Playoff color granata

Si è quasi conclusa la 32esima giornata di Serie B, che vedrà calare il sipario questa sera al termine di Bari – Novara, sfida fondamentale per le speranze playoff.

A proposito, la gara delle 12.30 ci ha detto che il Verona di Pecchia e Pazzini rischia di finirvi in virtù di un 3° posto che va stretto ai gialloblu viste le aspettative di inizio stagione; il tempo non manca ma Spal e Frosinone sembrano sul pezzo.

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O la va o la spacca

CAMBIARE PROSPETTIVA – Non bisogna fare calcoli. Complicherebbero solo le cose, già tutt’altro che semplici. È arrivato il momento di non guardare più la cassifica: se fino a due settimane fa poteva dare una carica emotiva in più, ora sarebbe demotivante, perché porterebbe a pensare “potevamo essere lassù, e invece…”; pensieri che aiuterebbero solo il Cesena, che di certo non si farà più di 300 km solamente per una passeggiata di salute sul litorale ligure: se vuole stare ancora fuori dalle zone pericolose della classifica, deve fare punti. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. Mai Seneca è stato più attuale dalle parti di Chiavari: un passo falso ci può stare, ma deve essere uno solo. È imperativo dimenticare la brutta prova con la Salernitana e ripartire, subito.

INSISTERE SUI PUNTI DI FORZA – Fa bene Breda a continuare sulla strada del 4-3-1-2, con cui tanto bene hanno fatto i suoi fino a due settimane fa: segnale forte alla squadra, che deve essere consapevole di avere un’identita ben precisa. L’allenatore non sembra voler cambiare nemmeno la scelta degli 11, con il solito centrocampo di sostanza formato da Moscati, Palermo e capitan Troiano, a coprire la retroguardia e ad innescare la qualità del trio offensivo, Ammari (autore del goal-vittoria all’andata) alle spalle di Caputo e Catellani.

IL DIGIUNO FISIOLOGICO DEL BOMBER – Nel corso di una stagione ci sono momenti dove un attaccante sembra trovare il goal ogni volta che anche solo ci prova; e altri dove invece la porta sembra dietro un muro di cemento, impossibile da rompere o scavalcare. Vedi Immobile, Bacca o Insigne in Serie A. Non fanno eccezione i centravanti di B, in questo caso la coppia con la “C” maiuscola, Caputo-Catellani: esattamente un mese fa le ultime reti messe a segno da entrambi, in un 2-0 contro il Carpi con una rete a testa, e siamo sicuri che tutti e due abbiano voglia di concludere il ramadan, specie se può succedere in casa, per festeggiare con i propri tifosi. Ultima (o quasi) chiamata per i play-off; occorre che contro il Cesena di Camplone torni il miglior Entella, per rispondere, in classifica ma soprattutto nella testa, una volta per tutte “presente”.

Immagine tratta da Internet

Non chiamatelo “Nuovo Henry”

(Immagine di copertina trovata su internet)

Non lo nascondo: non sono mai stato un grande appassionato della Ligue 1. Poca competizione, poca bagarre in alto, con il Paris Saint-Germain che dal cambio di proprietà e l’arrivo dei petrol-dollari ha vita facile contro squadre valide come Lione e Marsiglia, ma che in confronto ai parigini sono poca roba.

Quest’anno le cose sono cambiate, con Monaco e Nizza che stanno cercando di dare filo da torcere ai campioni in carica, con i monegaschi in cima a resistere agli assalti di Cavani & Co.

Un primo posto afferrato con la grinta e la voglia di fare (effetto Leicester?), condito da un mix di giocatori esperti e vincenti come Falcao e Moutinho e giovani in rampa di lancio come Fabinho, Bernardo Silva, Lemar, Bakayoko, Mbappé.

Proprio l’ultimo è quello che sta stupendo più di tutti: appena 18enne (20 dicembre 1998), rappresenta il nuovo che avanza in Francia, con una generazione di fenomeni che vanta tra i propri ranghi stelline come Ousmane Dembelé, Alban Lafont, Malang Sarr e tantissimi altri talenti di cui sentiremo parlare ancora a lungo.

Ciò che sta facendo Kylian Mbappé Lottin è incredibile: alla sua prima stagione da titolare (si è conquistato il posto partendo  dalla panchina) sta stupendo tutti grazie a prestazioni meravigliose e reti pesanti sia in campionato sia in Champions League (chiedete al Manchester City per conferma) attirando gli occhi delle big del calcio europeo.

Inutile dire che sono partiti subito i paragoni con le stelle del passato, con l’ombra di Thierry Henry, ex stella di Monaco e Arsenal, che ogni tanto viene chiamata in causa ad “appesantire” chi vuole spiccare il volo. E adesso scopriremo che i due sono, sì, molto simili nelle caratteristiche tecniche, ma molto diversi nel rendimento…

LE CARATTERISTICHE TECNICHE – Al momento sembra che lo stampino di Henry sia stato messo da parte per essere riutilizzato 21 anni dopo. Sono entrambi attaccanti che possono giocare sulla fascia (meglio se sinistra), dotati di un ottimo fiuto del gol, un dribbling preciso ed efficace e una velocità impressionante, unita ad un rapporto difficile con il colpo di testa e il gioco aereo (che comunque con il tempo potrà esser migliorato).  E fin qui possiamo dire che Mbappé è il nuovo Henry, ma adesso arriva il momento di tracciare una linea tra i due…

IL RENDIMENTO – Questo perché, al pari di età e presenze, il classe ’98 è superiore al Titì dei primi anni al Monaco! Contando le stagioni ’96-’97 e ’97-’98 (non considero l’unica partita, inutile, del ’95-’96) Henry totalizzò 84 partite tra campionato, coppa, Coppa UEFA e Champions League, segnando in tutto 21 reti, con una media di un gol ogni 4 gare. Nella sua prima stagione e mezza da professionista, invece, Kylian ha totalizzato 45 presenze con la bellezza di 20 reti (poco meno di uno ogni due gare), con la stagione che ancora deve finire! Uniamo anche i 12 assist e ci rendiamo conto di avere di fronte un giovane con una personalità non comune tra i suoi pari età, capace di decidere le partite ma anche di farle decidere ai suoi compagni di squadra.

Dati alla mano, quindi, Mbappé sembra essere più del nuovo Henry, il doppio del nuovo Henry. Certo,  dovremo vedere quale sarà il suo impatto nella prossima stagione. Il rischio per i giovani crack, infatti, è quello di adagiarsi sugli allori dopo l’anno dell’esplosione (Berahino docet) e di perdere così le occasioni che potrebbero avere continuando ad impegnarsi sul serio.

E adesso proveremo a fare un gioco…

E IL FUTURO? – Henry, dopo 4 anni al Monaco, giocò un anno alla Juventus per poi  andare a scrivere la storia dell’Arsenal, ritrovando il suo mentore Wenger. Cosa può riservare, invece il futuro di Mbappé? Le sue ottime prestazioni, come scritto qualche paragrafo più in alto, stanno attirando molti club, con il Real Madrid che si è messo in prima linea, tallonato da PSG e Juventus. La volontà del ragazzo, almeno per ora, pare chiara: restare ancora a casa sua, in biancorosso, per crescere sotto la guida del tecnico Jardim e diventare sempre più forte, senza rischiare di bruciarsi e rovinare il percorso appena iniziato facendo la riserva di lusso da qualche parte (anche Alexander Isak ha scelto di rifiutare il Real, andando al Borussia Dortmund, per lo stesso motivo). Quindi sì, probabilmente resterà con i monegaschi finché gli sarà possibile, prima di spiccare il volo verso il top team che potrà soddisfare le sue richieste (speriamo più sportive che economiche). Il prezzo? Già ora nel Principato sparano alto: 120 milioni di euro, più o meno in linea con le cifre che circolano in questo periodo per altri giocatori. Ora di sicuro non li vale, a in futuro chissà…

Non chiamiamolo, quindi, “Nuovo Henry”.

Lui è Kylian, e farà parlare di sé col suo nome.

Crazy Boy

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Nel gioco di Maurizio Sarri c’è un una pedina insostituibile, capace di mediare fra gli inserimenti di Hamsik e la sostanza di Allan, sicuramente meno estroso di Jorginho ma più agile di Zielinski, simile fisicamente a Marko Rog ma capace di stregare prima di tutti gli altri “Mister 33 schemi”.

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Make Bundes Great Again

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L’Hoffenheim sta volando in Bundesliga.

Gli osservatori di vecchia data – neanche poi troppo – ricorderanno sicuramente un tempo passato nel quale i biancoblu davano già spettacolo, quella magica squadra capace di conquistare il titolo di campione d’inverno alla prima esperienza di sempre in Bundesliga nel 2008 a suon di Ibisevic, Carlos Eduardo e Salihovic, prima che il Wolfsburg rubasse lo scettro di campione di Germania.

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Virtus, una superficialità che ancora non ti puoi permettere

Si è chiusa al “Comunale” di Chiavari la 31esima giornata di serie B, dove si affrontavano i padroni di casa dell’Entella e la Salernitana, in fiducia dopo 2 risultati utili consecutivi.

Per l’Entella c’era la possibilità di fare un gran balzo in avanti in classifica e agganciare il Bari al sesto posto, mentre i granata avevano bisogno di punti per allontanarsi definitivamente dalle zone basse della classifica, con la speranza di potersi ancora inserire nella lotta play-off.

LA PARTITA – Virtus che si sistema con l’ormai collaudato 4-3-1-2, contro il 4-3-3 superoffensivo della Salernitana. Primo tempo che non emoziona più di tanto ma che lascia intravedere l’epilogo della partita: Entella poco lucido, che mantiene il possesso e crea qualcosa in più degli avversari, che però sembrano avere una cattiveria maggiore. Il ritratto della partita è proprio questo: Entella in rete due volte con Caputo, ma entrambe a gioco fermo (la prima volta fuorigioco del 9, la seconda Moscati si addormenta e lascia che la palla oltrepassi la linea laterale prima di crossare); quindi Salernitana che crea meno ma è più cinica e trova il vantaggio con Massimo Coda al 34′. Secondo tempo sulla falsa riga del primo, con i padroni di casa che non riescono a pungere nonostante la Salernitana rimanga in 10 dal 68′ per l’espulsione di Zito, e che devono ringraziare Iacobucci, autore di un paio di prodezze nel finale che mantengono il risultato solo sullo 0-1, ma che forse avrebbe meritato contorni più rotondi.

DIAVOLI, CHE VI SUCCEDE? – Una sconfitta che proprio non ci voleva, per tanti motivi: per l’avversario, tutt’altro che imbattibile e che non ha dovuto fare nulla di straordinario per portare a casa i 3 punti; perché è arrivata in casa, da sempre fortino difficile da espugnare per chiunque (solo la seconda sconfitta in campionato tra le mura amiche); per l’atteggiamento, sembrato troppo superficiale e sicuro, sbagliato a prescindere, quindi aggravante per una squadra di B, non in vetta ma ancora in lotta per la fase finale. “Dobbiamo essere subito bravi a dimenticare questa partita – ha detto Breda nel post – e pensare alla prossima perché è ancora lunga. Bisogna ricaricare le pile per domenica con il Cesena”. Dichiarazioni che suonano come un’ammissione di colpa, per non aver gestito la gara nel modo migliore.

LA SITUAZIONE – Con il Cesena, in trasferta, sarà un altro match da pronostico favorevole alla Virtus, ma abbiamo visto che il passo falso è sempre lì, dietro l’angolo, e basta poco per perdere altro terreno. Ma non dovrà succedere, perché ci sono tanti scontri diretti (Cittadella-Spezia, Bari-Novara e Carpi-Perugia), e comunque finiscano tornerà a vantaggio dei chiavaresi, che possono risalire posizioni importanti. Vantaggio che si concretizzerà davvero solo con i 3 punti a Cesena, altrimenti accadrebbe il contrario: classifica che si allunga ed Entella fanalino di coda della lotta ai play-off, con il rischio di rimanere fuori per una manciata di punti persi. Bisogna che Caputo e compagni si scrollino di dosso la ruggine dell’ultimo periodo, perché le altre rivali non sono intenzionate a fare regali, e l’Entella deve inevitabilmente limitarli all’uscita di ieri.

Zehnsationnel – 25a giornata

Torna, puntuale, l’appuntamento con la rubrica che vi racconta la Bundesliga e vi insegna anche a contare, rigorosamente in tedesco.

Ritorna Zehnsationnel!

1 – In cima alla nostra lista settimanale non può che esserci il ragazzone di Cannes, 187 cm di pura potenza fisica esplosiva. Un generale Uruk-hai  (Tolkien cit.) con arco e spada. Ovviamente stiamo parlando di Anthony Modeste, il guerriero che sta facendo innamorare Colonia. Ventidue i centri fin qui accumulati in Bundesliga su 37 marcature stagionali della squadra di Stöger in versione Saruman. Lo stregone austriaco ha dato lustro alla carriera di Anthony che adesso vede a un solo TOR di distanza il gabonese Aubameyang. Siamo sicuri che la battaglia per il fosso di Elm alias il cannone dato al miglior realizzatore del massimo campionato tedesco è lungi dall’aver scritto la parola fine.

 

2 – La scorsa settimana avevamo elogiato un nugolo di squadre che si erano distinte per le loro vittorie, alcune anche oltre i pronostici, muovendo il fondo della classifica. A una settimana di distanza solo due di esse si sono ripetute. Il leit motiv è Grün e, per chi non lo sapesse, è una ventata di Verde beneaugurante per l’arrivo della primavera. Werder Brema e Wolfsburg provano a scappare, abbandonare quelle sabbie mobili bollenti e avviluppanti lasciando all’Amburgo una sola risposta possibile e inguaiando altre troppo presto inceppatesi in una roulette russa che non accenna a risolversi. La squadra di Alexander Nouri strafà annientando un Lipsia in caduta libera con un redivivo Zlatko Junuzovic. I Lupi, invece, segnano il destino del Darmstadt con una grande incornata di Mario Gomez. Se finisse oggi sarebbe salvezza per entrambe.

 

3 – Al numero DREI scaliamo un po’ la classifica fino all’Europa. L’Hoffenheim, che non sa perdere, già canticchia le note dell’inno sportivo forse più affascinante del mondo, sognando e facendo sognare il piccolo comune di Sinsheim e il Baden-Wurttemberg, regione all’estremo sud del territorio teutonico. Nel suo fortino casalingo a farne le spese è il febbricitante Bayer Leverkusen appena eliminato dalla Champions e, presumibilmente, già fuori da qualsiasi discorso di classifica. Insieme ai ragazzi di Nagelsmann riprendiamo, brevemente, la strada di Colonia tessendo le lodi di Peter Stöger. Il tecnico austriaco, poco reclamizzato, sta portando i caproni nuovamente in Europa dalla porta “secondaria”. Modeste, Osako e capitan Lehmann dovranno resistere all’Eintracht Francoforte di Niko Kovac, al Friburgo e, presumibilmente, al blasone del Mönchengladbach.

4 – Menzione quasi inutile e ripetitiva, e ci scusiamo coi nostri lettori per questo, quella al numero SIEBEN per un Bayern che non conosce battuta d’arresto. Bayern affamato, Bayern mai domo, Bayern che sconfigge anche i propri demoni. Quest’ultimi, da sempre aleggiano al Borussia Park di Mönchengladbach. La storia lo insegna. Per esorcizzarli ci vuole una persona speciale, con una storia speciale, vittima di un’annata speciale, particolare, ai limiti del grottesco se ci pensiamo bene! E’ la storia del Raumdeuter, la storia di chi sembra non potercela fare col fisico ma che con la sua intelligenza può tutto. E’ la storia del reietto, del rinnegato, dell’osannato, del predestinato. Thomas Müller cava il ragno dal buco, si riprende il suo Bayern, conferma la stima del suo tecnico e riafferma la sua importanza nei momenti più complicati. Thomas non si tira indietro e lo dimostra ancora una volta.

 

5 – Arrivato quasi in sordina dalla Zweite Bundesliga, Guido Burgstaller non ci ha messo molto a scalare le gerarchie di Markus Weinzierl e a trascinare lo Schalke fuori da un momento poco positivo in Bundesliga. Se, infatti, la squadra di Gelsenkirchen continua a cullare il sogno continentale in Europa League, in campionato le cose non sono iniziate né proseguite nel migliore dei modi. Tuttavia, Guido da Villaco, come un paladino da letteratura francese è salito sul suo destriero, partenza Norimberga, arrivo Ruhr, portando e dispensando goal e assist. Manna dal cielo per questo Schalke così in difficoltà prima del suo arrivo. Non segna come la scorsa settimana, ma inizia l’azione del goal decisivo di Kolasinac alla Opel Arena di Magonza. Quando si dice un Deus Ex Machina.

 

6 – Al sesto posto mettiamo di stima il Borussia Dortmund. Gli Schwarzgelben, che aprono il turno con l’anticipo del venerdì del Signal Iduna Park, anestetizzano anche gli onnipresenti ottantamila e rotti accorsi immancabilmente allo stadio. Il movimento di bacino di Sokratis e compagni è talmente efficace che persino gli 11 dell’Ingolstadt crollano tra le braccia amorevoli di Morfeo sbagliando veramente di tutto. Il solito goal di un irrefrenabile Aubameyang spiana la strada a una vittoria con molte ombre e poche luci (ipse dixit) ma pur sempre una vittoria.
Il BVB sale a -3 dal Lipsia, ma per Revier Derby e quarti di Champions col Monaco serviranno altri tipi di prestazione.

7 – Tornando in zona Europa si registrano quelli che sono, tra passi falsi e pareggi, momenti poco positivi.

L’Hertha vittorioso con il Dortmund (complice anche qualche aiutino del buon, si fa per dire, Ginter) ricade nuovamente lontano dall’Olympiastadion di fronte uno straripante Colonia.

L’Eintracht, autore di un campionato esaltante dopo la salvezza faticosissima della scorsa stagione, interrompe la striscia di 5 sconfitte consecutive pareggiando a reti bianche contro l’Amburgo. Tutt’altro che un segnale di guarigione, bensì convalescenza e qualche linea di febbre. Tutt’al più sono finiti i deliri alla Commerzbank Arena.

Il Friburgo, invece, pareggia ad Augusta  in quello che è il quinto pareggio stagionale. La squadra della Schwarzwald può ancora sognare l’Europa, ma con questo Anthony Modeste non si potrà più sbagliare.

 

8 – Se, come detto, le Grün Werder e Wolfsburg corrono imperterrite, ci sono altri che rallentano, si bloccano come maratoneti distrutti nel deserto del Namib.
Il Magonza, che non vince da 3 partite e cade in casa nello scontro direttissimo con lo Schalke.
Il Leverkusen, che non vince da 4 partite e conferma il pessimo momento anche a Sinsheim.
Il Darmstadt, da 4 sconfitte nelle ultime 5 e ormai lontano 12 lunghezze dal posto che vale i playout.
L’Augusta, reduce da 3 turni senza vittorie e ormai pienamente invischiato nella lotta salvezza.
L’Ingolstadt, che non vince da 4 incontri e, infine, l’Amburgo; Rothosen unici, in questo gruppetto, ad avere un trend positivo che mantengono con il pareggio di Francoforte sul Meno, ma ancora ancorati a quel terz’ultimo posto foriero di impegni che troppo bene gli anseatici hanno imparato a conoscere negli ultimi anni. Finisse così sarebbe playout e Braunschweig e Hannover già scalpitano.

 

9 – Il processo del lunedì (Biscardi cit.) se fossimo in Germania con i media nostrani lo faremmo sicuramente al Lipsia. L’incredibile favola della potente neopromossa sembra essersi bruscamente interrotta nelle ultime settimane come un motore scoppiato che perde olio in pista. Due sconfitte consecutive e secondo posto a rischio. Piazzamento che, al di là di mere questioni di prestigio, sarebbe anche inutile, volendo. Tuttavia, quello che preoccupa è una forte involuzione che rischia di far tornare prepotentemente chi insegue. Nulla che, al momento, possa lasciar presagire che la squadra di Hasenhüttl possa uscire fuori dal discorso Champions, ma sicuramente un momento da non sottovalutare.

 

10 – Chiudiamo il nostro appuntamento settimanale presentando quello che sarà il big match della prossima giornata. Forse non più in termini di importanza applicata alla classifica, ma sicuramente una guerra (sportiva) tra due realtà di una micro-regione che vive di questa atavica rivalità. Alla Veltins Arena andrà di scena il Revier Derby tra lo Schalke 04Borussia Dortmund. Un singolar tenzone tra puffi e api, tra “Ein Leben Lang…” e “…keine Schale in der Hand”, tra due realtà tra le più vincenti nella storia della Bundesliga. Da una parte Gelsenkirchen, dall’altra Dortmund. Un mix scoppiettante tra sano sfottò e spettacolo in campo, sana tensione agonistica e ferrea volontà di imporsi.

Vi consigliamo di seguirla. Altrimenti, la vivrete raccontata da noi la prossima settimana, sempre con Zehnsationnel!

Lingard e la (non) arte dell’esultanza

(Immagine di copertina trovata su internet)

Ad ogni azione corrisponde una reazione. E se l’azione è un gol,  o magari anche un gran gol, la reazione può essere un’esultanza, magari anche una di quelle che possiamo definire smodata, esagerata, ma comunque in proporzione alla rete segnata pochi istanti prima.

Detto questo, pensiamo a cosa è successo domenica pomeriggio al Riverside Stadium di Middlesbrough. Middlesbrough-Manchester United, il risultato è di 1-0 per gli ospiti. Poco dopo l’ora di gioco Jesse Lingard prende palla, corre come un matto, calcia da fuori area e la piazza lì, sotto il sette. Un gol bello, bellissimo, di un giocatore che ha questi numeri nel sangue.

A questo punto nella mente del giocatore ci sono molteplici opzioni riguardo l’esultanza, che per molti rappresenta l’essenza del calcio: a volte il giocatore non esulta, vuoi per carattere (Balotelli) o per forma di rispetto verso la squadra avversaria. Qualcuno va ad abbracciare i compagni, specialmente l’assist man se c’è davvero un assist.

La strana e complessa stretta di mano tra Pogba e Lingard di solito finisce con la “dab” (immagine tratta dal Guardian)

Ma questo non è un gol di squadra, questo è un grandissimo gol preparato e confezionato da un solo uomo. Jesse Lingard, appunto. Quando ci sono gol di questo tipo di solito i giocatori esultano in modo smodato, mimando un “Non ci credo” o un “Mamma mia che gol” o addirittura “Sì, sono stato io, questo gol è tutto mio” con le braccia larghe, quasi a chiamare a sé tutti gli applausi del caso. Oppure potrebbe andare tra la folla, ad abbracciare i tifosi sugli spalti in un vero bagno di folla.

No, Jesse Lingard non fa così. Tira, segna, e corre verso bordo campo  prima con una mano sull’orecchio e la lingua di fuori (come nella foto di copertina), poi chiude la bocca e allarga le braccia. Sembra voglia prendersi l’abbraccio della folla. No, va verso la telecamera e comincia… Mima un suonatore di flauto, nel frattempo fa uno strano balletto…

L’esultanza scuote un po’ l’animo di chi guarda la partita. Il gesto tecnico rimane, così come la discussa esultanza, definita strana e anche un po’ bruttina.

Solo dopo arriva la spiegazione del numero dei Red Devils: è uscito da poco un nuovo album di uno dei suoi rapper preferiti, Drake, e in uno dei pezzi c’è questa specie di balletto. La decisione di riproporlo in campo viene proprio dalla promessa fatta ai compagni di squadra “Se segno ballo come lui“.

Certo, Mata e Young potevano porre fine a questo scempio (immagine tratta da Internet)

Certo, da uno come il classe 1992 aspettarcelo: tra linguacce, corna, dab e le strane mosse con Pogba, “l’Uomo di Wembley” ci ha abituati a strane cerimonie sia per le sue prodezze, sia per quelle dei compagni.

Resta da capire quanto durerà questo balletto, e quale sarà la prossima esultanza del giocatore.

Alla prossima, Jesse!

L’esultanza di Lingard in Comunity Shield contro il Leicester City (Immagine tratta da Internet)