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Sul quadrato con Roberto Camelia

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Sarebbe troppo facile e forse più scaltro, mediaticamente parlando, farci raccontare dall’”arbitro con la protesi” come sia avvenuto l’incidente, farci raccontare una tragedia per lasciar salire un brivido sulla schiena, ma non lo abbiamo fatto per un motivo ben preciso.

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Baci Perugina

[Immagine in copertina tratta da Internet]

Da 3 anni a questa parte ormai nel campionato cadetto c’è una squadra nel centro Italia che ogni stagione stupisce tutti ma per un soffio non raggiunge l’obbiettivo prefissato: il Perugia, o il “grifo”.

Come tantissime altre, il Perugia subito dopo la promozione in Serie B non si è fatto problemi a disputare un campionato eccezionale (pur essendo comunque una reduce della Lega Pro) raggiungendo nel 2015 i play-off persi contro il Pescara. In quell’anno il Grifo vantava di un attacco che poche nella competizione potevano schierare: Falcinelli e Ardemagni, uno un giovane emergente che quest’anno si sta affermando anche nella massima serie, l’altro un centravanti che di serie cadetta sa effettivamente qualcosa. Nonostante l’aggiunta di Del Prete, un motorino sulla fascia, quell’anno il Perugia del “mago Camplone” si dovette accontentare del sesto posto. Lo scorso anno il Grifo non ha disputato un campionato sul livello del precedente, complici le cessioni del Falcio e di Del Prete, con la panchina affidata a un mister con un atteggiamento eccessivamente difensivista per una squadra che scende in campo per fare divertire tifosi e non. Bisoli infatti, allenando la squadra umbra, fece per ben 8 volte 0-0 e numerosissime volte terminò la partita senza aver bucato il portiere avversario. Quell’anno comunque Ardemagni & co, riuscirono a battere le Fere nel derby umbro 2 volte su 2, traguardo ben più importante per i tifosi biancorossi rispetto ad un’improbabile qualificazione ai play off.

Quest’anno invece sta accadendo qualcosa di diverso. La squadra è molto più organizzata, dall’arrivo di Bucchi in panchina all’ingaggio di Brignoli in porta (ex Ternana!), Volta e Monaco sono dei pilastri, Brighi dà esperienza a centrocampo e la coppia Di Carmine-Nicastro f quel che vuole là davanti. Nell’ambiente c’è entusiasmo la squadra è quinta, dietro solo alle affermate Verona e Frosinone e alle sorprese Spal e Benevento. I presupposti che quantomeno possano raggiungere la fase finale dei playoff ci sono tutti, ne vedremo delle belle.

Nel mentre il calcio giocato dai Grifoni è dolce e appassionato (quasi) quanto i gianduiotti cittadini. 

Entella a 360°: casa dolce casa

[Immagine in copertina tratta da Internet]

Con la vittoria di ieri, il Comunale di Chiavari si conferma ancora una volta talismano per l’Entella: quando si gioca in casa, a meno che la squadra non resti con testa e gambe negli spogliatoi, si porta sempre a casa un risultato positivo. Uniche due eccezioni le sconfitte con SPAL e Salernitana, entrambe solo nel girone di ritorno.

FORTINO AMICO – Se fuori casa la Virtus si perde un po’ per strada (i punti ottenuti sono meno della metà di quelli disponibili, 17 su 51), in casa è difficilissimo per gli avversari portare a casa i 3 punti: nella classifica “casalinga” infatti, l’Entella viaggia a vele spiegate al 5° posto con 37 punti, a pari merito con Frosinone e SPAL, dietro solo a Benevento e Bari a quota 38. La vittoria di ieri conferma il trend positivo, perché arriva in una partita più complicata del previsto, contro un Ascoli partito in sordina ma che poi non ha mollato un centimetro.

CAPUTO DI “RIGORE” – Parte forte la Virtus, che nel giro di 2 minuti fa capire in che verso vuole indirizzare la partita: prima la traversa di Tremolada al 5′, poi il goal del vantaggio con il colpo di testa vincente del solito Troiano dopo l’assist di Sini al 6′. Una volta incassato il colpo, inizia a giocare anche l’Ascoli che alza il ritmo, e la partita diventa vibrante, con occasioni da una parte e dall’altra (su tutte la traversa di Cacia dopo un sinistro terrificante dai 20 metri). Secondo tempo che conferma la buona vena degli ospiti, che infatti pareggiano al 60′ con un rigore trasformato da Cacia dopo un fallo di Benedetti su Bianchi. La partita si complica ma a risolverla ci pensa il solito Ciccio Caputo: anche lui con un rigore, riporta avanti l’Entella dopo 10 minuti di parità con il 17esimo centro stagionale. Nel finale gli ospiti tentano l’assalto (Orsolini il più pericoloso) ma trovano uno Iacobucci di nuovo ai suoi (alti) livelli, dopo la partita sottotono di quattro giorni fa a Brescia: fischio finale e 3 punti in cassaforte.

SERVE UN TESORETTO – Occorre invertire la tendenza lontano da Chiavari già dal prossimo impegno; la Pro Vercelli sulla carta è un’avversaria abbordabile, ma abbiamo visto quanto i biancocelesti fatichino fuori casa. Tre punti contro i piemontesi e tre punti contro la Ternana in casa: servono questi 6 punti per arrivare (abbastanza) sereni allo scontro diretto con lo Spezia, fuori casa. Saranno anche pochi chilometri, ma è un fattore non banale, visto che sempre di trasferta si tratta. Perché in queste due giornate sono tanti gli scontri diretti tra le pretendenti ai play-off, che potrebbero avvicinare la Virtus a chi le sta sopra o distanziarla da chi le sta sotto, così da poter guardare la classifica con un po’ di ansia in meno. È imperativo quindi far fruttare a pieno tutte le partite con le “piccole”, perché contro le “grandi” le motivazioni arrivano da sole. Capitan Troiano e i suoi sono pronti a lottare, i play-off non devono fare più paura.

Iacobucci: che brutto pesce d’Aprile

[Immagine in copertina tratta da internet]

Altra, nuova, ennesima partita letteralmente gettata alle ortiche. Ma se la sconfitta interna con la Salernitana 2 turni fa è servita per crescere mentalmente, il pareggio di ieri contro il Brescia lascia in bocca alla Virtus il retrogusto di una vera e propria beffa.

IL MATCH – Entella che parte forte: il primo tempo è ben interpretato dai biancocelesti, che mettono in mostra la propria netta superiorità tecnica. Gioco veloce e verticale, ed è così che al 18′ nasce l’1-0: lancio di Troiano da metà campo per Caputo, che protegge il pallone in area, aspetta l’arrivo di Moscati e scarica dietro; conclusione non fulminante ma Minelli ci mette del suo e palla in rete. Poi sfiorato il 2-0 con Ammari che svernicia la traversa.

Secondo tempo che vede la reazione dei padroni di casa, più cattivi e che costringono la Virtus ad abbassarsi. Sarà l’aria di primavera, sarà il buon cuore, ma Iacobucci compie la prima sbavatura del suo match: cross dalla sinistra di Caracciolo, il portiere esce a vuoto, Sini fa peggio (forse ingannato dal movimento del suo estremo difensore) e Ferrante al minuto 53′ insacca da due passi il goal del pareggio. Ma Caputo è in gran giornata e riporta avanti i chiavaresi: dopo un contropiede Diaw lo serve in profondità e sinistro vincente: 2-1 Entella al 74′. Il Brescia però non è mai domo, e meriterebbe il pareggio per quanto visto almeno nella seconda frazione: Iacobucci se ne accorge e al 95′, quando ormai sembrava fatta anche soffrendo, su un pallone innocuo perde la presa in uscita alta, sfera che rimbalza sul suo ginocchio e pareggio regalato a tempo scaduto.

MANCA ANCORA QUALCOSA – A prescindere dalla giornata nera di Iacobucci, che ci può stare visto che in tante altre occasioni ha compiuto veri e propri miracoli, quello che emerge dalla partita di ieri è la discontinuità all’interno della stessa partita: Breda dispone bene i suoi, il gioco c’è ed è efficace, ma ogni tanto la lampadina di spegne e la squadra inizia a subire, sembra confusa. Per poi riaccendersi improvvisamente, trascinata spesso da Ciccio Caputo, tra l’altro ieri anche uomo assist e al 100° goal tra i professionisti e al 16° in campionato. Lo scatto non va fatto a livello tecnico, perché è innegabile la qualità degli uomini e della manovra, ma per iniziare a togliersi veramente delle soddisfazioni occorre che la testa sia sul pezzo per tutti i 90 minuti.

CLASSIFICA DOLCE AMARA – 2 punti persi che potevano fare più che comodo visti i risultati delle altre pretententi ai play-off: vincono Perugia, Benevento e Cittadella, che così si staccano di 4 (le prime due) e 3 punti (i granata) dal secondo trenino ancora in lotta guidato proprio dai Diavoli Neri a quota 47, a parimerito con Bari e Carpi. Ma attenzione dietro, perché Novara, Salernitana e Spezia puntano l’obiettivo come tutte, e a 9 partite dal termine tutto può succedere. Ora voltare pagina e testa all’Ascoli, insidiosissimo davanti con i suoi baby-fenomeni Favilli-Orsolini e l’esperienza di Cacia, ma tra le mura di casa e dopo la lezione di ieri, martedì sarà battaglia per 90 minuti e anche più.

Vietato Sbagliare

Vietato sbagliare, tanto per l’Inter quanto per la Roma, tanto per chi aprirà la 29esima giornata quanto per chi dovrà chiuderla.

L’anticipo delle 18 vedrà contrapposto il granata del Torino al nerazzurro proprio dell’Inter, che cerca costantemente un aggancio alla Lazio – impegnata al Sant’Elia contro il Cagliari– e alla zona Champions League.

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Barliamone – Il piacere di una SPA(L)

Esistono vari modi per staccare dalla vita quotidiana, trovare un’oretta solo per noi stessi e rilassarci; questo modo può essere stendersi sul divano, fare una passeggiata, andare al mare o nel caso femminile (il più delle volte) andare in una SPA, o più comunemente chiamata “centro benessere”. Gli abitanti di Ferrara hanno trovato quest’anno un altro modo, simile al precedente citato, di “staccarsi” dalla vita normale e godere per 90 minuti: la SPAL. La SPAL è la squadra principale di questa città e quest’anno sta sbalordendo tutti. Nata nel 2013, la società bianco-azzurra ha costruito un notevole progetto che sta andando oltre ogni previsione. Pur non essendo partiti alla grande perdendo 5-1 in Coppa Italia da un Cagliari guidato da uno strepitoso Borriello autore di un poker, i ragazzi bianco-azzurri all’esordio casalingo hanno non battuto, bensì umiliato una squadra come il Vicenza che è una veterana del campionato cadetto.

Le vittorie non sono state numerose a inizio campionato, come è giusto che sia per una squadra che è la prima volta che prende parte a una competizione simile, ma con l’arrivo di Ottobre è partita una striscia di risultati utili incredibile, alcuni con prestazioni spettacolari come la vittoria (sempre 3-0) contro l’Avellino con la tripletta di uno strepitoso Mirko Antenucci, o per 3-1 su un Carpi reduce dalla serie A.

Pochissime le sconfitte di questa formazione, giusto contro il Frosinone, con cui al momento si sta contendendo la vetta, e contro la Pro, non esattamente un top team ma errare è umano. Di chi è il merito di questo sogno? Indubbiamente grande merito va attribuito al mister Leonardo Semplici. Ma la fusione tra l’esperienza di giocatori come Antenucci e Schiattarella alla gioventù e voglia di vincere di Bonifazi e il neo-acquisto Lazzari ha dato quel brio in più per portare ad alti livelli la SPAL; se ci aggiungi anche il muro Meret troviamo una combinazione di efficacia, tecnica e umiltà molto rara in quel campionato.

Il campionato non è ancora finito, non possiamo sapere se i bianco-azzurri manterranno questo ritmo, se arriveranno primi o se si qualificheranno ai play-off. Quello che sappiamo è che stiamo vedendo realizzarsi il sogno di una città intera.

Everything’s Different Nothing’s Changed

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Everything’s Different, Nothing’s Changed canta Armon Jay, in un brano che meglio di tanti altri potrebbe riassumere il weekend di calcio europeo.

Torna a dominare il madridismo, in Francia ed in Germania le giornate procedono veloci ma la storia non cambia, in Premier League il campionato si divide a metà fra coppa d’Inghilterra e sfide salvezza.

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Genoa-Samp tra storia, volti e colpi a sorpresa

Sarà il 114° derby di Genova a riaccendere la Lanterna, che illumina il percorso di Genoa e Sampdoria dal lontano 1946. Era il 3 novembre e alla stracittadina fu presente anche il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola. Amari i ricordi rossoblu, il Genoa perse 3-0 sotto i colpi blucerchiati di Baldini, Frugali e Fiorini.

Ne è passata di storia (e di gol). 71 anni dopo possiamo dire di aver visto un po’ di tutto. Emozioni forti da una parte e dall’altra, con la Sampdoria che però può vantare 12 vittorie in più rispetto alle 24 genoane. Tanti i pareggi, 25. L’ultimo in ordine di tempo quello costruito da Éder e Iago Falque il 24 febbraio di due anni fa, dopo che tre giorni prima il calore della lanterna dovette fare i conti con una pioggia torrenziale che, di fatto, rese il campo impraticabile.

Ancora vive sono le impronte lasciate da calciatori come Milito, autore di una tripletta nel 3-1 rossoblu del maggio 2009, o Cassano e Soriano che trascinarono i blucerchiati nel 2-3 della “Befana” dello scorso anno. E ancora Vialli e Milanetto, passando per Mancini e Skuhravý che nel 1995, nonostante la retrocessione, con un calcio di rigore pose fine all’imbattibilità (16 sfide e 28 anni) della Sampdoria nei derby in trasferta.

Ma Genoa-Sampdoria di questa sera sarà anche la sfida tra due allenatori esperti. Andrea Mandorlini, con il suo nuovo 352, proverà a fermare il 4312 di Giampaolo che alla sua prima (e forse ultima) stagione con la Samp sta facendo benissimo. Sono sei i risultati utili di fila con cui la sponda blucerchiata arriva al derby. Un pareggio e una vittoria all’ultimo respiro, invece, per il Genoa made in Mandorlini che deve tanto a Ntcham che, a sua volta, deve tantissimo al tecnico emiliano. Il francese potrebbe essere ancora una volta l’asso nella manica ma per la copertina del derby si candida Gio’ Simeone che ha una gran voglia di tornare a segnare. Dall’altra parte ci sarà il mai domo Quagliarella e, con tutta probabilità, il jolly Bruno Fernandes. Le carte, distribuite, sono ancora celate. A chi la prima mossa?

PSG con i remi in Barça. I blaugrana scrivono la storia.

OBIETTIVO: SCRIVERE LA STORIA- Dopo il 4-0 da fantascienza al Parco dei Principi, è una partita che rimarrà alla storia, comunque vada: per il Paris c’è l’occasione più che concreta di eliminare la squadra dei marziani, facendo fruttare il bottino dell’andata; per il Barcellona, la voglia di ribaltare un 4-0, impresa mai riuscita prima.

Pronti, partenz… 1-0!! Neanche il tempo di partire, Suarez la butta dentro. Prevedibile, si immaginava che il Barcellona avrebbe tentato un assedio prorompente. Dopo la dormita difensiva, il PSG si ricorda che il riscaldamento è finito; decide di iniziare a impostare una partita difensiva, e l’unica opzione d’attacco sono le ripartenze, che con Lucas e Draxler possono essere devastanti: prevedibile.

Quello che non si può prevedere è il colpo del campione, del genio assoluto: al 40′ Andres Iniesta tira fuori dal cilindro un colpo di tacco che manda in cortocircuito Trapp e Kurzawa, che la butta dentro, ma nella porta sbagliata: 2-0.

LA “MSN” – “Messi-Suarez-Neymar”? No. “Mai Stati Normali”. Perché il trio sudamericano decide che è il momento di entrare negli almanacchi di storia. Dopo 5 minuti della ripresa Neymar si procura un rigore per fallo di Meunier. Neymar scrive, Messi esegue: 3-0. Il Camp Nou è in visibilio, l’impresa ora è possibile.
O forse no: Cavani porta sul 3-1 il risultato, con un collo esterno che fulmina Ter Stegen. Minuto 62′. Gli stati d’animo si invertono: al Barça servono altri 3 gol, perché quello del Matador, in trasferta, vale doppio. Euforia Paris, sogni infranti Barcellona.

“Mai Stati Normali”. Già. Una squadra normale sarebbe già con la testa negli spogliatoi, a pensare a quanto sarebbe stato bello riuscire almeno a portare la partita ai supplementari. Soprattutto se se il cronometro segna 87′.

Ma “O’ Ney” dipinge una punizione capolavoro, e Trapp non può fare altro che raccogliere il pallone dal fondo della rete. Barça 4. PSG 1.

Sembra impossibile. SEMBRA. Dicevano i latini “fortuna audaces iuvat”: stasera i più audaci sono quelli con la casacca a bande rosso-blu, e la fortuna decide di assisterli. O meglio, l’arbitro. Al 90′ rigore (molto) generoso per fallo su Suarez: il rigorista designato con la 10, che di nome fa Lionel, lascia il posto al brasiliano: anche Messi si è accorto che Neymar stasera ha il piede magico. Rincorsa al cardiopalma, il silenzio prima del boato: 5-1.

5. Minuti. Di. Recupero.

Panico negli occhi dei parigini. “Garra”, grinta in quelli dei catalani. Per 5 minuti la palla non entra più, la candela della speranza sembra aver finito la cera.

IL GOAL DELLA STORIA – È l’uomo meno atteso che la risolve. Sull’ultimo pallone disponibile buttato nell’area del PSG, la difesa in maglia bianca è concentrata su Piqué, il più pericoloso sui palloni alti, con 3 uomini su di lui. Ma si perde Sergi Roberto, uno dei più piccoli: sbuca alle spalle di Matuidi, e in spaccata trafigge Trapp. 6-1!!!
PARADISO BLAUGRANA. Fischio finale: la storia è scritta.

LEGGENDARI, MA CHE SPRECO PSG – Il miglior sceneggiatore non avrebbe saputo scrivere trama più avvincente. Ci possono essere milioni di interpretazioni, su vittoria meritata o meno, per aiuti arbitrali o meno. Un fatto però certo c’è: il PSG ha sprecato un’opportunita più unica che rara. Dopo una vittoria per 4-0 in casa, al Camp Nou devi pensare a difenderti a oltranza. Emery ha impostato la squadra come se quella di ieri fosse una partita qualsiasi. Centrocampo troppo votato al palleggio e poco all’interdizione, con l’ingresso di Krychowiak che è stato effettuato quando ormai il Barcellona aveva deciso che l’avrebbe vinta. E Kimpembe lasciato in panchina, dopo la sontuosa prestazione di Parigi con un Suarez anestetizzato, è un’enorme falla nell’11 iniziale.
Forse pensava di poter fare la partita anche al Camp Nou. Atteggiamento audace. La fortuna aiuta gli audaci. Ma in una partita ad eliminazione diretta, solo 11 giocatori possono uscirne vincitori. E questa volta, la dea bendata ha deciso di posarsi su quelli “Mai Stati Normali”.

Bad Boys

(Immagine di copertina tratta da internet)

Se c’è una caratteristica di alcuni giocatori che negli ultimi anni ha fatto innamorare sempre più tifosi, questa è di sicuro la grinta.

Che sia allo stadio, parlando con gli amici o anche solo tramite i social networks, la figura del giocatore “cattivo”, che dà tutto in campo, imponendosi sugli avversari anche in modo esuberante (e un po’ sopra le righe) è quella che viene ricordata con più entusiasmo.

Esuberanza che si può manifestare tramite una specie di insolenza, cattiveria agonistica, aggressività…

Ma perché vengono ricordati proprio loro? Questi calciatori, probabilmente, rappresentano una sorta di “io represso” in tutti noi. Come loro corrono in campo, tirano pedate a destra e a manca, recuperano palloni importantissimi, urlano incitando le curve, così noi vorremmo essere nella vita di tutti giorni verso le avversità che incontriamo. Come, del resto, i bambini si immedesimano nei grandi campioni imitandone movenze, conclusioni ed esultanze.

Ngolo Kante rappresenta la grinta e l’aggressività buona e genuina (foto – Evening Standard)

Dove sta la differenza? Nell’etica. Ciò che fanno questi Bad Boys, sul campo, non può essere accettato nel mondo fuori dal campo, e di sicuro questa grinta agonistica non può essere una scusante per le scorrettezze.

Il passo da un capitano e leader di una squadra ad un giocatore scorretto e odiato dai tifosi è breve, e ovviamente anche i più “sportivi” tra gli esuberanti rischiano di finire spesso sul taccuino dei  cattivi degli arbitri.

Così un giocatore fortissimo e carismatico come Ibrahimovic può cadere nella tentazione di rifilare una gomitata contro il difensore che lo marcava (foto in copertina) e prendersi una squalifica di tre giornate, accettate di buon grado dallo svedese. Per giunta, Tyrone Mings (il difensore) gli ha ricambiato il favore in partita, atterrando su di lui in modo non proprio corretto e prendendo 5 giornate di stop.

E come non pensare a Joey Barton, più volte condannato per condotta violenta fuori e dentro al campo, con 10 mesi carcere (non tutti scontati), centinaia di migliaia di sterline di multa e deferimenti vari da parte della Football Association.

13 maggio 2012: in Manchester City – QPR il “buon” Barton ne ebbe un po’ per tutti, subito dopo passò in prestito al Marsiglia (immagine tratta da internet)

Un cattivone “inglese” più recente è di sicuro Mario Balotelli, con i suoi messaggi, le sue frecciatine e le sue marachelle ai tempi del Manchester City, tanto da aver fatto coniare il termine “balotellate”.

Giocatori che, oltre alle varie qualità tecniche, piacciono più o meno a tutti. Ma occhio: a passare da un Ngolo Kante ad un Martin Taylor il passo è breve…

Il fallo di Martin Taylor su Eduardo Da Silva nel 2008. L’attaccante brasiliano, naturalizzato croato, è stato fermo un anno (immagine tratta da internet)