Tutti gli articoli di Gregorio Ragucci

Super Spal, ma contro questo Napoli non basta

Partita incandescente quella conclusasi poco fa tra Spal e Napoli, squadre che non si affrontavano a Ferrara nel massimo campionato dal 22 ottobre 1967, quando il risultato fu di 2-1 per i partenopei, che come 49 anni fa portano a casa il risultato, stavolta vincendo 3-2 in una gara molto combattuta per tutti e novanta i minuti di gioco. Spal che, spinta dal proprio pubblico, parte fortissimo mostrando un calcio propositivo e una grande voglia di trovare il vantaggio, che arriva prontamente al minuto 13′ con Schiattarella, napoletano che segna al Napoli il proprio primo gol in Serie A; gli azzurri si svegliano dopo la rete dei padroni di casa trovando il pareggio poco più di un minuto dopo con Insigne, anche lui napoletano. Sull’1-1 la partita è combattutissima con tutte e due le squadre che vogliono trovare il sorpasso, che si concretizza per i partenopei con la rete di Callejon, pareggiata poi di nuovo dalla Spal con una punizione magnifica di Viviani, scaturita da un fallo ingenuo di Marko Rog, dunque nuova parità, tutto da rifare un’altra volta e sono ancora gli ospiti a sbloccare il risultato marcando il definitivo 3-2 con Ghoulam, che trova l’angolino di destro dopo una grandissima percussione.

Per il Napoli si tratta della sesta vittoria nelle prime sei di campionato, che rappresenta un record assoluto, oltre ad essere una grande dimostrazione di carattere per i partenopei, che l’anno scorso hanno perso tantissimi punti contro le ”piccole” a volte per troppa superficialità e altre per mancanza di carattere, che questa sera non si può dire sia mancato agli uomini di Sarri, rimasti grintosi e cinici nonostante siano stati costretti ad inseguire ed in seguito al vantaggio fossero stati raggiunti, un Napoli così può certamente ambire allo scudetto continuando a giocare su questo livello, unica nota negativa della serata per i campani l’infortunio al ginocchio destro (non quello operato lo scorso anno) di Milik, del quale nei prossimi giorni verranno valutati i tempi di recupero.

Dall’altra parte anche Semplici può dirsi più che soddisfatto in merito all’operato della propria squadra, che seppur perdendo ha tenuto testa ad una delle contendenti allo scudetto per tutta la partita, riuscendo anche a più riprese a dominare il terreno di gioco e mettendo in mostra un mix di esperienza e talento, con un centrocampo ottimo per una squadra che punta a salvarsi, nota di merito a Viviani, che ha gestito ottimamente la fase di impostazione, risultando tra i migliori in campo nelle fila ferraresi.

Notte tutta italiana in Europa League: tre vittorie, Atalanta da sogno

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Se la settimana europea delle italiane era iniziata in maniera negativa con un solo punto guadagnato su tre partite di Champions League, in Europa League le nostre squadre hanno fatto l’en plein: nove punti in tre gare, impreziosite da grandi prestazioni.

Partiamo dalla sfida più scontata delle tre, quella che vedeva impagnato il Milan in trasferta contro l’Austria Vienna, match nel quale i rossoneri hanno dato sensazione di controllo assoluto durante tutta la gara. Note di merito per Andrè Silva, tripletta per lui, e Calhanoglu, che segna un gol impreziosito da due assist; a completare il tabellino dei marcatori Suso, a conferma di come il gruppo si stia via via amalgamando tra nuovi acquisti e volti già noti tra le fila rossonere. Risultato finale un 5-1 che, seppur ottenuto contro una formazione tutt’altro che temibile, dà morale e può essere un ottimo punto di partenza per andare avanti nella competizione.

La Lazio era invece impegnata in terra olandese contro il Vitesse, squadra che – come vi abbiamo raccontato in seguito ai sorteggi – pur non avendo in rosa grandi campioni poteva risultare difficile da battere, in virtù anche della sua esperienza europea. I biancocelesti non hanno in effetti avuto vita facile, con i padroni di casa che hanno condotto la gara per ben due volte grazie alle reti di Matavz e Linssen, rimontate da Parolo e dal solito Immobile, sempre più leader della squadra capitolina. Il goal del definitivo 2-3 è invece di Murgia, che timbra il cartellino per la seconda volta in stagione e segna un’altra rete decisiva dopo quella in Supercoppa. Lazio che può dirsi soddisfatta per aver dimostrato di avere gran carattere, continuando la propria serie positiva dopo le due vittorie consecutive in campionato.

In ultimo l’Atalanta. Vi avevamo raccontato di come per i bergamaschi sarebbe stato molto difficile fare punti contro una squadra molto ben attrezzata come l’Everton, ma anche di come gli uomini di Gasperini ci avessero abituato a grandi prestazioni contro le big. Detto fatto, l’Atalanta ha letteralmente schiacciato la formazione britannica battendola per tre reti a zero e dominando la partita per quasi tutti i novanta minuti di gioco, mettendo in mostra un calcio propositivo e divertente da vedere. Da incorniciare le prestazioni di Masiello, che segna una rete sfiorando anche la seconda, e quella di Petagna, che ha svolto un lavoro fondamentale al fine dello sviluppo della manovra nerazzurra; per la Dea adesso è obbligatorio non solo parlare di qualificazione, ma anche di primo posto nel girone.

Milan sul velluto, ok Lazio: si può fare. L’Atalanta pesca un girone di ferro

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Si sono appena svolti i sorteggi dei gironi dell’Europa League 2017/2018, andiamo pertanto a scoprire chi affronteranno le squadre italiane coinvolte nella competizione e quante possibilità esse abbiano di passare il turno: partiamo dal Milan, pescata come testa di serie del gruppo D, che si troverà davanti un girone tutt’altro che insidioso, costituito dagli austriaci dell’Austria Vienna, i croati del Rijeka e i greci dell’AEK Atene.

Proprio i primi, arrivati secondi dietro al Salisburgo nell’ultima Bundesliga austriaca, che però hanno perso il loro miglior marcatore, nonchè capocannoniere del campionato d’Austria Kayode (17 gol la scorsa stagione), potrebbero risultare l’unica vera potenziale sorpresa in questo girone, completato dalle molto meno preparate AEK e Rijeka, primo posto per il Milan che sembra facilmente raggiungibile, ma nel calcio nulla è mai scontato.

Anche la Lazio partiva come testa di serie nel gruppo K, ma dovrà vedersela con squadre di un livello superiore rispetto ai rossoneri. I biancocelesti si troveranno di fronte i francesi del Nizza, che seppur reduce da un doppio confronto in Champions League tutt’altro che positivo, è stato una sorpresa della scorsa Ligue 1 e nel proprio organico vanta giocatori di esperienza internazionale e buon tasso tecnico come Jallet, Sneijder,Balotelli e il giovane classe 1997 Saint-Maximin. Altra avversaria sarà il Vitesse (Olanda) che pur non avendo grandi giocatori in rosa spesso si qualifica nelle coppe europee ed ha vinto la Coppa d’Olanda la scorsa stagione superando in finale l’AZ Alkmaar, avversario perciò da non sottovalutare. A completare il girone i belgi dello Zulte, qualificatisi grazie alla vittoria della Coppa del Belgio, i quali non dovrebbero però impensierire più di tanto la Lazio.

In ultimo parliamo dell’Atalanta, alla quale è toccato un sorteggio decisamente sfortunato, finisce infatti nel gruppo E assieme ad Everton (Inghilterra), Lione (Francia) e il meno temibile Apollon Limassol (Cipro). I nerazzurri sulla carta sono decisamente inferiori agli inglesi, sia per profondità di rosa che per qualità degli unidici titolari, difficile pensare che i bergamaschi possano ottenere punti in Inghilterra, anche se gli uomini di Gasperini nell’ultima stagione ci hanno abituato a grandi prestazioni contro le big. Discorso diverso per il Lione che nell’ultima sessione di mercato ha perso diversi dei suoi uomini chiave come Valbuena, Gonalons, N’Koulou, Mammana, Tolisso e soprattutto bomber Lacazette, al netto di rimpiazzi non sullo stesso livello, ma con in rosa elementi di ottimo livello e potenzialmente pericolosi come Fekir e Depay, nel complesso si può però dire che non sia molto superiore ai nerazzurri, che probabilmente si giocheranno il passaggio del turno proprio con i francesi. Con due avversarie di questo livello, imperativo diventa fare 6 punti contro i ciprioti dell’Apollon, impresa che però sembra essere decisamente alla portata della ”Dea”.

Spal, Hellas Verona e Benevento

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Il livello delle neopromosse si è alzato rispetto allo scorso anno e questo campionato ha tutte le premesse per regalarci un’appassionante lotta salvezza.

Il campionato di Serie A 2017/2018 è oramai alle porte ed a poco più di 20 giorni alla fine del mercato le squadre che prenderanno parte al campionato cominciano a delinearsi e con esse i loro valori potenziali, molto si è parlato delle grandi squadre, ma poco delle neopromosse. Andiamo perciò ad analizzare il mercato da loro attuato e quante possibilità SPAL, Benevento ed Hellas abbiano di salvarsi con i nuovi innesti: partiamo dal Benevento, che si appresta a disputare il primo campionato di Serie A della propria storia, dopo aver compiuto il ”doppio salto” dalla Lega Pro, impresa riuscita recentemente anche al Carpi tra il 2013 e il 2015, oltre che ad un’altra neopromossa di quest’anno, ovvero la SPAL. Per i campani in panchina confermato Baroni, il quale ritrova una rosa decisamente diversa rispetto a quella della scorsa stagione, nove sono state le cessioni, anche di nomi chiave come Cragno, Falco e Pezzi, i primi due per la fine del prestito e l’ultimo ceduto al Cittadella a titolo definitivo, compensate però da dodici arrivi tra i quali spiccano alcuni nomi importanti e di esperienza nella massima serie: Cataldi, Costa e D’Alessandro. Nei potenziali titolari sono complessivamente sette gli uomini che cambiano, oltre ai precedentemente citati infatti vanno aggiunti Belec, Di Chiara, Letizia e Coda. Benevento per il quale il mercato non è tuttavia terminato, si parla infatti, in seguito al raffreddamento della pista Kishna per problemi legati all’ingaggio, di un possibile arrivo di Alessandro Matri, con il quale la trattativa sarebbe già avviata. Calciomercato per i giallorossi fino a questo momento da 7-, dovesse arrivare Matri 7.
Proseguiamo con la squadra arrivata seconda l’anno scorso, l’Hellas Verona,il quale cede nove giocatori, ma, forte di una maggior disponibilità economica rispetto alle altre due neopromosse, quasi nessun titolare eccezion fatta per Pisano e Siligardi, acquistando invece diversi giocatori di spessore, che potrebbero permettere ai Veronesi di condurre un campionato relativamente tranquillo, sono nove complessivamente gli arrivi, tra i quali sono da evidenziare Cerci, Heurtaux, Caceres e Verde i quali quasi sicuramente andranno ad inserirsi negli undici titolari di Pecchia. Verona che non accenna tuttavia a fermarsi, sembra molto vicino infatti l’arrivo di Kishna dalla Lazio, ma è forte l’interesse anche per Iturbe, che tornerebbe nella squadra che lo ha lanciato dopo alcune stagioni anonime. Voto al mercato dei gialloblù 6,5.
In ultimo analizziamo il mercato della SPAL, la quale torna in Serie A dopo 49 anni vincendo consecutivamente Lega Pro e Serie B. Diversi i cambiamenti nelle fila di Semplici, sono infatti dieci le cessioni, bilanciate però da undici acquisti, tra i quali diversi volti noti della massima serie, quali Mattiello, Oikonomou, Rizzo, Viviani, Grassi, ma sopratutto Felipe (301 presenze nel massimo campionato) e Paloschi (194 presenze in A e 50 gol). Complessivamente potrebbe variare per 6/11 la formazione titolare dei Ferraresi, che saranno guidati in attacco dalla coppia Paloschi-Floccari, che potrebbe fare scintille e creare problemi a più di qualche difesa nell’arco del campionato, se ad essa a centracampo aggiungiamo il buon tasso tecnico di Grassi e l’esperienza di Viviani, il risultato è una squadra che a livello tecnico ha tutti i mezzi per potersi salvare,per la SPAL il mercato è da 7 e mezzo, anche se non ancora chiuso, potrebbero infatti concretizzarsi ulteriori arrivi di alto livello, come il giovane Bonazzoli (attualmente di proprietà della Samp), che fornirebbe una valida alternativa a Floccari il quale difficilmente potrà giocare tutte le partite e Ajeti (ex Torino attualmente in forza al San Gallo).

Inter-Milan decisa sul closing

È andato oggi in scena il primo derby della madonnina cinese in seguito al tanto sudato closing, arrivato in casa rossonera. Dopo le numerose polemiche dovute alla nuova proprietà (molto poco eleganti) è stato finalmente il campo a parlare. Partita molto confusa, con entrambe le contendenti che sentivano la pressione di una sfida dal sapore europeo; nei primi venti minuti è il Milan a fare la partita grazie ad uno straripante Deulofeu; lo spagnolo è davvero ispirato e dai suoi piedi arrivano dribbling scatti e triangolazioni con i compagni oltre che un palo colpito, mettendo un po’ di tecnica e giocate in una partita che si è giocata molto sui contrasti e sul fisico. Il dominio rossonero si rompe al 36′, grazie ad una zampata di Antonio Candreva, che approfitta di una svista difensiva di De Sciglio e infila da un angolo difficile un non perfetto Donnarumma.

 

Da questo momento è proprio la squadra di Stefano Pioli a prendere in mano il gioco e a creare occasioni, fino a quando con Icardi non trova il raddoppio al 44′ su deviazione sottomisura in seguito al cross di Perisic, per l’argentino è il primo goal in un derby, trovato dal numero 9 alla sua nona presenza in questa partita. Curioso notare come il capitano dell’Inter vada a segno in meno di una partita su due giocate: sono infatti tredici le partite in cui ha fatto gol (sei volte una rete, sei doppiette e una tripletta: totale 21) contro le diciassette a secco. Nel secondo tempo la partita cambia nuovamente l’andazzo, è il Milan ad assumere il controllo, sia del possesso (61%, sovvertendo una statistica spesso favorevole ai nerazzurri che hanno una media del 54% in questa stagione), che delle occasioni da goal (14 tiri totali, di cui 6 nello specchio, per l’Inter rispettivamente 10 e 4), senza però mai riuscire a trovare la via della rete fino al minuto 83, quando Alessio Romagnoli insacca in mischia sull’assist di Suso. All’Inter manca equilibrio dopo la sostituzione di Joao Mario e non riesce più a ripartire ed il Milan ci crede fino alla fine e con tanto cuore trova il pareggio al 97′, grazie a Cristian Zapata, anche lui al suo primo goal in derby.

TOP E FLOP – I migliori dell’Inter non sono I due marcatori, bensì I due che hanno dato più sostanza alla squadra permettendo di costruire il momentaneo 2-0; Joao Mario era infatti stato fondamentale ai nerazzurri al fine di mantere un equilibrio a centrocampo, sono arrivate grazie a lui due nitide occasioni da goal e ha recuperato quattro palloni su quattro contrasti tentati. Altro top dell’Inter sicuramente è stato Handanovic, in grandissima forma oggi e che con le sue uscite ha spesso salvato I suoi compagni dallo svantaggio nella prima frazione di gioco, piccolo errore in uscita sul goal di Zapata che non macchia una prestazione maiuscola. Flop sono stati invece Medel, insicuro in fase difensiva ed incapace di dare apporto difensivo nella parte finale della partita quando è stato spostato in mezzo al campo, e Murillo, che da subentrato ha dato tutt’altro che sicurezze al pacchetto difensivo nerazzurro, per il colombiano una notevole involuzione.

Per quanto riguarda il Milan i due top sono facilmente individuabili, ovvero Deulofeu e Zapata: il primo in quanto trascinatore dei rossoneri e uomo più pericoloso della partita (6 dribbling riusciti e un palo colpito), mentre il secondo per via del goal allo scadere, ciliegina sulla torta di un’ottima partita, condita dalla quasi totalità dei contrasti vinti e un’ottima gestione del possesso palla in fase difensiva. Flop invece De Sciglio, errore imperdonabile sul primo goal di Candreva oltre che troppo poco propositivo e carismatico. Discorso analogo per il secondo flop rossonero, ovvero Carlos Bacca, il quale sbaglia il potenziale vantaggio a pochi passi dalla porta e non riesce mai a rendersi particolarmente pericoloso durante la partita, anche per lui il carattere è un elemento assai negativo.

Un super Falcinelli dà speranza al Crotone

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È andata in scena ieri Crotone – Inter, gara valevole per la trentunesima giornata di Serie A, sfida che vedeva contrapposte due squadre con ambizioni ben differenti e situazioni di classifica assai diverse; da una parte i nerazzurri in piena corsa Europa, bisognosi dei tre punti per tenere il passo delle squadre in lotta per un posto nelle coppe e reduce da una brutta sconfitta in casa contro la Sampdoria, mentre dall’altra un Crotone con l’acqua alla gola bisognoso assolutamente di punti per rincorrere il treno salvezza già da tempo in fuga. Una salvezza è qualcosa di lontano ma non del tutto insperato dato il – per usare un eufemismo – Non eccezionale ruolino di marcia dell’Empoli, reduce da un pareggio interno contro il Pescara.

IL TATTICISMO PAGA – L’incontro è iniziato come ci si poteva aspettare, con un’Inter padrona del gioco e un Crotone attendista e speranzoso di sfruttare un contropiede per cogliere impreparata la difesa nerazzurra; il tatticismo dei padroni di casa però paga ed al 18′ sugli sviluppi di una ripartenza guadagnano un calcio di rigore, trasformato da Falcinelli, il quale in pochi minuti diventerà eroe di giornata segnando un altra rete fondamentale. La truppa di Stefano Pioli, sconfitto da quando è stato ‘confermato’ sulla panchina nerazzurra, non trova forza di reagire. Non basta il controllo del pallino di gioco pressochè totale (possesso palla del 73%) a creare occasioni realmente pericolose, il copione della partita contro la Samp sembra ripetersi, l’Inter non ha idee e trova difficoltà nel costruire, chiudendo il primo tempo sotto di due reti.

Nella ripresa la trama di gioco non cambia, ma i nerazzurri sembrano avere più voglia di fare rispetto alla prima frazione e sebbene i tiri nello specchio siano pochi (solamente 4 in tutta la partita contro i 7 dei ben più cinici rossoblu) arriva il pareggio con Danilo D’Ambrosio che segna il suo secondo goal consecutivo spizzando una palla nel cuore dell’area dell’incolpevole Cordaz. Nonostante numerosi attacchi condotti dall’Inter i minuti scivolano via rapidamente e il Crotone riesce a portare a casa tre punti d’oro in chiave salvezza, portandosi a -3 dall’Empoli con un mister Nicola mai domo nemmeno sugli spalti.

PERDERE IL TERRENO – Discorso opposto invece per gli uomini di Pioli, I quali con questa sconfitta, pur non compromettendo il loro cammino verso l’Europa,rimangono a 55 perdendo terreno nei confronti di Milan (che con la vittoria interna sorpassa I cugini andando a 57) e Atalanta (la quale pareggiando in casa col Sassuolo si portano a 59).

Insomma, per entrambe le squadre scese in campo oggi si prospetta un finale di stagione scoppiettante; se il Crotone dovrà sfruttare le ultime giornate tentando di completare una rimonta che avrebbe dell’incredibile, l’Inter dovrà invece fare del suo meglio affinché i sogni europei non svaniscano. Definitivamente.

 

Mertens si inginocchia e fa volare il Napoli

Ieri sera è andata in scena Roma – Napoli, primo anticipo della 27esima giornata del campionato di Serie A.

Una gara molto simile ad un crocevia tanto per i giallorossi quanto per i partenopei. Nello specifico, per i primi si trattava della possibiltà di allontanare definitivamente proprio il Napoli (che con una sconfitta sarebbe andato a -8) e allo stesso tempo di continuare l’inseguimento alla Juventus, mentre per gli ospiti rappresentava la chance di portarsi a -2 dalla Roma e di conseguenza dal secondo posto.

Il match, che vedeva contrapposti i due migliori attacchi del campionato (60 goal per il Napoli e 57 la Roma), non ha deluso le aspettative regalandoci una partita scoppiettante, giocata a viso aperto, ricca di occasioni da goal.

Risultato finale 2 a 1 per la squadra di Maurizio Sarri, grazie anche ad una doppietta (la seconda in stagione) del belga Dries Mertens, che porta così a 18 il bottino personale. Continua a mantenere una media realizzativa 0.8 reti a partita, degna di un grande campione.

Tatticamente la partita non è stata poi tanto diversa da come ci si potesse aspettare, con il Napoli che fin dai primi minuti ha pressato alto ed imposto il suo gioco di verticalizzazioni, con le quali ha messo in seria difficoltà la difesa di casa, grazie alla grande rapidità d’esecuzione delle stesse e alla velocità delle proprie ripartenze.

Il Napoli ha fatto il solito ottimo palleggio, noi invece non abbiamo rischiato tanti passaggi in profondità, eravamo un po’ bloccati e loro ci hanno costretto a venire risucchiati dalla linea difensiva – Luciano Spalletti

https://www.youtube.com/watch?v=3M5qKk7gT2E

Da sottolineare però anche la prestazione della Roma, che ha colpito per due volte il palo e ha tirato ben 22 volte (4 palloni in porta, 11 fuori e ben 7 parati) contro i “soli” 13 tentativi degli ospiti (4 in porta, 3 fuori e 6 parati).

Oltre a questo il centrocampo capitolino ha il merito di aver guadagnato il 55% di possesso palla, sovvertendo una statistica quasi sempre favorevole al Napoli (media del 61 % in questo campionato).

In ogni caso si è vista una sontuosa prestazione dei campani, che sono riusciti a giocare una partita intelligente mettendo in difficoltà una Roma che negli ultimi quattro scontri diretti in casa aveva sempre vinto: i numeri sostenevano i  giallorossi, ma sono stati gli azzurri a fare jackpot grazie ad un’ottima gestione tattica della partita e grazie all’uomo in più, ovvero il ‘folletto’ Dries Mertens.

La Roma forse ha sofferto la mancanza in zona goal di Edin Dzeko, il quale è stato ben contenuto dalla coppia centrale partenopea Albiol-Koulibaly, in netto miglioramento nelle ultime due uscite.

LA FOTO DELLA PARTITA