l’assist di Filipe Luis e supera Schmeichel, davanti ai tifosi delle Foxes che credevano nella rimonta. Credevano di ribaltare quel misero 1-0, siglato Griezmann su rigore, del Vicent Calderon. A nulla è servito, al 61° minuto, il gol del pareggio di Jamie Vardy, e a nulla sarebbe servito un altro gol (i campioni d’Inghilterra avrebbero dovuto vincere con almeno due gol di scarto).

Fine della favola, quindi. Fine di una favola iniziata nell’agosto del 2015 e sviluppatasi nel corso del tempo, in nove bellissimi mesi, con un bravissimo narratore quale è Claudio Ranieri e i magnifici protagonisti che rispondono al nome di Jamie Vardy, Riyad Mahrez, N’Golo Kanté e tutti gli altri.

Questo perché il Leicester City dell’anno scorso aveva, sì, tre giocatori fondamentali su cui basava il suo gioco (i tre sopracitati, appunto) ma la sua vera forza era il gruppo. E, quindi, quando a “toppare” erano loro tre ci pensava qualcun altro a metterci le pezze (che sia Okazaki, Drinkwater, Morgan, Huth, Ulloa…).

A titolo vinto è arrivato l’appagamento. Giocatori e società si sono sentiti sazi, si sono sentiti troppo sicuri di sé, e si sono lasciati andare, rendendosi protagonisti quindi di una stagione da dimenticare. La peggior stagione di una squadra campione d’Inghilterra.

A marzo arriva così l’esonero di Claudio Ranieri, che lascia la squadra in piena lotta per la lotta salvezza nelle mani di William… ehm… Craig Shakespeare con la speranza che, dato il nome, la tragedia si trasformi in salvezza. Ed in effetti la squadra si rialza e si avvia verso una salvezza tranquilla (adesso i punti di vantaggio sullo Swansea, terzultimo, sono 9 con una gara in meno).

L’errore più grande, e qui parlo di una mia personalissima opinione, lo ha fatto la società in estate, sacrificando N’Golo Kanté per il Dio Quattrino (ma bisogna anche vedere quanto può aver pesato la decisione del francese). Il classe 1991, non mi stancherò mai di dirlo, è un giocatore unico, che riesce a sistemare da solo la linea mediana. Hazard, qualche mese fa, disse che giocando insieme a lui pare di “giocare con tutti e tre i gemelli Kanté in campo” (e non ha gemelli, sia ben chiaro). Oppure gira la battuta “La Terra è ricoperta dal 70% d’acqua e dal 30% di Kanté”.

Questo per dire: N’Golo fa un lavoro eccezionale per la squadra in cui milita, correndo e sbattendosi per 90 minuti, 38 giornate all’anno (più coppe).

Tornando alla fine della favola: ieri, quindi, si è consumato l’ultimo atto, tra le lacrime dei tifosi e degli appassionati che speravano in un altro miracolo sportivo. Quando sarà possibile un’altra Favola Leicester? Difficile dirlo: in Premier le solite 6 hanno ripreso saldamente il potere (si è aggiunto anche l’Everton, settimo, che ha 13 punti di vantaggio sul West Brom ottavo), in Italia e Germania sarà difficilissimo scalzare Juventus e Bayern Monaco prima di 5-6 anni. In Spagna è un duetto Barcellona-Real Madrid infastidito dall’Atletico. Forse in Francia le cose sono più aperte, con il Monaco e il Nizza che stanno riuscendo a rendere la Ligue 1 un po’ meno monopolizzata dal PSG.

Resta il fatto di aver avuto la fortuna di assistere alla favola calcistica più bella degli ultimi anni, in cui una squadra di (non me ne voglia nessuno) gregari che si è imposta nel calcio che conta, nel campionato più ricco, antico e tradizionale d’Europa.

Ricorderemo tutti quel #GoFoxes, portandocelo stretto nel cuore.

Chelsea – Manchester United 1-0: notte difficile per gli attaccanti, a deciderla è Kanté

(Immagine di copertina tratta da internet)

Se ami il calcio d’Oltremanica, ieri mattina ti sei alzato sapendo che quella stessa sera, tatticamente tenuta libera da impegni. La giornata passa come deve passare, arriva la cena, mangi in fretta e poi subito a vedere Chelsea – Manchester United. Non una partita qualsiasi, è Chelsea – Manchester United! È Antonio Conte contro Josè Mourinho. E non è Premier League, ma FA Cup, quindi sai che nessuno si potrebbe mai accontentare di un pareggio, visto che in palio ci sono le semifinali di Wembley e, in fondo al percorso, un titolo (variabile da considerare sempre arrivati in queste fasi di un torneo).

Entrambe le squadre arrivano in forma, ma i Red Devils si trovano in emergenza offensiva: Ibrahimovic out per la squalifica (rimediata per la gomitata su Mings in campionato, ma valida per tutte le competizioni della Football Association), i record man (per motivi diversi) Wayne Rooney e Anthony Martial fuori per infortunio, anche il giovane James Wilson fermo. Così il solo Marcus Rashford è arruolabile per l’attacco, anche se recuperato in extremis.

Meglio i Blues, con Conte che può schierare i migliori della sua rosa permettendosi una panchina composta da Cesc Fabregas, John Terry e Michy Batshuayi.

I ritmi sono più o meno i soliti che si possono vedere in una partita in Inghilterra, con le squadre che si muovono per tutti i 90 minuti, con alcune fasi esaltanti.

Tra i protaognisti ci sono di sicuro i due allenatori, tra i migliori al mondo per storia ed esperienza: Mourinho torna a casa tra qualche fischio e qualche applauso, mostrando la calma e professionalità dei suoi ultimi tempi. Conte invece è solito, pirotecnico, Conte, idolo della sua tifoseria. I due si guardano poco, risentono ancora del piccolo botta e risposta riguardo le esultanze dell’ex tecnico di Juve e Italia. Solo una volta c’è un vero e proprio confronto, con il povero quarto uomo nell’occhio del ciclone.

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Difficile la partita per entrambi gli attaccanti: Diego Costa si batte come un leone, fa a sportellate con Smalling, Jones e Blind (non dei fuscelli) e trova quindi poche occasioni per rendersi davvero pericoloso, sciupando una grandissima occasione sul cross basso da destra di Willian a 15′ dalla fine. Rashford invece non sembra nemmeno più una punta centrale: l’arrivo di Ibrahimovic può, sì aiutarlo tantissimo per il futuro, con lo svedese che potrà insegnargli l’arte che ne ha contraddistinto la carriera, ma nell’immediato lo ha trasformato in un esterno d’attacco, abituato ai movimenti sbagliati se ti ritrovi davanti a due difensori che possono essere messi in difficoltà in velocità come David Luiz e Gary Cahill.

Diversissime le prestazioni delle due stelle. Eden Hazard è una meraviglia per gli occhi: ogni palla toccata è magia, specialmente quella al 15′, quando con un movimento fa fuori Smalling, porta avanti l’azione e prova a concludere da posizione defilata dopo aver affrontato anche Jones. Causa l’espulsione di Ander Herrera (un po’ severa, a dire il vero), fa i movimenti giusti per smarcarsi e per smarcare i compagni. Paul Pogba è stato invece imbrigliato nella manovra di Blues: mai davvero in mostra, di sicuro non una prova che giustifichi i 105 milioni spesi dai fratelli Glazer.

Ander Herrera è un attore non protagonista, ma nemmeno antagonista: dà tutto, come sempre, paga due ammonizioni generose dategli dall’arbitro Michael Oliver nel primo tempo. Fellaini entra al posto di Mkitharyan, entrambi davvero impalpabili (il georgiano fa spazio al belga dopo l’espulsione di Herrera), mentre Matic ha ormai vita facile a centrocampo da quando c’è Kanté, di cui parleremo in seguito.

Belli i duelli sugli esterni Alonso-Valencia e Moses-Darmian, con il solo nigeriano che riesce ad imporsi sull’ex Torino grazie ad un fisico imponente e l’aiuto di Willian. Pareggio ai punti invece quello tra l’ex Fiorentina e il colombiano.

Anche tra i reparti difensivi il risultato è un pareggio. Sono due difese diverse sia nei punti di forza, sia nei punti deboli, ma nessuna delle due si è davvero imbarcata.

Tra i portieri Courtois si vede una sola volta, in uscita su una classica azione in velocità di Rashford, De Gea invece è più impegnato, dimostrando dei riflessi spaventosi sulla conclusione ravvicinata di Cahill, ma mostra un po’ di ingenuità sul “saltino” nell’occasione del gol partita di N’Golo Kanté.

Già, proprio lui. Ritrova l’unica avversaria a cui ha segnato con la maglia dei londinesi e la giustizia nella sua consueta partita di quantità e qualità. Il francese ex Leicester ha il dono dell’ubiquità, sembra sempre fresco e fa sempre il movimento giusto sia in fase di possesso, sia in quella difensiva. Tanto è lo zampino di Ranieri, ma il lavoro di Conte lo sta trasformando in uno dei migliori centrocampisti del mondo.

Si chiudono così i quarti di finale di FA Cup, con l’appuntametno al 22 e 23 aprile per le due semifinali Chelsea – Tottenham e Arsenal – Manchester City.

Godiamocele tutte, meritano davvero.