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Disastro Italia, ora si deve ricominciare

[Immagine di copertina tratta da Internet]

Il momento più basso nella storia del calcio italiano. È così che probabilmente verrà ricordato il ciclo sportivo che si è appena (si spera) concluso. Abbiamo sbagliato tutti e abbiamo sbagliato tutto, fin dalle fondamenta il nostro movimento è ora da rifondare ed è obbligatorio che qualcuno decida di dimettersi dalle cariche più alte della FIGC. Non è possibile che ad oggi a reggere la nazionale siano i soliti pochi senatori e che una squadra nemmeno troppo povera di talenti non sia stata in grado di qualificarsi per la fase finale del campionato mondiale di calcio, perché se andiamo a leggere la rosa che l’anno scorso ha costretto ai rigori la Germania campione del mondo non è diversa da quella che oggi non è stata in grado di segnare nemmeno una rete in 180′ contro la non propriamente inarrivabile Svezia.

Questo ciclo di quattro anni deve servirci da lezione, è stato sbagliato selezionare un allenatore che non avesse alcuna esperienza in una grande, nè tantomeno a livello internazionale, incapace di rianimare un gruppo dopo una sconfitta grave come quella subita al Bernabeu, incapace di comprendere come il 4-2-4 non fosse parte di questa Italia, incapace di dare un’impronta fissa agli Azzurri, che non potevano e non dovevano sperimentare in una partita come questa,che non potevano e non dovevano lasciare fuori il loro numero 10 in questa gara. La speranza è che questo sia il fondo e da qui il movimento si rialzi, bisogna ripartire dai giovani, quelli delle scuole calcio ed istruire dei buoni maestri di pallone nelle giovanili, che devono avere spazio nelle prime squadre, servono dei tetti massimi di stranieri nelle primavere e magari anche l’inserimento delle Squadre B, modello che si è già rivelato funzionante in Spagna e Germania. Serve mettersi in discussione per poter ritornare grandi, questo fallimento può e deve servirci a tornare i più forti, salviamo il calcio italiano, è già tardi.

Sole a catinelle

Italia contro Svezia, la pizza contro l’Ikea, la prima della classe contro l’Ibracrazia.

LE PREMESSE

Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Candreva, Parolo, De Rossi, Giaccherini, Florenzi, Éder e Pellè è la sinfonia diretta da Antonio Conte, la Svezia risponde con Zlatan al cui fianco stanno Isaksson, Lindelöf, Johansson, Granqvist, Olsson, Larsson, Ekdal, Källström, Forsberg e Guidetti.

PRIMO TEMPO

Il più grande riassunto della prima frazione di gara è un frame, questo frame.

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Mobili contro armadi

Il primo acuto arriva dall’unico homo novus, arriva da Florenzi: colpo in area di rigore, Isaksson risponde presente.

Ci prova poco dopo anche Éder, ma il suo tentativo di intrufolarsi fra le maglie gialloblu finisce in un nulla di fatto: scacciano via la minaccia i colossi svedesi Granqvist e Johansson.

Momento di difficoltà generale al 28′: Forsberg batte la punizione dalla sinistra, Ibrahimović stacca più in alto di Bonucci ma la bandierina si alza e si ferma tutto. Sulle palle inattive sarà una bella lotta.

Un doppio tentativo svedese finito in mare chiude la prima frazione di gara, tanto cruda quanto poco divertente: soltanto il sole accende una sfida che per il resto di luminoso ha davvero ben poco.

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“Ma se ti nascondi così ti vedo subito”

SECONDO TEMPO

Pochissimi brividi nei primi 10′ di gioco, a parte un tentativo di Parolo che con un destro da fuori, respinto dalla difesa, prova a mettere in difficoltà la difesa svedese. La quota del pareggio si sta abbassando sensibilmente, ma proprio in questo momento cominciano ad alzarsi i ritmi.

Zaza per Pellè è il segno premonitore che qualcosa sta davvero cambiando, ma per ora non si tratta del risultato. De Rossi e Ibrahimović si rendono protagonisti di due interventi tanto decisi quanto pericolosi: ammonito solo il centrocampista della Roma, l’arbitro ha timore reverenziale nei confronti di Re Zlatan.

ibrahimovic

“Dove ho messo l’umiltà?”

 

Ci stiamo avvicinando alla fine quando Ibrahimović fa la sponda in precario equilibrio, Durmaz si inserisce centralmente ma non trova la porta: ancora 0-0, ancora partita bloccata nonostante il sole provi a sciogliere gli indugi. La traversa non si scioglie ma trema a 10′ dalla fine, quando Giaccherinho alza un cross leggerissimo sempre per Parolo che non riesce a mettere la parola “Fine” sulla partita colpendo il montante.

 

 

Capita però che l’Italia la vinca come le grandi, come chi si permette di giocare male per poi ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, capita che a deciderla sia proprio Édercon un’incursione alla Éder, magari non degna del miglior campione europeo ma capace di far volare gli Azzurri di Antonio Conte in testa al Girone E.

italia svezia

Festa grande in campo, l’Italia ora viaggia sulle ali dell’entusiasmo e può chiuderla con Candreva che, dopo essersi autolanciato sulla fascia destra, decide di tirare anziché servire l’accentrato Sturaro finendo tuttavia per colpire in faccia Sir. Andreas Isaksson.

Negli ultimissimi minuti un rigore viene contestato da Andreas Granqvist, strattonato da Giorgio Chiellini, poi fra una pioggia di ammonizioni e calci d’angolo l’ultima parola viene finalmente scritta sul copione della partita di Tolosa. Si tratta del fischio finale dell’arbitro Kassai, con cui tutta la panchina può esultare senza farsi ulteriori problemi.

“Sta senza pensier”

Gomorra – La Serie

Italia fortunosa in quel di Tolosa, vittoriosa e per nulla frettolosa.

italia eder

“Salve siamo la Svezia” 
Checco: “No grazie! Noi siamo cattolici!”

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Scritto e disponibile su Numerosette.eu
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