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Ntcham

Le opportunità, un po’ come la speranza, sono il sale della vita.

Un continuo stimolo ad andare avanti, la consapevolezza che la nostra esistenza ce ne concederà un numero pressoché infinito. Tanto più se hai appena 20 anni.

Che si tratti di uno spazio in cui tornare ad esprimersi – parlando del sottoscritto – oppure di un cambio di allenatore, della palla giusta al momento giusto. La possibilità di cambiare tutto – davvero tutto – con un tiro.

Olivier Jules Ntcham nasce il 6 Febbraio 1996 a Longjumeau, un paesino francese da 20.000 anime. La sua vita svolta quando sbarca al Le Havre, squadra in cui sono transitati giocatori del calibro di Diarra, Aubameyang e Mahrez.

Il ragazzo non tarda ad attirare su di se le attenzioni degli scout e nell’Estate del 2012 arriva il salto verso le giovanili del Manchester City, che intravede in lui le potenzialità per sostituire Yaya Tourè, giocatore fondamentale ma sfortunatamente non infinito.

Nei due anni a Manchester Olivier non riesce a esordire in prima squadra, ma la sua tecnica di livello, unita a una struttura fisica semplicemente mostruosa per la sua età, fanno sensazione. Arriva così, due Estati fa, la chiamata del Genoa che se lo assicura in prestito biennale con diritto di riscatto e controriscatto, sperando dunque in una facile plusvalenza e nell’ abilità di Gasperini, l’uomo giusto per farlo sbocciare.

Tuttavia, nonostante un inizio promettente, Ntcham sparisce sempre più dai radar rossoblu, messo progressivamente da parte a causa delle difficoltà della squadra e, di conseguenza, dell’impossibilità di sperimentare. Solo qualche fugace apparizione per lui e una marea di voci, rigorosamente non confermate, che parlano di un ragazzo triste e abbandonato a sé stesso.

La sua avventura all’ombra della lanterna sembra potersi concludere in anticipo, ma con l’arrivo di Jurić si riaccende la speranza. Un tecnico giovane e innovativo, la persona giusta. Il nuovo mister cita Ntcham nelle interviste pre stagione, riponendo grandi speranze in lui. Speranze che sembrano portare, quasi come un percorso già scritto, alla prima stagionale, in casa col Cagliari. Una partita maledetta, un copione già visto: gol di Borriello, l’ennesimo, da ex e porta difesa da Storari che sembra stregata

Poi la svolta: Ntcham, entrato da qualche minuto, riceve fuori area, controlla e lascia partire il destro. Una deviazione tradisce Storari e la palla si insacca. Gioia.

Il francese indica la panchina, è al settimo cielo. Qualche minuto più tardi sfiora la doppietta, è rinato. Forse è riapparso il giocatore dalle potenzialità infinite.

O forse no. Perché dopo il Cagliari si palesano nuovamente le difficoltà della scorsa stagione: Ntcham gradualmente sparisce e a Dicembre, contro il Palermo, tocca il punto più basso della sua breve carriera. In evidente confusione, probabilmente con mille pensieri per la testa, viene mandato in campo da Jurić a causa dell’emergenza a centrocampo. È una serata nera, con due errori personali propizia la rimonta del Palermo che sbanca il Ferraris dopo tre mesi senza vittorie.

Consumata la tragedia, a Genova non sembra esserci più spazio, tantomeno pazienza, per lui. Il Genoa è in caduta libera e il tempo degli esperimenti nuovamente terminato.

Qui mi riallaccio al concetto iniziale, a quel susseguirsi di opportunità che è la nostra vita. Il Genoa perde 5-0 a Pescara – fino a quel momento a secco di vittorie – inanellando una poco invidiabile serie di 9 partite senza gioie in campionato, portando all’inevitabile esonero di Jurić. Arriva Mandorlini e con lui la speranza di recuperare concretezza.

Una premessa che sembra mettere ancor più da parte Ntcham, apparentemente perso nel limbo del “potrei ma non voglio”. Perché tanti si sono accorti delle sue potenzialità e altrettanti sono stanchi della sua discontinuità, dei suoi singhiozzi.

Eppure Olivier ha 21 anni, fino all’anno scorso non aveva mai giocato una partita a livello professionistico, tanto meno in Italia, e nella sfrontatezza della sua giovane età sembra nascondere una sensibilità e un’umanità che tanti tifosi di vecchia data, distratti e arrabbiati per le questioni societarie, sembrano aver dimenticato.

Nel nostro mondo di squali, tuttavia, Ntcham deve imparare a sfruttare le sue opportunità, e in quello che probabilmente è il turning point del campionato rossoblu arriva l’ennesima, questa volta direttamente dal fato. In uno stadio mezzo vuoto a causa della protesta dei tifosi genoani, glaciale e col fiato sospeso dopo il vantaggio bolognese firmato Viviani, Pandev decide che dopo 16 anni di carriera passati nel nostro paese essere mandato in campo nel recupero è un insulto. Mandorlini non si fa pregare e manda in campo, a freddo, Ntcham invece del macedone.

E’ il miracolo. Dopo un tiro al volo finito in curva, seguito dai fischi di rito dei suoi tifosi, il francese tira fuori dal cilindro il gol dell’anno rossoblu. Una bordata quasi inspiegabile, da fermo, che si insacca nel sette lontano per lo stupore di Mirante, piantato a centro porta, e Cataldi che non riesce neanche a esultare. Per Ntcham è il delirio, esulta animosamente facendo il segno delle chiacchiere, riferite ai suoi tifosi e a tutti i discorsi spesi su di lui nei mesi precedenti. C’è tanta rabbia e amarezza in questa sua liberazione, tanta consapevolezza di sé. Per la terza volta Ntcham sembra capire cosa è in grado di dare, cosa vorrebbe dare sempre.

La favola continua poi a Empoli, ieri, e il copione è pressoché lo stesso: sostituzione a ridosso della fine, palla che arriva nella stessa zona di 7 giorni prima e che questa volta si insacca in maniera meno elegante, più fortunosa, ma con lo stesso risultato. Questa volta il Genoa vince e Ntcham diventa un eroe, una speranza.

Ancor più se tra 5 giorni si gioca il derby, che lui stesso ha definito “la partita più importante dell’anno”, ancor più se il Genoa ci arriva finalmente sgombro da pensieri e uno sguardo in meno alle sue spalle, complici le due squadre lasciate indietro a pensare alle ultime tre posizioni.

Ancor più con un gioiellino che sembra, finalmente, recuperato. Pronto finalmente a scrivere la propria epica in una città tanto impaziente quanto pronta ad amare ancora.