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La legge è uguale per tutti?

È passata un settimana da quando Armando Izzo, il calciatore del Genoa, nato nel quartiere popolare napoletano di Scampia, che aveva coronato il sogno di tanti ragazzi di periferia raggiungendo la Serie A e la nazionale, è stato condannato per doppia omessa denuncia sulla tentata combine di due gare quando militava nell’Avellino.

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Il derby della Riviera di Levante con vista playoff

LO SCENARIO – A 6 partite dal termine non poteva esserci un momento migliore per arrivare al derby tra Spezia ed Entella. Al Picco di La Spezia le squadre arrivano appaiate in classifica a quota 51, con i chiavaresi settimi davanti agli spezzini solo per la differenza reti. Occupano le ultime posizioni disponibili per l’accesso ai playoff, e nessuna delle due vuole perderli. Rischio concreto, perché dietro di loro ci sono 4 squadre (Carpi, Novara, Bari e Salernitana) in 2 punti, che aspettano solo di scavalcare una o se possibile entrambe le liguri, in caso di pareggio. Insomma, è obbligatorio uscire vincitori dal Picco. 

COME CI ARRIVANO LE SQUADRE – Entrambe non stanno vivendo il momento migliore della loro stagione. I padroni di casa vengono dalla sconfitta con il Cesena di lunedì, che è arrivata dopo due vittorie molto importanti contro Verona e Bari. Prima di queste però, altre due sconfitte hanno rallentato il cammino degli Aquilotti, con Cittadella e Benevento. I Diavoli Neri sono invece reduci da un mancato riscatto: contro la Ternana ci si aspettava una vittoria dopo la sconfitta subita a Vercelli, e invece è arrivato un solo punto. Per l’ennesima volta i biancocelesti hanno mancato l’appuntamento con il  salto di qualità definitivo. 

ULTIMA CHIAMATA (?) – Il punto interrogativo è d’obbligo, in quanto per tutta la durata del campionato non sono mai emerse le squadre che con più probabilità sarebbero arrivate a giocarsi la promozione in A. Sono tutte lì, a partire dal 4° posto, 9 squadre in 5 punti. Tutto può ancora succedere. L’unica cosa certa è che se davvero il sogno si chiama “Serie A”, il campionato altalenante sia dello Spezia che dell’Entella deve, se non fermarsi, almeno stabilizzarsi, perché le altre non stanno di certo aspettando le liguri, e anzi non vedono l’ora di occupare una delle posizioni con il riquadrino verde a lato che significa “playoff”.

Tutti al Picco allora, e che derby sia!

La giornata che è stata

[Immagine in copertina tratta da Internet]

Sono state ben 4 le gare terminate con segno X, tutte fondamentali. Alcune per la corsa al secondo posto, altre per la lotta salvezza: pari del Palermo, pari del Crotone, pari fra Genoa-Lazio e Roma-Atalanta. Nel mezzo un derby di Milano, il primo dagli occhi a mandorla, riacciuffato nel finale proprio come quello del 20 Novembre, quando a segnare allo scadere fu Ivan Perisic.

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Inter-Milan decisa sul closing

È andato oggi in scena il primo derby della madonnina cinese in seguito al tanto sudato closing, arrivato in casa rossonera. Dopo le numerose polemiche dovute alla nuova proprietà (molto poco eleganti) è stato finalmente il campo a parlare. Partita molto confusa, con entrambe le contendenti che sentivano la pressione di una sfida dal sapore europeo; nei primi venti minuti è il Milan a fare la partita grazie ad uno straripante Deulofeu; lo spagnolo è davvero ispirato e dai suoi piedi arrivano dribbling scatti e triangolazioni con i compagni oltre che un palo colpito, mettendo un po’ di tecnica e giocate in una partita che si è giocata molto sui contrasti e sul fisico. Il dominio rossonero si rompe al 36′, grazie ad una zampata di Antonio Candreva, che approfitta di una svista difensiva di De Sciglio e infila da un angolo difficile un non perfetto Donnarumma.

 

Da questo momento è proprio la squadra di Stefano Pioli a prendere in mano il gioco e a creare occasioni, fino a quando con Icardi non trova il raddoppio al 44′ su deviazione sottomisura in seguito al cross di Perisic, per l’argentino è il primo goal in un derby, trovato dal numero 9 alla sua nona presenza in questa partita. Curioso notare come il capitano dell’Inter vada a segno in meno di una partita su due giocate: sono infatti tredici le partite in cui ha fatto gol (sei volte una rete, sei doppiette e una tripletta: totale 21) contro le diciassette a secco. Nel secondo tempo la partita cambia nuovamente l’andazzo, è il Milan ad assumere il controllo, sia del possesso (61%, sovvertendo una statistica spesso favorevole ai nerazzurri che hanno una media del 54% in questa stagione), che delle occasioni da goal (14 tiri totali, di cui 6 nello specchio, per l’Inter rispettivamente 10 e 4), senza però mai riuscire a trovare la via della rete fino al minuto 83, quando Alessio Romagnoli insacca in mischia sull’assist di Suso. All’Inter manca equilibrio dopo la sostituzione di Joao Mario e non riesce più a ripartire ed il Milan ci crede fino alla fine e con tanto cuore trova il pareggio al 97′, grazie a Cristian Zapata, anche lui al suo primo goal in derby.

TOP E FLOP – I migliori dell’Inter non sono I due marcatori, bensì I due che hanno dato più sostanza alla squadra permettendo di costruire il momentaneo 2-0; Joao Mario era infatti stato fondamentale ai nerazzurri al fine di mantere un equilibrio a centrocampo, sono arrivate grazie a lui due nitide occasioni da goal e ha recuperato quattro palloni su quattro contrasti tentati. Altro top dell’Inter sicuramente è stato Handanovic, in grandissima forma oggi e che con le sue uscite ha spesso salvato I suoi compagni dallo svantaggio nella prima frazione di gioco, piccolo errore in uscita sul goal di Zapata che non macchia una prestazione maiuscola. Flop sono stati invece Medel, insicuro in fase difensiva ed incapace di dare apporto difensivo nella parte finale della partita quando è stato spostato in mezzo al campo, e Murillo, che da subentrato ha dato tutt’altro che sicurezze al pacchetto difensivo nerazzurro, per il colombiano una notevole involuzione.

Per quanto riguarda il Milan i due top sono facilmente individuabili, ovvero Deulofeu e Zapata: il primo in quanto trascinatore dei rossoneri e uomo più pericoloso della partita (6 dribbling riusciti e un palo colpito), mentre il secondo per via del goal allo scadere, ciliegina sulla torta di un’ottima partita, condita dalla quasi totalità dei contrasti vinti e un’ottima gestione del possesso palla in fase difensiva. Flop invece De Sciglio, errore imperdonabile sul primo goal di Candreva oltre che troppo poco propositivo e carismatico. Discorso analogo per il secondo flop rossonero, ovvero Carlos Bacca, il quale sbaglia il potenziale vantaggio a pochi passi dalla porta e non riesce mai a rendersi particolarmente pericoloso durante la partita, anche per lui il carattere è un elemento assai negativo.

Il primo derby con gli occhi a mandorla

[Immagine in copertina tratta da Internet]

L’ultimo derby nel periodo pasquale ci riporta al 10 aprile 1993 giorno in cui Gullit, il tulipano nero, con un grandissimo tiro al volo aveva pareggiato il primo gol di Nicola Berti contribuendo notevolmente alla vittoria del campionato stesso proprio sopra l’Inter di Mister Bagnoli. Le cose sono sensibilmente cambiate e prima di rivedere le due milanesi sui gradini più alti del podio chissà quanta acqua dovrà ancora passare sotto i ponti meneghini.

Nonostante orari strani e posizioni in classifica non invidiabili, Milano è in fibrillazione già da tempo pronta a un gran match. Ci si aspetta una probabile contestazione da ambo le parti, per le abitudini italiane un derby della madonnina alle 12.30 pare una beffa bella e buona. Bisogna far largo alla rassegnazione, ormai Cina e Asia la fan da padrone e 556 milioni di telespettatori potenziali sono un’occasione troppo ghiotta per la Lega Calcio, visto anche l’enorme ricavo dal punto di vista dei diritti televisivi.

18.30 Pechino 12.30 Milano: chissà chi si godrà di più la partita.

Il derby dei punti interrogativi – 31 anni dopo il primo derby “Berlusconiano” il Milan si trova in mani nuove, fresche di closing. Sulle due sponde i punti di domanda si accumulano ogni giorno di più, riguardanti da una parte un closing e una nuova società molto (forse troppo) enigmatica, dall’altra un progetto che pare più solido ma che non riesce a dimostrarlo coi risultati. Una stacittadina che non vedrà più solo Bauscià contro Casciavit ma che potrà valere una supremazia anche in Oriente. La dittatura delle ali dal punto di vista tattico i riflettori saranno sicuramente puntati sugli esterni offensivi, la sfida a quattro vede due spagnoli contro un croato e un italiano, Suso e Deulofeu con il mantra della fantasia e delle invenzioni, Perisic e Candreva sulla falsa riga della forza fisica e della velocità, condita da un gran tiro.

Milan – Montella pare avere dubbi solamente a centrocampo vista la squalifica di Pasalic, il prescelto pare essere Mati Fernandez al fianco di Kucka e del Principito Sosa, meno probabile la presenza di Locatelli. Attacco certo con Suso e Deulofeu al servizio di Bacca e linea di difesa presieduta da Zapata e Romagnoli

Probabile formazione (4-3-3): Donnarumma; Calabria, Zapata, Romagnoli, De Sciglio; Kucka; Sosa, Mati Fernandez; Suso, Bacca, Deulofeu.

Inter – Pioli rimane sul suo prediletto 4-2-3-1 Probabile panchina per Murillo, a gestire la difesa ci sarà Medel ad affiancare Miranda, solito ballottaggio sulla trequarti tra Joao Mario e Banega. Gagliardi riprende il suo posto davanti alla difesa mentre Icardi spera finalmente di purgare il diavolo unica squadra mancante nella sua lunga lista di vittime in Serie A.

Probabile formazione (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Medel, Miranda, Nagatomo; Gagliardini, Kondogbia; Candreva, Joao Mario, Perisic; Icardi.

In generale i rossoneri sperano di continuare a volare sulle ali dell’entusiasmo vista anche la continuità dei risultati sotto i riflettori di San Siro. L’Inter deve invece far dimenticare ai suoi tifosi una sconfitta molto pesante e il derby sulla testa di Pioli pare essere una vera e propria spada di Damocle. Chissà che tipo di risposte riuscirà a darci questo speciale sabato mattina spartiacque. Si spera che almeno lo spettacolo sia soddisfacente quanto un All You Can Eat da 13€ a pranzo.

Tel Chi El Telùn

 

La giornata pasquale di Serie A come uno spettacolo di Aldo, Giovanni e Giacomo.

I cinesi come gli spagnoli, interpretati dai comici in questione sotto abiti rossoneri: nella gara delle 12.30, infatti, sarà il Milan a farla da protagonista dopo aver messo a compimento il fantomatico closing? In casa giocherà invece l’Inter, che ha vinto l’ultimo derby nel quale a trionfare sia stata la squadra “ospite”. Era il 15 gennaio 2012, a segno El Principe Diego Alberto Milito.

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Il caso Izzo

[Immagine in copertina tratta da Internet]

Parola all’avvocato Antonio Buelli

Commentare una sentenza in base a quello che c’è scritto nella sentenza, a mio modestissimo avviso, non è un esempio di professionalità. Le sentenze sono l’atto conclusivo, auspicabilmente motivato, di un processo, agli atti del quale ci sono anche altri documenti quali i verbali di sommarie informazioni testimoniali rese in sede di polizia giudiziaria o di indagini preliminari, le intercettazioni ambientali o telefoniche, le dichiarazioni rese da testi ed imputati in sede di udienza dopo il rinvio a giudizio, le perizie etc.

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Un super Falcinelli dà speranza al Crotone

[Immagine in copertina tratta da Internet]

È andata in scena ieri Crotone – Inter, gara valevole per la trentunesima giornata di Serie A, sfida che vedeva contrapposte due squadre con ambizioni ben differenti e situazioni di classifica assai diverse; da una parte i nerazzurri in piena corsa Europa, bisognosi dei tre punti per tenere il passo delle squadre in lotta per un posto nelle coppe e reduce da una brutta sconfitta in casa contro la Sampdoria, mentre dall’altra un Crotone con l’acqua alla gola bisognoso assolutamente di punti per rincorrere il treno salvezza già da tempo in fuga. Una salvezza è qualcosa di lontano ma non del tutto insperato dato il – per usare un eufemismo – Non eccezionale ruolino di marcia dell’Empoli, reduce da un pareggio interno contro il Pescara.

IL TATTICISMO PAGA – L’incontro è iniziato come ci si poteva aspettare, con un’Inter padrona del gioco e un Crotone attendista e speranzoso di sfruttare un contropiede per cogliere impreparata la difesa nerazzurra; il tatticismo dei padroni di casa però paga ed al 18′ sugli sviluppi di una ripartenza guadagnano un calcio di rigore, trasformato da Falcinelli, il quale in pochi minuti diventerà eroe di giornata segnando un altra rete fondamentale. La truppa di Stefano Pioli, sconfitto da quando è stato ‘confermato’ sulla panchina nerazzurra, non trova forza di reagire. Non basta il controllo del pallino di gioco pressochè totale (possesso palla del 73%) a creare occasioni realmente pericolose, il copione della partita contro la Samp sembra ripetersi, l’Inter non ha idee e trova difficoltà nel costruire, chiudendo il primo tempo sotto di due reti.

Nella ripresa la trama di gioco non cambia, ma i nerazzurri sembrano avere più voglia di fare rispetto alla prima frazione e sebbene i tiri nello specchio siano pochi (solamente 4 in tutta la partita contro i 7 dei ben più cinici rossoblu) arriva il pareggio con Danilo D’Ambrosio che segna il suo secondo goal consecutivo spizzando una palla nel cuore dell’area dell’incolpevole Cordaz. Nonostante numerosi attacchi condotti dall’Inter i minuti scivolano via rapidamente e il Crotone riesce a portare a casa tre punti d’oro in chiave salvezza, portandosi a -3 dall’Empoli con un mister Nicola mai domo nemmeno sugli spalti.

PERDERE IL TERRENO – Discorso opposto invece per gli uomini di Pioli, I quali con questa sconfitta, pur non compromettendo il loro cammino verso l’Europa,rimangono a 55 perdendo terreno nei confronti di Milan (che con la vittoria interna sorpassa I cugini andando a 57) e Atalanta (la quale pareggiando in casa col Sassuolo si portano a 59).

Insomma, per entrambe le squadre scese in campo oggi si prospetta un finale di stagione scoppiettante; se il Crotone dovrà sfruttare le ultime giornate tentando di completare una rimonta che avrebbe dell’incredibile, l’Inter dovrà invece fare del suo meglio affinché i sogni europei non svaniscano. Definitivamente.

 

Gioventù bruciata?

(Immagine di copertina: collage dell’autore con foto trovate su internet)

Una delle cose più intriganti del calcio moderno sono i giovani promettenti. Ogni anno si apre una specie di gara a trovare i giovani più forti, maturi, che potrebbero diventare i campioni del futuro. Con tanto, poi, di “Io ve lo dico: Bale diventerà un giocatore fortissimo, da Real Madrid” (sì, sono io nel 2008 dopo aver giocato con il Tottenham a FIFA, mica dopo averlo visto dal vivo).

Una delle cose più emozionanti erano le liste di Don Balon, con nomi e nomi di giovani più o meno conosciuti che, probabilmente, avrebbero raggiunto grandi livelli una volta maturati. Qualche nome veniva azzeccato, qualche nome assolutamente no. Ma si sa, dando centinaia di nomi ogni volta il crack lo becchi di sicuro.

Da qualche anno a questa parte faccio “il giochino” di osservare i primi giocatori che salgono alla ribalta per anno di nascita (da classe 1993 non vi dico lo sconforto quando, nel 2010, debuttò nella Fiorentina Babacar, primo classe 1993 che avevo sentito visto il mio tifo viola), e per la classe 1998 non posso che citare quelli che, nel 2014, erano sulla bocca di tutti: parlo ovviamente di Martin Ödegaard e Hachim Mastour.

I due trequartisti hanno storie molto simili, con una fine (momentanea) molto simile.

Nel 2014, appunto, dalla Norvegia arrivavano le voci di un ragazzo fenomeno, in forza allo Strømgodset, seguito un po’ da tutti. Gli occhi della Premier League, del Bayern Monaco, del Barcellona e del Real Madrid erano su di lui. Tutti aspettavano che compisse 16 anni, a metà dicembre, per farlo firmare e accaparrarsi quello che di sicuro sarebbe diventato il Messi scandinavo. Mesi di tensione, quindi, con il ragazzo che sfogliava la margherita di offerte e benefit che avrebbe ricevuto firmando per una squadra o per un’altra. A gennaio 2015 arriva la tanto attesa con il Real Madrid, che paga al club norvegese quasi 5 milioni di euro e offre uno stipendio di circa 2 milioni di euro netti al ragazzo, che si accasa alla squadra giovanile.

Ed ecco arriva il primo problema: immaginate l’ultimo arrivato nella cantera madridista, appena sedicenne, che guadagna molto in più di tutti gli altri ragazzi in rosa. Il suo arrivo non è ben visto da qualche compagno di squadra. Arriva anche il debutto in Liga, il 23 maggio del 2015 contro il Getafe, subentrando a Cristiano Ronaldo a mezzora dalla fine.

“Il fenomeno di oggi cede il posto al fenomeno del domani” [cit. più o meno tutti] (Immagine trovata su internet)
Nel frattempo, per non essere da meno, qui in Italia, più precisamente a Milano, stavamo impazzendo per Hachim Mastour: stesso ruolo, stesso anno di nascita, settore giovanile del Milan. Giravano sul web numerosissimi filmati delle sue giocate pazzesche, con difensori saltati come birilli. Nato a Reggio Emilia, con chiarissime origini marocchine, aveva già debuttato con l’Italia Under 16. Il ruolo di numero 10 rossonero e azzurro sembrava in cassaforte per almeno una quindicina d’anni. Per mesi viene osannato dai tifosi, in massa viene chiesto alla società di farlo debuttare in campionato (mai arrivato in Serie A). Tanto è l’entusiasmo che le sue gesta arrivano in Marocco, e il ct Zaki Badou lo chiama e lo fa esordire nella partita contro la Libia. Un minuto. Un solo minuto quello giocato con la maglia dei Leoni dell’Atlante. Tanto basta per bloccarlo definitivamente come marocchino.

Era la stagione 2014-2015, e il mondo del calcio sembrava aver trovato i campioni del futuro.

La stagione successiva mostrò, invece, quello che sembra essere il loro reale valore. Martin rimane a giocare nel Castilla, pur allenandosi spesso con la prima squadra ma senza convincere né Benitez né Zidane (che già lo seguiva con i giovani), con Perez suo unico sponsor, probabilmente con la speranza di mostrare a tutti di non aver preso un enorme abbaglio comprandolo e stipendiandolo a peso d’oro. 62 presenze totali con i giovani dei Blancos, con appena 5 reti segnate, pochissimo se consideriamo le aspettative.

Mastour invece lascia Milano, in prestito, per andare a giocare in Spagna, al Malaga, e trovare la consacrazione nel calcio dei grandi. L’accordo era per un prestito biennale, ma il rapporto viene interrotto a metà vista l’unica presenza con il club, per soli 5 minuti.

I due, da predestinati, diventano casi. Nell’estate del 2016, addirittura, il patron dei Blancos Florentino Perez impone a Zidane di portarsi il norvegese nel ritiro estivo in Canada, ma una volta cominciati i giochi non scenderà in campo.

Zidane e Ödegaard ai tempi del Castilla (Foto: Fox Sports)

Nel frattempo Mastour torna a Milano, ma solo per riprendere i bagagli e volare in Olanda, al PEC Zwolle. L’intenzione è quella di testarlo in un campionato meno impegnativo ma che punti molto sui giovani, in modo da farlo crescere o anche solo vedere di che pasta sia realmente fatto il giocatore. Tantissime le persone alla sua presentazione, con i tifosi che lo idolatrano come un grande campione pronto a dar tutto per la maglia.

“Prendi in braccio mio figlio, così quando crescerà potrò fargli vedere la foto in cui ha posato con il futuro Pallone d’Oro” (Immagine trovata su internet)

Speranza mal riposte. 5 presenze in Eredivisie, una sola da titolare, per un totale di 150 minuti in campo. Non una giocata decisiva né una rete. Una presenza in Coppa, sempre da subentrato e 7 presenze (stavolta da titolare) con il settore giovanile dei bianco-blu, con una rete (su rigore) e un assist all’attivo.

Ödegaard lo raggiunge a gennaio in Olanda, con il Real che lo manda in prestito (gli accordi sono fino all’estate del 2018) all’Heerenven, con tanto di penale che gli olandesi dovranno pagare ai Blancos nel caso il norvegese non riuscisse a trovare spazio. Grazie a questa clausola riesce a trovare il campo ben 11 volte tra campionato e coppa, ma l’idea è che il tecnico Streppel potrebbe benissimo farne a meno visto lo scarso apporto che riesce a dare nella manovra della squadra (solo due assist in 586 minuti giocati).

Cosa è successo a questi due ragazzi? Di sicuro c’è stata troppa fretta. Le grandissime aspettative dei norvegesi su Ödegaard, con tanto di soprannomi pesanti (uno su tutti “Messi di ghiaccio”) hanno probabilmente messo grandissime pressioni sul ragazzo, che a 16 anni appena compiuti ha fatto un passo troppo lungo rispetto a quello che potrebbe fare un giocatore con bona tecnica, ma con una mentalità ancora tutta da formare (e provate anche a dare 2 milioni di euro all’anno ad un sedicenne…). Al momento delle firme, Ancelotti definì l’operazione come una semplice mossa di marketing per rafforzare il brand dei Galacticos anche in Scandinavia, e visto il poco spazio trovato in Liga è facile pensare che finora nessuno degli allenatori che lo hanno osservato lo abbiano reputato pronto per un campionato top.

Le voci su Ödegaard hanno così condizionato l’ambiente attorno a Mastour, con la società rossonera che ha pompato mediaticamente il ragazzo a tal punto da fargli bruciare le tappe e, quindi, fargli saltare il processo di maturazione che avrebbe potuto, questo sì, trasformarlo forse non in un fenomeno, ma almeno in un calciatore degno di calcare i campi della Serie A.

Questa, ovviamente, non è una bocciatura per nessuno dei due. Entrambi i ragazzi hanno talento da vendere e con i giusti stimoli potranno far decollare le loro carriere come meglio possono.

Il primo passo che però dovrebbero fare, tutti e due, è indietro, ridimensionando il futuro che avevano progettato e ripartendo con aspettative minori, che potranno solo esser migliorate.

A nemmeno 19 anni, di tempo ne hanno eccome.