Non passa…

I giorni passano. Ma il dolore no. Ancora non ci credo. E non ci voglio credere. Solo pensare a un’estate senza preparativi per andare al bar a tifare con gli amici, con cui per tutto il resto dell’anno litigo perché tifano colori diverso dal mio, ma che per un mese la pensano esattamente come me, mi distrugge. L’estate 2018 si preannuncia come una delle più vuote per molti, moltissimi di noi. È da quei maledetti rigori con la Germania che ci ripetiamo “state sereni cari tedeschi… Al Mondiale ci rifacciamo”. E invece niente… E fa male vedere Ballack, che in totale mancanza di spirito sportivo, ci sfotte come se fossimo un giochino da 4 soldi. E forse da 4 soldi lo eravamo davvero. Perché il campo ha detto questo. La Svezia non ha demeritato. Non siamo fuori dal Mondiale per un rigore non concesso, per un gol annullato o per un gol subito in fuorigioco. È questo che fa più male. Siamo fuori perché è giusto così.

La sconfitta in Spagna ci sta. Obbiettivamente erano troppo per noi. Quello che non ci sta è che da quella partita non ci siamo più ripresi. La colpa di Ventura non è il modulo, non sono le scelte tecniche. È la voglia, la grinta. Quella è la causa per cui il Mondiale lo guarderemo in tv. Perché in Nazionale il tempo è poco, e se hai uomini di qualità straordinaria viene tutto più semplice, ma dal mondiale 2006 la qualità non ce l’abbiamo più. E come si sopperisce quel gap? Con la voglia, con la fame, con la rabbia. Rabbia per non aver messo subito al sicuro la qualificazione, rabbia per essere usciti ai gironi negli ultimi due Mondiali, rabbia per essere arrivati a giocarsi tutto negli ultimi 90 minuti sotto di un gol. E se non riesci a battere Macedonia e vinci a stento con l’Albania, è giusto stare a casa.

“È una tragedia” si legge ovunque. Ma già si parla del Mondiale 2022. Sbagliato. Perché saremo in difficoltà anche per il Mondiale 2022. Perché un Mondiale porta più esperienza e mentalità di quanta se ne possa acquisire in tutta una carriera. E questo sarà lo step che ci mancherà il Qatar. Perché Chiesa, Romagnoli, Belotti, Immobile e compagnia avranno superato tutti i 25 anni. Che per una stagione segnano la maturità, ma per un mondiale l’età anagrafica non conta: conta quante partite hai già affrontato con quell’atmosfera, con quella pressione. E saranno tutti degli sbarbati da questo punto di vista. Quindi non stupiamoci se sarà una spedizione fallimentare anche quella…

L’avevamo trovata la quadra, e si è vista all’Europeo. Con una squadra non eccezionale abbiamo fatto un signor europeo, fermati AI RIGORI solo dai campioni del mondo in carica. Dopo aver battuto la Spagna dei funamboli, il Belgio dei talenti straordinari, la stessa Svezia che ora ci ha fatto piangere. Perché in panchina c’era un grande, grandissimo allenatore. Che Tavecchio ha fatto di tutto per mandare via.

Ma chi deve andare via è proprio Tavecchio assieme a Ventura. Il progetto è fallito, e non male, malissimo. E il fatto che non ci siano state le dimissioni immediate di entrambi, si aggiunge ai motivi per cui era giusto non andare in Russia. La squadra ti fa vincere la partita, la mentalità fa vincere i campionati.

Ricostruire, ma ricostruire da zero, a partire dai settori giovanili: è da lì che si costruiscono i futuri giocatori delle nazionali. Il talento è un elemento in più, quello che ti fa vincere nel lungo periodo è la sistematicità, l’organizzazione, sia di squadre professionistiche che dilettantistiche. Puntare sulla crescita dei giocatori, non sul risultato. E quindi riformare anche gli allenatori, che insegnino questo anziché vincere la singola partita e sentirsi pronti per vincere una Champions League. Riformare la mentalità dei genitori, in modo che quando i bimbi tornano a casa chiedano “hai giocato bene?” e non “hai vinto?”. Basterebbe poco… Ma significherebbe tanto, davvero tanto.

Quindi ora asciughiamoci le lacrime, cuciamoci le ferite e ripartiamo. Perché l’Italia e gli italiani avranno tanti difetti, ma quando si tratta di calcio, purtroppo o per fortuna siamo tutti uniti. E ne abbiamo bisogno, ora più che mai. Per non dover aspettare 20-30 anni prima di poter dire che siamo a un buon livello come Nazionale. Perché io soffro a vedere gli altri che lottano per una coppa che abbiamo vinto 4 volte senza poter dire la nostra.

E voi?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *