Dov’è l’amore?

Pensioni dorate e anticipate in Asia, rinnovi periodici a stipendi sempre più assurdi, baci alla maglia rinnegati poi con addii annunciati.

Il calcio di oggi, per i diretti interessati, sta divenendo sempre più una questione economica, lasciando sempre meno spazio ai sentimenti e all’attaccamento alla maglia.

La verità è questa: la carriera di un calciatore ha una durata media di 20 anni e non prevede una pensione. Così in questi 20 anni deve guadagnare abbastanza da garantirsi una vita decente anche dopo il ritiro (a meno di una esperienza da allenatore).

Aggiungiamo inoltre fattori esterni come l’influenza dei procuratori, sempre più potenti, la crescita economica delle realtà asiatiche, che costringono i club europei ad alzare le offerte per i propri fuoriclasse.

Insomma, detto in modi molto banali “non ci sono più le bandiere di un tempo”, “Totti è stata l’ultima bandiera del calcio italiano” e così via.

Analizziamo adesso tre casi “tipo” avvenuti negli ultimi due anni, che riassumono in piuttosto chiaro la “rovina” del calcio.

 

PREMIER LEAGUE? SÌ, LA CHINESE!

Gennaio 2016, il calcio europeo ha scoperto un nuovo talento brasiliano, in forza allo Shakhtar Donetsk, Alex Teixeira. Da sempre attenta al calcio verde oro, la squadra ucraina costiuisce un vero proprio ponte tra il Brasile e i top club europei, come possono testimoniarlo Luiz Adriano, Douglas Costa, Willian…

Il brasiliano aveva stupito tutti anche contro il Real Madrid

Trequartista classe 1990, Teixeira stupisce tutti segnando 22 reti in campionato tra settembre e gennaio, più altri 3 gol in Champions League. Arriva gennaio, con la sua finestra di mercato, ed è chiaro che il brasiliano meriti palcoscenici ben più luminosi. A bussare alla sua porta è la Premier League, con Chelsea e Liverpool pronti a mettere sul piatto cifre superiori ai 40 milioni di euro. A spuntarla è un’altra squadra, di un’altra Premier League. È il Jiangsu Suning, della Chinese Premier League, che offre ai Minatori 50 milioni di euro, proponendo al giocatore un contratto quadriennale da 12 milioni di euro a stagione. È il primo, vero, capitolo dello spauracchio cinese, con una cultura calcistica in crescita e la volontà di investire nel mercato europeo, poco importa se ad essere comprati saranno i calciatori o interi club.

 

AMORE ETERNO, BASTA CHE LO STIPENDIO SIA ALTO

Qualche settimana fa è arrivata la notizia dell’avvicinarsi dell’ennesimo prolungamento del contratto di Leo Messi con il Barcellona, fino al 2021. E fin qui niente di male. È una bandiera del club catalano, sempre tra le file blaugrana dal 2000 ad oggi. Con una bella storia dietro, di quel ragazzino fortissimo ma con un grave problema riguardante gli ormoni della crescita, e l’accordo con il Barcellona firmato su un tovagliolo con tanto di garanzie di cure. La bellezza della storia finisce appena si leggono le cifre.

Clausola da 400 milioni di euro. Stipendio da 30 milioni di euro netti all’anno (quello precedente era da 20 milioni annui).

Amore?

Cifra inimmaginabile. Roba da 82 mila euro al giorno!

Una cifra del genere è la conseguenza diretta dell’arrivo dei cinesi: l’intenzione del Barcellona era di blindare l’argentino, scongiurando una prepotente offensiva di un magnate asiatico interessato a portare la Pulce lontano dal Camp Nou. Anche la stessa clausola rescissoria è totalmente fuori mercato.

La garanzia di non perderlo, ma a che prezzo!

 

IL BACIO DI GIGIO

Con il contratto in scadenza per giugno del 2018, i piani del Milan erano chiari: chiudere la cessione del club ai cinesi e poi rinnovare il contratto di Gianluigi Donnarumma per farne una bandiera. Per farne il volto del nuovo ciclo rossonero, con tanto di acquisti costosi e altisonanti (quasi 100 i milioni spesi dal club di Milano finora). Tante voci, ritardi, dubbi e paure. Poi il colloquio con l’agente del ragazzo, il potentissimo Raiola. Una conferenza stampa organizzata in fretta e furia. E la notizia: Donnarumma ha deciso di non rinnovare il suo contratto con il Milan.

E sui social scoppia la rabbia del popolo rossonero. Può un ragazzo cresciuto nel settore giovanile, amato dai tifosi e apparentemente attaccato ai colori (famosissimo il bacio dopo la vittoria contro la Juventus) rifiutare un contratto da 4,5 milioni di euro all’anno?

Già l’offerta del Milan era altissima, quasi immorale per un ragazzo di 18 anni. Il dubbio che può venire è che ne voglia ancora di più.

Real Madrid, Juventus, PSG, Manchester United, Manchester City… difficile dire cosa ci sia sotto, ma qualcosa sotto c’è di sicuro.

E sicuro è anche lo zampino di Raiola, curatore degli interessi di Gigio come di molti altri campioni del calcio (Pogba e Ibrahimovic i più famosi e remunerativi). Checché se ne dica, il ruolo del procuratore è sempre più importante, se non ingombrante.

Un esempio: anni fa la Fiorentina aveva un canale preferenziale per i talenti dell’Est Europa grazie ai buoni rapporti tra Pantaleo Corvino e l’agente Fali Ramadani. Non era quindi una coincidenza la presenza quasi simultanea in rosa di giocatori come Jovetic, Ljajic, Behrami e Nastasic, tutti e quattro gestiti proprio dal serbo. E anche Raiola ha la sua piccola colonia al Manchester United, con Ibra, Mkhitaryan e Pogba ad Old Trafford.

Si dice che i giovani devono prima curare l’aspetto umano e divertirsi, per poi solo dopo pensare anche alle questioni economiche. Un po’ quello che accade nella famiglia Chiesa: il giovane Federico, sempre della Fiorentina, è gestito direttamente dal padre, che preferisce farlo crescere in un ambiente più tranquillo e in un modo più genuino, andando anche a rifiutare la corte di procuratori che avrebbero potuto portare il numero 25 viola chissà dove e a chissà quali stipendi, con il rischio di bruciarlo.

 

COSA RIMANE

E ai tifosi cosa rimane? È ovvio che eventi di questo tipo facciano storcere il naso, perché lo vivono dall’esterno: “Puoi giocare in un campionato tra i più prestigiosi d’Europa!” “Ti hanno salvato la vita, cosa puoi voler di più?” “Giochi nella tua squadra del cuore, i tifosi ti amano, perché andarsene?” sono tre frasi facili da dire se la tua vita non dipende proprio dai soldi di questi stipendi più o meno alti. E, detto che certe cifre sono proprio spropositate, è giusto ciò che disse Witsel pochi mesi fa, quando preferì accettare una ricca offerta dalla Cina rifiutando la Juventus: “Da una parte c’era il prestigio e la voglia di vincere della Juventus e dall’altra parte c’era un’offerta irrinunciabile come quella cinese e ho dovuto pensare per il futuro della famiglia”.

Una decisione nobile, che forse noi non capiremo mai del tutto.

Ma forse loro non capiranno mai del tutto il nostro amore.

 

RUGGERO ROGASI

Twitter @RuggeroRogasi

Amarsi Male

[Immagine in copertina tratta da internet]

Tu mi hai lasciato con un messaggio, le cose giuste non han bisogno di parole canta Cesare Cremonini in una canzonetta decisamente poco degna del Diego Costa rock ‘n’ roll conosciuto sul campo. L’argomento della settimana in Premier League e non solo resta però questo, il benservito di Antonio Conte all’attaccante brasiliano naturalizzato spagnolo proprio a poche settimane dalla vittoria del titolo inglese.

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La scheda di Lucas Tousart

Data di nascita : 29 – 04 – 1997 (20 anni)

Nazionalità: Francese

Altezza: 185 cm

Peso: 83kg

SEGNI PARTICOLARI

Squadra attuale : Olympique Lyonnais
Numero di maglia : 8
Ruolo: centrocampista (metodista)
Piede preferito : destro

In questa stagione ha disputato 33 gare mettendo a segno 2 reti e fornendo 3 assist. Vanta anche 24 presenze tra le file delle giovanili della Nazionale francese, condite da una rete ai danni dell’Italia Under 19. È un ragazzo umile e modesto, con la testa sul collo, sempre disposto al lavoro quotidiano per arrivare a grandi livelli. È un centrocampista moderno, concreto, aggressivo e pragmatico,  al servizio della squadra e dotato di grande entusiasmo e ambizioni.

Raddoppia spesso le marcature aiutando compagni in difficoltà, legge in netto anticipo movimenti e probabili giocate grazie al grandissimo senso della posizione. Non si risparmia mai per eccessi di generosità, serietà e determinazione. Il suo atletismo gli consente progressioni e sgroppate che lo stanno affermando come giocatore box-to-box (a tutto tondo) . Nato nella regione dell’Aveyron, ad Arras mosse i primi passi a soli 5 anni nel J.S. Du Pays Rignacois per spostarsi poi nella squadra rivale (U. S.) nel lontano 2004, prima di giocare per il Rodez Aveyron dove venne scovato nel 2013 dagli scouts dei Les Atheniens, ovvero il Valenciennes. Inizialmente partì dalla squadra riserve per  esordire in Ligue 2 con la maglia della prima squadra nel gennaio 2015. Nella seguente sessione estiva il Lione si convinse delle qualità del ragazzo e lo strappó per 2,5 milioni di euro ad una folta concorrenza.

La scorsa stagione ha collezionato una sola presenza nonostante abbia trionfato nel campionato europeo Under 19 UEFA come capitano e leader carismatico. Sorprendente la sua ascesa caratteriale e di maturità, con cui ha scalato le iniziali gerarchie del coach Bruno Genesio e attraverso la quale ha attirato le attenzioni dei top club europei (Manchester United su tutte).

TOUSART NEL DETTAGLIO

Punti di forza: duelli aerei, intercettazione passaggi, contrasti efficaci e vinti, capacità di inserimento, supporto agli attaccanti.
Stile di gioco: effettua passaggi corti, manovra fluida e semplicizzata.
Caratteristiche: sapiente regia (ottima tecnica di base), fisico solido, spiccato dinamismo, intelligenza tattica.

Non è un calcio per poveri

Che le spese nel mondo del calcio stiano raggiungendo cifre altissime non è un mistero: milioni di euro spesi tra costi dei cartellini, stipendi, commissioni per gli agenti, tasse… Ed ecco che, per voler rendere una squadra realmente competitiva ad altissimi livelli, ci vogliono spese sempre più ingenti, che tagliano fuori le realtà più modeste. Non è un caso, quindi, che sempre più società calcistiche stiano finendo nelle mani di sceicchi, magnati e imprenditori che sappiano innestare le squadre grazie a grandi quantità di liquidi.

Al momento, con 105 milioni di euro spesi più eventuali bonus, quello di Paul Pogba al Manchester United è il trasferimento più costoso della storia del calcio (foto: Daily Mirror)

E se hanno fatto clamore, ma non troppo, le cifre spese per campioni affermati come Cristiano Ronaldo o Gareth Bale, per cui il Real Madrid ha speso complessivamente quasi 200 milioni di euro, ecco che la cosa sembra andare fuori controllo quando si è parlato di Shaw, Martial o Renato Sanches. Ancora teenager al momento del loro passaggio alle attuali squadre di appartenenza, hanno mosso in tre quasi 150 milioni di euro, a cui potranno aggiungersi altre decine di milioni di bonus. A differenza dei due Blancos, qui si tratta di giovani, potenziali promesse, con tutta una carriera davanti e tutto da dimostrare. Tanti, troppi soldi.

Pochi giorni fa è stato registrato un nuovo capitolo in questa folle corsa al giovane di turno: il Real Madrid ha ufficializzato l’acquisto del 16enne brasiliano Vinicius Junior dal Flamengo. E fin qui tutto bene. Ciò che lascia esterrefatti è la somma spesa: 45 milioni di euro.

Più di Sanchez all’Arsenal, Mkhitaryan al Manchester United, Aguero al Manchester City, Dybala alla Juventus…

Considerato dai media locali il nuovo Neymar, Vinicius è un’ala sinistra che gioca con il piede destro, proprio come il numero 11 blaugrana. Si è fatto conoscere durante il Sudamericano Under 17, giocato in Cile tra febbraio e marzo, e vinto proprio dal Brasile, con il giocatore, con indosso la maglia numero 11, che ha chiuso il torneo come capocannoniere con 7 reti all’attivo. Fa del dribbling il suo punto forte, cercano spesso e volentieri la giocata spettacolare, cadendo anche in qualche leziosismo. Resterà con i rossoneri almeno fino a luglio del 2018 (compirà 18 anni il 12 luglio 2018), ma il presidente del Flamengo vorrebbe trattenerlo almeno fino al gennaio successivo.

Acquistare non è facile. Il Real Madrid ha comprato un giocatore di 16 anni per 46 milioni di euro. Potete immaginare quanto sia difficile operare, sarà un calciomercato durissimo. Forse resteranno molti giocatori, forse no. Vedremo. [Pep Guardiola parlando della prossima finestra di mercato]

Che sia o meno un futuro fenomeno, resta il fatto che la cifra sia spropositata. In tanti si sono espressi, tra allenatori, giornalisti o semplici tifosi, ma la sostanza è sempre la stessa: 45 milioni di euro per un 16enne, con la faccia da bambino e l’apparecchio per i denti, sono una follia.

Quel che è certo è che in casa Real stanno facendo tutti gli scongiuri del caso. Se in futuro il ragazzo dovesse rivelarsi il campione che dicono sarà un giocatore preso prematuramente ad una grossa cifra, quasi un capolavoro per i tempi della trattativa. Se, però, non riuscirà a mantenere le aspettative riposte in lui, sarà definito uno dei più grandi flop del mondo del calcio.

Ne va anche dell’immagine del Real…

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Nosotti racconta: il Milan dagli occhi a mandorla

[Immagine in copertina tratta da Internet]

Closing, Europa League,  calciomercato, aeroplanini e nuovi orizzonti. Chi meglio di Marco Nosotti avrebbe potuto parlarci del nuovo Milan dagli occhi a mandorla?

Prima, però, è doveroso un passo indietro: per aspettative e rosa a disposizione, la stagione è stata davvero positiva? Montella ha fatto un grandissimo lavoro?

Questa la risposta del giornalista sportivo, storico inviato rossonero per Sky Sport:

“Montella ha fatto un buon lavoro, un ottimo lavoro, per due motivi: ha riportato un trofeo che non c’era, perché da tempo il Milan non vinceva la Supercoppa Italiana, il secondo aspetto è l’arrivo in Europa League. Come ci si è arrivati è significativo ma fino a un certo punto, l’importante era raggiungerla in un momento in cui è in corso una profonda rivoluzione copernicana, dove i cinesi sono arrivati al posto di Berlusconi con altri criteri di giudizio nel lavoro, in un’azienda come il calcio che è sempre particolare”.

“Montella mi è piaciuto perché aveva delle idee di calcio e le ha sapute adattare al gruppo a disposizione: la difesa a 4 che partiva con due esterni molto larghi, poi contro il chievo ha capito che la gestione dell’uscita palla si poteva fare diversamente. Si difende con 3 uomini fissi dietro, insomma questo Milan sa coprire e ripartire. Forse non è riuscito a far rendere al massimo Bacca, ma non sempre le cose vanno per forza nella giusta direzione anche se un giocatore ha un grande nome e tu sei un bravo allenatore”.

“Il Milan ha avuto un ottimo girone d’andata e ha chiuso con un buon lavoro, propedeutico per quello che sarà” aggiunge Nosotti.

Il closing porterà davvero qualcosa di positivo e di bello come la nuova maglia, che a detta di tutti è spettacolare?

“Sono 24 anni che faccio il Milan e la maglia a righe strette non mi dispiaceva, forse perché mi ricorda un altro Milan: quello di Rivera ed Altafini”.

“Anche le tradizioni contano, io non so se lo capiranno anche i nuovi padroni del vapore, che sapranno sicuramente di management di marketing e che sapranno gestire anche un approdo del Milan in borsa. Devono capire che il calcio è fatto anche di maglie, di tifosi, di passione: si gioca con i piedi, si vive senza certezze del risultato e la società deve provare a farne arrivare in casa Milan”.

“Credo che questo closing abbia inaugurato una nuova era. Non sarà più come prima, non aspettiamoci di veder subito sventolare in cielo le bandiere perché non penso sia una delle prime cose che vorranno fare; prima bisogna mettere a posto e far quadrare i conti, trovare i risultati, rendere appetibile e dare nuovamente il senso a un grande nome e marchio. Nel mondo ci sono Real Madrid, Barcellona, un paio di inglesi e poi c’è il Milan”.

“Spero che la nuova proprietà compri giocatori al Milan. Qualcosa ci sarà, ma spero che ci sia sempre attenzione all’umanità di questo sport, che è un elemento che a volte sfugge. Sarò un vecchio romantico – e sono anche per far quadrare i conti – ma non è tutto”.

Di seguito riportiamo l’audio dell’intervista a Marco Nosotti, che ringraziamo.

A cura di Lorenzo Semino e Nicolò Garbarino

Buona sfortuna

Genoa contro Torino, Juventus contro Crotone, salvezza contro retrocessione. Empoli-Atalanta, la storia di Gasperini che si intreccia con il futuro della sua ex squadra, portata in Europa proprio come questa bellissima e spumeggiante Atalanta che viaggia baldanzosa a ritmo di Papu dance e Andrea Conti.

Domande, dubbi, stadi pieni di tifosi (finalmente?) e paura che arriva fino alle ginocchia. Tutti parlano delle lotte per conquistare uno scudetto, ma salvarsi non è mai stato così complicato. Complice, va detto, un Real Crotone da applausi. Vittime? Il povero Martusciello, il mercato ‘rischiatutto’ del Genoa oppure proprio i calabresi rossoblù come il Grifone?

Chi lo sa, l’unica certezza è che alle ore 15 si scriverà una pagina, l’ennesima ed inesorabile, di calcio vissuto e giocato: ne sanno qualcosa in Ligue 2, ne sanno qualcosa i tifosi dell’Amiens, promossi in massima serie dopo una rete al 96′. Al volo, di straforo.

La gioia e il dolore, chi invade il campo e chi si strazia piangendo sul latte versato.

Ne sanno qualcosa Amburgo e Wolfsburg, che ieri pomeriggio hanno dato vita allo scontro più strano della stagione: i primi non sono mai retrocessi in seconda serie, Mario Gomez e compagnia si trovano invece ai playout  nonostante una squadra potenzialmente da sold out ogni domenica.

I tifosi del Genoa hanno chiesto birre e magliette rossoblù per domare il Toro, al Castellani un biglietto per entrare costerà 2€ proprio mentre allo Juventus Stadium Nicola e i suoi guerrieri cercheranno di fare come Leonida accerchiato dai Persiani.

Vorrei morire brillo canta un gruppo piuttosto amato dai giovani in un singolo diventato tormentone del 2017. Un anno cominciato malissimo per il Vecchio Balordo, finito senza una meta e senza una strada dopo i punti e le vittorie straordinarie del girone di andata.

Saponara non è stato rimpiazzato da El Kaddouri, le partenze di Pavoletti e Rincon unite agli infortuni di Veloso, Perin e un Izzo squalificato hanno fatto il resto. Oggi, a due giornate dalla fine, tre squadre devono aggrapparsi a qualcosa, a qualsiasi cosa pur di sopravvivere.

Funerali, inni e silenzi profondi sono altri temi affrontati dai Thegiornalisti, nome decisamente particolare che però si addice al nostro – si fa per dire – angolo di scrittura sportiva.  Sportivamente, domani a Genova, Empoli e Crotone ci si augurerà a vicenda una buona sfortuna.

Un frastuono, una musica che non so da dove viene, ma mi accarezza e mi invade: benvenuti nel tempio del calcio.

#DirkBedankt: il momento migliore per dire basta

(Immagine di copertina trovata su internet)

Domenica 14 maggio, si gioca l’ultima partita di Eredivisie. Una partita importantissima, se consideriamo che in testa ci sono Feyenoord e, a distanza di un solo punto, l’Ajax, in un finale di stagione incredibilmente acceso. A complicare le cose per il club di Rotterdam ci sono i differenti momenti di forma, con i ragazzi terribili di Amsterdam lanciati sull’onda dell’entusiasmo anche grazie alla conquista della finale di Europa League, e le avversarie. L’Heracles Almelo, infatti, può ancora raggiungere un posto per combattere per l’Europa League, a differenza del Willem II, avversario dei Lanceri, che dalla stagione non ha più nulla da chiedere.

A fine gara, il capitano ha posato per un selfie con i tifosi in curva (immagine trovata su internet)

NIENTE PAURA, CI PENSO IO – Basta poco, però, per dimenticare ogni paura. Pochi secondi e il Feyenoord è già in vantaggio, grazie al gol di Dirk Kuyt. Quel Dirk Kuyt passato dalle parti di Anfield Road, dopo aver vestito i colori del “Club del popolo”, e tornato dopo una parentesi in Turchia, al Fenerbahce. Grossi sospiri di sollievo al De Kuip, ancor più grossi una decina di minuti dopo, quando ancora lui, ancora Kuyt, spinge in rete il cross perfetto dell’ex Juventus Eljero Elia. Le notizie dal Willem II Stadion stentano ad arrivare, ma va bene così, la vittoria basta. Il risultato non è mai in bilico, arriva addirittura all’84° minuto il terzo gol di Kuyt, su rigore. Tripletta e pallone a casa per il classe 1980, capitano della squadra. Il risultato sarà una roboante vittoria per 3-1, stesso risultato per l’Ajax, che però non sorriderà. A Rotterdam arriva una festa che mancava da 18 anni. E tornata grazie alla voglia del capitano.

SMETTO DA VINCENTE – Tre giorni dopo, ieri, arriva una clamorosa notizia tramite i canali ufficiali del club: il capitano si ritira, ma resterà come dirigente. A dire il vero la voce era nell’aria da qualche mese, anche se non del tutto confermata. Anzi, l’entusiasmo post hat-trick poteva addirittura far cambiare idea al giocatore. Ma lui, da grande professionista, avrà fatto qualche buon ragionamento. Perché continuare ora, che il fisico mi sta abbandonando? Non che a 37 anni da compiere non sia più adatto, ma il confronto atletico con i giovani che stanno arrivando, in Olanda come altrove, non gli lasciava più scampo. Basta pensare a Totti: non me ne vogliano i tifosi giallorossi, anzi il Pupone è un giocatore che adoro anch’io, ma a tratti risulta avulso dal gioco, trotta per il campo aspettando la palla sui piedi, senza fare il movimento decisivo. Per Dirk il discorso è lo stesso: qualche movimento c’era ancora, ma erano sempre meno. Allora ecco la decisione, forse spinta dall’ultimo evento, di lasciare da vincente, dopo aver fatto vincere alla sua squadra del cuore il tanto agognato titolo. Di sicuro meglio farlo ora, da condottiero e per scelta propria, per lasciare la miglior immagine di sé.

#DirkBedankt

L’ultimo momento della carriera calcistica di Kuyt, probabilmente il più bello (immagin trovata su internet)

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Orgogliosi di essere i cugini sfigati

Ieri sera, in Spagna e più precisamente a Madrid, si è giocato uno dei derby più sentiti del calcio europeo. Atletico Madrid-Real Madrid. Simeone-Zidane. Griezmann-Cristiano Ronaldo.
Ma era un derby speciale, questo. L’ultimo derby giocato al Vicente Calderòn! A partire dalla prossima stagione, le gare casalinghe dei Colchoneros si giocheranno al Wanda Metropolitano.

Il Wanda Metropolitano potrà ospitare fino a 66.000 persone e sarà coperto in caso di pioggia (Immagine trovata su internet)

Ma non è l’argomento di questo articolo. Come nemmeno lo è il risultato di ieri. Prima del fischio d’inizio, sugli spalti, è spuntata una grande coreografia, tenuta dai tifosi rojiblancos.
“Orgullosos de no ser como vosotros”. “Orgogliosi di non essere come voi”.


Così a freddo, può sembrare una cosa dettata dalla rivalità che divide la Madrid “Real” dalla Madrid “Atletico”. Cosa piuttosto normale: il tifo organizzato, quello serio, (ma, sia ben chiaro, non violento) trova sempre coreografie e striscioni spettacolari, da applausi. Per loro è un grande evento. E organizzare coreografie del genere non è sempre facile.
Pensandoci un po’ di più, poi, si potrebbe trovare però un significato più nascosto.
“Orgogliosi di non essere come voi”.
È quel “come voi” che mi ha fatto pensare a questo pezzo.
“Voi” è il Real Madrid. E il Real Madrid è una delle squadre più forti e vincenti della storia, con 81 titoli in bacheca, giocatori fortissimi come Benzema e CR7, con un passato segnato da Raùl, Ronaldo, Zidane, Beckham…
Quell'”Orgogliosi di non essere come voi” può essere tradotto, quindi, in “Orgogliosi di essere come noi”. L’Atletico Madrid è una squadra con molte meno soddisfazioni e molti meno titoli in bacheca (28), meno potente dal punto di vista mediatico e anche nel valore assoluto della rosa, senza nulla togliere a Griezmann, Carrasco e Godìn.
Con quel messaggio, quindi, i tifosi dei Colchoneros si sono definiti “Orgogliosi di essere i cugini sfigati”. Ed è questa la parte bella del tifo: lasciar da parte la voce “Titoli”, tifare la propria squadra perché è bello farlo, nel bene e nel male, sfruttare ogni momento per dirsi “Io sono tifoso della squadra, e la sostengo sempre”.
“Orgullosos de no ser como vosotros”. Orgogliosi di non essere i cugini vincenti, ma quelli sfigati.
Non è detto che nella testa degli organizzatori sia passato quello che ho scritto io. Magari il messaggio era un altro, molto più blando. Ma a me piace pensarla così.

Ruggero Rogasi
Twitter @RuggeroRogasi

Lennon si è perso

[Immagine in copertina tratta da internet]

Come è possibile? Un calciatore come l’ala dell’Everton, ai margini della rosa ma molto noto a chi ama la Premier League, è caduto in depressione ed oggi si trova ricoverato in un ospedale psichiatrico. Si è fermato in autostrada a bordo della sua auto, con lui tutto il mondo del calcio. Non per il grigiore della Gran Bretagna, a quello penso sia ormai abituato, più probabilmente perché la vita del calciatore è meno semplice di quanto possa sembrare da lontano o da semplici appassionati.

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