Gioventù bruciata?

(Immagine di copertina: collage dell’autore con foto trovate su internet)

Una delle cose più intriganti del calcio moderno sono i giovani promettenti. Ogni anno si apre una specie di gara a trovare i giovani più forti, maturi, che potrebbero diventare i campioni del futuro. Con tanto, poi, di “Io ve lo dico: Bale diventerà un giocatore fortissimo, da Real Madrid” (sì, sono io nel 2008 dopo aver giocato con il Tottenham a FIFA, mica dopo averlo visto dal vivo).

Una delle cose più emozionanti erano le liste di Don Balon, con nomi e nomi di giovani più o meno conosciuti che, probabilmente, avrebbero raggiunto grandi livelli una volta maturati. Qualche nome veniva azzeccato, qualche nome assolutamente no. Ma si sa, dando centinaia di nomi ogni volta il crack lo becchi di sicuro.

Da qualche anno a questa parte faccio “il giochino” di osservare i primi giocatori che salgono alla ribalta per anno di nascita (da classe 1993 non vi dico lo sconforto quando, nel 2010, debuttò nella Fiorentina Babacar, primo classe 1993 che avevo sentito visto il mio tifo viola), e per la classe 1998 non posso che citare quelli che, nel 2014, erano sulla bocca di tutti: parlo ovviamente di Martin Ödegaard e Hachim Mastour.

I due trequartisti hanno storie molto simili, con una fine (momentanea) molto simile.

Nel 2014, appunto, dalla Norvegia arrivavano le voci di un ragazzo fenomeno, in forza allo Strømgodset, seguito un po’ da tutti. Gli occhi della Premier League, del Bayern Monaco, del Barcellona e del Real Madrid erano su di lui. Tutti aspettavano che compisse 16 anni, a metà dicembre, per farlo firmare e accaparrarsi quello che di sicuro sarebbe diventato il Messi scandinavo. Mesi di tensione, quindi, con il ragazzo che sfogliava la margherita di offerte e benefit che avrebbe ricevuto firmando per una squadra o per un’altra. A gennaio 2015 arriva la tanto attesa con il Real Madrid, che paga al club norvegese quasi 5 milioni di euro e offre uno stipendio di circa 2 milioni di euro netti al ragazzo, che si accasa alla squadra giovanile.

Ed ecco arriva il primo problema: immaginate l’ultimo arrivato nella cantera madridista, appena sedicenne, che guadagna molto in più di tutti gli altri ragazzi in rosa. Il suo arrivo non è ben visto da qualche compagno di squadra. Arriva anche il debutto in Liga, il 23 maggio del 2015 contro il Getafe, subentrando a Cristiano Ronaldo a mezzora dalla fine.

“Il fenomeno di oggi cede il posto al fenomeno del domani” [cit. più o meno tutti] (Immagine trovata su internet)
Nel frattempo, per non essere da meno, qui in Italia, più precisamente a Milano, stavamo impazzendo per Hachim Mastour: stesso ruolo, stesso anno di nascita, settore giovanile del Milan. Giravano sul web numerosissimi filmati delle sue giocate pazzesche, con difensori saltati come birilli. Nato a Reggio Emilia, con chiarissime origini marocchine, aveva già debuttato con l’Italia Under 16. Il ruolo di numero 10 rossonero e azzurro sembrava in cassaforte per almeno una quindicina d’anni. Per mesi viene osannato dai tifosi, in massa viene chiesto alla società di farlo debuttare in campionato (mai arrivato in Serie A). Tanto è l’entusiasmo che le sue gesta arrivano in Marocco, e il ct Zaki Badou lo chiama e lo fa esordire nella partita contro la Libia. Un minuto. Un solo minuto quello giocato con la maglia dei Leoni dell’Atlante. Tanto basta per bloccarlo definitivamente come marocchino.

Era la stagione 2014-2015, e il mondo del calcio sembrava aver trovato i campioni del futuro.

La stagione successiva mostrò, invece, quello che sembra essere il loro reale valore. Martin rimane a giocare nel Castilla, pur allenandosi spesso con la prima squadra ma senza convincere né Benitez né Zidane (che già lo seguiva con i giovani), con Perez suo unico sponsor, probabilmente con la speranza di mostrare a tutti di non aver preso un enorme abbaglio comprandolo e stipendiandolo a peso d’oro. 62 presenze totali con i giovani dei Blancos, con appena 5 reti segnate, pochissimo se consideriamo le aspettative.

Mastour invece lascia Milano, in prestito, per andare a giocare in Spagna, al Malaga, e trovare la consacrazione nel calcio dei grandi. L’accordo era per un prestito biennale, ma il rapporto viene interrotto a metà vista l’unica presenza con il club, per soli 5 minuti.

I due, da predestinati, diventano casi. Nell’estate del 2016, addirittura, il patron dei Blancos Florentino Perez impone a Zidane di portarsi il norvegese nel ritiro estivo in Canada, ma una volta cominciati i giochi non scenderà in campo.

Zidane e Ödegaard ai tempi del Castilla (Foto: Fox Sports)

Nel frattempo Mastour torna a Milano, ma solo per riprendere i bagagli e volare in Olanda, al PEC Zwolle. L’intenzione è quella di testarlo in un campionato meno impegnativo ma che punti molto sui giovani, in modo da farlo crescere o anche solo vedere di che pasta sia realmente fatto il giocatore. Tantissime le persone alla sua presentazione, con i tifosi che lo idolatrano come un grande campione pronto a dar tutto per la maglia.

“Prendi in braccio mio figlio, così quando crescerà potrò fargli vedere la foto in cui ha posato con il futuro Pallone d’Oro” (Immagine trovata su internet)

Speranza mal riposte. 5 presenze in Eredivisie, una sola da titolare, per un totale di 150 minuti in campo. Non una giocata decisiva né una rete. Una presenza in Coppa, sempre da subentrato e 7 presenze (stavolta da titolare) con il settore giovanile dei bianco-blu, con una rete (su rigore) e un assist all’attivo.

Ödegaard lo raggiunge a gennaio in Olanda, con il Real che lo manda in prestito (gli accordi sono fino all’estate del 2018) all’Heerenven, con tanto di penale che gli olandesi dovranno pagare ai Blancos nel caso il norvegese non riuscisse a trovare spazio. Grazie a questa clausola riesce a trovare il campo ben 11 volte tra campionato e coppa, ma l’idea è che il tecnico Streppel potrebbe benissimo farne a meno visto lo scarso apporto che riesce a dare nella manovra della squadra (solo due assist in 586 minuti giocati).

Cosa è successo a questi due ragazzi? Di sicuro c’è stata troppa fretta. Le grandissime aspettative dei norvegesi su Ödegaard, con tanto di soprannomi pesanti (uno su tutti “Messi di ghiaccio”) hanno probabilmente messo grandissime pressioni sul ragazzo, che a 16 anni appena compiuti ha fatto un passo troppo lungo rispetto a quello che potrebbe fare un giocatore con bona tecnica, ma con una mentalità ancora tutta da formare (e provate anche a dare 2 milioni di euro all’anno ad un sedicenne…). Al momento delle firme, Ancelotti definì l’operazione come una semplice mossa di marketing per rafforzare il brand dei Galacticos anche in Scandinavia, e visto il poco spazio trovato in Liga è facile pensare che finora nessuno degli allenatori che lo hanno osservato lo abbiano reputato pronto per un campionato top.

Le voci su Ödegaard hanno così condizionato l’ambiente attorno a Mastour, con la società rossonera che ha pompato mediaticamente il ragazzo a tal punto da fargli bruciare le tappe e, quindi, fargli saltare il processo di maturazione che avrebbe potuto, questo sì, trasformarlo forse non in un fenomeno, ma almeno in un calciatore degno di calcare i campi della Serie A.

Questa, ovviamente, non è una bocciatura per nessuno dei due. Entrambi i ragazzi hanno talento da vendere e con i giusti stimoli potranno far decollare le loro carriere come meglio possono.

Il primo passo che però dovrebbero fare, tutti e due, è indietro, ridimensionando il futuro che avevano progettato e ripartendo con aspettative minori, che potranno solo esser migliorate.

A nemmeno 19 anni, di tempo ne hanno eccome.

 

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