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a cura di Matteo Lavezzo

Simili nella sorpresa, diverse nel mercato

Alzi la mano chi, due anni fa, pronosticò una vittoria del Leicester City in Premier League. Nessuno? Nessuno. Forse giusto quel pazzoide che scommise 5 sterline (da ubriaco) per ritrovarsi in tasca una bella somma. Anche se fece il cash out prima della fine del campionato. Quindi non ci credette fino in fondo.

Più pronosticabile è stata invece la vittoria del Monaco nella scorsa Ligue 1, anche se con il monologo PSG presente in Francia da anni, in pochi ci avranno davvero creduto.

Sorprese, quindi. Per alcuni favola, per altri miracoli. Vittorie di progetti più o meno azzeccati. O vittorie di tecnici più preparati di altri. Di gruppi più preparati. O, semplicemente, fortuna.

Ciò che, però, ha distinto in modo sostanziale le Foxes da Les Rouges et Blancos è stato l’approcciarsi al mercato successivo alla loro vittoria.

Da gestire c’erano, infatti, situazioni diverse che potevano (e potrebbero) rivelarsi cruciali per la stagione successiva.

 

SQUADRA CHE VINCE NON SI CAMBIA”… – È stato, in parte, il mantra seguito dai dirigenti dei campioni d’Inghilterra del 2016. Perché ribaltare una squadra che ha vinto a sorpresa una stagione, divertendo e appassionando tutto il mondo? Se ci pensiamo bene, è stata la stessa domanda posta dopo il Triplete dell’Inter nel 2010.

Alcune cessioni sono state quasi obbligatorie: Kanté ha voluto a tutti costi il Chelsea, Kramaric è volato in Germania, poi altre cessioni minori. Gli acquisti di Slimani e Musa volevano essere mosse per aumentare la dimensione della rosa, in modo da affrontare al meglio tutti gli impegni. Quello di Mendy una mossa per rimpiazzare l’onnipresente Kanté.

 

“Quando l’ho visto in allenamento pensavo fossero due gemelli, era ovunque” [Slaven Bilic su Kanté]

Ciò che ha rovinato il giocattolo sono state le mancate cessioni. Dopo una stagione magica, sarebbe stato ovvio per le tre stelle della squadra avere mercato da club più prestigiosi.

Ngolo Kanté è stato, appunto, l’unico a lasciare il King Power Stadium. Troppo piccola la dimensione delle Foxes per le sue ambizioni (e si sono viste con i Blues).

Vardy e Mahrez sono due capitoli a parte.

Già dal gennaio del 2016, il nome di Vardy era sulla lista di molti top club. Il bomber venuto dalla fabbrica segnava da ogni posizione, tanto che è stato a lungo in cima alla classifica marcatori. A giugno era tempo di decisioni. L’Arsenal alle porte, con un ricco assegno per il Leicester e uno stipendio da top player per il 29enne. 29Enne, appunto. Davanti all’occasione della vita. Arsenal o non Arsenal? Il rischio di tenere un giocatore come lui è pari a quello di cederlo. Meteora o consacrazione? Continuerà con questo rendimento o sarà stato un anno di grazia, prima di ricadere nella mediocrità? Sarà lo stesso attaccante a rifiutare, tra gli applausi e la commozione degli amanti del calcio.

 

 

Incassato il no di Jamie, i Gunners si sono buttati sull’algerino Riyad Mahrez. Il Leicester ha fatto da subito muro, sull’onda dell’entusiasmo. Sia per la permanenza del bomber, sia per la volontà dello stesso giocatore di rimanere, già espressa rifiutando il Chelsea (che aveva già messo in circolazione la sua maglia).

Col senno di poi, è facile dire il giusto: Kanté era imprescindibile per questa squadra, Vardy e Mahrez sacrificabili. Il francese è un motore infaticabile, che riesce ad alternare le due fasi in modo costante per tutta la partita. Vardy invece si è spento, passando da 24 a 13 reti in campionato. L’algerino ha segnato 17 reti e servito 10 assist nel 2016, per scendere a 4 reti e 2 assist nella scorsa stagione.

 

Difficile vendere Mahrez a cifre convenienti dopo una stagione deludente

 

Senza il loro apporto, il Leicester ha rischiato la retrocessione.

E a pagare è stato Claudio Ranieri.

….O FORSE È MEGLIO CAMBIARE? – Discorso diverso, se non addirittura opposto, è stato il mercato del Monaco. Una squadra più giovane, quindi più appetibile, di quella inglese, che oltre a giocatori di buon rendimento metteva in vetrina giovani dal futuro brillante. Il mantra della società monegasca è stato quello di vendere, monetizzando al massimo ogni cessione.

Questo può spiegare la cessione di Benjamin Mendy e Bernardo Silva al Manchester City rispettivamente per 57,5 e 50 milioni di euro. Tiemoué Bakayoko al Chelsea per 40 milioni è sulla stessa lunghezza d’onda, dopo che il francese sembrava promesso al Manchester United.

In entrata arrivano il promettentissimo centrocampista Tielemans, Kongolo, Diakhaby, Mboula, Ghezzal, per poi finire con i colpi Jovetic e Keita Baldé, più qualche acquisto minore.

 

 

Prima menzione va fatta per Allan Saint-Maximin. Esterno d’attacco di 20 anni, è considerato uno dei talenti più promettenti presenti in Francia, ma in biancorosso non ha mai avuto la sua chance: prestato tra Germania e Francia, adesso è passato a titolo definitivo al Nizza per 10 milioni. Poco? Forse. E non convince nemmeno tanto la decisione di cederlo non a titolo temporaneo. Fatto sta che Jardim lo osservava tutti i giorni. Non avrà visto in lui ciò che si spera.

Ultimo, ma non per importanza, è Mbappé. Sul suo passaggio al PSG si è detto di tutto. Il riscatto fissato a 180 milioni pare una formalità, probabilmente il ragazzino farà un’altra stagione ad alti livelli, osservando da vicino Cavani e Neymar.

 

Come Kanté, Mbappé aveva ambizioni troppo grandi per la dimensione monegasca

 

CONCLUSIONI – Il Monaco ha estremizzato ciò che non ha fatto il Leicester. Forse per volontà dei giocatori, forse cifre troppe ghiotte, forse per scarsa fiducia nel futuro di alcuni interpreti, la società monegasca non si è fatta troppi problemi per cedere le sue stelle e rimpiazzarle al meglio (Tielemans è tutt’altro che un rimpiazzo, e preso a soli 25 milioni è un capolavoro).

 

Classe 1997, centrocampista a tutto campo, completamente ambidestro. L’acquisto di Youri Tielemans potrebbe essere il vero capolavoro del mercato

 

Acquistare giocatori per 100 milioni di euro, a fronte di un tesoretto di 358 milioni di euro (di cui 180 milioni per Mbappé in arrivo il prossimo anno) dalle cessioni è un segnale che può essere interpretato in due modi: o è un ridimensionamento graduale o, più probabilmente, cautela e programmazione dei mercati futuri, senza la fretta di spendere tutto, male e subito.

Speriamo vivamente nella seconda.

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Mercato drogato

Con il passare degli anni, durante i mesi del calciomercato, se ne sono viste e sentite di tutti i colori. Tra procuratori sempre più potenti, calciatori vagabondi e cifre sempre più astronomiche, quella che era una fase a tratti emozionante si è trasformata in una battaglia all’ultimo colpo di scena, tra scorrettezze, escamotage e sparizioni.

Per la serie “giocatori pagati troppo”: Paulinho è costato al Barcellona 40 milioni di euro

 

IL CASO DELL’ESTATE – Inutile dire che la cosa più eclatante è stato il passaggio di Neymar dal Barcellona al Paris Saint-Germain. E il metodo con cui i francesi hanno aggirato il Fair Play Finanziario. Non potendo permettersi, da regolamento, i 222 milioni di euro della clausola rescissoria, a pagare il tutto è stata la Qatar Fondation, sponsor del club parigino, che ha versato direttamente nelle tasche del giocatore 300 milioni di euro per farne l’uomo immagine del Mondiale in Qatar del 2022. Un’ottima scelta di marketing: tra 5 anni, molto probabilmente, il brasiliano sarà il calciatore più forte del mondo, attirando l’attenzione di tutto il globo.

Il Barcellona ha perso quello che, molto probabilmente, nei prossimi anni diventerà il calciatore più forte del mondo

Con questa cifra, lo stesso giocatore è andato a pagare la clausola rescissoria, tenendo fuori il PSG da eventuali polemiche e, soprattutto, facendolo risultare come un trasferimento a parametro zero, tenendosi i 78 milioni di euro rimanenti, più uno stipendio da 30 milioni l’anno e una cifra di commissione data al padre-agente del giocatore.

Una storia trita e ritrita, che ha avuto pesanti ripercussioni sui fatti successivi.

 

IL POST NEYMAR – Doppiata la cifra record per Pogba, la situazione è degenerata. Il Barcellona si è ritrovato con una cifra enorme per cercare un sostituto per il brasiliano. Facile fare mercato dopo una cessione del genere? Tutt’altro! Conoscendo la situazione d’emergenza dei blaugrana e la grande disponibilità economica, i club contattati hanno sparato cifre altissime.

Ne è un esempio il Borussia Dortmund, che per Ousmane Dembelé ha incassato ben 105 milioni più la possibilità, tramite i bonus, di arrivare a 150 milioni di euro. Dopo che lo avevano preso dal Rennes per 20 milioni! Le qualità di Dembolt non si discutono, la giovane età lo aiuta (ha 20 anni), ma ha ancora tanto, tantissimo da dimostrare.

Come se non bastasse, lo stesso PSG ha fatto un’altra follia: Kylian Mbappe per 180 milioni. Il metodo usato non è stato lo stesso messo in atto per Neymar, ma bensì un prestito gratuito con diritto di riscatto. La dimensione della cifra è merito della proprietà del Monaco. Da mesi hanno sparato cifre molto alte, presentandolo come il talento più luminoso del panorama mondiale. Dai 90 milioni chiesti al Real Madrid in primavera ai 180 sborsati dal PSG in estate c’è di mezzo il lievitare delle cifre pagate. “Se Neymar vale 222 milioni, Kylian non può costare molto di meno”. E così è stato.

 

Vanno poi aggiunti gli 85 milioni di euro per Lukaku al Manchester United, i 51 per Walker al Manchester City, i 62 per Morata al Chelsea, i 50 per Sigurdsson all’Everton…

Coraggioso il Liverpool a resistere alle offerte del solito Barça per Coutinho: i catalani si sono spinti fino a 150 milioni, sempre rifiutati dai Reds per la difficoltà di trovare un sostituto entro la fine del mercato.

Una curiosità sulle “cifre pazze”: all’inizio di luglio il CIES Football Observatory aveva stilato il valore dei più forti calciatori del mondo, seguendo un algoritmo che tenesse conto di età, ruolo e rendimento nel corso degli anni, mettendo sul podio Neymar (185 milioni), Dele Alli (136 milioni) ed Harry Kane (134 milioni). Prevedendo che il primo giocatore a sfondare il tetto dei 200 milioni sarebbe stato proprio il giovane Dele, se il Tottenham avesse deciso di venderlo tra un paio d’anni. Non considerando, nel loro algoritmo, l’accoppiata “clausola rescissoria+PSG”.

Neymar ha sfondato il tetto dei 200 milioni. A questo punto Alli sfonderà quello dei 300?

 

DAL MAL DI PANCIA ALLA SCOMPARSA – Dulcis in fundo, ricorderemo questa estate anche per la moda del certificato medico. Che sia per malattia o per stress, più giocatori in partenza hanno accelerato le proprie trattative presentando certificati medici ai propri club.

Gastroenterite acuta”. Questo, per esempio, il motivo chiesto da Federico Bernardeschi per non presentarsi al ritiro della Fiorentina. Aspettando la Juventus, che lo prenderà poi per 40 milioni di euro. Inutile dire che la maggior parte dei tifosi viola lo abbia poi mandato a… ehm…

Da idolo a Giuda per molti tifosi viola, Bernardeschi ha scelto di vestire la maglia degli storici rivali della Juventus

Sempre in casa viola, Nikola Kalinic si è assentato più volte presentando permessi scritti, che vanno dal furto in casa in Croazia allo stress da calciomercato, per accelerare il suo passaggio al Milan. Perisic ha avuto (?) un mal di denti durante le voci su un suo possibile passaggio al Manchester United, Keità Balde e Mbaye Niang si sono “liberati” di Lazio e Milan presentando certificati per decidere da soli dove andare (il francese era seguito dalla Spartak), scegliendo reciprocamente Monaco e Torino.

Tornando poi a Ousmane Dembelé, ci sono stati casi di vera e propria insubordinazione. Il ragazzo non si è presentato a diversi allenamenti del Borussia Dortmund per forzare la mano al BVB e accettare le offerte provenienti dalla Spagna.

LA PECORA BIANCA – Tra tanti calciatori che pensano al proprio tornaconto, qualche “pecora bianca” è presente, consapevole dell’enormità delle cifre che circolano nel mondo del calcio. E se Marten De Roon, qualche mese fa, ammise di vergognarsi un po’ ogni volta che riceveva lo stipendio dal Middlesbrough pensando alle condizioni sfavorevoli delle “persone normali”, lo spagnolo Juan Mata ha avuto l’idea di proporre ai propri colleghi di devolvere una piccola percentuale del loro stipendio in beneficenza. Ha dato vita ad un progetto chiamato “Common Goal”, chiedendo ai colleghi di destinare l’1% dei propri guadagni per opere benefiche.

Mata posa per “Common Goal”

Poco, pochissimo per loro, ma che può trasformarsi in tantissimo per chi ne ha davvero bisogno.

 

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Il mercato ai tempi dei social

La tecnologia va avanti da anni, con nuovi mezzi di informazione e i social network che impazzano sempre di più. E oltre a cambiare, in modo permanente, le nostre vite, ha cambiato in modo irreversibile anche il mondo del calcio: che siano commenti e critiche dei tifosi, tweet sibillini dei giocatori o semplici foto e video, su Facebook, Twitter, Instagraam e soci il calcio la fa da padrona. E i calciatori, spesso, hanno regalato perle che hanno fatto clamore proprio nel tempo di mercato, scatenando curiosità, felicità, rabbia o semplice ironia…

GIOCHI DI CONOSCENZA – Primi di luglio del 2015. Dopo anni di successi con il Bayern Monaco, Bastian Schweinsteiger decide di lasciare la Bundesliga per approdare in Premier League, al Manchester United. Il passaggio ufficiale avverrà il 13 luglio, ma la certezza arriva 24 ore prima: il tedesco, sui social, inizia a seguire tutti i canali ufficiali dei Red Devils e dei suoi futuri compagni di squadra, “spoilerando”, quindi, il suo futuro a Old Trafford.

 

COME NON ROMPERE IL GHIACCIO – L’estate scorsa, sempre in Premier League, l’attaccante belga Christian Benteke si è reso partecipe di una clamorosa gaffe. Dopo un anno deludente al Liverpool arriva la sua firma con il Crystal Palace. Aggiorna subito i suoi profili social, con tanto di foto sorridente con la sua nuova maglia. È su Twitter che, però, avviene la magia: nella descrizione viene scritto “Burnley e Belgio”, confondendo le Eagles con i neo promossi. Arriveranno pronte le scuse e la correzione dell’errore, e per farsi perdonare il giocatore segnerà 15 reti in campionato.

Qui qualcosa non torna…

 

LEONE DA TASTIERA? – Passiamo ora a questi mesi di caldo, caldissimo calciomercato, che ci hanno offerto moltissimi spunti. Partiamo da Keita Balde. L’attaccante della Lazio, seguito da Juventus e Milan, ma anche in Francia dal Monaco e le solite sirene inglesi e spagnole, è stato messo ai margini della rosa in attesa di una sua decisione definitiva. In attesa che il mercato ci dia la risposta, il giocatore ha consegnato a Twitter la sua, attaccando la società, in occasione della mancata convocazione in una amichevole.

Non convocato nemmeno per la Supercoppa Italiana, un altro “cinguettio” polemico, sempre contro la dirigenza.

Una caduta di stile per un giocatore che si batte come un leone in campo, ma che si dimostra leone anche dietro ad uno schermo…

 

SE QUEDA” – Non possiamo non citare Neymar e il suo passaggio al PSG. Nessuna certezza, il mondo blaugrana vive nel terrore di perdere uno dei giocatori più forti del mondo. E il brasiliano non aiuta. Pubblica su Instagram una foto: è disteso, sguardo perso davanti a lui. Pensa. E aumenta i dubbi sul suo futuro.

🤔

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Ci ha provato il suo compagno Pique a dare una risposta ai suoi pensieri, e a rassicurare i tifosi: quella foto assieme a lui, con la frase “Se queda”, “Rimane”. Non è rimasto.

 

VERBA VOLANT… MA NON SU WHATSAPP – Un’altra questione che ha fatto discutere è il passaggio di Borja Valero all’Inter. Nel bel mezzo dell’incertezza generale, è arrivata ai canali di comunicazione un file audio che il giocatore ha mandato ad un amico. In questo messaggio vocale, lo spagnolo spiegava la sua situazione, annunciando che il suo trasferimento in nerazzurro era obbligata da scelte non sue: “Non ho firmato ancora con nessuno e se non l’ho fatto è più per voi che per la società, perché loro hanno dimostrato di non volermi bene come voi. Dirò tutto ciò che devo dire, anche chi ha la colpa per questa mia partenza. Non è sicuro al 100%, ma sicuramente andrò via perché mi hanno rotto le pa**e, mi hanno fatto piangere e non dormire in queste settimane”. Non è chiaro, però, se questo messaggio sia stato divulgato con il consenso del giocatore.

 

PER RIDERE – I giocatori usano i social network anche per salutare i compagni che partono in direzione di un altro club. È il caso di Kevin Strootman, che con un post su Instagram ha salutato Rudiger, in partenza verso il Chelsea. Dopo le frasi affettuose di rito, il centrocampista olandese esprime la sua speranza di non veder partire più nessuno compagno. In risposta è arrivato il belga Nainggolan, in vena di scherzare, con un “Non saprei” e, per calare l’asso, l’ex Salah, passato al Liverpool “Ora tocca a Radja”. Scherzi tra amici, ma chi lo sa…

Terrorismo da calciomercato

 

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Fuori dal coro – Barcellona-Neymar, non serve comprare un erede

(Foto in copertina da Getty)

Ci siamo. Ieri sera Neymar ha pagato la clausola da 222 milioni al Barcellona, liberandosi del contratto con il club e dirigendosi verso la firma con il Paris Saint-Germain. A nulla è servita la resistenza della Liga, restia ad accettare una somma del genere da parte di un club con un’escamotage non proprio limpida.

Tra la rabbia e lo sbigottimento, in Spagna e fuori ora tutti si chiedono chi prenderà il posto dell’ex Santos, con i blaugrana che si ritroveranno tra le mani una somma spropositata. Chi prenderà il posto del numero 11 dovrà essere un top player, non uno qualunque.

 

Arrivato in Spagna nell’estate del 2013, Neymar ha segnato 105 reti in 186 partite in blaugrana (Foto: Getty)

 

Tanti sono, quindi, i nomi chiamati in causa, di più o meno facile realizzazione, a seconda del club di appartenenza e del prezzo di partenza per il trasferimento.

Scartando Draxler e Di Maria (difficile che il club catalano tratti così presto con i parigini dopo un “sgarbo” del genere), Dybala e Griezmann (il Barça cerca un ala di piede destro), i nomi più adatti (usciti dalla stampa) sembrano quelli di Hazard, Coutinho, Dembelé, Mbappé, Sanchez, Martial e Insigne.

Tra tutti, il belga Hazard è quello che farebbe meno rimpiangere il brasiliano. Dribbling e velocità ottimi, ancora giovane. È il profilo adatto per trasformare la MSN in MSH. L’unico ostacolo sarebbe Conte. Un osso duro quando si tratta di mercato. Certo, con la volontà del giocatore si fa la differenza, ma Eden ha sempre espresso felicità nel parlare della sua vita a Londra. E un futuro che pare scritto come erede di Cristiano Ronaldo a Madrid…

 

Tra tutti i nomi in circolazione, quello di Eden Hazard sembra il più adatto a sostituire il brasiliano (Foto: Getty)

 

Coutinho sembra l’erede designato. Costa tanto (il Liverpool non lo mollerà per meno di 80-90 milioni) e già era in orbita mercato per prendere l’eredità di Iniesta. L’ex Inter si presta bene sia al ruolo di mezzala sia a quello di ala, ma tornerebbe il problema dell’eredità dell’Illusionista, ormai 33enne e al tramonto della sua luminosa carriera.

Dembelé è “prenotato”. Nessun accordo con il Borussia Dortmund, ma il francese ha espresso la volontà di andare a giocare al Camp Nou, un giorno o l’altro. Un giorno o l’altro. E il BVB, al momento, è pronto a tutto tranne che a privarsi del francese ex Rennes, totalmente ambidestro e capace di spaccare da solo le partite.

Da pochi giorni si è vociferato di una pista per Mbappé, ma il francesino sembra promesso sposo del Real Madrid. E c’è da dire che sfidare le Merengues in un’asta per una ragazzo di 19 anni, reduce da una sola stagione tra i professionisti, e partendo da una valutazione di 150 milioni, è da pazzi.

Martial potrebbe essere un altro profilo ideale. Classe 1995, in cerca di riscatto dopo aver perso il posto al Manchester United a discapito di Mkhitaryan e Rashford. Costa tanto, trattare con le squadre inglesi non è mai facile. Ma la grande occasione, almeno finora, l’ha fallita.

Sanchez e Insigne sono fantamercato. Il cileno è sì in uscita dall’Arsenal, ma difficilmente sarebbe disposto a tornare all’ombra di Leo Messi. Il napoletano invece è seguito, ma non a tal punto da intavolare una trattativa con il Napoli. Ma, con Mino Raiola in arrivo, non si sa mai…

C’è un opzione, infine, che permetterebbe ai blaugrana di risparmiare i 222 milioni e spenderli per altri ruoli di cui la squadra di Valverde ha bisogno. Una soluzione interna.

 

E se fosse Deulofeu la scelta di Valverde per il posto vacante in attacco? (Foto: Getty)

 

Gerard Deulofeu, dopo un lungo pellegrinaggio per l’Europa, è tornato. Cresciuto nella cantera, ha giocato in prestito al Siviglia e nell’Everton, crescendo fisicamente e caratterialmente. Poi ha sfruttato alla grande l’occasione al Milan, adattandosi a sinistra (il ruolo di Neymar) e guadagnandosi la recompra da parte della base catalana. 18 partite e 4 reti in rossonero, condite da buone prestazioni, grandi giocate e scatti fulminanti (spesso determinanti nella tattica Serie A). Il ragazzo, classe 1994, ha più volte ribadito la volontà di giocarsi le sue carte al Camp Nou. Pochi lo hanno ipotizzato finora, ma lo spagnolo potrebbe davvero rivelarsi un’arma a costo zero nelle mani di Ernesto Valverde.

L’occasione la merita, sta a lui coglierla.

 

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Fuori dal coro – Napoli-Mertens, meglio dividersi ora

L’anno scorso, di questi tempi, Higuain stava per dire il suo “sì” alla Juventus, con il Napoli che stava pensando al sostituto per l’attacco. È arrivato, come grande colpo, il polacco dell’Ajax Arkadius Milik, classe 1994, attaccante moderno e mancino.

Questo perché il tridente della formazione partenopea doveva avere proprio il numero 99 al centro, con Callejon, Insigne e Mertens che si giocavano i restanti due posti sulle fasce.

Ad inizio ottobre il crociato di “Arek” si rompe e nasce il problema attaccante per gli azzurri.

Problema che viene presto risolto da Sarri che reinventa Dries Mertens come falso 9 alla Messi. I risultati sono eccellenti, con il belga che segna 34 reti stagionali (28 in Serie A), arrivando alle spalle del solo Dzeko nella classifica marcatori.

Una delle 34 esultanze stagionali del belga

Nel frattempo la paura di perderlo, con l’ombra della solita Juventus che potrebbe ripetere quanto fatto con il Pipita appena un anno prima.

Così la trattativa per il rinnovo, con clausola anti-Juve valida solo per l’estero: contratto valido fino al 2020, con un ingaggio di 4 milioni di euro a stagione, e clausola rescissoria valida da giugno 2018 e solo per l’estero di 30 milioni di euro.

Ma, probabilmente, le strade di club e giocatore potrebbero far meglio a dividersi adesso per 3 motivi.

IL MOTIVO ECONOMICO – Ammettiamolo: con le cifre in gioco in questo periodo, 30 milioni non sono nulla. Specialmente per un giocatore così abile sotto porta e duttile in campo. Grazie alla clausola rescissoria, tra un anno, una squadra estera potrà arrivare con 30 milioni di euro e metter fuori gioco il Napoli qualunque sia stata la stagione del folletto. Ha segnato 10 reti? 30 milioni. Ha segnato 30 reti? 30 milioni. Ha segnato 50 reti? 30 milioni. Quanto può valere un attaccante che segna 50 reti? Molto, molto di più di 30 milioni. Per il Napoli, quindi, sarebbe una perdita economica considerevole, considerando il valore tecnico del giocatore.

Il tridente partenopeo è stato il più temuto in Italia

IL MOTIVO ANAGRAFICO – Legato al valore economico, il valore anagrafico è altrettanto importante: il giocatore ha 30 anni, quindi non è più un ragazzino e, prima o poi, la parabola discendente arriverà. Non si può dire se arriverà l’anno prossimo o tra 3-4 anni, ma arriverà. Perché, quindi, non monetizzare ora, con il giocatore in gran forma dopo la sua miglior stagione, piuttosto che rischiare di vederlo calare nel corso del tempo e vedersi arrivare offerte più basse?

Di pari passo va anche l’ambizione del giocatore, che per lo stesso motivo potrebbe cercare di strappare un ultimo, ricco, contratto con un top club europeo, che abbia ambizioni più elevate di quelle azzurre. Non che ci siano stati contatti con altre squadre, ma un’avventura al Chelsea, o al Real Madrid, potrebbe allettare e non poco il palato del giocatore, ed è più facile attirare adesso l’occasione, dopo una stagione perfetta, che rischiare di aspettare un altro anno.

Il Chelsea cerca un attaccante… ve li immaginate Hazard e Mertens insieme?

IL MOTIVO TECNICO – Mertens rischia di diventare un ostacolo per i compagni di reparto. Milik ha recuperato dall’infortunio, e difficilmente accetterà il ruolo di comprimario, ma vorrà riprendersi il posto da titolare in mezzo all’attacco per dimostrare di valere sia la spesa fatta da De Laurentis (32 milioni di euro) sia le aspettative che hanno in lui i tifosi partenopei. Insigne ha vissuto una stagione bellissima. Callejon è insostituibile sulla destra per la continuità che riesce a dare sulla fascia per tutta la partita. Il problema dell’abbondanza è il più desiderato da ogni allenatore, ma si rischia di disperdere un patrimonio tecnico che può crescere e fruttare molto in futuro, specialmente con Milik. Sarri potrebbe risolvere il problema cambiando modulo, passando al 4-2-3-1 e piazzando Mertens dietro al polacco, ma snaturerebbe la sua idea di calcio, con il suo 4-3-3 capace di regalare meraviglie agli spettatori delle partite.

Milik non si accontenterà della panchina

Sarebbe una cessione dolorosa per tifosi del Napoli, fatta per “una giusta causa”, e converrebbe a quasi tutti.

Ma niente paura, il Folletto resterà all’ombra del Vesuvio.

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

La scheda di Lucas Tousart

Data di nascita : 29 – 04 – 1997 (20 anni)

Nazionalità: Francese

Altezza: 185 cm

Peso: 83kg

SEGNI PARTICOLARI

Squadra attuale : Olympique Lyonnais
Numero di maglia : 8
Ruolo: centrocampista (metodista)
Piede preferito : destro

In questa stagione ha disputato 33 gare mettendo a segno 2 reti e fornendo 3 assist. Vanta anche 24 presenze tra le file delle giovanili della Nazionale francese, condite da una rete ai danni dell’Italia Under 19. È un ragazzo umile e modesto, con la testa sul collo, sempre disposto al lavoro quotidiano per arrivare a grandi livelli. È un centrocampista moderno, concreto, aggressivo e pragmatico,  al servizio della squadra e dotato di grande entusiasmo e ambizioni.

Raddoppia spesso le marcature aiutando compagni in difficoltà, legge in netto anticipo movimenti e probabili giocate grazie al grandissimo senso della posizione. Non si risparmia mai per eccessi di generosità, serietà e determinazione. Il suo atletismo gli consente progressioni e sgroppate che lo stanno affermando come giocatore box-to-box (a tutto tondo) . Nato nella regione dell’Aveyron, ad Arras mosse i primi passi a soli 5 anni nel J.S. Du Pays Rignacois per spostarsi poi nella squadra rivale (U. S.) nel lontano 2004, prima di giocare per il Rodez Aveyron dove venne scovato nel 2013 dagli scouts dei Les Atheniens, ovvero il Valenciennes. Inizialmente partì dalla squadra riserve per  esordire in Ligue 2 con la maglia della prima squadra nel gennaio 2015. Nella seguente sessione estiva il Lione si convinse delle qualità del ragazzo e lo strappó per 2,5 milioni di euro ad una folta concorrenza.

La scorsa stagione ha collezionato una sola presenza nonostante abbia trionfato nel campionato europeo Under 19 UEFA come capitano e leader carismatico. Sorprendente la sua ascesa caratteriale e di maturità, con cui ha scalato le iniziali gerarchie del coach Bruno Genesio e attraverso la quale ha attirato le attenzioni dei top club europei (Manchester United su tutte).

TOUSART NEL DETTAGLIO

Punti di forza: duelli aerei, intercettazione passaggi, contrasti efficaci e vinti, capacità di inserimento, supporto agli attaccanti.
Stile di gioco: effettua passaggi corti, manovra fluida e semplicizzata.
Caratteristiche: sapiente regia (ottima tecnica di base), fisico solido, spiccato dinamismo, intelligenza tattica.

#DirkBedankt: il momento migliore per dire basta

(Immagine di copertina trovata su internet)

Domenica 14 maggio, si gioca l’ultima partita di Eredivisie. Una partita importantissima, se consideriamo che in testa ci sono Feyenoord e, a distanza di un solo punto, l’Ajax, in un finale di stagione incredibilmente acceso. A complicare le cose per il club di Rotterdam ci sono i differenti momenti di forma, con i ragazzi terribili di Amsterdam lanciati sull’onda dell’entusiasmo anche grazie alla conquista della finale di Europa League, e le avversarie. L’Heracles Almelo, infatti, può ancora raggiungere un posto per combattere per l’Europa League, a differenza del Willem II, avversario dei Lanceri, che dalla stagione non ha più nulla da chiedere.

A fine gara, il capitano ha posato per un selfie con i tifosi in curva (immagine trovata su internet)

NIENTE PAURA, CI PENSO IO – Basta poco, però, per dimenticare ogni paura. Pochi secondi e il Feyenoord è già in vantaggio, grazie al gol di Dirk Kuyt. Quel Dirk Kuyt passato dalle parti di Anfield Road, dopo aver vestito i colori del “Club del popolo”, e tornato dopo una parentesi in Turchia, al Fenerbahce. Grossi sospiri di sollievo al De Kuip, ancor più grossi una decina di minuti dopo, quando ancora lui, ancora Kuyt, spinge in rete il cross perfetto dell’ex Juventus Eljero Elia. Le notizie dal Willem II Stadion stentano ad arrivare, ma va bene così, la vittoria basta. Il risultato non è mai in bilico, arriva addirittura all’84° minuto il terzo gol di Kuyt, su rigore. Tripletta e pallone a casa per il classe 1980, capitano della squadra. Il risultato sarà una roboante vittoria per 3-1, stesso risultato per l’Ajax, che però non sorriderà. A Rotterdam arriva una festa che mancava da 18 anni. E tornata grazie alla voglia del capitano.

SMETTO DA VINCENTE – Tre giorni dopo, ieri, arriva una clamorosa notizia tramite i canali ufficiali del club: il capitano si ritira, ma resterà come dirigente. A dire il vero la voce era nell’aria da qualche mese, anche se non del tutto confermata. Anzi, l’entusiasmo post hat-trick poteva addirittura far cambiare idea al giocatore. Ma lui, da grande professionista, avrà fatto qualche buon ragionamento. Perché continuare ora, che il fisico mi sta abbandonando? Non che a 37 anni da compiere non sia più adatto, ma il confronto atletico con i giovani che stanno arrivando, in Olanda come altrove, non gli lasciava più scampo. Basta pensare a Totti: non me ne vogliano i tifosi giallorossi, anzi il Pupone è un giocatore che adoro anch’io, ma a tratti risulta avulso dal gioco, trotta per il campo aspettando la palla sui piedi, senza fare il movimento decisivo. Per Dirk il discorso è lo stesso: qualche movimento c’era ancora, ma erano sempre meno. Allora ecco la decisione, forse spinta dall’ultimo evento, di lasciare da vincente, dopo aver fatto vincere alla sua squadra del cuore il tanto agognato titolo. Di sicuro meglio farlo ora, da condottiero e per scelta propria, per lasciare la miglior immagine di sé.

#DirkBedankt

L’ultimo momento della carriera calcistica di Kuyt, probabilmente il più bello (immagin trovata su internet)

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Emre Can’t… Emre Can!

Lunedì 1 maggio 2017, la sera si gioca il consueto Monday Night della Premier League, in campo ci sono Watford e Liverpool a Vicarage Road. Sono circa le 21:46, quando dalla destra arriva un pallone a Lucas Leiva, che guarda avanti e vede Emre Can partire verso l’area di rigore. Pensa a scucchiaiare un pallone per il tedesco, in modo da metterlo davanti al portiere avversario. Le cose non vanno però come pensava il brasiliano: la palla è un po’ corta, così Can si ferma, prende lo slancio ed esegue una rovesciata da manuale. Il portiere avversario, l’ex Tottenham Gomes, non si lancia nemmeno, e osserva il pallone finire sotto l’incrocio dei pali alla sua destra. Questa meraviglia sarà l’unica realizzazione della gara, che mantiene così il Liverpool in piena lotta per la Champions League.

EMRE CAN’T – Non è che il centrocampista tedesco sia un vero e proprio bomber, anzi! Esce dal settore giovanile del Bayern Monaco come difensore centrale, pur dimostrando di aver piedi buoni e un’ottima visione di gioco. Mantiene questo ruolo anche nella sua stagione al Bayer Leverkusen, e successivamente nel suo primo anno con la maglia dei Reds. Solo quando arriva Klopp al posto di Rodgers sulla panchina di Anfield arriva anche il cambio di ruolo, davanti alla difesa, come mediano e come regista. Diventa piano piano un giocatore preziosissimo in entrambe le fasi di gioco, poco vistoso ma molto efficace. I suoi gol in carriera, prima di lunedì sera, erano appena 19. Ecco perché nessuno poteva aspettarsi un gesto tecnico simile, né tanto meno la realizzazione.

EMRE CAN – Con la palla a mezz’aria, e il suo corpo che si prepara al movimento perfetto, già tutti immaginavamo come poteva finire: con la palla in fondo alla rete! Chissà, magari Leiva avrà anche pensato “Accidenti! Gli ho dato una palla troppo corta”, Firmino che gli corre a fianco pensando “Mi faccio trovare pronto per la sua sponda”. Poi avranno notato lo sguardo del numero 23, sul pallone, dopo uno rapidissimo alla porta avversaria. “Lo fa! Lo fa! Ma riuscirà?”. Ci riesce.

Siamo già a chiederci se sarà il gol dell’anno in Premier League: una prodezza del genere, a 15 metri di distanza dalla porta, se lo contenderà di sicuro.

E chissà se qualcuno pensava che proprio Can sarebbe stato capace di competere per quel titolo.

 

RUGGERO ROGASI

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Oltre il titolo – A chi la palma di capocannoniere della Premier League?

La Premier League sta finendo. A quattro giornate dal termine (in media, a qualche squadra ne mancano cinque, all’Arsenal sei) alcuni verdetti paiono quasi scontati: a meno di clamorosi ribaltoni, il Sunderland finirà in Championship, insieme al Middlesborugh e una tra Swansea e Hull City; Everton e Arsenal in Europa League, insieme a una tra le due squadre di Manchester o il Liverpool, tutte e tre ancora in corsa per la Champions League, e la sfida per il titolo è tra Chelsea (favoritissimo) e il Tottenham.

I premi come miglior giocatore dell’anno e come miglior giovane dell’anno sono già stati assegnati, a N’Golo Kanté e Dele Alli (secondo consecutivo per lui), anche la squadra dell’anno è già stata schierata, con grande presenza di giocatori proprio Blues e Spurs.

L’unica cosa in bilico, al momento, riguarda la corsa al titolo di capocannoniere del campionato, con quattro giocatori ancora in corsa, più qualche possibile out-sider che potrebbe dar loro del fil da torcere.

ROMELU LUKAKU – EVERTON – 24 RETI

Il belga è primo in classifica, con un buon vantaggio sugli altri detentori, e una buonissima media (0,73 reti a partita), segna una volta ogni 120 minuti di gioco e, ma è inutile dirlo, è un’autentica forza della natura. Paga un po’ la discontinuità e l’anarchia tattica: quando non ha il pallone, difficilmente riesce a fare il movimento determinante per farsi trovare pronto a battere a rete (può essere un esempio lo scarso numero di reti di testa, 5), bensì preferisce aspettare la palla a metà campo, in fase di non possesso, riceverla facendo a sportellate con il difensore di turno, partire come una furia e scaraventare il pallone a rete con il sinistro (o il destro), o anche provare la giocata sul portiere e saltarlo. Il numero 10 dell’Everton è arrivato così in alto senza tirare alcun rigore (solo un gol su punizione, contro il Crystal Palace), ed ha il vantaggio di giocare in una squadra che fa pieno affidamento su di lui (più di un terzo delle marcature dei Toffees sono sue), difficile quindi che il primo posto gli possa essere tolto.

HARRY KANE – TOTTENHAM – 20 RETI

Il migliore sia in termini di media gol (0,80), sia per minutaggio (un gol ogni 105 minuti), l’Uragano è il rifinitore della meravigliosa orchestra guidata da Pochettino. Un solo gol di testa, due su rigore, ma tatticamente è determinante per la squadra: si abbassa quando deve far salire la squadra, riesce a servire palloni utili alla causa degli Spurs e fa i movimenti che deve fare un attaccante, facendosi trovare pronto per gli assist di Eriksen, Alli o chi per loro. Paga l’infortunio subito il mese scorso, quando era ancora al comando della classifica marcatori. Sa anche battere i calci di punizione (ha preso diversi legni, a dire il vero), e può riuscire a raggiungere e superare Lukaku, con 5 giornate ancora da giocare (ci sono anche gli incroci con Arsenal e Manchester United) e il supporto di tutta la squadra.

ALEXIS SANCHEZ – ARSENAL – 19 RETI

Tra tutti, il cileno è il meno attaccante (è un’ala), ma per qualche mese ha giocato proprio come punta centrale per ovviare al momento di scarsa forma di Olivier Giroud. La fiducia di Wenger è stata ripagata con diversi gol, anche di bella fattura. Ma, appunto, non essendo una punta di ruolo è spesso stato costretto a partire da fuori area, non reggendo il duello fisico con la maggior parte dei difensori avversari. Così molti suoi gol sono di ottima fattura, con entrambi i piedi, su rigore, qualcuno di testa (e uno con la mano). Tra i top scorer è quello con più assist all’attivo, 10, e con il ritorno di Giroud è tornato a fare l’ala, continuando a garantire le sue solite giocate di grande classe. Non è il favorito alla vittoria del titolo, visto il ruolo, ma può giocarsi le sue carte per restare sul podio.

DIEGO COSTA – CHELSEA – 19 RETI

Lo spagnolo è tornato grande grazie anche alla cura Conte, che gli ha adattato la squadra attorno rendendolo il marcatore implacabile di un tempo. Non batte rigori, non batte punizioni, tra i detentori è il più “centravanti”, bisognoso dei palloni serviti dai compagni ma anche capace di tirar fuori dal cilindro giocate eccezionali. Esuberante sia fisicamente sia caratterialmente, con cinque giornate da giocare potrebbe, anche incentivato dalla corsa al titolo dei Blues, accelerare la sua vena realizzativa e raggiungere i suoi più giovani colleghi. Ad ora l’unico dubbio è il suo futuro: dopo una presunta lite con Conte si è parlato tantissimo di un passaggio in Cina, ma le voci sembrano essersi placate. Buon segno o silenzio tattico?

SERGIO AGUERO – MANCHESTER CITY – 17 RETI

Attaccante tuttofare, l’argentino del Manchester City è un po’ indietro rispetto ai suoi standard, a causa sia del nuovo gioco del Manchester City, che alterna i ritmi altissimi tipici della Premier alle trame infinite di passaggi tipici delle squadre di Guardiola, sia della momentanea esplosione di Gabriel Jesus, unita ai rapporti non semplicissimi con l’ex allenatore di Barcellona e Bayern Monaco. L’infortunio del brasiliano lo ha riportato stabilmente al suo posto, una coesistenza tra i due può esserci. Ma pare impossibile una rimonta del genere.

ZLATAN IBRAHIMOVIC – MANCHESTER UNITED – 17 RETI

Come è accaduto anche altrove, lo svedese ha catalizzato il gioco dei Red Devils sulle sue spalle, divenendo leader offensivo (quasi dittatore) della squadra. Tutto guadagnato, finché gioca bene. Questo perché quando ha reso al di sotto delle aspettative la squadra ne ha risentito, faticando e aggrappandosi a giocate singole quasi inaspettate. Prova dell’Ibracentrismo dello United di Mourinho è il fatto che il secondo marcatore stagionale della squadra è Juan Mata, 6 reti, il terzo Rashford con 5 e seguono Martial e Pogba con 4. Il suo infortunio in Europa League contro l’Anderlecht ha messo fine alla sua stagione, e forse alla sua esperienza a Old Trafford, quindi non potrà risalire la classifica.

GLI OUTSIDERS

Mancano nomi più o meno altisonanti tra i top scorers annuali, ma difficilmente uno di loro potrà imporsi. Segue a quota 16 reti Dele Alli, 15 reti Eden Hazard (record personale), a 14 il trio di punte Defoe-Benteke-Joshua King. Tra gli abituali marcatori hanno deluso anche Llorente (Swansea, 12 gol), Jamie Vardy, l’anno scorso autore di 24 reti, quest’anno fermo a 11, Carroll (7) e Sturridge (2).

Co la giusta fiducia, Benteke ha ritrovato serenità e gol con la maglia del Crystal Palace (foto: Mirror)

IN FUTURO

Senza considerare il mercato, con possibili arrivi da e per l’estero, n futuro i favoriti saranno di sicuro Lukaku e Kane, vista la qualità e l’età. Se la giocheranno di sicuro con i “vecchi” (si fa per dire) Aguero e Diego Costa, ma occhio a Rashford, Iheanacho e Gabriel Jesus, giovanissimi e in rampa di lancio. Da tenere d’occhio anche Origi e Gabbiadini, che con la giusta fiducia potrebbero andare ben oltre la doppia cifra.

Ottimo l’impatto di Manolo Gabbiadini al Southampton finora, con 6 reti in 7 partite

L’eredità

Quando, alla fine della scorsa stagione, arrivò ai tifosi del Manchester United la notizia della separazione tra Red Devils e il tecnico Louis Van Gaal, molto probabilmente la grande maggioranza dei supporters tirò un sospiro di sollievo: poche soddisfazioni a Old Trafford (a dire il vero già dall’avvento di Moyes al posto di Sir Alex Ferguson), un gioco mai bello da vedere e poco decisivo per vincere un titolo in Premier League. Quinto posto in classifica, dietro agli odiati cugini del City che però vanno in Champions League, e la miglior difesa del campionato, con 35 reti subite. A dire il vero il titolo arriva, in FA Cup, in finale contro il Crystal Palace, ma è troppo poco per la società, che decide di sostituire l’olandese con José Mourinho.

Il nome, specialmente sotto la voce “liberi”, era troppo ghiotto per lasciarselo scappare, così gli viene data la gestione del club (con libertà di muovere il mercato) e tanti saluti a Van Gaal.

Tra le varie polemiche e delusioni, però, il povero Louis ha lasciato in eredità qualcosa di molto importante a José & Co.

25 febbraio 2016, il Manchester United, ai sedicesimi di finale di Europa League, affronta il ritorno della gara contro il Mitjylland, con l’andata finita 2-0 per gli avversari. Lo United è in piena emergenza in attacco, così Van Gaal decide di affidarsi ad un ragazzino, alla prima presenza in assoluto nel calcio dei grandi. Il ragazzino è Marcus Rashford, che realizza una doppietta contro i danesi e aiuta i suoi nel 5-1 finale.

Sembra una cosa di poco conto, due gol di un ragazzino debuttante contro una squadra di sicuro non rinomata per le sue qualità.

L’emergenza continua, e tre giorni dopo, il 28 febbraio, il ragazzino viene fatto debuttare anche in Premier League, stavolta contro l’Arsenal. 3-2 il risultato finale, con doppietta, tra 29° e 32° minuto,  e un assist proprio del giovane Marcus.

Non ci sono più dubbi, abbiamo di fronte una stella, che si saprà ripetere anche nel derby contro il Manchester City (gol decisivo dell’1-0) e che saprà far innamorare tutti gli appassionati.

Arriva Mourinho, dunque, e con lui anche Zlatan Ibrahimovic. Si prospetta una stagione difficile per il giovinotto, che però dimostra di sapersi adattare ad esterno sinistro togliendo il posto ad Anthoy Martial.

Rashfrod rappresenta l’eredità di quell’allenatore odiato fin dalle prime sconfitte, che appena ha visto lo spogliatoio scagliarsi contro di lui ha deciso di affidarsi ai più giovani (tanti i ragazzi della primavera lanciati da Van Gaal, tra cui anche Fosu-Mensah, promettentissimo ma non ancora esploso) e adesso, con Mourinho in panchina e Ibra in mezzo all’attacco, sta cercando di assimilare più possibile per il futuro.

La presenza di Ibrahimovic, però, rappresenta un ostacolo per lui. Lo svedese è un catalizzatore, con lui in campo la squadra ne diventa quasi dipendente, e se lo svedese non gira bene in campo spesso la squadra ne risente. Con lui in campo, inoltre, Rashford, punta centrale di ruolo, è costretto a giocare largo e, quindi, più lontano dalla porta. Nessun problema, per carità: l’inglese ha dimostrato di cavarsela benissimo nel nuovo ruolo grazie ad una velocità fulminante e una buonissima tecnica, ma è chiaro che in mezzo all’attacco riesca a dare il meglio di sé.

Ne è un esempio la prestazione contro il Chelsea di Conte, pochi giorni fa, con Ibrahimovic lasciato a riposo in vista del ritorno contro l’Anderlecht. Il giovane classe ’97 ha tenuto in scacco la difesa dei Blues, facendo impazzire il povero David Luiz e segnando la prima rete dell’incontro.

Tralasciando il controllo dubbio di Ander Herrera e l’errore in copertura del brasiliano, la posizione di partenza (sul filo del fuorigioco) è da attaccante esperto, lo scatto per seminare il difensore è da atleta, la visione della porta, con un rapido sguardo, da bomber vero.

Ieri abbiamo visto le due facce di Rashford: Ibrahimovic in campo, Marcus parte dalla sinistra e sfrutta la velocità e le sponde dello svedese per rendersi più volte pericoloso, ma è quando Zlatan esce che l’inglesino entra nel vivo del gioco e trova la rete del 2-1 ai supplementari, regalando la semifinale di Europa League ai suoi.

Adesso arriverà il bello per lui: nel corso dei supplementari, Ibra ha subito quello che potrebbe rivelarsi un brutto infortunio, atterrando male con il ginocchio, probabilmente con rottura del crociato.

La palla passerà dunque a lui, essendo l’unico vero attaccante in rosa, per portare i Red Devils in Champions League magari a discapito dei soliti rivali del Manchester City (4 punti di distacco, con il derby che si giocherà giovedì sera) e, chissà, vincere l’Europa League contro Lione, Celta Vigo e Ajax.

Ora tocca a lui raccoglierne l’eredità.