Bad Boys

(Immagine di copertina tratta da internet)

Se c’è una caratteristica di alcuni giocatori che negli ultimi anni ha fatto innamorare sempre più tifosi, questa è di sicuro la grinta.

Che sia allo stadio, parlando con gli amici o anche solo tramite i social networks, la figura del giocatore “cattivo”, che dà tutto in campo, imponendosi sugli avversari anche in modo esuberante (e un po’ sopra le righe) è quella che viene ricordata con più entusiasmo.

Esuberanza che si può manifestare tramite una specie di insolenza, cattiveria agonistica, aggressività…

Ma perché vengono ricordati proprio loro? Questi calciatori, probabilmente, rappresentano una sorta di “io represso” in tutti noi. Come loro corrono in campo, tirano pedate a destra e a manca, recuperano palloni importantissimi, urlano incitando le curve, così noi vorremmo essere nella vita di tutti giorni verso le avversità che incontriamo. Come, del resto, i bambini si immedesimano nei grandi campioni imitandone movenze, conclusioni ed esultanze.

Ngolo Kante rappresenta la grinta e l’aggressività buona e genuina (foto – Evening Standard)

Dove sta la differenza? Nell’etica. Ciò che fanno questi Bad Boys, sul campo, non può essere accettato nel mondo fuori dal campo, e di sicuro questa grinta agonistica non può essere una scusante per le scorrettezze.

Il passo da un capitano e leader di una squadra ad un giocatore scorretto e odiato dai tifosi è breve, e ovviamente anche i più “sportivi” tra gli esuberanti rischiano di finire spesso sul taccuino dei  cattivi degli arbitri.

Così un giocatore fortissimo e carismatico come Ibrahimovic può cadere nella tentazione di rifilare una gomitata contro il difensore che lo marcava (foto in copertina) e prendersi una squalifica di tre giornate, accettate di buon grado dallo svedese. Per giunta, Tyrone Mings (il difensore) gli ha ricambiato il favore in partita, atterrando su di lui in modo non proprio corretto e prendendo 5 giornate di stop.

E come non pensare a Joey Barton, più volte condannato per condotta violenta fuori e dentro al campo, con 10 mesi carcere (non tutti scontati), centinaia di migliaia di sterline di multa e deferimenti vari da parte della Football Association.

13 maggio 2012: in Manchester City – QPR il “buon” Barton ne ebbe un po’ per tutti, subito dopo passò in prestito al Marsiglia (immagine tratta da internet)

Un cattivone “inglese” più recente è di sicuro Mario Balotelli, con i suoi messaggi, le sue frecciatine e le sue marachelle ai tempi del Manchester City, tanto da aver fatto coniare il termine “balotellate”.

Giocatori che, oltre alle varie qualità tecniche, piacciono più o meno a tutti. Ma occhio: a passare da un Ngolo Kante ad un Martin Taylor il passo è breve…

Il fallo di Martin Taylor su Eduardo Da Silva nel 2008. L’attaccante brasiliano, naturalizzato croato, è stato fermo un anno (immagine tratta da internet)

Robe da PSG

Robe da pazzi. Se Mediaset cercava una prova per poter rinfacciare alle emittenti rivali di essersi assicurata la competizione più bella in circolazione, dopo la partita di questa sera ha un buon motivo per potersi vantare di trasmettere la Champions League in diretta. Già, perché chi ha avuto la fortuna di assistere a Barcellona contro Paris Saint-Germain la dimenticherà difficilmente.

Sarebbero bastate 4 reti senza subirne, ma ne sono arrivate 6: come se non bastasse la rete di Edinson Cavani si è trasformata da probabile ammazzacaffè a inizio della fine, visto e considerato che da quel momento i parigini hanno spento la luce permettendo a Neymar di accendersi e risplendere di luce propria. 3 gol in 5 minuti, doppietta del brasiliano ed assist per Sergi Roberto nell’ultima azione della partita.

PSG, Paris Saint Germain Prende Sei Gol. Va bene, può bastare.

LA FRASE DEL GIORNO

“Abbiamo il dovere di provarci e io sono fiducioso. Se un rivale è stato capace di farci 4 gol io so che noi possiamo farne 6 di reti.
Sono convinto che nel corso della gara ci sarà un momento nel quale saremo vicini alla qualificazione. Non so come andrà a finire, magari segnano loro, magari restiamo solo vicini senza arrivare alla meta, ma sono sicuro che ci sarà un momento nel quale ‘vedremo’ la possibilità di passare. A me la storia non interessa nulla, io voglio solo vincere” – Luis Enrique

IL TWEET DEL GIORNO

IL VIDEO DEL GIORNO

Napoli mille reazioni

Il Napoli non è riuscito nell’impresa, ma i veri protagonisti della sfida del San Paolo sono stati – oltre a Sergio Ramos e Dries Mertens – i social network.

“The Champions” o “De Ceglie”? Questione di prospettive.

Di seguito, elencati alla rinfusa, i migliori Tweet dei tifosi azzurri…e non solo di colore azzurro!

UN SERENO PRE-PARTITA

 

LE FORMAZIONI UFFICIALI (??)

 

LE PRECISAZIONI

 

LA PARTITA IN UN TWEET

 

GLI SFOTTÒ

 

 

 

 

 

La teoria dei colori

[Immagine di copertina tratta da Internet]

La settimana di calcio europeo è stata all’insegna dei colori.

Dalle bolle di sapone londinesi fino al bianco splendente diffuso sul campo dal Real Madrid, che è tornato quello di una volta sbarazzandosi dell’Eibar, ottavo in classifica e grande rivelazione del campionato spagnolo.

A Madrid torna la luce, Messi telefona al Celta. Ancelotti sbanca Colonia, Conte non sbanda!

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Entella a 360°: Adesso credici!

Immagine di copertina tratta da Internet

UN’ANALISI GENERALE – Forse è arrivato il momento di alzare l’asticella. Forse è arrivato il momento di farsi stare bene addosso l’etichetta di squadra pronta a tentare il grande salto. Tra così tanti forse però, una cosa è molto chiara quest’anno: si può e si deve puntare ai playoff.

Dopo il primo anno di B ovviamente senza botti, necessario per l’ambientamento alla nuova categoria, a Chiavari i tifosi hanno iniziato a pensare in grande, e mai come ora la fase finale del campionato è lì, a un palmo di naso.

PERCHÉ CREDERCI – Vedendo giocare i “diavoli neri” si ha la sensazione che si stia guardando una squadra matura, con anni di esperienza nel campionato cadetto. L’atteggiamento, la maturità con cui affronta le partite, un gioco fluido, organizzato, e soprattutto la conseguenza di questi elementi: le vittorie contro le grandi; su tutte il 4-0 ai danni del Brescia, l’1-0 al Cesena e il 4-1 al Novara nel girone d’andata.

Ma il girone di ritorno è partito carico di “sorprese” (se così si possono ancora considerare), visto che all’elenco delle vittime illustri si sono aggiunte Carpi (2-0) e Bari (2-0), dirette concorrenti per un posto tra le prime 8.

Altro elemento: quei due lì davanti. Caputo e Catellani formano una delle coppie più in forma del momento, perché decisivi anche quando non segnano (e capita raramente, specie a Caputo, nella classifica marcatori dietro solo a Pazzini con 14 centri).

“Segno io o segni tu?” – (Immagine tratta da Internet)

LE CHIAVI DELLA PARTITA –  Troviamo un esempio proprio nella vittoria di sabato: una volta tanto è il numero 9, ex della partita, che serve ad Ammari il pallone dell’1-0 al 27′ del primo tempo.

Si fa notare spesso anche il suo compagno di reparto Catellani, che spaventa la retroguardia biancorossa ogni volta che entra in possesso.

Il goal del raddoppio siglato da Diaw, subentrato proprio all’ex Carpi, è figlio di uno dei tanti orrori difensivi dei baresi, non di certo di una cattiva prestazione del 10 biancoceleste.

Altra grande prestazione è quella di Troiano: il capitano spadroneggia attorno al cerchio di centrocampo annullando il diretto avversario Basha, e nel primo tempo sfiora addirittura la rete, con un colpo di testa che si stampa sulla traversa.

 

NON SVEGLIATELI – La prossima partita in casa del Benevento, terreno ostico per tutti, ci darà altre informazioni per giudicare il percorso della Virtus: l’obiettivo è portare a casa i 3 punti, come all’andata, perché solo questo è il modo per continuare a sognare e far sognare.

I playoff non aspettano nessuno; l’Entella vuole continuare a correre.

Ntcham

Le opportunità, un po’ come la speranza, sono il sale della vita.

Un continuo stimolo ad andare avanti, la consapevolezza che la nostra esistenza ce ne concederà un numero pressoché infinito. Tanto più se hai appena 20 anni.

Che si tratti di uno spazio in cui tornare ad esprimersi – parlando del sottoscritto – oppure di un cambio di allenatore, della palla giusta al momento giusto. La possibilità di cambiare tutto – davvero tutto – con un tiro.

Olivier Jules Ntcham nasce il 6 Febbraio 1996 a Longjumeau, un paesino francese da 20.000 anime. La sua vita svolta quando sbarca al Le Havre, squadra in cui sono transitati giocatori del calibro di Diarra, Aubameyang e Mahrez.

Il ragazzo non tarda ad attirare su di se le attenzioni degli scout e nell’Estate del 2012 arriva il salto verso le giovanili del Manchester City, che intravede in lui le potenzialità per sostituire Yaya Tourè, giocatore fondamentale ma sfortunatamente non infinito.

Nei due anni a Manchester Olivier non riesce a esordire in prima squadra, ma la sua tecnica di livello, unita a una struttura fisica semplicemente mostruosa per la sua età, fanno sensazione. Arriva così, due Estati fa, la chiamata del Genoa che se lo assicura in prestito biennale con diritto di riscatto e controriscatto, sperando dunque in una facile plusvalenza e nell’ abilità di Gasperini, l’uomo giusto per farlo sbocciare.

Tuttavia, nonostante un inizio promettente, Ntcham sparisce sempre più dai radar rossoblu, messo progressivamente da parte a causa delle difficoltà della squadra e, di conseguenza, dell’impossibilità di sperimentare. Solo qualche fugace apparizione per lui e una marea di voci, rigorosamente non confermate, che parlano di un ragazzo triste e abbandonato a sé stesso.

La sua avventura all’ombra della lanterna sembra potersi concludere in anticipo, ma con l’arrivo di Jurić si riaccende la speranza. Un tecnico giovane e innovativo, la persona giusta. Il nuovo mister cita Ntcham nelle interviste pre stagione, riponendo grandi speranze in lui. Speranze che sembrano portare, quasi come un percorso già scritto, alla prima stagionale, in casa col Cagliari. Una partita maledetta, un copione già visto: gol di Borriello, l’ennesimo, da ex e porta difesa da Storari che sembra stregata

Poi la svolta: Ntcham, entrato da qualche minuto, riceve fuori area, controlla e lascia partire il destro. Una deviazione tradisce Storari e la palla si insacca. Gioia.

Il francese indica la panchina, è al settimo cielo. Qualche minuto più tardi sfiora la doppietta, è rinato. Forse è riapparso il giocatore dalle potenzialità infinite.

O forse no. Perché dopo il Cagliari si palesano nuovamente le difficoltà della scorsa stagione: Ntcham gradualmente sparisce e a Dicembre, contro il Palermo, tocca il punto più basso della sua breve carriera. In evidente confusione, probabilmente con mille pensieri per la testa, viene mandato in campo da Jurić a causa dell’emergenza a centrocampo. È una serata nera, con due errori personali propizia la rimonta del Palermo che sbanca il Ferraris dopo tre mesi senza vittorie.

Consumata la tragedia, a Genova non sembra esserci più spazio, tantomeno pazienza, per lui. Il Genoa è in caduta libera e il tempo degli esperimenti nuovamente terminato.

Qui mi riallaccio al concetto iniziale, a quel susseguirsi di opportunità che è la nostra vita. Il Genoa perde 5-0 a Pescara – fino a quel momento a secco di vittorie – inanellando una poco invidiabile serie di 9 partite senza gioie in campionato, portando all’inevitabile esonero di Jurić. Arriva Mandorlini e con lui la speranza di recuperare concretezza.

Una premessa che sembra mettere ancor più da parte Ntcham, apparentemente perso nel limbo del “potrei ma non voglio”. Perché tanti si sono accorti delle sue potenzialità e altrettanti sono stanchi della sua discontinuità, dei suoi singhiozzi.

Eppure Olivier ha 21 anni, fino all’anno scorso non aveva mai giocato una partita a livello professionistico, tanto meno in Italia, e nella sfrontatezza della sua giovane età sembra nascondere una sensibilità e un’umanità che tanti tifosi di vecchia data, distratti e arrabbiati per le questioni societarie, sembrano aver dimenticato.

Nel nostro mondo di squali, tuttavia, Ntcham deve imparare a sfruttare le sue opportunità, e in quello che probabilmente è il turning point del campionato rossoblu arriva l’ennesima, questa volta direttamente dal fato. In uno stadio mezzo vuoto a causa della protesta dei tifosi genoani, glaciale e col fiato sospeso dopo il vantaggio bolognese firmato Viviani, Pandev decide che dopo 16 anni di carriera passati nel nostro paese essere mandato in campo nel recupero è un insulto. Mandorlini non si fa pregare e manda in campo, a freddo, Ntcham invece del macedone.

E’ il miracolo. Dopo un tiro al volo finito in curva, seguito dai fischi di rito dei suoi tifosi, il francese tira fuori dal cilindro il gol dell’anno rossoblu. Una bordata quasi inspiegabile, da fermo, che si insacca nel sette lontano per lo stupore di Mirante, piantato a centro porta, e Cataldi che non riesce neanche a esultare. Per Ntcham è il delirio, esulta animosamente facendo il segno delle chiacchiere, riferite ai suoi tifosi e a tutti i discorsi spesi su di lui nei mesi precedenti. C’è tanta rabbia e amarezza in questa sua liberazione, tanta consapevolezza di sé. Per la terza volta Ntcham sembra capire cosa è in grado di dare, cosa vorrebbe dare sempre.

La favola continua poi a Empoli, ieri, e il copione è pressoché lo stesso: sostituzione a ridosso della fine, palla che arriva nella stessa zona di 7 giorni prima e che questa volta si insacca in maniera meno elegante, più fortunosa, ma con lo stesso risultato. Questa volta il Genoa vince e Ntcham diventa un eroe, una speranza.

Ancor più se tra 5 giorni si gioca il derby, che lui stesso ha definito “la partita più importante dell’anno”, ancor più se il Genoa ci arriva finalmente sgombro da pensieri e uno sguardo in meno alle sue spalle, complici le due squadre lasciate indietro a pensare alle ultime tre posizioni.

Ancor più con un gioiellino che sembra, finalmente, recuperato. Pronto finalmente a scrivere la propria epica in una città tanto impaziente quanto pronta ad amare ancora.

 

Piacere, questa è la Premier

Immagine di copertina tratta da Internet (di Matthew Ashton)

Best, Zola, Vialli, Gerrard, Bergkamp, Henry, Drogba…potremmo continuare ancora per molto a elencare anche solo una piccola parte delle grandi leggende del passato che hanno calcato i palcoscenici della Premier League. Per molti è uno dei campionati più belli del mondo. Per tanti un campionato in lento declino, che ha già consegnato lo scettro del Ranking UEFA alla Liga. Fatto sta che è ancora uno dei campionati più seguiti al mondo e, soprattutto, una delle mete più ambite dai calciatori professionisti. Sarà per la storia di cui è intrisa ogni singola maglia. Sarà per il ritmo frenetico mostrato in ogni partita. Sarà per il tifo caloroso che risuona in ogni stadio.

La Premier League riesce a smuovere gli animi di ogni amante del pallone che si rispetti che, sì, è pronto a vedere una bagarre senza sosta tra le solite sei-sette squadre che ogni anno si sfidano per le posizioni più elevate, ma anche voglioso di sorprese più o meno eclatanti, dalla vittoria della sfavorita di turno in una trasferta senza speranza al trionfo in campionato della squadra più improbabile (ogni riferimento al Leicester City è puramente… voluto).

Il livello sui campi (e sulle panchine) della Premier League si è ulteriormente arricchito quest’anno, tra un Ibrahimovic e un Gundogan (per far due nomi), mescolando di nuovo le carte anche grazie ai nuovi arrivi tra le panchina (Conte, Guardiola, Mourinho) e le conferme dei migliori architetti (Klopp e Pochettino), dando vita, infine ad un campionato aperto, con sorprese sempre dietro l’angolo, sul lungo e sul breve periodo.

Ed è anche questo che inseguiremo: sorprese. Ma anche emozioni, tifo, storia, ragionamenti e un pizzico di follia (che male non fa) attraverso approfondimenti di ogni tipo.

Quindi prepariamoci, perché questo viaggio è appena iniziato.

Buona Premier a tutti!

Mertens si inginocchia e fa volare il Napoli

Ieri sera è andata in scena Roma – Napoli, primo anticipo della 27esima giornata del campionato di Serie A.

Una gara molto simile ad un crocevia tanto per i giallorossi quanto per i partenopei. Nello specifico, per i primi si trattava della possibiltà di allontanare definitivamente proprio il Napoli (che con una sconfitta sarebbe andato a -8) e allo stesso tempo di continuare l’inseguimento alla Juventus, mentre per gli ospiti rappresentava la chance di portarsi a -2 dalla Roma e di conseguenza dal secondo posto.

Il match, che vedeva contrapposti i due migliori attacchi del campionato (60 goal per il Napoli e 57 la Roma), non ha deluso le aspettative regalandoci una partita scoppiettante, giocata a viso aperto, ricca di occasioni da goal.

Risultato finale 2 a 1 per la squadra di Maurizio Sarri, grazie anche ad una doppietta (la seconda in stagione) del belga Dries Mertens, che porta così a 18 il bottino personale. Continua a mantenere una media realizzativa 0.8 reti a partita, degna di un grande campione.

Tatticamente la partita non è stata poi tanto diversa da come ci si potesse aspettare, con il Napoli che fin dai primi minuti ha pressato alto ed imposto il suo gioco di verticalizzazioni, con le quali ha messo in seria difficoltà la difesa di casa, grazie alla grande rapidità d’esecuzione delle stesse e alla velocità delle proprie ripartenze.

Il Napoli ha fatto il solito ottimo palleggio, noi invece non abbiamo rischiato tanti passaggi in profondità, eravamo un po’ bloccati e loro ci hanno costretto a venire risucchiati dalla linea difensiva – Luciano Spalletti

https://www.youtube.com/watch?v=3M5qKk7gT2E

Da sottolineare però anche la prestazione della Roma, che ha colpito per due volte il palo e ha tirato ben 22 volte (4 palloni in porta, 11 fuori e ben 7 parati) contro i “soli” 13 tentativi degli ospiti (4 in porta, 3 fuori e 6 parati).

Oltre a questo il centrocampo capitolino ha il merito di aver guadagnato il 55% di possesso palla, sovvertendo una statistica quasi sempre favorevole al Napoli (media del 61 % in questo campionato).

In ogni caso si è vista una sontuosa prestazione dei campani, che sono riusciti a giocare una partita intelligente mettendo in difficoltà una Roma che negli ultimi quattro scontri diretti in casa aveva sempre vinto: i numeri sostenevano i  giallorossi, ma sono stati gli azzurri a fare jackpot grazie ad un’ottima gestione tattica della partita e grazie all’uomo in più, ovvero il ‘folletto’ Dries Mertens.

La Roma forse ha sofferto la mancanza in zona goal di Edin Dzeko, il quale è stato ben contenuto dalla coppia centrale partenopea Albiol-Koulibaly, in netto miglioramento nelle ultime due uscite.

LA FOTO DELLA PARTITA

Barliamone

Da ormai 5 o 6 anni il calcio italiano non raggiunge i livelli che lo avevano reso celebre per competitività, qualità e spirito vincente, livelli a cui siamo arrivati specialmente dagli anni 90 con il Milan di Sacchi e degli olandesi, con la sorpresa Samp finalista a Wembley, con l’Italia campione del mondo nel 2006 ed infine con la favola Inter del 2010, una corazzata capace di vincere il triplete. Da lì in avanti la nostra serie A ha perso quella polvere fatata che faceva volare le big milanesi & co e che faceva ogni tanto emergere persino qualche sorpresa.

Ma l’opinione che ha il mondo sul calcio italiano, a mio avviso, non dev’essere ristretta a un banale ‘la Juve stravince in casa mentre le prende in Europa’. In Italia c’è un altro campionato capace ogni anno, per coloro che lo seguono, di far emozionare con favole calcistiche incredibili: la Serie B.

Com’è possibile che ogni edizione del campionato cadetto abbia una o due ‘squadrette’ appena promosse dalla Lega Pro che fanno sfracelli delle altre squadre, magari partite favorite per la promozione nella massima serie? Per chiunque ami il calcio queste vicende non dovrebbero passare inosservate, che sia tifoso di una di quelle squadre, che sia rivale, che sia chi ha perso anche la canottiera strappando schedine.

La favola più nota è quella che lo scorso anno ha visto disputare 2 super-provinciali come Carpi e Frosinone in serie A; nonostante l’immediata retrocessione si sono battute su ogni pallone e si sono fatte rispettare contro squadroni, magari guadagnando qualche punticino in stadi come San Siro (dove il Carpi è tutt’ora imbattuto) o lo Juventus Stadium dove un’incornata di Blanchard ha fatto godere come non mai l’intero popolo ciociaro.

Sempre lo scorso anno in Serie B un’altra squadra si è superata ed è arrivata prima di tutte. Ovviamente sto parlando del Crotone, che purtroppo (un purtroppo molto forzato perchè detto da un genoano) sta disputando un campinato alquanto mediocre dove a tre quarti di stagione ha totalizzato una dozzina di punti, nonostante l’esplosione di Diego Falcinelli e le piacevoli sorprese Cordaz e Barberis; probabilmente vedremo i calabresi nuovamente nel campionato cadetto il prossimo anno, ma con i migliori auguri che con la Serie A si tratti solo di un arrivederci.

Infine, quest’anno, maga Serie B ha estratto dal cilindro 2 neo-promosse che stanno disputando una stagione strepitosa: Benevento e Spal, è ancora presto per tirare le somme ma i presupposti che daranno l’anima per mettere i bastoni fra le ruote a un lanciato Frosinone e un affermato Hellas Verona sempre più pazzo, ci sono tutti.

Questo campionato di Serie B – come al solito del resto – è l’ennesima prova che per volare non servono i soldi, bastano i sogni.

 

 

Levantarse Temprano – Prime pagine di Marca, Mundo Deportivo, Sport e As

“Quando giocano da squadra” sono inarrestabili: parola di Marca.

Il quotidiano sportivo spagnolo Sport crede invece in una remontada che avrebbe del clamoroso: riusciranno i nostri eroi a recuperare 4 reti di svantaggio sul Paris Saint-Germain?

“Un Messi sensazionale” per il Mundo Deportivo, “Questo si che è il Real Madrid” sostiene AS.