Tutti gli articoli di Antonio De Paola

Un calcio al vecchio Calcio

Si sente sempre più spesso dire che “non c’è più il calcio di una volta…”, facendo riferimento a vari aspetti: trasferimenti con cifre esorbitanti e stipendi non da meno, simulazioni plateali per procurarsi vantaggi durante una partita, o riguardo alla fedeltà a una squadra durante la carriera di un calciatore. Tutto ciò si può condividere o meno, ma c’è un altra questione che potrebbe portare a sentire ancora più spesso che “il calcio non è più quello di prima”: il cambio di regole che la Fifa sta studiando.
Partiamo dal presupposto che le regole sono sempre in continuo aggiornamento, anche se si tratta di dettagli che non fanno scalpore: alcuni accorgimenti sul fuorigioco, sul fallo di mano, sul colore del cartellino dopo un fallo e così via. Fino a che si discute di “piccolezze”, niente di strano, in quanto vengono elaborate per facilitare gli arbitri nell’interpretazione degli episodi, per limitare la loro libera interpretazione così da non agevolare o sfavorire una squadra o l’altra durante una partita.

Ma una cosa sono i dettagli, una cosa è la struttura portante del gioco. Ogni sport ha le sue caratteristiche, che per forza di cose lo distinguono dagli altri, e non parlo solo di strumenti (palle, racchette, campi di gioco ecc.), ma anche di regole: durata del tempo, effettività o meno di questo, falli, tipi di fallo, metodo di giudizio (elettronico o “umano”) e chi più ne ha più ne metta.

La prima grande novità è stata applicata durante l’ultima edizione dei Mondiali, nel 2014 in Brasile: a discrezione del direttore di gara, poteva essere concesso, a metà del primo e a metà del secondo tempo, un time-out per dare ai giocatori l’opportunità di rinfrescarsi date le temperature proibitive dell’estate brasiliana. Già questo punto ha suscitato proteste, perché per dare ai giocatori l’opportunità di recuperare parte delle energie ci sono da sempre i 15 minuti dell’intervallo, che magari avrebbe potuto essere allungato a seconda delle condizioni climatiche, evitando così di spezzare il ritmo a metà frazione.

Ma il boom di proposte arriva da Marzo dello scorso anno in poi: il nuovo presidente della Fifa, Gianni Infantino, è partito forte nell’attuazione del suo programma: il primo provvedimento è stata la Goal Line Technology, che evita ogni dubbio se la palla oltrepassi la riga di porta o meno; già ufficiale la VAR (Assistenza video per gli arbitri) dal prossimo campionato: in caso di dubbio, l’arbitro potrà consultare un monitor per confermare o eventualmente correggere una decisione presa durante la partita. Forse perde un po’ di senso la figura dell’arbitro, che ha molte meno responsabilità nel corso della gara. Prima di questa, è stato ufficializzato il mondiale a 48 squadre (fin ora è sempre stato a 32) a partire dal 2026: tutti gironi da 3 squadre. L’obiettivo (oltre che, ovviamente, economico) era quello di allargare la fascia di partecipazione per le nazionali, ma forse ci saranno più effetti negativi che positivi; aumentando i gironi, le probabilità delle grandi Nazionali (Italia, Germania, Spagna, Brasile, Argentina ecc.) di passare al turno successivo aumentano, così come diminuiscono le possibilità di avere delle squadre “outsider”, le sorprese del torneo, poiché per ogni girone passa solo la prima qualificata.

Ma potremmo aspettarci altre modifiche. Infantino infatti, ha nel suo staff una leggenda come Marco Van Basten, leggenda del Milan campione di tutto con Sacchi. Ed è da lui che partono altre idee che forse, e non a torto, vi faranno storcere il naso:

  • Abolizione del fuorigioco: abbastanza assurda come cosa, perché perderebbe di senso ogni manovra tattica; basterebbe piazzare un colosso davanti alla porta avversaria per tutti i 90 minuti e calciare la palla verso di lui appena se ne ha l’occasione.
  • Espulsione a tempo: come nel basket, prima di arrivare all’espulsione definitiva occorrerebbero 5 falli; prima del quinto, il giocatore dovrebbe stare fuori dal campo per un tempo definito.
  • Tempo effettivo negli ultimi 10 minuti: servirebbe ad evitare perdite di tempo. E se dovessero verificarsi prima?
  • Shootout: al posto dei classici rigori, il giocatore dovrebbe partire palla al piede da 25 metri e chiudere l’azione in 8 secondi.

Il calcio è il calcio. E con tutti i difetti che può avere, la gente si innamora di QUESTO sport, non di una mistura di tante altre discipline, dove l’unica cosa che rimarrebbe invariata sarebbe il colore dell’erba. Forse…

“Modificare” è diverso da “snaturare”.

Muntari è vittima della sua in-giustizia privata

Si suppone che chi è vittima di cori razzisti venga tutelato a prescindere. Lo suggerisce il buon senso. Ma durante Cagliari-Pescara è successo qualcosa che nessuno si sarebbe mai aspettato

L’accaduto – Minuto 87: Muntari si avvicina all’arbitro Minelli con atteggiamento deciso, e lì per lì sembra per protestare dopo la decisione del direttore di gara che ha appena assegnato un fallo ai sardi. Capita spesso, niente di eclatante. Ma le proteste continuano, e dalla gestualità del giocatore ghanese, che indica con veemenza il proprio braccio, e dal labiale si capisce “questo è il mio colore”, dicendo quindi all’arbitro che gli sono stati indirizzati dei cori razzisti. Ululati più che cori. Il regolamento prevede che la partita venga sospesa in un caso come questo, ma la discussione va avanti per 3-4 minuti e Minelli non sembra assolutamente voler ascoltare il giocatore del Pescara, che continua la sua protesta anche con gli assistenti. Muntari decide quindi di farsi giustizia da solo e abbandona il terreno di gioco prima del fischio finale.

Oltre al danno, la beffa – Non solo ha subito cori e ululati, non solo non ha visto nessuna reazione o voglia di approfondire la questione da parte dell’arbitro e dei suoi assistenti: nella lista dei giocatori squalificati per il prossimo turno, c’è anche il suo nome. Eh già, perché l’abbandono autonomo del campo viene considerato da espulsione, secondo il regolamento. Lo stesso regolamento che avrebbe dovuto difendere Sulley. E allora perché in un caso non viene applicato e in un altro sì?

Orecchio non sente, cuore non duole – La giustificazione del sestetto arbitrale è che nessuno di loro ha sentito i cori, eseguiti solo da qualche tifoso e che Muntari ha sentito perché in quel momento si trovava nella zona degli spalti dove questi erano ospitati. La squalifica al giocatore invece è semplicemente la conseguenza dell’applicazione del regolamento. Tutto può essere, quello che ha lasciato però un po’ interdetti è il modo con cui Minelli ha gestito le proteste del centrocampista, forse convinto che Muntari abbia scambiato dei “buu” di sfottò dei tifosi avversari con effettivi cori razzisti. La vicenda ha avuto un’eco enorme, tanto che l’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU Zeid Ra’ad al-Hussein ha definito la protesta del ghanese “Un esempio per tutti noi nella lotta al razzismo”.

Esempio che dovrebbe avere più seguito, anche solo per coerenza, perché quelli che insultano i giocatori di colore avversari, sono i primi che esultano quando quelli di colore della propria squadra li fa vincere.

Il derby della Riviera di Levante con vista playoff

LO SCENARIO – A 6 partite dal termine non poteva esserci un momento migliore per arrivare al derby tra Spezia ed Entella. Al Picco di La Spezia le squadre arrivano appaiate in classifica a quota 51, con i chiavaresi settimi davanti agli spezzini solo per la differenza reti. Occupano le ultime posizioni disponibili per l’accesso ai playoff, e nessuna delle due vuole perderli. Rischio concreto, perché dietro di loro ci sono 4 squadre (Carpi, Novara, Bari e Salernitana) in 2 punti, che aspettano solo di scavalcare una o se possibile entrambe le liguri, in caso di pareggio. Insomma, è obbligatorio uscire vincitori dal Picco. 

COME CI ARRIVANO LE SQUADRE – Entrambe non stanno vivendo il momento migliore della loro stagione. I padroni di casa vengono dalla sconfitta con il Cesena di lunedì, che è arrivata dopo due vittorie molto importanti contro Verona e Bari. Prima di queste però, altre due sconfitte hanno rallentato il cammino degli Aquilotti, con Cittadella e Benevento. I Diavoli Neri sono invece reduci da un mancato riscatto: contro la Ternana ci si aspettava una vittoria dopo la sconfitta subita a Vercelli, e invece è arrivato un solo punto. Per l’ennesima volta i biancocelesti hanno mancato l’appuntamento con il  salto di qualità definitivo. 

ULTIMA CHIAMATA (?) – Il punto interrogativo è d’obbligo, in quanto per tutta la durata del campionato non sono mai emerse le squadre che con più probabilità sarebbero arrivate a giocarsi la promozione in A. Sono tutte lì, a partire dal 4° posto, 9 squadre in 5 punti. Tutto può ancora succedere. L’unica cosa certa è che se davvero il sogno si chiama “Serie A”, il campionato altalenante sia dello Spezia che dell’Entella deve, se non fermarsi, almeno stabilizzarsi, perché le altre non stanno di certo aspettando le liguri, e anzi non vedono l’ora di occupare una delle posizioni con il riquadrino verde a lato che significa “playoff”.

Tutti al Picco allora, e che derby sia!

Entella a 360°: casa dolce casa

[Immagine in copertina tratta da Internet]

Con la vittoria di ieri, il Comunale di Chiavari si conferma ancora una volta talismano per l’Entella: quando si gioca in casa, a meno che la squadra non resti con testa e gambe negli spogliatoi, si porta sempre a casa un risultato positivo. Uniche due eccezioni le sconfitte con SPAL e Salernitana, entrambe solo nel girone di ritorno.

FORTINO AMICO – Se fuori casa la Virtus si perde un po’ per strada (i punti ottenuti sono meno della metà di quelli disponibili, 17 su 51), in casa è difficilissimo per gli avversari portare a casa i 3 punti: nella classifica “casalinga” infatti, l’Entella viaggia a vele spiegate al 5° posto con 37 punti, a pari merito con Frosinone e SPAL, dietro solo a Benevento e Bari a quota 38. La vittoria di ieri conferma il trend positivo, perché arriva in una partita più complicata del previsto, contro un Ascoli partito in sordina ma che poi non ha mollato un centimetro.

CAPUTO DI “RIGORE” – Parte forte la Virtus, che nel giro di 2 minuti fa capire in che verso vuole indirizzare la partita: prima la traversa di Tremolada al 5′, poi il goal del vantaggio con il colpo di testa vincente del solito Troiano dopo l’assist di Sini al 6′. Una volta incassato il colpo, inizia a giocare anche l’Ascoli che alza il ritmo, e la partita diventa vibrante, con occasioni da una parte e dall’altra (su tutte la traversa di Cacia dopo un sinistro terrificante dai 20 metri). Secondo tempo che conferma la buona vena degli ospiti, che infatti pareggiano al 60′ con un rigore trasformato da Cacia dopo un fallo di Benedetti su Bianchi. La partita si complica ma a risolverla ci pensa il solito Ciccio Caputo: anche lui con un rigore, riporta avanti l’Entella dopo 10 minuti di parità con il 17esimo centro stagionale. Nel finale gli ospiti tentano l’assalto (Orsolini il più pericoloso) ma trovano uno Iacobucci di nuovo ai suoi (alti) livelli, dopo la partita sottotono di quattro giorni fa a Brescia: fischio finale e 3 punti in cassaforte.

SERVE UN TESORETTO – Occorre invertire la tendenza lontano da Chiavari già dal prossimo impegno; la Pro Vercelli sulla carta è un’avversaria abbordabile, ma abbiamo visto quanto i biancocelesti fatichino fuori casa. Tre punti contro i piemontesi e tre punti contro la Ternana in casa: servono questi 6 punti per arrivare (abbastanza) sereni allo scontro diretto con lo Spezia, fuori casa. Saranno anche pochi chilometri, ma è un fattore non banale, visto che sempre di trasferta si tratta. Perché in queste due giornate sono tanti gli scontri diretti tra le pretendenti ai play-off, che potrebbero avvicinare la Virtus a chi le sta sopra o distanziarla da chi le sta sotto, così da poter guardare la classifica con un po’ di ansia in meno. È imperativo quindi far fruttare a pieno tutte le partite con le “piccole”, perché contro le “grandi” le motivazioni arrivano da sole. Capitan Troiano e i suoi sono pronti a lottare, i play-off non devono fare più paura.

Iacobucci: che brutto pesce d’Aprile

[Immagine in copertina tratta da internet]

Altra, nuova, ennesima partita letteralmente gettata alle ortiche. Ma se la sconfitta interna con la Salernitana 2 turni fa è servita per crescere mentalmente, il pareggio di ieri contro il Brescia lascia in bocca alla Virtus il retrogusto di una vera e propria beffa.

IL MATCH – Entella che parte forte: il primo tempo è ben interpretato dai biancocelesti, che mettono in mostra la propria netta superiorità tecnica. Gioco veloce e verticale, ed è così che al 18′ nasce l’1-0: lancio di Troiano da metà campo per Caputo, che protegge il pallone in area, aspetta l’arrivo di Moscati e scarica dietro; conclusione non fulminante ma Minelli ci mette del suo e palla in rete. Poi sfiorato il 2-0 con Ammari che svernicia la traversa.

Secondo tempo che vede la reazione dei padroni di casa, più cattivi e che costringono la Virtus ad abbassarsi. Sarà l’aria di primavera, sarà il buon cuore, ma Iacobucci compie la prima sbavatura del suo match: cross dalla sinistra di Caracciolo, il portiere esce a vuoto, Sini fa peggio (forse ingannato dal movimento del suo estremo difensore) e Ferrante al minuto 53′ insacca da due passi il goal del pareggio. Ma Caputo è in gran giornata e riporta avanti i chiavaresi: dopo un contropiede Diaw lo serve in profondità e sinistro vincente: 2-1 Entella al 74′. Il Brescia però non è mai domo, e meriterebbe il pareggio per quanto visto almeno nella seconda frazione: Iacobucci se ne accorge e al 95′, quando ormai sembrava fatta anche soffrendo, su un pallone innocuo perde la presa in uscita alta, sfera che rimbalza sul suo ginocchio e pareggio regalato a tempo scaduto.

MANCA ANCORA QUALCOSA – A prescindere dalla giornata nera di Iacobucci, che ci può stare visto che in tante altre occasioni ha compiuto veri e propri miracoli, quello che emerge dalla partita di ieri è la discontinuità all’interno della stessa partita: Breda dispone bene i suoi, il gioco c’è ed è efficace, ma ogni tanto la lampadina di spegne e la squadra inizia a subire, sembra confusa. Per poi riaccendersi improvvisamente, trascinata spesso da Ciccio Caputo, tra l’altro ieri anche uomo assist e al 100° goal tra i professionisti e al 16° in campionato. Lo scatto non va fatto a livello tecnico, perché è innegabile la qualità degli uomini e della manovra, ma per iniziare a togliersi veramente delle soddisfazioni occorre che la testa sia sul pezzo per tutti i 90 minuti.

CLASSIFICA DOLCE AMARA – 2 punti persi che potevano fare più che comodo visti i risultati delle altre pretententi ai play-off: vincono Perugia, Benevento e Cittadella, che così si staccano di 4 (le prime due) e 3 punti (i granata) dal secondo trenino ancora in lotta guidato proprio dai Diavoli Neri a quota 47, a parimerito con Bari e Carpi. Ma attenzione dietro, perché Novara, Salernitana e Spezia puntano l’obiettivo come tutte, e a 9 partite dal termine tutto può succedere. Ora voltare pagina e testa all’Ascoli, insidiosissimo davanti con i suoi baby-fenomeni Favilli-Orsolini e l’esperienza di Cacia, ma tra le mura di casa e dopo la lezione di ieri, martedì sarà battaglia per 90 minuti e anche più.

La “linea verde” fa bene agli Azzurri

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Un’altra vittoria per la Nazionale, che va oltre il semplice fatto di essere una vittoria. È un’insieme di tante piccole vittorie.

TANTI SPUNTI – Uscire vincitori dal campo contro una squadra come la selezione Orange fa sempre morale; se poi gli autori della stessa vittoria sono per la maggior parte ragazzi alle prime esperienze o addirittura alla prima assoluta con la Nazionale maggiore, il morale sale alle stelle. Su tutti spicca, anche se non fa più notizia, il piccolo grande Donnarumma: mai chiamato in causa per 58 minuti (sull’autogoal di Romagnoli poteva fare ben poco), poi l’Olanda si rende pericolosa, prima con Promes e poi due volte con Sneijder, ma il portiere milanista risponde sempre presente.

I ricambi funzionano: la vittoria è arrivata senza gli 11 che in competizioni ufficiali sarebbero scesi in campo dall’inizio (Buffon, Chiellini, Barzagli, De Sciglio, Abate, Belotti su tutti).

Il 3-5-2 sperimentato da Ventura ha portato risultati interessanti (come altri molto meno). Verratti più vicino alle due punte rende bene fino a quando rimane alto; poi nel secondo tempo torna nella sua posizione naturale, davanti alla difesa, e la manovra azzurra rallenta e si abbassa insieme a lui. Lì davanti Eder e Immobile si cercano, e spesso si trovano: ottima notizia in caso di (speriamo di no) assenza del “Gallo” Belotti.

Anche il pressing alto funziona bene, specie nel primo tempo, con Verratti più alto: l’Olanda non ha il tempo di ragionare con il fiato sul collo, e spesso è costretta a sbagliare o al lancio lungo, permettendo all’Italia di ricostruire.

Ma ci sono anche aspetti meno positivi. Con questi 11, la disposizione varia troppo a seconda della partita di Verratti; e se quest’Italia vuole essere la sorpresa del Mondiale l’anno prossimo, deve essere indipendente, e mantenere il proprio equilibrio a prescindere dalla posizione del talento abruzzese.

Inoltre la difesa è sembrata soffrire troppo i contropiedi fulminei degli olandesi, velocissimi e fortissimi tecnicamente (Memphis di un altro pianeta quando decide di esserlo): Ventura dovrà inventarsi qualcosa per rimediare a questo problema, forse scalando De Rossi tra i centrali in fase di non possesso.

GLI AZZURRINI CHE CI FANNO BEN SPERARE – È stata anche la serata degli esordi. Donnarumma alla prima da titolare (il più giovane portiere della storia, a 18 anni e 31 giorni), più i debutti assoluti di Gagliardini, Petagna, Spinazzola e Verdi, tutti entrati bene e con voglia nonostante un secondo tempo di maggior sofferenza rispetto al primo. Se sommiamo anche i talenti che lotteranno per un posto l’anno prossimo in Russia come Meret, Barella, Locatelli, Bernardeschi, Chiesa, Berardi, Politano, possiamo stare tranquilli per un bel mondiale. Senza dimenticare i giovani già stabili in Nazionale come Romagnoli e Rugani.

UN ABBRACCIO CHE È MOLTO DI PIÙ – L’immagine che oltre a tutto questo può farci sperare per una Nazionale che si ritagli un posto la prossima estate, è quella dell’esultanza dopo l’1-1: tutti, ma proprio tutti, attorno ad Eder. Compresi i difensori e Romagnoli, un minuto prima protagonista dello sfortunato autogoal. È il segno che ci sono linfa, voglia e unione nuove in quel di Coverciano. E in quell’abbraccio non c’erano solo i giocatori; c’era tutto un Paese, che avrà tanti difetti, ma che quando giocano gli Azzurri abbatte tutti i muri per esultare insieme, e stiamo tutti aspettando che accada quando conterà davvero. Calcisticamente parlando, Forza Italia!

Virtus, una superficialità che ancora non ti puoi permettere

Si è chiusa al “Comunale” di Chiavari la 31esima giornata di serie B, dove si affrontavano i padroni di casa dell’Entella e la Salernitana, in fiducia dopo 2 risultati utili consecutivi.

Per l’Entella c’era la possibilità di fare un gran balzo in avanti in classifica e agganciare il Bari al sesto posto, mentre i granata avevano bisogno di punti per allontanarsi definitivamente dalle zone basse della classifica, con la speranza di potersi ancora inserire nella lotta play-off.

LA PARTITA – Virtus che si sistema con l’ormai collaudato 4-3-1-2, contro il 4-3-3 superoffensivo della Salernitana. Primo tempo che non emoziona più di tanto ma che lascia intravedere l’epilogo della partita: Entella poco lucido, che mantiene il possesso e crea qualcosa in più degli avversari, che però sembrano avere una cattiveria maggiore. Il ritratto della partita è proprio questo: Entella in rete due volte con Caputo, ma entrambe a gioco fermo (la prima volta fuorigioco del 9, la seconda Moscati si addormenta e lascia che la palla oltrepassi la linea laterale prima di crossare); quindi Salernitana che crea meno ma è più cinica e trova il vantaggio con Massimo Coda al 34′. Secondo tempo sulla falsa riga del primo, con i padroni di casa che non riescono a pungere nonostante la Salernitana rimanga in 10 dal 68′ per l’espulsione di Zito, e che devono ringraziare Iacobucci, autore di un paio di prodezze nel finale che mantengono il risultato solo sullo 0-1, ma che forse avrebbe meritato contorni più rotondi.

DIAVOLI, CHE VI SUCCEDE? – Una sconfitta che proprio non ci voleva, per tanti motivi: per l’avversario, tutt’altro che imbattibile e che non ha dovuto fare nulla di straordinario per portare a casa i 3 punti; perché è arrivata in casa, da sempre fortino difficile da espugnare per chiunque (solo la seconda sconfitta in campionato tra le mura amiche); per l’atteggiamento, sembrato troppo superficiale e sicuro, sbagliato a prescindere, quindi aggravante per una squadra di B, non in vetta ma ancora in lotta per la fase finale. “Dobbiamo essere subito bravi a dimenticare questa partita – ha detto Breda nel post – e pensare alla prossima perché è ancora lunga. Bisogna ricaricare le pile per domenica con il Cesena”. Dichiarazioni che suonano come un’ammissione di colpa, per non aver gestito la gara nel modo migliore.

LA SITUAZIONE – Con il Cesena, in trasferta, sarà un altro match da pronostico favorevole alla Virtus, ma abbiamo visto che il passo falso è sempre lì, dietro l’angolo, e basta poco per perdere altro terreno. Ma non dovrà succedere, perché ci sono tanti scontri diretti (Cittadella-Spezia, Bari-Novara e Carpi-Perugia), e comunque finiscano tornerà a vantaggio dei chiavaresi, che possono risalire posizioni importanti. Vantaggio che si concretizzerà davvero solo con i 3 punti a Cesena, altrimenti accadrebbe il contrario: classifica che si allunga ed Entella fanalino di coda della lotta ai play-off, con il rischio di rimanere fuori per una manciata di punti persi. Bisogna che Caputo e compagni si scrollino di dosso la ruggine dell’ultimo periodo, perché le altre rivali non sono intenzionate a fare regali, e l’Entella deve inevitabilmente limitarli all’uscita di ieri.

Leicester: la più bella delle 8 regine d’Europa

Sembrava che la luce si stesse spegnendo piano piano. Sembrava che la cavalcata meravigliosa della scorsa stagione, fosse destinata a non avere un seguito, a rimanere un ricordo. Magico, bellissimo, eterno. Ma un ricordo. L’esonero shock di Raineri (in fin dei conti nemmeno troppo ingiustificato) dopo la partita di andata a Siviglia ha lasciato un vuoto in tutti i “supporters” delle Foxes, che sembrava impossibile da colmare. In fondo, gran parte dell’epopea della scorsa stagione è stata merito suo. Non era possibile immaginare Leicester senza Ranieri, e Ranieri senza Leicester.

SEPARAZIONE NECESSARIA – Nel calcio, si sa, non esiste la riconoscenza. Altrimenti “King Claudio” sarebbe ancora seduto su quella panchina, anche con la squadra retrocessa in quarta serie. Ma ciò che non smetterà mai di esistere su quel rettangolo verde sono le favole: solo un punto separava il Leicester dalla retrocessione solo due settimane fa; poi è stato cacciato (il termine è appropriato) Ranieri, e da allora solo vittorie. Segno che il valore assoluto della squadra è rimasto invariato, al contrario dell’atteggiamento e dell’impegno; quello sì, irriconoscibile. Dall’arrivo di Shakespeare in panchina sembra essersi ritrovata quella grinta, quella “garra” che aveva fatto innamorare così tante persone delle Foxes. Prova del fatto che tra Ranieri e lo spogliatoio, o almeno parte di esso, si era rotto qualcosa: perciò il divorzio dall’allenatore italiano è stata l’unica soluzione praticabile.

ESSERE O NON ESSERE? – Mai momento poteva essere più adatto per porsi il dubbio. Continuare a sognare o fermarsi definitivamente? Se si sceglie la trama di Shakespeare (William), l’opzione è la seconda. Ma Craig, in panchina da due settimane, decide di non seguire la trama composta dal suo più famoso omonimo, e sceglie di riscrivere il finale: al King Power Stadium finisce 2-0 per l’ex 11 di Ranieri, che si iscrive per la prima volta nella sua storia al club delle prime 8 d’Europa, in compagnia di vere istituzioni, come Barcellona, Real Madrid, Juventus, Bayern Monaco eccetera.

SI È RIVISTO IL “VECCHIO” LEICESTER – La cosa che più ha fatto piacere ai tifosi e ai simpatizzanti, oltre al risultato, è stato rivedere, sul campo con il Siviglia, il Leicester a cui tutti siamo stati abituati: corsa, rabbia, voglia. Tanta voglia. L’esempio lampante è quel Jamie Vardy che fino a 15 giorni fa sembrava solo un lontano parente del capocannoniere ammirato lo scorso anno. Ieri ci ha regalato, nella partita più importante dell’anno fin ora, una prestazione maiuscola: indemoniato, sempre a caccia del pallone, per 95′ minuti. Sponde, botte, contrasti, recuperi, anticipi, tiri. Ma è tornata sugli scudi tutta la vecchia guardia: sul tabellino ci sono i nomi di Morgan e Albrighton, colonne portanti con Ranieri; si è visto un ritrovato Mahrez, capace di mandare da solo in tilt la difesa degli spagnoli con dribbling letali. Si nota meno, ma anche Fuchs ha svolto tanto, tanto lavoro utile, sia in copertura che in ripartenza, marchio di fabbrica degli uomini in blu. Insomma, un pizzico di Ranieri c’è stato anche ieri sera…

Adesso non importa chi verrà pescato nei sorteggi per i quarti a Nyon: ieri sera, contro una squadra superiore tecnicamente, il Leicester ha riacceso il cuore “Foxes” in tutti quelli che lo stavano per spegnere. L’abbiamo detto prima: ciò che non smetterà mai di esistere su quel rettangolo verde sono le favole. E comunque vada ai quarti, è stata una favola. O meglio: È ancora una favola.

“Come on Foxes”.

Polveri bagnate: con il Benevento un pari che non serve a nessuno

[Immagine di copertina tratta da Internet]

Ci si attendeva un match pirotecnico, ma il tabellino dice che è stato tutto l’opposto: a Benevento non si va oltre lo 0-0. Al Vigorito è andato in scena lo scontro tra la quarta e la nona forza del campionato; entrambe le squadre avevano bisogno dei 3 punti, il Benevento per rimanere aggrappato al terzetto in testa al campionato, l’Entella per consolidare la presenza in zona playoff.

LA PARTITA – Il canovaccio era facilmente prevedibile: Benevento offensivo con un 4-3-3 e che prende da subito in mano le redini del gioco, costringendo i biancocelesti ad utilizzare le ripartenze come unica arma di offesa; qualcosa però blocca entrambe le formazioni, che in copertura giocano una buona partita ma la vena offensiva è poco ispirata. E non c’è notizia peggiore per lo spettacolo quando in campo ci sono talenti cristallini come Catellani da una parte e Ciciretti dall’altra, da cui ci si può aspettare in qualsiasi momento la scintilla che può cambiare la storia della gara. Un primo tempo vivo ma che non scalda gli animi, e la prova sono le non difficli parate da parte di Cragno (2) e Iacobucci (1). Nient’altro da segnalare. Nella ripresa cambiano gli interpreti (al 52′ Falco rileva Ceravolo) ma il copione rimane invariato: giallorossi che guidano la manovra, Virtus più vivace che si chiude e riparte. Proprio da una ripartenza nasce la prima vera occasione per la squadra di Breda; pennellata dalla sinistra di Catellani per Caputo, che da centro area colpisce al volo: botta centrale, para Cragno. In grande spolvero il portiere classe ’94, che sventa anche una botta al volo di destro di Palermo. Visto che la partita non si risolve con la tecnica, si prova a risolverla con la scaramanzia: solito cambio che settimana scorsa ha portato al raddoppio sul Bari, dentro Diaw per Catellani. Ma oggi più che bagnate, le polveri sono sotto un metro d’acqua: su un altro contropiede proprio Diaw si fa ipnotizzare da Cragno, che mantiene lo 0-0. Anche per i neoentrati beneventani Eramo e Viola, nulla da mettere a referto. Tabellino che al 90′ segna il solito punteggio del 1′ minuto: 0-0.

LA FEBBRE DEL SABATO POMERIGGIO“Verve” offensiva di entrambi gli 11 che oggi è risultata spenta, con la “Doppia C” biancazzurra (Caputo-Catellani) che non lascia il segno nella retroguardia del Benevento; stessa valutazione per il reparto avanzato della formazione di casa, con un Ciciretti che è sembrato un lontano parente della scheggia impazzita che siamo abituati a vedere. Prestazioni che spiccano sono quelle di Ceccarelli e Baraye: il primo è un muro, respinge regolarmente i pericoli nella sua zona in almeno 2 occasioni nel primo tempo: toglie dalla testa di Ceravolo un pallone insidioso al 23′, e si immola sull’unica conclusione degna di questo nome di Ciciretti al 36′. Il secondo, dopo la grande partita al Comunale contro il Bari, è artefice di un’altra grande prova e conferma la sua crescita, diventando sempre più un perno nell’economia della squadra di Chiavari.

PUNTO INUTILE – Il pareggio di oggi ha il retrogusto di un’occasione sprecata, vista la poca ispirazione della squadra di casa; Virtus che è sembrata troppo preoccupata di non subire goal piuttosto che di segnarne, nonostante nella ripresa si sia vista maggiore intraprendenza. L’ottavo posto resta a un punto, e se il Novara dovesse fare il colpaccio con il Verona ci sarebbe un’altra avversaria da superare; se il tandem d’attacco avesse funzionato come al solito, il sesto gradino della classifica oggi farebbe tappa a Chiavari. Con i “se”e con i “ma” però si va poco lontano, e il prossimo turno di lunedì contro la Salernitana si prospetta ostico, perché i granata vengono da due partite positive: pareggio nel derby con il Benevento e vittoria ieri sul Brescia. Perciò è imperativo scrollarsi di dosso la poca lucidità incontrata ieri, perché tutto è ancora da decidere, e la Virtus vuole ancora poter dire la propria.