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I’m forever Boleyn Ground

“Resta al tuo posto e combatti”

Pete Dunham – Green Street Hooligans

 

Bye Bye. Ou revoir. Adiòs. Adeus. Auf Wiedersehen. Doei. Hejdå. Dasvidania.

Immaginate i saluti in tutte le lingue del mondo, immaginateli come leggerissime bolle di sapone che si levano senza pensieri nel cupo cielo in quel Newham, che di Londra ha soltanto il nome.

I saluti e le lacrime di commozione che si sentiranno questa sera saranno le vere “forever blowing bubbles”: perché tutto alla fine torna.

Poi ci fermiamo con le fantasticherie ma potremmo andare avanti per secoli, proprio come quelli vissuti dalla storica casa del West Ham: il Boleyn Ground.

Secolo XVI, Enrico VIII Tudor Re d’Inghilterra decide di regalare alla sua amata Anna – dopo aver fatto fuori Caterina d’Aragona, prima appartenuta al fratello – una tenuta, anzi un vero e proprio castello: la Green Street House per gli storici, il Boleyn Castle per gli sportivi. È qui che la povera reginetta passerà i suoi candidi e tranquilli pomeriggi senza riuscire a “regalare” un primogenito maschio al capofamiglia che, senza saper né leggere né scrivere, decise di farla giustiziare non conscio del fatto che da quella relazione sarebbe nata la futura e ben più nota Queen Elizabeth.

Nel 1855, a Londra nasce il Thames Ironworks, capace di vincere una London League e costruito in maniera accurata.

Per partecipare alla Prima Divisione occorrono però giocatori professionisti, così il 5 Luglio 1900 viene fondato il West Ham United FC.

L’altro giorno da ricordare è il 2 Settembre 1904, quando gli appena nati scendono in campo per la prima volta nella vecchia tenuta di caccia reale battendo con un sonorissimo e mai digerito 3-0 il Millwall.

“La rivalità tra West Ham e Millwall è come tra Yankees e Red Socks?”
“No, è come tra israeliani e palestinesi!”

Gli Hammers sono una squadra folle, folle come la passione che ha portato negli anni alcuni supporters a fare follie per la propria squadra; probabilmente un eccesso, anzi sicuramente, ma perdere la testa per amore è una delle cose più semplici e traditrici del mondo. Per passare dal perdere qualcosa a prendere un bastone ce ne vuole però, su questo siamo tutti d’accordo.

Di giocatori folli da Boleyn Ground ne è passata una miriade, quasi come se l’influsso del creatore di quel territorio – Enrico VIII – abbia fatto da calamita per attirare i giocatori dallo spirito di ferro: alias Paolo Di Canio, tanto per rimanere in tema.

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Un irriducibile Paolo Di Canio con la maglia degli Hammers, dietro di lui un Frank Lampard giovanissimo: vi ricordate quando Paolo calciò il rigore strappando il pallone dalle mani al futuro starman del Chelsea?

Un irriducibile Paolo Di Canio con la maglia degli Hammers, dietro di lui un Frank Lampard giovanissimo: vi ricordate quando l’italiano calciò un rigore che non avrebbe dovuto calciare strappando il pallone dalle mani al futuro starman del Chelsea, ai tempi rigorista number one? Forse per Redknapp, non per Paolo.

Parlando di palmarès i titoli si contano sulle dita di una mano: una Coppa delle Coppe, tre Coppe d’Inghilterra ed una sfocatissima Community Shield. Non di certo una bacheca da discendenti reali, ma se sei del West Ham ti va bene così.

Va benissimo così perché sei da sempre sinonimo di diversità, irriverenza ed allo stesso tempo fascino assoluto in un campionato che fa dell’aggressività – a dire il vero lo ha fatto soprattutto in passato – la chiave per alzare un trofeo o semplicemente avere la meglio in 90 minuti di battaglia.

Ecco perché è così importante la figura dello stadio, di quel tempio nel quale sei sicuro di poter caricare la squadra e di cui conosci tutti i limiti, pregi e difetti. Sai che la East Stand è la più vecchia e piccola, sai anche che la Tribuna Bobby More è enorme e contiene la scritta “West Ham United” a fare da cornice ad uno stadio compatto e caloroso.

"I'm forever blowing bubbles"

“I’m forever blowing bubbles”

Comunque, a proposito di Enrico VIII, la figura più importante nel panorama del West Ham deve aver sentito gli influssi di Upton Park e del Re d’Inghilterra. Anche Sir. Bobby Mooreinfatti ebbe più di una moglie – non come le sei del folle re – ma se giochi con i clarets and blue ti si perdona tutto. Un po’ come Teddy Sheringham che, dopo aver sbancato tutto firmando il Treble del Manchester United nel 1999, decise di concludere la carriera al Boleyn Ground, forse per sentirne un po’ l’aria che si respirava, nonostante la carta d’identità non giocasse proprio a suo favore: 38 anni al momento della firma per gli Hammers, dopo aver giocato e stra segnato con Red Devils, Tottenham Hotspurs oltre ad un passato illustre nell’esercito dei rivali più grandi in città. Già, Sheringham nacque calcisticamente al Milwall e vide tramontare la sua carriera al West Ham: are you serious?

"Of course"

“Of course”

 

Non starò a tediarvi ulteriormente, basta che sia chiaro il concetto.

Basta che sia chiaro quanto l’addio di stasera sia duro per chi ha vissuto una vita fantasticando dietro e dentro a quel castello di Anna Bolena, voluto da un re folle e distrutto da lui stesso. Dalle ceneri è nata una squadra, è nato un nugolo di frecce chiamato West Ham, frecce un po’ ammaccate ma sempre affilatissime. Caratteri forti, nomi altisonanti in contrasto con stagioni da mani nei capelli, gioie e dolori sportivi: questo era il West Ham, inevitabilmente qualcosa cambierà.

Probabilmente in meglio, lo pensiamo tutti, ma quel castello medievale nello scudetto stona e non poco con il nuovo Olympic Stadium in cui gli Hammers giocheranno dalla prossima stagione.

Un lato positivo forse c’è, ed è il fatto che sia più grande. Già, perché con tutto quello spazio, con quell’immensa voragine fra spalti e campo, beh lì di spazio per gonfiare bolle e farle volare in aria ce ne sarà eccome. Anche più che a casa di Anne Boleyn.

olympic stadium

I tempi cambiano, speriamo che la passione resti la stessa.

“I’m forever blowing bubbles,
Pretty bubbles in the air,
They fly so high,
They reach the sky,
And like my dreams they fade and die!
Fortunes always hiding,
I’ve looked every where,
I’m forever blowing bubbles,
Pretty bubbles in the air!”

Scritto e disponibile su Numerosette.eu
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Somewhere only we know

Prendete una matita ed un foglio di carta.

Cominciate a muovere la mano qua e là, lasciatevi andare e lasciate che la fantasia vi trasporti lungo le infinite strade della mente umana.

Prendete un disco vecchio, impolverato, oppure aprite i vostri ipod, le vostre piattaforme multimediali: insomma, mettete una colonna sonora che vi faccia rilassare.

Ci vuole, ci vuole dopo una serata come quella di ieri.

Capiamoci, nessuno di noi avrà la forza interiore né la voglia di andare a festeggiare con loro in Inghilterra, non credo nemmeno sia giusto invadere un territorio che non è tuo con l’ignoranza di chi mastica la Premier League davanti alla televisione.

Un piccolo quadretto inglese? Proverò a dipingervelo, sfruttando quel poco di esperienza che mi sono fatto per i campi di Premier League e Championship.

L’inglese tipicamente è calciofilo, amante del pallone e delle pints.

Il matchday è sacro, non si discute nemmeno con le mogli e le fidanzate, che anzi si trovano spesso a dover accompagnare figli e mariti allo stadio. Che poi chi l’ha detto che non tifino più dei maschietti? Nessuno, appunto, ce lo insegna anche Regina Elisabetta II che si professa una supporter del ricco ma poco fortunato Arsenal. Buon sangue non mente.

Durante la settimana non esistono talk show all day long come in Italia, forse meglio così, fatto sta che dal lunedì al venerdì i “cheers mate” sono talmente impegnati a lavorare che difficilmente trovano il tempo per sedersi davanti alla tv a seguire trasmissioni sulla loro squadra.

Non chiedetemi come ma ogni loro discorso sulla metropolitana, sul treno o su un semplice autobus rossastro riguarda il football: Sun e Daily MailMirror e Guardian, il clamorosamente gratuito Evening Standard e mille altri newspaper rimangono sempre pronti a riferire qualsiasi notizia si possa diffondere a macchia d’olio nell’isola forse più bizzarra del mondo.

Fa quindi rabbrividire ed allo stesso tempo sorridere vedere la profanazione di questo mito, vedere il Chelsea ridotto a dover fare il ruolo della damigella d’onore per Claudio Ranieri, in cui nessuno ai Blues aveva creduto e che ora si è preso la rivincita con interessi, arretrati e Barclays Premier League nella valigetta.

Sul treno in questi mesi non si parlava più di United e Arsenal, non più delle solite diatribe fra prime della classe, si parlava di tutto fuorché di qualcosa che non avesse a che fare con le Foxes.

Persino il mio barber, sapendo che ero italiano, mi ha chiesto cosa pensassi di Ranieri: cosa avrei dovuto dirgli? “He’s italian man, he’s mad” ovviamente.

Ieri sera ho guardato la televisione e mi è venuta quasi l’impressione che il Leicester fosse campione.

Non si comanda il cuore, quest’anno nemmeno il Leicester.

E’ stata una stagione indescrivibile, una squadra ha deciso di sbattere qua e là i pregiudizi e si è riscoperta come William Wallace in Breavehart, con l’unica differenza che loro non hanno avuto bisogno di chieder pietà al popolo inglese per salvarsi. Non hanno dovuto, perché tutto il Regno Unito – eccezion fatta per la parte bianca di Londra del Tottenham, artefici di un’impresa in ritardo – si è schierato dalla loro parte. Dalla parte delle Foxes, dalla parte di Robin Ranieri che ruba ai ricchi per dare ai poveri.

Credevano di poter fare uno scisma, si sono ritrovati a capo di una rivoluzione.

Foto di Lorenzo Semino

“Seguitemi laggiù, ci sono le stelle”
Foto di Lorenzo Semino

 

In questa settimana vi racconteremo, giorno per giorno, la favola senza fine di una squadra memorabile che ha fatto della poca esperienza il punto di forza, del digiuno la propria fame di successi, che ha fatto del calcio un meraviglioso – anche se scarabocchiato – ritratto di vita.

A proposito di scarabocchi, se guardate il foglio su cui avete fatto scorrere la vostra fantasia troverete anche il vostro disegno; dicono che usando questa tecnica si rivedano le immagini che più ti sono rimaste dentro durante il giorno, io sono sicuro che se guardate bene ci trovate qualcosa.

Magari la faccia di Sir. Claudio, magari le reti di Vardy, magari l’immensa possenza di Morgan o magari ancora qualcos’altro che vi rimandi all’impresa meravigliosa del Leicester.

Una scalata inarrestabile, un esempio di coraggio e rivoluzione.

Probabilmente l’anno prossimo sarà tutto finito ed il Leicester rimarrà soltanto un bagliore di luce in un concerto di canzoni monotòne, ma come direbbe l’amico Chris Martin “meglio essere una virgola piuttosto che un punto.”

Nel vedere il Leicester campione, madre ho imparato l’amore.

 

"Us against the world"

“Us against the world”

Scritto e disponibile su Numerosette.eu
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