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Lo spettacolo suo, il suo spettacolo: Brunori contro la paura

“Vivere come volare”, morire come rinascere. Passare una serata a teatro, in dolce compagnia o  rigorosamente in solitaria, tanto Dario Brunori è anche il cantautore della solitudine. Non ce ne voglia nessuno, men che meno il diretto interessato, ma riuscire a far breccia nel cuore dei maxi fruitori di musica auricolare in camera o sui treni, è stato un asso nella manica da sfoderare in bella vista. Un cantautore che si definisce poi via di mezzo tra Don Abbondio e Don Chisciotte, fra la triste realtà e la vana speranza, accoglierà sicuramente di buon grado in platea qualsiasi genere di spettatore. Si, persino chi soffre di selacofobia. E non spaventatevi, perché fra una canzone ed un dialogo il tuo vicino di posto svanirà per qualche istante. Del resto siamo nella società liquida di Baumann, ma Brunori spiegherà anche questo con la solita nemmeno troppo velata ironia.

“La vita va vissuta, io la penso” (Dario Brunori)

A pochi giorni dalle elezioni, con slogan e frasi fatte ancora appese per la città,  lo spettacolo di Brunori Sas preferisce affidarsi alle parole di Lucio Dalla e si tufferà persino in un ardito e scherzoso – ma calcolato – autocitazionismo, tipico del cinema dei fratelli Cohen, non poi così diverso dalla filosofia di vita del cantautore di Cosenza. Dal dude del Grande Lebowski all’ambientazione di perenne confine tra innovativo e tradizionale, presente in ogni sequenza innevata di Fargo. Strade dritte, gironzolando come in una tratta Lamezia-Milano con qualcosa fra le mani per passare il tempo. Canzoni contro la paura “e maledetto Spielberg” per la paura degli squali. Com’è profonda la vita, com’è profondo il mare.

Non potendo andare oltre, alla domanda “pensi davvero che sia una splendida idea andarcene a teatro a vedere Brunori” risponderei forse, perché lo stato di confine che governa il regno dell’incertezza va mantenuto intatto, va rispettato. E perché morire è come rinascere, parola di un cantautore diviso tra due mondi ma capace di unire under, over e perennemente indecisi sul da fare. Anche se comprare un biglietto o restarsene a casa, sul divano, con una serie televisiva in cui tutti sembrano grandi e in cui ci si commuove davanti a nessuno.

“Brunori non scrive solo belle canzoni, fa molto di più” (Paolo Talanca – Il Fatto Quotidiano)