Archivi tag: champions league

Champions League: Wembley e Kharkiv, terre da conquistare

Che sia verso Kiev o per Lione, Champions o Europa League, la storia non cambia. A partire dal 14 febbraio, le italiane si troveranno di fronte a 6 sfide dal sapore diverso, nella speranza che altrettante vittorie nel doppio incontro/scontro possano innaffiare con altre gocce di fiducia un calcio italiano che, fuori dal Belpaese, dopo la vittoria nerazzurra del Maggio 2010 si è colorato a forti tinte bianconere. Per fortuna. Se il calcio italiano deve in qualche modo ringraziare la potenza della corazzata agli ordini di Massimilano Allegri, quest’anno anche il Sassuolo di turno – l’Atalanta di un Gasperini inappuntabile – ha sbaragliato la concorrenza rendendo ancor più dolce la presenza di un sestetto azzurro nei sorteggi delle fasi finali a Nyon.

CONTINUA A LEGGERE CLICCANDO QUI 

L’estate di John Stones, del Kun e di Gabriel Jesus

Tre inglesi impegnate in Champions questa sera. Il Liverpool strappa a fatica un punto in casa contro il Siviglia, sempre pericoloso: Firmino, croce e delizia, porta in vantaggio i Reds ma sbaglia un rigore, permettendo alla coppia Correa-Muriel di trovare un insperato pareggio nella ripresa.

KANE IS ON FIRE – Dall’altra parte il Tottenham è stato capace di sconfiggere a Wembley un Borussia Dortmund capolista in Bundesliga, che aveva pareggiato con un gioiello del nuovo acquisto Yarmolenko. Harry Kane come un uragano segna però due reti regalando agli Spurs una vittoria davvero preziosa e fondamentale.

Immagine tratta da Internet

CONTINUA A LEGGERE SU BUONCALCIOATUTTI.IT

Le grandi mettono le ali

Nella serata di ieri è andata in scena la prima giornata di Champions League, che entra nel vivo con una fase a gruppi all’insegna dell’Over 2.5. Strada spianata per le inglesi, Barcellona, Bayern Monaco e Paris Saint-Germain chiudono il martedì sera con un bilancio di 28 reti in 8 partite.

Questa sera tocca alle altre, Napoli compreso:

ALISSON METTE LE ALI – Tutte le prime pagine giallorosse sono giustamente dedicate ad Alisson Ramsés Becker, portiere della Roma che nella ripresa all’Olimpico ha alzato un vero e proprio muro capace di garantire un prezioso 0-0 contro un Atletico Madrid come sempre organizzato e particolarmente solido.

“Messi sotto” titola invece Il Corriere dello Sport in seguito alla pesantissima sconfitta bianconera nella tana dei blaugrana; per giorni è stata propinata una presunta superiorità di Paulo Dybala a Leo Messi, che si è ripreso lo scettro di miglior attaccante argentino nel mondo con una doppietta che si aggiunge alle 3 reti del week-end nel derby contro l’Espanyol.

Il paragone è sempre vivo, vegeto e probabilmente veritiero, ma la debacle del Camp Nou ha messo in luce una differenza ancora vistosa. Massimiliano Allegri fa ammenda e si prepara per Olympiacos e Sporting Lisbona (che vince la prima gara in Grecia con reti dell’ex romanista Doumbia e di Bruno Fernandes), squadre da battere per assicurarsi il passaggio del turno.

CONTINUA A LEGGERE SU BUONCALCIOATUTTI.IT

 

 

Premier o Champions…League?

[Immagine in copertina tratta da Internet]

Questa è solamente una delle domande che in molti si porranno, vista la folta e inedita presenza di ben 5 squadre inglesi nel tabellone di Champions. Non bastavano Chelsea, Tottenham, Manchester City e Liverpool (dopo aver sconfitto l’Hoffenheim nella doppia sfida ai preliminari), anche lo United di José Mourinho parteciperà alla competizione più prestigiosa per club grazie alla vittoria in Europa League.

CONTINUA A LEGGERE SU BUONCALCIOATUTTI.IT

Orgogliosi di essere i cugini sfigati

Ieri sera, in Spagna e più precisamente a Madrid, si è giocato uno dei derby più sentiti del calcio europeo. Atletico Madrid-Real Madrid. Simeone-Zidane. Griezmann-Cristiano Ronaldo.
Ma era un derby speciale, questo. L’ultimo derby giocato al Vicente Calderòn! A partire dalla prossima stagione, le gare casalinghe dei Colchoneros si giocheranno al Wanda Metropolitano.

Il Wanda Metropolitano potrà ospitare fino a 66.000 persone e sarà coperto in caso di pioggia (Immagine trovata su internet)

Ma non è l’argomento di questo articolo. Come nemmeno lo è il risultato di ieri. Prima del fischio d’inizio, sugli spalti, è spuntata una grande coreografia, tenuta dai tifosi rojiblancos.
“Orgullosos de no ser como vosotros”. “Orgogliosi di non essere come voi”.


Così a freddo, può sembrare una cosa dettata dalla rivalità che divide la Madrid “Real” dalla Madrid “Atletico”. Cosa piuttosto normale: il tifo organizzato, quello serio, (ma, sia ben chiaro, non violento) trova sempre coreografie e striscioni spettacolari, da applausi. Per loro è un grande evento. E organizzare coreografie del genere non è sempre facile.
Pensandoci un po’ di più, poi, si potrebbe trovare però un significato più nascosto.
“Orgogliosi di non essere come voi”.
È quel “come voi” che mi ha fatto pensare a questo pezzo.
“Voi” è il Real Madrid. E il Real Madrid è una delle squadre più forti e vincenti della storia, con 81 titoli in bacheca, giocatori fortissimi come Benzema e CR7, con un passato segnato da Raùl, Ronaldo, Zidane, Beckham…
Quell'”Orgogliosi di non essere come voi” può essere tradotto, quindi, in “Orgogliosi di essere come noi”. L’Atletico Madrid è una squadra con molte meno soddisfazioni e molti meno titoli in bacheca (28), meno potente dal punto di vista mediatico e anche nel valore assoluto della rosa, senza nulla togliere a Griezmann, Carrasco e Godìn.
Con quel messaggio, quindi, i tifosi dei Colchoneros si sono definiti “Orgogliosi di essere i cugini sfigati”. Ed è questa la parte bella del tifo: lasciar da parte la voce “Titoli”, tifare la propria squadra perché è bello farlo, nel bene e nel male, sfruttare ogni momento per dirsi “Io sono tifoso della squadra, e la sostengo sempre”.
“Orgullosos de no ser como vosotros”. Orgogliosi di non essere i cugini vincenti, ma quelli sfigati.
Non è detto che nella testa degli organizzatori sia passato quello che ho scritto io. Magari il messaggio era un altro, molto più blando. Ma a me piace pensarla così.

Ruggero Rogasi
Twitter @RuggeroRogasi

E vissero tutti…

Ammettiamolo, visto l’ultimo periodo ci aspettavamo tutti che sarebbe arrivato questo momento, ma in cuor nostro speravamo che questo momento, appunto, non sarebbe mai arrivato.

Ieri sera, al King Power Stadium, verso le 21:10 (ora italiana) è finita, stavolta per davvero, la favola Leicester. 26° minuto, Saul Niguez raccoglie l’assist di Filipe Luis e supera Schmeichel, davanti ai tifosi delle Foxes che credevano nella rimonta. Credevano di ribaltare quel misero 1-0, siglato Griezmann su rigore, del Vicent Calderon. A nulla è servito, al 61° minuto, il gol del pareggio di Jamie Vardy, e a nulla sarebbe servito un altro gol (i campioni d’Inghilterra avrebbero dovuto vincere con almeno due gol di scarto).

Fine della favola, quindi. Fine di una favola iniziata nell’agosto del 2015 e sviluppatasi nel corso del tempo, in nove bellissimi mesi, con un bravissimo narratore quale è Claudio Ranieri e i magnifici protagonisti che rispondono al nome di Jamie Vardy, Riyad Mahrez, N’Golo Kanté e tutti gli altri.

Questo perché il Leicester City dell’anno scorso aveva, sì, tre giocatori fondamentali su cui basava il suo gioco (i tre sopracitati, appunto) ma la sua vera forza era il gruppo. E, quindi, quando a “toppare” erano loro tre ci pensava qualcun altro a metterci le pezze (che sia Okazaki, Drinkwater, Morgan, Huth, Ulloa…).

A titolo vinto è arrivato l’appagamento. Giocatori e società si sono sentiti sazi, si sono sentiti troppo sicuri di sé, e si sono lasciati andare, rendendosi protagonisti quindi di una stagione da dimenticare. La peggior stagione di una squadra campione d’Inghilterra.

A marzo arriva così l’esonero di Claudio Ranieri, che lascia la squadra in piena lotta per la lotta salvezza nelle mani di William… ehm… Craig Shakespeare con la speranza che, dato il nome, la tragedia si trasformi in salvezza. Ed in effetti la squadra si rialza e si avvia verso una salvezza tranquilla (adesso i punti di vantaggio sullo Swansea, terzultimo, sono 9 con una gara in meno).

L’errore più grande, e qui parlo di una mia personalissima opinione, lo ha fatto la società in estate, sacrificando N’Golo Kanté per il Dio Quattrino (ma bisogna anche vedere quanto può aver pesato la decisione del francese). Il classe 1991, non mi stancherò mai di dirlo, è un giocatore unico, che riesce a sistemare da solo la linea mediana. Hazard, qualche mese fa, disse che giocando insieme a lui pare di “giocare con tutti e tre i gemelli Kanté in campo” (e non ha gemelli, sia ben chiaro). Oppure gira la battuta “La Terra è ricoperta dal 70% d’acqua e dal 30% di Kanté”.

Questo per dire: N’Golo fa un lavoro eccezionale per la squadra in cui milita, correndo e sbattendosi per 90 minuti, 38 giornate all’anno (più coppe).

Tornando alla fine della favola: ieri, quindi, si è consumato l’ultimo atto, tra le lacrime dei tifosi e degli appassionati che speravano in un altro miracolo sportivo. Quando sarà possibile un’altra Favola Leicester? Difficile dirlo: in Premier le solite 6 hanno ripreso saldamente il potere (si è aggiunto anche l’Everton, settimo, che ha 13 punti di vantaggio sul West Brom ottavo), in Italia e Germania sarà difficilissimo scalzare Juventus e Bayern Monaco prima di 5-6 anni. In Spagna è un duetto Barcellona-Real Madrid infastidito dall’Atletico. Forse in Francia le cose sono più aperte, con il Monaco e il Nizza che stanno riuscendo a rendere la Ligue 1 un po’ meno monopolizzata dal PSG.

Resta il fatto di aver avuto la fortuna di assistere alla favola calcistica più bella degli ultimi anni, in cui una squadra di (non me ne voglia nessuno) gregari che si è imposta nel calcio che conta, nel campionato più ricco, antico e tradizionale d’Europa.

Ricorderemo tutti quel #GoFoxes, portandocelo stretto nel cuore.

La Fenice

(Immagine di copertina trovata su internet)

Favoloso uccello sacro degli Egizi, simile per l’aspetto a una grossa aquila, con vivido piumaggio multicolore, a cui si attribuiva la peculiarità di morire bruciato alla fine di un periodo di 500 anni, e di rinascere quindi dalle proprie ceneri

Come non parlare di una rinascita, seppur calcistica, in tempo di Pasqua? Nel suo piccolo, senza scomodare paragoni troppo biblici, quella di Radamel Falcao si può definire proprio questo: una rinascita.

Tra il 2011 e il 2013, l’Atletico Madrid ha avuto tra le mani quello che, ai tempi, era il centravanti più forte del mondo. Non basava il suo gioco sul fisico, vista la statura (177 cm), ma sulla rapidità, di movimento e di pensiero, e sullo stacco poderoso, capace di portarlo ben oltre i saltatori avversari e segnare di testa, al volo, rovesciata…

Un sorridente Falcao alla presentazione con il Monaco (immagine trovata su internet)

Nell’estate passò, tra mille mormorii, al Monaco del ricchissimo Rybolovlev, magnate russo che voleva stoppare la supremazia del PSG in Francia. A fermare El Tigre, però, non furono i difensori della Ligue 1: nel gennaio del 2014 un bruttissimo infortunio al ginocchio sinistro mette fine alla sua stagione, impedendo anche la convocazione al Mondiale brasiliano.

Finita la stagione, e recuperato del tutto, la sua voglia di rivalsa lo porta in Premier League per due anni, tra Manchester United e Chelsea, dove però non trova mai continuità.

Torna in Francia, con la coda tra le gambe, e le domande di molti appassionati si chiedono: “Che ne sarà di lui?”. Si parla di Serie A (difficile, visto l’ingaggio comunque molto alto), di ritorno in Spagna o di Saudade (passatemi il termine, anche se non è brasiliano) in Sudamerica, magari proprio nel River Plate che lo aveva lanciato verso l’Europa.

Invece no. Radamel non si arrende, ha 31 anni e vuole provare a mantenere la promessa fatta il giorno del suo arrivo nel Principato: fermare la supremazia del PSG.

Falcao esulta con il compagno di reparto Mbappe (foto: SKY)

Si mette a lavorare, quindi, e anche grazie al lavoro del tecnico portoghese Jardim e ad una squadra piena di giovani in rampa di lancio, si riscopre la macchina da gol di un tempo.

Nel 4-4-2 dei biancorossi, il numero 9 fa la punta insieme al talentino francese Kylian Mbappe (che ricordiamo NON essere il nuovo Henry) e mette a segno 17 reti in campionato e 6 in Champions League, con i monegaschi che si giocheranno il ritorno in casa contro il Borussia Dortmund forti della vittoria per 3-2 dell’andata. Come se non bastasse, proprio loro sono primi in classifica in Ligue 1, con tre punti di vantaggio sul PSG (fuori dalla CL) e quattro sul Nizza dell’altra fenice Balotelli.

Si può dire, con la dovuta cautela, che Radamel sia tornato, che sia pronto a prendersi ciò che il calcio gli deve e che non gli ha dato negli ultimi anni.

Sperando sia l’inizio di una nuova fase, seppur breve, di una folgorante storia.

Leicester: la più bella delle 8 regine d’Europa

Sembrava che la luce si stesse spegnendo piano piano. Sembrava che la cavalcata meravigliosa della scorsa stagione, fosse destinata a non avere un seguito, a rimanere un ricordo. Magico, bellissimo, eterno. Ma un ricordo. L’esonero shock di Raineri (in fin dei conti nemmeno troppo ingiustificato) dopo la partita di andata a Siviglia ha lasciato un vuoto in tutti i “supporters” delle Foxes, che sembrava impossibile da colmare. In fondo, gran parte dell’epopea della scorsa stagione è stata merito suo. Non era possibile immaginare Leicester senza Ranieri, e Ranieri senza Leicester.

SEPARAZIONE NECESSARIA – Nel calcio, si sa, non esiste la riconoscenza. Altrimenti “King Claudio” sarebbe ancora seduto su quella panchina, anche con la squadra retrocessa in quarta serie. Ma ciò che non smetterà mai di esistere su quel rettangolo verde sono le favole: solo un punto separava il Leicester dalla retrocessione solo due settimane fa; poi è stato cacciato (il termine è appropriato) Ranieri, e da allora solo vittorie. Segno che il valore assoluto della squadra è rimasto invariato, al contrario dell’atteggiamento e dell’impegno; quello sì, irriconoscibile. Dall’arrivo di Shakespeare in panchina sembra essersi ritrovata quella grinta, quella “garra” che aveva fatto innamorare così tante persone delle Foxes. Prova del fatto che tra Ranieri e lo spogliatoio, o almeno parte di esso, si era rotto qualcosa: perciò il divorzio dall’allenatore italiano è stata l’unica soluzione praticabile.

ESSERE O NON ESSERE? – Mai momento poteva essere più adatto per porsi il dubbio. Continuare a sognare o fermarsi definitivamente? Se si sceglie la trama di Shakespeare (William), l’opzione è la seconda. Ma Craig, in panchina da due settimane, decide di non seguire la trama composta dal suo più famoso omonimo, e sceglie di riscrivere il finale: al King Power Stadium finisce 2-0 per l’ex 11 di Ranieri, che si iscrive per la prima volta nella sua storia al club delle prime 8 d’Europa, in compagnia di vere istituzioni, come Barcellona, Real Madrid, Juventus, Bayern Monaco eccetera.

SI È RIVISTO IL “VECCHIO” LEICESTER – La cosa che più ha fatto piacere ai tifosi e ai simpatizzanti, oltre al risultato, è stato rivedere, sul campo con il Siviglia, il Leicester a cui tutti siamo stati abituati: corsa, rabbia, voglia. Tanta voglia. L’esempio lampante è quel Jamie Vardy che fino a 15 giorni fa sembrava solo un lontano parente del capocannoniere ammirato lo scorso anno. Ieri ci ha regalato, nella partita più importante dell’anno fin ora, una prestazione maiuscola: indemoniato, sempre a caccia del pallone, per 95′ minuti. Sponde, botte, contrasti, recuperi, anticipi, tiri. Ma è tornata sugli scudi tutta la vecchia guardia: sul tabellino ci sono i nomi di Morgan e Albrighton, colonne portanti con Ranieri; si è visto un ritrovato Mahrez, capace di mandare da solo in tilt la difesa degli spagnoli con dribbling letali. Si nota meno, ma anche Fuchs ha svolto tanto, tanto lavoro utile, sia in copertura che in ripartenza, marchio di fabbrica degli uomini in blu. Insomma, un pizzico di Ranieri c’è stato anche ieri sera…

Adesso non importa chi verrà pescato nei sorteggi per i quarti a Nyon: ieri sera, contro una squadra superiore tecnicamente, il Leicester ha riacceso il cuore “Foxes” in tutti quelli che lo stavano per spegnere. L’abbiamo detto prima: ciò che non smetterà mai di esistere su quel rettangolo verde sono le favole. E comunque vada ai quarti, è stata una favola. O meglio: È ancora una favola.

“Come on Foxes”.

PSG con i remi in Barça. I blaugrana scrivono la storia.

OBIETTIVO: SCRIVERE LA STORIA- Dopo il 4-0 da fantascienza al Parco dei Principi, è una partita che rimarrà alla storia, comunque vada: per il Paris c’è l’occasione più che concreta di eliminare la squadra dei marziani, facendo fruttare il bottino dell’andata; per il Barcellona, la voglia di ribaltare un 4-0, impresa mai riuscita prima.

Pronti, partenz… 1-0!! Neanche il tempo di partire, Suarez la butta dentro. Prevedibile, si immaginava che il Barcellona avrebbe tentato un assedio prorompente. Dopo la dormita difensiva, il PSG si ricorda che il riscaldamento è finito; decide di iniziare a impostare una partita difensiva, e l’unica opzione d’attacco sono le ripartenze, che con Lucas e Draxler possono essere devastanti: prevedibile.

Quello che non si può prevedere è il colpo del campione, del genio assoluto: al 40′ Andres Iniesta tira fuori dal cilindro un colpo di tacco che manda in cortocircuito Trapp e Kurzawa, che la butta dentro, ma nella porta sbagliata: 2-0.

LA “MSN” – “Messi-Suarez-Neymar”? No. “Mai Stati Normali”. Perché il trio sudamericano decide che è il momento di entrare negli almanacchi di storia. Dopo 5 minuti della ripresa Neymar si procura un rigore per fallo di Meunier. Neymar scrive, Messi esegue: 3-0. Il Camp Nou è in visibilio, l’impresa ora è possibile.
O forse no: Cavani porta sul 3-1 il risultato, con un collo esterno che fulmina Ter Stegen. Minuto 62′. Gli stati d’animo si invertono: al Barça servono altri 3 gol, perché quello del Matador, in trasferta, vale doppio. Euforia Paris, sogni infranti Barcellona.

“Mai Stati Normali”. Già. Una squadra normale sarebbe già con la testa negli spogliatoi, a pensare a quanto sarebbe stato bello riuscire almeno a portare la partita ai supplementari. Soprattutto se se il cronometro segna 87′.

Ma “O’ Ney” dipinge una punizione capolavoro, e Trapp non può fare altro che raccogliere il pallone dal fondo della rete. Barça 4. PSG 1.

Sembra impossibile. SEMBRA. Dicevano i latini “fortuna audaces iuvat”: stasera i più audaci sono quelli con la casacca a bande rosso-blu, e la fortuna decide di assisterli. O meglio, l’arbitro. Al 90′ rigore (molto) generoso per fallo su Suarez: il rigorista designato con la 10, che di nome fa Lionel, lascia il posto al brasiliano: anche Messi si è accorto che Neymar stasera ha il piede magico. Rincorsa al cardiopalma, il silenzio prima del boato: 5-1.

5. Minuti. Di. Recupero.

Panico negli occhi dei parigini. “Garra”, grinta in quelli dei catalani. Per 5 minuti la palla non entra più, la candela della speranza sembra aver finito la cera.

IL GOAL DELLA STORIA – È l’uomo meno atteso che la risolve. Sull’ultimo pallone disponibile buttato nell’area del PSG, la difesa in maglia bianca è concentrata su Piqué, il più pericoloso sui palloni alti, con 3 uomini su di lui. Ma si perde Sergi Roberto, uno dei più piccoli: sbuca alle spalle di Matuidi, e in spaccata trafigge Trapp. 6-1!!!
PARADISO BLAUGRANA. Fischio finale: la storia è scritta.

LEGGENDARI, MA CHE SPRECO PSG – Il miglior sceneggiatore non avrebbe saputo scrivere trama più avvincente. Ci possono essere milioni di interpretazioni, su vittoria meritata o meno, per aiuti arbitrali o meno. Un fatto però certo c’è: il PSG ha sprecato un’opportunita più unica che rara. Dopo una vittoria per 4-0 in casa, al Camp Nou devi pensare a difenderti a oltranza. Emery ha impostato la squadra come se quella di ieri fosse una partita qualsiasi. Centrocampo troppo votato al palleggio e poco all’interdizione, con l’ingresso di Krychowiak che è stato effettuato quando ormai il Barcellona aveva deciso che l’avrebbe vinta. E Kimpembe lasciato in panchina, dopo la sontuosa prestazione di Parigi con un Suarez anestetizzato, è un’enorme falla nell’11 iniziale.
Forse pensava di poter fare la partita anche al Camp Nou. Atteggiamento audace. La fortuna aiuta gli audaci. Ma in una partita ad eliminazione diretta, solo 11 giocatori possono uscirne vincitori. E questa volta, la dea bendata ha deciso di posarsi su quelli “Mai Stati Normali”.

Robe da PSG

Robe da pazzi. Se Mediaset cercava una prova per poter rinfacciare alle emittenti rivali di essersi assicurata la competizione più bella in circolazione, dopo la partita di questa sera ha un buon motivo per potersi vantare di trasmettere la Champions League in diretta. Già, perché chi ha avuto la fortuna di assistere a Barcellona contro Paris Saint-Germain la dimenticherà difficilmente.

Sarebbero bastate 4 reti senza subirne, ma ne sono arrivate 6: come se non bastasse la rete di Edinson Cavani si è trasformata da probabile ammazzacaffè a inizio della fine, visto e considerato che da quel momento i parigini hanno spento la luce permettendo a Neymar di accendersi e risplendere di luce propria. 3 gol in 5 minuti, doppietta del brasiliano ed assist per Sergi Roberto nell’ultima azione della partita.

PSG, Paris Saint Germain Prende Sei Gol. Va bene, può bastare.

LA FRASE DEL GIORNO

“Abbiamo il dovere di provarci e io sono fiducioso. Se un rivale è stato capace di farci 4 gol io so che noi possiamo farne 6 di reti.
Sono convinto che nel corso della gara ci sarà un momento nel quale saremo vicini alla qualificazione. Non so come andrà a finire, magari segnano loro, magari restiamo solo vicini senza arrivare alla meta, ma sono sicuro che ci sarà un momento nel quale ‘vedremo’ la possibilità di passare. A me la storia non interessa nulla, io voglio solo vincere” – Luis Enrique

IL TWEET DEL GIORNO

IL VIDEO DEL GIORNO