M’illumino d’immenso

Fate finta di dovervi sedere sul divano con gli amici di sempre, di doverlo fare senza i due centrocampisti più forti della nazionale e consapevoli di doversela vedere con una delle squadre più imponenti del torneo: il Belgio delle meraviglie.

LE PREMESSE

Italia che ci crede, lo fa ma arriva a Lione con molti problemi: Bonucci-Barzagli-Chiellini è l’unica certezza per Antonio Conte, che a dire il vero ha ostentato sicurezza anche nelle scelte più bizzarre dell’ultimo decennio di convocazioni.

Parolo-De Rossi-Giaccherini in mezzo al campo, Candreva e Darmian sugli esterni. Tandem d’attacco Eder-Pellé.

Il Belgio risponde con un 11 di partenza da paura: Courtois il primo nome e Lukaku l’ultimo, se aggiungiamo De Bruyne ed Hazard nel mezzo credo possa già bastare.

de rossi lukaku

Clattenburg: “Lui vuole segnare, tu Danié non vuoi essere espulso: come la risolviamo?”

PRIMO TEMPO

L’Italia deve provare a vincerla con la tattica, stupendo una squadra che sa fare tutto ma qualche volta pecca di ubris (tracotanza ndr.). Il primo schiaffo è di Nainggolan: Buffonrisponde presente dopo essersi disteso.

Italia che reclama un rigore – abbastanza dubbio – dopo pochi minuti: Emanuele Giaccherini, per gli amici “la trottola”, riesce ad incunearsi ma viene toccato dal terzino Ciman, unica vera sorpresa di formazione per i leoni giallorossoneri, per il direttore di gara tuttavia non se ne parla. Niente rigore, ma il Belgio è vulnerabile se si gioca d’astuzia.

A proposito di questo, Bonucci è bravo nei lanci lunghi, lo sa e lo dimostra in mondovisione con una staffilata che arriva in area, viene agganciata da Giaccherini e trasportata in rete scatenando la follia generale sulla panchina azzurra: il naso di mister Conte ne sa qualcosa, vero Antonio? Vero Zaza?

La GIF finisce appena in tempo per evitare la censura: Giaccherinho!

italia

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La vera grande risposta alla rete del Giacchero è però ancora azzurra: Edèr mette in mezzo e Parolo spizza, sul pallone rotolante si avvita il solito Graziano Pellé che tuttavia non trova la porta per un soffio.

Questo clima generale costellato da voglia di giocare e di muoversi in perfetta armonia, come un ingranaggio, fa ben sperare per il secondo tempo, una frazione che si apre con l’Italia ancora una volta coraggiosa ma il Belgio micidiale in contropiede.

SECONDO TEMPO

Il primo enorme sospiro di sollievo arriva dopo dieci minuti, quando un errore sulla trequarti di Darmian – che non trova un compagno in sovrapposizione – innesca un’azione velocissima orchestrata da Kevin De Bruyne e finalizzata da Romelu Lukaku: Buffon esce senza pensieri, l’ex attaccante del Chelsea si ricorda che Conte lo vorrebbe riprendere in estate e sbaglia apposta per non farlo arrabbiare. Scherzi a parte, tanta fortuna azzurra. Senza Marchisio, Verratti e Montolivo ogni tanto ci vuole anche quella.

Provate a soffiare nel momento del replay, servirà a farla uscire

Di qui in poi ci crede il Belgio ma l’Italia si sa rendere eccome pericolosa: con un Giaccherini ormai alla frutta ed il cuore della difesa ammonito in pochi minuti può farlo solo con il contropiede, perciò lo farà in contropiede.

Ciro Immobile entra e parte facendo schizzare il pallone da una parte all’altra del campo fino ad accentrarsi per scagliare un missile terra aria simile al colpo di Balotelli a Manuel Neuer: il portierone Thibaut Courtois però risponde presente con la mano di richiamo in quella che rimarrà una delle migliori parate dell’Europeo.

Un paio di mischie enormi in area fanno tremare l’Italia e sperare il Belgio, che tuttavia si scotterà dopo averle provate tutte: agli ingressi di Ferreira Carrasco, Origi e Mertens risponderà l’inattesa capacità italiana di fare male anche nel recupero.

Solito contropiede ben gestito, Immobile gioca per Candreva mentre Parolo e Pellé attendono con ansia un pallone: scucchiaiata in grande stile a premiare il numero 9 che non fa sconti né prigionieri.

La grande bellezza

Vittoria impressionante per gli Azzurri, rivincita altrettanto importante per Antonio Conte e parola umiltà che resta imperativo categorico per la realizzazione – comunque difficile – di un’impresa che avrebbe del clamoroso visto lo scetticismo della vigilia.

Un’impresa difficile e poco probabile, ma se non ci credessimo nemmeno saremmo rimasti a casa.

Sarà che noi a casa non ci sappiamo stare, sarà che non riusciamo nemmeno ad esultare normalmente – vedi Simone Zaza che per poco non rifà il look al mister – ma siamo entrati in questo Europeo in punta di piedi per fare il nostro esordio con i fuochi d’artificio, mostrando per distacco il miglior calcio della settimana.

Siamo fatti così, nessuno si senta offeso, fatto sta che lasciamo Lione e salutiamo il Belgio con la consapevolezza di aver fatto un capolavoro, affrescato da Emanuele d’Arezzo e rifinito da Graziano il leccese.

Nel caso in cui qualcuno se lo fosse dimenticato, in Francia ci siamo anche noi.

CHI SALE…

Fra tutti scelgo con onestà Antonio Conte (9), tanto fissato e a tratti insopportabile quanto desideroso di mettere sul campo un’Italia unica e ammazzagrandi: stasera lo abbiamo capito, speriamo che l’esperimento audace di tenere fuori chi poteva garantire un palleggio ancora migliore si riveli unico e storico.

Credits to Uefa.com

Credits to Uefa.com

Bene anche Candreva (8), De Rossi (8), Bonucci (9) e l’immarcabile Giaccherini (9), autodichiaratosi alla frutta dopo 80′ di assoluto spessore.

Grazie a Squawka.com

Grazie a Squawka.com (Grazie anche a Lukaku)

…CHI SCENDE

Tutto il Belgio, tenendosi per mano. Certo, la rete di Lukaku (4.5) avrebbe probabilmente cambiato l’inerzia della partita, ma con i se e con i ma non si costruisce niente dal giorno della Genesi, quindi ogni discorso è superfluo.

Ciò che pesa è invece come l’Italia abbia giocato e vinto da squadra, mentre Wilmots e i suoi Power Rangers sono caduti nella trappola del narcisismo, da cui difficilmente si esce.

A proposito di Power Rangers, ma i capelli di Fellaini?

A proposito di Power Rangers, ma i capelli di Fellaini? (Immagine tratta da Internet)

Per i belgi che prima della partita scrivevano “gli italiani parlano con le mani, noi con i piedi” la risposta è tutta azzurra.

“Non dire gatto finché non ce l’hai nel sacco”

Giovanni Trapattoni

italia belgio

Scritto e disponibile su Numerosette.eu
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