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L’Italia che non ha paura

Francesco De Gregori non parlava di Nazionale di Calcio quando scrisse una canzone ancora oggi annoverata fra le più patriottiche di sempre, sicuramente gli argomenti importanti della vita sono altri ed il lutto al braccio con cui gli Azzurri hanno giocato ieri sera ne è la prova vivente. È proprio questo il punto, il calcio e lo sport con la loro vitalità riescono a donare energia a tutto quel che non ne avrebbe altrimenti, ci fa piangere e gridare di gioia, riesce a far muovere chi non è abituato a fare neanche un passo per alzarsi dal divano.

Pellè e Zaza hanno rappresentato l’immagine del giovane inesperto, voglioso di rompere gli schemi ma ancora troppo acerbo per prendersi sulle spalle un colpo da maestro o una rincorsa troppo istrionica, Matteo Darmian fa quasi tenerezza per la voglia di segnare che si è trasformata in un rigore sbagliato, Mattia De Sciglio è il silenzioso che si è preso la rivincita, il centrocampo azzurro ha dimostrato come non sia impossibile rimpiazzare il trio Marchisio-Verratti-De Rossi in maniera più che dignitosa.

La difesa italiana è il patrimonio culturale della nostra penisola, unico ed inarrivabile, Boateng docet.

Peccato solo che l’industria dei cucchiai, con il pensionamento di Andrea Pirlo, andrà ben presto rivoluzionata onde evitare di vendere cara la pelle per colpa di qualche teenager poco abituato alle “Notti Magiche” che hanno reso enorme una nazione da tutti considerata come il “Paese delle Meraviglie”. Non è facile, ci vuole esperienza, ci vuole meno brillantina e più personalità: ricordiamoci che prima dell’invenzione del vocabolo “Goldigrosso” per la rete contro i tedeschi nel 2006 il nostro Fabio era soltanto un terzino quasi sconosciuto e come tale è poi rimasto, quindi c’è davvero speranza per tutti.

Poi avevamo registi e pittori, Del Piero e Totti, questo è vero ma è meglio non pensarci e fare i conti con il tempo che passa.

L’Italia di oggi è questa, lo abbiamo dimostrato tanto in politica quanto nel calcio, con l’unica differenza che un rigore calciato in maniera pittoresca o un gesto del “cucchiaio” a precedere una carezza verranno dimenticati molto presto, oltre a non provocare altro se non un po’ di mal di pancia o una notte passata a voler dimenticare,  che comunque non è poco.

L’Italia è così, prendere o lasciare, riusciamo a farci notare anche quando arriviamo in terra nemica privi dei nostri pezzi pregiati – Marchisio e Verratti, non smetterò di ripeterlo – e con uno zainetto in spalla da turisti un po’ sui generis.

Antonio Conte, però, ha avuto il grande merito di mettere in mostra un’Italia che lavora, l’Italia che non muore, l’Italia con le bandiere, l’Italia del 12 dicembre, l’Italia povera come sempre.

E si, anche quella del 1° di Luglio.

L’unica fortuna, se di fortuna vogliamo parlare, è che grazie alla mancata vittoria di ieri torneremo ancora una volta a parlare di cose serie, quindi prendiamola con filosofia ricordiamoci che la sconfitta è soltanto una parte del gioco.

Anche se, a dirla tutta, non abbiamo neanche perso, perché una rigirata è tanto crudele quanto poco realista.

Ce ne andiamo più da Matteo Darmian che da Zaza, ma questa è un’altra storia: l’italiano è così, prendere o lasciare.

“Se fossi stato al vostro posto, ma al vostro posto non ci so stare”

Fabrizio De André

Pittoreschi, trasandati e raffazzonati, unici nel nostro essere differenti.

 

Siamo antipatici perché vinciamo

Chi l’avrebbe mai detto.

“Sono antipatico perché vinco-o”

Antonio Conte

A chi non è mai capitato il contrario.

Scrivevo qualche settimana fa come essere simpatici perché eternamente sconfitti è piuttosto facile, soprattutto se ti chiami Haiti e ne prendi 7 da un Brasile ai minimi storici, ma se non convochi la coppia Jorginho-Bonaventura quando alleni e rappresenti l’Italia aspettati una pioggia di critiche. Critiche che sono piovute eccome, ma Antonio Conte le ha cercate e le ha anche sapute apprezzare.

Sul 10 a Thiago Motta sono d’accordissimo – sono anche genoano, cercate di capirmi – vista la sua clamorosa ed unica capacità di giocare da fermo, un unicum nella nazionale più mobile degli ultimi tempi: la partita con il Belgio lo ha dimostrato, il gioco azzurro “contiano” è una macchina precisa ed instancabile, la benzina non finisce finché i giocatori non smettono di correre come dei forsennati, l’impresa di ieri pomeriggio l’ha confermato con undici puntini sulle “i”.

L’unica preoccupazione resta ovviamente la mancanza di ricambi per un ingranaggio che l’altro ieri ha nuovamente funzionato ma può darsi che contro la corazzata tedesca non riesca a fare lo stesso: Verratti e Marchisio, in questo senso, avrebbero garantito quella classe che è qualità a prescindere dalle giornate si o da quelle no, avrebbero assicurato due cognomi importanti nella formazione titolare, ma la storia del calcio insegna che non tutte le nazionali vengono fuori con il buco.

Noi siamo fatti strani, ma in fondo ci piace infinitamente sapere di esserlo.

La Spagna si è inchinata a una delle nazionali meno assortite di sempre, con un centrocampo – non posso non ripeterlo, è la verità – raffazzonato ma estremamente efficace, con un’organizzazione e spirito di squadra tipico però di chi gioca insieme da mesi, per non dire anni.

È così, ieri lo abbiamo definitivamente visto tutti. Abbiamo messo in ginocchio una squadra capace di subire solo due reti in 3 partite – entrambe contro la Croazia – senza nemmeno aver dato l’idea di aver faticato troppo per farlo. Ci siamo persino concessi il lusso di sbagliare un paio di occasioni clamorose, rischiano di venire riacciuffati da Piqué per poi freddarli sul più bello: 2-0, sentiamo ancora una volta quel magico “facciamo le valigie” e ci siamo risentiti fieri di essere azzurri.

Noi ci credevamo fin dall’inizio, sebbene ci fossimo ufficialmente autoproclamati portatori del messaggio “Jorginho va convocato”, ci credevamo perché Conte è tutto fuorché stupido.

È l’unico allenatore ancora abituato a creare squadre prima ancora di selezionare i giocatori più forti, è italiano come noi e sa benissimo cosa significhi partire per una spedizione nazionale.

E ha pure un ottimo tocco di palla, ma questa è un’altra storia.

 

Nel report di fine gara abbiamo provato ad analizzare in maniera rapida ma chiara la partita che ha messo fine al dominio spagnolo in Europa, ora non ci resta che goderci l’impresa ed aspettare la Germania senza rimpianti. Senza Marchisio e senza Verratti, ma soprattutto senza paura.

Ben alzati, sentitevi un po’ come De Rossi dopo aver umiliato – senza volerlo – Don Andrés Iniesta.

Io non mi sento Italiano, 

ma per fortuna,

per fortuna lo sono.

Giorgio Gamer

Scritto e disponibile su Numerosette.eu
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Quality vs quantity

              

“Allora, facciamo così, metto Vardy e levo Kane, poi pensavo, tu che ne dici se…Gary? Vabbé niente”

Roy Hodgson (semicit.)

Subs saved the Queen si potrebbe cantare da oggi.

A pensarci bene, l’unica e fondamentale vittoria in un girone rivelatosi particolarmente ostico è arrivata grazie alla coppia inedita Vardy-Sturridge, mentre il tandem di partenza diceva Kane-Sterling.

Le amichevoli precampionato avevano messo in luce una squadra nuova, non troppo piacevole da vedere ma piuttosto cinica, rapida – con Sterling cosa vuoi di più dalla vita? – ed acclamata a furor di popolo.

inghilterra

Fuori la Spagna e la Francia, colpiti nel basso ventre soltanto da un’Olanda che tanto non prenderà parte ad Euro 2016, altrettanto precisi con Germania e Portogallo. Nel mezzo ci sono i 2-1 cinici ed identici contro Australia e Turchia: 7 partite, 6 vittorie, 11 uomini messi davvero bene in campo.

La formazione tipo è questa, fate attenzione al centrocampo:

england

Milner garantisce solidità e dinamismo, Dier è il tuttofare per eccellenza, Alli la vera perla di un centrocampo particolarmente ben assortito.

Arrivato a bagnare i panni in Francia, tuttavia, Roy Hodgson è stato folgorato da una invenzione tanto innovativa ed affascinante quanto pericolosa: Rooney al posto di Milner, un fuoco d’artificio al posto del carburante.

england

Bene, ora, perché gli inglesi giocano così male? Fondamentalmente non perché lo cerchino, va anche detto che se in campo ci sono gli avversari un motivo dovrà pur esserci, ma fra Alli e Rooney non si trova nulla che rimandi al concetto di copertura: questo è un problema. Lo è se i tuoi due centrali sono noti per la lentezza, per quanto possano essere aiutati dal genio difensivo di Eric Dier, un vero e proprio predicatore nel deserto oltre che bravo a fare tutto.

Quel che rimane da una formazione simile è una squadra sbilanciata, dove tolto il “povero” Dier si tende sempre a cercare l’azione personale, si prova a stupire senza preoccuparsi delle conseguenze qualora il pallone venga clamorosamente e grossolanamente perduto. Fortuna ha voluto che le uniche reti siano arrivate da palle inattive, come nel caso della punizione di Bale, o da una chiara mancanza di organizzazione quando si tratta di difendere in maniera mista, un po’ a uomo ed un po’ a zona.

Il movimento con le braccia di Alli dice tutto, praticamente si scansa per la paura

Poco male, l’allenatore può davvero poco quando una partita viene gettata via per un episodio nel recupero, può poco ma perde tanto, perché con quei tre punti il discorso nel  girone sarebbe cambiato sensibilmente.

KEY PLAYERS

I due punti di forza della nazionale sono, probabilmente, proprio Eric Dier e Joe Hart, senza dimenticare una difesa che – le reti lo dimostrano – non ha poi concesso così tante palle gol.

england

Come dimostrato dalla statistica l’Inghilterra non commette grandi errori difensivi, anzi, i centrali sono spesso i veri salvatori della patria (All credits to FourFourTwo.com)

Quindi il problema inglese qual è? Se la difesa tutto sommato funziona, anche grazie ai due uomini sopra queste poche righe, dove sbaglia la squadra di Hodgson? Appunto, voce del verbo sbagliare, sbagliare sotto porta. 

I numeri parlano chiarissimo: contro la Russia sono arrivati 20 tiri, “soltanto” 15 con il Galles e addirittura 29 nell’assedio senza reti di qualche giorno fa, di fronte al muro slovacco.

Il grande paradosso è che l’Inghilterra ha probabilmente l’attacco più forte, sicuramente il più prolifico d’Europa: Kane e Vardy hanno segnato 49 reti in due, ma nell’abbondanza di punte non riescono a trovare continuità. Rashford e Sturridge sono troppo grandi per rientrare nella categoria delle riserve.

A Hodgson piace Kane, talmente tanto da reinventarsi un Rooney trequartista. Fondamentalmente il tecnico ex Inter non vuole privarsi dell’enorme potenziale offensivo di cui può disporre ma involontariamente, sbilanciando la squadra tutta verso l’area di rigore avversaria, crea un enorme voragine da cui è difficile fare uscire qualcosa di positivo.

Alcuni tifosi inglesi hanno indetto una petizione per far tornare a casa Raheem Sterling, io invece mi sono accorto solo adesso del fatto che non sia entrata

Meglio pareggiare che perdere, verissimo, senza contare che nonostante il secondo posto dal sapore amaro l’Islanda non fa nemmeno poi troppa paura, ma meglio fare attenzione a non correre ulteriori rischi.

Se Lallana e Sterling sono davvero indispensabili per Hodgson, perché ha convocato 4 attaccanti pur sapendo che ne avrebbe fatto giocare soltanto uno? Non sarebbe stato meglio un Danny Drinkwater in più?

L’abbondanza di centravanti a volte non fa bene, soprattutto se sei abituato a giocare con il 4-3-3 e vuoi che due facciano le ali.

“Ah, e quindi io sarei una riserva? (All credits to GettyImages.it)

il tandem di serie B (All credits to GettyImages.it)

Ripartire non è difficile, fondamentalmente basta ricominciare a segnare, ma non guasterebbero – forse – nemmeno alcuni oculati cambiamenti laddove le partite si vincono, ovvero a centrocampo: un giocatore alla Milner, Wilshere o piuttosto il tecnico ma forzuto Ross Barkley potrebbero garantire maggiore stabilità ad una squadra che, qualora dovesse continuare a patire la fame di gol, difficilmente potrà pensare di andare avanti. Ora non si ragiona più in base ai punti, ora si deve segnare. Bisogna farlo in fretta, bisogna farlo sempre e non soltanto quando serve per rimanere aggrappati.

Rooney potrebbe essere la chiave, potrebbe risolvere una partita che si sta mettendo male con la classica giocata della domenica, ma un po’ di ordine in più a centrocampo credo darebbe maggior solidità ad ogni reparto, oltre a garantire una maggior serenità a chi si troverà a gestire l’attacco: non è facile sapere di avere alle spalle Wazza, isn’t it? La difesa poi si vedrebbe ancor più coperta, mentre l’attacco – ribadisco – capirebbe di avere tutto nelle proprie mani, anzi negli scarpini.

Anche per i due esterni Lallana e Sterling, forse il vero oggetto della disputa sofistica, sapere di avere una maggiore copertura potrebbe farli giocare con maggior serenità e spensieratezza. Proprio quel che servirebbe ad una nazionale ancora poco limpida nonostante il talento cristallino e dal valore assoluto di cui può disporre.

Lallana, io ho paura, scappiamo insieme” (All credits to GettyImages.it)

 

In un mare di punti interrogativi e con davvero troppo poca chiarezza sulla vera essenza dei Red Lions, aspettiamo con ansia il verdetto di Lunedì 27 Giugno, divisi fra un centrocampo libertino e un po’ di sana e robusta fisicità. Divisi fra il bene e il male, fra il peccato ed il rigore, fra ciò che è bello e ciò che è utile.

Forma o sostanza? Qualità o quantità? Rooney o Milner?

La mia è una semplice chiave di lettura, chiaramente resta tutto nelle mani attente e caute di Roy Hodgson. E, a dirla tutta, è proprio questo che spaventa molti inglesi.

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Sole a catinelle

Italia contro Svezia, la pizza contro l’Ikea, la prima della classe contro l’Ibracrazia.

LE PREMESSE

Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Candreva, Parolo, De Rossi, Giaccherini, Florenzi, Éder e Pellè è la sinfonia diretta da Antonio Conte, la Svezia risponde con Zlatan al cui fianco stanno Isaksson, Lindelöf, Johansson, Granqvist, Olsson, Larsson, Ekdal, Källström, Forsberg e Guidetti.

PRIMO TEMPO

Il più grande riassunto della prima frazione di gara è un frame, questo frame.

italia

Mobili contro armadi

Il primo acuto arriva dall’unico homo novus, arriva da Florenzi: colpo in area di rigore, Isaksson risponde presente.

Ci prova poco dopo anche Éder, ma il suo tentativo di intrufolarsi fra le maglie gialloblu finisce in un nulla di fatto: scacciano via la minaccia i colossi svedesi Granqvist e Johansson.

Momento di difficoltà generale al 28′: Forsberg batte la punizione dalla sinistra, Ibrahimović stacca più in alto di Bonucci ma la bandierina si alza e si ferma tutto. Sulle palle inattive sarà una bella lotta.

Un doppio tentativo svedese finito in mare chiude la prima frazione di gara, tanto cruda quanto poco divertente: soltanto il sole accende una sfida che per il resto di luminoso ha davvero ben poco.

italia

“Ma se ti nascondi così ti vedo subito”

SECONDO TEMPO

Pochissimi brividi nei primi 10′ di gioco, a parte un tentativo di Parolo che con un destro da fuori, respinto dalla difesa, prova a mettere in difficoltà la difesa svedese. La quota del pareggio si sta abbassando sensibilmente, ma proprio in questo momento cominciano ad alzarsi i ritmi.

Zaza per Pellè è il segno premonitore che qualcosa sta davvero cambiando, ma per ora non si tratta del risultato. De Rossi e Ibrahimović si rendono protagonisti di due interventi tanto decisi quanto pericolosi: ammonito solo il centrocampista della Roma, l’arbitro ha timore reverenziale nei confronti di Re Zlatan.

ibrahimovic

“Dove ho messo l’umiltà?”

 

Ci stiamo avvicinando alla fine quando Ibrahimović fa la sponda in precario equilibrio, Durmaz si inserisce centralmente ma non trova la porta: ancora 0-0, ancora partita bloccata nonostante il sole provi a sciogliere gli indugi. La traversa non si scioglie ma trema a 10′ dalla fine, quando Giaccherinho alza un cross leggerissimo sempre per Parolo che non riesce a mettere la parola “Fine” sulla partita colpendo il montante.

 

 

Capita però che l’Italia la vinca come le grandi, come chi si permette di giocare male per poi ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, capita che a deciderla sia proprio Édercon un’incursione alla Éder, magari non degna del miglior campione europeo ma capace di far volare gli Azzurri di Antonio Conte in testa al Girone E.

italia svezia

Festa grande in campo, l’Italia ora viaggia sulle ali dell’entusiasmo e può chiuderla con Candreva che, dopo essersi autolanciato sulla fascia destra, decide di tirare anziché servire l’accentrato Sturaro finendo tuttavia per colpire in faccia Sir. Andreas Isaksson.

Negli ultimissimi minuti un rigore viene contestato da Andreas Granqvist, strattonato da Giorgio Chiellini, poi fra una pioggia di ammonizioni e calci d’angolo l’ultima parola viene finalmente scritta sul copione della partita di Tolosa. Si tratta del fischio finale dell’arbitro Kassai, con cui tutta la panchina può esultare senza farsi ulteriori problemi.

“Sta senza pensier”

Gomorra – La Serie

Italia fortunosa in quel di Tolosa, vittoriosa e per nulla frettolosa.

italia eder

“Salve siamo la Svezia” 
Checco: “No grazie! Noi siamo cattolici!”

italia svezia

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M’illumino d’immenso

Fate finta di dovervi sedere sul divano con gli amici di sempre, di doverlo fare senza i due centrocampisti più forti della nazionale e consapevoli di doversela vedere con una delle squadre più imponenti del torneo: il Belgio delle meraviglie.

LE PREMESSE

Italia che ci crede, lo fa ma arriva a Lione con molti problemi: Bonucci-Barzagli-Chiellini è l’unica certezza per Antonio Conte, che a dire il vero ha ostentato sicurezza anche nelle scelte più bizzarre dell’ultimo decennio di convocazioni.

Parolo-De Rossi-Giaccherini in mezzo al campo, Candreva e Darmian sugli esterni. Tandem d’attacco Eder-Pellé.

Il Belgio risponde con un 11 di partenza da paura: Courtois il primo nome e Lukaku l’ultimo, se aggiungiamo De Bruyne ed Hazard nel mezzo credo possa già bastare.

de rossi lukaku

Clattenburg: “Lui vuole segnare, tu Danié non vuoi essere espulso: come la risolviamo?”

PRIMO TEMPO

L’Italia deve provare a vincerla con la tattica, stupendo una squadra che sa fare tutto ma qualche volta pecca di ubris (tracotanza ndr.). Il primo schiaffo è di Nainggolan: Buffonrisponde presente dopo essersi disteso.

Italia che reclama un rigore – abbastanza dubbio – dopo pochi minuti: Emanuele Giaccherini, per gli amici “la trottola”, riesce ad incunearsi ma viene toccato dal terzino Ciman, unica vera sorpresa di formazione per i leoni giallorossoneri, per il direttore di gara tuttavia non se ne parla. Niente rigore, ma il Belgio è vulnerabile se si gioca d’astuzia.

A proposito di questo, Bonucci è bravo nei lanci lunghi, lo sa e lo dimostra in mondovisione con una staffilata che arriva in area, viene agganciata da Giaccherini e trasportata in rete scatenando la follia generale sulla panchina azzurra: il naso di mister Conte ne sa qualcosa, vero Antonio? Vero Zaza?

La GIF finisce appena in tempo per evitare la censura: Giaccherinho!

italia

italia

La vera grande risposta alla rete del Giacchero è però ancora azzurra: Edèr mette in mezzo e Parolo spizza, sul pallone rotolante si avvita il solito Graziano Pellé che tuttavia non trova la porta per un soffio.

Questo clima generale costellato da voglia di giocare e di muoversi in perfetta armonia, come un ingranaggio, fa ben sperare per il secondo tempo, una frazione che si apre con l’Italia ancora una volta coraggiosa ma il Belgio micidiale in contropiede.

SECONDO TEMPO

Il primo enorme sospiro di sollievo arriva dopo dieci minuti, quando un errore sulla trequarti di Darmian – che non trova un compagno in sovrapposizione – innesca un’azione velocissima orchestrata da Kevin De Bruyne e finalizzata da Romelu Lukaku: Buffon esce senza pensieri, l’ex attaccante del Chelsea si ricorda che Conte lo vorrebbe riprendere in estate e sbaglia apposta per non farlo arrabbiare. Scherzi a parte, tanta fortuna azzurra. Senza Marchisio, Verratti e Montolivo ogni tanto ci vuole anche quella.

Provate a soffiare nel momento del replay, servirà a farla uscire

Di qui in poi ci crede il Belgio ma l’Italia si sa rendere eccome pericolosa: con un Giaccherini ormai alla frutta ed il cuore della difesa ammonito in pochi minuti può farlo solo con il contropiede, perciò lo farà in contropiede.

Ciro Immobile entra e parte facendo schizzare il pallone da una parte all’altra del campo fino ad accentrarsi per scagliare un missile terra aria simile al colpo di Balotelli a Manuel Neuer: il portierone Thibaut Courtois però risponde presente con la mano di richiamo in quella che rimarrà una delle migliori parate dell’Europeo.

Un paio di mischie enormi in area fanno tremare l’Italia e sperare il Belgio, che tuttavia si scotterà dopo averle provate tutte: agli ingressi di Ferreira Carrasco, Origi e Mertens risponderà l’inattesa capacità italiana di fare male anche nel recupero.

Solito contropiede ben gestito, Immobile gioca per Candreva mentre Parolo e Pellé attendono con ansia un pallone: scucchiaiata in grande stile a premiare il numero 9 che non fa sconti né prigionieri.

La grande bellezza

Vittoria impressionante per gli Azzurri, rivincita altrettanto importante per Antonio Conte e parola umiltà che resta imperativo categorico per la realizzazione – comunque difficile – di un’impresa che avrebbe del clamoroso visto lo scetticismo della vigilia.

Un’impresa difficile e poco probabile, ma se non ci credessimo nemmeno saremmo rimasti a casa.

Sarà che noi a casa non ci sappiamo stare, sarà che non riusciamo nemmeno ad esultare normalmente – vedi Simone Zaza che per poco non rifà il look al mister – ma siamo entrati in questo Europeo in punta di piedi per fare il nostro esordio con i fuochi d’artificio, mostrando per distacco il miglior calcio della settimana.

Siamo fatti così, nessuno si senta offeso, fatto sta che lasciamo Lione e salutiamo il Belgio con la consapevolezza di aver fatto un capolavoro, affrescato da Emanuele d’Arezzo e rifinito da Graziano il leccese.

Nel caso in cui qualcuno se lo fosse dimenticato, in Francia ci siamo anche noi.

CHI SALE…

Fra tutti scelgo con onestà Antonio Conte (9), tanto fissato e a tratti insopportabile quanto desideroso di mettere sul campo un’Italia unica e ammazzagrandi: stasera lo abbiamo capito, speriamo che l’esperimento audace di tenere fuori chi poteva garantire un palleggio ancora migliore si riveli unico e storico.

Credits to Uefa.com

Credits to Uefa.com

Bene anche Candreva (8), De Rossi (8), Bonucci (9) e l’immarcabile Giaccherini (9), autodichiaratosi alla frutta dopo 80′ di assoluto spessore.

Grazie a Squawka.com

Grazie a Squawka.com (Grazie anche a Lukaku)

…CHI SCENDE

Tutto il Belgio, tenendosi per mano. Certo, la rete di Lukaku (4.5) avrebbe probabilmente cambiato l’inerzia della partita, ma con i se e con i ma non si costruisce niente dal giorno della Genesi, quindi ogni discorso è superfluo.

Ciò che pesa è invece come l’Italia abbia giocato e vinto da squadra, mentre Wilmots e i suoi Power Rangers sono caduti nella trappola del narcisismo, da cui difficilmente si esce.

A proposito di Power Rangers, ma i capelli di Fellaini?

A proposito di Power Rangers, ma i capelli di Fellaini? (Immagine tratta da Internet)

Per i belgi che prima della partita scrivevano “gli italiani parlano con le mani, noi con i piedi” la risposta è tutta azzurra.

“Non dire gatto finché non ce l’hai nel sacco”

Giovanni Trapattoni

italia belgio

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