Piacere, questa è la Premier

Immagine di copertina tratta da Internet (di Matthew Ashton)

Best, Zola, Vialli, Gerrard, Bergkamp, Henry, Drogba…potremmo continuare ancora per molto a elencare anche solo una piccola parte delle grandi leggende del passato che hanno calcato i palcoscenici della Premier League. Per molti è uno dei campionati più belli del mondo. Per tanti un campionato in lento declino, che ha già consegnato lo scettro del Ranking UEFA alla Liga. Fatto sta che è ancora uno dei campionati più seguiti al mondo e, soprattutto, una delle mete più ambite dai calciatori professionisti. Sarà per la storia di cui è intrisa ogni singola maglia. Sarà per il ritmo frenetico mostrato in ogni partita. Sarà per il tifo caloroso che risuona in ogni stadio.

La Premier League riesce a smuovere gli animi di ogni amante del pallone che si rispetti che, sì, è pronto a vedere una bagarre senza sosta tra le solite sei-sette squadre che ogni anno si sfidano per le posizioni più elevate, ma anche voglioso di sorprese più o meno eclatanti, dalla vittoria della sfavorita di turno in una trasferta senza speranza al trionfo in campionato della squadra più improbabile (ogni riferimento al Leicester City è puramente… voluto).

Il livello sui campi (e sulle panchine) della Premier League si è ulteriormente arricchito quest’anno, tra un Ibrahimovic e un Gundogan (per far due nomi), mescolando di nuovo le carte anche grazie ai nuovi arrivi tra le panchina (Conte, Guardiola, Mourinho) e le conferme dei migliori architetti (Klopp e Pochettino), dando vita, infine ad un campionato aperto, con sorprese sempre dietro l’angolo, sul lungo e sul breve periodo.

Ed è anche questo che inseguiremo: sorprese. Ma anche emozioni, tifo, storia, ragionamenti e un pizzico di follia (che male non fa) attraverso approfondimenti di ogni tipo.

Quindi prepariamoci, perché questo viaggio è appena iniziato.

Buona Premier a tutti!

Mertens si inginocchia e fa volare il Napoli

Ieri sera è andata in scena Roma – Napoli, primo anticipo della 27esima giornata del campionato di Serie A.

Una gara molto simile ad un crocevia tanto per i giallorossi quanto per i partenopei. Nello specifico, per i primi si trattava della possibiltà di allontanare definitivamente proprio il Napoli (che con una sconfitta sarebbe andato a -8) e allo stesso tempo di continuare l’inseguimento alla Juventus, mentre per gli ospiti rappresentava la chance di portarsi a -2 dalla Roma e di conseguenza dal secondo posto.

Il match, che vedeva contrapposti i due migliori attacchi del campionato (60 goal per il Napoli e 57 la Roma), non ha deluso le aspettative regalandoci una partita scoppiettante, giocata a viso aperto, ricca di occasioni da goal.

Risultato finale 2 a 1 per la squadra di Maurizio Sarri, grazie anche ad una doppietta (la seconda in stagione) del belga Dries Mertens, che porta così a 18 il bottino personale. Continua a mantenere una media realizzativa 0.8 reti a partita, degna di un grande campione.

Tatticamente la partita non è stata poi tanto diversa da come ci si potesse aspettare, con il Napoli che fin dai primi minuti ha pressato alto ed imposto il suo gioco di verticalizzazioni, con le quali ha messo in seria difficoltà la difesa di casa, grazie alla grande rapidità d’esecuzione delle stesse e alla velocità delle proprie ripartenze.

Il Napoli ha fatto il solito ottimo palleggio, noi invece non abbiamo rischiato tanti passaggi in profondità, eravamo un po’ bloccati e loro ci hanno costretto a venire risucchiati dalla linea difensiva – Luciano Spalletti

https://www.youtube.com/watch?v=3M5qKk7gT2E

Da sottolineare però anche la prestazione della Roma, che ha colpito per due volte il palo e ha tirato ben 22 volte (4 palloni in porta, 11 fuori e ben 7 parati) contro i “soli” 13 tentativi degli ospiti (4 in porta, 3 fuori e 6 parati).

Oltre a questo il centrocampo capitolino ha il merito di aver guadagnato il 55% di possesso palla, sovvertendo una statistica quasi sempre favorevole al Napoli (media del 61 % in questo campionato).

In ogni caso si è vista una sontuosa prestazione dei campani, che sono riusciti a giocare una partita intelligente mettendo in difficoltà una Roma che negli ultimi quattro scontri diretti in casa aveva sempre vinto: i numeri sostenevano i  giallorossi, ma sono stati gli azzurri a fare jackpot grazie ad un’ottima gestione tattica della partita e grazie all’uomo in più, ovvero il ‘folletto’ Dries Mertens.

La Roma forse ha sofferto la mancanza in zona goal di Edin Dzeko, il quale è stato ben contenuto dalla coppia centrale partenopea Albiol-Koulibaly, in netto miglioramento nelle ultime due uscite.

LA FOTO DELLA PARTITA

Barliamone

Da ormai 5 o 6 anni il calcio italiano non raggiunge i livelli che lo avevano reso celebre per competitività, qualità e spirito vincente, livelli a cui siamo arrivati specialmente dagli anni 90 con il Milan di Sacchi e degli olandesi, con la sorpresa Samp finalista a Wembley, con l’Italia campione del mondo nel 2006 ed infine con la favola Inter del 2010, una corazzata capace di vincere il triplete. Da lì in avanti la nostra serie A ha perso quella polvere fatata che faceva volare le big milanesi & co e che faceva ogni tanto emergere persino qualche sorpresa.

Ma l’opinione che ha il mondo sul calcio italiano, a mio avviso, non dev’essere ristretta a un banale ‘la Juve stravince in casa mentre le prende in Europa’. In Italia c’è un altro campionato capace ogni anno, per coloro che lo seguono, di far emozionare con favole calcistiche incredibili: la Serie B.

Com’è possibile che ogni edizione del campionato cadetto abbia una o due ‘squadrette’ appena promosse dalla Lega Pro che fanno sfracelli delle altre squadre, magari partite favorite per la promozione nella massima serie? Per chiunque ami il calcio queste vicende non dovrebbero passare inosservate, che sia tifoso di una di quelle squadre, che sia rivale, che sia chi ha perso anche la canottiera strappando schedine.

La favola più nota è quella che lo scorso anno ha visto disputare 2 super-provinciali come Carpi e Frosinone in serie A; nonostante l’immediata retrocessione si sono battute su ogni pallone e si sono fatte rispettare contro squadroni, magari guadagnando qualche punticino in stadi come San Siro (dove il Carpi è tutt’ora imbattuto) o lo Juventus Stadium dove un’incornata di Blanchard ha fatto godere come non mai l’intero popolo ciociaro.

Sempre lo scorso anno in Serie B un’altra squadra si è superata ed è arrivata prima di tutte. Ovviamente sto parlando del Crotone, che purtroppo (un purtroppo molto forzato perchè detto da un genoano) sta disputando un campinato alquanto mediocre dove a tre quarti di stagione ha totalizzato una dozzina di punti, nonostante l’esplosione di Diego Falcinelli e le piacevoli sorprese Cordaz e Barberis; probabilmente vedremo i calabresi nuovamente nel campionato cadetto il prossimo anno, ma con i migliori auguri che con la Serie A si tratti solo di un arrivederci.

Infine, quest’anno, maga Serie B ha estratto dal cilindro 2 neo-promosse che stanno disputando una stagione strepitosa: Benevento e Spal, è ancora presto per tirare le somme ma i presupposti che daranno l’anima per mettere i bastoni fra le ruote a un lanciato Frosinone e un affermato Hellas Verona sempre più pazzo, ci sono tutti.

Questo campionato di Serie B – come al solito del resto – è l’ennesima prova che per volare non servono i soldi, bastano i sogni.

 

 

Levantarse Temprano – Prime pagine di Marca, Mundo Deportivo, Sport e As

“Quando giocano da squadra” sono inarrestabili: parola di Marca.

Il quotidiano sportivo spagnolo Sport crede invece in una remontada che avrebbe del clamoroso: riusciranno i nostri eroi a recuperare 4 reti di svantaggio sul Paris Saint-Germain?

“Un Messi sensazionale” per il Mundo Deportivo, “Questo si che è il Real Madrid” sostiene AS.

A Tutto Campo

Ed ora ricominciamo, come facevamo esattamente una volta.

Abbandonare un’idea che mi ha permesso di arrivare fin dove sono oggi non avrebbe avuto senso, per niente, non sarebbe nemmeno stato giusto nei confronti di chi per questo sito ha speso e continua ad investire tempo e denaro.

Proverò quindi ad aprire uno spazio per tutti, per chiunque voglia unirsi e girovagare insieme a noi, scrivendo atuttocampo specializzandosi in qualche cosa: che siano statistiche, storie o campionati esotici poco importa, quel che conta è scrivere per costruire qualcosa di reale e realistico.

Ogni volta che mi butto su un argomento, arrovellandomi su parole, verbi e terminologie più adatte al contesto in questione, mi rendo conto di essere per certi versi un po’ strano. A bit weird si direbbe forse in Inghilterra, ma un furore quasi agonistico mi spinge a perdere quella mezz’ora di tempo e finire il mio articolo senza guardare in faccia nessuno. Credo che la consapevolezza di dover lasciar viaggiare la mente sia il primo punto per scrivere e per farlo come si deve, poi – traendo spunto da Leonardo Bruni – occorrono immaginazione, eleganza e conoscenza.

Bene, se avrete modo, tempo e voglia di leggerci qui non troverete una redazione normale, come tante altre, anzi forse non troverete nemmeno una redazione. Quel che offrirà al pubblico il nostro blog sarà una vetrina di personaggi, un sito per chiunque voglia intraprendere la carriera di giornalista o semplice appassionato in ambito sportivo. Senza figure autoritarie né regole ferree, non tanto per amore verso l’anarchia quanto più per correttezza verso chi scrive senza percepire uno stipendio. E, in un mondo di squali come quello dell’editoria online, non è cosa scontata.

Atuttocampo si presenterà al pubblico senza ‘il ghigno e l’ignoranza dei primi della classe’, quindi probabilmente sarà ascoltata da pochi o da nessuno.

Forse, ma come avrebbe detto Faber ‘noi ci proviamo lo stesso’: non si sa mai che qualcuno ascolti per davvero la nostra smisurata preghiera.

Io non ho paura

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Don’t go away cantavano gli Oasis.

Difficile trovare le parole per raccontare la vita di Ryan Mason in maniera distaccata e da una corretta angolatura, giusta e doverosa nei confronti di un giocatore che ha lottato fino a pochi giorni fa tra vita e morte in un ospedale di Londra, colpito alla testa proprio nel momento più alto della sua carriera, a pochi passi dalla definitiva consacrazione.

A dire il vero non saranno d’accordo molti tifosi del Tottenham, squadra che lo ha fatto crescere garantendogli fiducia e minuti sul campo per due intere e brillanti stagioni, prima che una lauta offerta dell’Hull City facesse partire ‘capitan futuro’ verso una squadra decisamente meno prestigiosa ma convinta di poter garantire al centrocampista classe 1991 un posto al riparo dalla folta concorrenza che regna a White Hart Lane.

Scelta sicuramente discutibile quella di andare via, anche considerate le oltre 50 presenze da attore non protagonista con gli Spurs, fatto sta che Ryan Mason decise di unirsi alle Tigri dell’East Yorkshire per ricominciare da zero assumendosi rischi e responsabilità. Come quando scelse di trasferirsi al Lorient in prestito, squadra dalla casacca arancione come quella dell’Hull City ma decisamente meno convinta a credere nell’allora appena 21enne, che non scese in campo nemmeno una volta durante la sua avventura francese.

“Ci sono stati giorni in cui ho pensato di lasciare il mio passato alle spalle per ricominciare da zero, un fresco nuovo inizio” .Ryan Mason intervistato dal Daily Mail.

Giocatore arcigno sul campo, divertente e spigliato nella vita di tutti i giorni, chi ha avuto la fortuna di conoscere il centrocampista londinese non può  non averne apprezzato il modo di fare.

Una prova? La presentazione ai nuovi compagni dell’Hull City in ritiro. In piedi sulla sedia.

Harry Redknapp ci aveva visto lungo facendolo esordire a 17 anni; stregò i tifosi e rubò  il posto a Paulinho e Dembelé, prima che una lunga serie di infortuni lo tenesse fuori dal campo proprio sul più bello. Ben 4 negli ultimi 12 mesi con il Tottenham, per un totale di circa 21 partite saltate.

Innamorato del numero 8, motivo per cui è stato più volte paragonato a un’icona del calcio moderno quale Steven Gerrard, a pochi giorni dal terribile infortunio contro il Chelsearischia seriamente di non poter toccare un pallone per molti mesi, forse anni, come confermato dalla stessa dirigenza neroarancio.

Il sogno nel cassetto di Ryan è sempre un posto di rilievo nella nazionale inglese, gioia che ha potuto assaporare a spizzichi e bocconi senza mai trovare continuità nelle convocazioni. Gareth Southgate e la F.A. si sono uniti al coro quasi infinito in suo sostegno, sicuramente giusto e doveroso ma per nulla scontato.

mason

In un turbinio di pensieri e sensazioni contrastanti, fra chi spera di poterlo rivedere prestoin campo e chi ancora non crede alle immagini di Stamford Bridge, nel frattempo Mason sembra lentamente recuperare.

Non appena tutto sarà passato, il soldato Ryan potrà rileggere ed apprezzare – a patto che già non lo abbia fatto – tutti i messaggi che il mondo intero, quello che non lo ha mai dimenticato, gli ha tributato nelle ultime e travagliate ore di silenzio. Magari si accorgerà di avere ancora in mano un futuro grandioso, non senza macchie ed alcune anche dolorose, ritrovando quella forza che ha sempre mostrato sul prato verde.

Da una parte un braccio tatuato, segno di una vita travagliata, dall’altra una pelle candida simbolo più che mai di un talento cristallino.

Magari incontrerà ancora una volta Terry e Cahill (che sono subito accorsi in ospedale), magari per una sfida a biliardo, sport in cui oltre alla tecnica conta saper usare la testa. Un po’ come a centrocampo, un po’ come nella vita, quella che Ryan Mason merita di vivere fino in fondo. Da protagonista, in piedi sulla sedia, con un’ultima biglia da imbucare: quella nera, nera come il buio di cui non deve avere più paura.

Sarà quel che Zaha

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E quando avremo qualche anno di più 

Se a dirmi t’amo sarai ancora tu?

Tiziana Rivale – Sarà quel che sarà

La citazione musicale potrà non essere delle più appropriate, ma faremo del nostro meglio per garantire un filo conduttore se non sensato quantomeno pertinente.

Cosa c’entra Wilfried Zaha con le canzoni d’amore? Cosa con il futuro? E cosa con Tiziana Rivale? Va bene, con lei proprio nulla, mi arrendo.

Selhurst Park, tana ventosa del Crystal Palace ricca di mattoni rossi e di sciarpe blu, quasi unica al mondo per il baccano prodotto dai non pochi sostenitori delle Eagles. Ogni squadra ha un beniamino, se il Manchester City – e non solo – venera tutt’ora i fratelli Touré, se lo Stoke City aveva creato un coro appositamente per Marc Muniesa cosa vieta ai supporters del club di Croydon di sostenere in maniera pittoresca un giocatore simbolo? Esattamente nulla, motivo per cui Wilfried Zaha è venerato ogni domenica, sia che parta dalla panchina e sia che scenda in campo regolarmente.

IL CORO DELLO STOKE CITY 

Che la tifoseria del Crystal Palace sia una delle più calde d’Inghilterra non devo certamente essere io a rimarcarlo, fatto sta che negli anni sono stati tanti i cori divertenti costruiti con non poca genialità per acclamare un determinato giocatore: non in ultimo Yannick Bolasie, ma guai a parlare di lui oggi in terra rossoblù.

Queste erano le parole d’amore nei suoi confronti, lui però ha scelto l’Everton, motivo per il quale di “Ya-Ya-Yannick Bloasie” non sentirete più nemmeno l’eco in lontananza.

Nato e cresciuto proprio nelle giovanili del Palace, Wilfried Zaha aveva scelto di cedere alle lusinghe del Manchester United invece di provare a maturare in una ‘piccola’ londinese, ma la favola di Old Trafford durò ben poco. Due sole partite, forse troppi ricordi e di conseguenza un ritorno a casa tanto veloce quanto piacevole per i tifosi che ne avevano ammirato da vicino la crescita da quando era ‘alto così’.

Da quel giorno Zaha non è diventato il trascinatore indiscusso delle Eagles, sarebbe stato bello e forse anche giusto, ma questo non è accaduto: complice la sua classe ad intermittenza, non sempre ha trovato spazio negli schemi di Alan Pardew, manager da poco silurato per far posto al redivivo Sam Allardyce, che ora cerca un appiglio nello spogliatoio e forse, sotto sotto, spera di trovarlo proprio nell’ex starlet dello United.

Se avete 20 minuti di tempo e una buona conoscenza di un inglese parlato in maniera veloce e stressante questo può essere buono per descrivere la vita del talentuoso attaccante inglese nato ad Abidjan. Anzi, niente male.

Se anche voi nonostante i vari tentativi e le tante congetture mentali non siete ancora stati in grado di comprendere a fondo l’essenza che porta il nome di Wilfried Zaha, non preoccupatevi. Non fatelo perché non siete i soli, in molti non hanno trovato la soluzione per far esplodere definitivamente un talento dai colori luccicanti. Molti tranne forse proprio Alan Pardew, salutato così dal suo uomo della provvidenza.

Zaha

Sarà Big Sam colui il quale farà sbocciare Zaha? Finalizzerà invece per davvero un passaggio al Tottenham, squadra che in estate lo ha voluto senza però trovare le porte aperte? Riuscirà a tirare fuori dal cilindro altre reti come quella contro le tigri gialle dell’Hull City?

È la teoria dell’eterno rimpianto; alzi la mano chi non si è mai chiesto ‘ma lui…si, proprio lui, perché non ha ancora alzato una coppa’.

Scegliendo di tornare a casa ha forse chiuso dietro di sé le porte per il successo, ma dipende dai punti di vista. Per alcuni vincere è alzare un trofeo, per altri invece sentire intonare il loro nome con qualsiasi tempo e temperatura basta per sentirsi un vincitore e volare più in alto con la mente e le emozioni. Visto che si parla di Eagles, almeno questa volta il tema è azzeccato.

Milinkovic-Savic e altri rimedi

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Sergej Milinkovic-Savic fa brillare gli occhi, generando sentimenti contrastanti in chi ne vede le gesta sul campo.

A proposito di occhi e sentimenti, ricordate cosa accadde nel luglio del 2015 a Firenze? Un centrocampista serbo, nato in Spagna e cresciuto nelle giovanili del Vojvodina, era ormai in procinto di firmare per i viola quando tutt’a un tratto mutò decisione, animo e a quanto pare scoppiò persino in lacrime sussurrando “non posso firmare, davvero”. La motivazione sembrava una via di mezzo tra la poca voglia della compagna a trasferirsi in una città italiana che non fosse Roma e proprio l’interesse di una squadra capitolina per l’allora appena 20enne nato in Spagna da genitori serbi. Si trattava della Lazio, mentre quel ragazzo appena atterrato nella ‘Città Bella’ era proprio lui: Milinkovic-Savic.

With or without you cantavano gli U2; ebbene si, con o senza di lui la Fiorentina è andata avanti senza particolari preoccupazioni, così come i biancocelesti hanno accolto un talento cristallino fra le mura di Formello integrandolo pian piano in un centrocampo già abbastanza pregiato.

Lucas Biglia e Marco Parolo hanno trovato un paggio niente male proprio in Milinkovic-Savic, capace di inserirsi negli spazi con rapidità e ripiegare difensivamente dando respiro al trio d’attacco promesso al ‘Loco’ Bielsa ma ereditato da Simone Inzaghi.

Nativo – come già ribadito – di Lleida, della Catalogna ha preso l’originalità, il sapersi distinguere cercando di portare in campo valori e giocate differenti, trasformandosi molto presto in un mix perfetto fra talento e raziocinio, con cui proprio la Lazio sta andando a nozze in questa prima metà di campionato.

Ha poi ricevuto una sola ammonizione in 15 partite di campionato, ingaggia in media 8 duelli offensivi a partita con una media positiva del 73% e copre il campo – specialmente la corsia di destra – con grande costanza e caparbietà.

Nei grafici di WyScout.com possiamo inoltre notare il dato dei tiri in porta: in media, ogni due tiri scoccati da Milinkovic-Savic, uno entra in rete.

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La grande duttilità del centrocampista serbo calza perfettamente nel gioco dispendioso di Simone Inzaghi e del suo magico trio offensivo, una vera e propria fabbrica di tiri, dribbling ed inserimenti. Ecco che quindi Milinkovic-Savic diventa il perfetto connubio fra sentimento e ragione; è capace di inserirsi come ‘underdog’ nelle scorribande offensive firmate Felipe Anderson-Immobile-Keita e rivelarsi un cliente piuttosto scomodo per gli avversari quando si tratta di intercettare e fermare una ripartenza. I suoi 192 centimetri e i 10 duelli aerei in media a partita ne sono la prova vivente. Un calciatore che copre praticamente tutto il campo e che quando non è in serata ne risente tutta la squadra, come successo nella disfatta di San Siro contro l’Inter.

Figlio di un calciatore professionista e di una giocatrice di basket, Sergej ha ereditato dal padre la proprietà di palleggio e dalla madre un’elevazione fuori dall’ordinario per un centrocampista offensivo. Milinkovic-Savic ha avuto però il grande merito di saperle unire in maniera magari non perfetta ma sicuramente unica, ritagliandosi in pochi mesi un ruolo da protagonista in una squadra che fa della mancanza di punti fermi il suo punto di forza.

Come Cupido fece con una freccia, la sua prima rete con la maglia della Lazio è stata inferta proprio alla Fiorentina, che tanto lo ha cercato ma che mai lo avrà con sé.

MIlinkovic-Savic ha scelto di non essere soltanto un trequartista o un mediano, solamente una mezzala oppure un centrocampista di quantità, Milinkovic-Savic ha scelto l’imprevedibilità, proprio come in quella strana mattina di Firenze quando cambiò idea in pochi istanti fra l’incredulità generale.

Milinkovic-Savic ha scelto la Lazio.

 

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Che tempo che Fa…zio

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Più che ‘tempo’ sarebbe il caso di chiamare in causa la parola ‘tempismo’.

Federico Julián Fazio, 195 centimetri di difensore, è arrivato a Roma nel momento giusto.

Luciano Spalletti descritto in maniera laconica l’ex giocatore di Tottenham e Siviglia, presentandolo all’universo giallorosso come “un giocatore di assoluto valore, con qualche difetto ma tante qualità”. Come, ad esempio, la bravura nei colpi di testa.

Se Manolas e Rudiger garantiscono grinta e rapidità di pensiero, nella città dei monumenti e delle rovine non può non trovarsi una colonna alta e solida, valido aiutante e costante presenza difensiva.

Presentiamo ora il dato dei duelli aerei e delle intercettazioni di Federico Fazio, sintomatico dell’importanza acquisita dal difensore argentino nella retroguardia della Roma:

– 5 duelli aerei in media a partita, il 75% dei quali viene vinto dal centrale giallorosso;

– 5.7 intercettazioni, tutte all’interno dell’area di rigore.

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Oltre a questi dati significativi, Fazio copre piuttosto bene il campo, a dimostrazione di quanto si sia adeguato rapidamente al metodo ‘spallettiano’ in cui la mobilità delle posizioni ed un’intensità costante rendono tutta la manovra più fluida.

Il difensore con il più alto numero di respinte difensive nella prima Europa Leaguevinta con il Siviglia (anno 2013-2014), si è conquistato un ruolo da protagonista nella nuova Roma chiamata ad impensierire la capolista Juventus, lo ha fatto nelle prime 15 giornate di campionato e – cosa molto importante – senza ricevere nemmeno un cartellino; una bella rivincita per chi ne rimarcava i limiti nel gioco individuale.

Se l’unico cartellino risale all’infausto preliminare di Champions League contro il Porto, è in Europa League che troviamo la sua prima e finora unica rete, ovviamente di testa, con la maglia giallorossa: non è bella, non è pulita, ma quel che conta è sempre metterla dentro.

giphy

Che tempo che fa nella Roma giallorossa?

Statisticamente parlando, sulla terza retroguardia del campionato (16 reti subite in 16 partite) splende il sole. Grazie anche a Federico Fazio, meraviglioso conduttore di una difesa che finalmente funziona.

Meravigliosamente

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PREMESSA

Date un veloce sguardo alla classifica di Ligue 1, cosa notate di strano?

Eccetto il Paris Saint-Germain al terzo posto ovviamente.

Ligue 1

Bene, il Monaco ieri ha raggiunto il Nizza, che se la vedrà in serata proprio contro i parigini di Laurent Blanc, mentre i biancorossi si sono impossessati della vetta imponendo un impetuoso 0-4 al Girondins de Bordeaux, con tripletta di Falcao.

TRIPLETTA DI FALCAO

Meriterebbe un sonetto, scritto in maniera dolce e leggiadra, tipico degli stilnovisti che in epoche ben più antiche della nostra misero per le strade della città un nuovo modo di poetare, raccontando il sentimento che ‘dittava’ dentro il cuore dell’amante parole d’amore.

Bene, senza starci ad arrovellare su un passato glorioso che probabilmente non tornerà più, Radamel Falcao Garcia Zarate è letteralmente rinato sotto una nuova stella, quella della squadra che ne aveva interrotto la crescita esponenziale comprandolo a peso d’oro nell’estate 2013.

Chiamatela rinascita, chiamatelo ritorno, chiamatela fortuna o semplice evento naturale, visto e considerato che si tratta di un giocatore le cui potenzialità non sono di certo rimaste nascoste negli anni, ma rivedere ‘il Puma con le Puma’ sul podio nella classifica marcatori ci fa sospirare e sorridere leggermente.

11 partite, 10 reti, quando lui segna il Monaco vince sempre con risultati astronomici: se non ci credete controllate il tabellino.

Make Principato di Monaco great again!

Fatte le dovute proporzioni, 10 reti finora nel campionato francese corrispondono ad un lento risollevarsi, leggero e sottovoce, niente di magico se consideriamo i suoi precedenti ma unico e meravigliosamente importante se ne vediamo solamente il recente passato: i due prestiti al Manchester United prima e poi al Chelsea lo hanno rovinato, parola di Jardim.

Il problema di Falcao non è stato solamente legato agli infortuni, ma anche al fatto che ha lasciato il club per giocare altrove due stagioni; ha provato a mantenere un livello alto quando normalmente, dopo essere stato fermo per una situazione del genere, dovresti rimanere al tuo club per recuperare velocemente.

SOGNO CHAMPIONS

Il primo posto in un girone tutto tranne che di ferro consente a Radamel Falcao di non placare quella fame di grandi partite che lo ha reso grande; dopo aver guidato i monegaschi alla fase a gironi, l’attaccante colombiano cercherà probabilmente di riprendersi la squadra sulle spalle a partire dagli ottavi di finale.

Come all’Atletico Madrid, insomma: come ai vecchi tempi.

Everything’s Different, Nothing’s Changed. Solita rete ‘alla Falcao’.

L’attaccante più pericoloso del recente passato è tornato, non lo ha fatto con giocate da strabuzzare gli occhi ma nascondendosi nel silenzioso campionato francese, approfittando di un momento di défaillance parigino per rialzare testa, posizione in classifica e guadagnare consensi nella città che lo aveva portato a braccetto come nuovo ambasciatore del Principato nel mondo.

Sarà ancora possibile fare una rivoluzione?

Con un posto fra le grandi di Champions, lì in vetta alla Ligue 1, calcolando la classifica marcatori, Falcao segna ancora e fa innamorare il modernissimo Stade Louis-II.

C’è ancora tempo per un secondo mandato? A giudicare dall’imponenza del suo ritorno, la risposta sembra essere ‘oui’.

Meravigliosamente si.