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Torna Ten Reasons Why.
Torna la rubrica più divertente dell’espulsione di Felipe dell’Udinese e tornano puntualmente i dieci capitoli.
 

Questa settimana mi sono avvalso delle capacità di un esperto, mister Pietro Delogu, visto che io della situazione del Milan non ci ho capito praticamente nulla così come non riesco a trovare un punto debole ad una Juventus onestamente irrefrenabile e impossibile da arginare senza fare uso di macchine da guerra.

CAPITOLO PRIMO – I cinque comandamenti

Il problema del Milan, secondo lei, da addetto ai lavori e sportivo interessato, qual’è?

A mio avviso, per fare del buon calcio servono:
1) programmazione;
2) una adeguata struttura di gioco;
3) una società forte economicamente che sappia scegliere e delegare le persone capaci;
4) un buon allenatore;
5) dei buoni calciatori.
Al Milan attuale mancano tutti questi requisiti, quindi non è un problema determinato da un unico fattore, altrimenti sarebbe anche facile porvi rimedio; come accade spesso tante piccole cose sommate assieme fanno la differenza, in positivo o in negativo.
Questa legge non scritta vale tanto nella vita quanto nel mondo del calcio, e si manifesta maggiormente ai massimi livelli.
CAPITOLO SECONDO – Casa Milan o Grande Fratello? Se non ami il trequartista, sei fuori
Il fatto che Mihaijlovic sia stato a lungo sulla graticola può aver fatto calare la concentrazione e la fiducia dei giocatori in un progetto di fatto mai promosso con convinzione dal presidente? 
Principalmente, Berlusconi e Galliani hanno fatto il loro tempo, un tempo fatto di successi sportivi e di vita imprenditoriale importante, grazie sopratutto alla loro capacità mostrata nel tempo di sapersi circondare dei migliori collaboratori (conduttori TV, Dirigenti/Direttoti Sportivi, Staff Medici, Mister, e via discorrendo), persone insomma preziose.
Il tempo è però tiranno e sia Berlusconi che Galliani, per quanto possano essere – o sembrare – eterni e riciclabili, appartengono ormai a tre generazioni calcistiche precedenti e non hanno più la giusta lucidità o capacità per poter operare nel ciclo produttivo odierno, dove la giungla quotidiana non aspetta davvero nessuno.
La crisi non ha certo aiutato e la carenza di risorse ha determinato una diminuzione negli investimenti, sopratutto in alcuni campionati.
Certo è che l’ultima gara in Champions League risale a  Marzo 2014 e non so davvero quando potrebbe ritornarvi, nella migliore delle ipotesi nella stagione 2017/18, un tempo abissale; il Milan di oggi non riesce neppure a competere nel campionato Italiano, figuriamoci in Europa.
Quindi non è una lacuna solo economica, ma è frutto di scarsa programmazione, i rossoneri non hanno più le persone giuste al posto giusto e Galliani non è licenziabile poiché gli spetta una buonuscita di 40 milioni di euro circa, cifra esosa, che sarà un debito da girare ai nuovi ipotetici acquirenti.
A tutte queste problematiche, si sommano i ricordi del capo e Don Silvio sogna sempre un Milan con l’1-4-3-1-2 (è mentalmente fermo a Boban e Savicevic).
Ecco il perché delle scelte degli allenatori da Allegri in poi, tutti ecnici che volevano (e dovevavo) giocare con il trequartista.
Dopo tutte queste premesse, sembra superfluo parlare di calcio, considerando una società allo sbando, ma dobbiamo farlo, anche perchè, non voglio sottrarmi alle domande tecniche, anzi.
CAPITOLO TERZO – Mancanza di fiducia = fallimento
 
Centrocampo lento e macchinoso o una difesa leggera? Se poi si trattasse invece dell’attacco?
Il Milan degli ultimi tre anni non ha avuto i calciatori adatti per giocare con il modulo che vorrebbe Berlusconi, quest’anno poi ancora meno.
Nessuno dei calciatori del Milan, ha tutte le caratteristiche per fare la mezzapunta o il trequartista, né ha la qualità tecnica e la rapidità fisica per puntare, saltare l’uomo e mettere il pallone fra porta e compagno d’attacco.
Menez, Balotelli, Luiz Adrino, Carlos Bacca, sono attaccanti con caratteristiche differenti fra loro, ma li accomuna la poca corsa senza palla; l’unico che corre sul serio è Niang, anche Bonaventura ed Honda lo sanno fare senza palla, se schierati in una fascia di competenza. Se però devono svolgere il ruolo di trequartista, perdono il proprio punto di riferimento e non rendono al meglio.
Ritengo il calcio, anche uno sport di movimento, ma non solo.
“Per me il calciatore bravo si differenzia dalla massa, perchè è colui che esprime la qualità nel gesto tecnico al massimo della propria velocità di pensiero, e con i tempi di gioco giusti, nel rispetto del movimento e dell’intelligenza tattica di squadra”.
Al Milan questi calciatori che si muovono senza palla latitano; se vai a verificare Mihaijlovic ha fatto le migliori partite quando poteva schierare la sua squadra ideale:
Donnarumma; Abate-Alex-Romagnoli-Antonelli; Honda-Kucka-Montolivo-Bonaventura; Njang, Bacca.
Dove con un 1-4-4-2 ed in certi momenti in un 1-4-2-3-1, dove il trio Niang-Honda-Bonaventura accompagna Bacca in attacco, ma andava anche negli spazi senza palla, e con il movimento offriva più possibilità di passaggio al Montolivo di turno, nell’impostare l’azione, con Kucka che garantiva la giusta gestione delle due fasi.
Abate ed Antonelli davano le giuste sovrapposizioni sulla fascia, ed Alex e Romagnoli chiudevano i varchi con buona intesa, davanti ad un ottimo Donnarumma.
Non credo che il Milan abbia la difesa leggera, o il centrocampo lento, né l’attacco scarso, spesso ci si dimentica che il calcio è un gioco di squadra e la squadra Mihajlovic l’aveva trovata. E‘ quella sopra citata, se poi gli stessi calciatori li vuoi far giocare fuori ruolo e con altro metodo e motivazione, è normale che possono sembrare meno bravi. 
Il gioco di Sinisa non è mai stato spettacolare, ma concreto, è stato così in tutte le squadre che ha allenato, anche in passato.
 Berlusconi è un uomo di spettacolo: parafrasando Manzoni, il matrimonio fra loro due non s’aveva da fare.

"Non è così che se ne andrà"

“Non è così che se ne andrà”

CAPITOLO QUARTO – Da grande continuo a voler fare il Sassuolo
 
Un po’ come tutti.
Grandi senza che nessuno se ne accorga, i neroverdi sono quasi invisibili nel mezzo della giungla chiamata Serie A; ci ha provato il Napoli con la maglia mimetica, ci stanno riuscendo gli uomini di Di Francesco.
Perfettamente mimetizzati, snobbati da tutti e senza alcun riflettore addosso.
Incredibilmente vivi e pericolosamente vicini all’impresa.
Se arrivassero in Europa League bisognerà avvertire i media: sicuri che se ne accorgeranno?
PEGASO NEWSPORT-INTER-SASSUOLO CAMPIONATO SERIE A TIM 15-16
CAPITOLO QUINTO – Chi fermerà la Juve?
 
Nessuno fermerà mai la musica, questo lo sappiamo tutti, ma anche con la Juventus non si scherza.
Quinto scudetto di fila, impossibile trovare un aggettivo che non finisca con -issimo/a o -ente/ante.
Stupefacente, bellissima, fortissima, devastante, immortale.
Ecco, l’ho trovato: immortale.
Il segreto della Juventus, se esiste, qual’è? Spero ci sia anche un punto debole nei bianconeri, magari sperare che l’anno prossimo il periodo di ambientamento dei nuovi acquisti sia più lungo di quello di quest’anno, altrimenti sarà un altro campionato aperto soltanto per finta. 
Quando la Juventus era terzultima, dissi che comunque sarebbe arrivata fra le prime tre in classifica, assieme a Milan e Napoli: ho azzecato il pronostico per 2/3.
La Juventus è esattamente ciò che il Milan non è più; la dimostrazione di ciò che ho risposto nella prima domanda, l’antitesi dei rossoneri.
Nessun segreto o strana ricetta,semplicemente le persone giuste e capaci messe al loro posto di comando.
Dopo essere resuscitata dalla Serie B e dopo qualche battuta a vuoto, gestita da chi di calcio capiva poco, ha preso la retta via societaria con proprietà ben definita (Andrea Agnelli), costruzione di una struttura propria (Juventus Stadium), dirigenti che decidono e si occupano di tutta l’operatività (Marotta e Paratici), uomo immagine che ha vissuto di calcio (Pavel Nedved), staff tecnico di prim’ordine (prima quello di Conte ora quello di Allegri) con il giusto spartito, calciatori ottimi (alcuni costati poco o niente) ed una squadra dove ognuno gioca nel proprio ruolo, a parte qualcuno che per caratteristiche nè può ricoprire diversi.
I punti deboli della Juventus sono due:
1) L’assuefazione allo scudetto può inconsciamente spingere il gruppo a concentrarsi sulla prossima Champions League, usando il campionato quasi per come un’occasione per allenarsi;
2) La capacità delle altre squadre di ridurre il gap, migliorando la loro rosa ed il loro gioco.
Per il prossimo campionato potrebbero farlo Napoli, Internazionale e Roma, mentre il Milan è anni luce dietro perchè ripartirà da zero.
Credo che nel prossimo campionato, le squadre impegnate in Champions potrebbero lasciare spazio all’Internazionale: se la società azzecca 3 acquisti, 6 cessioni, e magari punta su nuovo mister, potrà approfittarne.

Mancini

“Mancio si, Mancio no”

CAPITOLO SESTO – Carpi Diem

Chi vede favorito per la salvezza finale? 
Meglio il cuore di un Carpi guerresco o Giardino riuscirà a mettersi sulle spalle un Palermo ridotto ai minimi termini? Zamparini ha davvero buona parte delle colpe per l’essere giunti ad una situazione del genere?
Credo e spero che il Carpi possa riuscire a fare l’impresa; senza l’allontanamento temporaneo e scellerato di mister Castori, probabilmente la squadra avrebbe almeno 2/3 punti in più in classifica e sarebbe già salva. Credo che tutti a Carpi meritino di rimanere in serie A.
In certi momenti mi ricorda simpaticamente la “Longobarda”, guidata da “Oronzo Canà”, ma questo non è certo un film ed anche se Castori, a prima vista,  potrebbe avere l’aria simpatica di “Oronzo”, ha invece dimostrato di essere un mister assai preparato. Un allenatore umile che si è calato nella nuova realtà della serie A, sconosciuta a Lui ed alla sua squadra: ricordo a tutti che spesso schiera 4/5 undicesimi dei calciatori che aveva con sé nella squadra del campionato vittorioso in serie C1.

Carpi - Frosinone

“Like a rolling stone”

CAPITOLO SETTIMO – Domani smetto
Riprendiamo la domanda precedente a mister Delogu: Meglio il cuore di un Carpi guerresco o Giardino riuscirà a mettersi sulle spalle un Palermo ridotto ai minimi termini? Zamparini ha davvero buona parte delle colpe per l’essere giunti ad una situazione del genere?
Contro il Palermo niente di personale, ma anche se fosse l’unica squadra al mondo cambierei mestiere piuttosto che firmare un contratto con Zamparini e siccome non esiste un regolamento in proposito, se fossi il presidente dell’AIAC (Renzo Ulivieri) proporrei un patto ai tesserati mister per rifiutare un contratto con Zamparini.
Invece non c’è dignità, il dio denaro padroneggia sempre e certi mister si sono seduti più volte su quella panchina anche quest’anno.
Ecco perchè non tifo Palermo per la salvezza, anche se, obbiettivamente, due calciatori come Gilardino e Vazquez il Carpi non li ha.
Sono però certo che la compattezza del gruppo ed il gioco di squadra, supererà anche questa lacuna realizzativa.
Zamparini ha tutte le colpe, ripeto, ma non può essere radiato, non vi è legge in merito.

A Maurizio Zamparini non piace questo elemento

A Maurizio Zamparini non piace questo elemento (parte2)

CAPITOLO OTTAVO – Non andate a Leicester
 

Non bisogna andare a Leicester. 

Non bisogna andarci né fingersi tifosi di una squadra di cui nessuno – me compreso – adorava le gesta prima di sei mesi fa. Clamorosamente bella da vedere, la squadra di Ranieristrappa almeno un sorriso e qualche brivido a tutti, ma la vittoria è soltanto loro. Loro e del calcio nella sua essenza, in cui puoi chiamarti Morgan così come Messi ma se esci dal campo con una rete in più hai vinto la partita e non conta più nient’altro. Lasciamo che si godano il momento di gloria, lasciamoli festeggiare in pace: la vittoria è soltanto loro.

Il miracolo del Leicester si è verificato perché la palla è rotonda e Ranieri lo sa bene. 

Perché il calcio è uno sport di squadra. Perché per vincere basta fare un gol più degli altri.

Perché lo sport è una storia molto più romantica di quanto vogliano farci credere i procuratori.

Claudio dietro, sorridente come un padre che vede all'opera i propri figli. Certo che 26 sono un po' tanti!

Claudio dietro, sorridente come un padre che vede all’opera i propri figli. Certo che 26 uomini sono un po’ tanti!

CAPITOLO NONO – In Serie B è già estate

serie b

Cesena o Novara? Il miracolo dell’Entella dove potrà arrivare? Il Trapani ha fatto la rimonta del secolo? Pescara e Bari meritano la Serie A? E lo Spezia riuscirà finalmente a ripagare il presidente Volpi che ha messo portafogli ed anima per i bianconeri della Serie cadetta?

Il Brescia e il Perugia temono di dover rimandare la gioia dei playoff, ma oltre i 60 punti inizia a fare veramente caldo: a fine Maggio, chi potrà togliersi la maglia per mettersi quella celebrativa fra fiumi di champagne e acqua gelida?

La giostra sta per partire: tenetevi forte.

trapani serie b

CAPITOLO DECIMO – Grazie a Pietro Delogu 

Capitolo doveroso per chi ha aiutato alla realizzazione del nostro appuntamento settimanale: mister Delogu, sassarese e ambizioso allenatore, attende di trovare una panchina cimentandosi nel ruolo di Personal Coach per squadre di ogni categoria, compresa la Serie A.

Se vi fossero piaciute le sue teorie, le sue risposte e le sue idee – piuttosto chiare – sul calcio ed i suoi segreti, potete trovarlo su https://mister5pietrodelogu.wordpress.com.

Pietro Delogu

“Sono un allenatore di calcio e, come tanti colleghi, quest’anno sono imbattuto, perchè sono un allenatore da divano e schermo piatto, pro tempore. In Italia siamo circa 70.000 allenatori per meno di 10.000 squadre, quindi faccio parte della maggioranza che attualmente guarda, si aggiorna e cerca d’imparare vista la non congruità fra domanda ed offerta. Voglio essere pagato in base alle mie capacità che dimostrerò sul campo.”

 

EPILOGO – “Porta romana bella, porta romana. Un anno è brutto e lungo da passare”

ROMA

“D’amore non si muore, sarà anche vero, ma quando ci sei dentro non sai che fare”

Scritto e disponibile su Numerosette.eu
Scritto e disponibile su Numerosette.eu

Il pescatore di asterischi

“I tuoi capelli neri a punta d’inchiostro”.

Sembra fatta ad arte, ma vi giuro che Samuele Bersani l’ha scritta senza pensare a lui.

Senza pensare all’eroe di giornata: Cyril Théréau, il pescatore di asterischi.

Asterisco, in gergo tecnico un segno grafico a cui si ricorre per rifarsi e specificare qualcosa di strano, un segno di richiamo che attira l’attenzione del lettore e lo fa distrarre dal testo. Un acuto, qualcosa che va spiegato perché altrimenti non si riesce ad andare avanti.

“Come un giocoliere passi tutto il tempo a cercare un senso gravitazionale che non c’è”

 

Di Cyril si accorgono prima di tutti i lungimiranti scouts dell’Angers, tanto intelligenti quanto messi bene in classifica quest’anno in Francia, poi il giovane passa al meno noto Charleroi.

Gli osservatori della Steaua Bucarest, arrivati in Belgio per caso, restano sbalorditi dalle sue prestazioni e di quelle del compagno con cui scambia sempre il pallone. Presentano quindi un’offerta ad entrambi; il primo rifiuta, Théréau invece accetta di andarsene a vivere in Romania. Qui in un anno gioca in Champions League e segna 10 reti in 17 presenze. Il salto di qualità all’Anderlecht non riesce proprio a farlo, si accasa con i viola ma non riesce più a segnare: mal di gol, una rete e tante critiche per una fra le creste più matte d’Europa.

Nel 2008 torna “a casa” dello Charleroi ed arrivano 17 reti in 63 presenze: cosa significa questo? Chiaro, Théréau è un attaccante atipico che ama la profondità ma è bravissimo a giocare per i compagni, sacrificando quindi qualche rete in favore del gioco corale. Una dote che, se non ti chiami Iniesta o Dirk Kuijt, non ti porta a fare il protagonista su grandi palcoscenici.

Dal suo arrivo al Chievo la Serie A ha conosciuto un nuovo tipo di attaccante, un pazzo capace di colpi da manicomio e assist per il compagno, un fedele condottiero di Paloschi e un amico intimo dei trequartisti.

Amico più in generale dei compagni, egoista solo part-time.

Azione corale con l’aiuto di Pasquale

Affascinante ma sfuggente. Tanti gol ma mai troppi, tante esperienze ma mai quella giusta. Tanti paesi girati ma sempre rimasto nel cuore un vagabondo.

Difficile trovare parole adeguate per descrivere Cyril Théréau, uno dei giocatori più strambi mai passati su un prato verde.

Classe cristallina, in area quando vuole riesce a incendiare partite, palloni e difese avversarie.

Parlare di giocatore poi è riduttivo, Cyril rientra più nella divertente e strampalata categoria dei personaggi: tatuaggio a forma di bacio sul collo, fisico apparentemente mingherlino ma in realtà carico di energia esplosiva. 

Appassionato di gol belli e difficili, a volte quasi incomprensibili. Incomprensibili e indecifrabili, proprio come le parole che precedono un asterisco. Cyril sui prati verdi li cerca e li pesca, ogni rete sua è come un termine complicato di cui veniamo a conoscenza soltanto grazie a quel segno fatto a forma di stella.

Anche nella nostra quotidianità esiste qualcosa di inspiegabile, qualcosa per cui ci vorrebbe davvero un asterisco, un asterisco che rimandasse a una spiegazione razionale e finalmente comprensibile di quel qualcosa – si tratti di donne, lavoro, amici o campionati da vincere alla PlayStation – che ci è altrimenti indecifrabile.

Il mio dubbio amletico di oggi è, per esempio, il motivo per cui a 32 anni non sia ancora arrivata la chiamata di una grande squadra. Se ci fosse un asterisco pronto a darci qualche delucidazione, ci direbbe che non è accaduto e non accadrà mai perché Théréau non è la classica punta che segna 30 volte a stagione, non ha nemmeno voglia di competere con i vari Suarez o Benzema perché non è nelle sue corde. Lui è un giocatore troppo strano per essere vero, discontinuo ma letale, un fenomeno che segna quando ne ha voglia, quando si infiamma.

Nella vita di tutti c’è qualcosa di incompreso. Qualcosa di follemente divertente che soltanto con l’aiuto di una nota e di un asterisco potremmo comprendere una volta per tutte. Ma il bello forse sta proprio nel mistero.

Thereau, nella vita c’è sempre un Thereau*.

*anche ieri l'ha messa

*anche ieri sera l’ha messa: un gol inutile ma meraviglioso, ovviamente.

Scritto e disponibile su Numerosette.eu
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