Archivi tag: Calcio

Panama nel paese delle meraviglie

[Immagine in copertina tratta da internet]

“Questa vittoria è anche tua” scrive un noto giornalista spagnolo, Alexis Martin-Tamajo, meglio conosciuto al mondo dello sport con il soprannome “Mister Chip”.

La dedica è per Amilcar Henriquez, colonna portante della nazionale di Panama, ucciso a colpi di pistola il 15 Aprile scorso nel centro di Colon.

Chi pensa a Panama si ritrova negli occhi colori perlopiù sgargianti, paradisi fiscali e scandali mondiali che ne portano – almeno in parte – il nome. Presidenti divenuti dittatori e connessioni contrastanti con gli stati confinanti, legami fortificati dalle serie televisive che negli ultimi tempi hanno esaltato la figura di Pablo Escobarpatròn della vicina Colombia e compagno di affari di Manuel Noriega, generale e di fatto dittatore del Paese dal 1983 al 1989, morto anch’egli come il centrocampista Henriquez nella primavera del 2017.

CONTINUA A LEGGERE SU IOGIOCOPULITO.IT CLICCANDO QUI

A Tutto Campo

Ed ora ricominciamo, come facevamo esattamente una volta.

Abbandonare un’idea che mi ha permesso di arrivare fin dove sono oggi non avrebbe avuto senso, per niente, non sarebbe nemmeno stato giusto nei confronti di chi per questo sito ha speso e continua ad investire tempo e denaro.

Proverò quindi ad aprire uno spazio per tutti, per chiunque voglia unirsi e girovagare insieme a noi, scrivendo atuttocampo specializzandosi in qualche cosa: che siano statistiche, storie o campionati esotici poco importa, quel che conta è scrivere per costruire qualcosa di reale e realistico.

Ogni volta che mi butto su un argomento, arrovellandomi su parole, verbi e terminologie più adatte al contesto in questione, mi rendo conto di essere per certi versi un po’ strano. A bit weird si direbbe forse in Inghilterra, ma un furore quasi agonistico mi spinge a perdere quella mezz’ora di tempo e finire il mio articolo senza guardare in faccia nessuno. Credo che la consapevolezza di dover lasciar viaggiare la mente sia il primo punto per scrivere e per farlo come si deve, poi – traendo spunto da Leonardo Bruni – occorrono immaginazione, eleganza e conoscenza.

Bene, se avrete modo, tempo e voglia di leggerci qui non troverete una redazione normale, come tante altre, anzi forse non troverete nemmeno una redazione. Quel che offrirà al pubblico il nostro blog sarà una vetrina di personaggi, un sito per chiunque voglia intraprendere la carriera di giornalista o semplice appassionato in ambito sportivo. Senza figure autoritarie né regole ferree, non tanto per amore verso l’anarchia quanto più per correttezza verso chi scrive senza percepire uno stipendio. E, in un mondo di squali come quello dell’editoria online, non è cosa scontata.

Atuttocampo si presenterà al pubblico senza ‘il ghigno e l’ignoranza dei primi della classe’, quindi probabilmente sarà ascoltata da pochi o da nessuno.

Forse, ma come avrebbe detto Faber ‘noi ci proviamo lo stesso’: non si sa mai che qualcuno ascolti per davvero la nostra smisurata preghiera.

Walk this way

Nell’ultimo decennio, parlando di calcio, le due domande più frequenti sono:

  • con che squadre il Chievo riesce a fare ogni anno 40 punti?
  • sarà questa la stagione dell’Arsenal?

Se per la prima domanda si tratta di semplice ironia, il motivo della seconda è probabilmente semplice: la nuova generazione non ha vissuto da spettatrice consapevole i trionfi di Arsène Wenger con i Gunners, cominciati nel 1998 con un double e culminati con la storica stagione del “non perdo mai” nel 2003/2004. Quell’Arsenal era inarrestabile, fece 90 punti eguagliando il Preston e fece pregustare a tutti gli amanti del calcio un dominio biancorosso nei secoli dei secoli. Ma di eterno nel calcio non c’è nulla, anche le sgroppate di Robert Pires hanno una fine, ecco perché quella squadra ad oggi rimane un quadro meraviglioso, un capolavoro dipinto tutto d’un fiato che tuttavia non si riesce a replicare.

Nello stesso anno in cui i Gunners alzarono il primo trofeo di una lunga serie, gli Aerosmith componevano un capolavoro chiamato “I don’t want to miss a thing”, titolo che rispecchia meravigliosamente bene immagini come queste, simbolo del gigante buono e filo-francese creato proprio dal pittoresco tecnico di Strasburgo.

“Non voglio chiudere gli occhi,
non mi voglio addormentare, 
non mi voglio perdere niente.”
Chiusa la parentesi rotonda, si torna inevitabilmente a viaggiare nel presente. La stagione 2016/17 è ormai alle porte ed anche i Gunners, pur consapevoli di dover ancora fare qualche colpo grosso di mercato, si stanno preparando all’ennesimo tentativo di ripetere le gesta degli antenati nemmeno poi così lontani.

PORTIERI – Jaded

Sistemato già nella scorsa estate il reparto più pericolante della squadra, oggi si registra persino un leggero esubero fra i pali: il “povero” Wojciech Szczesny avrebbe trovato pochissimo spazio vicino a Cech ed Ospina, motivo per cui è stato lasciato a crescere ancora in Serie A. I giovani Emiliano Martinez e Matt Macey chiudono una lista tanto lunga quanto positiva: lo scorso anno le reti subite – come nella stagione ancora precedente – sono state relativamente poche, solo 36: quella di Wenger si è rivelata una delle migliori difese insieme al campione d’Inghilterra Leicester, seconda soltanto a quelle di Manchester United e Tottenham.

“Petr, Ma chi glielo dice a Wojciech che qui non giocherà mai?”

DIFENSORI – Cryin’

Non sarà probabilmente Rob Holding, giovane talento dalle belle speranze appena arrivato dal Bolton, a rovesciare le gerarchie e a risolvere i problemi difensivi dei Gunners: ci ha provato Chambers, ora accostato al Watford, non ci è riuscito nemmeno Gabriel Paulista, ancora troppo poco affidabile per garantire una sicurezza costante durante la stagione.

Continuità e sicurezza sono diventati invece i capisaldi di casa Laurent Koscielny, difensore “acerbo e maldestro” diventato negli anni il “miglior centrale del campionato”, come sostiene Rio Ferdinand, non proprio un passante qualunque.

Se per il francese si sprecano i complimenti, il colosso tedesco e biondo Per Mertesacker sta ancora cercando di riguadagnarsi quelli che si era meritato durante le prime due stagioni a Londra, coronate da 69 presenze in campionato e 5 reti.

Sulla fascia sinistra ci sono l’ordinato Nacho Monreal e l’eterna promessa Kieran Gibbs, mentre i veri problemi numerici si registrano sul lato destro: se Hector Bellerìn rappresenta probabilmente il miglior giovane in squadra – l’interesse fastidioso del Barcellona ne è la prova vivente – non è ancora chiaro il futuro tanto dell’ex West Ham Carl Jenkinson quanto di Mathieu Debuchy, che nonostante l’infortunio ed il prestito al Bordeaux da cui è appena tornato continua a far sapere di non voler continuare l’avventura londinese: ha giocato venerdì contro il Lens, ma il suo futuro resta avvolto nella nebbia.

“In my opinion it seems much more practical to keep a younger and arguably more talented Carl Jenkinson, that it does to keep an ageing, out of form Mathieu Debuchy” sostiene sul web uno scrittore amico dell’Arsenal, chissà che non possano restare entrambi. L’importante, però, è che non parta lo scattista Bellerìn.

 

CENTROCAMPISTI – Dream On

Il vero reparto da sogno, non me ne voglia Flavio Briatore, è il centrocampo. La forza ed il limite dell’Arsenal sta proprio lì, lì nel mezzo, dove l’intelligenza di un ormai intoccabile ed evoluto Aaron Ramsey ed il tempismo di Mesut Özil fanno fatica ad esser sostenute da una retroguardia che – come abbiamo detto – è buona ma non magnifica.

Fortunatamente il primo acquisto per la nuova stagione è un ottimo compromesso fra difesa e creatività, fra sostanza e fantasia, fra Taulant e Granit: si tratta di Xhaka, un corsaro quandosi tratta di recuperare palloni ma un preciso geometra in fase di impostazione. Sarà lui il collante fra difesa e centrocampo capace di rendere meno pesanti le sfuriate offensive dei cannoni biancorossi?

Un altro giocatore ancora tutto da scoprire è Mohamed Elneny, prelevato dal Basilea lo scorso gennaio per circa 12.000.000 di euro: il nuovo mediano incontrista agli ordini di Arsène Wenger è subito entrato a pieno nel progetto biancorosso collezionando una dozzina di presenze nella sua prima mid-season inglese. Le due più grandi qualità del classe 1992 egiziano sono senza dubbio temperamento e precisione nei passaggi, di cui andremo ad analizzare i dati grazie alla piattaforma WyScout.com.

WyScout El Neny

L’acquisto di Elneny nella finestra di gennaio, a dire il vero, è stato necessario in seguito all’infortunio – uno dei tanti – subito da Francis Coquelin: il francese è un vero e proprio beniamino dell’Emirates e aveva cominciato la stagione in maniera perfetta, prima di accasciarsi a terra rialzandosi soltanto a 2016 inoltrato. Basso, compatto ed infaticabile corridore, anche con gli arrivi egiziani e svizzeri il suo impiego non dovrebbe essere compromesso; sarà certamente complicato trovare spazio e continuità, ma se proverà a conquistarsi la fiducia di Wenger con la stessa grinta che lo ha reso un beniamino dei tifosi, beh a quel punto non sarebbe facile arginarlo.

Ci siamo completamente dimenticati di Jack Wilshere, abbastanza comprensibile e normale considerando come nelle ultime due stagioni il peperino di Stevenage abbia giocato soltanto 17 partite di Premier League su 76 disponibili. Il suo palmarès, rigorosamente con la maglia dell’Arsenal, assomiglia più ad un bollettino medico che ad una bacheca piena di trofei:

wilshere

All credits to transfermarkt.it

Su Mesut Özil e i suoi passaggi smarcanti non serve aggiungere nulla, rovinerebbe soltanto l’atmosfera, mentre Santi Cazorla merita un capitolo a parte: agile ma potente, veloce ma intelligente, spesso assente ma sempre decisivo.

Se due stagioni fa 7 reti in 37 partite – solo un’assenza durante tutta la stagione – lo avevano reso quasi unico oltre che indispensabile, l’anno scorso non è andata così bene, complici i quasi 4 mesi di assenza per infortunio. Mai però sottovalutare Paquirrin, formidabile a dileguarsi negli spazi e letale da fuori area.

 

ATTACCANTI – Crazy

Serge Gnabry e Andre Iwobi sono le promesse da realizzare, Joel Campbell e Alex Oxlade-Chamberlain quelle – ad oggi – non mantenute, ma i due esterni nel 4-2-3-1 saranno rispettivamente Alexis Sanchez e Theo Walcott: il primo è la stella di cui nessuno a Londra si vuole privare, il secondo ogni volta che entra cambia le partite.

Nello scorso campionato Sanchez ha giocato 2.445 minuti, Walcott “soltanto” 1.373: il cileno è insostituibile, il londinese tutto rapidità e traversoni si è rivelato l’uomo devastante a partita in corso. Sul lato destro viene spesso utilizzato Ramsey nel ruolo di regista avanzato, ma del resto si sa che Wenger fa della rotazione – complici anche i tanti infortuni – un’arma letale e vincente.

Se Danny Welbeck continua a fare i conti con un problema al ginocchio che lo ha tenuto fermo per mesi e continua a farlo, l’uomo della provvidenza si chiama Olivier Giroud: potenza, intelligenza e caparbietà che si verbalizzano con 16 reti in 38 partite, nessuna esclusa.

A dire il vero i suoi detrattori sono molti, fra cui spicca l’icona Spurs Garth Crooks: per lui il francese segna troppo poco, l’Arsenal non vincerà mai nulla finché la vecchia stella del Montpellier popolerà l’area di rigore.

 

Titolo o non titolo, a proposito di prime pagine non possiamo non parlare dell’uomo che ha stregato il Giappone finendo nel mirino proprio di Arséne Wenger, allenatore che nella terra del Sole nascente ha allenato e vinto con il  Nagoya Grampus Eight: si tratta del giovane Takuma Asano, tanto sconosciuto ai più quanto interessante e tutto da scoprire.

Nelle scorse settimane vi avevamo parlato di lui, lo avevamo fatto ponendo l’accento sui 5 trofei alzati – seppur in Giappone – a soli 21 anni.

L’ennesima incognita porta il nome di Yaya Sanogo, il cui talento è al momento incomprensibile e davvero nascosto: dal 2015 sono arrivati ben tre prestiti ma solo 4 reti, troppo poche. “Sarà il nuovo Adebayor” aveva azzardato qualche tifoso biancorosso, oggi il paragone sembra quasi definitivamente naufragato. Mai dire mai.

 

Bisogna ammettere che lo scorso anno l’Arsenal ha dimostrato più caparbietà del solito, restando aggrappata per mesi alla vetta e lasciando lo scettro soltanto di fronte al miracolo di Ranieri, ma fino a poche giornate dal termine i rivali del Tottenham avevano creduto sul serio di poter rovinare i preparativi ai tifosi avversari. Il St. Totteringham Day, infatti, è un’istituzione per i tifosi biancorossi; si tratta del giorno in cui matematicamente i Gunners sono sicuri di finire sopra i rivali del Tottenham e, di rimando, decidono di festeggiare. La data ormai è diventata una sorta di must, un avvenimento ricorrente per via della dozzina di campionati in cui il biancorosso sovrasta il biancoblu. A metà campionato sarebbe stato improbabile pensare ad una ripetizione di questa festa, si credeva che al termine della stagione 2016 sarebbe arrivato dopo anni di egemonia cittadina il momento di una minestrina per far andar giù meglio il campionato meravigliosamente strabiliante del Tottenham, spinto dall’uragano Harry Kane e fermato soltanto dal Leicester. Invece no, sono arrivati davanti ancora una volta: 71 punti a 70, un premio amaro ma sempre meglio di niente.

 

Gli Aerosmith cantavano “What could have been love”, se i Gunners avessero avuto un po’ di fortuna in più chissà cosa ci saremmo trovati a raccontare oggi. Probabilmente qualcosa di diverso, sicuramente però basterebbe una stagione altrettanto storica per far dimenticare 12 anni di buoni piazzamenti a luci soffuse. Perché l’Arsenal non si è arreso, è ancora lì aggrappato, nonostante tutto.

Aerosmith, Arsène Wenger, Arsenal, arte ed ambizione: magari sarà proprio nella Premier delle meraviglie, in cui nessuno si aspetta la loro rinascita, che i cannoni torneranno a fare terra bruciata su tutti i campi d’Inghilterra.

Quel quadro datato 2004, dipinto dal mago di Strasburgo, ha oggi un valore inestimabile. L’artista più silenzioso della Premier League, però, non riesce a ricrearne una copia simile all’originale, che ha lasciato a bocca aperta milioni di sportivi in tutto il mondo in un passato visto dai più giovani come molto, molto lontano. Chissà che questa volta, mentre gli occhi di tutto il paese sono puntati sui due saltimbanchi di Manchester o alla ricerca di altre favole a lieto fine come quella del Leicester, lo stanco e silenzioso Arsène non ci riesca per davvero.

Perché loro ci sono sempre, nel bene e nel male.

Dì “arrivederci” a un altro giorno

Aerosmith

Scritto e disponibile su Numerosette.eu
Scritto e disponibile su Numerosette.eu

Speciale Calciomercato

È tempo di calciomercato, inutile girarci intorno.

Proveremo a identificare, con la nostra solita leggera ironia, tutte le pedine europee – e non solo – che i grandi club stanno muovendo in vista della stagione ormai alle porte. Lo faremo, come necessario quando si tratta di milioni, con l’aiuto delle valutazioni folli o “moderate” che ogni club dà ai gioielli di cui non vuole, non può o cerca di privarsi.

22.500.000 € – MARKO PJACA

È lui l’uomo del momento. Arriva da predestinato, tutti ne parlano e tutti si aspettano grandi cose. Il fantasma di Mateo Kovacic aleggerà sull’ennesimo talento sbocciato alla Dinamo Zagabria, che deve però ancora trovare forza e carattere per la definitiva consacrazione in Europa.

Fisicamente è un paio di spanne sopra il centrocampista del Real Madrid, mentalmente è ancora tutto da vedere.

Embed from Getty Images

 

9.800.000 € – GANSO

Citiamo lui ma non dobbiamo dimenticare gli altri. Il Siviglia, infatti, ha deciso di cambiare pelle dopo la dipartita di Unai Emery ed ha deciso di farlo comprando un fiume di giocatori, fra i quali spicca proprio il nome di Ganso. Dopo essere stato accostato al Milan per tutta l’estate del 2011, il talento ex Santos e San Paolo è rimasto in Brasile fino ad oggi, giorno in cui è atterrato a Siviglia per salutare i nuovi compagni e cominciare, a 26 anni, la prima avventura in Europa. Anzi, a dire il vero dovrà tornare in America per vederli, visto e considerato che si trovano in tournée ad Orlando, ma conta il pensiero.

Emery e Krychowiak non ci sono più, è vero, ma Lucky Luciano Vietto è il grande nome per l’attacco, Kranevitter la sorpresa, Franco Vazquez e Joaquín Correa i volti noti agli italiani e Jorge Sampaoli il nuovo tecnico: siete davvero sicuri che si siano indeboliti?

 

0 € – DIEGO

Oggi è arrivata l’ufficialità: Diego Ribas da Cunha lascia il Fenerbahçe e lo farà senza infamia e senza lode dopo 5 reti in una cinquantina di presenze. Passa al Flamengo, squadra che ha scelto di dargli ancora fiducia sperando di non pentirsene.

Nell’annuncio ufficiale manca il tanto amato codino che lo ha contraddistinto nell’ultimo e sfortunato anno in Turchia: le scelte banali non gli sono mai piaciute, oggi ritorna alle origini.

Dal bianconero del Santos al rossonero del Flamengo, da San Paolo a Rio de Janeiro.

DIEGO

60.000.000€ – JOHN STONES

A Manchester aspettano lui e Leroy Sané, poi l’operazione chiamata “Guardiola” potrà finalmente partire senza freni: il difensore dell’Everton è valutato una cifra da capogiro, ma è stato immortalato ieri pomeriggio per le vie della città che farebbe di tutto per ospitarlo, quindi i rumors di un affare già chiuso iniziano a farsi sempre più numerosi.

John Stones è virtualmente un giocatore del Manchester City, se ne parla da mesi e Guardiola lo vuole a tutti i costi. Beh, un attimo, proprio a 59.000.000 di Euro magari no, ecco svelato il motivo per il quale non lo abbiamo ancora visto con la maglietta azzurra.

Tipica espressione di chi sa di aver appena speso un mese di stipendio per fare felice una fidanzata: menomale che può permetterselo

Tipica espressione di chi sa di aver appena speso un mese di stipendio per fare felice una fidanzata: menomale che può permetterselo

Una canzone italiana piuttosto nota recita “ogni cosa ha il suo prezzo, ma nessuno saprà quanto costa la mia libertà”. A dire il vero non sappiamo nemmeno quanto costi realmente Paul Pogba, felicemente ancora bianconero e felicemente sopravvalutato dal mondo intero.

10.000.000€ – NICOLA SANSONE

Il Villareal lo vuole, il Submarino Amarillo dovrà però pagare un caro prezzo per averlo. Il patron Squinzi non è solito svendere i giocatori – i 18.000.000 di euro sborsati dall’Atletico Madrid per Šime Vrsaljko docent – e pertanto non bisogna aspettarsi una trattativa facile.

La Liga è galáctica, la Spagna attrae ed il Sassuolo gioca “soltanto” l’Europa League: un sogno Champions tutto giallo potrebbe far cambiare idea e casacca all’esterno più sottovalutato d’Italia?

 

Massimo 15.000.000€ (secondo Marotta) – Minimo 25.000.000€ (secondo Lotito) – LUCAS BIGLIA

Tuttosport come sempre non ha dubbi: Lucas Biglia sarà l’uomo di fiducia per la nuova Juventus, qualora fosse costretta a dover fare i conti con un Paul Pogba in meno.

L’argentino ha 30 anni, Lotito chiede 25.000.000 di euro e Marotta ne offre quasi la metà: potranno trovare un accordo? Con questi numeri e queste distanze, è più facile che i biancocelesti raggiungano quota 1000 abbonati in una settimana.

Al suo fianco spicca sempre il nome di Nemanja Matic, simile fisicamente al francese ormai diretto a Manchester – così si dice – ma con alle spalle una valutazione molto alta da parte del Chelsea, oltre ad un contratto che lo lega con i Blues fino a Giugno del 2019.

 

29.000.000€ – GEORGINIO WIJNALDUM

A St.James’ Park stanno preparando i fazzoletti bianchi per salutare la classe cristallina dell’olandese dopo una sola stagione: colpa della stagione infausta, colpa della relegation ma soprattutto “colpa” del Liverpool, capace di distruggere la concorrenza raddoppiando le offerte della Roma e del Tottenham, da tempo interessate all’ex stella del PSV Eindhoven.

Da SkySports sono certi, il giocatore sta già viaggiando verso il Merseyside “to undergo a medical”, ovvero per sostenere la visita medica di routine.

Per un giocatore che ha fatto del temperamento e della forza le sue armi vincenti, non dovrebbe essere un problema.

Skysports wijnaldum

25.000.000€ – NICOLAS GAITAN

Embed from Getty Images

Frasi di rito e di benvenuto da parte del presidente della sua nuova squadra, l’Atletico Madrid: “Nicolas Gaitan è un attaccante di straordinario talento, tutta la nostra famiglia gli augura il meglio in questa nuova tappa” ha dichiarato Enrique Cerezo durante la presentazione dell’ex stella del Benfica.

Il 28enne, invece, appena sbarcato nella capitale spagnola, ha esordito con un sentito “Spero di ripagare sul campo la fiducia del club, posso portare ordine tattico e gioco di squadra”. 

Che possa essere l’inizio di una nuova era? La tecnica di Gaitan nella concretezza del Cholismo: affascinante, interessante e potenzialmente molto, molto divertente.

Gaitan Nico

L’Italia che non ha paura

Francesco De Gregori non parlava di Nazionale di Calcio quando scrisse una canzone ancora oggi annoverata fra le più patriottiche di sempre, sicuramente gli argomenti importanti della vita sono altri ed il lutto al braccio con cui gli Azzurri hanno giocato ieri sera ne è la prova vivente. È proprio questo il punto, il calcio e lo sport con la loro vitalità riescono a donare energia a tutto quel che non ne avrebbe altrimenti, ci fa piangere e gridare di gioia, riesce a far muovere chi non è abituato a fare neanche un passo per alzarsi dal divano.

Pellè e Zaza hanno rappresentato l’immagine del giovane inesperto, voglioso di rompere gli schemi ma ancora troppo acerbo per prendersi sulle spalle un colpo da maestro o una rincorsa troppo istrionica, Matteo Darmian fa quasi tenerezza per la voglia di segnare che si è trasformata in un rigore sbagliato, Mattia De Sciglio è il silenzioso che si è preso la rivincita, il centrocampo azzurro ha dimostrato come non sia impossibile rimpiazzare il trio Marchisio-Verratti-De Rossi in maniera più che dignitosa.

La difesa italiana è il patrimonio culturale della nostra penisola, unico ed inarrivabile, Boateng docet.

Peccato solo che l’industria dei cucchiai, con il pensionamento di Andrea Pirlo, andrà ben presto rivoluzionata onde evitare di vendere cara la pelle per colpa di qualche teenager poco abituato alle “Notti Magiche” che hanno reso enorme una nazione da tutti considerata come il “Paese delle Meraviglie”. Non è facile, ci vuole esperienza, ci vuole meno brillantina e più personalità: ricordiamoci che prima dell’invenzione del vocabolo “Goldigrosso” per la rete contro i tedeschi nel 2006 il nostro Fabio era soltanto un terzino quasi sconosciuto e come tale è poi rimasto, quindi c’è davvero speranza per tutti.

Poi avevamo registi e pittori, Del Piero e Totti, questo è vero ma è meglio non pensarci e fare i conti con il tempo che passa.

L’Italia di oggi è questa, lo abbiamo dimostrato tanto in politica quanto nel calcio, con l’unica differenza che un rigore calciato in maniera pittoresca o un gesto del “cucchiaio” a precedere una carezza verranno dimenticati molto presto, oltre a non provocare altro se non un po’ di mal di pancia o una notte passata a voler dimenticare,  che comunque non è poco.

L’Italia è così, prendere o lasciare, riusciamo a farci notare anche quando arriviamo in terra nemica privi dei nostri pezzi pregiati – Marchisio e Verratti, non smetterò di ripeterlo – e con uno zainetto in spalla da turisti un po’ sui generis.

Antonio Conte, però, ha avuto il grande merito di mettere in mostra un’Italia che lavora, l’Italia che non muore, l’Italia con le bandiere, l’Italia del 12 dicembre, l’Italia povera come sempre.

E si, anche quella del 1° di Luglio.

L’unica fortuna, se di fortuna vogliamo parlare, è che grazie alla mancata vittoria di ieri torneremo ancora una volta a parlare di cose serie, quindi prendiamola con filosofia ricordiamoci che la sconfitta è soltanto una parte del gioco.

Anche se, a dirla tutta, non abbiamo neanche perso, perché una rigirata è tanto crudele quanto poco realista.

Ce ne andiamo più da Matteo Darmian che da Zaza, ma questa è un’altra storia: l’italiano è così, prendere o lasciare.

“Se fossi stato al vostro posto, ma al vostro posto non ci so stare”

Fabrizio De André

Pittoreschi, trasandati e raffazzonati, unici nel nostro essere differenti.

 

Somewhere only we know

Prendete una matita ed un foglio di carta.

Cominciate a muovere la mano qua e là, lasciatevi andare e lasciate che la fantasia vi trasporti lungo le infinite strade della mente umana.

Prendete un disco vecchio, impolverato, oppure aprite i vostri ipod, le vostre piattaforme multimediali: insomma, mettete una colonna sonora che vi faccia rilassare.

Ci vuole, ci vuole dopo una serata come quella di ieri.

Capiamoci, nessuno di noi avrà la forza interiore né la voglia di andare a festeggiare con loro in Inghilterra, non credo nemmeno sia giusto invadere un territorio che non è tuo con l’ignoranza di chi mastica la Premier League davanti alla televisione.

Un piccolo quadretto inglese? Proverò a dipingervelo, sfruttando quel poco di esperienza che mi sono fatto per i campi di Premier League e Championship.

L’inglese tipicamente è calciofilo, amante del pallone e delle pints.

Il matchday è sacro, non si discute nemmeno con le mogli e le fidanzate, che anzi si trovano spesso a dover accompagnare figli e mariti allo stadio. Che poi chi l’ha detto che non tifino più dei maschietti? Nessuno, appunto, ce lo insegna anche Regina Elisabetta II che si professa una supporter del ricco ma poco fortunato Arsenal. Buon sangue non mente.

Durante la settimana non esistono talk show all day long come in Italia, forse meglio così, fatto sta che dal lunedì al venerdì i “cheers mate” sono talmente impegnati a lavorare che difficilmente trovano il tempo per sedersi davanti alla tv a seguire trasmissioni sulla loro squadra.

Non chiedetemi come ma ogni loro discorso sulla metropolitana, sul treno o su un semplice autobus rossastro riguarda il football: Sun e Daily MailMirror e Guardian, il clamorosamente gratuito Evening Standard e mille altri newspaper rimangono sempre pronti a riferire qualsiasi notizia si possa diffondere a macchia d’olio nell’isola forse più bizzarra del mondo.

Fa quindi rabbrividire ed allo stesso tempo sorridere vedere la profanazione di questo mito, vedere il Chelsea ridotto a dover fare il ruolo della damigella d’onore per Claudio Ranieri, in cui nessuno ai Blues aveva creduto e che ora si è preso la rivincita con interessi, arretrati e Barclays Premier League nella valigetta.

Sul treno in questi mesi non si parlava più di United e Arsenal, non più delle solite diatribe fra prime della classe, si parlava di tutto fuorché di qualcosa che non avesse a che fare con le Foxes.

Persino il mio barber, sapendo che ero italiano, mi ha chiesto cosa pensassi di Ranieri: cosa avrei dovuto dirgli? “He’s italian man, he’s mad” ovviamente.

Ieri sera ho guardato la televisione e mi è venuta quasi l’impressione che il Leicester fosse campione.

Non si comanda il cuore, quest’anno nemmeno il Leicester.

E’ stata una stagione indescrivibile, una squadra ha deciso di sbattere qua e là i pregiudizi e si è riscoperta come William Wallace in Breavehart, con l’unica differenza che loro non hanno avuto bisogno di chieder pietà al popolo inglese per salvarsi. Non hanno dovuto, perché tutto il Regno Unito – eccezion fatta per la parte bianca di Londra del Tottenham, artefici di un’impresa in ritardo – si è schierato dalla loro parte. Dalla parte delle Foxes, dalla parte di Robin Ranieri che ruba ai ricchi per dare ai poveri.

Credevano di poter fare uno scisma, si sono ritrovati a capo di una rivoluzione.

Foto di Lorenzo Semino

“Seguitemi laggiù, ci sono le stelle”
Foto di Lorenzo Semino

 

In questa settimana vi racconteremo, giorno per giorno, la favola senza fine di una squadra memorabile che ha fatto della poca esperienza il punto di forza, del digiuno la propria fame di successi, che ha fatto del calcio un meraviglioso – anche se scarabocchiato – ritratto di vita.

A proposito di scarabocchi, se guardate il foglio su cui avete fatto scorrere la vostra fantasia troverete anche il vostro disegno; dicono che usando questa tecnica si rivedano le immagini che più ti sono rimaste dentro durante il giorno, io sono sicuro che se guardate bene ci trovate qualcosa.

Magari la faccia di Sir. Claudio, magari le reti di Vardy, magari l’immensa possenza di Morgan o magari ancora qualcos’altro che vi rimandi all’impresa meravigliosa del Leicester.

Una scalata inarrestabile, un esempio di coraggio e rivoluzione.

Probabilmente l’anno prossimo sarà tutto finito ed il Leicester rimarrà soltanto un bagliore di luce in un concerto di canzoni monotòne, ma come direbbe l’amico Chris Martin “meglio essere una virgola piuttosto che un punto.”

Nel vedere il Leicester campione, madre ho imparato l’amore.

 

"Us against the world"

“Us against the world”

Scritto e disponibile su Numerosette.eu
Scritto e disponibile su Numerosette.eu

Educazione siberiana

Un momento, fermi tutti. La Siberia meglio non nominarla.

A dire il vero converrebbe non nominare proprio la Russia, visto che Andriy ha rifiutato un’offerta faraonica da San Pietroburgo presentando come motivazione: “Non vado a giocare per gli invasori della mia Ucraina”.

Per alcuni l’erede di Sheva, per altri soltanto uno spaccone, per gli amanti del contropiede un semplice gioiello da cristalleria. Signore e signori: Andriy Yarmolenko.

yarmolenko

“La vera arma del gentiluomo è l’eleganza”

 

VITA DI PERIFERIA

“La Dinamo ha fatto tanto per me, posso dire che è una seconda famiglia. Se non ci fosse stata la Dinamo nella mia vita, non so dove sarei adesso. Questa società mi ha reso quel che sono oggi. Io non posso che esserle grato per tutto ciò.”

 

Ci sono giocatori il cui talento si vede fin da quando sono bambini, giocatori che ti fanno chiedere “ma sto davvero vedendo tutto questo?” salvo poi perdersi nelle grotte delle giovanili aspettando il tanto atteso salto di qualità.

Questo stava per capitare anche a lui, ad Andriy Yarmolenko, giovanissimo bambino che venne bloccato all’istante dagli scout dalla squadra più importante d’Ucraina: la Dinamo Kiev.

Non facile ambientarsi in una realtà così grande quando hai solo 12 anni, lo è ancor di meno se sei stato abituato fin dal giorno prima a fare magie per pochi intimi in uno stadio intitolato a Yuri Gagarin, noto cosmonauta ucraino.

Jurij Alekseevič Gagarin è stato un cosmonauta, primo uomo a volare nello spazio il 12 aprile 1961.

Jurij Alekseevič Gagarin è stato un cosmonauta, primo uomo a volare nello spazio il 12 aprile 1961.

 

La storia di Andriy Mykolaiovich Yarmolenko comincia infatti alla Desna Chernihiv. squadra dal nome tanto complicato quanto importante per la crescita del ragazzo che, dopo un paio di mesi da fantasma, chiede e ottiene il permesso di ritornare a giocare proprio a Chernihiv.

Qui si rigenera, torna il fenomeno di sempre, quello schiacciasassi troppo alto per essere contrastato ma talmente veloce da lasciare tutti storditi: del resto l’aria di casa fa sempre bene.

Una squadra lungimirante sa bene di non dover mai perdere di vista chi anche se per pochi mesi è stato ritenuto all’altezza, infatti dalla Dinamo Kiev viene mantenuto costantemente un occhio di riguardo. Un riguardo che diventa offerta irrinunciabile quando, nel 2007, le Merengues dell’Est tornano a bussare alla porta di casa Yarmolenko: questa volta ha le valigie già pronte, ormai è temprato.

 

“IL RAGAZZO SI FARA’, ANCHE SE HA LE GAMBE STRETTE”

L’11 maggio 2008 arrivano nello stesso giorno l’esordio in Dinamo – Vorskla Poltava e il primo gol in maglia bianco blu: praticamente un predestinato.

In una partita clamorosamente rocambolesca, la Dinamo passa in vantaggio nel primo tempo salvo poi venire recuperata dai rivali in maglia verde del Vorskla; di qui un susseguirsi di emozioni, con due rigori sbagliati dai padroni di casa fino al momento dell’ingresso di Yarmolenko.

Numero 70, capelli spettinati e fisico ancora non pervenuto, fatto sta che la palla del match arriva a lui. Punizione calciata nel classico mischione dell’ultimo minuto, doppia deviazione che costringe il portiere a un miracolo in tuffo ma sulla ribattuta c’è il giovane Yarmolenko.

Gioco, partita e incontro.

 

“MI HANNO INSEGNATO CHE LA VITA E’ UNA GUERRA E ORA SO COME COMBATTERLA”

yarmolenko

“Il nostro staff tecnico ci vuole aggressivi sia in difesa che in attacco. In questa maniera possiamo gestire il possesso palla e attaccare più che difendere.”

 Arrivano i titoli con la squadra e quelli personali; grazie alle oltre 100 reti da quanto veste la maglia della Dinamo Kiev e alle prestazioni da urlo con la nazionale ha vinto sia nel 2013 che nel 2014 il premio come “Miglior Giocatore Ucraino” dell’anno. Con l’amico Konoplyanka si spartiscono premi, oltre alle fasce quando si gioca in nazionale; Andiy un’ala destra, Yevhen un attaccante che ama partire dalla sinistra per rientrare e chiudere col piede destro.

Ad oggi in Prem’er-Liha, Yarmolenko può superare il record personale di reti (12), stabilito nella stagione 2011-12 ed eguagliato nel 2013-14.

Andriy Yarmolenko con gli anni è cresciuto, lo ha fatto tanto con la Dinamo quanto con la nazionale Ucraina, che si prepara a fare da outsider nel girone con la Francia, puntando tutto proprio sulla coppia d’acciaio con Konoplyanka.

Yarmolenko ama alla follia partire dalle corsie laterali, accentrarsi con un guizzo e scaricare sul secondo palo un colpo potente e chirurgico.

E’ un’ala destra atipica ma veloce che illumina da anni un campionato per il resto dalle luci soffuse come l’Ukrainian Premier League.

Grafico tratto da WyScout, sponsor ufficiale numerosette.eu

Grafico tratto da WyScout, sponsor ufficiale numerosette

 

Dal punto di vista realizzativo non è di certo un bomber irrefrenabile, ma il gioco di Yarmolenko è principalmente rivolto a mandare a rete compagni di squadra; i dati d’interazione con i compagni mostrano infatti come il 71% dei suoi passaggi nella metà campo avversaria sono diretti verso la porta, e tra questi il 58% sono andati a buon fine.

 

 

GIOCARE ALLA YARMOLENKO

Yarmolenko è un giocatore che abbellirebbe ogni tridente, decisamente più alto degli standard per un “winger” visti i suoi 189 centimetri ma dotato di una velocità straripante.

yarmolenko

 

 

 

 

 

Una delle specialità della casa è il colpo di tacco “a rientrare e disorientare”, quella giocata tanto esteticamente fastosa quanto materialmente efficace per mandare al bar il diretto avversario che si aspetterebbe un dribbling in progressione. Non è di certo il primo né l’ultimo esterno d’attacco a farne uso, non in ultimo Cristiano Ronaldo ama prendersi gioco degli altri con questo trucco, ma almeno una volta a partita vedrete Yarmolenko tentare di saltare qualcuno con il tacco: evidentemente gli piace e basta.

Il tiro è potente e caratterizzato dal collo del piede teso e un’escursione breve della gamba dopo la conclusione, tiro che viene liberato quasi sempre da posizione defilata rispetto al centro dell’area; proprio per questo, dovendo superare il portiere spesso ben piazzato, occorre un pallone liftato che vada a freddare l’estremo difensore sul primo o sul secondo palo.

yarmolenko

Yarmolenko ama partire da lontano andando a recuperare il pallone anche in mezzo al campo, se necessario, salvo poi ributtarsi a capofitto verso l’area di rigore

Il tiro è un bolide: ciao Everton e Howard può solo guardare

Il tiro è un bolide: ciao Everton e Howard può solo guardare

 

Andriy Yarmolenko non è un giocatore come tutti gli altri.

Non lo era da bambino e non lo può essere di conseguenza neanche oggi, a 26 anni e con un Europeo all’orizzonte.

Yarmolenko non è come tutti gli altri soltanto perché ha scelto di non esserlo, perché ha scelto di lasciare la Dinamo per tornare nello stadio di Yuri Gagarin, perché alla Dinamo è poi tornato e ora le giura amore eterno, non è come tutti gli altri perché fondamentalmente lui gli altri non li vede nemmeno. Nel 2013 rifiutò lo Zenit dicendo che non sarebbe andato a giocare per il paese che sta invadendo la sua Ucraina.

Beh, solo per dovere di cronaca, Andrij Mykolajovyč Jarmolenko è nato proprio a San Pietroburgo.

Ma a lui non importa dove sia nato, l’educazione che ha ricevuto in Ucraina glielo ha insegnato.

“Si nasce, si cresce, si lavora, si muore. Alcuni si godono la vita, altri no: noi la combattiamo.”

yarmolenko

“Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini” (Yuri Gagarin)

Scritto e disponibile su Numerosette.eu
Scritto e disponibile su Numerosette.eu