La teoria dei colori

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La settimana di calcio europeo è stata all’insegna dei colori.

Dalle bolle di sapone londinesi fino al bianco splendente diffuso sul campo dal Real Madrid, che è tornato quello di una volta sbarazzandosi dell’Eibar, ottavo in classifica e grande rivelazione del campionato spagnolo.

A Madrid torna la luce, Messi telefona al Celta. Ancelotti sbanca Colonia, Conte non sbanda!

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Entella a 360°: Adesso credici!

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UN’ANALISI GENERALE – Forse è arrivato il momento di alzare l’asticella. Forse è arrivato il momento di farsi stare bene addosso l’etichetta di squadra pronta a tentare il grande salto. Tra così tanti forse però, una cosa è molto chiara quest’anno: si può e si deve puntare ai playoff.

Dopo il primo anno di B ovviamente senza botti, necessario per l’ambientamento alla nuova categoria, a Chiavari i tifosi hanno iniziato a pensare in grande, e mai come ora la fase finale del campionato è lì, a un palmo di naso.

PERCHÉ CREDERCI – Vedendo giocare i “diavoli neri” si ha la sensazione che si stia guardando una squadra matura, con anni di esperienza nel campionato cadetto. L’atteggiamento, la maturità con cui affronta le partite, un gioco fluido, organizzato, e soprattutto la conseguenza di questi elementi: le vittorie contro le grandi; su tutte il 4-0 ai danni del Brescia, l’1-0 al Cesena e il 4-1 al Novara nel girone d’andata.

Ma il girone di ritorno è partito carico di “sorprese” (se così si possono ancora considerare), visto che all’elenco delle vittime illustri si sono aggiunte Carpi (2-0) e Bari (2-0), dirette concorrenti per un posto tra le prime 8.

Altro elemento: quei due lì davanti. Caputo e Catellani formano una delle coppie più in forma del momento, perché decisivi anche quando non segnano (e capita raramente, specie a Caputo, nella classifica marcatori dietro solo a Pazzini con 14 centri).

“Segno io o segni tu?” – (Immagine tratta da Internet)

LE CHIAVI DELLA PARTITA –  Troviamo un esempio proprio nella vittoria di sabato: una volta tanto è il numero 9, ex della partita, che serve ad Ammari il pallone dell’1-0 al 27′ del primo tempo.

Si fa notare spesso anche il suo compagno di reparto Catellani, che spaventa la retroguardia biancorossa ogni volta che entra in possesso.

Il goal del raddoppio siglato da Diaw, subentrato proprio all’ex Carpi, è figlio di uno dei tanti orrori difensivi dei baresi, non di certo di una cattiva prestazione del 10 biancoceleste.

Altra grande prestazione è quella di Troiano: il capitano spadroneggia attorno al cerchio di centrocampo annullando il diretto avversario Basha, e nel primo tempo sfiora addirittura la rete, con un colpo di testa che si stampa sulla traversa.

 

NON SVEGLIATELI – La prossima partita in casa del Benevento, terreno ostico per tutti, ci darà altre informazioni per giudicare il percorso della Virtus: l’obiettivo è portare a casa i 3 punti, come all’andata, perché solo questo è il modo per continuare a sognare e far sognare.

I playoff non aspettano nessuno; l’Entella vuole continuare a correre.

Ntcham

Le opportunità, un po’ come la speranza, sono il sale della vita.

Un continuo stimolo ad andare avanti, la consapevolezza che la nostra esistenza ce ne concederà un numero pressoché infinito. Tanto più se hai appena 20 anni.

Che si tratti di uno spazio in cui tornare ad esprimersi – parlando del sottoscritto – oppure di un cambio di allenatore, della palla giusta al momento giusto. La possibilità di cambiare tutto – davvero tutto – con un tiro.

Olivier Jules Ntcham nasce il 6 Febbraio 1996 a Longjumeau, un paesino francese da 20.000 anime. La sua vita svolta quando sbarca al Le Havre, squadra in cui sono transitati giocatori del calibro di Diarra, Aubameyang e Mahrez.

Il ragazzo non tarda ad attirare su di se le attenzioni degli scout e nell’Estate del 2012 arriva il salto verso le giovanili del Manchester City, che intravede in lui le potenzialità per sostituire Yaya Tourè, giocatore fondamentale ma sfortunatamente non infinito.

Nei due anni a Manchester Olivier non riesce a esordire in prima squadra, ma la sua tecnica di livello, unita a una struttura fisica semplicemente mostruosa per la sua età, fanno sensazione. Arriva così, due Estati fa, la chiamata del Genoa che se lo assicura in prestito biennale con diritto di riscatto e controriscatto, sperando dunque in una facile plusvalenza e nell’ abilità di Gasperini, l’uomo giusto per farlo sbocciare.

Tuttavia, nonostante un inizio promettente, Ntcham sparisce sempre più dai radar rossoblu, messo progressivamente da parte a causa delle difficoltà della squadra e, di conseguenza, dell’impossibilità di sperimentare. Solo qualche fugace apparizione per lui e una marea di voci, rigorosamente non confermate, che parlano di un ragazzo triste e abbandonato a sé stesso.

La sua avventura all’ombra della lanterna sembra potersi concludere in anticipo, ma con l’arrivo di Jurić si riaccende la speranza. Un tecnico giovane e innovativo, la persona giusta. Il nuovo mister cita Ntcham nelle interviste pre stagione, riponendo grandi speranze in lui. Speranze che sembrano portare, quasi come un percorso già scritto, alla prima stagionale, in casa col Cagliari. Una partita maledetta, un copione già visto: gol di Borriello, l’ennesimo, da ex e porta difesa da Storari che sembra stregata

Poi la svolta: Ntcham, entrato da qualche minuto, riceve fuori area, controlla e lascia partire il destro. Una deviazione tradisce Storari e la palla si insacca. Gioia.

Il francese indica la panchina, è al settimo cielo. Qualche minuto più tardi sfiora la doppietta, è rinato. Forse è riapparso il giocatore dalle potenzialità infinite.

O forse no. Perché dopo il Cagliari si palesano nuovamente le difficoltà della scorsa stagione: Ntcham gradualmente sparisce e a Dicembre, contro il Palermo, tocca il punto più basso della sua breve carriera. In evidente confusione, probabilmente con mille pensieri per la testa, viene mandato in campo da Jurić a causa dell’emergenza a centrocampo. È una serata nera, con due errori personali propizia la rimonta del Palermo che sbanca il Ferraris dopo tre mesi senza vittorie.

Consumata la tragedia, a Genova non sembra esserci più spazio, tantomeno pazienza, per lui. Il Genoa è in caduta libera e il tempo degli esperimenti nuovamente terminato.

Qui mi riallaccio al concetto iniziale, a quel susseguirsi di opportunità che è la nostra vita. Il Genoa perde 5-0 a Pescara – fino a quel momento a secco di vittorie – inanellando una poco invidiabile serie di 9 partite senza gioie in campionato, portando all’inevitabile esonero di Jurić. Arriva Mandorlini e con lui la speranza di recuperare concretezza.

Una premessa che sembra mettere ancor più da parte Ntcham, apparentemente perso nel limbo del “potrei ma non voglio”. Perché tanti si sono accorti delle sue potenzialità e altrettanti sono stanchi della sua discontinuità, dei suoi singhiozzi.

Eppure Olivier ha 21 anni, fino all’anno scorso non aveva mai giocato una partita a livello professionistico, tanto meno in Italia, e nella sfrontatezza della sua giovane età sembra nascondere una sensibilità e un’umanità che tanti tifosi di vecchia data, distratti e arrabbiati per le questioni societarie, sembrano aver dimenticato.

Nel nostro mondo di squali, tuttavia, Ntcham deve imparare a sfruttare le sue opportunità, e in quello che probabilmente è il turning point del campionato rossoblu arriva l’ennesima, questa volta direttamente dal fato. In uno stadio mezzo vuoto a causa della protesta dei tifosi genoani, glaciale e col fiato sospeso dopo il vantaggio bolognese firmato Viviani, Pandev decide che dopo 16 anni di carriera passati nel nostro paese essere mandato in campo nel recupero è un insulto. Mandorlini non si fa pregare e manda in campo, a freddo, Ntcham invece del macedone.

E’ il miracolo. Dopo un tiro al volo finito in curva, seguito dai fischi di rito dei suoi tifosi, il francese tira fuori dal cilindro il gol dell’anno rossoblu. Una bordata quasi inspiegabile, da fermo, che si insacca nel sette lontano per lo stupore di Mirante, piantato a centro porta, e Cataldi che non riesce neanche a esultare. Per Ntcham è il delirio, esulta animosamente facendo il segno delle chiacchiere, riferite ai suoi tifosi e a tutti i discorsi spesi su di lui nei mesi precedenti. C’è tanta rabbia e amarezza in questa sua liberazione, tanta consapevolezza di sé. Per la terza volta Ntcham sembra capire cosa è in grado di dare, cosa vorrebbe dare sempre.

La favola continua poi a Empoli, ieri, e il copione è pressoché lo stesso: sostituzione a ridosso della fine, palla che arriva nella stessa zona di 7 giorni prima e che questa volta si insacca in maniera meno elegante, più fortunosa, ma con lo stesso risultato. Questa volta il Genoa vince e Ntcham diventa un eroe, una speranza.

Ancor più se tra 5 giorni si gioca il derby, che lui stesso ha definito “la partita più importante dell’anno”, ancor più se il Genoa ci arriva finalmente sgombro da pensieri e uno sguardo in meno alle sue spalle, complici le due squadre lasciate indietro a pensare alle ultime tre posizioni.

Ancor più con un gioiellino che sembra, finalmente, recuperato. Pronto finalmente a scrivere la propria epica in una città tanto impaziente quanto pronta ad amare ancora.

 

Piacere, questa è la Premier

Immagine di copertina tratta da Internet (di Matthew Ashton)

Best, Zola, Vialli, Gerrard, Bergkamp, Henry, Drogba…potremmo continuare ancora per molto a elencare anche solo una piccola parte delle grandi leggende del passato che hanno calcato i palcoscenici della Premier League. Per molti è uno dei campionati più belli del mondo. Per tanti un campionato in lento declino, che ha già consegnato lo scettro del Ranking UEFA alla Liga. Fatto sta che è ancora uno dei campionati più seguiti al mondo e, soprattutto, una delle mete più ambite dai calciatori professionisti. Sarà per la storia di cui è intrisa ogni singola maglia. Sarà per il ritmo frenetico mostrato in ogni partita. Sarà per il tifo caloroso che risuona in ogni stadio.

La Premier League riesce a smuovere gli animi di ogni amante del pallone che si rispetti che, sì, è pronto a vedere una bagarre senza sosta tra le solite sei-sette squadre che ogni anno si sfidano per le posizioni più elevate, ma anche voglioso di sorprese più o meno eclatanti, dalla vittoria della sfavorita di turno in una trasferta senza speranza al trionfo in campionato della squadra più improbabile (ogni riferimento al Leicester City è puramente… voluto).

Il livello sui campi (e sulle panchine) della Premier League si è ulteriormente arricchito quest’anno, tra un Ibrahimovic e un Gundogan (per far due nomi), mescolando di nuovo le carte anche grazie ai nuovi arrivi tra le panchina (Conte, Guardiola, Mourinho) e le conferme dei migliori architetti (Klopp e Pochettino), dando vita, infine ad un campionato aperto, con sorprese sempre dietro l’angolo, sul lungo e sul breve periodo.

Ed è anche questo che inseguiremo: sorprese. Ma anche emozioni, tifo, storia, ragionamenti e un pizzico di follia (che male non fa) attraverso approfondimenti di ogni tipo.

Quindi prepariamoci, perché questo viaggio è appena iniziato.

Buona Premier a tutti!

Mertens si inginocchia e fa volare il Napoli

Ieri sera è andata in scena Roma – Napoli, primo anticipo della 27esima giornata del campionato di Serie A.

Una gara molto simile ad un crocevia tanto per i giallorossi quanto per i partenopei. Nello specifico, per i primi si trattava della possibiltà di allontanare definitivamente proprio il Napoli (che con una sconfitta sarebbe andato a -8) e allo stesso tempo di continuare l’inseguimento alla Juventus, mentre per gli ospiti rappresentava la chance di portarsi a -2 dalla Roma e di conseguenza dal secondo posto.

Il match, che vedeva contrapposti i due migliori attacchi del campionato (60 goal per il Napoli e 57 la Roma), non ha deluso le aspettative regalandoci una partita scoppiettante, giocata a viso aperto, ricca di occasioni da goal.

Risultato finale 2 a 1 per la squadra di Maurizio Sarri, grazie anche ad una doppietta (la seconda in stagione) del belga Dries Mertens, che porta così a 18 il bottino personale. Continua a mantenere una media realizzativa 0.8 reti a partita, degna di un grande campione.

Tatticamente la partita non è stata poi tanto diversa da come ci si potesse aspettare, con il Napoli che fin dai primi minuti ha pressato alto ed imposto il suo gioco di verticalizzazioni, con le quali ha messo in seria difficoltà la difesa di casa, grazie alla grande rapidità d’esecuzione delle stesse e alla velocità delle proprie ripartenze.

Il Napoli ha fatto il solito ottimo palleggio, noi invece non abbiamo rischiato tanti passaggi in profondità, eravamo un po’ bloccati e loro ci hanno costretto a venire risucchiati dalla linea difensiva – Luciano Spalletti

https://www.youtube.com/watch?v=3M5qKk7gT2E

Da sottolineare però anche la prestazione della Roma, che ha colpito per due volte il palo e ha tirato ben 22 volte (4 palloni in porta, 11 fuori e ben 7 parati) contro i “soli” 13 tentativi degli ospiti (4 in porta, 3 fuori e 6 parati).

Oltre a questo il centrocampo capitolino ha il merito di aver guadagnato il 55% di possesso palla, sovvertendo una statistica quasi sempre favorevole al Napoli (media del 61 % in questo campionato).

In ogni caso si è vista una sontuosa prestazione dei campani, che sono riusciti a giocare una partita intelligente mettendo in difficoltà una Roma che negli ultimi quattro scontri diretti in casa aveva sempre vinto: i numeri sostenevano i  giallorossi, ma sono stati gli azzurri a fare jackpot grazie ad un’ottima gestione tattica della partita e grazie all’uomo in più, ovvero il ‘folletto’ Dries Mertens.

La Roma forse ha sofferto la mancanza in zona goal di Edin Dzeko, il quale è stato ben contenuto dalla coppia centrale partenopea Albiol-Koulibaly, in netto miglioramento nelle ultime due uscite.

LA FOTO DELLA PARTITA

Barliamone

Da ormai 5 o 6 anni il calcio italiano non raggiunge i livelli che lo avevano reso celebre per competitività, qualità e spirito vincente, livelli a cui siamo arrivati specialmente dagli anni 90 con il Milan di Sacchi e degli olandesi, con la sorpresa Samp finalista a Wembley, con l’Italia campione del mondo nel 2006 ed infine con la favola Inter del 2010, una corazzata capace di vincere il triplete. Da lì in avanti la nostra serie A ha perso quella polvere fatata che faceva volare le big milanesi & co e che faceva ogni tanto emergere persino qualche sorpresa.

Ma l’opinione che ha il mondo sul calcio italiano, a mio avviso, non dev’essere ristretta a un banale ‘la Juve stravince in casa mentre le prende in Europa’. In Italia c’è un altro campionato capace ogni anno, per coloro che lo seguono, di far emozionare con favole calcistiche incredibili: la Serie B.

Com’è possibile che ogni edizione del campionato cadetto abbia una o due ‘squadrette’ appena promosse dalla Lega Pro che fanno sfracelli delle altre squadre, magari partite favorite per la promozione nella massima serie? Per chiunque ami il calcio queste vicende non dovrebbero passare inosservate, che sia tifoso di una di quelle squadre, che sia rivale, che sia chi ha perso anche la canottiera strappando schedine.

La favola più nota è quella che lo scorso anno ha visto disputare 2 super-provinciali come Carpi e Frosinone in serie A; nonostante l’immediata retrocessione si sono battute su ogni pallone e si sono fatte rispettare contro squadroni, magari guadagnando qualche punticino in stadi come San Siro (dove il Carpi è tutt’ora imbattuto) o lo Juventus Stadium dove un’incornata di Blanchard ha fatto godere come non mai l’intero popolo ciociaro.

Sempre lo scorso anno in Serie B un’altra squadra si è superata ed è arrivata prima di tutte. Ovviamente sto parlando del Crotone, che purtroppo (un purtroppo molto forzato perchè detto da un genoano) sta disputando un campinato alquanto mediocre dove a tre quarti di stagione ha totalizzato una dozzina di punti, nonostante l’esplosione di Diego Falcinelli e le piacevoli sorprese Cordaz e Barberis; probabilmente vedremo i calabresi nuovamente nel campionato cadetto il prossimo anno, ma con i migliori auguri che con la Serie A si tratti solo di un arrivederci.

Infine, quest’anno, maga Serie B ha estratto dal cilindro 2 neo-promosse che stanno disputando una stagione strepitosa: Benevento e Spal, è ancora presto per tirare le somme ma i presupposti che daranno l’anima per mettere i bastoni fra le ruote a un lanciato Frosinone e un affermato Hellas Verona sempre più pazzo, ci sono tutti.

Questo campionato di Serie B – come al solito del resto – è l’ennesima prova che per volare non servono i soldi, bastano i sogni.

 

 

Levantarse Temprano – Prime pagine di Marca, Mundo Deportivo, Sport e As

“Quando giocano da squadra” sono inarrestabili: parola di Marca.

Il quotidiano sportivo spagnolo Sport crede invece in una remontada che avrebbe del clamoroso: riusciranno i nostri eroi a recuperare 4 reti di svantaggio sul Paris Saint-Germain?

“Un Messi sensazionale” per il Mundo Deportivo, “Questo si che è il Real Madrid” sostiene AS.

A Tutto Campo

Ed ora ricominciamo, come facevamo esattamente una volta.

Abbandonare un’idea che mi ha permesso di arrivare fin dove sono oggi non avrebbe avuto senso, per niente, non sarebbe nemmeno stato giusto nei confronti di chi per questo sito ha speso e continua ad investire tempo e denaro.

Proverò quindi ad aprire uno spazio per tutti, per chiunque voglia unirsi e girovagare insieme a noi, scrivendo atuttocampo specializzandosi in qualche cosa: che siano statistiche, storie o campionati esotici poco importa, quel che conta è scrivere per costruire qualcosa di reale e realistico.

Ogni volta che mi butto su un argomento, arrovellandomi su parole, verbi e terminologie più adatte al contesto in questione, mi rendo conto di essere per certi versi un po’ strano. A bit weird si direbbe forse in Inghilterra, ma un furore quasi agonistico mi spinge a perdere quella mezz’ora di tempo e finire il mio articolo senza guardare in faccia nessuno. Credo che la consapevolezza di dover lasciar viaggiare la mente sia il primo punto per scrivere e per farlo come si deve, poi – traendo spunto da Leonardo Bruni – occorrono immaginazione, eleganza e conoscenza.

Bene, se avrete modo, tempo e voglia di leggerci qui non troverete una redazione normale, come tante altre, anzi forse non troverete nemmeno una redazione. Quel che offrirà al pubblico il nostro blog sarà una vetrina di personaggi, un sito per chiunque voglia intraprendere la carriera di giornalista o semplice appassionato in ambito sportivo. Senza figure autoritarie né regole ferree, non tanto per amore verso l’anarchia quanto più per correttezza verso chi scrive senza percepire uno stipendio. E, in un mondo di squali come quello dell’editoria online, non è cosa scontata.

Atuttocampo si presenterà al pubblico senza ‘il ghigno e l’ignoranza dei primi della classe’, quindi probabilmente sarà ascoltata da pochi o da nessuno.

Forse, ma come avrebbe detto Faber ‘noi ci proviamo lo stesso’: non si sa mai che qualcuno ascolti per davvero la nostra smisurata preghiera.

Io non ho paura

Scritto e disponibile su iogiocopulito.ilfattoquotidiano.it

Don’t go away cantavano gli Oasis.

Difficile trovare le parole per raccontare la vita di Ryan Mason in maniera distaccata e da una corretta angolatura, giusta e doverosa nei confronti di un giocatore che ha lottato fino a pochi giorni fa tra vita e morte in un ospedale di Londra, colpito alla testa proprio nel momento più alto della sua carriera, a pochi passi dalla definitiva consacrazione.

A dire il vero non saranno d’accordo molti tifosi del Tottenham, squadra che lo ha fatto crescere garantendogli fiducia e minuti sul campo per due intere e brillanti stagioni, prima che una lauta offerta dell’Hull City facesse partire ‘capitan futuro’ verso una squadra decisamente meno prestigiosa ma convinta di poter garantire al centrocampista classe 1991 un posto al riparo dalla folta concorrenza che regna a White Hart Lane.

Scelta sicuramente discutibile quella di andare via, anche considerate le oltre 50 presenze da attore non protagonista con gli Spurs, fatto sta che Ryan Mason decise di unirsi alle Tigri dell’East Yorkshire per ricominciare da zero assumendosi rischi e responsabilità. Come quando scelse di trasferirsi al Lorient in prestito, squadra dalla casacca arancione come quella dell’Hull City ma decisamente meno convinta a credere nell’allora appena 21enne, che non scese in campo nemmeno una volta durante la sua avventura francese.

“Ci sono stati giorni in cui ho pensato di lasciare il mio passato alle spalle per ricominciare da zero, un fresco nuovo inizio” .Ryan Mason intervistato dal Daily Mail.

Giocatore arcigno sul campo, divertente e spigliato nella vita di tutti i giorni, chi ha avuto la fortuna di conoscere il centrocampista londinese non può  non averne apprezzato il modo di fare.

Una prova? La presentazione ai nuovi compagni dell’Hull City in ritiro. In piedi sulla sedia.

Harry Redknapp ci aveva visto lungo facendolo esordire a 17 anni; stregò i tifosi e rubò  il posto a Paulinho e Dembelé, prima che una lunga serie di infortuni lo tenesse fuori dal campo proprio sul più bello. Ben 4 negli ultimi 12 mesi con il Tottenham, per un totale di circa 21 partite saltate.

Innamorato del numero 8, motivo per cui è stato più volte paragonato a un’icona del calcio moderno quale Steven Gerrard, a pochi giorni dal terribile infortunio contro il Chelsearischia seriamente di non poter toccare un pallone per molti mesi, forse anni, come confermato dalla stessa dirigenza neroarancio.

Il sogno nel cassetto di Ryan è sempre un posto di rilievo nella nazionale inglese, gioia che ha potuto assaporare a spizzichi e bocconi senza mai trovare continuità nelle convocazioni. Gareth Southgate e la F.A. si sono uniti al coro quasi infinito in suo sostegno, sicuramente giusto e doveroso ma per nulla scontato.

mason

In un turbinio di pensieri e sensazioni contrastanti, fra chi spera di poterlo rivedere prestoin campo e chi ancora non crede alle immagini di Stamford Bridge, nel frattempo Mason sembra lentamente recuperare.

Non appena tutto sarà passato, il soldato Ryan potrà rileggere ed apprezzare – a patto che già non lo abbia fatto – tutti i messaggi che il mondo intero, quello che non lo ha mai dimenticato, gli ha tributato nelle ultime e travagliate ore di silenzio. Magari si accorgerà di avere ancora in mano un futuro grandioso, non senza macchie ed alcune anche dolorose, ritrovando quella forza che ha sempre mostrato sul prato verde.

Da una parte un braccio tatuato, segno di una vita travagliata, dall’altra una pelle candida simbolo più che mai di un talento cristallino.

Magari incontrerà ancora una volta Terry e Cahill (che sono subito accorsi in ospedale), magari per una sfida a biliardo, sport in cui oltre alla tecnica conta saper usare la testa. Un po’ come a centrocampo, un po’ come nella vita, quella che Ryan Mason merita di vivere fino in fondo. Da protagonista, in piedi sulla sedia, con un’ultima biglia da imbucare: quella nera, nera come il buio di cui non deve avere più paura.

Sarà quel che Zaha

Scritto e disponibile su Numerosette.eu

E quando avremo qualche anno di più 

Se a dirmi t’amo sarai ancora tu?

Tiziana Rivale – Sarà quel che sarà

La citazione musicale potrà non essere delle più appropriate, ma faremo del nostro meglio per garantire un filo conduttore se non sensato quantomeno pertinente.

Cosa c’entra Wilfried Zaha con le canzoni d’amore? Cosa con il futuro? E cosa con Tiziana Rivale? Va bene, con lei proprio nulla, mi arrendo.

Selhurst Park, tana ventosa del Crystal Palace ricca di mattoni rossi e di sciarpe blu, quasi unica al mondo per il baccano prodotto dai non pochi sostenitori delle Eagles. Ogni squadra ha un beniamino, se il Manchester City – e non solo – venera tutt’ora i fratelli Touré, se lo Stoke City aveva creato un coro appositamente per Marc Muniesa cosa vieta ai supporters del club di Croydon di sostenere in maniera pittoresca un giocatore simbolo? Esattamente nulla, motivo per cui Wilfried Zaha è venerato ogni domenica, sia che parta dalla panchina e sia che scenda in campo regolarmente.

IL CORO DELLO STOKE CITY 

Che la tifoseria del Crystal Palace sia una delle più calde d’Inghilterra non devo certamente essere io a rimarcarlo, fatto sta che negli anni sono stati tanti i cori divertenti costruiti con non poca genialità per acclamare un determinato giocatore: non in ultimo Yannick Bolasie, ma guai a parlare di lui oggi in terra rossoblù.

Queste erano le parole d’amore nei suoi confronti, lui però ha scelto l’Everton, motivo per il quale di “Ya-Ya-Yannick Bloasie” non sentirete più nemmeno l’eco in lontananza.

Nato e cresciuto proprio nelle giovanili del Palace, Wilfried Zaha aveva scelto di cedere alle lusinghe del Manchester United invece di provare a maturare in una ‘piccola’ londinese, ma la favola di Old Trafford durò ben poco. Due sole partite, forse troppi ricordi e di conseguenza un ritorno a casa tanto veloce quanto piacevole per i tifosi che ne avevano ammirato da vicino la crescita da quando era ‘alto così’.

Da quel giorno Zaha non è diventato il trascinatore indiscusso delle Eagles, sarebbe stato bello e forse anche giusto, ma questo non è accaduto: complice la sua classe ad intermittenza, non sempre ha trovato spazio negli schemi di Alan Pardew, manager da poco silurato per far posto al redivivo Sam Allardyce, che ora cerca un appiglio nello spogliatoio e forse, sotto sotto, spera di trovarlo proprio nell’ex starlet dello United.

Se avete 20 minuti di tempo e una buona conoscenza di un inglese parlato in maniera veloce e stressante questo può essere buono per descrivere la vita del talentuoso attaccante inglese nato ad Abidjan. Anzi, niente male.

Se anche voi nonostante i vari tentativi e le tante congetture mentali non siete ancora stati in grado di comprendere a fondo l’essenza che porta il nome di Wilfried Zaha, non preoccupatevi. Non fatelo perché non siete i soli, in molti non hanno trovato la soluzione per far esplodere definitivamente un talento dai colori luccicanti. Molti tranne forse proprio Alan Pardew, salutato così dal suo uomo della provvidenza.

Zaha

Sarà Big Sam colui il quale farà sbocciare Zaha? Finalizzerà invece per davvero un passaggio al Tottenham, squadra che in estate lo ha voluto senza però trovare le porte aperte? Riuscirà a tirare fuori dal cilindro altre reti come quella contro le tigri gialle dell’Hull City?

È la teoria dell’eterno rimpianto; alzi la mano chi non si è mai chiesto ‘ma lui…si, proprio lui, perché non ha ancora alzato una coppa’.

Scegliendo di tornare a casa ha forse chiuso dietro di sé le porte per il successo, ma dipende dai punti di vista. Per alcuni vincere è alzare un trofeo, per altri invece sentire intonare il loro nome con qualsiasi tempo e temperatura basta per sentirsi un vincitore e volare più in alto con la mente e le emozioni. Visto che si parla di Eagles, almeno questa volta il tema è azzeccato.