Archivi categoria: Premier League

Il mercato ai tempi dei social

La tecnologia va avanti da anni, con nuovi mezzi di informazione e i social network che impazzano sempre di più. E oltre a cambiare, in modo permanente, le nostre vite, ha cambiato in modo irreversibile anche il mondo del calcio: che siano commenti e critiche dei tifosi, tweet sibillini dei giocatori o semplici foto e video, su Facebook, Twitter, Instagraam e soci il calcio la fa da padrona. E i calciatori, spesso, hanno regalato perle che hanno fatto clamore proprio nel tempo di mercato, scatenando curiosità, felicità, rabbia o semplice ironia…

GIOCHI DI CONOSCENZA – Primi di luglio del 2015. Dopo anni di successi con il Bayern Monaco, Bastian Schweinsteiger decide di lasciare la Bundesliga per approdare in Premier League, al Manchester United. Il passaggio ufficiale avverrà il 13 luglio, ma la certezza arriva 24 ore prima: il tedesco, sui social, inizia a seguire tutti i canali ufficiali dei Red Devils e dei suoi futuri compagni di squadra, “spoilerando”, quindi, il suo futuro a Old Trafford.

 

COME NON ROMPERE IL GHIACCIO – L’estate scorsa, sempre in Premier League, l’attaccante belga Christian Benteke si è reso partecipe di una clamorosa gaffe. Dopo un anno deludente al Liverpool arriva la sua firma con il Crystal Palace. Aggiorna subito i suoi profili social, con tanto di foto sorridente con la sua nuova maglia. È su Twitter che, però, avviene la magia: nella descrizione viene scritto “Burnley e Belgio”, confondendo le Eagles con i neo promossi. Arriveranno pronte le scuse e la correzione dell’errore, e per farsi perdonare il giocatore segnerà 15 reti in campionato.

Qui qualcosa non torna…

 

LEONE DA TASTIERA? – Passiamo ora a questi mesi di caldo, caldissimo calciomercato, che ci hanno offerto moltissimi spunti. Partiamo da Keita Balde. L’attaccante della Lazio, seguito da Juventus e Milan, ma anche in Francia dal Monaco e le solite sirene inglesi e spagnole, è stato messo ai margini della rosa in attesa di una sua decisione definitiva. In attesa che il mercato ci dia la risposta, il giocatore ha consegnato a Twitter la sua, attaccando la società, in occasione della mancata convocazione in una amichevole.

Non convocato nemmeno per la Supercoppa Italiana, un altro “cinguettio” polemico, sempre contro la dirigenza.

Una caduta di stile per un giocatore che si batte come un leone in campo, ma che si dimostra leone anche dietro ad uno schermo…

 

SE QUEDA” – Non possiamo non citare Neymar e il suo passaggio al PSG. Nessuna certezza, il mondo blaugrana vive nel terrore di perdere uno dei giocatori più forti del mondo. E il brasiliano non aiuta. Pubblica su Instagram una foto: è disteso, sguardo perso davanti a lui. Pensa. E aumenta i dubbi sul suo futuro.

🤔

A post shared by Nj 🇧🇷 👻 neymarjr (@neymarjr) on

Ci ha provato il suo compagno Pique a dare una risposta ai suoi pensieri, e a rassicurare i tifosi: quella foto assieme a lui, con la frase “Se queda”, “Rimane”. Non è rimasto.

 

VERBA VOLANT… MA NON SU WHATSAPP – Un’altra questione che ha fatto discutere è il passaggio di Borja Valero all’Inter. Nel bel mezzo dell’incertezza generale, è arrivata ai canali di comunicazione un file audio che il giocatore ha mandato ad un amico. In questo messaggio vocale, lo spagnolo spiegava la sua situazione, annunciando che il suo trasferimento in nerazzurro era obbligata da scelte non sue: “Non ho firmato ancora con nessuno e se non l’ho fatto è più per voi che per la società, perché loro hanno dimostrato di non volermi bene come voi. Dirò tutto ciò che devo dire, anche chi ha la colpa per questa mia partenza. Non è sicuro al 100%, ma sicuramente andrò via perché mi hanno rotto le pa**e, mi hanno fatto piangere e non dormire in queste settimane”. Non è chiaro, però, se questo messaggio sia stato divulgato con il consenso del giocatore.

 

PER RIDERE – I giocatori usano i social network anche per salutare i compagni che partono in direzione di un altro club. È il caso di Kevin Strootman, che con un post su Instagram ha salutato Rudiger, in partenza verso il Chelsea. Dopo le frasi affettuose di rito, il centrocampista olandese esprime la sua speranza di non veder partire più nessuno compagno. In risposta è arrivato il belga Nainggolan, in vena di scherzare, con un “Non saprei” e, per calare l’asso, l’ex Salah, passato al Liverpool “Ora tocca a Radja”. Scherzi tra amici, ma chi lo sa…

Terrorismo da calciomercato

 

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Lezioni di mercato

(Immagine di copertina tratta dal profilo Twitter dell’Everton)

 

Fare mercato è difficile. Specialmente se inizia la sessione e il tuo giocatore più rappresentativo esprime a più riprese la volontà di partire.

È ciò che è successo a Liverpool, nella sua metà blu. Dopo diversi falsi allarmi, infatti, Romelu Lukaku ha deciso di andarsene, stavolta per davvero. Nessuna possibilità che il belga decidesse di restare ancora all’Everton. La sua volontà è di giocare la Champions League.

La dirigenza dei Toffees, dal canto suo, non è stata a strapparsi i capelli, né ha cercato di convincere il suo fortissimo centravanti.

Consci del fatto che, dalla cessione del 24enne, sarebbe arrivata una ricchissima somma, hanno deciso di spendere da subito per creare un “dopo Lukaku”, senza badare troppo a spese.

 

PROGETTO GIOVANI LEONI – Per la porta è arrivato Jordan Pickford dal Sunderland per 28,5 milioni di euro. Classe 1994, è considerato l’unico vero rivale di Jack Butland per la porta della Nazionale Inglese. Ottimo elemento per i pali, venuto a prendere il posto a Stekelenburg e Robles. Ancora un po’ acerbo, ma il talento c’è tutto.

Sulla stessa onda, e alla stessa cifra, è arrivato un signor difensore: Michael Keane, 24enne ex Burnley. Cercato in passato con insistenza da Chelsea e Tottenham, rappresenta il futuro in difesa della Nazionale di Southgate.

 

I COLPI ESOTICI – Per il centrocampo arriva Davy Klaassen dall’Ajax per 27 milioni. 24 anni per un giocatore di tutto rispetto, da piazzare in mezzo al campo o sulla trequarti (più difficile visto un altro colpo). Anche lui cercato più volte negli anni da altri club (il Napoli lo ha seguito per anni), ma i Toffees sono stati gli unici ad arrivare con un’offerta concreta che potesse convincere i lancieri a lasciarlo andare (c’è dietro anche il progetto stesso della squadra olandese). Non possiede il fisico tipico del centrocampista della Premier League, ma è capace di giocare intere partite a ritmi altissimi, sempre se riuscirà a reggere l’impatto con un campionato più impegnativo dell’Eredivisie.

 

Altro colpo esotico, ma per il futuro, è quello di Henry Onyekuru, ala sinistra di 20 anni dell’Anderlecht, pagato 8 milioni, che passerà però un anno in prestito con i biancomalva.

 

ATTACCANTE AFFAMATO DI RISCATTO – Il posto di Lukaku in mezzo all’attacco lo prenderà Sandro Ramirez, ex canterano del Barcellona e pagato al Malaga 6 milioni di euro. 22 anni, non proprio fisico ma agile, può essere il nome giusto da cui ripartire contando proprio sulla sua voglia di riscatto, dopo il sogno blaugrana vissuto e infranto appena un anno fa, alla fine del contratto con la squadra catalana. Si presenta con un bottino di 14 reti in 30 gare nell’ultimo campionato spagnolo.

 

IL FIGLIOL PRODIGO – Dulcis in fundo, c’è il ritorno di Wayne Rooney dopo 13 anni dalla sua partenza per il Manchester United. Non ha bisogno di presentazioni, il top scorer della storia dei Red Devils arriva per prendersi il posto che Mourinho gli aveva ormai negato ad Old Trafford e con la voglia giusta per aiutare la squadra delle sue origini a togliersi diverse soddisfazioni, dopo aver vinto tutto con Ferguson.

 

E IL DOLORE NON C’È PIÙ – Un centinaio di milioni spesi sul mercato prima di veder partire, più o meno per la stessa cifra, il giocatore più rappresentativo verso una diretta concorrente in campionato, amato dai tifosi di Goodison, vaccinati grazie ad una campagna acquisti che, molto probabilmente, continuerà (dai diritti tv sono arrivati 127 milioni e dalle cessioni di Deulofeu e Cleverley altri 21).

L’Everton che sta venendo fuori vuole un posto in Europa. Nell’Europa dei grandi.

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Amarsi Male

[Immagine in copertina tratta da internet]

Tu mi hai lasciato con un messaggio, le cose giuste non han bisogno di parole canta Cesare Cremonini in una canzonetta decisamente poco degna del Diego Costa rock ‘n’ roll conosciuto sul campo. L’argomento della settimana in Premier League e non solo resta però questo, il benservito di Antonio Conte all’attaccante brasiliano naturalizzato spagnolo proprio a poche settimane dalla vittoria del titolo inglese.

CONTINUA A LEGGERE SU IOGIOCOPULITO CLICCANDO QUI

Lennon si è perso

[Immagine in copertina tratta da internet]

Come è possibile? Un calciatore come l’ala dell’Everton, ai margini della rosa ma molto noto a chi ama la Premier League, è caduto in depressione ed oggi si trova ricoverato in un ospedale psichiatrico. Si è fermato in autostrada a bordo della sua auto, con lui tutto il mondo del calcio. Non per il grigiore della Gran Bretagna, a quello penso sia ormai abituato, più probabilmente perché la vita del calciatore è meno semplice di quanto possa sembrare da lontano o da semplici appassionati.

Scritto e disponibile su iogiocopulito.ilfattoquotidiano.it

CLICCA QUI PER CONTINUARE A LEGGERE SU IOGIOCOPULITO.IT

 

Emre Can’t… Emre Can!

Lunedì 1 maggio 2017, la sera si gioca il consueto Monday Night della Premier League, in campo ci sono Watford e Liverpool a Vicarage Road. Sono circa le 21:46, quando dalla destra arriva un pallone a Lucas Leiva, che guarda avanti e vede Emre Can partire verso l’area di rigore. Pensa a scucchiaiare un pallone per il tedesco, in modo da metterlo davanti al portiere avversario. Le cose non vanno però come pensava il brasiliano: la palla è un po’ corta, così Can si ferma, prende lo slancio ed esegue una rovesciata da manuale. Il portiere avversario, l’ex Tottenham Gomes, non si lancia nemmeno, e osserva il pallone finire sotto l’incrocio dei pali alla sua destra. Questa meraviglia sarà l’unica realizzazione della gara, che mantiene così il Liverpool in piena lotta per la Champions League.

EMRE CAN’T – Non è che il centrocampista tedesco sia un vero e proprio bomber, anzi! Esce dal settore giovanile del Bayern Monaco come difensore centrale, pur dimostrando di aver piedi buoni e un’ottima visione di gioco. Mantiene questo ruolo anche nella sua stagione al Bayer Leverkusen, e successivamente nel suo primo anno con la maglia dei Reds. Solo quando arriva Klopp al posto di Rodgers sulla panchina di Anfield arriva anche il cambio di ruolo, davanti alla difesa, come mediano e come regista. Diventa piano piano un giocatore preziosissimo in entrambe le fasi di gioco, poco vistoso ma molto efficace. I suoi gol in carriera, prima di lunedì sera, erano appena 19. Ecco perché nessuno poteva aspettarsi un gesto tecnico simile, né tanto meno la realizzazione.

EMRE CAN – Con la palla a mezz’aria, e il suo corpo che si prepara al movimento perfetto, già tutti immaginavamo come poteva finire: con la palla in fondo alla rete! Chissà, magari Leiva avrà anche pensato “Accidenti! Gli ho dato una palla troppo corta”, Firmino che gli corre a fianco pensando “Mi faccio trovare pronto per la sua sponda”. Poi avranno notato lo sguardo del numero 23, sul pallone, dopo uno rapidissimo alla porta avversaria. “Lo fa! Lo fa! Ma riuscirà?”. Ci riesce.

Siamo già a chiederci se sarà il gol dell’anno in Premier League: una prodezza del genere, a 15 metri di distanza dalla porta, se lo contenderà di sicuro.

E chissà se qualcuno pensava che proprio Can sarebbe stato capace di competere per quel titolo.

 

RUGGERO ROGASI

Twitter @RuggeroRogasi

 

Oltre il titolo – A chi la palma di capocannoniere della Premier League?

La Premier League sta finendo. A quattro giornate dal termine (in media, a qualche squadra ne mancano cinque, all’Arsenal sei) alcuni verdetti paiono quasi scontati: a meno di clamorosi ribaltoni, il Sunderland finirà in Championship, insieme al Middlesborugh e una tra Swansea e Hull City; Everton e Arsenal in Europa League, insieme a una tra le due squadre di Manchester o il Liverpool, tutte e tre ancora in corsa per la Champions League, e la sfida per il titolo è tra Chelsea (favoritissimo) e il Tottenham.

I premi come miglior giocatore dell’anno e come miglior giovane dell’anno sono già stati assegnati, a N’Golo Kanté e Dele Alli (secondo consecutivo per lui), anche la squadra dell’anno è già stata schierata, con grande presenza di giocatori proprio Blues e Spurs.

L’unica cosa in bilico, al momento, riguarda la corsa al titolo di capocannoniere del campionato, con quattro giocatori ancora in corsa, più qualche possibile out-sider che potrebbe dar loro del fil da torcere.

ROMELU LUKAKU – EVERTON – 24 RETI

Il belga è primo in classifica, con un buon vantaggio sugli altri detentori, e una buonissima media (0,73 reti a partita), segna una volta ogni 120 minuti di gioco e, ma è inutile dirlo, è un’autentica forza della natura. Paga un po’ la discontinuità e l’anarchia tattica: quando non ha il pallone, difficilmente riesce a fare il movimento determinante per farsi trovare pronto a battere a rete (può essere un esempio lo scarso numero di reti di testa, 5), bensì preferisce aspettare la palla a metà campo, in fase di non possesso, riceverla facendo a sportellate con il difensore di turno, partire come una furia e scaraventare il pallone a rete con il sinistro (o il destro), o anche provare la giocata sul portiere e saltarlo. Il numero 10 dell’Everton è arrivato così in alto senza tirare alcun rigore (solo un gol su punizione, contro il Crystal Palace), ed ha il vantaggio di giocare in una squadra che fa pieno affidamento su di lui (più di un terzo delle marcature dei Toffees sono sue), difficile quindi che il primo posto gli possa essere tolto.

HARRY KANE – TOTTENHAM – 20 RETI

Il migliore sia in termini di media gol (0,80), sia per minutaggio (un gol ogni 105 minuti), l’Uragano è il rifinitore della meravigliosa orchestra guidata da Pochettino. Un solo gol di testa, due su rigore, ma tatticamente è determinante per la squadra: si abbassa quando deve far salire la squadra, riesce a servire palloni utili alla causa degli Spurs e fa i movimenti che deve fare un attaccante, facendosi trovare pronto per gli assist di Eriksen, Alli o chi per loro. Paga l’infortunio subito il mese scorso, quando era ancora al comando della classifica marcatori. Sa anche battere i calci di punizione (ha preso diversi legni, a dire il vero), e può riuscire a raggiungere e superare Lukaku, con 5 giornate ancora da giocare (ci sono anche gli incroci con Arsenal e Manchester United) e il supporto di tutta la squadra.

ALEXIS SANCHEZ – ARSENAL – 19 RETI

Tra tutti, il cileno è il meno attaccante (è un’ala), ma per qualche mese ha giocato proprio come punta centrale per ovviare al momento di scarsa forma di Olivier Giroud. La fiducia di Wenger è stata ripagata con diversi gol, anche di bella fattura. Ma, appunto, non essendo una punta di ruolo è spesso stato costretto a partire da fuori area, non reggendo il duello fisico con la maggior parte dei difensori avversari. Così molti suoi gol sono di ottima fattura, con entrambi i piedi, su rigore, qualcuno di testa (e uno con la mano). Tra i top scorer è quello con più assist all’attivo, 10, e con il ritorno di Giroud è tornato a fare l’ala, continuando a garantire le sue solite giocate di grande classe. Non è il favorito alla vittoria del titolo, visto il ruolo, ma può giocarsi le sue carte per restare sul podio.

DIEGO COSTA – CHELSEA – 19 RETI

Lo spagnolo è tornato grande grazie anche alla cura Conte, che gli ha adattato la squadra attorno rendendolo il marcatore implacabile di un tempo. Non batte rigori, non batte punizioni, tra i detentori è il più “centravanti”, bisognoso dei palloni serviti dai compagni ma anche capace di tirar fuori dal cilindro giocate eccezionali. Esuberante sia fisicamente sia caratterialmente, con cinque giornate da giocare potrebbe, anche incentivato dalla corsa al titolo dei Blues, accelerare la sua vena realizzativa e raggiungere i suoi più giovani colleghi. Ad ora l’unico dubbio è il suo futuro: dopo una presunta lite con Conte si è parlato tantissimo di un passaggio in Cina, ma le voci sembrano essersi placate. Buon segno o silenzio tattico?

SERGIO AGUERO – MANCHESTER CITY – 17 RETI

Attaccante tuttofare, l’argentino del Manchester City è un po’ indietro rispetto ai suoi standard, a causa sia del nuovo gioco del Manchester City, che alterna i ritmi altissimi tipici della Premier alle trame infinite di passaggi tipici delle squadre di Guardiola, sia della momentanea esplosione di Gabriel Jesus, unita ai rapporti non semplicissimi con l’ex allenatore di Barcellona e Bayern Monaco. L’infortunio del brasiliano lo ha riportato stabilmente al suo posto, una coesistenza tra i due può esserci. Ma pare impossibile una rimonta del genere.

ZLATAN IBRAHIMOVIC – MANCHESTER UNITED – 17 RETI

Come è accaduto anche altrove, lo svedese ha catalizzato il gioco dei Red Devils sulle sue spalle, divenendo leader offensivo (quasi dittatore) della squadra. Tutto guadagnato, finché gioca bene. Questo perché quando ha reso al di sotto delle aspettative la squadra ne ha risentito, faticando e aggrappandosi a giocate singole quasi inaspettate. Prova dell’Ibracentrismo dello United di Mourinho è il fatto che il secondo marcatore stagionale della squadra è Juan Mata, 6 reti, il terzo Rashford con 5 e seguono Martial e Pogba con 4. Il suo infortunio in Europa League contro l’Anderlecht ha messo fine alla sua stagione, e forse alla sua esperienza a Old Trafford, quindi non potrà risalire la classifica.

GLI OUTSIDERS

Mancano nomi più o meno altisonanti tra i top scorers annuali, ma difficilmente uno di loro potrà imporsi. Segue a quota 16 reti Dele Alli, 15 reti Eden Hazard (record personale), a 14 il trio di punte Defoe-Benteke-Joshua King. Tra gli abituali marcatori hanno deluso anche Llorente (Swansea, 12 gol), Jamie Vardy, l’anno scorso autore di 24 reti, quest’anno fermo a 11, Carroll (7) e Sturridge (2).

Co la giusta fiducia, Benteke ha ritrovato serenità e gol con la maglia del Crystal Palace (foto: Mirror)

IN FUTURO

Senza considerare il mercato, con possibili arrivi da e per l’estero, n futuro i favoriti saranno di sicuro Lukaku e Kane, vista la qualità e l’età. Se la giocheranno di sicuro con i “vecchi” (si fa per dire) Aguero e Diego Costa, ma occhio a Rashford, Iheanacho e Gabriel Jesus, giovanissimi e in rampa di lancio. Da tenere d’occhio anche Origi e Gabbiadini, che con la giusta fiducia potrebbero andare ben oltre la doppia cifra.

Ottimo l’impatto di Manolo Gabbiadini al Southampton finora, con 6 reti in 7 partite

Vincere la Premier League

Conferenza stampa in quel di Cobham. Antonio Conte non nomina la Juventus ma tutti parlano di una sua frase sulla squadra di Corso Galileo Ferraris, titolo che ha fatto inferocire molti tifosi bianconeri.

“Vincere la Premier League sarebbe un grande successo, probabilmente il più grande perché vincere questo campionato è complicatissimo”, tradotto per alcuni quotidiani sportivi nazionali: “Vincere la Premier sarebbe meglio dei tre scudetti con la Juventus”.

CONTINUA A LEGGERE SU IOGIOCOPULITO.IT CLICCANDO QUI

Scritto e disponibile su iogiocopulito.ilfattoquotidiano.it

Grandi Speranze

[Immagine in copertina tratta da Internet]

Christian Eriksen accarezza il pallone. Lo sa fare e lo ha fatto anche ieri sera, regalando ai tifosi del Tottenham un’altra settimana di grandi speranze.

Al danese è bastato un gioiello contro il Crystal Palace, squadra che ha costretto gli Spurs a soffrire sia all’andata sia al ritorno: 1-0 con rete di Wanyama a White Hart Lane, stesso risultato a Selhurst Park. In entrambe le giornate sono arrivate reti sul filo di lana, a pochi minuti da un fischio finale che avrebbe consegnato il segno X ad entrambe le compagini.

CLICCA QUI PER CONTINUARE A LEGGERE SU IL CALCIO INGLESE

L’eredità

Quando, alla fine della scorsa stagione, arrivò ai tifosi del Manchester United la notizia della separazione tra Red Devils e il tecnico Louis Van Gaal, molto probabilmente la grande maggioranza dei supporters tirò un sospiro di sollievo: poche soddisfazioni a Old Trafford (a dire il vero già dall’avvento di Moyes al posto di Sir Alex Ferguson), un gioco mai bello da vedere e poco decisivo per vincere un titolo in Premier League. Quinto posto in classifica, dietro agli odiati cugini del City che però vanno in Champions League, e la miglior difesa del campionato, con 35 reti subite. A dire il vero il titolo arriva, in FA Cup, in finale contro il Crystal Palace, ma è troppo poco per la società, che decide di sostituire l’olandese con José Mourinho.

Il nome, specialmente sotto la voce “liberi”, era troppo ghiotto per lasciarselo scappare, così gli viene data la gestione del club (con libertà di muovere il mercato) e tanti saluti a Van Gaal.

Tra le varie polemiche e delusioni, però, il povero Louis ha lasciato in eredità qualcosa di molto importante a José & Co.

25 febbraio 2016, il Manchester United, ai sedicesimi di finale di Europa League, affronta il ritorno della gara contro il Mitjylland, con l’andata finita 2-0 per gli avversari. Lo United è in piena emergenza in attacco, così Van Gaal decide di affidarsi ad un ragazzino, alla prima presenza in assoluto nel calcio dei grandi. Il ragazzino è Marcus Rashford, che realizza una doppietta contro i danesi e aiuta i suoi nel 5-1 finale.

Sembra una cosa di poco conto, due gol di un ragazzino debuttante contro una squadra di sicuro non rinomata per le sue qualità.

L’emergenza continua, e tre giorni dopo, il 28 febbraio, il ragazzino viene fatto debuttare anche in Premier League, stavolta contro l’Arsenal. 3-2 il risultato finale, con doppietta, tra 29° e 32° minuto,  e un assist proprio del giovane Marcus.

Non ci sono più dubbi, abbiamo di fronte una stella, che si saprà ripetere anche nel derby contro il Manchester City (gol decisivo dell’1-0) e che saprà far innamorare tutti gli appassionati.

Arriva Mourinho, dunque, e con lui anche Zlatan Ibrahimovic. Si prospetta una stagione difficile per il giovinotto, che però dimostra di sapersi adattare ad esterno sinistro togliendo il posto ad Anthoy Martial.

Rashfrod rappresenta l’eredità di quell’allenatore odiato fin dalle prime sconfitte, che appena ha visto lo spogliatoio scagliarsi contro di lui ha deciso di affidarsi ai più giovani (tanti i ragazzi della primavera lanciati da Van Gaal, tra cui anche Fosu-Mensah, promettentissimo ma non ancora esploso) e adesso, con Mourinho in panchina e Ibra in mezzo all’attacco, sta cercando di assimilare più possibile per il futuro.

La presenza di Ibrahimovic, però, rappresenta un ostacolo per lui. Lo svedese è un catalizzatore, con lui in campo la squadra ne diventa quasi dipendente, e se lo svedese non gira bene in campo spesso la squadra ne risente. Con lui in campo, inoltre, Rashford, punta centrale di ruolo, è costretto a giocare largo e, quindi, più lontano dalla porta. Nessun problema, per carità: l’inglese ha dimostrato di cavarsela benissimo nel nuovo ruolo grazie ad una velocità fulminante e una buonissima tecnica, ma è chiaro che in mezzo all’attacco riesca a dare il meglio di sé.

Ne è un esempio la prestazione contro il Chelsea di Conte, pochi giorni fa, con Ibrahimovic lasciato a riposo in vista del ritorno contro l’Anderlecht. Il giovane classe ’97 ha tenuto in scacco la difesa dei Blues, facendo impazzire il povero David Luiz e segnando la prima rete dell’incontro.

Tralasciando il controllo dubbio di Ander Herrera e l’errore in copertura del brasiliano, la posizione di partenza (sul filo del fuorigioco) è da attaccante esperto, lo scatto per seminare il difensore è da atleta, la visione della porta, con un rapido sguardo, da bomber vero.

Ieri abbiamo visto le due facce di Rashford: Ibrahimovic in campo, Marcus parte dalla sinistra e sfrutta la velocità e le sponde dello svedese per rendersi più volte pericoloso, ma è quando Zlatan esce che l’inglesino entra nel vivo del gioco e trova la rete del 2-1 ai supplementari, regalando la semifinale di Europa League ai suoi.

Adesso arriverà il bello per lui: nel corso dei supplementari, Ibra ha subito quello che potrebbe rivelarsi un brutto infortunio, atterrando male con il ginocchio, probabilmente con rottura del crociato.

La palla passerà dunque a lui, essendo l’unico vero attaccante in rosa, per portare i Red Devils in Champions League magari a discapito dei soliti rivali del Manchester City (4 punti di distacco, con il derby che si giocherà giovedì sera) e, chissà, vincere l’Europa League contro Lione, Celta Vigo e Ajax.

Ora tocca a lui raccoglierne l’eredità.