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Il primo derby con gli occhi a mandorla

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L’ultimo derby nel periodo pasquale ci riporta al 10 aprile 1993 giorno in cui Gullit, il tulipano nero, con un grandissimo tiro al volo aveva pareggiato il primo gol di Nicola Berti contribuendo notevolmente alla vittoria del campionato stesso proprio sopra l’Inter di Mister Bagnoli. Le cose sono sensibilmente cambiate e prima di rivedere le due milanesi sui gradini più alti del podio chissà quanta acqua dovrà ancora passare sotto i ponti meneghini.

Nonostante orari strani e posizioni in classifica non invidiabili, Milano è in fibrillazione già da tempo pronta a un gran match. Ci si aspetta una probabile contestazione da ambo le parti, per le abitudini italiane un derby della madonnina alle 12.30 pare una beffa bella e buona. Bisogna far largo alla rassegnazione, ormai Cina e Asia la fan da padrone e 556 milioni di telespettatori potenziali sono un’occasione troppo ghiotta per la Lega Calcio, visto anche l’enorme ricavo dal punto di vista dei diritti televisivi.

18.30 Pechino 12.30 Milano: chissà chi si godrà di più la partita.

Il derby dei punti interrogativi – 31 anni dopo il primo derby “Berlusconiano” il Milan si trova in mani nuove, fresche di closing. Sulle due sponde i punti di domanda si accumulano ogni giorno di più, riguardanti da una parte un closing e una nuova società molto (forse troppo) enigmatica, dall’altra un progetto che pare più solido ma che non riesce a dimostrarlo coi risultati. Una stacittadina che non vedrà più solo Bauscià contro Casciavit ma che potrà valere una supremazia anche in Oriente. La dittatura delle ali dal punto di vista tattico i riflettori saranno sicuramente puntati sugli esterni offensivi, la sfida a quattro vede due spagnoli contro un croato e un italiano, Suso e Deulofeu con il mantra della fantasia e delle invenzioni, Perisic e Candreva sulla falsa riga della forza fisica e della velocità, condita da un gran tiro.

Milan – Montella pare avere dubbi solamente a centrocampo vista la squalifica di Pasalic, il prescelto pare essere Mati Fernandez al fianco di Kucka e del Principito Sosa, meno probabile la presenza di Locatelli. Attacco certo con Suso e Deulofeu al servizio di Bacca e linea di difesa presieduta da Zapata e Romagnoli

Probabile formazione (4-3-3): Donnarumma; Calabria, Zapata, Romagnoli, De Sciglio; Kucka; Sosa, Mati Fernandez; Suso, Bacca, Deulofeu.

Inter – Pioli rimane sul suo prediletto 4-2-3-1 Probabile panchina per Murillo, a gestire la difesa ci sarà Medel ad affiancare Miranda, solito ballottaggio sulla trequarti tra Joao Mario e Banega. Gagliardi riprende il suo posto davanti alla difesa mentre Icardi spera finalmente di purgare il diavolo unica squadra mancante nella sua lunga lista di vittime in Serie A.

Probabile formazione (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Medel, Miranda, Nagatomo; Gagliardini, Kondogbia; Candreva, Joao Mario, Perisic; Icardi.

In generale i rossoneri sperano di continuare a volare sulle ali dell’entusiasmo vista anche la continuità dei risultati sotto i riflettori di San Siro. L’Inter deve invece far dimenticare ai suoi tifosi una sconfitta molto pesante e il derby sulla testa di Pioli pare essere una vera e propria spada di Damocle. Chissà che tipo di risposte riuscirà a darci questo speciale sabato mattina spartiacque. Si spera che almeno lo spettacolo sia soddisfacente quanto un All You Can Eat da 13€ a pranzo.

Tel Chi El Telùn

 

La giornata pasquale di Serie A come uno spettacolo di Aldo, Giovanni e Giacomo.

I cinesi come gli spagnoli, interpretati dai comici in questione sotto abiti rossoneri: nella gara delle 12.30, infatti, sarà il Milan a farla da protagonista dopo aver messo a compimento il fantomatico closing? In casa giocherà invece l’Inter, che ha vinto l’ultimo derby nel quale a trionfare sia stata la squadra “ospite”. Era il 15 gennaio 2012, a segno El Principe Diego Alberto Milito.

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Il caso Izzo

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Parola all’avvocato Antonio Buelli

Commentare una sentenza in base a quello che c’è scritto nella sentenza, a mio modestissimo avviso, non è un esempio di professionalità. Le sentenze sono l’atto conclusivo, auspicabilmente motivato, di un processo, agli atti del quale ci sono anche altri documenti quali i verbali di sommarie informazioni testimoniali rese in sede di polizia giudiziaria o di indagini preliminari, le intercettazioni ambientali o telefoniche, le dichiarazioni rese da testi ed imputati in sede di udienza dopo il rinvio a giudizio, le perizie etc.

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Un super Falcinelli dà speranza al Crotone

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È andata in scena ieri Crotone – Inter, gara valevole per la trentunesima giornata di Serie A, sfida che vedeva contrapposte due squadre con ambizioni ben differenti e situazioni di classifica assai diverse; da una parte i nerazzurri in piena corsa Europa, bisognosi dei tre punti per tenere il passo delle squadre in lotta per un posto nelle coppe e reduce da una brutta sconfitta in casa contro la Sampdoria, mentre dall’altra un Crotone con l’acqua alla gola bisognoso assolutamente di punti per rincorrere il treno salvezza già da tempo in fuga. Una salvezza è qualcosa di lontano ma non del tutto insperato dato il – per usare un eufemismo – Non eccezionale ruolino di marcia dell’Empoli, reduce da un pareggio interno contro il Pescara.

IL TATTICISMO PAGA – L’incontro è iniziato come ci si poteva aspettare, con un’Inter padrona del gioco e un Crotone attendista e speranzoso di sfruttare un contropiede per cogliere impreparata la difesa nerazzurra; il tatticismo dei padroni di casa però paga ed al 18′ sugli sviluppi di una ripartenza guadagnano un calcio di rigore, trasformato da Falcinelli, il quale in pochi minuti diventerà eroe di giornata segnando un altra rete fondamentale. La truppa di Stefano Pioli, sconfitto da quando è stato ‘confermato’ sulla panchina nerazzurra, non trova forza di reagire. Non basta il controllo del pallino di gioco pressochè totale (possesso palla del 73%) a creare occasioni realmente pericolose, il copione della partita contro la Samp sembra ripetersi, l’Inter non ha idee e trova difficoltà nel costruire, chiudendo il primo tempo sotto di due reti.

Nella ripresa la trama di gioco non cambia, ma i nerazzurri sembrano avere più voglia di fare rispetto alla prima frazione e sebbene i tiri nello specchio siano pochi (solamente 4 in tutta la partita contro i 7 dei ben più cinici rossoblu) arriva il pareggio con Danilo D’Ambrosio che segna il suo secondo goal consecutivo spizzando una palla nel cuore dell’area dell’incolpevole Cordaz. Nonostante numerosi attacchi condotti dall’Inter i minuti scivolano via rapidamente e il Crotone riesce a portare a casa tre punti d’oro in chiave salvezza, portandosi a -3 dall’Empoli con un mister Nicola mai domo nemmeno sugli spalti.

PERDERE IL TERRENO – Discorso opposto invece per gli uomini di Pioli, I quali con questa sconfitta, pur non compromettendo il loro cammino verso l’Europa,rimangono a 55 perdendo terreno nei confronti di Milan (che con la vittoria interna sorpassa I cugini andando a 57) e Atalanta (la quale pareggiando in casa col Sassuolo si portano a 59).

Insomma, per entrambe le squadre scese in campo oggi si prospetta un finale di stagione scoppiettante; se il Crotone dovrà sfruttare le ultime giornate tentando di completare una rimonta che avrebbe dell’incredibile, l’Inter dovrà invece fare del suo meglio affinché i sogni europei non svaniscano. Definitivamente.

 

Gioventù bruciata?

(Immagine di copertina: collage dell’autore con foto trovate su internet)

Una delle cose più intriganti del calcio moderno sono i giovani promettenti. Ogni anno si apre una specie di gara a trovare i giovani più forti, maturi, che potrebbero diventare i campioni del futuro. Con tanto, poi, di “Io ve lo dico: Bale diventerà un giocatore fortissimo, da Real Madrid” (sì, sono io nel 2008 dopo aver giocato con il Tottenham a FIFA, mica dopo averlo visto dal vivo).

Una delle cose più emozionanti erano le liste di Don Balon, con nomi e nomi di giovani più o meno conosciuti che, probabilmente, avrebbero raggiunto grandi livelli una volta maturati. Qualche nome veniva azzeccato, qualche nome assolutamente no. Ma si sa, dando centinaia di nomi ogni volta il crack lo becchi di sicuro.

Da qualche anno a questa parte faccio “il giochino” di osservare i primi giocatori che salgono alla ribalta per anno di nascita (da classe 1993 non vi dico lo sconforto quando, nel 2010, debuttò nella Fiorentina Babacar, primo classe 1993 che avevo sentito visto il mio tifo viola), e per la classe 1998 non posso che citare quelli che, nel 2014, erano sulla bocca di tutti: parlo ovviamente di Martin Ödegaard e Hachim Mastour.

I due trequartisti hanno storie molto simili, con una fine (momentanea) molto simile.

Nel 2014, appunto, dalla Norvegia arrivavano le voci di un ragazzo fenomeno, in forza allo Strømgodset, seguito un po’ da tutti. Gli occhi della Premier League, del Bayern Monaco, del Barcellona e del Real Madrid erano su di lui. Tutti aspettavano che compisse 16 anni, a metà dicembre, per farlo firmare e accaparrarsi quello che di sicuro sarebbe diventato il Messi scandinavo. Mesi di tensione, quindi, con il ragazzo che sfogliava la margherita di offerte e benefit che avrebbe ricevuto firmando per una squadra o per un’altra. A gennaio 2015 arriva la tanto attesa con il Real Madrid, che paga al club norvegese quasi 5 milioni di euro e offre uno stipendio di circa 2 milioni di euro netti al ragazzo, che si accasa alla squadra giovanile.

Ed ecco arriva il primo problema: immaginate l’ultimo arrivato nella cantera madridista, appena sedicenne, che guadagna molto in più di tutti gli altri ragazzi in rosa. Il suo arrivo non è ben visto da qualche compagno di squadra. Arriva anche il debutto in Liga, il 23 maggio del 2015 contro il Getafe, subentrando a Cristiano Ronaldo a mezzora dalla fine.

“Il fenomeno di oggi cede il posto al fenomeno del domani” [cit. più o meno tutti] (Immagine trovata su internet)
Nel frattempo, per non essere da meno, qui in Italia, più precisamente a Milano, stavamo impazzendo per Hachim Mastour: stesso ruolo, stesso anno di nascita, settore giovanile del Milan. Giravano sul web numerosissimi filmati delle sue giocate pazzesche, con difensori saltati come birilli. Nato a Reggio Emilia, con chiarissime origini marocchine, aveva già debuttato con l’Italia Under 16. Il ruolo di numero 10 rossonero e azzurro sembrava in cassaforte per almeno una quindicina d’anni. Per mesi viene osannato dai tifosi, in massa viene chiesto alla società di farlo debuttare in campionato (mai arrivato in Serie A). Tanto è l’entusiasmo che le sue gesta arrivano in Marocco, e il ct Zaki Badou lo chiama e lo fa esordire nella partita contro la Libia. Un minuto. Un solo minuto quello giocato con la maglia dei Leoni dell’Atlante. Tanto basta per bloccarlo definitivamente come marocchino.

Era la stagione 2014-2015, e il mondo del calcio sembrava aver trovato i campioni del futuro.

La stagione successiva mostrò, invece, quello che sembra essere il loro reale valore. Martin rimane a giocare nel Castilla, pur allenandosi spesso con la prima squadra ma senza convincere né Benitez né Zidane (che già lo seguiva con i giovani), con Perez suo unico sponsor, probabilmente con la speranza di mostrare a tutti di non aver preso un enorme abbaglio comprandolo e stipendiandolo a peso d’oro. 62 presenze totali con i giovani dei Blancos, con appena 5 reti segnate, pochissimo se consideriamo le aspettative.

Mastour invece lascia Milano, in prestito, per andare a giocare in Spagna, al Malaga, e trovare la consacrazione nel calcio dei grandi. L’accordo era per un prestito biennale, ma il rapporto viene interrotto a metà vista l’unica presenza con il club, per soli 5 minuti.

I due, da predestinati, diventano casi. Nell’estate del 2016, addirittura, il patron dei Blancos Florentino Perez impone a Zidane di portarsi il norvegese nel ritiro estivo in Canada, ma una volta cominciati i giochi non scenderà in campo.

Zidane e Ödegaard ai tempi del Castilla (Foto: Fox Sports)

Nel frattempo Mastour torna a Milano, ma solo per riprendere i bagagli e volare in Olanda, al PEC Zwolle. L’intenzione è quella di testarlo in un campionato meno impegnativo ma che punti molto sui giovani, in modo da farlo crescere o anche solo vedere di che pasta sia realmente fatto il giocatore. Tantissime le persone alla sua presentazione, con i tifosi che lo idolatrano come un grande campione pronto a dar tutto per la maglia.

“Prendi in braccio mio figlio, così quando crescerà potrò fargli vedere la foto in cui ha posato con il futuro Pallone d’Oro” (Immagine trovata su internet)

Speranza mal riposte. 5 presenze in Eredivisie, una sola da titolare, per un totale di 150 minuti in campo. Non una giocata decisiva né una rete. Una presenza in Coppa, sempre da subentrato e 7 presenze (stavolta da titolare) con il settore giovanile dei bianco-blu, con una rete (su rigore) e un assist all’attivo.

Ödegaard lo raggiunge a gennaio in Olanda, con il Real che lo manda in prestito (gli accordi sono fino all’estate del 2018) all’Heerenven, con tanto di penale che gli olandesi dovranno pagare ai Blancos nel caso il norvegese non riuscisse a trovare spazio. Grazie a questa clausola riesce a trovare il campo ben 11 volte tra campionato e coppa, ma l’idea è che il tecnico Streppel potrebbe benissimo farne a meno visto lo scarso apporto che riesce a dare nella manovra della squadra (solo due assist in 586 minuti giocati).

Cosa è successo a questi due ragazzi? Di sicuro c’è stata troppa fretta. Le grandissime aspettative dei norvegesi su Ödegaard, con tanto di soprannomi pesanti (uno su tutti “Messi di ghiaccio”) hanno probabilmente messo grandissime pressioni sul ragazzo, che a 16 anni appena compiuti ha fatto un passo troppo lungo rispetto a quello che potrebbe fare un giocatore con bona tecnica, ma con una mentalità ancora tutta da formare (e provate anche a dare 2 milioni di euro all’anno ad un sedicenne…). Al momento delle firme, Ancelotti definì l’operazione come una semplice mossa di marketing per rafforzare il brand dei Galacticos anche in Scandinavia, e visto il poco spazio trovato in Liga è facile pensare che finora nessuno degli allenatori che lo hanno osservato lo abbiano reputato pronto per un campionato top.

Le voci su Ödegaard hanno così condizionato l’ambiente attorno a Mastour, con la società rossonera che ha pompato mediaticamente il ragazzo a tal punto da fargli bruciare le tappe e, quindi, fargli saltare il processo di maturazione che avrebbe potuto, questo sì, trasformarlo forse non in un fenomeno, ma almeno in un calciatore degno di calcare i campi della Serie A.

Questa, ovviamente, non è una bocciatura per nessuno dei due. Entrambi i ragazzi hanno talento da vendere e con i giusti stimoli potranno far decollare le loro carriere come meglio possono.

Il primo passo che però dovrebbero fare, tutti e due, è indietro, ridimensionando il futuro che avevano progettato e ripartendo con aspettative minori, che potranno solo esser migliorate.

A nemmeno 19 anni, di tempo ne hanno eccome.

 

Baci Perugina

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Da 3 anni a questa parte ormai nel campionato cadetto c’è una squadra nel centro Italia che ogni stagione stupisce tutti ma per un soffio non raggiunge l’obbiettivo prefissato: il Perugia, o il “grifo”.

Come tantissime altre, il Perugia subito dopo la promozione in Serie B non si è fatto problemi a disputare un campionato eccezionale (pur essendo comunque una reduce della Lega Pro) raggiungendo nel 2015 i play-off persi contro il Pescara. In quell’anno il Grifo vantava di un attacco che poche nella competizione potevano schierare: Falcinelli e Ardemagni, uno un giovane emergente che quest’anno si sta affermando anche nella massima serie, l’altro un centravanti che di serie cadetta sa effettivamente qualcosa. Nonostante l’aggiunta di Del Prete, un motorino sulla fascia, quell’anno il Perugia del “mago Camplone” si dovette accontentare del sesto posto. Lo scorso anno il Grifo non ha disputato un campionato sul livello del precedente, complici le cessioni del Falcio e di Del Prete, con la panchina affidata a un mister con un atteggiamento eccessivamente difensivista per una squadra che scende in campo per fare divertire tifosi e non. Bisoli infatti, allenando la squadra umbra, fece per ben 8 volte 0-0 e numerosissime volte terminò la partita senza aver bucato il portiere avversario. Quell’anno comunque Ardemagni & co, riuscirono a battere le Fere nel derby umbro 2 volte su 2, traguardo ben più importante per i tifosi biancorossi rispetto ad un’improbabile qualificazione ai play off.

Quest’anno invece sta accadendo qualcosa di diverso. La squadra è molto più organizzata, dall’arrivo di Bucchi in panchina all’ingaggio di Brignoli in porta (ex Ternana!), Volta e Monaco sono dei pilastri, Brighi dà esperienza a centrocampo e la coppia Di Carmine-Nicastro f quel che vuole là davanti. Nell’ambiente c’è entusiasmo la squadra è quinta, dietro solo alle affermate Verona e Frosinone e alle sorprese Spal e Benevento. I presupposti che quantomeno possano raggiungere la fase finale dei playoff ci sono tutti, ne vedremo delle belle.

Nel mentre il calcio giocato dai Grifoni è dolce e appassionato (quasi) quanto i gianduiotti cittadini. 

Entella a 360°: casa dolce casa

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Con la vittoria di ieri, il Comunale di Chiavari si conferma ancora una volta talismano per l’Entella: quando si gioca in casa, a meno che la squadra non resti con testa e gambe negli spogliatoi, si porta sempre a casa un risultato positivo. Uniche due eccezioni le sconfitte con SPAL e Salernitana, entrambe solo nel girone di ritorno.

FORTINO AMICO – Se fuori casa la Virtus si perde un po’ per strada (i punti ottenuti sono meno della metà di quelli disponibili, 17 su 51), in casa è difficilissimo per gli avversari portare a casa i 3 punti: nella classifica “casalinga” infatti, l’Entella viaggia a vele spiegate al 5° posto con 37 punti, a pari merito con Frosinone e SPAL, dietro solo a Benevento e Bari a quota 38. La vittoria di ieri conferma il trend positivo, perché arriva in una partita più complicata del previsto, contro un Ascoli partito in sordina ma che poi non ha mollato un centimetro.

CAPUTO DI “RIGORE” – Parte forte la Virtus, che nel giro di 2 minuti fa capire in che verso vuole indirizzare la partita: prima la traversa di Tremolada al 5′, poi il goal del vantaggio con il colpo di testa vincente del solito Troiano dopo l’assist di Sini al 6′. Una volta incassato il colpo, inizia a giocare anche l’Ascoli che alza il ritmo, e la partita diventa vibrante, con occasioni da una parte e dall’altra (su tutte la traversa di Cacia dopo un sinistro terrificante dai 20 metri). Secondo tempo che conferma la buona vena degli ospiti, che infatti pareggiano al 60′ con un rigore trasformato da Cacia dopo un fallo di Benedetti su Bianchi. La partita si complica ma a risolverla ci pensa il solito Ciccio Caputo: anche lui con un rigore, riporta avanti l’Entella dopo 10 minuti di parità con il 17esimo centro stagionale. Nel finale gli ospiti tentano l’assalto (Orsolini il più pericoloso) ma trovano uno Iacobucci di nuovo ai suoi (alti) livelli, dopo la partita sottotono di quattro giorni fa a Brescia: fischio finale e 3 punti in cassaforte.

SERVE UN TESORETTO – Occorre invertire la tendenza lontano da Chiavari già dal prossimo impegno; la Pro Vercelli sulla carta è un’avversaria abbordabile, ma abbiamo visto quanto i biancocelesti fatichino fuori casa. Tre punti contro i piemontesi e tre punti contro la Ternana in casa: servono questi 6 punti per arrivare (abbastanza) sereni allo scontro diretto con lo Spezia, fuori casa. Saranno anche pochi chilometri, ma è un fattore non banale, visto che sempre di trasferta si tratta. Perché in queste due giornate sono tanti gli scontri diretti tra le pretendenti ai play-off, che potrebbero avvicinare la Virtus a chi le sta sopra o distanziarla da chi le sta sotto, così da poter guardare la classifica con un po’ di ansia in meno. È imperativo quindi far fruttare a pieno tutte le partite con le “piccole”, perché contro le “grandi” le motivazioni arrivano da sole. Capitan Troiano e i suoi sono pronti a lottare, i play-off non devono fare più paura.

Iacobucci: che brutto pesce d’Aprile

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Altra, nuova, ennesima partita letteralmente gettata alle ortiche. Ma se la sconfitta interna con la Salernitana 2 turni fa è servita per crescere mentalmente, il pareggio di ieri contro il Brescia lascia in bocca alla Virtus il retrogusto di una vera e propria beffa.

IL MATCH – Entella che parte forte: il primo tempo è ben interpretato dai biancocelesti, che mettono in mostra la propria netta superiorità tecnica. Gioco veloce e verticale, ed è così che al 18′ nasce l’1-0: lancio di Troiano da metà campo per Caputo, che protegge il pallone in area, aspetta l’arrivo di Moscati e scarica dietro; conclusione non fulminante ma Minelli ci mette del suo e palla in rete. Poi sfiorato il 2-0 con Ammari che svernicia la traversa.

Secondo tempo che vede la reazione dei padroni di casa, più cattivi e che costringono la Virtus ad abbassarsi. Sarà l’aria di primavera, sarà il buon cuore, ma Iacobucci compie la prima sbavatura del suo match: cross dalla sinistra di Caracciolo, il portiere esce a vuoto, Sini fa peggio (forse ingannato dal movimento del suo estremo difensore) e Ferrante al minuto 53′ insacca da due passi il goal del pareggio. Ma Caputo è in gran giornata e riporta avanti i chiavaresi: dopo un contropiede Diaw lo serve in profondità e sinistro vincente: 2-1 Entella al 74′. Il Brescia però non è mai domo, e meriterebbe il pareggio per quanto visto almeno nella seconda frazione: Iacobucci se ne accorge e al 95′, quando ormai sembrava fatta anche soffrendo, su un pallone innocuo perde la presa in uscita alta, sfera che rimbalza sul suo ginocchio e pareggio regalato a tempo scaduto.

MANCA ANCORA QUALCOSA – A prescindere dalla giornata nera di Iacobucci, che ci può stare visto che in tante altre occasioni ha compiuto veri e propri miracoli, quello che emerge dalla partita di ieri è la discontinuità all’interno della stessa partita: Breda dispone bene i suoi, il gioco c’è ed è efficace, ma ogni tanto la lampadina di spegne e la squadra inizia a subire, sembra confusa. Per poi riaccendersi improvvisamente, trascinata spesso da Ciccio Caputo, tra l’altro ieri anche uomo assist e al 100° goal tra i professionisti e al 16° in campionato. Lo scatto non va fatto a livello tecnico, perché è innegabile la qualità degli uomini e della manovra, ma per iniziare a togliersi veramente delle soddisfazioni occorre che la testa sia sul pezzo per tutti i 90 minuti.

CLASSIFICA DOLCE AMARA – 2 punti persi che potevano fare più che comodo visti i risultati delle altre pretententi ai play-off: vincono Perugia, Benevento e Cittadella, che così si staccano di 4 (le prime due) e 3 punti (i granata) dal secondo trenino ancora in lotta guidato proprio dai Diavoli Neri a quota 47, a parimerito con Bari e Carpi. Ma attenzione dietro, perché Novara, Salernitana e Spezia puntano l’obiettivo come tutte, e a 9 partite dal termine tutto può succedere. Ora voltare pagina e testa all’Ascoli, insidiosissimo davanti con i suoi baby-fenomeni Favilli-Orsolini e l’esperienza di Cacia, ma tra le mura di casa e dopo la lezione di ieri, martedì sarà battaglia per 90 minuti e anche più.

Quanto è noioso saper volare?

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2014, Antonio Conte saluta di punto in bianco la Juventus. Il casus belli per molti fu soprattutto la mancata intromissione bianconera nella trattativa fra Chelsea e Cuadrado, da sempre un pallino del tecnico leccese. Lo avreste mai detto che proprio il colombiano sarebbe diventato una chiave tattica per la Vecchia Signora a tre anni di distanza?

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Playoff color granata

Si è quasi conclusa la 32esima giornata di Serie B, che vedrà calare il sipario questa sera al termine di Bari – Novara, sfida fondamentale per le speranze playoff.

A proposito, la gara delle 12.30 ci ha detto che il Verona di Pecchia e Pazzini rischia di finirvi in virtù di un 3° posto che va stretto ai gialloblu viste le aspettative di inizio stagione; il tempo non manca ma Spal e Frosinone sembrano sul pezzo.

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