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Fiasc-OM, la Premier si infiamma mentre a Madrid si dorme ancora. Nagelsmann supera Ancelotti

[Immagine in copertina tratta da Internet]

Dopo la sosta per le nazionali, tutta l’Europa calcistica attendeva il ritorno sui campi dei prncipali campionati: se le due di Manchester cercavano di staccare le altre pretendenti al trono, in Liga il Barcellona cercava il colpaccio dopo la caduta del Real Madrid in casa contro il Valencia. Bayern Monaco-Hoffenheim la sfida più importante della settimana, Nizza-Monaco e Manchester City-Liverpool le più divertenti sulla carta.

Cosa è successo, cosa ci ha detto l’Europa del calcio?

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Simili nella sorpresa, diverse nel mercato

Alzi la mano chi, due anni fa, pronosticò una vittoria del Leicester City in Premier League. Nessuno? Nessuno. Forse giusto quel pazzoide che scommise 5 sterline (da ubriaco) per ritrovarsi in tasca una bella somma. Anche se fece il cash out prima della fine del campionato. Quindi non ci credette fino in fondo.

Più pronosticabile è stata invece la vittoria del Monaco nella scorsa Ligue 1, anche se con il monologo PSG presente in Francia da anni, in pochi ci avranno davvero creduto.

Sorprese, quindi. Per alcuni favola, per altri miracoli. Vittorie di progetti più o meno azzeccati. O vittorie di tecnici più preparati di altri. Di gruppi più preparati. O, semplicemente, fortuna.

Ciò che, però, ha distinto in modo sostanziale le Foxes da Les Rouges et Blancos è stato l’approcciarsi al mercato successivo alla loro vittoria.

Da gestire c’erano, infatti, situazioni diverse che potevano (e potrebbero) rivelarsi cruciali per la stagione successiva.

 

SQUADRA CHE VINCE NON SI CAMBIA”… – È stato, in parte, il mantra seguito dai dirigenti dei campioni d’Inghilterra del 2016. Perché ribaltare una squadra che ha vinto a sorpresa una stagione, divertendo e appassionando tutto il mondo? Se ci pensiamo bene, è stata la stessa domanda posta dopo il Triplete dell’Inter nel 2010.

Alcune cessioni sono state quasi obbligatorie: Kanté ha voluto a tutti costi il Chelsea, Kramaric è volato in Germania, poi altre cessioni minori. Gli acquisti di Slimani e Musa volevano essere mosse per aumentare la dimensione della rosa, in modo da affrontare al meglio tutti gli impegni. Quello di Mendy una mossa per rimpiazzare l’onnipresente Kanté.

 

“Quando l’ho visto in allenamento pensavo fossero due gemelli, era ovunque” [Slaven Bilic su Kanté]

Ciò che ha rovinato il giocattolo sono state le mancate cessioni. Dopo una stagione magica, sarebbe stato ovvio per le tre stelle della squadra avere mercato da club più prestigiosi.

Ngolo Kanté è stato, appunto, l’unico a lasciare il King Power Stadium. Troppo piccola la dimensione delle Foxes per le sue ambizioni (e si sono viste con i Blues).

Vardy e Mahrez sono due capitoli a parte.

Già dal gennaio del 2016, il nome di Vardy era sulla lista di molti top club. Il bomber venuto dalla fabbrica segnava da ogni posizione, tanto che è stato a lungo in cima alla classifica marcatori. A giugno era tempo di decisioni. L’Arsenal alle porte, con un ricco assegno per il Leicester e uno stipendio da top player per il 29enne. 29Enne, appunto. Davanti all’occasione della vita. Arsenal o non Arsenal? Il rischio di tenere un giocatore come lui è pari a quello di cederlo. Meteora o consacrazione? Continuerà con questo rendimento o sarà stato un anno di grazia, prima di ricadere nella mediocrità? Sarà lo stesso attaccante a rifiutare, tra gli applausi e la commozione degli amanti del calcio.

 

 

Incassato il no di Jamie, i Gunners si sono buttati sull’algerino Riyad Mahrez. Il Leicester ha fatto da subito muro, sull’onda dell’entusiasmo. Sia per la permanenza del bomber, sia per la volontà dello stesso giocatore di rimanere, già espressa rifiutando il Chelsea (che aveva già messo in circolazione la sua maglia).

Col senno di poi, è facile dire il giusto: Kanté era imprescindibile per questa squadra, Vardy e Mahrez sacrificabili. Il francese è un motore infaticabile, che riesce ad alternare le due fasi in modo costante per tutta la partita. Vardy invece si è spento, passando da 24 a 13 reti in campionato. L’algerino ha segnato 17 reti e servito 10 assist nel 2016, per scendere a 4 reti e 2 assist nella scorsa stagione.

 

Difficile vendere Mahrez a cifre convenienti dopo una stagione deludente

 

Senza il loro apporto, il Leicester ha rischiato la retrocessione.

E a pagare è stato Claudio Ranieri.

….O FORSE È MEGLIO CAMBIARE? – Discorso diverso, se non addirittura opposto, è stato il mercato del Monaco. Una squadra più giovane, quindi più appetibile, di quella inglese, che oltre a giocatori di buon rendimento metteva in vetrina giovani dal futuro brillante. Il mantra della società monegasca è stato quello di vendere, monetizzando al massimo ogni cessione.

Questo può spiegare la cessione di Benjamin Mendy e Bernardo Silva al Manchester City rispettivamente per 57,5 e 50 milioni di euro. Tiemoué Bakayoko al Chelsea per 40 milioni è sulla stessa lunghezza d’onda, dopo che il francese sembrava promesso al Manchester United.

In entrata arrivano il promettentissimo centrocampista Tielemans, Kongolo, Diakhaby, Mboula, Ghezzal, per poi finire con i colpi Jovetic e Keita Baldé, più qualche acquisto minore.

 

 

Prima menzione va fatta per Allan Saint-Maximin. Esterno d’attacco di 20 anni, è considerato uno dei talenti più promettenti presenti in Francia, ma in biancorosso non ha mai avuto la sua chance: prestato tra Germania e Francia, adesso è passato a titolo definitivo al Nizza per 10 milioni. Poco? Forse. E non convince nemmeno tanto la decisione di cederlo non a titolo temporaneo. Fatto sta che Jardim lo osservava tutti i giorni. Non avrà visto in lui ciò che si spera.

Ultimo, ma non per importanza, è Mbappé. Sul suo passaggio al PSG si è detto di tutto. Il riscatto fissato a 180 milioni pare una formalità, probabilmente il ragazzino farà un’altra stagione ad alti livelli, osservando da vicino Cavani e Neymar.

 

Come Kanté, Mbappé aveva ambizioni troppo grandi per la dimensione monegasca

 

CONCLUSIONI – Il Monaco ha estremizzato ciò che non ha fatto il Leicester. Forse per volontà dei giocatori, forse cifre troppe ghiotte, forse per scarsa fiducia nel futuro di alcuni interpreti, la società monegasca non si è fatta troppi problemi per cedere le sue stelle e rimpiazzarle al meglio (Tielemans è tutt’altro che un rimpiazzo, e preso a soli 25 milioni è un capolavoro).

 

Classe 1997, centrocampista a tutto campo, completamente ambidestro. L’acquisto di Youri Tielemans potrebbe essere il vero capolavoro del mercato

 

Acquistare giocatori per 100 milioni di euro, a fronte di un tesoretto di 358 milioni di euro (di cui 180 milioni per Mbappé in arrivo il prossimo anno) dalle cessioni è un segnale che può essere interpretato in due modi: o è un ridimensionamento graduale o, più probabilmente, cautela e programmazione dei mercati futuri, senza la fretta di spendere tutto, male e subito.

Speriamo vivamente nella seconda.

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Mercato drogato

Con il passare degli anni, durante i mesi del calciomercato, se ne sono viste e sentite di tutti i colori. Tra procuratori sempre più potenti, calciatori vagabondi e cifre sempre più astronomiche, quella che era una fase a tratti emozionante si è trasformata in una battaglia all’ultimo colpo di scena, tra scorrettezze, escamotage e sparizioni.

Per la serie “giocatori pagati troppo”: Paulinho è costato al Barcellona 40 milioni di euro

 

IL CASO DELL’ESTATE – Inutile dire che la cosa più eclatante è stato il passaggio di Neymar dal Barcellona al Paris Saint-Germain. E il metodo con cui i francesi hanno aggirato il Fair Play Finanziario. Non potendo permettersi, da regolamento, i 222 milioni di euro della clausola rescissoria, a pagare il tutto è stata la Qatar Fondation, sponsor del club parigino, che ha versato direttamente nelle tasche del giocatore 300 milioni di euro per farne l’uomo immagine del Mondiale in Qatar del 2022. Un’ottima scelta di marketing: tra 5 anni, molto probabilmente, il brasiliano sarà il calciatore più forte del mondo, attirando l’attenzione di tutto il globo.

Il Barcellona ha perso quello che, molto probabilmente, nei prossimi anni diventerà il calciatore più forte del mondo

Con questa cifra, lo stesso giocatore è andato a pagare la clausola rescissoria, tenendo fuori il PSG da eventuali polemiche e, soprattutto, facendolo risultare come un trasferimento a parametro zero, tenendosi i 78 milioni di euro rimanenti, più uno stipendio da 30 milioni l’anno e una cifra di commissione data al padre-agente del giocatore.

Una storia trita e ritrita, che ha avuto pesanti ripercussioni sui fatti successivi.

 

IL POST NEYMAR – Doppiata la cifra record per Pogba, la situazione è degenerata. Il Barcellona si è ritrovato con una cifra enorme per cercare un sostituto per il brasiliano. Facile fare mercato dopo una cessione del genere? Tutt’altro! Conoscendo la situazione d’emergenza dei blaugrana e la grande disponibilità economica, i club contattati hanno sparato cifre altissime.

Ne è un esempio il Borussia Dortmund, che per Ousmane Dembelé ha incassato ben 105 milioni più la possibilità, tramite i bonus, di arrivare a 150 milioni di euro. Dopo che lo avevano preso dal Rennes per 20 milioni! Le qualità di Dembolt non si discutono, la giovane età lo aiuta (ha 20 anni), ma ha ancora tanto, tantissimo da dimostrare.

Come se non bastasse, lo stesso PSG ha fatto un’altra follia: Kylian Mbappe per 180 milioni. Il metodo usato non è stato lo stesso messo in atto per Neymar, ma bensì un prestito gratuito con diritto di riscatto. La dimensione della cifra è merito della proprietà del Monaco. Da mesi hanno sparato cifre molto alte, presentandolo come il talento più luminoso del panorama mondiale. Dai 90 milioni chiesti al Real Madrid in primavera ai 180 sborsati dal PSG in estate c’è di mezzo il lievitare delle cifre pagate. “Se Neymar vale 222 milioni, Kylian non può costare molto di meno”. E così è stato.

 

Vanno poi aggiunti gli 85 milioni di euro per Lukaku al Manchester United, i 51 per Walker al Manchester City, i 62 per Morata al Chelsea, i 50 per Sigurdsson all’Everton…

Coraggioso il Liverpool a resistere alle offerte del solito Barça per Coutinho: i catalani si sono spinti fino a 150 milioni, sempre rifiutati dai Reds per la difficoltà di trovare un sostituto entro la fine del mercato.

Una curiosità sulle “cifre pazze”: all’inizio di luglio il CIES Football Observatory aveva stilato il valore dei più forti calciatori del mondo, seguendo un algoritmo che tenesse conto di età, ruolo e rendimento nel corso degli anni, mettendo sul podio Neymar (185 milioni), Dele Alli (136 milioni) ed Harry Kane (134 milioni). Prevedendo che il primo giocatore a sfondare il tetto dei 200 milioni sarebbe stato proprio il giovane Dele, se il Tottenham avesse deciso di venderlo tra un paio d’anni. Non considerando, nel loro algoritmo, l’accoppiata “clausola rescissoria+PSG”.

Neymar ha sfondato il tetto dei 200 milioni. A questo punto Alli sfonderà quello dei 300?

 

DAL MAL DI PANCIA ALLA SCOMPARSA – Dulcis in fundo, ricorderemo questa estate anche per la moda del certificato medico. Che sia per malattia o per stress, più giocatori in partenza hanno accelerato le proprie trattative presentando certificati medici ai propri club.

Gastroenterite acuta”. Questo, per esempio, il motivo chiesto da Federico Bernardeschi per non presentarsi al ritiro della Fiorentina. Aspettando la Juventus, che lo prenderà poi per 40 milioni di euro. Inutile dire che la maggior parte dei tifosi viola lo abbia poi mandato a… ehm…

Da idolo a Giuda per molti tifosi viola, Bernardeschi ha scelto di vestire la maglia degli storici rivali della Juventus

Sempre in casa viola, Nikola Kalinic si è assentato più volte presentando permessi scritti, che vanno dal furto in casa in Croazia allo stress da calciomercato, per accelerare il suo passaggio al Milan. Perisic ha avuto (?) un mal di denti durante le voci su un suo possibile passaggio al Manchester United, Keità Balde e Mbaye Niang si sono “liberati” di Lazio e Milan presentando certificati per decidere da soli dove andare (il francese era seguito dalla Spartak), scegliendo reciprocamente Monaco e Torino.

Tornando poi a Ousmane Dembelé, ci sono stati casi di vera e propria insubordinazione. Il ragazzo non si è presentato a diversi allenamenti del Borussia Dortmund per forzare la mano al BVB e accettare le offerte provenienti dalla Spagna.

LA PECORA BIANCA – Tra tanti calciatori che pensano al proprio tornaconto, qualche “pecora bianca” è presente, consapevole dell’enormità delle cifre che circolano nel mondo del calcio. E se Marten De Roon, qualche mese fa, ammise di vergognarsi un po’ ogni volta che riceveva lo stipendio dal Middlesbrough pensando alle condizioni sfavorevoli delle “persone normali”, lo spagnolo Juan Mata ha avuto l’idea di proporre ai propri colleghi di devolvere una piccola percentuale del loro stipendio in beneficenza. Ha dato vita ad un progetto chiamato “Common Goal”, chiedendo ai colleghi di destinare l’1% dei propri guadagni per opere benefiche.

Mata posa per “Common Goal”

Poco, pochissimo per loro, ma che può trasformarsi in tantissimo per chi ne ha davvero bisogno.

 

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Un muro di soldi

Non sempre “grandi spese” equivalgono a “buoni risultati”. Ne sanno qualcosa dalle parti dell’Etihad Stadium, con il Manchester City che, da anni, spende oltre 200 milioni di euro a sessione estiva senza vincere in campionato dalla stagione 2013-2014. La vittoria in Premier League, arrivata quasi in modo rocambolesco all’ultimo respiro, ripose grandi speranze per il futuro degli Skyblues, dal 2008 nelle mani del ricchissimo sceicco Mansour bin Zayd Al Nahyan. Che, divertito dal giocattolo finalmente funzionante e conscio di avere finanze pressoché illimitate, decise di investire ancor di più per puntare a traguardi sempre più importanti.

E se per attacco e centrocampo sono arrivati, negli anni, grandi nomi come Sergio Aguero, Carlos Tevez, Yaya Toure, David Silva e Kevin De Bruyne, non si può dire lo stesso del pacchetto difensivo, che paga ancora della scarsa attenzione posta nel costruirlo.

Demichelis cade alla prima finta di Rashford, lasciandogli lo spazio per segnare

BRAVO, MA NON BRAVISSIMO – Per decisione dello stesso sceicco, dal 2008 il titolare tra i pali è stato Joe Hart. Inglese, cresciuto proprio nel club e amato dalla piazza, ha sempre pagato la scarsa continuità di rendimento, sia a livello di club che di Nazionale. Giusta la decisione di continuare ad aspettarlo, sperando nella definitiva consacrazione. Destò dubbi l’acquisto di Willy Caballero, nel 2014, per ben 8 milioni. Spesa alta considerando il ruolo da riserva e l’età (è un classe 1981). L’anno scorso, invece, è cambiato tutto. Arriva Guardiola in panchina, allenatore che esige dai suoi giocatori una padronanza totale del pallone. Portiere compreso. Prende quindi Claudio Bravo dal Barcellona per ben 18 milioni (i blaugrana ringraziano per la cifra ottenuta per un 33enne e l’opportunità di puntare sul ben più giovane Ter Stegen) costringendo Hart ad andare al Torino. Il nuovo arrivato delude ben presto tutti, tanto che Pep lo manda in panchina e punta su Caballero.

IL PARADOSSO DI RULLI – Nel frattempo il City ottiene un’opzione per Geronimo Rulli, argentino del Maldonado ma in forza alla Real Sociedad. Lo paga 4,7 milioni di euro, ricevendone poi 7 dagli spagnoli. L’opzione di prelazione, a norma, prevede una volontà di puntare sul giocatore una volta cresciuto. Così non sembra che accadrà. Arriva giugno 2017 e la società compra il 24enne brasiliano Ederson dal Benfica, pagandolo ben 40 milioni di euro. Brasiliano che inizia subito male la sua avventura in Inghilterra, con una papera che regalerà a Wayne Rooney il gol numero 200 in Premier League.

Desta curiosità la decisione di non voler puntare su Geronimo Rulli, uno dei portieri più promettenti in circolazione

UNO SU QUATTRO – Uno dei primi acquisti di Mansour fu Vincent Kompany, roccioso difensore belga, pagato all’Amburgo circa 8,5 milioni. Curioso dire che, da allora, è sempre stato lui il vero perno della difesa, pur essendo uno dei meno pagati (solo Martin Demichelis, 5 milioni di euro, dall’Atletico Madrid) è costato meno tra i centrali. Da allora sono arrivati anche Matjia Nastasic dalla Fiorentina (15 milioni più l’intero cartellino di Savic, allora valutato 8 milioni e che finirà 3 anni dopo all’Atletico Madrid per 25 milioni), Eliaquim Mangala (Porto, 30 milioni), Nicolas Otamendi (Valencia, 44,6 milioni) e John Stones (Everton, ben 55, 6 milioni di euro) più Jason Denayer, proveniente dal vivaio. Il crollo nelle prestazioni del gigante belga, dovuto anche all’avanzamento dell’età (31 anni lo scorso aprile, tanti per uno che ha sempre dato tutto dal punto di vista muscolare) hanno costretto la società a puntare sul meglio che era possibile trovare sul mercato. E si sa che quando hai bisogno, il prezzo non lo fai tu. Tutti i sopracitati sono ben più che strapagati per il loro effettivo valore. Due casi sono Nastasic e Mangala, comprati senza pensarci troppo dopo un’unica, ottima stagione con Fiorentina e Porto, tanto che dopo poco le loro strade si sono allontanate dall’Etihad (Nastasic è in Germania, il francese invece è appena tornato dal prestito al Valencia).

Due anni deludenti al City per Mangala, poi il prestito al Valencia. Adesso potrebbe arrivare all’Inter

FRECCE PAGATE CARO – In questa finestra di mercato il City ha perso tutti i suoi terzini: Zabaleta, Clichy, Sagna partiti a parametro zero, Kolarov è tornato in Italia, alla Roma. Nuova emergenza, nuove spese esagerate. Sono arrivati, infatti Kyle Walker dal Tottenham (51 milioni di euro), Benjamin Mendy dal Monaco (57,5 milioni) e Danilo dal Real Madrid (30 milioni). Pagati tanto, troppo. Il primo è sicuramente il migliore fra i tre, il secondo ha vissuta una buona stagione dal suo debutto nel calcio che conta dopo una non esaltante esperienza al Marsiglia e il terzo ha miseramente fallito l’occasione a Madrid.

 

 

UN BILANCIO – Facendo due calcoli, quindi, Mansour a speso, per la difesa, la bellezza di 407 milioni di euro per portieri e difensori, senza considerare gli stipendi, recuperandone poi 18,8 (le cessioni di Ederson e Nastasic più la spesa del West Ham per il prestito di Hart), dandoci così un passivo di 388,2 milioni di euro.

L’equivalente di un Neymar e mezzo, se vogliamo far paragoni…

 

Lo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan ha speso oltre 1,5 miliardi di euro nel Manchester City dal 2008 a oggi

 

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Il mercato ai tempi dei social

La tecnologia va avanti da anni, con nuovi mezzi di informazione e i social network che impazzano sempre di più. E oltre a cambiare, in modo permanente, le nostre vite, ha cambiato in modo irreversibile anche il mondo del calcio: che siano commenti e critiche dei tifosi, tweet sibillini dei giocatori o semplici foto e video, su Facebook, Twitter, Instagraam e soci il calcio la fa da padrona. E i calciatori, spesso, hanno regalato perle che hanno fatto clamore proprio nel tempo di mercato, scatenando curiosità, felicità, rabbia o semplice ironia…

GIOCHI DI CONOSCENZA – Primi di luglio del 2015. Dopo anni di successi con il Bayern Monaco, Bastian Schweinsteiger decide di lasciare la Bundesliga per approdare in Premier League, al Manchester United. Il passaggio ufficiale avverrà il 13 luglio, ma la certezza arriva 24 ore prima: il tedesco, sui social, inizia a seguire tutti i canali ufficiali dei Red Devils e dei suoi futuri compagni di squadra, “spoilerando”, quindi, il suo futuro a Old Trafford.

 

COME NON ROMPERE IL GHIACCIO – L’estate scorsa, sempre in Premier League, l’attaccante belga Christian Benteke si è reso partecipe di una clamorosa gaffe. Dopo un anno deludente al Liverpool arriva la sua firma con il Crystal Palace. Aggiorna subito i suoi profili social, con tanto di foto sorridente con la sua nuova maglia. È su Twitter che, però, avviene la magia: nella descrizione viene scritto “Burnley e Belgio”, confondendo le Eagles con i neo promossi. Arriveranno pronte le scuse e la correzione dell’errore, e per farsi perdonare il giocatore segnerà 15 reti in campionato.

Qui qualcosa non torna…

 

LEONE DA TASTIERA? – Passiamo ora a questi mesi di caldo, caldissimo calciomercato, che ci hanno offerto moltissimi spunti. Partiamo da Keita Balde. L’attaccante della Lazio, seguito da Juventus e Milan, ma anche in Francia dal Monaco e le solite sirene inglesi e spagnole, è stato messo ai margini della rosa in attesa di una sua decisione definitiva. In attesa che il mercato ci dia la risposta, il giocatore ha consegnato a Twitter la sua, attaccando la società, in occasione della mancata convocazione in una amichevole.

Non convocato nemmeno per la Supercoppa Italiana, un altro “cinguettio” polemico, sempre contro la dirigenza.

Una caduta di stile per un giocatore che si batte come un leone in campo, ma che si dimostra leone anche dietro ad uno schermo…

 

SE QUEDA” – Non possiamo non citare Neymar e il suo passaggio al PSG. Nessuna certezza, il mondo blaugrana vive nel terrore di perdere uno dei giocatori più forti del mondo. E il brasiliano non aiuta. Pubblica su Instagram una foto: è disteso, sguardo perso davanti a lui. Pensa. E aumenta i dubbi sul suo futuro.

🤔

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Ci ha provato il suo compagno Pique a dare una risposta ai suoi pensieri, e a rassicurare i tifosi: quella foto assieme a lui, con la frase “Se queda”, “Rimane”. Non è rimasto.

 

VERBA VOLANT… MA NON SU WHATSAPP – Un’altra questione che ha fatto discutere è il passaggio di Borja Valero all’Inter. Nel bel mezzo dell’incertezza generale, è arrivata ai canali di comunicazione un file audio che il giocatore ha mandato ad un amico. In questo messaggio vocale, lo spagnolo spiegava la sua situazione, annunciando che il suo trasferimento in nerazzurro era obbligata da scelte non sue: “Non ho firmato ancora con nessuno e se non l’ho fatto è più per voi che per la società, perché loro hanno dimostrato di non volermi bene come voi. Dirò tutto ciò che devo dire, anche chi ha la colpa per questa mia partenza. Non è sicuro al 100%, ma sicuramente andrò via perché mi hanno rotto le pa**e, mi hanno fatto piangere e non dormire in queste settimane”. Non è chiaro, però, se questo messaggio sia stato divulgato con il consenso del giocatore.

 

PER RIDERE – I giocatori usano i social network anche per salutare i compagni che partono in direzione di un altro club. È il caso di Kevin Strootman, che con un post su Instagram ha salutato Rudiger, in partenza verso il Chelsea. Dopo le frasi affettuose di rito, il centrocampista olandese esprime la sua speranza di non veder partire più nessuno compagno. In risposta è arrivato il belga Nainggolan, in vena di scherzare, con un “Non saprei” e, per calare l’asso, l’ex Salah, passato al Liverpool “Ora tocca a Radja”. Scherzi tra amici, ma chi lo sa…

Terrorismo da calciomercato

 

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Lezioni di mercato

(Immagine di copertina tratta dal profilo Twitter dell’Everton)

 

Fare mercato è difficile. Specialmente se inizia la sessione e il tuo giocatore più rappresentativo esprime a più riprese la volontà di partire.

È ciò che è successo a Liverpool, nella sua metà blu. Dopo diversi falsi allarmi, infatti, Romelu Lukaku ha deciso di andarsene, stavolta per davvero. Nessuna possibilità che il belga decidesse di restare ancora all’Everton. La sua volontà è di giocare la Champions League.

La dirigenza dei Toffees, dal canto suo, non è stata a strapparsi i capelli, né ha cercato di convincere il suo fortissimo centravanti.

Consci del fatto che, dalla cessione del 24enne, sarebbe arrivata una ricchissima somma, hanno deciso di spendere da subito per creare un “dopo Lukaku”, senza badare troppo a spese.

 

PROGETTO GIOVANI LEONI – Per la porta è arrivato Jordan Pickford dal Sunderland per 28,5 milioni di euro. Classe 1994, è considerato l’unico vero rivale di Jack Butland per la porta della Nazionale Inglese. Ottimo elemento per i pali, venuto a prendere il posto a Stekelenburg e Robles. Ancora un po’ acerbo, ma il talento c’è tutto.

Sulla stessa onda, e alla stessa cifra, è arrivato un signor difensore: Michael Keane, 24enne ex Burnley. Cercato in passato con insistenza da Chelsea e Tottenham, rappresenta il futuro in difesa della Nazionale di Southgate.

 

I COLPI ESOTICI – Per il centrocampo arriva Davy Klaassen dall’Ajax per 27 milioni. 24 anni per un giocatore di tutto rispetto, da piazzare in mezzo al campo o sulla trequarti (più difficile visto un altro colpo). Anche lui cercato più volte negli anni da altri club (il Napoli lo ha seguito per anni), ma i Toffees sono stati gli unici ad arrivare con un’offerta concreta che potesse convincere i lancieri a lasciarlo andare (c’è dietro anche il progetto stesso della squadra olandese). Non possiede il fisico tipico del centrocampista della Premier League, ma è capace di giocare intere partite a ritmi altissimi, sempre se riuscirà a reggere l’impatto con un campionato più impegnativo dell’Eredivisie.

 

Altro colpo esotico, ma per il futuro, è quello di Henry Onyekuru, ala sinistra di 20 anni dell’Anderlecht, pagato 8 milioni, che passerà però un anno in prestito con i biancomalva.

 

ATTACCANTE AFFAMATO DI RISCATTO – Il posto di Lukaku in mezzo all’attacco lo prenderà Sandro Ramirez, ex canterano del Barcellona e pagato al Malaga 6 milioni di euro. 22 anni, non proprio fisico ma agile, può essere il nome giusto da cui ripartire contando proprio sulla sua voglia di riscatto, dopo il sogno blaugrana vissuto e infranto appena un anno fa, alla fine del contratto con la squadra catalana. Si presenta con un bottino di 14 reti in 30 gare nell’ultimo campionato spagnolo.

 

IL FIGLIOL PRODIGO – Dulcis in fundo, c’è il ritorno di Wayne Rooney dopo 13 anni dalla sua partenza per il Manchester United. Non ha bisogno di presentazioni, il top scorer della storia dei Red Devils arriva per prendersi il posto che Mourinho gli aveva ormai negato ad Old Trafford e con la voglia giusta per aiutare la squadra delle sue origini a togliersi diverse soddisfazioni, dopo aver vinto tutto con Ferguson.

 

E IL DOLORE NON C’È PIÙ – Un centinaio di milioni spesi sul mercato prima di veder partire, più o meno per la stessa cifra, il giocatore più rappresentativo verso una diretta concorrente in campionato, amato dai tifosi di Goodison, vaccinati grazie ad una campagna acquisti che, molto probabilmente, continuerà (dai diritti tv sono arrivati 127 milioni e dalle cessioni di Deulofeu e Cleverley altri 21).

L’Everton che sta venendo fuori vuole un posto in Europa. Nell’Europa dei grandi.

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Amarsi Male

[Immagine in copertina tratta da internet]

Tu mi hai lasciato con un messaggio, le cose giuste non han bisogno di parole canta Cesare Cremonini in una canzonetta decisamente poco degna del Diego Costa rock ‘n’ roll conosciuto sul campo. L’argomento della settimana in Premier League e non solo resta però questo, il benservito di Antonio Conte all’attaccante brasiliano naturalizzato spagnolo proprio a poche settimane dalla vittoria del titolo inglese.

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Lennon si è perso

[Immagine in copertina tratta da internet]

Come è possibile? Un calciatore come l’ala dell’Everton, ai margini della rosa ma molto noto a chi ama la Premier League, è caduto in depressione ed oggi si trova ricoverato in un ospedale psichiatrico. Si è fermato in autostrada a bordo della sua auto, con lui tutto il mondo del calcio. Non per il grigiore della Gran Bretagna, a quello penso sia ormai abituato, più probabilmente perché la vita del calciatore è meno semplice di quanto possa sembrare da lontano o da semplici appassionati.

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Emre Can’t… Emre Can!

Lunedì 1 maggio 2017, la sera si gioca il consueto Monday Night della Premier League, in campo ci sono Watford e Liverpool a Vicarage Road. Sono circa le 21:46, quando dalla destra arriva un pallone a Lucas Leiva, che guarda avanti e vede Emre Can partire verso l’area di rigore. Pensa a scucchiaiare un pallone per il tedesco, in modo da metterlo davanti al portiere avversario. Le cose non vanno però come pensava il brasiliano: la palla è un po’ corta, così Can si ferma, prende lo slancio ed esegue una rovesciata da manuale. Il portiere avversario, l’ex Tottenham Gomes, non si lancia nemmeno, e osserva il pallone finire sotto l’incrocio dei pali alla sua destra. Questa meraviglia sarà l’unica realizzazione della gara, che mantiene così il Liverpool in piena lotta per la Champions League.

EMRE CAN’T – Non è che il centrocampista tedesco sia un vero e proprio bomber, anzi! Esce dal settore giovanile del Bayern Monaco come difensore centrale, pur dimostrando di aver piedi buoni e un’ottima visione di gioco. Mantiene questo ruolo anche nella sua stagione al Bayer Leverkusen, e successivamente nel suo primo anno con la maglia dei Reds. Solo quando arriva Klopp al posto di Rodgers sulla panchina di Anfield arriva anche il cambio di ruolo, davanti alla difesa, come mediano e come regista. Diventa piano piano un giocatore preziosissimo in entrambe le fasi di gioco, poco vistoso ma molto efficace. I suoi gol in carriera, prima di lunedì sera, erano appena 19. Ecco perché nessuno poteva aspettarsi un gesto tecnico simile, né tanto meno la realizzazione.

EMRE CAN – Con la palla a mezz’aria, e il suo corpo che si prepara al movimento perfetto, già tutti immaginavamo come poteva finire: con la palla in fondo alla rete! Chissà, magari Leiva avrà anche pensato “Accidenti! Gli ho dato una palla troppo corta”, Firmino che gli corre a fianco pensando “Mi faccio trovare pronto per la sua sponda”. Poi avranno notato lo sguardo del numero 23, sul pallone, dopo uno rapidissimo alla porta avversaria. “Lo fa! Lo fa! Ma riuscirà?”. Ci riesce.

Siamo già a chiederci se sarà il gol dell’anno in Premier League: una prodezza del genere, a 15 metri di distanza dalla porta, se lo contenderà di sicuro.

E chissà se qualcuno pensava che proprio Can sarebbe stato capace di competere per quel titolo.

 

RUGGERO ROGASI

Twitter @RuggeroRogasi

 

Oltre il titolo – A chi la palma di capocannoniere della Premier League?

La Premier League sta finendo. A quattro giornate dal termine (in media, a qualche squadra ne mancano cinque, all’Arsenal sei) alcuni verdetti paiono quasi scontati: a meno di clamorosi ribaltoni, il Sunderland finirà in Championship, insieme al Middlesborugh e una tra Swansea e Hull City; Everton e Arsenal in Europa League, insieme a una tra le due squadre di Manchester o il Liverpool, tutte e tre ancora in corsa per la Champions League, e la sfida per il titolo è tra Chelsea (favoritissimo) e il Tottenham.

I premi come miglior giocatore dell’anno e come miglior giovane dell’anno sono già stati assegnati, a N’Golo Kanté e Dele Alli (secondo consecutivo per lui), anche la squadra dell’anno è già stata schierata, con grande presenza di giocatori proprio Blues e Spurs.

L’unica cosa in bilico, al momento, riguarda la corsa al titolo di capocannoniere del campionato, con quattro giocatori ancora in corsa, più qualche possibile out-sider che potrebbe dar loro del fil da torcere.

ROMELU LUKAKU – EVERTON – 24 RETI

Il belga è primo in classifica, con un buon vantaggio sugli altri detentori, e una buonissima media (0,73 reti a partita), segna una volta ogni 120 minuti di gioco e, ma è inutile dirlo, è un’autentica forza della natura. Paga un po’ la discontinuità e l’anarchia tattica: quando non ha il pallone, difficilmente riesce a fare il movimento determinante per farsi trovare pronto a battere a rete (può essere un esempio lo scarso numero di reti di testa, 5), bensì preferisce aspettare la palla a metà campo, in fase di non possesso, riceverla facendo a sportellate con il difensore di turno, partire come una furia e scaraventare il pallone a rete con il sinistro (o il destro), o anche provare la giocata sul portiere e saltarlo. Il numero 10 dell’Everton è arrivato così in alto senza tirare alcun rigore (solo un gol su punizione, contro il Crystal Palace), ed ha il vantaggio di giocare in una squadra che fa pieno affidamento su di lui (più di un terzo delle marcature dei Toffees sono sue), difficile quindi che il primo posto gli possa essere tolto.

HARRY KANE – TOTTENHAM – 20 RETI

Il migliore sia in termini di media gol (0,80), sia per minutaggio (un gol ogni 105 minuti), l’Uragano è il rifinitore della meravigliosa orchestra guidata da Pochettino. Un solo gol di testa, due su rigore, ma tatticamente è determinante per la squadra: si abbassa quando deve far salire la squadra, riesce a servire palloni utili alla causa degli Spurs e fa i movimenti che deve fare un attaccante, facendosi trovare pronto per gli assist di Eriksen, Alli o chi per loro. Paga l’infortunio subito il mese scorso, quando era ancora al comando della classifica marcatori. Sa anche battere i calci di punizione (ha preso diversi legni, a dire il vero), e può riuscire a raggiungere e superare Lukaku, con 5 giornate ancora da giocare (ci sono anche gli incroci con Arsenal e Manchester United) e il supporto di tutta la squadra.

ALEXIS SANCHEZ – ARSENAL – 19 RETI

Tra tutti, il cileno è il meno attaccante (è un’ala), ma per qualche mese ha giocato proprio come punta centrale per ovviare al momento di scarsa forma di Olivier Giroud. La fiducia di Wenger è stata ripagata con diversi gol, anche di bella fattura. Ma, appunto, non essendo una punta di ruolo è spesso stato costretto a partire da fuori area, non reggendo il duello fisico con la maggior parte dei difensori avversari. Così molti suoi gol sono di ottima fattura, con entrambi i piedi, su rigore, qualcuno di testa (e uno con la mano). Tra i top scorer è quello con più assist all’attivo, 10, e con il ritorno di Giroud è tornato a fare l’ala, continuando a garantire le sue solite giocate di grande classe. Non è il favorito alla vittoria del titolo, visto il ruolo, ma può giocarsi le sue carte per restare sul podio.

DIEGO COSTA – CHELSEA – 19 RETI

Lo spagnolo è tornato grande grazie anche alla cura Conte, che gli ha adattato la squadra attorno rendendolo il marcatore implacabile di un tempo. Non batte rigori, non batte punizioni, tra i detentori è il più “centravanti”, bisognoso dei palloni serviti dai compagni ma anche capace di tirar fuori dal cilindro giocate eccezionali. Esuberante sia fisicamente sia caratterialmente, con cinque giornate da giocare potrebbe, anche incentivato dalla corsa al titolo dei Blues, accelerare la sua vena realizzativa e raggiungere i suoi più giovani colleghi. Ad ora l’unico dubbio è il suo futuro: dopo una presunta lite con Conte si è parlato tantissimo di un passaggio in Cina, ma le voci sembrano essersi placate. Buon segno o silenzio tattico?

SERGIO AGUERO – MANCHESTER CITY – 17 RETI

Attaccante tuttofare, l’argentino del Manchester City è un po’ indietro rispetto ai suoi standard, a causa sia del nuovo gioco del Manchester City, che alterna i ritmi altissimi tipici della Premier alle trame infinite di passaggi tipici delle squadre di Guardiola, sia della momentanea esplosione di Gabriel Jesus, unita ai rapporti non semplicissimi con l’ex allenatore di Barcellona e Bayern Monaco. L’infortunio del brasiliano lo ha riportato stabilmente al suo posto, una coesistenza tra i due può esserci. Ma pare impossibile una rimonta del genere.

ZLATAN IBRAHIMOVIC – MANCHESTER UNITED – 17 RETI

Come è accaduto anche altrove, lo svedese ha catalizzato il gioco dei Red Devils sulle sue spalle, divenendo leader offensivo (quasi dittatore) della squadra. Tutto guadagnato, finché gioca bene. Questo perché quando ha reso al di sotto delle aspettative la squadra ne ha risentito, faticando e aggrappandosi a giocate singole quasi inaspettate. Prova dell’Ibracentrismo dello United di Mourinho è il fatto che il secondo marcatore stagionale della squadra è Juan Mata, 6 reti, il terzo Rashford con 5 e seguono Martial e Pogba con 4. Il suo infortunio in Europa League contro l’Anderlecht ha messo fine alla sua stagione, e forse alla sua esperienza a Old Trafford, quindi non potrà risalire la classifica.

GLI OUTSIDERS

Mancano nomi più o meno altisonanti tra i top scorers annuali, ma difficilmente uno di loro potrà imporsi. Segue a quota 16 reti Dele Alli, 15 reti Eden Hazard (record personale), a 14 il trio di punte Defoe-Benteke-Joshua King. Tra gli abituali marcatori hanno deluso anche Llorente (Swansea, 12 gol), Jamie Vardy, l’anno scorso autore di 24 reti, quest’anno fermo a 11, Carroll (7) e Sturridge (2).

Co la giusta fiducia, Benteke ha ritrovato serenità e gol con la maglia del Crystal Palace (foto: Mirror)

IN FUTURO

Senza considerare il mercato, con possibili arrivi da e per l’estero, n futuro i favoriti saranno di sicuro Lukaku e Kane, vista la qualità e l’età. Se la giocheranno di sicuro con i “vecchi” (si fa per dire) Aguero e Diego Costa, ma occhio a Rashford, Iheanacho e Gabriel Jesus, giovanissimi e in rampa di lancio. Da tenere d’occhio anche Origi e Gabbiadini, che con la giusta fiducia potrebbero andare ben oltre la doppia cifra.

Ottimo l’impatto di Manolo Gabbiadini al Southampton finora, con 6 reti in 7 partite