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Vietato Sbagliare

Vietato sbagliare, tanto per l’Inter quanto per la Roma, tanto per chi aprirà la 29esima giornata quanto per chi dovrà chiuderla.

L’anticipo delle 18 vedrà contrapposto il granata del Torino al nerazzurro proprio dell’Inter, che cerca costantemente un aggancio alla Lazio – impegnata al Sant’Elia contro il Cagliari– e alla zona Champions League.

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Barliamone – Il piacere di una SPA(L)

Esistono vari modi per staccare dalla vita quotidiana, trovare un’oretta solo per noi stessi e rilassarci; questo modo può essere stendersi sul divano, fare una passeggiata, andare al mare o nel caso femminile (il più delle volte) andare in una SPA, o più comunemente chiamata “centro benessere”. Gli abitanti di Ferrara hanno trovato quest’anno un altro modo, simile al precedente citato, di “staccarsi” dalla vita normale e godere per 90 minuti: la SPAL. La SPAL è la squadra principale di questa città e quest’anno sta sbalordendo tutti. Nata nel 2013, la società bianco-azzurra ha costruito un notevole progetto che sta andando oltre ogni previsione. Pur non essendo partiti alla grande perdendo 5-1 in Coppa Italia da un Cagliari guidato da uno strepitoso Borriello autore di un poker, i ragazzi bianco-azzurri all’esordio casalingo hanno non battuto, bensì umiliato una squadra come il Vicenza che è una veterana del campionato cadetto.

Le vittorie non sono state numerose a inizio campionato, come è giusto che sia per una squadra che è la prima volta che prende parte a una competizione simile, ma con l’arrivo di Ottobre è partita una striscia di risultati utili incredibile, alcuni con prestazioni spettacolari come la vittoria (sempre 3-0) contro l’Avellino con la tripletta di uno strepitoso Mirko Antenucci, o per 3-1 su un Carpi reduce dalla serie A.

Pochissime le sconfitte di questa formazione, giusto contro il Frosinone, con cui al momento si sta contendendo la vetta, e contro la Pro, non esattamente un top team ma errare è umano. Di chi è il merito di questo sogno? Indubbiamente grande merito va attribuito al mister Leonardo Semplici. Ma la fusione tra l’esperienza di giocatori come Antenucci e Schiattarella alla gioventù e voglia di vincere di Bonifazi e il neo-acquisto Lazzari ha dato quel brio in più per portare ad alti livelli la SPAL; se ci aggiungi anche il muro Meret troviamo una combinazione di efficacia, tecnica e umiltà molto rara in quel campionato.

Il campionato non è ancora finito, non possiamo sapere se i bianco-azzurri manterranno questo ritmo, se arriveranno primi o se si qualificheranno ai play-off. Quello che sappiamo è che stiamo vedendo realizzarsi il sogno di una città intera.

Polveri bagnate: con il Benevento un pari che non serve a nessuno

[Immagine di copertina tratta da Internet]

Ci si attendeva un match pirotecnico, ma il tabellino dice che è stato tutto l’opposto: a Benevento non si va oltre lo 0-0. Al Vigorito è andato in scena lo scontro tra la quarta e la nona forza del campionato; entrambe le squadre avevano bisogno dei 3 punti, il Benevento per rimanere aggrappato al terzetto in testa al campionato, l’Entella per consolidare la presenza in zona playoff.

LA PARTITA – Il canovaccio era facilmente prevedibile: Benevento offensivo con un 4-3-3 e che prende da subito in mano le redini del gioco, costringendo i biancocelesti ad utilizzare le ripartenze come unica arma di offesa; qualcosa però blocca entrambe le formazioni, che in copertura giocano una buona partita ma la vena offensiva è poco ispirata. E non c’è notizia peggiore per lo spettacolo quando in campo ci sono talenti cristallini come Catellani da una parte e Ciciretti dall’altra, da cui ci si può aspettare in qualsiasi momento la scintilla che può cambiare la storia della gara. Un primo tempo vivo ma che non scalda gli animi, e la prova sono le non difficli parate da parte di Cragno (2) e Iacobucci (1). Nient’altro da segnalare. Nella ripresa cambiano gli interpreti (al 52′ Falco rileva Ceravolo) ma il copione rimane invariato: giallorossi che guidano la manovra, Virtus più vivace che si chiude e riparte. Proprio da una ripartenza nasce la prima vera occasione per la squadra di Breda; pennellata dalla sinistra di Catellani per Caputo, che da centro area colpisce al volo: botta centrale, para Cragno. In grande spolvero il portiere classe ’94, che sventa anche una botta al volo di destro di Palermo. Visto che la partita non si risolve con la tecnica, si prova a risolverla con la scaramanzia: solito cambio che settimana scorsa ha portato al raddoppio sul Bari, dentro Diaw per Catellani. Ma oggi più che bagnate, le polveri sono sotto un metro d’acqua: su un altro contropiede proprio Diaw si fa ipnotizzare da Cragno, che mantiene lo 0-0. Anche per i neoentrati beneventani Eramo e Viola, nulla da mettere a referto. Tabellino che al 90′ segna il solito punteggio del 1′ minuto: 0-0.

LA FEBBRE DEL SABATO POMERIGGIO“Verve” offensiva di entrambi gli 11 che oggi è risultata spenta, con la “Doppia C” biancazzurra (Caputo-Catellani) che non lascia il segno nella retroguardia del Benevento; stessa valutazione per il reparto avanzato della formazione di casa, con un Ciciretti che è sembrato un lontano parente della scheggia impazzita che siamo abituati a vedere. Prestazioni che spiccano sono quelle di Ceccarelli e Baraye: il primo è un muro, respinge regolarmente i pericoli nella sua zona in almeno 2 occasioni nel primo tempo: toglie dalla testa di Ceravolo un pallone insidioso al 23′, e si immola sull’unica conclusione degna di questo nome di Ciciretti al 36′. Il secondo, dopo la grande partita al Comunale contro il Bari, è artefice di un’altra grande prova e conferma la sua crescita, diventando sempre più un perno nell’economia della squadra di Chiavari.

PUNTO INUTILE – Il pareggio di oggi ha il retrogusto di un’occasione sprecata, vista la poca ispirazione della squadra di casa; Virtus che è sembrata troppo preoccupata di non subire goal piuttosto che di segnarne, nonostante nella ripresa si sia vista maggiore intraprendenza. L’ottavo posto resta a un punto, e se il Novara dovesse fare il colpaccio con il Verona ci sarebbe un’altra avversaria da superare; se il tandem d’attacco avesse funzionato come al solito, il sesto gradino della classifica oggi farebbe tappa a Chiavari. Con i “se”e con i “ma” però si va poco lontano, e il prossimo turno di lunedì contro la Salernitana si prospetta ostico, perché i granata vengono da due partite positive: pareggio nel derby con il Benevento e vittoria ieri sul Brescia. Perciò è imperativo scrollarsi di dosso la poca lucidità incontrata ieri, perché tutto è ancora da decidere, e la Virtus vuole ancora poter dire la propria.

Genoa-Samp tra storia, volti e colpi a sorpresa

Sarà il 114° derby di Genova a riaccendere la Lanterna, che illumina il percorso di Genoa e Sampdoria dal lontano 1946. Era il 3 novembre e alla stracittadina fu presente anche il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola. Amari i ricordi rossoblu, il Genoa perse 3-0 sotto i colpi blucerchiati di Baldini, Frugali e Fiorini.

Ne è passata di storia (e di gol). 71 anni dopo possiamo dire di aver visto un po’ di tutto. Emozioni forti da una parte e dall’altra, con la Sampdoria che però può vantare 12 vittorie in più rispetto alle 24 genoane. Tanti i pareggi, 25. L’ultimo in ordine di tempo quello costruito da Éder e Iago Falque il 24 febbraio di due anni fa, dopo che tre giorni prima il calore della lanterna dovette fare i conti con una pioggia torrenziale che, di fatto, rese il campo impraticabile.

Ancora vive sono le impronte lasciate da calciatori come Milito, autore di una tripletta nel 3-1 rossoblu del maggio 2009, o Cassano e Soriano che trascinarono i blucerchiati nel 2-3 della “Befana” dello scorso anno. E ancora Vialli e Milanetto, passando per Mancini e Skuhravý che nel 1995, nonostante la retrocessione, con un calcio di rigore pose fine all’imbattibilità (16 sfide e 28 anni) della Sampdoria nei derby in trasferta.

Ma Genoa-Sampdoria di questa sera sarà anche la sfida tra due allenatori esperti. Andrea Mandorlini, con il suo nuovo 352, proverà a fermare il 4312 di Giampaolo che alla sua prima (e forse ultima) stagione con la Samp sta facendo benissimo. Sono sei i risultati utili di fila con cui la sponda blucerchiata arriva al derby. Un pareggio e una vittoria all’ultimo respiro, invece, per il Genoa made in Mandorlini che deve tanto a Ntcham che, a sua volta, deve tantissimo al tecnico emiliano. Il francese potrebbe essere ancora una volta l’asso nella manica ma per la copertina del derby si candida Gio’ Simeone che ha una gran voglia di tornare a segnare. Dall’altra parte ci sarà il mai domo Quagliarella e, con tutta probabilità, il jolly Bruno Fernandes. Le carte, distribuite, sono ancora celate. A chi la prima mossa?

Entella a 360°: Adesso credici!

Immagine di copertina tratta da Internet

UN’ANALISI GENERALE – Forse è arrivato il momento di alzare l’asticella. Forse è arrivato il momento di farsi stare bene addosso l’etichetta di squadra pronta a tentare il grande salto. Tra così tanti forse però, una cosa è molto chiara quest’anno: si può e si deve puntare ai playoff.

Dopo il primo anno di B ovviamente senza botti, necessario per l’ambientamento alla nuova categoria, a Chiavari i tifosi hanno iniziato a pensare in grande, e mai come ora la fase finale del campionato è lì, a un palmo di naso.

PERCHÉ CREDERCI – Vedendo giocare i “diavoli neri” si ha la sensazione che si stia guardando una squadra matura, con anni di esperienza nel campionato cadetto. L’atteggiamento, la maturità con cui affronta le partite, un gioco fluido, organizzato, e soprattutto la conseguenza di questi elementi: le vittorie contro le grandi; su tutte il 4-0 ai danni del Brescia, l’1-0 al Cesena e il 4-1 al Novara nel girone d’andata.

Ma il girone di ritorno è partito carico di “sorprese” (se così si possono ancora considerare), visto che all’elenco delle vittime illustri si sono aggiunte Carpi (2-0) e Bari (2-0), dirette concorrenti per un posto tra le prime 8.

Altro elemento: quei due lì davanti. Caputo e Catellani formano una delle coppie più in forma del momento, perché decisivi anche quando non segnano (e capita raramente, specie a Caputo, nella classifica marcatori dietro solo a Pazzini con 14 centri).

“Segno io o segni tu?” – (Immagine tratta da Internet)

LE CHIAVI DELLA PARTITA –  Troviamo un esempio proprio nella vittoria di sabato: una volta tanto è il numero 9, ex della partita, che serve ad Ammari il pallone dell’1-0 al 27′ del primo tempo.

Si fa notare spesso anche il suo compagno di reparto Catellani, che spaventa la retroguardia biancorossa ogni volta che entra in possesso.

Il goal del raddoppio siglato da Diaw, subentrato proprio all’ex Carpi, è figlio di uno dei tanti orrori difensivi dei baresi, non di certo di una cattiva prestazione del 10 biancoceleste.

Altra grande prestazione è quella di Troiano: il capitano spadroneggia attorno al cerchio di centrocampo annullando il diretto avversario Basha, e nel primo tempo sfiora addirittura la rete, con un colpo di testa che si stampa sulla traversa.

 

NON SVEGLIATELI – La prossima partita in casa del Benevento, terreno ostico per tutti, ci darà altre informazioni per giudicare il percorso della Virtus: l’obiettivo è portare a casa i 3 punti, come all’andata, perché solo questo è il modo per continuare a sognare e far sognare.

I playoff non aspettano nessuno; l’Entella vuole continuare a correre.

Mertens si inginocchia e fa volare il Napoli

Ieri sera è andata in scena Roma – Napoli, primo anticipo della 27esima giornata del campionato di Serie A.

Una gara molto simile ad un crocevia tanto per i giallorossi quanto per i partenopei. Nello specifico, per i primi si trattava della possibiltà di allontanare definitivamente proprio il Napoli (che con una sconfitta sarebbe andato a -8) e allo stesso tempo di continuare l’inseguimento alla Juventus, mentre per gli ospiti rappresentava la chance di portarsi a -2 dalla Roma e di conseguenza dal secondo posto.

Il match, che vedeva contrapposti i due migliori attacchi del campionato (60 goal per il Napoli e 57 la Roma), non ha deluso le aspettative regalandoci una partita scoppiettante, giocata a viso aperto, ricca di occasioni da goal.

Risultato finale 2 a 1 per la squadra di Maurizio Sarri, grazie anche ad una doppietta (la seconda in stagione) del belga Dries Mertens, che porta così a 18 il bottino personale. Continua a mantenere una media realizzativa 0.8 reti a partita, degna di un grande campione.

Tatticamente la partita non è stata poi tanto diversa da come ci si potesse aspettare, con il Napoli che fin dai primi minuti ha pressato alto ed imposto il suo gioco di verticalizzazioni, con le quali ha messo in seria difficoltà la difesa di casa, grazie alla grande rapidità d’esecuzione delle stesse e alla velocità delle proprie ripartenze.

Il Napoli ha fatto il solito ottimo palleggio, noi invece non abbiamo rischiato tanti passaggi in profondità, eravamo un po’ bloccati e loro ci hanno costretto a venire risucchiati dalla linea difensiva – Luciano Spalletti

https://www.youtube.com/watch?v=3M5qKk7gT2E

Da sottolineare però anche la prestazione della Roma, che ha colpito per due volte il palo e ha tirato ben 22 volte (4 palloni in porta, 11 fuori e ben 7 parati) contro i “soli” 13 tentativi degli ospiti (4 in porta, 3 fuori e 6 parati).

Oltre a questo il centrocampo capitolino ha il merito di aver guadagnato il 55% di possesso palla, sovvertendo una statistica quasi sempre favorevole al Napoli (media del 61 % in questo campionato).

In ogni caso si è vista una sontuosa prestazione dei campani, che sono riusciti a giocare una partita intelligente mettendo in difficoltà una Roma che negli ultimi quattro scontri diretti in casa aveva sempre vinto: i numeri sostenevano i  giallorossi, ma sono stati gli azzurri a fare jackpot grazie ad un’ottima gestione tattica della partita e grazie all’uomo in più, ovvero il ‘folletto’ Dries Mertens.

La Roma forse ha sofferto la mancanza in zona goal di Edin Dzeko, il quale è stato ben contenuto dalla coppia centrale partenopea Albiol-Koulibaly, in netto miglioramento nelle ultime due uscite.

LA FOTO DELLA PARTITA

Barliamone

Da ormai 5 o 6 anni il calcio italiano non raggiunge i livelli che lo avevano reso celebre per competitività, qualità e spirito vincente, livelli a cui siamo arrivati specialmente dagli anni 90 con il Milan di Sacchi e degli olandesi, con la sorpresa Samp finalista a Wembley, con l’Italia campione del mondo nel 2006 ed infine con la favola Inter del 2010, una corazzata capace di vincere il triplete. Da lì in avanti la nostra serie A ha perso quella polvere fatata che faceva volare le big milanesi & co e che faceva ogni tanto emergere persino qualche sorpresa.

Ma l’opinione che ha il mondo sul calcio italiano, a mio avviso, non dev’essere ristretta a un banale ‘la Juve stravince in casa mentre le prende in Europa’. In Italia c’è un altro campionato capace ogni anno, per coloro che lo seguono, di far emozionare con favole calcistiche incredibili: la Serie B.

Com’è possibile che ogni edizione del campionato cadetto abbia una o due ‘squadrette’ appena promosse dalla Lega Pro che fanno sfracelli delle altre squadre, magari partite favorite per la promozione nella massima serie? Per chiunque ami il calcio queste vicende non dovrebbero passare inosservate, che sia tifoso di una di quelle squadre, che sia rivale, che sia chi ha perso anche la canottiera strappando schedine.

La favola più nota è quella che lo scorso anno ha visto disputare 2 super-provinciali come Carpi e Frosinone in serie A; nonostante l’immediata retrocessione si sono battute su ogni pallone e si sono fatte rispettare contro squadroni, magari guadagnando qualche punticino in stadi come San Siro (dove il Carpi è tutt’ora imbattuto) o lo Juventus Stadium dove un’incornata di Blanchard ha fatto godere come non mai l’intero popolo ciociaro.

Sempre lo scorso anno in Serie B un’altra squadra si è superata ed è arrivata prima di tutte. Ovviamente sto parlando del Crotone, che purtroppo (un purtroppo molto forzato perchè detto da un genoano) sta disputando un campinato alquanto mediocre dove a tre quarti di stagione ha totalizzato una dozzina di punti, nonostante l’esplosione di Diego Falcinelli e le piacevoli sorprese Cordaz e Barberis; probabilmente vedremo i calabresi nuovamente nel campionato cadetto il prossimo anno, ma con i migliori auguri che con la Serie A si tratti solo di un arrivederci.

Infine, quest’anno, maga Serie B ha estratto dal cilindro 2 neo-promosse che stanno disputando una stagione strepitosa: Benevento e Spal, è ancora presto per tirare le somme ma i presupposti che daranno l’anima per mettere i bastoni fra le ruote a un lanciato Frosinone e un affermato Hellas Verona sempre più pazzo, ci sono tutti.

Questo campionato di Serie B – come al solito del resto – è l’ennesima prova che per volare non servono i soldi, bastano i sogni.

 

 

Milinkovic-Savic e altri rimedi

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Sergej Milinkovic-Savic fa brillare gli occhi, generando sentimenti contrastanti in chi ne vede le gesta sul campo.

A proposito di occhi e sentimenti, ricordate cosa accadde nel luglio del 2015 a Firenze? Un centrocampista serbo, nato in Spagna e cresciuto nelle giovanili del Vojvodina, era ormai in procinto di firmare per i viola quando tutt’a un tratto mutò decisione, animo e a quanto pare scoppiò persino in lacrime sussurrando “non posso firmare, davvero”. La motivazione sembrava una via di mezzo tra la poca voglia della compagna a trasferirsi in una città italiana che non fosse Roma e proprio l’interesse di una squadra capitolina per l’allora appena 20enne nato in Spagna da genitori serbi. Si trattava della Lazio, mentre quel ragazzo appena atterrato nella ‘Città Bella’ era proprio lui: Milinkovic-Savic.

With or without you cantavano gli U2; ebbene si, con o senza di lui la Fiorentina è andata avanti senza particolari preoccupazioni, così come i biancocelesti hanno accolto un talento cristallino fra le mura di Formello integrandolo pian piano in un centrocampo già abbastanza pregiato.

Lucas Biglia e Marco Parolo hanno trovato un paggio niente male proprio in Milinkovic-Savic, capace di inserirsi negli spazi con rapidità e ripiegare difensivamente dando respiro al trio d’attacco promesso al ‘Loco’ Bielsa ma ereditato da Simone Inzaghi.

Nativo – come già ribadito – di Lleida, della Catalogna ha preso l’originalità, il sapersi distinguere cercando di portare in campo valori e giocate differenti, trasformandosi molto presto in un mix perfetto fra talento e raziocinio, con cui proprio la Lazio sta andando a nozze in questa prima metà di campionato.

Ha poi ricevuto una sola ammonizione in 15 partite di campionato, ingaggia in media 8 duelli offensivi a partita con una media positiva del 73% e copre il campo – specialmente la corsia di destra – con grande costanza e caparbietà.

Nei grafici di WyScout.com possiamo inoltre notare il dato dei tiri in porta: in media, ogni due tiri scoccati da Milinkovic-Savic, uno entra in rete.

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La grande duttilità del centrocampista serbo calza perfettamente nel gioco dispendioso di Simone Inzaghi e del suo magico trio offensivo, una vera e propria fabbrica di tiri, dribbling ed inserimenti. Ecco che quindi Milinkovic-Savic diventa il perfetto connubio fra sentimento e ragione; è capace di inserirsi come ‘underdog’ nelle scorribande offensive firmate Felipe Anderson-Immobile-Keita e rivelarsi un cliente piuttosto scomodo per gli avversari quando si tratta di intercettare e fermare una ripartenza. I suoi 192 centimetri e i 10 duelli aerei in media a partita ne sono la prova vivente. Un calciatore che copre praticamente tutto il campo e che quando non è in serata ne risente tutta la squadra, come successo nella disfatta di San Siro contro l’Inter.

Figlio di un calciatore professionista e di una giocatrice di basket, Sergej ha ereditato dal padre la proprietà di palleggio e dalla madre un’elevazione fuori dall’ordinario per un centrocampista offensivo. Milinkovic-Savic ha avuto però il grande merito di saperle unire in maniera magari non perfetta ma sicuramente unica, ritagliandosi in pochi mesi un ruolo da protagonista in una squadra che fa della mancanza di punti fermi il suo punto di forza.

Come Cupido fece con una freccia, la sua prima rete con la maglia della Lazio è stata inferta proprio alla Fiorentina, che tanto lo ha cercato ma che mai lo avrà con sé.

MIlinkovic-Savic ha scelto di non essere soltanto un trequartista o un mediano, solamente una mezzala oppure un centrocampista di quantità, Milinkovic-Savic ha scelto l’imprevedibilità, proprio come in quella strana mattina di Firenze quando cambiò idea in pochi istanti fra l’incredulità generale.

Milinkovic-Savic ha scelto la Lazio.

 

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Che tempo che Fa…zio

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Più che ‘tempo’ sarebbe il caso di chiamare in causa la parola ‘tempismo’.

Federico Julián Fazio, 195 centimetri di difensore, è arrivato a Roma nel momento giusto.

Luciano Spalletti descritto in maniera laconica l’ex giocatore di Tottenham e Siviglia, presentandolo all’universo giallorosso come “un giocatore di assoluto valore, con qualche difetto ma tante qualità”. Come, ad esempio, la bravura nei colpi di testa.

Se Manolas e Rudiger garantiscono grinta e rapidità di pensiero, nella città dei monumenti e delle rovine non può non trovarsi una colonna alta e solida, valido aiutante e costante presenza difensiva.

Presentiamo ora il dato dei duelli aerei e delle intercettazioni di Federico Fazio, sintomatico dell’importanza acquisita dal difensore argentino nella retroguardia della Roma:

– 5 duelli aerei in media a partita, il 75% dei quali viene vinto dal centrale giallorosso;

– 5.7 intercettazioni, tutte all’interno dell’area di rigore.

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Oltre a questi dati significativi, Fazio copre piuttosto bene il campo, a dimostrazione di quanto si sia adeguato rapidamente al metodo ‘spallettiano’ in cui la mobilità delle posizioni ed un’intensità costante rendono tutta la manovra più fluida.

Il difensore con il più alto numero di respinte difensive nella prima Europa Leaguevinta con il Siviglia (anno 2013-2014), si è conquistato un ruolo da protagonista nella nuova Roma chiamata ad impensierire la capolista Juventus, lo ha fatto nelle prime 15 giornate di campionato e – cosa molto importante – senza ricevere nemmeno un cartellino; una bella rivincita per chi ne rimarcava i limiti nel gioco individuale.

Se l’unico cartellino risale all’infausto preliminare di Champions League contro il Porto, è in Europa League che troviamo la sua prima e finora unica rete, ovviamente di testa, con la maglia giallorossa: non è bella, non è pulita, ma quel che conta è sempre metterla dentro.

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Che tempo che fa nella Roma giallorossa?

Statisticamente parlando, sulla terza retroguardia del campionato (16 reti subite in 16 partite) splende il sole. Grazie anche a Federico Fazio, meraviglioso conduttore di una difesa che finalmente funziona.