L’eredità

Quando, alla fine della scorsa stagione, arrivò ai tifosi del Manchester United la notizia della separazione tra Red Devils e il tecnico Louis Van Gaal, molto probabilmente la grande maggioranza dei supporters tirò un sospiro di sollievo: poche soddisfazioni a Old Trafford (a dire il vero già dall’avvento di Moyes al posto di Sir Alex Ferguson), un gioco mai bello da vedere e poco decisivo per vincere un titolo in Premier League. Quinto posto in classifica, dietro agli odiati cugini del City che però vanno in Champions League, e la miglior difesa del campionato, con 35 reti subite. A dire il vero il titolo arriva, in FA Cup, in finale contro il Crystal Palace, ma è troppo poco per la società, che decide di sostituire l’olandese con José Mourinho.

Il nome, specialmente sotto la voce “liberi”, era troppo ghiotto per lasciarselo scappare, così gli viene data la gestione del club (con libertà di muovere il mercato) e tanti saluti a Van Gaal.

Tra le varie polemiche e delusioni, però, il povero Louis ha lasciato in eredità qualcosa di molto importante a José & Co.

25 febbraio 2016, il Manchester United, ai sedicesimi di finale di Europa League, affronta il ritorno della gara contro il Mitjylland, con l’andata finita 2-0 per gli avversari. Lo United è in piena emergenza in attacco, così Van Gaal decide di affidarsi ad un ragazzino, alla prima presenza in assoluto nel calcio dei grandi. Il ragazzino è Marcus Rashford, che realizza una doppietta contro i danesi e aiuta i suoi nel 5-1 finale.

Sembra una cosa di poco conto, due gol di un ragazzino debuttante contro una squadra di sicuro non rinomata per le sue qualità.

L’emergenza continua, e tre giorni dopo, il 28 febbraio, il ragazzino viene fatto debuttare anche in Premier League, stavolta contro l’Arsenal. 3-2 il risultato finale, con doppietta, tra 29° e 32° minuto,  e un assist proprio del giovane Marcus.

Non ci sono più dubbi, abbiamo di fronte una stella, che si saprà ripetere anche nel derby contro il Manchester City (gol decisivo dell’1-0) e che saprà far innamorare tutti gli appassionati.

Arriva Mourinho, dunque, e con lui anche Zlatan Ibrahimovic. Si prospetta una stagione difficile per il giovinotto, che però dimostra di sapersi adattare ad esterno sinistro togliendo il posto ad Anthoy Martial.

Rashfrod rappresenta l’eredità di quell’allenatore odiato fin dalle prime sconfitte, che appena ha visto lo spogliatoio scagliarsi contro di lui ha deciso di affidarsi ai più giovani (tanti i ragazzi della primavera lanciati da Van Gaal, tra cui anche Fosu-Mensah, promettentissimo ma non ancora esploso) e adesso, con Mourinho in panchina e Ibra in mezzo all’attacco, sta cercando di assimilare più possibile per il futuro.

La presenza di Ibrahimovic, però, rappresenta un ostacolo per lui. Lo svedese è un catalizzatore, con lui in campo la squadra ne diventa quasi dipendente, e se lo svedese non gira bene in campo spesso la squadra ne risente. Con lui in campo, inoltre, Rashford, punta centrale di ruolo, è costretto a giocare largo e, quindi, più lontano dalla porta. Nessun problema, per carità: l’inglese ha dimostrato di cavarsela benissimo nel nuovo ruolo grazie ad una velocità fulminante e una buonissima tecnica, ma è chiaro che in mezzo all’attacco riesca a dare il meglio di sé.

Ne è un esempio la prestazione contro il Chelsea di Conte, pochi giorni fa, con Ibrahimovic lasciato a riposo in vista del ritorno contro l’Anderlecht. Il giovane classe ’97 ha tenuto in scacco la difesa dei Blues, facendo impazzire il povero David Luiz e segnando la prima rete dell’incontro.

Tralasciando il controllo dubbio di Ander Herrera e l’errore in copertura del brasiliano, la posizione di partenza (sul filo del fuorigioco) è da attaccante esperto, lo scatto per seminare il difensore è da atleta, la visione della porta, con un rapido sguardo, da bomber vero.

Ieri abbiamo visto le due facce di Rashford: Ibrahimovic in campo, Marcus parte dalla sinistra e sfrutta la velocità e le sponde dello svedese per rendersi più volte pericoloso, ma è quando Zlatan esce che l’inglesino entra nel vivo del gioco e trova la rete del 2-1 ai supplementari, regalando la semifinale di Europa League ai suoi.

Adesso arriverà il bello per lui: nel corso dei supplementari, Ibra ha subito quello che potrebbe rivelarsi un brutto infortunio, atterrando male con il ginocchio, probabilmente con rottura del crociato.

La palla passerà dunque a lui, essendo l’unico vero attaccante in rosa, per portare i Red Devils in Champions League magari a discapito dei soliti rivali del Manchester City (4 punti di distacco, con il derby che si giocherà giovedì sera) e, chissà, vincere l’Europa League contro Lione, Celta Vigo e Ajax.

Ora tocca a lui raccoglierne l’eredità.

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