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Il mercato ai tempi dei social

La tecnologia va avanti da anni, con nuovi mezzi di informazione e i social network che impazzano sempre di più. E oltre a cambiare, in modo permanente, le nostre vite, ha cambiato in modo irreversibile anche il mondo del calcio: che siano commenti e critiche dei tifosi, tweet sibillini dei giocatori o semplici foto e video, su Facebook, Twitter, Instagraam e soci il calcio la fa da padrona. E i calciatori, spesso, hanno regalato perle che hanno fatto clamore proprio nel tempo di mercato, scatenando curiosità, felicità, rabbia o semplice ironia…

GIOCHI DI CONOSCENZA – Primi di luglio del 2015. Dopo anni di successi con il Bayern Monaco, Bastian Schweinsteiger decide di lasciare la Bundesliga per approdare in Premier League, al Manchester United. Il passaggio ufficiale avverrà il 13 luglio, ma la certezza arriva 24 ore prima: il tedesco, sui social, inizia a seguire tutti i canali ufficiali dei Red Devils e dei suoi futuri compagni di squadra, “spoilerando”, quindi, il suo futuro a Old Trafford.

 

COME NON ROMPERE IL GHIACCIO – L’estate scorsa, sempre in Premier League, l’attaccante belga Christian Benteke si è reso partecipe di una clamorosa gaffe. Dopo un anno deludente al Liverpool arriva la sua firma con il Crystal Palace. Aggiorna subito i suoi profili social, con tanto di foto sorridente con la sua nuova maglia. È su Twitter che, però, avviene la magia: nella descrizione viene scritto “Burnley e Belgio”, confondendo le Eagles con i neo promossi. Arriveranno pronte le scuse e la correzione dell’errore, e per farsi perdonare il giocatore segnerà 15 reti in campionato.

Qui qualcosa non torna…

 

LEONE DA TASTIERA? – Passiamo ora a questi mesi di caldo, caldissimo calciomercato, che ci hanno offerto moltissimi spunti. Partiamo da Keita Balde. L’attaccante della Lazio, seguito da Juventus e Milan, ma anche in Francia dal Monaco e le solite sirene inglesi e spagnole, è stato messo ai margini della rosa in attesa di una sua decisione definitiva. In attesa che il mercato ci dia la risposta, il giocatore ha consegnato a Twitter la sua, attaccando la società, in occasione della mancata convocazione in una amichevole.

Non convocato nemmeno per la Supercoppa Italiana, un altro “cinguettio” polemico, sempre contro la dirigenza.

Una caduta di stile per un giocatore che si batte come un leone in campo, ma che si dimostra leone anche dietro ad uno schermo…

 

SE QUEDA” – Non possiamo non citare Neymar e il suo passaggio al PSG. Nessuna certezza, il mondo blaugrana vive nel terrore di perdere uno dei giocatori più forti del mondo. E il brasiliano non aiuta. Pubblica su Instagram una foto: è disteso, sguardo perso davanti a lui. Pensa. E aumenta i dubbi sul suo futuro.

🤔

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Ci ha provato il suo compagno Pique a dare una risposta ai suoi pensieri, e a rassicurare i tifosi: quella foto assieme a lui, con la frase “Se queda”, “Rimane”. Non è rimasto.

 

VERBA VOLANT… MA NON SU WHATSAPP – Un’altra questione che ha fatto discutere è il passaggio di Borja Valero all’Inter. Nel bel mezzo dell’incertezza generale, è arrivata ai canali di comunicazione un file audio che il giocatore ha mandato ad un amico. In questo messaggio vocale, lo spagnolo spiegava la sua situazione, annunciando che il suo trasferimento in nerazzurro era obbligata da scelte non sue: “Non ho firmato ancora con nessuno e se non l’ho fatto è più per voi che per la società, perché loro hanno dimostrato di non volermi bene come voi. Dirò tutto ciò che devo dire, anche chi ha la colpa per questa mia partenza. Non è sicuro al 100%, ma sicuramente andrò via perché mi hanno rotto le pa**e, mi hanno fatto piangere e non dormire in queste settimane”. Non è chiaro, però, se questo messaggio sia stato divulgato con il consenso del giocatore.

 

PER RIDERE – I giocatori usano i social network anche per salutare i compagni che partono in direzione di un altro club. È il caso di Kevin Strootman, che con un post su Instagram ha salutato Rudiger, in partenza verso il Chelsea. Dopo le frasi affettuose di rito, il centrocampista olandese esprime la sua speranza di non veder partire più nessuno compagno. In risposta è arrivato il belga Nainggolan, in vena di scherzare, con un “Non saprei” e, per calare l’asso, l’ex Salah, passato al Liverpool “Ora tocca a Radja”. Scherzi tra amici, ma chi lo sa…

Terrorismo da calciomercato

 

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Spal, Hellas Verona e Benevento

Immagine tratta da Internet

Il livello delle neopromosse si è alzato rispetto allo scorso anno e questo campionato ha tutte le premesse per regalarci un’appassionante lotta salvezza.

Il campionato di Serie A 2017/2018 è oramai alle porte ed a poco più di 20 giorni alla fine del mercato le squadre che prenderanno parte al campionato cominciano a delinearsi e con esse i loro valori potenziali, molto si è parlato delle grandi squadre, ma poco delle neopromosse. Andiamo perciò ad analizzare il mercato da loro attuato e quante possibilità SPAL, Benevento ed Hellas abbiano di salvarsi con i nuovi innesti: partiamo dal Benevento, che si appresta a disputare il primo campionato di Serie A della propria storia, dopo aver compiuto il ”doppio salto” dalla Lega Pro, impresa riuscita recentemente anche al Carpi tra il 2013 e il 2015, oltre che ad un’altra neopromossa di quest’anno, ovvero la SPAL. Per i campani in panchina confermato Baroni, il quale ritrova una rosa decisamente diversa rispetto a quella della scorsa stagione, nove sono state le cessioni, anche di nomi chiave come Cragno, Falco e Pezzi, i primi due per la fine del prestito e l’ultimo ceduto al Cittadella a titolo definitivo, compensate però da dodici arrivi tra i quali spiccano alcuni nomi importanti e di esperienza nella massima serie: Cataldi, Costa e D’Alessandro. Nei potenziali titolari sono complessivamente sette gli uomini che cambiano, oltre ai precedentemente citati infatti vanno aggiunti Belec, Di Chiara, Letizia e Coda. Benevento per il quale il mercato non è tuttavia terminato, si parla infatti, in seguito al raffreddamento della pista Kishna per problemi legati all’ingaggio, di un possibile arrivo di Alessandro Matri, con il quale la trattativa sarebbe già avviata. Calciomercato per i giallorossi fino a questo momento da 7-, dovesse arrivare Matri 7.
Proseguiamo con la squadra arrivata seconda l’anno scorso, l’Hellas Verona,il quale cede nove giocatori, ma, forte di una maggior disponibilità economica rispetto alle altre due neopromosse, quasi nessun titolare eccezion fatta per Pisano e Siligardi, acquistando invece diversi giocatori di spessore, che potrebbero permettere ai Veronesi di condurre un campionato relativamente tranquillo, sono nove complessivamente gli arrivi, tra i quali sono da evidenziare Cerci, Heurtaux, Caceres e Verde i quali quasi sicuramente andranno ad inserirsi negli undici titolari di Pecchia. Verona che non accenna tuttavia a fermarsi, sembra molto vicino infatti l’arrivo di Kishna dalla Lazio, ma è forte l’interesse anche per Iturbe, che tornerebbe nella squadra che lo ha lanciato dopo alcune stagioni anonime. Voto al mercato dei gialloblù 6,5.
In ultimo analizziamo il mercato della SPAL, la quale torna in Serie A dopo 49 anni vincendo consecutivamente Lega Pro e Serie B. Diversi i cambiamenti nelle fila di Semplici, sono infatti dieci le cessioni, bilanciate però da undici acquisti, tra i quali diversi volti noti della massima serie, quali Mattiello, Oikonomou, Rizzo, Viviani, Grassi, ma sopratutto Felipe (301 presenze nel massimo campionato) e Paloschi (194 presenze in A e 50 gol). Complessivamente potrebbe variare per 6/11 la formazione titolare dei Ferraresi, che saranno guidati in attacco dalla coppia Paloschi-Floccari, che potrebbe fare scintille e creare problemi a più di qualche difesa nell’arco del campionato, se ad essa a centracampo aggiungiamo il buon tasso tecnico di Grassi e l’esperienza di Viviani, il risultato è una squadra che a livello tecnico ha tutti i mezzi per potersi salvare,per la SPAL il mercato è da 7 e mezzo, anche se non ancora chiuso, potrebbero infatti concretizzarsi ulteriori arrivi di alto livello, come il giovane Bonazzoli (attualmente di proprietà della Samp), che fornirebbe una valida alternativa a Floccari il quale difficilmente potrà giocare tutte le partite e Ajeti (ex Torino attualmente in forza al San Gallo).

Fuori dal coro – Napoli-Mertens, meglio dividersi ora

L’anno scorso, di questi tempi, Higuain stava per dire il suo “sì” alla Juventus, con il Napoli che stava pensando al sostituto per l’attacco. È arrivato, come grande colpo, il polacco dell’Ajax Arkadius Milik, classe 1994, attaccante moderno e mancino.

Questo perché il tridente della formazione partenopea doveva avere proprio il numero 99 al centro, con Callejon, Insigne e Mertens che si giocavano i restanti due posti sulle fasce.

Ad inizio ottobre il crociato di “Arek” si rompe e nasce il problema attaccante per gli azzurri.

Problema che viene presto risolto da Sarri che reinventa Dries Mertens come falso 9 alla Messi. I risultati sono eccellenti, con il belga che segna 34 reti stagionali (28 in Serie A), arrivando alle spalle del solo Dzeko nella classifica marcatori.

Una delle 34 esultanze stagionali del belga

Nel frattempo la paura di perderlo, con l’ombra della solita Juventus che potrebbe ripetere quanto fatto con il Pipita appena un anno prima.

Così la trattativa per il rinnovo, con clausola anti-Juve valida solo per l’estero: contratto valido fino al 2020, con un ingaggio di 4 milioni di euro a stagione, e clausola rescissoria valida da giugno 2018 e solo per l’estero di 30 milioni di euro.

Ma, probabilmente, le strade di club e giocatore potrebbero far meglio a dividersi adesso per 3 motivi.

IL MOTIVO ECONOMICO – Ammettiamolo: con le cifre in gioco in questo periodo, 30 milioni non sono nulla. Specialmente per un giocatore così abile sotto porta e duttile in campo. Grazie alla clausola rescissoria, tra un anno, una squadra estera potrà arrivare con 30 milioni di euro e metter fuori gioco il Napoli qualunque sia stata la stagione del folletto. Ha segnato 10 reti? 30 milioni. Ha segnato 30 reti? 30 milioni. Ha segnato 50 reti? 30 milioni. Quanto può valere un attaccante che segna 50 reti? Molto, molto di più di 30 milioni. Per il Napoli, quindi, sarebbe una perdita economica considerevole, considerando il valore tecnico del giocatore.

Il tridente partenopeo è stato il più temuto in Italia

IL MOTIVO ANAGRAFICO – Legato al valore economico, il valore anagrafico è altrettanto importante: il giocatore ha 30 anni, quindi non è più un ragazzino e, prima o poi, la parabola discendente arriverà. Non si può dire se arriverà l’anno prossimo o tra 3-4 anni, ma arriverà. Perché, quindi, non monetizzare ora, con il giocatore in gran forma dopo la sua miglior stagione, piuttosto che rischiare di vederlo calare nel corso del tempo e vedersi arrivare offerte più basse?

Di pari passo va anche l’ambizione del giocatore, che per lo stesso motivo potrebbe cercare di strappare un ultimo, ricco, contratto con un top club europeo, che abbia ambizioni più elevate di quelle azzurre. Non che ci siano stati contatti con altre squadre, ma un’avventura al Chelsea, o al Real Madrid, potrebbe allettare e non poco il palato del giocatore, ed è più facile attirare adesso l’occasione, dopo una stagione perfetta, che rischiare di aspettare un altro anno.

Il Chelsea cerca un attaccante… ve li immaginate Hazard e Mertens insieme?

IL MOTIVO TECNICO – Mertens rischia di diventare un ostacolo per i compagni di reparto. Milik ha recuperato dall’infortunio, e difficilmente accetterà il ruolo di comprimario, ma vorrà riprendersi il posto da titolare in mezzo all’attacco per dimostrare di valere sia la spesa fatta da De Laurentis (32 milioni di euro) sia le aspettative che hanno in lui i tifosi partenopei. Insigne ha vissuto una stagione bellissima. Callejon è insostituibile sulla destra per la continuità che riesce a dare sulla fascia per tutta la partita. Il problema dell’abbondanza è il più desiderato da ogni allenatore, ma si rischia di disperdere un patrimonio tecnico che può crescere e fruttare molto in futuro, specialmente con Milik. Sarri potrebbe risolvere il problema cambiando modulo, passando al 4-2-3-1 e piazzando Mertens dietro al polacco, ma snaturerebbe la sua idea di calcio, con il suo 4-3-3 capace di regalare meraviglie agli spettatori delle partite.

Milik non si accontenterà della panchina

Sarebbe una cessione dolorosa per tifosi del Napoli, fatta per “una giusta causa”, e converrebbe a quasi tutti.

Ma niente paura, il Folletto resterà all’ombra del Vesuvio.

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Dov’è l’amore?

Pensioni dorate e anticipate in Asia, rinnovi periodici a stipendi sempre più assurdi, baci alla maglia rinnegati poi con addii annunciati.

Il calcio di oggi, per i diretti interessati, sta divenendo sempre più una questione economica, lasciando sempre meno spazio ai sentimenti e all’attaccamento alla maglia.

La verità è questa: la carriera di un calciatore ha una durata media di 20 anni e non prevede una pensione. Così in questi 20 anni deve guadagnare abbastanza da garantirsi una vita decente anche dopo il ritiro (a meno di una esperienza da allenatore).

Aggiungiamo inoltre fattori esterni come l’influenza dei procuratori, sempre più potenti, la crescita economica delle realtà asiatiche, che costringono i club europei ad alzare le offerte per i propri fuoriclasse.

Insomma, detto in modi molto banali “non ci sono più le bandiere di un tempo”, “Totti è stata l’ultima bandiera del calcio italiano” e così via.

Analizziamo adesso tre casi “tipo” avvenuti negli ultimi due anni, che riassumono in piuttosto chiaro la “rovina” del calcio.

 

PREMIER LEAGUE? SÌ, LA CHINESE!

Gennaio 2016, il calcio europeo ha scoperto un nuovo talento brasiliano, in forza allo Shakhtar Donetsk, Alex Teixeira. Da sempre attenta al calcio verde oro, la squadra ucraina costiuisce un vero proprio ponte tra il Brasile e i top club europei, come possono testimoniarlo Luiz Adriano, Douglas Costa, Willian…

Il brasiliano aveva stupito tutti anche contro il Real Madrid

Trequartista classe 1990, Teixeira stupisce tutti segnando 22 reti in campionato tra settembre e gennaio, più altri 3 gol in Champions League. Arriva gennaio, con la sua finestra di mercato, ed è chiaro che il brasiliano meriti palcoscenici ben più luminosi. A bussare alla sua porta è la Premier League, con Chelsea e Liverpool pronti a mettere sul piatto cifre superiori ai 40 milioni di euro. A spuntarla è un’altra squadra, di un’altra Premier League. È il Jiangsu Suning, della Chinese Premier League, che offre ai Minatori 50 milioni di euro, proponendo al giocatore un contratto quadriennale da 12 milioni di euro a stagione. È il primo, vero, capitolo dello spauracchio cinese, con una cultura calcistica in crescita e la volontà di investire nel mercato europeo, poco importa se ad essere comprati saranno i calciatori o interi club.

 

AMORE ETERNO, BASTA CHE LO STIPENDIO SIA ALTO

Qualche settimana fa è arrivata la notizia dell’avvicinarsi dell’ennesimo prolungamento del contratto di Leo Messi con il Barcellona, fino al 2021. E fin qui niente di male. È una bandiera del club catalano, sempre tra le file blaugrana dal 2000 ad oggi. Con una bella storia dietro, di quel ragazzino fortissimo ma con un grave problema riguardante gli ormoni della crescita, e l’accordo con il Barcellona firmato su un tovagliolo con tanto di garanzie di cure. La bellezza della storia finisce appena si leggono le cifre.

Clausola da 400 milioni di euro. Stipendio da 30 milioni di euro netti all’anno (quello precedente era da 20 milioni annui).

Amore?

Cifra inimmaginabile. Roba da 82 mila euro al giorno!

Una cifra del genere è la conseguenza diretta dell’arrivo dei cinesi: l’intenzione del Barcellona era di blindare l’argentino, scongiurando una prepotente offensiva di un magnate asiatico interessato a portare la Pulce lontano dal Camp Nou. Anche la stessa clausola rescissoria è totalmente fuori mercato.

La garanzia di non perderlo, ma a che prezzo!

 

IL BACIO DI GIGIO

Con il contratto in scadenza per giugno del 2018, i piani del Milan erano chiari: chiudere la cessione del club ai cinesi e poi rinnovare il contratto di Gianluigi Donnarumma per farne una bandiera. Per farne il volto del nuovo ciclo rossonero, con tanto di acquisti costosi e altisonanti (quasi 100 i milioni spesi dal club di Milano finora). Tante voci, ritardi, dubbi e paure. Poi il colloquio con l’agente del ragazzo, il potentissimo Raiola. Una conferenza stampa organizzata in fretta e furia. E la notizia: Donnarumma ha deciso di non rinnovare il suo contratto con il Milan.

E sui social scoppia la rabbia del popolo rossonero. Può un ragazzo cresciuto nel settore giovanile, amato dai tifosi e apparentemente attaccato ai colori (famosissimo il bacio dopo la vittoria contro la Juventus) rifiutare un contratto da 4,5 milioni di euro all’anno?

Già l’offerta del Milan era altissima, quasi immorale per un ragazzo di 18 anni. Il dubbio che può venire è che ne voglia ancora di più.

Real Madrid, Juventus, PSG, Manchester United, Manchester City… difficile dire cosa ci sia sotto, ma qualcosa sotto c’è di sicuro.

E sicuro è anche lo zampino di Raiola, curatore degli interessi di Gigio come di molti altri campioni del calcio (Pogba e Ibrahimovic i più famosi e remunerativi). Checché se ne dica, il ruolo del procuratore è sempre più importante, se non ingombrante.

Un esempio: anni fa la Fiorentina aveva un canale preferenziale per i talenti dell’Est Europa grazie ai buoni rapporti tra Pantaleo Corvino e l’agente Fali Ramadani. Non era quindi una coincidenza la presenza quasi simultanea in rosa di giocatori come Jovetic, Ljajic, Behrami e Nastasic, tutti e quattro gestiti proprio dal serbo. E anche Raiola ha la sua piccola colonia al Manchester United, con Ibra, Mkhitaryan e Pogba ad Old Trafford.

Si dice che i giovani devono prima curare l’aspetto umano e divertirsi, per poi solo dopo pensare anche alle questioni economiche. Un po’ quello che accade nella famiglia Chiesa: il giovane Federico, sempre della Fiorentina, è gestito direttamente dal padre, che preferisce farlo crescere in un ambiente più tranquillo e in un modo più genuino, andando anche a rifiutare la corte di procuratori che avrebbero potuto portare il numero 25 viola chissà dove e a chissà quali stipendi, con il rischio di bruciarlo.

 

COSA RIMANE

E ai tifosi cosa rimane? È ovvio che eventi di questo tipo facciano storcere il naso, perché lo vivono dall’esterno: “Puoi giocare in un campionato tra i più prestigiosi d’Europa!” “Ti hanno salvato la vita, cosa puoi voler di più?” “Giochi nella tua squadra del cuore, i tifosi ti amano, perché andarsene?” sono tre frasi facili da dire se la tua vita non dipende proprio dai soldi di questi stipendi più o meno alti. E, detto che certe cifre sono proprio spropositate, è giusto ciò che disse Witsel pochi mesi fa, quando preferì accettare una ricca offerta dalla Cina rifiutando la Juventus: “Da una parte c’era il prestigio e la voglia di vincere della Juventus e dall’altra parte c’era un’offerta irrinunciabile come quella cinese e ho dovuto pensare per il futuro della famiglia”.

Una decisione nobile, che forse noi non capiremo mai del tutto.

Ma forse loro non capiranno mai del tutto il nostro amore.

 

RUGGERO ROGASI

Twitter @RuggeroRogasi

Nosotti racconta: il Milan dagli occhi a mandorla

[Immagine in copertina tratta da Internet]

Closing, Europa League,  calciomercato, aeroplanini e nuovi orizzonti. Chi meglio di Marco Nosotti avrebbe potuto parlarci del nuovo Milan dagli occhi a mandorla?

Prima, però, è doveroso un passo indietro: per aspettative e rosa a disposizione, la stagione è stata davvero positiva? Montella ha fatto un grandissimo lavoro?

Questa la risposta del giornalista sportivo, storico inviato rossonero per Sky Sport:

“Montella ha fatto un buon lavoro, un ottimo lavoro, per due motivi: ha riportato un trofeo che non c’era, perché da tempo il Milan non vinceva la Supercoppa Italiana, il secondo aspetto è l’arrivo in Europa League. Come ci si è arrivati è significativo ma fino a un certo punto, l’importante era raggiungerla in un momento in cui è in corso una profonda rivoluzione copernicana, dove i cinesi sono arrivati al posto di Berlusconi con altri criteri di giudizio nel lavoro, in un’azienda come il calcio che è sempre particolare”.

“Montella mi è piaciuto perché aveva delle idee di calcio e le ha sapute adattare al gruppo a disposizione: la difesa a 4 che partiva con due esterni molto larghi, poi contro il chievo ha capito che la gestione dell’uscita palla si poteva fare diversamente. Si difende con 3 uomini fissi dietro, insomma questo Milan sa coprire e ripartire. Forse non è riuscito a far rendere al massimo Bacca, ma non sempre le cose vanno per forza nella giusta direzione anche se un giocatore ha un grande nome e tu sei un bravo allenatore”.

“Il Milan ha avuto un ottimo girone d’andata e ha chiuso con un buon lavoro, propedeutico per quello che sarà” aggiunge Nosotti.

Il closing porterà davvero qualcosa di positivo e di bello come la nuova maglia, che a detta di tutti è spettacolare?

“Sono 24 anni che faccio il Milan e la maglia a righe strette non mi dispiaceva, forse perché mi ricorda un altro Milan: quello di Rivera ed Altafini”.

“Anche le tradizioni contano, io non so se lo capiranno anche i nuovi padroni del vapore, che sapranno sicuramente di management di marketing e che sapranno gestire anche un approdo del Milan in borsa. Devono capire che il calcio è fatto anche di maglie, di tifosi, di passione: si gioca con i piedi, si vive senza certezze del risultato e la società deve provare a farne arrivare in casa Milan”.

“Credo che questo closing abbia inaugurato una nuova era. Non sarà più come prima, non aspettiamoci di veder subito sventolare in cielo le bandiere perché non penso sia una delle prime cose che vorranno fare; prima bisogna mettere a posto e far quadrare i conti, trovare i risultati, rendere appetibile e dare nuovamente il senso a un grande nome e marchio. Nel mondo ci sono Real Madrid, Barcellona, un paio di inglesi e poi c’è il Milan”.

“Spero che la nuova proprietà compri giocatori al Milan. Qualcosa ci sarà, ma spero che ci sia sempre attenzione all’umanità di questo sport, che è un elemento che a volte sfugge. Sarò un vecchio romantico – e sono anche per far quadrare i conti – ma non è tutto”.

Di seguito riportiamo l’audio dell’intervista a Marco Nosotti, che ringraziamo.

A cura di Lorenzo Semino e Nicolò Garbarino

Buona sfortuna

Genoa contro Torino, Juventus contro Crotone, salvezza contro retrocessione. Empoli-Atalanta, la storia di Gasperini che si intreccia con il futuro della sua ex squadra, portata in Europa proprio come questa bellissima e spumeggiante Atalanta che viaggia baldanzosa a ritmo di Papu dance e Andrea Conti.

Domande, dubbi, stadi pieni di tifosi (finalmente?) e paura che arriva fino alle ginocchia. Tutti parlano delle lotte per conquistare uno scudetto, ma salvarsi non è mai stato così complicato. Complice, va detto, un Real Crotone da applausi. Vittime? Il povero Martusciello, il mercato ‘rischiatutto’ del Genoa oppure proprio i calabresi rossoblù come il Grifone?

Chi lo sa, l’unica certezza è che alle ore 15 si scriverà una pagina, l’ennesima ed inesorabile, di calcio vissuto e giocato: ne sanno qualcosa in Ligue 2, ne sanno qualcosa i tifosi dell’Amiens, promossi in massima serie dopo una rete al 96′. Al volo, di straforo.

La gioia e il dolore, chi invade il campo e chi si strazia piangendo sul latte versato.

Ne sanno qualcosa Amburgo e Wolfsburg, che ieri pomeriggio hanno dato vita allo scontro più strano della stagione: i primi non sono mai retrocessi in seconda serie, Mario Gomez e compagnia si trovano invece ai playout  nonostante una squadra potenzialmente da sold out ogni domenica.

I tifosi del Genoa hanno chiesto birre e magliette rossoblù per domare il Toro, al Castellani un biglietto per entrare costerà 2€ proprio mentre allo Juventus Stadium Nicola e i suoi guerrieri cercheranno di fare come Leonida accerchiato dai Persiani.

Vorrei morire brillo canta un gruppo piuttosto amato dai giovani in un singolo diventato tormentone del 2017. Un anno cominciato malissimo per il Vecchio Balordo, finito senza una meta e senza una strada dopo i punti e le vittorie straordinarie del girone di andata.

Saponara non è stato rimpiazzato da El Kaddouri, le partenze di Pavoletti e Rincon unite agli infortuni di Veloso, Perin e un Izzo squalificato hanno fatto il resto. Oggi, a due giornate dalla fine, tre squadre devono aggrapparsi a qualcosa, a qualsiasi cosa pur di sopravvivere.

Funerali, inni e silenzi profondi sono altri temi affrontati dai Thegiornalisti, nome decisamente particolare che però si addice al nostro – si fa per dire – angolo di scrittura sportiva.  Sportivamente, domani a Genova, Empoli e Crotone ci si augurerà a vicenda una buona sfortuna.

Un frastuono, una musica che non so da dove viene, ma mi accarezza e mi invade: benvenuti nel tempio del calcio.

Fuori dal coro – La squalifica di Muntari è giusta

(Immagine di copertina trovata su internet)

Metto subito le mani avanti verso chi, leggendo il titolo, potrebbe darmi del razzista: non lo sono. E, ovviamente, sono contrario ad ogni tipo di razzismo, che vada ad attaccare la differenza di carnagione a quella di religione fino alla sessualità.

Sappiamo più o meno tutti cosa è successo a Cagliari, domenica scorsa, in occasione di Cagliari-Pescara. Nel dubbio, riassumo per chi potrebbe non aver letto o sentito in questi giorni: una piccola parte dei tifosi di casa, dalla curva, ha indirizzato cori e insulti razzisti verso il ghanese Sulley Muntari, centrocampista del Pescara. Il calciatore ha dapprima protestato con l’arbitro Minelli, prendendosi un’ammonizione per la platealità delle proteste, e poco dopo abbandonato senza essere sostituito, di sua spontanea volontà, prendendosi l’espulsione.

Evento che ha destato clamore e interesse, con addirittura l’ONU che si schiera dalla sua parte, condannando la vergognosa condotta di quello sparuto gruppo di tifosi che hanno gridato e cantato contro di lui.

Muntari esce dal campo senza l’autorizzazione dell’arbitro, rimediando la seconda ammonizione, polemizzando con alcuni tifosi avversari (Foto: SKY)

L’altro ieri arriva la decisione del Giudice Sportivo, con milioni di occhi addosso visti anche i fatti di Roma (la plateale simulazione di Strootman nel derby) e Milano (cori contro il napoletano Koulibaly).

Arriva, “quasi a sorpresa”, anche la squalifica per il ghanese, di una giornata:

MUNTARI Sulley Ali (Pescara): doppia ammonizione per proteste nei confronti degli Ufficiali di gara, e per comportamento non regolamentare in campo perché abbandonava il terreno di giuoco senza autorizzazione del Direttore di gara (provvedimento comunicato al capitano della Soc. Pescara)

CLICCA QUI PER LEGGERE TUTTO IL COMUNICATO DEL GIUDICE SPORTIVO RELATIVO AL 34° TURNO DI SERIE A

Inutile dire che siano arrivate nuove polemiche, schieramenti e indignazioni, verso il sistema arbitrale e il Giudice Sportivo, usando come paragone i fatti gestiti da Rocchi per Inter-Napoli: in seguito ai cori contro Koulibaly, come è stato suggerito dai piani alti della Lega, è stato letto il comunicato secondo cui, se fossero continuati i cori a sfogo razziale, la partita sarebbe stata sospesa e rimandata. Dopo questo ultimatum i cori sono cessati e la partita ha continuato il suo corso. Ma i “coristi” a San Siro erano molti di più, in proporzione, rispetto a quelli di Cagliari. Secondo il referto di Minelli, infatti, chi ha indirizzato tali cori contro l’ex Milan e Inter era un gruppetto di massimo 10 persone, che sono state sentite dal giocatore solo perché la curva stava manifestando tramite una protesta silenziosa.

Il Giudice Sportivo, letta la relazione dei collaboratori della Procura federale e il referto dell’Arbitro relativi alla gara in oggetto, nella quale si attestano cori di discriminazione razziale effettuati, al 40° del secondo tempo, all’indirizzo del calciatore del Pescara Muntari; considerato che i pur deprecabili cori di discriminazione razziale sono stati percepiti nell’impianto in virtù anche della protesta silenziosa in atto dei tifosi (come segnalato dagli stessi rappresentanti della Procura federale) ma, essendo stati intonati da un numero approssimativo di soli dieci sostenitori e dunque meno dell’1% del numero degli occupanti del settore (circa duemila), non integrano dunque il presupposto della dimensione minima che insieme a quello della percezione reale è alla base della punibilità dei comportamenti in questione, peraltro non percepiti dagli Ufficiali di gara (come refertato dall’Arbitro), a norma dell’art. 11, comma 3, CGS; delibera di non adottare provvedimenti sanzionatori nei confronti della Soc. Cagliari.

E quindi arriviamo alla questione spinosa: è giusta la squalifica di una giornata assegnata a Muntari?

Seguendo il cuore, il fattore umano, assolutamente no. Ma è giusto che il Giudice Sportivo abbia dovuto (non per forza, quindi, voluto) seguire il regolamento.

Nella Regola 12 del regolamento della Lega Serie A, infatti, se un calciatore abbandona il campo di gioco senza il consenso del direttore di gara, quindi senza che sia in atto una sostituzione o un intervento da parte dello staff medico a bordo campo, è da considerarsi espulso, qualunque sia la ragione. La decisione del G.S., quindi, è volta a non creare un precedente: se Minelli avesse sospeso la gara per dei cori che, a quanto pare, non ha sentito né lui né nessun altro giocatore in campo, e se non fosse arrivata la squalifica per il ghanese dopo la sua uscita non autorizzata, chiunque si sarebbe sentito giustificato a chiedere la sospensione delle partite per cori e insulti o ad andarsene di punto in bianco se non accontentato.

E la decisione di non punire la tifoseria sarda? Anche questa questione è piuttosto spinosa: i cori sarebbero stati intonati da una decina di tifosi, perché quindi punire un’intera tifoseria e un’intera società, chiudendo un settore o tutto lo stadio per una o più giornate? Sarebbe come punire tutta una classe per la bravata fatta di un solo alunno.

E’ ovvio che la volontà di tutti sia quella di trovare i responsabili di eventi gravi come questi, la cosa migliore sarebbero le testimonianze dei “silenti”, che di sicuro li avranno individuato (e forse provato a fermare),  ma non è mai un bene far di tutta l’erba un fascio.

O no?

 

RUGGERO ROGASI

Twitter @RuggeroRogasi

Paulo

“Paulo non lo sa, chi governerà, sa soltanto che vuole un amore che gli scaldi l’anima ed il cuore, che gli dia la mano in riva al mare” Brunori Sas – Paolo

Beh, a giudicare dalla prima squadra che si è interessata al tecnico portoghese, nella Ruhr non troverebbe alcuna riva, né sabbia né sassi su cui sedersi per assaporare un bel tramonto con gabbiani e navi che partano per lunghi viaggi.

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Playoff si, playoff no

Due errori grossolani hanno lasciato aperta la lotta salvezza e la cavalcata promozione, con il solito dubbio “playoff si, playoff no” ad attanagliare tifosi di mezza Serie B.

Grande balzo del Perugia, che ferma il momento positivo della Pro Vercelli e mantiene vive proprio le speranze di playoff, approfittando anche di una sconfitta casalinga subita dal Cittadella, fermato sul 2-3 da un Cesena guerresco. Manuel Iori sbaglia dal dischetto dopo soli 2′, poi la partita sfugge di mano così come il 4° posto, sempre più sotto il dominio dei biancorossi di mister Bucchi.

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