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Generazione perduta

Girando per il web in una delle giornate più tristi della mia breve “coscienza calcistica”, mi sono imbattuto in un Tweet breve ma molto, molto conciso:

Il concetto espresso da Lonzani, come da molti altri tifosi e appassionati, testimonia una grande sconfitta per il movimento calcistico italiano. I 10 calciatori sopra elencati sono gli attuali migliori Under-27 italiani, a cui personalmente aggiungerei il rossonero Donnarumma e il portiere rossoblu Perin. Una dozzina di giocatori che, avendo tra i 18 e i 26 anni, hanno sì davanti almeno un altro lustro di livello davanti (anche due o tre, in alcuni casi), ma che arriveranno al Mondiale il Qatar del 2022 (sempre se ci arriveranno) con un’esperienza importante in meno rispetto a giovani provenienti da altre nazioni, qualificatesi alla rassegna russa.

Tutto questo aggiungendo che calciatori come Immobile, Jorginho, Gabbiadini e Zaza, altri giocatori azzurri di qualità, non potranno vivere l’esperienza mondiale in quella che, di solito, è la fase più alta della carriera di un giocatore (tra i 25 e i 30 anni).

Altri danneggiati da questa figuraccia, infine, sono i giocatori nati tra il 1985 e il 1988, che avrebbero partecipato al mondiale con un’età compresa tra i 30 e i 33 anni. Non giovanissimi i primi, al tramonto della propria carriera i secondi. Per loro una chance buttata per giocarsi l’ultimo grande evento della loro carriera.

La grande sconfitta sopracitata, nella mia personalissima opinione, arriva dal day after il trionfo azzurro di Berlino nel lontano 2006. Tutti contenti, contentissimi in tutta Italia, ma il bello sarebbe dovuto arrivare in quel momento. Lippi portò una rosa nata tra il 1973 e il 1983 (dai 23 ai 33 anni), con giocatori di carisma e qualità come Materazzi, Cannavaro, Gattuso, Totti… L’errore è stato affidarsi di nuovo nei loro piedi, pensando di più a coccolare e venerare questi eroi e non concentrandosi su chi avrebbe dovuto, in seguito, sostituire i campioni del mondo.

Ecco arrivare così le brutte figure in Sudafrica e in Brasile, con dei lampi avvenuti negli Europei, pur senza avere in rosa dei giocatori che potessero davvero fare la differenza.

Ed ecco seguirle le regole sulla gestione dei vivai in Serie A, ormai troppo tardi per poter cambiare davvero le cose.

Sempre nella mia personalissima (e opinabilissima, ovviamente) opinione, adesso sarebbe il momento, per il movimento calcistico italiano, di cambiare davvero le cose: rinnovare il calcio in tutti i suoi aspetti, dal ct alla rosa (via chi non può più dare un vero apporto alla causa azzurra) fino ad arrivare ai massimi esponenti della FIGC, cominciando da Tavecchio che, sulla falsa riga dei suoi precedessori, non ha fatto quel che serviva per cominciare un ciclo, se non vincente, almeno soddisfacente partendo da quella notte di 11 anni fa.

 

Ruggero Rogasi

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Simili nella sorpresa, diverse nel mercato

Alzi la mano chi, due anni fa, pronosticò una vittoria del Leicester City in Premier League. Nessuno? Nessuno. Forse giusto quel pazzoide che scommise 5 sterline (da ubriaco) per ritrovarsi in tasca una bella somma. Anche se fece il cash out prima della fine del campionato. Quindi non ci credette fino in fondo.

Più pronosticabile è stata invece la vittoria del Monaco nella scorsa Ligue 1, anche se con il monologo PSG presente in Francia da anni, in pochi ci avranno davvero creduto.

Sorprese, quindi. Per alcuni favola, per altri miracoli. Vittorie di progetti più o meno azzeccati. O vittorie di tecnici più preparati di altri. Di gruppi più preparati. O, semplicemente, fortuna.

Ciò che, però, ha distinto in modo sostanziale le Foxes da Les Rouges et Blancos è stato l’approcciarsi al mercato successivo alla loro vittoria.

Da gestire c’erano, infatti, situazioni diverse che potevano (e potrebbero) rivelarsi cruciali per la stagione successiva.

 

SQUADRA CHE VINCE NON SI CAMBIA”… – È stato, in parte, il mantra seguito dai dirigenti dei campioni d’Inghilterra del 2016. Perché ribaltare una squadra che ha vinto a sorpresa una stagione, divertendo e appassionando tutto il mondo? Se ci pensiamo bene, è stata la stessa domanda posta dopo il Triplete dell’Inter nel 2010.

Alcune cessioni sono state quasi obbligatorie: Kanté ha voluto a tutti costi il Chelsea, Kramaric è volato in Germania, poi altre cessioni minori. Gli acquisti di Slimani e Musa volevano essere mosse per aumentare la dimensione della rosa, in modo da affrontare al meglio tutti gli impegni. Quello di Mendy una mossa per rimpiazzare l’onnipresente Kanté.

 

“Quando l’ho visto in allenamento pensavo fossero due gemelli, era ovunque” [Slaven Bilic su Kanté]

Ciò che ha rovinato il giocattolo sono state le mancate cessioni. Dopo una stagione magica, sarebbe stato ovvio per le tre stelle della squadra avere mercato da club più prestigiosi.

Ngolo Kanté è stato, appunto, l’unico a lasciare il King Power Stadium. Troppo piccola la dimensione delle Foxes per le sue ambizioni (e si sono viste con i Blues).

Vardy e Mahrez sono due capitoli a parte.

Già dal gennaio del 2016, il nome di Vardy era sulla lista di molti top club. Il bomber venuto dalla fabbrica segnava da ogni posizione, tanto che è stato a lungo in cima alla classifica marcatori. A giugno era tempo di decisioni. L’Arsenal alle porte, con un ricco assegno per il Leicester e uno stipendio da top player per il 29enne. 29Enne, appunto. Davanti all’occasione della vita. Arsenal o non Arsenal? Il rischio di tenere un giocatore come lui è pari a quello di cederlo. Meteora o consacrazione? Continuerà con questo rendimento o sarà stato un anno di grazia, prima di ricadere nella mediocrità? Sarà lo stesso attaccante a rifiutare, tra gli applausi e la commozione degli amanti del calcio.

 

 

Incassato il no di Jamie, i Gunners si sono buttati sull’algerino Riyad Mahrez. Il Leicester ha fatto da subito muro, sull’onda dell’entusiasmo. Sia per la permanenza del bomber, sia per la volontà dello stesso giocatore di rimanere, già espressa rifiutando il Chelsea (che aveva già messo in circolazione la sua maglia).

Col senno di poi, è facile dire il giusto: Kanté era imprescindibile per questa squadra, Vardy e Mahrez sacrificabili. Il francese è un motore infaticabile, che riesce ad alternare le due fasi in modo costante per tutta la partita. Vardy invece si è spento, passando da 24 a 13 reti in campionato. L’algerino ha segnato 17 reti e servito 10 assist nel 2016, per scendere a 4 reti e 2 assist nella scorsa stagione.

 

Difficile vendere Mahrez a cifre convenienti dopo una stagione deludente

 

Senza il loro apporto, il Leicester ha rischiato la retrocessione.

E a pagare è stato Claudio Ranieri.

….O FORSE È MEGLIO CAMBIARE? – Discorso diverso, se non addirittura opposto, è stato il mercato del Monaco. Una squadra più giovane, quindi più appetibile, di quella inglese, che oltre a giocatori di buon rendimento metteva in vetrina giovani dal futuro brillante. Il mantra della società monegasca è stato quello di vendere, monetizzando al massimo ogni cessione.

Questo può spiegare la cessione di Benjamin Mendy e Bernardo Silva al Manchester City rispettivamente per 57,5 e 50 milioni di euro. Tiemoué Bakayoko al Chelsea per 40 milioni è sulla stessa lunghezza d’onda, dopo che il francese sembrava promesso al Manchester United.

In entrata arrivano il promettentissimo centrocampista Tielemans, Kongolo, Diakhaby, Mboula, Ghezzal, per poi finire con i colpi Jovetic e Keita Baldé, più qualche acquisto minore.

 

 

Prima menzione va fatta per Allan Saint-Maximin. Esterno d’attacco di 20 anni, è considerato uno dei talenti più promettenti presenti in Francia, ma in biancorosso non ha mai avuto la sua chance: prestato tra Germania e Francia, adesso è passato a titolo definitivo al Nizza per 10 milioni. Poco? Forse. E non convince nemmeno tanto la decisione di cederlo non a titolo temporaneo. Fatto sta che Jardim lo osservava tutti i giorni. Non avrà visto in lui ciò che si spera.

Ultimo, ma non per importanza, è Mbappé. Sul suo passaggio al PSG si è detto di tutto. Il riscatto fissato a 180 milioni pare una formalità, probabilmente il ragazzino farà un’altra stagione ad alti livelli, osservando da vicino Cavani e Neymar.

 

Come Kanté, Mbappé aveva ambizioni troppo grandi per la dimensione monegasca

 

CONCLUSIONI – Il Monaco ha estremizzato ciò che non ha fatto il Leicester. Forse per volontà dei giocatori, forse cifre troppe ghiotte, forse per scarsa fiducia nel futuro di alcuni interpreti, la società monegasca non si è fatta troppi problemi per cedere le sue stelle e rimpiazzarle al meglio (Tielemans è tutt’altro che un rimpiazzo, e preso a soli 25 milioni è un capolavoro).

 

Classe 1997, centrocampista a tutto campo, completamente ambidestro. L’acquisto di Youri Tielemans potrebbe essere il vero capolavoro del mercato

 

Acquistare giocatori per 100 milioni di euro, a fronte di un tesoretto di 358 milioni di euro (di cui 180 milioni per Mbappé in arrivo il prossimo anno) dalle cessioni è un segnale che può essere interpretato in due modi: o è un ridimensionamento graduale o, più probabilmente, cautela e programmazione dei mercati futuri, senza la fretta di spendere tutto, male e subito.

Speriamo vivamente nella seconda.

Ruggero Rogasi

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Mercato drogato

Con il passare degli anni, durante i mesi del calciomercato, se ne sono viste e sentite di tutti i colori. Tra procuratori sempre più potenti, calciatori vagabondi e cifre sempre più astronomiche, quella che era una fase a tratti emozionante si è trasformata in una battaglia all’ultimo colpo di scena, tra scorrettezze, escamotage e sparizioni.

Per la serie “giocatori pagati troppo”: Paulinho è costato al Barcellona 40 milioni di euro

 

IL CASO DELL’ESTATE – Inutile dire che la cosa più eclatante è stato il passaggio di Neymar dal Barcellona al Paris Saint-Germain. E il metodo con cui i francesi hanno aggirato il Fair Play Finanziario. Non potendo permettersi, da regolamento, i 222 milioni di euro della clausola rescissoria, a pagare il tutto è stata la Qatar Fondation, sponsor del club parigino, che ha versato direttamente nelle tasche del giocatore 300 milioni di euro per farne l’uomo immagine del Mondiale in Qatar del 2022. Un’ottima scelta di marketing: tra 5 anni, molto probabilmente, il brasiliano sarà il calciatore più forte del mondo, attirando l’attenzione di tutto il globo.

Il Barcellona ha perso quello che, molto probabilmente, nei prossimi anni diventerà il calciatore più forte del mondo

Con questa cifra, lo stesso giocatore è andato a pagare la clausola rescissoria, tenendo fuori il PSG da eventuali polemiche e, soprattutto, facendolo risultare come un trasferimento a parametro zero, tenendosi i 78 milioni di euro rimanenti, più uno stipendio da 30 milioni l’anno e una cifra di commissione data al padre-agente del giocatore.

Una storia trita e ritrita, che ha avuto pesanti ripercussioni sui fatti successivi.

 

IL POST NEYMAR – Doppiata la cifra record per Pogba, la situazione è degenerata. Il Barcellona si è ritrovato con una cifra enorme per cercare un sostituto per il brasiliano. Facile fare mercato dopo una cessione del genere? Tutt’altro! Conoscendo la situazione d’emergenza dei blaugrana e la grande disponibilità economica, i club contattati hanno sparato cifre altissime.

Ne è un esempio il Borussia Dortmund, che per Ousmane Dembelé ha incassato ben 105 milioni più la possibilità, tramite i bonus, di arrivare a 150 milioni di euro. Dopo che lo avevano preso dal Rennes per 20 milioni! Le qualità di Dembolt non si discutono, la giovane età lo aiuta (ha 20 anni), ma ha ancora tanto, tantissimo da dimostrare.

Come se non bastasse, lo stesso PSG ha fatto un’altra follia: Kylian Mbappe per 180 milioni. Il metodo usato non è stato lo stesso messo in atto per Neymar, ma bensì un prestito gratuito con diritto di riscatto. La dimensione della cifra è merito della proprietà del Monaco. Da mesi hanno sparato cifre molto alte, presentandolo come il talento più luminoso del panorama mondiale. Dai 90 milioni chiesti al Real Madrid in primavera ai 180 sborsati dal PSG in estate c’è di mezzo il lievitare delle cifre pagate. “Se Neymar vale 222 milioni, Kylian non può costare molto di meno”. E così è stato.

 

Vanno poi aggiunti gli 85 milioni di euro per Lukaku al Manchester United, i 51 per Walker al Manchester City, i 62 per Morata al Chelsea, i 50 per Sigurdsson all’Everton…

Coraggioso il Liverpool a resistere alle offerte del solito Barça per Coutinho: i catalani si sono spinti fino a 150 milioni, sempre rifiutati dai Reds per la difficoltà di trovare un sostituto entro la fine del mercato.

Una curiosità sulle “cifre pazze”: all’inizio di luglio il CIES Football Observatory aveva stilato il valore dei più forti calciatori del mondo, seguendo un algoritmo che tenesse conto di età, ruolo e rendimento nel corso degli anni, mettendo sul podio Neymar (185 milioni), Dele Alli (136 milioni) ed Harry Kane (134 milioni). Prevedendo che il primo giocatore a sfondare il tetto dei 200 milioni sarebbe stato proprio il giovane Dele, se il Tottenham avesse deciso di venderlo tra un paio d’anni. Non considerando, nel loro algoritmo, l’accoppiata “clausola rescissoria+PSG”.

Neymar ha sfondato il tetto dei 200 milioni. A questo punto Alli sfonderà quello dei 300?

 

DAL MAL DI PANCIA ALLA SCOMPARSA – Dulcis in fundo, ricorderemo questa estate anche per la moda del certificato medico. Che sia per malattia o per stress, più giocatori in partenza hanno accelerato le proprie trattative presentando certificati medici ai propri club.

Gastroenterite acuta”. Questo, per esempio, il motivo chiesto da Federico Bernardeschi per non presentarsi al ritiro della Fiorentina. Aspettando la Juventus, che lo prenderà poi per 40 milioni di euro. Inutile dire che la maggior parte dei tifosi viola lo abbia poi mandato a… ehm…

Da idolo a Giuda per molti tifosi viola, Bernardeschi ha scelto di vestire la maglia degli storici rivali della Juventus

Sempre in casa viola, Nikola Kalinic si è assentato più volte presentando permessi scritti, che vanno dal furto in casa in Croazia allo stress da calciomercato, per accelerare il suo passaggio al Milan. Perisic ha avuto (?) un mal di denti durante le voci su un suo possibile passaggio al Manchester United, Keità Balde e Mbaye Niang si sono “liberati” di Lazio e Milan presentando certificati per decidere da soli dove andare (il francese era seguito dalla Spartak), scegliendo reciprocamente Monaco e Torino.

Tornando poi a Ousmane Dembelé, ci sono stati casi di vera e propria insubordinazione. Il ragazzo non si è presentato a diversi allenamenti del Borussia Dortmund per forzare la mano al BVB e accettare le offerte provenienti dalla Spagna.

LA PECORA BIANCA – Tra tanti calciatori che pensano al proprio tornaconto, qualche “pecora bianca” è presente, consapevole dell’enormità delle cifre che circolano nel mondo del calcio. E se Marten De Roon, qualche mese fa, ammise di vergognarsi un po’ ogni volta che riceveva lo stipendio dal Middlesbrough pensando alle condizioni sfavorevoli delle “persone normali”, lo spagnolo Juan Mata ha avuto l’idea di proporre ai propri colleghi di devolvere una piccola percentuale del loro stipendio in beneficenza. Ha dato vita ad un progetto chiamato “Common Goal”, chiedendo ai colleghi di destinare l’1% dei propri guadagni per opere benefiche.

Mata posa per “Common Goal”

Poco, pochissimo per loro, ma che può trasformarsi in tantissimo per chi ne ha davvero bisogno.

 

Ruggero Rogasi

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Un muro di soldi

Non sempre “grandi spese” equivalgono a “buoni risultati”. Ne sanno qualcosa dalle parti dell’Etihad Stadium, con il Manchester City che, da anni, spende oltre 200 milioni di euro a sessione estiva senza vincere in campionato dalla stagione 2013-2014. La vittoria in Premier League, arrivata quasi in modo rocambolesco all’ultimo respiro, ripose grandi speranze per il futuro degli Skyblues, dal 2008 nelle mani del ricchissimo sceicco Mansour bin Zayd Al Nahyan. Che, divertito dal giocattolo finalmente funzionante e conscio di avere finanze pressoché illimitate, decise di investire ancor di più per puntare a traguardi sempre più importanti.

E se per attacco e centrocampo sono arrivati, negli anni, grandi nomi come Sergio Aguero, Carlos Tevez, Yaya Toure, David Silva e Kevin De Bruyne, non si può dire lo stesso del pacchetto difensivo, che paga ancora della scarsa attenzione posta nel costruirlo.

Demichelis cade alla prima finta di Rashford, lasciandogli lo spazio per segnare

BRAVO, MA NON BRAVISSIMO – Per decisione dello stesso sceicco, dal 2008 il titolare tra i pali è stato Joe Hart. Inglese, cresciuto proprio nel club e amato dalla piazza, ha sempre pagato la scarsa continuità di rendimento, sia a livello di club che di Nazionale. Giusta la decisione di continuare ad aspettarlo, sperando nella definitiva consacrazione. Destò dubbi l’acquisto di Willy Caballero, nel 2014, per ben 8 milioni. Spesa alta considerando il ruolo da riserva e l’età (è un classe 1981). L’anno scorso, invece, è cambiato tutto. Arriva Guardiola in panchina, allenatore che esige dai suoi giocatori una padronanza totale del pallone. Portiere compreso. Prende quindi Claudio Bravo dal Barcellona per ben 18 milioni (i blaugrana ringraziano per la cifra ottenuta per un 33enne e l’opportunità di puntare sul ben più giovane Ter Stegen) costringendo Hart ad andare al Torino. Il nuovo arrivato delude ben presto tutti, tanto che Pep lo manda in panchina e punta su Caballero.

IL PARADOSSO DI RULLI – Nel frattempo il City ottiene un’opzione per Geronimo Rulli, argentino del Maldonado ma in forza alla Real Sociedad. Lo paga 4,7 milioni di euro, ricevendone poi 7 dagli spagnoli. L’opzione di prelazione, a norma, prevede una volontà di puntare sul giocatore una volta cresciuto. Così non sembra che accadrà. Arriva giugno 2017 e la società compra il 24enne brasiliano Ederson dal Benfica, pagandolo ben 40 milioni di euro. Brasiliano che inizia subito male la sua avventura in Inghilterra, con una papera che regalerà a Wayne Rooney il gol numero 200 in Premier League.

Desta curiosità la decisione di non voler puntare su Geronimo Rulli, uno dei portieri più promettenti in circolazione

UNO SU QUATTRO – Uno dei primi acquisti di Mansour fu Vincent Kompany, roccioso difensore belga, pagato all’Amburgo circa 8,5 milioni. Curioso dire che, da allora, è sempre stato lui il vero perno della difesa, pur essendo uno dei meno pagati (solo Martin Demichelis, 5 milioni di euro, dall’Atletico Madrid) è costato meno tra i centrali. Da allora sono arrivati anche Matjia Nastasic dalla Fiorentina (15 milioni più l’intero cartellino di Savic, allora valutato 8 milioni e che finirà 3 anni dopo all’Atletico Madrid per 25 milioni), Eliaquim Mangala (Porto, 30 milioni), Nicolas Otamendi (Valencia, 44,6 milioni) e John Stones (Everton, ben 55, 6 milioni di euro) più Jason Denayer, proveniente dal vivaio. Il crollo nelle prestazioni del gigante belga, dovuto anche all’avanzamento dell’età (31 anni lo scorso aprile, tanti per uno che ha sempre dato tutto dal punto di vista muscolare) hanno costretto la società a puntare sul meglio che era possibile trovare sul mercato. E si sa che quando hai bisogno, il prezzo non lo fai tu. Tutti i sopracitati sono ben più che strapagati per il loro effettivo valore. Due casi sono Nastasic e Mangala, comprati senza pensarci troppo dopo un’unica, ottima stagione con Fiorentina e Porto, tanto che dopo poco le loro strade si sono allontanate dall’Etihad (Nastasic è in Germania, il francese invece è appena tornato dal prestito al Valencia).

Due anni deludenti al City per Mangala, poi il prestito al Valencia. Adesso potrebbe arrivare all’Inter

FRECCE PAGATE CARO – In questa finestra di mercato il City ha perso tutti i suoi terzini: Zabaleta, Clichy, Sagna partiti a parametro zero, Kolarov è tornato in Italia, alla Roma. Nuova emergenza, nuove spese esagerate. Sono arrivati, infatti Kyle Walker dal Tottenham (51 milioni di euro), Benjamin Mendy dal Monaco (57,5 milioni) e Danilo dal Real Madrid (30 milioni). Pagati tanto, troppo. Il primo è sicuramente il migliore fra i tre, il secondo ha vissuta una buona stagione dal suo debutto nel calcio che conta dopo una non esaltante esperienza al Marsiglia e il terzo ha miseramente fallito l’occasione a Madrid.

 

 

UN BILANCIO – Facendo due calcoli, quindi, Mansour a speso, per la difesa, la bellezza di 407 milioni di euro per portieri e difensori, senza considerare gli stipendi, recuperandone poi 18,8 (le cessioni di Ederson e Nastasic più la spesa del West Ham per il prestito di Hart), dandoci così un passivo di 388,2 milioni di euro.

L’equivalente di un Neymar e mezzo, se vogliamo far paragoni…

 

Lo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan ha speso oltre 1,5 miliardi di euro nel Manchester City dal 2008 a oggi

 

Ruggero Rogasi

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Il mercato ai tempi dei social

La tecnologia va avanti da anni, con nuovi mezzi di informazione e i social network che impazzano sempre di più. E oltre a cambiare, in modo permanente, le nostre vite, ha cambiato in modo irreversibile anche il mondo del calcio: che siano commenti e critiche dei tifosi, tweet sibillini dei giocatori o semplici foto e video, su Facebook, Twitter, Instagraam e soci il calcio la fa da padrona. E i calciatori, spesso, hanno regalato perle che hanno fatto clamore proprio nel tempo di mercato, scatenando curiosità, felicità, rabbia o semplice ironia…

GIOCHI DI CONOSCENZA – Primi di luglio del 2015. Dopo anni di successi con il Bayern Monaco, Bastian Schweinsteiger decide di lasciare la Bundesliga per approdare in Premier League, al Manchester United. Il passaggio ufficiale avverrà il 13 luglio, ma la certezza arriva 24 ore prima: il tedesco, sui social, inizia a seguire tutti i canali ufficiali dei Red Devils e dei suoi futuri compagni di squadra, “spoilerando”, quindi, il suo futuro a Old Trafford.

 

COME NON ROMPERE IL GHIACCIO – L’estate scorsa, sempre in Premier League, l’attaccante belga Christian Benteke si è reso partecipe di una clamorosa gaffe. Dopo un anno deludente al Liverpool arriva la sua firma con il Crystal Palace. Aggiorna subito i suoi profili social, con tanto di foto sorridente con la sua nuova maglia. È su Twitter che, però, avviene la magia: nella descrizione viene scritto “Burnley e Belgio”, confondendo le Eagles con i neo promossi. Arriveranno pronte le scuse e la correzione dell’errore, e per farsi perdonare il giocatore segnerà 15 reti in campionato.

Qui qualcosa non torna…

 

LEONE DA TASTIERA? – Passiamo ora a questi mesi di caldo, caldissimo calciomercato, che ci hanno offerto moltissimi spunti. Partiamo da Keita Balde. L’attaccante della Lazio, seguito da Juventus e Milan, ma anche in Francia dal Monaco e le solite sirene inglesi e spagnole, è stato messo ai margini della rosa in attesa di una sua decisione definitiva. In attesa che il mercato ci dia la risposta, il giocatore ha consegnato a Twitter la sua, attaccando la società, in occasione della mancata convocazione in una amichevole.

Non convocato nemmeno per la Supercoppa Italiana, un altro “cinguettio” polemico, sempre contro la dirigenza.

Una caduta di stile per un giocatore che si batte come un leone in campo, ma che si dimostra leone anche dietro ad uno schermo…

 

SE QUEDA” – Non possiamo non citare Neymar e il suo passaggio al PSG. Nessuna certezza, il mondo blaugrana vive nel terrore di perdere uno dei giocatori più forti del mondo. E il brasiliano non aiuta. Pubblica su Instagram una foto: è disteso, sguardo perso davanti a lui. Pensa. E aumenta i dubbi sul suo futuro.

🤔

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Ci ha provato il suo compagno Pique a dare una risposta ai suoi pensieri, e a rassicurare i tifosi: quella foto assieme a lui, con la frase “Se queda”, “Rimane”. Non è rimasto.

 

VERBA VOLANT… MA NON SU WHATSAPP – Un’altra questione che ha fatto discutere è il passaggio di Borja Valero all’Inter. Nel bel mezzo dell’incertezza generale, è arrivata ai canali di comunicazione un file audio che il giocatore ha mandato ad un amico. In questo messaggio vocale, lo spagnolo spiegava la sua situazione, annunciando che il suo trasferimento in nerazzurro era obbligata da scelte non sue: “Non ho firmato ancora con nessuno e se non l’ho fatto è più per voi che per la società, perché loro hanno dimostrato di non volermi bene come voi. Dirò tutto ciò che devo dire, anche chi ha la colpa per questa mia partenza. Non è sicuro al 100%, ma sicuramente andrò via perché mi hanno rotto le pa**e, mi hanno fatto piangere e non dormire in queste settimane”. Non è chiaro, però, se questo messaggio sia stato divulgato con il consenso del giocatore.

 

PER RIDERE – I giocatori usano i social network anche per salutare i compagni che partono in direzione di un altro club. È il caso di Kevin Strootman, che con un post su Instagram ha salutato Rudiger, in partenza verso il Chelsea. Dopo le frasi affettuose di rito, il centrocampista olandese esprime la sua speranza di non veder partire più nessuno compagno. In risposta è arrivato il belga Nainggolan, in vena di scherzare, con un “Non saprei” e, per calare l’asso, l’ex Salah, passato al Liverpool “Ora tocca a Radja”. Scherzi tra amici, ma chi lo sa…

Terrorismo da calciomercato

 

Ruggero Rogasi

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Fuori dal coro – Barcellona-Neymar, non serve comprare un erede

(Foto in copertina da Getty)

Ci siamo. Ieri sera Neymar ha pagato la clausola da 222 milioni al Barcellona, liberandosi del contratto con il club e dirigendosi verso la firma con il Paris Saint-Germain. A nulla è servita la resistenza della Liga, restia ad accettare una somma del genere da parte di un club con un’escamotage non proprio limpida.

Tra la rabbia e lo sbigottimento, in Spagna e fuori ora tutti si chiedono chi prenderà il posto dell’ex Santos, con i blaugrana che si ritroveranno tra le mani una somma spropositata. Chi prenderà il posto del numero 11 dovrà essere un top player, non uno qualunque.

 

Arrivato in Spagna nell’estate del 2013, Neymar ha segnato 105 reti in 186 partite in blaugrana (Foto: Getty)

 

Tanti sono, quindi, i nomi chiamati in causa, di più o meno facile realizzazione, a seconda del club di appartenenza e del prezzo di partenza per il trasferimento.

Scartando Draxler e Di Maria (difficile che il club catalano tratti così presto con i parigini dopo un “sgarbo” del genere), Dybala e Griezmann (il Barça cerca un ala di piede destro), i nomi più adatti (usciti dalla stampa) sembrano quelli di Hazard, Coutinho, Dembelé, Mbappé, Sanchez, Martial e Insigne.

Tra tutti, il belga Hazard è quello che farebbe meno rimpiangere il brasiliano. Dribbling e velocità ottimi, ancora giovane. È il profilo adatto per trasformare la MSN in MSH. L’unico ostacolo sarebbe Conte. Un osso duro quando si tratta di mercato. Certo, con la volontà del giocatore si fa la differenza, ma Eden ha sempre espresso felicità nel parlare della sua vita a Londra. E un futuro che pare scritto come erede di Cristiano Ronaldo a Madrid…

 

Tra tutti i nomi in circolazione, quello di Eden Hazard sembra il più adatto a sostituire il brasiliano (Foto: Getty)

 

Coutinho sembra l’erede designato. Costa tanto (il Liverpool non lo mollerà per meno di 80-90 milioni) e già era in orbita mercato per prendere l’eredità di Iniesta. L’ex Inter si presta bene sia al ruolo di mezzala sia a quello di ala, ma tornerebbe il problema dell’eredità dell’Illusionista, ormai 33enne e al tramonto della sua luminosa carriera.

Dembelé è “prenotato”. Nessun accordo con il Borussia Dortmund, ma il francese ha espresso la volontà di andare a giocare al Camp Nou, un giorno o l’altro. Un giorno o l’altro. E il BVB, al momento, è pronto a tutto tranne che a privarsi del francese ex Rennes, totalmente ambidestro e capace di spaccare da solo le partite.

Da pochi giorni si è vociferato di una pista per Mbappé, ma il francesino sembra promesso sposo del Real Madrid. E c’è da dire che sfidare le Merengues in un’asta per una ragazzo di 19 anni, reduce da una sola stagione tra i professionisti, e partendo da una valutazione di 150 milioni, è da pazzi.

Martial potrebbe essere un altro profilo ideale. Classe 1995, in cerca di riscatto dopo aver perso il posto al Manchester United a discapito di Mkhitaryan e Rashford. Costa tanto, trattare con le squadre inglesi non è mai facile. Ma la grande occasione, almeno finora, l’ha fallita.

Sanchez e Insigne sono fantamercato. Il cileno è sì in uscita dall’Arsenal, ma difficilmente sarebbe disposto a tornare all’ombra di Leo Messi. Il napoletano invece è seguito, ma non a tal punto da intavolare una trattativa con il Napoli. Ma, con Mino Raiola in arrivo, non si sa mai…

C’è un opzione, infine, che permetterebbe ai blaugrana di risparmiare i 222 milioni e spenderli per altri ruoli di cui la squadra di Valverde ha bisogno. Una soluzione interna.

 

E se fosse Deulofeu la scelta di Valverde per il posto vacante in attacco? (Foto: Getty)

 

Gerard Deulofeu, dopo un lungo pellegrinaggio per l’Europa, è tornato. Cresciuto nella cantera, ha giocato in prestito al Siviglia e nell’Everton, crescendo fisicamente e caratterialmente. Poi ha sfruttato alla grande l’occasione al Milan, adattandosi a sinistra (il ruolo di Neymar) e guadagnandosi la recompra da parte della base catalana. 18 partite e 4 reti in rossonero, condite da buone prestazioni, grandi giocate e scatti fulminanti (spesso determinanti nella tattica Serie A). Il ragazzo, classe 1994, ha più volte ribadito la volontà di giocarsi le sue carte al Camp Nou. Pochi lo hanno ipotizzato finora, ma lo spagnolo potrebbe davvero rivelarsi un’arma a costo zero nelle mani di Ernesto Valverde.

L’occasione la merita, sta a lui coglierla.

 

Ruggero Rogasi

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Fuori dal coro – Napoli-Mertens, meglio dividersi ora

L’anno scorso, di questi tempi, Higuain stava per dire il suo “sì” alla Juventus, con il Napoli che stava pensando al sostituto per l’attacco. È arrivato, come grande colpo, il polacco dell’Ajax Arkadius Milik, classe 1994, attaccante moderno e mancino.

Questo perché il tridente della formazione partenopea doveva avere proprio il numero 99 al centro, con Callejon, Insigne e Mertens che si giocavano i restanti due posti sulle fasce.

Ad inizio ottobre il crociato di “Arek” si rompe e nasce il problema attaccante per gli azzurri.

Problema che viene presto risolto da Sarri che reinventa Dries Mertens come falso 9 alla Messi. I risultati sono eccellenti, con il belga che segna 34 reti stagionali (28 in Serie A), arrivando alle spalle del solo Dzeko nella classifica marcatori.

Una delle 34 esultanze stagionali del belga

Nel frattempo la paura di perderlo, con l’ombra della solita Juventus che potrebbe ripetere quanto fatto con il Pipita appena un anno prima.

Così la trattativa per il rinnovo, con clausola anti-Juve valida solo per l’estero: contratto valido fino al 2020, con un ingaggio di 4 milioni di euro a stagione, e clausola rescissoria valida da giugno 2018 e solo per l’estero di 30 milioni di euro.

Ma, probabilmente, le strade di club e giocatore potrebbero far meglio a dividersi adesso per 3 motivi.

IL MOTIVO ECONOMICO – Ammettiamolo: con le cifre in gioco in questo periodo, 30 milioni non sono nulla. Specialmente per un giocatore così abile sotto porta e duttile in campo. Grazie alla clausola rescissoria, tra un anno, una squadra estera potrà arrivare con 30 milioni di euro e metter fuori gioco il Napoli qualunque sia stata la stagione del folletto. Ha segnato 10 reti? 30 milioni. Ha segnato 30 reti? 30 milioni. Ha segnato 50 reti? 30 milioni. Quanto può valere un attaccante che segna 50 reti? Molto, molto di più di 30 milioni. Per il Napoli, quindi, sarebbe una perdita economica considerevole, considerando il valore tecnico del giocatore.

Il tridente partenopeo è stato il più temuto in Italia

IL MOTIVO ANAGRAFICO – Legato al valore economico, il valore anagrafico è altrettanto importante: il giocatore ha 30 anni, quindi non è più un ragazzino e, prima o poi, la parabola discendente arriverà. Non si può dire se arriverà l’anno prossimo o tra 3-4 anni, ma arriverà. Perché, quindi, non monetizzare ora, con il giocatore in gran forma dopo la sua miglior stagione, piuttosto che rischiare di vederlo calare nel corso del tempo e vedersi arrivare offerte più basse?

Di pari passo va anche l’ambizione del giocatore, che per lo stesso motivo potrebbe cercare di strappare un ultimo, ricco, contratto con un top club europeo, che abbia ambizioni più elevate di quelle azzurre. Non che ci siano stati contatti con altre squadre, ma un’avventura al Chelsea, o al Real Madrid, potrebbe allettare e non poco il palato del giocatore, ed è più facile attirare adesso l’occasione, dopo una stagione perfetta, che rischiare di aspettare un altro anno.

Il Chelsea cerca un attaccante… ve li immaginate Hazard e Mertens insieme?

IL MOTIVO TECNICO – Mertens rischia di diventare un ostacolo per i compagni di reparto. Milik ha recuperato dall’infortunio, e difficilmente accetterà il ruolo di comprimario, ma vorrà riprendersi il posto da titolare in mezzo all’attacco per dimostrare di valere sia la spesa fatta da De Laurentis (32 milioni di euro) sia le aspettative che hanno in lui i tifosi partenopei. Insigne ha vissuto una stagione bellissima. Callejon è insostituibile sulla destra per la continuità che riesce a dare sulla fascia per tutta la partita. Il problema dell’abbondanza è il più desiderato da ogni allenatore, ma si rischia di disperdere un patrimonio tecnico che può crescere e fruttare molto in futuro, specialmente con Milik. Sarri potrebbe risolvere il problema cambiando modulo, passando al 4-2-3-1 e piazzando Mertens dietro al polacco, ma snaturerebbe la sua idea di calcio, con il suo 4-3-3 capace di regalare meraviglie agli spettatori delle partite.

Milik non si accontenterà della panchina

Sarebbe una cessione dolorosa per tifosi del Napoli, fatta per “una giusta causa”, e converrebbe a quasi tutti.

Ma niente paura, il Folletto resterà all’ombra del Vesuvio.

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Lezioni di mercato

(Immagine di copertina tratta dal profilo Twitter dell’Everton)

 

Fare mercato è difficile. Specialmente se inizia la sessione e il tuo giocatore più rappresentativo esprime a più riprese la volontà di partire.

È ciò che è successo a Liverpool, nella sua metà blu. Dopo diversi falsi allarmi, infatti, Romelu Lukaku ha deciso di andarsene, stavolta per davvero. Nessuna possibilità che il belga decidesse di restare ancora all’Everton. La sua volontà è di giocare la Champions League.

La dirigenza dei Toffees, dal canto suo, non è stata a strapparsi i capelli, né ha cercato di convincere il suo fortissimo centravanti.

Consci del fatto che, dalla cessione del 24enne, sarebbe arrivata una ricchissima somma, hanno deciso di spendere da subito per creare un “dopo Lukaku”, senza badare troppo a spese.

 

PROGETTO GIOVANI LEONI – Per la porta è arrivato Jordan Pickford dal Sunderland per 28,5 milioni di euro. Classe 1994, è considerato l’unico vero rivale di Jack Butland per la porta della Nazionale Inglese. Ottimo elemento per i pali, venuto a prendere il posto a Stekelenburg e Robles. Ancora un po’ acerbo, ma il talento c’è tutto.

Sulla stessa onda, e alla stessa cifra, è arrivato un signor difensore: Michael Keane, 24enne ex Burnley. Cercato in passato con insistenza da Chelsea e Tottenham, rappresenta il futuro in difesa della Nazionale di Southgate.

 

I COLPI ESOTICI – Per il centrocampo arriva Davy Klaassen dall’Ajax per 27 milioni. 24 anni per un giocatore di tutto rispetto, da piazzare in mezzo al campo o sulla trequarti (più difficile visto un altro colpo). Anche lui cercato più volte negli anni da altri club (il Napoli lo ha seguito per anni), ma i Toffees sono stati gli unici ad arrivare con un’offerta concreta che potesse convincere i lancieri a lasciarlo andare (c’è dietro anche il progetto stesso della squadra olandese). Non possiede il fisico tipico del centrocampista della Premier League, ma è capace di giocare intere partite a ritmi altissimi, sempre se riuscirà a reggere l’impatto con un campionato più impegnativo dell’Eredivisie.

 

Altro colpo esotico, ma per il futuro, è quello di Henry Onyekuru, ala sinistra di 20 anni dell’Anderlecht, pagato 8 milioni, che passerà però un anno in prestito con i biancomalva.

 

ATTACCANTE AFFAMATO DI RISCATTO – Il posto di Lukaku in mezzo all’attacco lo prenderà Sandro Ramirez, ex canterano del Barcellona e pagato al Malaga 6 milioni di euro. 22 anni, non proprio fisico ma agile, può essere il nome giusto da cui ripartire contando proprio sulla sua voglia di riscatto, dopo il sogno blaugrana vissuto e infranto appena un anno fa, alla fine del contratto con la squadra catalana. Si presenta con un bottino di 14 reti in 30 gare nell’ultimo campionato spagnolo.

 

IL FIGLIOL PRODIGO – Dulcis in fundo, c’è il ritorno di Wayne Rooney dopo 13 anni dalla sua partenza per il Manchester United. Non ha bisogno di presentazioni, il top scorer della storia dei Red Devils arriva per prendersi il posto che Mourinho gli aveva ormai negato ad Old Trafford e con la voglia giusta per aiutare la squadra delle sue origini a togliersi diverse soddisfazioni, dopo aver vinto tutto con Ferguson.

 

E IL DOLORE NON C’È PIÙ – Un centinaio di milioni spesi sul mercato prima di veder partire, più o meno per la stessa cifra, il giocatore più rappresentativo verso una diretta concorrente in campionato, amato dai tifosi di Goodison, vaccinati grazie ad una campagna acquisti che, molto probabilmente, continuerà (dai diritti tv sono arrivati 127 milioni e dalle cessioni di Deulofeu e Cleverley altri 21).

L’Everton che sta venendo fuori vuole un posto in Europa. Nell’Europa dei grandi.

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Dov’è l’amore?

Pensioni dorate e anticipate in Asia, rinnovi periodici a stipendi sempre più assurdi, baci alla maglia rinnegati poi con addii annunciati.

Il calcio di oggi, per i diretti interessati, sta divenendo sempre più una questione economica, lasciando sempre meno spazio ai sentimenti e all’attaccamento alla maglia.

La verità è questa: la carriera di un calciatore ha una durata media di 20 anni e non prevede una pensione. Così in questi 20 anni deve guadagnare abbastanza da garantirsi una vita decente anche dopo il ritiro (a meno di una esperienza da allenatore).

Aggiungiamo inoltre fattori esterni come l’influenza dei procuratori, sempre più potenti, la crescita economica delle realtà asiatiche, che costringono i club europei ad alzare le offerte per i propri fuoriclasse.

Insomma, detto in modi molto banali “non ci sono più le bandiere di un tempo”, “Totti è stata l’ultima bandiera del calcio italiano” e così via.

Analizziamo adesso tre casi “tipo” avvenuti negli ultimi due anni, che riassumono in piuttosto chiaro la “rovina” del calcio.

 

PREMIER LEAGUE? SÌ, LA CHINESE!

Gennaio 2016, il calcio europeo ha scoperto un nuovo talento brasiliano, in forza allo Shakhtar Donetsk, Alex Teixeira. Da sempre attenta al calcio verde oro, la squadra ucraina costiuisce un vero proprio ponte tra il Brasile e i top club europei, come possono testimoniarlo Luiz Adriano, Douglas Costa, Willian…

Il brasiliano aveva stupito tutti anche contro il Real Madrid

Trequartista classe 1990, Teixeira stupisce tutti segnando 22 reti in campionato tra settembre e gennaio, più altri 3 gol in Champions League. Arriva gennaio, con la sua finestra di mercato, ed è chiaro che il brasiliano meriti palcoscenici ben più luminosi. A bussare alla sua porta è la Premier League, con Chelsea e Liverpool pronti a mettere sul piatto cifre superiori ai 40 milioni di euro. A spuntarla è un’altra squadra, di un’altra Premier League. È il Jiangsu Suning, della Chinese Premier League, che offre ai Minatori 50 milioni di euro, proponendo al giocatore un contratto quadriennale da 12 milioni di euro a stagione. È il primo, vero, capitolo dello spauracchio cinese, con una cultura calcistica in crescita e la volontà di investire nel mercato europeo, poco importa se ad essere comprati saranno i calciatori o interi club.

 

AMORE ETERNO, BASTA CHE LO STIPENDIO SIA ALTO

Qualche settimana fa è arrivata la notizia dell’avvicinarsi dell’ennesimo prolungamento del contratto di Leo Messi con il Barcellona, fino al 2021. E fin qui niente di male. È una bandiera del club catalano, sempre tra le file blaugrana dal 2000 ad oggi. Con una bella storia dietro, di quel ragazzino fortissimo ma con un grave problema riguardante gli ormoni della crescita, e l’accordo con il Barcellona firmato su un tovagliolo con tanto di garanzie di cure. La bellezza della storia finisce appena si leggono le cifre.

Clausola da 400 milioni di euro. Stipendio da 30 milioni di euro netti all’anno (quello precedente era da 20 milioni annui).

Amore?

Cifra inimmaginabile. Roba da 82 mila euro al giorno!

Una cifra del genere è la conseguenza diretta dell’arrivo dei cinesi: l’intenzione del Barcellona era di blindare l’argentino, scongiurando una prepotente offensiva di un magnate asiatico interessato a portare la Pulce lontano dal Camp Nou. Anche la stessa clausola rescissoria è totalmente fuori mercato.

La garanzia di non perderlo, ma a che prezzo!

 

IL BACIO DI GIGIO

Con il contratto in scadenza per giugno del 2018, i piani del Milan erano chiari: chiudere la cessione del club ai cinesi e poi rinnovare il contratto di Gianluigi Donnarumma per farne una bandiera. Per farne il volto del nuovo ciclo rossonero, con tanto di acquisti costosi e altisonanti (quasi 100 i milioni spesi dal club di Milano finora). Tante voci, ritardi, dubbi e paure. Poi il colloquio con l’agente del ragazzo, il potentissimo Raiola. Una conferenza stampa organizzata in fretta e furia. E la notizia: Donnarumma ha deciso di non rinnovare il suo contratto con il Milan.

E sui social scoppia la rabbia del popolo rossonero. Può un ragazzo cresciuto nel settore giovanile, amato dai tifosi e apparentemente attaccato ai colori (famosissimo il bacio dopo la vittoria contro la Juventus) rifiutare un contratto da 4,5 milioni di euro all’anno?

Già l’offerta del Milan era altissima, quasi immorale per un ragazzo di 18 anni. Il dubbio che può venire è che ne voglia ancora di più.

Real Madrid, Juventus, PSG, Manchester United, Manchester City… difficile dire cosa ci sia sotto, ma qualcosa sotto c’è di sicuro.

E sicuro è anche lo zampino di Raiola, curatore degli interessi di Gigio come di molti altri campioni del calcio (Pogba e Ibrahimovic i più famosi e remunerativi). Checché se ne dica, il ruolo del procuratore è sempre più importante, se non ingombrante.

Un esempio: anni fa la Fiorentina aveva un canale preferenziale per i talenti dell’Est Europa grazie ai buoni rapporti tra Pantaleo Corvino e l’agente Fali Ramadani. Non era quindi una coincidenza la presenza quasi simultanea in rosa di giocatori come Jovetic, Ljajic, Behrami e Nastasic, tutti e quattro gestiti proprio dal serbo. E anche Raiola ha la sua piccola colonia al Manchester United, con Ibra, Mkhitaryan e Pogba ad Old Trafford.

Si dice che i giovani devono prima curare l’aspetto umano e divertirsi, per poi solo dopo pensare anche alle questioni economiche. Un po’ quello che accade nella famiglia Chiesa: il giovane Federico, sempre della Fiorentina, è gestito direttamente dal padre, che preferisce farlo crescere in un ambiente più tranquillo e in un modo più genuino, andando anche a rifiutare la corte di procuratori che avrebbero potuto portare il numero 25 viola chissà dove e a chissà quali stipendi, con il rischio di bruciarlo.

 

COSA RIMANE

E ai tifosi cosa rimane? È ovvio che eventi di questo tipo facciano storcere il naso, perché lo vivono dall’esterno: “Puoi giocare in un campionato tra i più prestigiosi d’Europa!” “Ti hanno salvato la vita, cosa puoi voler di più?” “Giochi nella tua squadra del cuore, i tifosi ti amano, perché andarsene?” sono tre frasi facili da dire se la tua vita non dipende proprio dai soldi di questi stipendi più o meno alti. E, detto che certe cifre sono proprio spropositate, è giusto ciò che disse Witsel pochi mesi fa, quando preferì accettare una ricca offerta dalla Cina rifiutando la Juventus: “Da una parte c’era il prestigio e la voglia di vincere della Juventus e dall’altra parte c’era un’offerta irrinunciabile come quella cinese e ho dovuto pensare per il futuro della famiglia”.

Una decisione nobile, che forse noi non capiremo mai del tutto.

Ma forse loro non capiranno mai del tutto il nostro amore.

 

RUGGERO ROGASI

Twitter @RuggeroRogasi

Non è un calcio per poveri

Che le spese nel mondo del calcio stiano raggiungendo cifre altissime non è un mistero: milioni di euro spesi tra costi dei cartellini, stipendi, commissioni per gli agenti, tasse… Ed ecco che, per voler rendere una squadra realmente competitiva ad altissimi livelli, ci vogliono spese sempre più ingenti, che tagliano fuori le realtà più modeste. Non è un caso, quindi, che sempre più società calcistiche stiano finendo nelle mani di sceicchi, magnati e imprenditori che sappiano innestare le squadre grazie a grandi quantità di liquidi.

Al momento, con 105 milioni di euro spesi più eventuali bonus, quello di Paul Pogba al Manchester United è il trasferimento più costoso della storia del calcio (foto: Daily Mirror)

E se hanno fatto clamore, ma non troppo, le cifre spese per campioni affermati come Cristiano Ronaldo o Gareth Bale, per cui il Real Madrid ha speso complessivamente quasi 200 milioni di euro, ecco che la cosa sembra andare fuori controllo quando si è parlato di Shaw, Martial o Renato Sanches. Ancora teenager al momento del loro passaggio alle attuali squadre di appartenenza, hanno mosso in tre quasi 150 milioni di euro, a cui potranno aggiungersi altre decine di milioni di bonus. A differenza dei due Blancos, qui si tratta di giovani, potenziali promesse, con tutta una carriera davanti e tutto da dimostrare. Tanti, troppi soldi.

Pochi giorni fa è stato registrato un nuovo capitolo in questa folle corsa al giovane di turno: il Real Madrid ha ufficializzato l’acquisto del 16enne brasiliano Vinicius Junior dal Flamengo. E fin qui tutto bene. Ciò che lascia esterrefatti è la somma spesa: 45 milioni di euro.

Più di Sanchez all’Arsenal, Mkhitaryan al Manchester United, Aguero al Manchester City, Dybala alla Juventus…

Considerato dai media locali il nuovo Neymar, Vinicius è un’ala sinistra che gioca con il piede destro, proprio come il numero 11 blaugrana. Si è fatto conoscere durante il Sudamericano Under 17, giocato in Cile tra febbraio e marzo, e vinto proprio dal Brasile, con il giocatore, con indosso la maglia numero 11, che ha chiuso il torneo come capocannoniere con 7 reti all’attivo. Fa del dribbling il suo punto forte, cercano spesso e volentieri la giocata spettacolare, cadendo anche in qualche leziosismo. Resterà con i rossoneri almeno fino a luglio del 2018 (compirà 18 anni il 12 luglio 2018), ma il presidente del Flamengo vorrebbe trattenerlo almeno fino al gennaio successivo.

Acquistare non è facile. Il Real Madrid ha comprato un giocatore di 16 anni per 46 milioni di euro. Potete immaginare quanto sia difficile operare, sarà un calciomercato durissimo. Forse resteranno molti giocatori, forse no. Vedremo. [Pep Guardiola parlando della prossima finestra di mercato]

Che sia o meno un futuro fenomeno, resta il fatto che la cifra sia spropositata. In tanti si sono espressi, tra allenatori, giornalisti o semplici tifosi, ma la sostanza è sempre la stessa: 45 milioni di euro per un 16enne, con la faccia da bambino e l’apparecchio per i denti, sono una follia.

Quel che è certo è che in casa Real stanno facendo tutti gli scongiuri del caso. Se in futuro il ragazzo dovesse rivelarsi il campione che dicono sarà un giocatore preso prematuramente ad una grossa cifra, quasi un capolavoro per i tempi della trattativa. Se, però, non riuscirà a mantenere le aspettative riposte in lui, sarà definito uno dei più grandi flop del mondo del calcio.

Ne va anche dell’immagine del Real…

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi