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Il pescatore di asterischi

“I tuoi capelli neri a punta d’inchiostro”.

Sembra fatta ad arte, ma vi giuro che Samuele Bersani l’ha scritta senza pensare a lui.

Senza pensare all’eroe di giornata: Cyril Théréau, il pescatore di asterischi.

Asterisco, in gergo tecnico un segno grafico a cui si ricorre per rifarsi e specificare qualcosa di strano, un segno di richiamo che attira l’attenzione del lettore e lo fa distrarre dal testo. Un acuto, qualcosa che va spiegato perché altrimenti non si riesce ad andare avanti.

“Come un giocoliere passi tutto il tempo a cercare un senso gravitazionale che non c’è”

 

Di Cyril si accorgono prima di tutti i lungimiranti scouts dell’Angers, tanto intelligenti quanto messi bene in classifica quest’anno in Francia, poi il giovane passa al meno noto Charleroi.

Gli osservatori della Steaua Bucarest, arrivati in Belgio per caso, restano sbalorditi dalle sue prestazioni e di quelle del compagno con cui scambia sempre il pallone. Presentano quindi un’offerta ad entrambi; il primo rifiuta, Théréau invece accetta di andarsene a vivere in Romania. Qui in un anno gioca in Champions League e segna 10 reti in 17 presenze. Il salto di qualità all’Anderlecht non riesce proprio a farlo, si accasa con i viola ma non riesce più a segnare: mal di gol, una rete e tante critiche per una fra le creste più matte d’Europa.

Nel 2008 torna “a casa” dello Charleroi ed arrivano 17 reti in 63 presenze: cosa significa questo? Chiaro, Théréau è un attaccante atipico che ama la profondità ma è bravissimo a giocare per i compagni, sacrificando quindi qualche rete in favore del gioco corale. Una dote che, se non ti chiami Iniesta o Dirk Kuijt, non ti porta a fare il protagonista su grandi palcoscenici.

Dal suo arrivo al Chievo la Serie A ha conosciuto un nuovo tipo di attaccante, un pazzo capace di colpi da manicomio e assist per il compagno, un fedele condottiero di Paloschi e un amico intimo dei trequartisti.

Amico più in generale dei compagni, egoista solo part-time.

Azione corale con l’aiuto di Pasquale

Affascinante ma sfuggente. Tanti gol ma mai troppi, tante esperienze ma mai quella giusta. Tanti paesi girati ma sempre rimasto nel cuore un vagabondo.

Difficile trovare parole adeguate per descrivere Cyril Théréau, uno dei giocatori più strambi mai passati su un prato verde.

Classe cristallina, in area quando vuole riesce a incendiare partite, palloni e difese avversarie.

Parlare di giocatore poi è riduttivo, Cyril rientra più nella divertente e strampalata categoria dei personaggi: tatuaggio a forma di bacio sul collo, fisico apparentemente mingherlino ma in realtà carico di energia esplosiva. 

Appassionato di gol belli e difficili, a volte quasi incomprensibili. Incomprensibili e indecifrabili, proprio come le parole che precedono un asterisco. Cyril sui prati verdi li cerca e li pesca, ogni rete sua è come un termine complicato di cui veniamo a conoscenza soltanto grazie a quel segno fatto a forma di stella.

Anche nella nostra quotidianità esiste qualcosa di inspiegabile, qualcosa per cui ci vorrebbe davvero un asterisco, un asterisco che rimandasse a una spiegazione razionale e finalmente comprensibile di quel qualcosa – si tratti di donne, lavoro, amici o campionati da vincere alla PlayStation – che ci è altrimenti indecifrabile.

Il mio dubbio amletico di oggi è, per esempio, il motivo per cui a 32 anni non sia ancora arrivata la chiamata di una grande squadra. Se ci fosse un asterisco pronto a darci qualche delucidazione, ci direbbe che non è accaduto e non accadrà mai perché Théréau non è la classica punta che segna 30 volte a stagione, non ha nemmeno voglia di competere con i vari Suarez o Benzema perché non è nelle sue corde. Lui è un giocatore troppo strano per essere vero, discontinuo ma letale, un fenomeno che segna quando ne ha voglia, quando si infiamma.

Nella vita di tutti c’è qualcosa di incompreso. Qualcosa di follemente divertente che soltanto con l’aiuto di una nota e di un asterisco potremmo comprendere una volta per tutte. Ma il bello forse sta proprio nel mistero.

Thereau, nella vita c’è sempre un Thereau*.

*anche ieri l'ha messa

*anche ieri sera l’ha messa: un gol inutile ma meraviglioso, ovviamente.

Scritto e disponibile su Numerosette.eu
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