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Everything’s Different Nothing’s Changed

[Immagine in copertina tratta da Internet]

Everything’s Different, Nothing’s Changed canta Armon Jay, in un brano che meglio di tanti altri potrebbe riassumere il weekend di calcio europeo.

Torna a dominare il madridismo, in Francia ed in Germania le giornate procedono veloci ma la storia non cambia, in Premier League il campionato si divide a metà fra coppa d’Inghilterra e sfide salvezza.

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Zehnsationnel

Parte il primo di, spero, tanti incontri parlando di Bundesliga.

Il nome della rubrica sarà Zehnsationnel, una crasi tra Zehn (i 10 punti  che toccheremo) e Sensationnel (sensazionale, nda) perché il massimo campionato tedesco è un po’ così, sensazionale nella sua forma d’essere.

  1. Al primo posto mettiamo Darmstadt, Ingolstadt, Amburgo, Werder Brema, Wolfsburg e Schalke 04. Questo, perché la lotta per la salvezza e per l’Europa (come capita ormai da troppi anni) è l’unico motivo di interesse nudo e crudo in Bundesliga. Queste 6 squadre (secondo l’ordine di classifica), incollate col più potente dei mastici al fondo della Tabelle, quasi mosse da uno spirito da singolar tenzone da ultima spiaggia in una sorta di battaglia tra paladini dell’epoca medievale si rialzano muovendo la classifica quasi inopinatamente.
    E’ così per il Darmstadt che, in casa, ha la meglio sul Mainz con un inizio gara scintillante, guidata dal suo capitano Aytac Sulu in versione Ghostbusters.
    E’ così anche per l’Ingolstadt che all’Audi Sportpark recupera due volte lo svantaggio siglato da un insaziabile Anthony Modeste (di cui parleremo più avanti).
    Se il Werder Brema chiude l’anticipo del venerdì sull’1 a 1 alla BayArena di Leverkusen, issandosi al ruolo di guastafeste nella passerella annunciata del nuovo tecnico delle Aspirine Korkut (sempre e solo Claudio Pizarro, nda), la rivale Amburgo si riprende definitivamente al Volksparkstadion approfittando delle due gare interne consecutive per mettersi alle spalle la batosta di Monaco di Baviera. Due le vittime eccellenti sacrificate su un ara di una salvezza ancora da raggiungere a tutti i costi, Hertha prima e ‘Gladbach poi. Il vello d’oro è sulle spalle di Ekdal, Kostic e Wood.
    Il Wolfsburg, molto probabilmente, ottiene la più grande e inopinata Steal di giornata espugnando la Red Bull Arena di Lipsia con la rete di Mario Gomez nei primissimi minuti di partita.
    Per lo Schalke, infine, tutto facile alla Veltins Arena di Gelsenkirchen contro l’Augusta: 3 a 0 con un super Guido Burgstaller.
  2. Sul secondo gradino del podio mettiamo quegli scapestrati pazzi di Berlino. L’Hertha (ricordate tutti?) aveva pregiudicato il suo bel campionato nel finale della scorsa stagione, passando da una quasi certa qualificazione Champions a ritrovarsi settimi, in Europa, ma non la stessa cosa. I ragazzi di Pal Dardai si dimostrano proprio come il loro allenatore quando ancora calcava i campi di gioco: cinici, spietati, affamati. Una strana combo per dei “corrieri di professione” che si assicurano la più bella delle vittorie sfruttando tutte le lacune del Borussia Dortmund di quest’anno. Kalou spedisce mentre Plattenhardt recapita  uno scaldabagno direttamente a casa Burki.
    Una violenza inaudita!
  3. Medaglia di bronzo per quel Panzer che, tra Bier und Wurstchen, imperversa sulla Baviera e sulla Germania tutta. Bayern uber Alles. Una sentenza, una croce per le avversarie di turno. 3 a 0 all’Eintracht Francoforte, più 10 sulla seconda (Lipsia, nda) alias campionato già chiuso a metà marzo. Gansehaut!
  4. Segnano e tanto. Al quarto posto mettiamo due incredibili macchine da goal. Non due utilitarie qualsiasi, ma delle proprie berline. La prima, polacca, è di quelle che non brillano per bellezza estetica ma possiede tutti gli accessori che potresti mai desiderare. Controllo (di frenata) spalle alla porta, capacità di lettura (park assist) e un tremendo fiuto del goal che abbacina tutto e tutti. La seconda è una sportiva, sinuosa, quasi con un fascino animale nei lineamenti e, al contempo, di una velocità inaudita unita a un risparmio di carburante non banale.
    Signore e signori, parliamo di Robert Lewandowski e Anthony Modeste. Sono loro le due star alla rincorsa di Pierre-Emerick Aubameyang come Top-Sturmer della Bundesliga. Chapeau!
  5. Sicuramente tutti avrete sentito parlare di quel piccolo genio di Julian Nagelsmann, allenatore neanche 30enne alla guida dell’Hoffenheim che ha chiuso l’Hinrunde da imbattuto. Bene! Nonostante le due sconfitte patite sin qui in Bundesliga, la squadra di Sinsheim (in corsa per un posto nell’Europa che conta) sta continuando a macinare risultati e prestazioni. Stavolta, a pagare, è la fame di vittorie interna del Friburgo, costretta ad arrendersi al pari da un goal di Andrej Kramaric, scarto buttato via forse fin troppo prematuramente dal Leicester.
    Maximilian Philipp (Friburgo, nda), continua a guidare la squadra della Schwarzwald insieme a Florian Niederlechner, mentre il Friburgo di Christian Streich, a vele più che mai spiegate, punta dritto verso l’Europa League distante solo 1 punto.
  6. Mainz e Augsburg a braccetto al sesto punto. Due sconfitte pesanti, specie quella del Mainz non preventivabile a Darmstadt. Due sconfitte che rischiano di creare una concatenazione di eventi degna del miglior regista di thriller psichici. Ora la salvezza è da conquistare giornata dopo giornata mentre dietro si corre a velocità doppia.
  7. Bayer Leverkusen in difficoltà. Nonostante l’esonero di Roger Schmidt, la squadra non riesce a riprendersi. Fortuna vuole che la classifica sia talmente corta da poter ancora sperare nell’Europa League con un deciso colpo di coda. Tuttavia, sembra che le residue speranze di rendere meno amara una stagione peggiore anche della cicuta sia tentare il miracolo sportivo (perché di quello si tratterebbe) al Calderon.
  8. RB Lipsia e Borussia Dortmund. Brutto periodo per le più accreditate inseguitrici del Bayern (sempre che lo siano mai state). Gli Schwarzgelben, complici anche scelte discutibili e una elevata mancanza di esperienza in molti elementi chiave, stanno faticando più del previsto e sono stati spesso soggetti ad alti e bassi durante tutto l’arco della stagione. Bruciante la sconfitta di Berlino, in una gara che si poteva e doveva vincere per avvicinare il secondo posto e ipotecare la partecipazione alla prossima Champions League. Bruciante perché la squadra ha, come al solito, dato l’impressione di poter essere pericolosa continuamente facendo, però, la fine dell’essere umano di Tolkien, un essere perfetto e imperfetto insieme nella sua fragilità.
    Stesso discorso per la squadra della Red Bull che ha tenuto il ritmo del Bayern finché ha potuto, salvo poi arrendersi di fronte evidenti limiti tecnici che il seppur bravissimo Hasenhuttl, da solo, non poteva mascherare per sempre.
  9. Il periodo nero dell’Eintracht Francoforte che in 5 giornate ha dilapidato un grandissimo vantaggio sulle inseguitrici a un posto in Europa League.
  10. Il punto 10 lo usiamo come spunto per il prosieguo di questo Ruckrunde. Sperando che Atuttocampo continui a crescere e augurandoci di poter trovare in voi degli assidui lettori delle nostre vicende che amiamo raccontare così, alla leggera, senza prenderci troppo sul serio.

La teoria dei colori

[Immagine di copertina tratta da Internet]

La settimana di calcio europeo è stata all’insegna dei colori.

Dalle bolle di sapone londinesi fino al bianco splendente diffuso sul campo dal Real Madrid, che è tornato quello di una volta sbarazzandosi dell’Eibar, ottavo in classifica e grande rivelazione del campionato spagnolo.

A Madrid torna la luce, Messi telefona al Celta. Ancelotti sbanca Colonia, Conte non sbanda!

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Effetto Draxler

Scritto e disponibile su iogiocopulito.ilfattoquotidiano.it
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“Quel che nella natura è il cristallo, nell’arte è l’ornamento” scriveva Ernst Fischer.

Avete mai provato a guardare una partita intera del campioncino di Gladbech, cresciuto a pane e calcio nelle giovanili dello Schalke? Quando è in giornata, ovviamente. Se la risposta è sì, allora potrete capire quel che state per leggere, mentre qualora non aveste ancora trovato il tempo per farlo consiglio vivamente di lanciarvi in mare aperto per osservarne le gesta.

Julian Draxler è un giocatore preziosissimo, tanto raro da trovare su un campo da calcio quanto fastidioso da sopportare se la squadra non ne regge l’individualismo.

Giocata personale ed ultimo passaggio sono proprio i cavalli di battaglia del 23enne del Wolfsburg, che la Juventus tanto ha cercato nel recente passato dopo le partenze di Arturo Vidal e la crescita esponenziale di Paul Pogba, poi tornato allo United.

Ma perché il suo gioco fa rimanere incantati gli spettatori?

Limpidissimo è il dato riferito ai passaggi: dei 26.5 eseguiti in media ogni partita (fonte WyScout.com) oltre l’80% resta nel cosiddetto half space fra la linea del centrocampo e l’area di rigore avversaria, questo rende bene l’idea di come la trequarti sia il campo di battaglia su cui riesce a causare più dolori.

Sono invece più di 80 le volte in cui Draxler si rende protagonista di un’azione o di un tentativo in 90’, con una media di un tocco ogni 2’ di gioco.

Insomma, se è in giornata non ha rivali: ne sa qualcosa la Slovacchia di Hamsik, ‘trascinata’ fuori da Euro 2016 con una rete ed un assist proprio del centrocampista classe 1993.

Supportare e non farsi sopportare dagli avversari, questo è il segreto del suo gioco;protegge la palla come un equilibrista.

Draxler è il prototipo del giocatore moderno, capace di garantire stabilità al centrocampo senza tuttavia doversi ‘cacciare’ in situazioni troppo pericolose in fase di copertura. Se lui è di cristallo, Luiz Gustavo è di ferro, tanto per capirci.

Il gioco del trequartista tedesco è una ragnatela di passaggi, tocchi e carezze con cui il pallone va a finire proprio laddove serve, infilandosi nei buchi lasciati dalle difese avversarie. Se a questo si unisce un tiro dalla distanza quasi proibitivo, ecco che Julian Draxler diventa a tratti imprendibile.

Il Wolfsburg lo scorso anno faticava in campionato e si esaltava in Europa, oggi si ritrova nelle zone basse della classifica nonostante una rosa di grandissimo spessore: riuscirà la leggerezza di Draxler a ribaltarne le sorti?

Non si tratta di un gioiello limpido e brillante a tutto tondo, se una faccia ispira, l’altra si rabbuia e cerca di farlo nascondere nell’ombra.

Giornata si o giornata no, le squadre che scelgono di affidarsi alla classe cristallina di Julian Draxler non riescono più a farne a meno, ne diventano dipendenti. Nel bene e nel male.

La poesia è indispensabile, ma vorrei capire il perché

Ernst Fischer