Archivi tag: europei

Siamo antipatici perché vinciamo

Chi l’avrebbe mai detto.

“Sono antipatico perché vinco-o”

Antonio Conte

A chi non è mai capitato il contrario.

Scrivevo qualche settimana fa come essere simpatici perché eternamente sconfitti è piuttosto facile, soprattutto se ti chiami Haiti e ne prendi 7 da un Brasile ai minimi storici, ma se non convochi la coppia Jorginho-Bonaventura quando alleni e rappresenti l’Italia aspettati una pioggia di critiche. Critiche che sono piovute eccome, ma Antonio Conte le ha cercate e le ha anche sapute apprezzare.

Sul 10 a Thiago Motta sono d’accordissimo – sono anche genoano, cercate di capirmi – vista la sua clamorosa ed unica capacità di giocare da fermo, un unicum nella nazionale più mobile degli ultimi tempi: la partita con il Belgio lo ha dimostrato, il gioco azzurro “contiano” è una macchina precisa ed instancabile, la benzina non finisce finché i giocatori non smettono di correre come dei forsennati, l’impresa di ieri pomeriggio l’ha confermato con undici puntini sulle “i”.

L’unica preoccupazione resta ovviamente la mancanza di ricambi per un ingranaggio che l’altro ieri ha nuovamente funzionato ma può darsi che contro la corazzata tedesca non riesca a fare lo stesso: Verratti e Marchisio, in questo senso, avrebbero garantito quella classe che è qualità a prescindere dalle giornate si o da quelle no, avrebbero assicurato due cognomi importanti nella formazione titolare, ma la storia del calcio insegna che non tutte le nazionali vengono fuori con il buco.

Noi siamo fatti strani, ma in fondo ci piace infinitamente sapere di esserlo.

La Spagna si è inchinata a una delle nazionali meno assortite di sempre, con un centrocampo – non posso non ripeterlo, è la verità – raffazzonato ma estremamente efficace, con un’organizzazione e spirito di squadra tipico però di chi gioca insieme da mesi, per non dire anni.

È così, ieri lo abbiamo definitivamente visto tutti. Abbiamo messo in ginocchio una squadra capace di subire solo due reti in 3 partite – entrambe contro la Croazia – senza nemmeno aver dato l’idea di aver faticato troppo per farlo. Ci siamo persino concessi il lusso di sbagliare un paio di occasioni clamorose, rischiano di venire riacciuffati da Piqué per poi freddarli sul più bello: 2-0, sentiamo ancora una volta quel magico “facciamo le valigie” e ci siamo risentiti fieri di essere azzurri.

Noi ci credevamo fin dall’inizio, sebbene ci fossimo ufficialmente autoproclamati portatori del messaggio “Jorginho va convocato”, ci credevamo perché Conte è tutto fuorché stupido.

È l’unico allenatore ancora abituato a creare squadre prima ancora di selezionare i giocatori più forti, è italiano come noi e sa benissimo cosa significhi partire per una spedizione nazionale.

E ha pure un ottimo tocco di palla, ma questa è un’altra storia.

 

Nel report di fine gara abbiamo provato ad analizzare in maniera rapida ma chiara la partita che ha messo fine al dominio spagnolo in Europa, ora non ci resta che goderci l’impresa ed aspettare la Germania senza rimpianti. Senza Marchisio e senza Verratti, ma soprattutto senza paura.

Ben alzati, sentitevi un po’ come De Rossi dopo aver umiliato – senza volerlo – Don Andrés Iniesta.

Io non mi sento Italiano, 

ma per fortuna,

per fortuna lo sono.

Giorgio Gamer

Scritto e disponibile su Numerosette.eu
Scritto e disponibile su Numerosette.eu

Quality vs quantity

              

“Allora, facciamo così, metto Vardy e levo Kane, poi pensavo, tu che ne dici se…Gary? Vabbé niente”

Roy Hodgson (semicit.)

Subs saved the Queen si potrebbe cantare da oggi.

A pensarci bene, l’unica e fondamentale vittoria in un girone rivelatosi particolarmente ostico è arrivata grazie alla coppia inedita Vardy-Sturridge, mentre il tandem di partenza diceva Kane-Sterling.

Le amichevoli precampionato avevano messo in luce una squadra nuova, non troppo piacevole da vedere ma piuttosto cinica, rapida – con Sterling cosa vuoi di più dalla vita? – ed acclamata a furor di popolo.

inghilterra

Fuori la Spagna e la Francia, colpiti nel basso ventre soltanto da un’Olanda che tanto non prenderà parte ad Euro 2016, altrettanto precisi con Germania e Portogallo. Nel mezzo ci sono i 2-1 cinici ed identici contro Australia e Turchia: 7 partite, 6 vittorie, 11 uomini messi davvero bene in campo.

La formazione tipo è questa, fate attenzione al centrocampo:

england

Milner garantisce solidità e dinamismo, Dier è il tuttofare per eccellenza, Alli la vera perla di un centrocampo particolarmente ben assortito.

Arrivato a bagnare i panni in Francia, tuttavia, Roy Hodgson è stato folgorato da una invenzione tanto innovativa ed affascinante quanto pericolosa: Rooney al posto di Milner, un fuoco d’artificio al posto del carburante.

england

Bene, ora, perché gli inglesi giocano così male? Fondamentalmente non perché lo cerchino, va anche detto che se in campo ci sono gli avversari un motivo dovrà pur esserci, ma fra Alli e Rooney non si trova nulla che rimandi al concetto di copertura: questo è un problema. Lo è se i tuoi due centrali sono noti per la lentezza, per quanto possano essere aiutati dal genio difensivo di Eric Dier, un vero e proprio predicatore nel deserto oltre che bravo a fare tutto.

Quel che rimane da una formazione simile è una squadra sbilanciata, dove tolto il “povero” Dier si tende sempre a cercare l’azione personale, si prova a stupire senza preoccuparsi delle conseguenze qualora il pallone venga clamorosamente e grossolanamente perduto. Fortuna ha voluto che le uniche reti siano arrivate da palle inattive, come nel caso della punizione di Bale, o da una chiara mancanza di organizzazione quando si tratta di difendere in maniera mista, un po’ a uomo ed un po’ a zona.

Il movimento con le braccia di Alli dice tutto, praticamente si scansa per la paura

Poco male, l’allenatore può davvero poco quando una partita viene gettata via per un episodio nel recupero, può poco ma perde tanto, perché con quei tre punti il discorso nel  girone sarebbe cambiato sensibilmente.

KEY PLAYERS

I due punti di forza della nazionale sono, probabilmente, proprio Eric Dier e Joe Hart, senza dimenticare una difesa che – le reti lo dimostrano – non ha poi concesso così tante palle gol.

england

Come dimostrato dalla statistica l’Inghilterra non commette grandi errori difensivi, anzi, i centrali sono spesso i veri salvatori della patria (All credits to FourFourTwo.com)

Quindi il problema inglese qual è? Se la difesa tutto sommato funziona, anche grazie ai due uomini sopra queste poche righe, dove sbaglia la squadra di Hodgson? Appunto, voce del verbo sbagliare, sbagliare sotto porta. 

I numeri parlano chiarissimo: contro la Russia sono arrivati 20 tiri, “soltanto” 15 con il Galles e addirittura 29 nell’assedio senza reti di qualche giorno fa, di fronte al muro slovacco.

Il grande paradosso è che l’Inghilterra ha probabilmente l’attacco più forte, sicuramente il più prolifico d’Europa: Kane e Vardy hanno segnato 49 reti in due, ma nell’abbondanza di punte non riescono a trovare continuità. Rashford e Sturridge sono troppo grandi per rientrare nella categoria delle riserve.

A Hodgson piace Kane, talmente tanto da reinventarsi un Rooney trequartista. Fondamentalmente il tecnico ex Inter non vuole privarsi dell’enorme potenziale offensivo di cui può disporre ma involontariamente, sbilanciando la squadra tutta verso l’area di rigore avversaria, crea un enorme voragine da cui è difficile fare uscire qualcosa di positivo.

Alcuni tifosi inglesi hanno indetto una petizione per far tornare a casa Raheem Sterling, io invece mi sono accorto solo adesso del fatto che non sia entrata

Meglio pareggiare che perdere, verissimo, senza contare che nonostante il secondo posto dal sapore amaro l’Islanda non fa nemmeno poi troppa paura, ma meglio fare attenzione a non correre ulteriori rischi.

Se Lallana e Sterling sono davvero indispensabili per Hodgson, perché ha convocato 4 attaccanti pur sapendo che ne avrebbe fatto giocare soltanto uno? Non sarebbe stato meglio un Danny Drinkwater in più?

L’abbondanza di centravanti a volte non fa bene, soprattutto se sei abituato a giocare con il 4-3-3 e vuoi che due facciano le ali.

“Ah, e quindi io sarei una riserva? (All credits to GettyImages.it)

il tandem di serie B (All credits to GettyImages.it)

Ripartire non è difficile, fondamentalmente basta ricominciare a segnare, ma non guasterebbero – forse – nemmeno alcuni oculati cambiamenti laddove le partite si vincono, ovvero a centrocampo: un giocatore alla Milner, Wilshere o piuttosto il tecnico ma forzuto Ross Barkley potrebbero garantire maggiore stabilità ad una squadra che, qualora dovesse continuare a patire la fame di gol, difficilmente potrà pensare di andare avanti. Ora non si ragiona più in base ai punti, ora si deve segnare. Bisogna farlo in fretta, bisogna farlo sempre e non soltanto quando serve per rimanere aggrappati.

Rooney potrebbe essere la chiave, potrebbe risolvere una partita che si sta mettendo male con la classica giocata della domenica, ma un po’ di ordine in più a centrocampo credo darebbe maggior solidità ad ogni reparto, oltre a garantire una maggior serenità a chi si troverà a gestire l’attacco: non è facile sapere di avere alle spalle Wazza, isn’t it? La difesa poi si vedrebbe ancor più coperta, mentre l’attacco – ribadisco – capirebbe di avere tutto nelle proprie mani, anzi negli scarpini.

Anche per i due esterni Lallana e Sterling, forse il vero oggetto della disputa sofistica, sapere di avere una maggiore copertura potrebbe farli giocare con maggior serenità e spensieratezza. Proprio quel che servirebbe ad una nazionale ancora poco limpida nonostante il talento cristallino e dal valore assoluto di cui può disporre.

Lallana, io ho paura, scappiamo insieme” (All credits to GettyImages.it)

 

In un mare di punti interrogativi e con davvero troppo poca chiarezza sulla vera essenza dei Red Lions, aspettiamo con ansia il verdetto di Lunedì 27 Giugno, divisi fra un centrocampo libertino e un po’ di sana e robusta fisicità. Divisi fra il bene e il male, fra il peccato ed il rigore, fra ciò che è bello e ciò che è utile.

Forma o sostanza? Qualità o quantità? Rooney o Milner?

La mia è una semplice chiave di lettura, chiaramente resta tutto nelle mani attente e caute di Roy Hodgson. E, a dirla tutta, è proprio questo che spaventa molti inglesi.

Scritto e disponibile su Numerosette.eu
Scritto e disponibile su Numerosette.eu