Spal, Hellas Verona e Benevento

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Il livello delle neopromosse si è alzato rispetto allo scorso anno e questo campionato ha tutte le premesse per regalarci un’appassionante lotta salvezza.

Il campionato di Serie A 2017/2018 è oramai alle porte ed a poco più di 20 giorni alla fine del mercato le squadre che prenderanno parte al campionato cominciano a delinearsi e con esse i loro valori potenziali, molto si è parlato delle grandi squadre, ma poco delle neopromosse. Andiamo perciò ad analizzare il mercato da loro attuato e quante possibilità SPAL, Benevento ed Hellas abbiano di salvarsi con i nuovi innesti: partiamo dal Benevento, che si appresta a disputare il primo campionato di Serie A della propria storia, dopo aver compiuto il ”doppio salto” dalla Lega Pro, impresa riuscita recentemente anche al Carpi tra il 2013 e il 2015, oltre che ad un’altra neopromossa di quest’anno, ovvero la SPAL. Per i campani in panchina confermato Baroni, il quale ritrova una rosa decisamente diversa rispetto a quella della scorsa stagione, nove sono state le cessioni, anche di nomi chiave come Cragno, Falco e Pezzi, i primi due per la fine del prestito e l’ultimo ceduto al Cittadella a titolo definitivo, compensate però da dodici arrivi tra i quali spiccano alcuni nomi importanti e di esperienza nella massima serie: Cataldi, Costa e D’Alessandro. Nei potenziali titolari sono complessivamente sette gli uomini che cambiano, oltre ai precedentemente citati infatti vanno aggiunti Belec, Di Chiara, Letizia e Coda. Benevento per il quale il mercato non è tuttavia terminato, si parla infatti, in seguito al raffreddamento della pista Kishna per problemi legati all’ingaggio, di un possibile arrivo di Alessandro Matri, con il quale la trattativa sarebbe già avviata. Calciomercato per i giallorossi fino a questo momento da 7-, dovesse arrivare Matri 7.
Proseguiamo con la squadra arrivata seconda l’anno scorso, l’Hellas Verona,il quale cede nove giocatori, ma, forte di una maggior disponibilità economica rispetto alle altre due neopromosse, quasi nessun titolare eccezion fatta per Pisano e Siligardi, acquistando invece diversi giocatori di spessore, che potrebbero permettere ai Veronesi di condurre un campionato relativamente tranquillo, sono nove complessivamente gli arrivi, tra i quali sono da evidenziare Cerci, Heurtaux, Caceres e Verde i quali quasi sicuramente andranno ad inserirsi negli undici titolari di Pecchia. Verona che non accenna tuttavia a fermarsi, sembra molto vicino infatti l’arrivo di Kishna dalla Lazio, ma è forte l’interesse anche per Iturbe, che tornerebbe nella squadra che lo ha lanciato dopo alcune stagioni anonime. Voto al mercato dei gialloblù 6,5.
In ultimo analizziamo il mercato della SPAL, la quale torna in Serie A dopo 49 anni vincendo consecutivamente Lega Pro e Serie B. Diversi i cambiamenti nelle fila di Semplici, sono infatti dieci le cessioni, bilanciate però da undici acquisti, tra i quali diversi volti noti della massima serie, quali Mattiello, Oikonomou, Rizzo, Viviani, Grassi, ma sopratutto Felipe (301 presenze nel massimo campionato) e Paloschi (194 presenze in A e 50 gol). Complessivamente potrebbe variare per 6/11 la formazione titolare dei Ferraresi, che saranno guidati in attacco dalla coppia Paloschi-Floccari, che potrebbe fare scintille e creare problemi a più di qualche difesa nell’arco del campionato, se ad essa a centracampo aggiungiamo il buon tasso tecnico di Grassi e l’esperienza di Viviani, il risultato è una squadra che a livello tecnico ha tutti i mezzi per potersi salvare,per la SPAL il mercato è da 7 e mezzo, anche se non ancora chiuso, potrebbero infatti concretizzarsi ulteriori arrivi di alto livello, come il giovane Bonazzoli (attualmente di proprietà della Samp), che fornirebbe una valida alternativa a Floccari il quale difficilmente potrà giocare tutte le partite e Ajeti (ex Torino attualmente in forza al San Gallo).

Fuori dal coro – Barcellona-Neymar, non serve comprare un erede

(Foto in copertina da Getty)

Ci siamo. Ieri sera Neymar ha pagato la clausola da 222 milioni al Barcellona, liberandosi del contratto con il club e dirigendosi verso la firma con il Paris Saint-Germain. A nulla è servita la resistenza della Liga, restia ad accettare una somma del genere da parte di un club con un’escamotage non proprio limpida.

Tra la rabbia e lo sbigottimento, in Spagna e fuori ora tutti si chiedono chi prenderà il posto dell’ex Santos, con i blaugrana che si ritroveranno tra le mani una somma spropositata. Chi prenderà il posto del numero 11 dovrà essere un top player, non uno qualunque.

 

Arrivato in Spagna nell’estate del 2013, Neymar ha segnato 105 reti in 186 partite in blaugrana (Foto: Getty)

 

Tanti sono, quindi, i nomi chiamati in causa, di più o meno facile realizzazione, a seconda del club di appartenenza e del prezzo di partenza per il trasferimento.

Scartando Draxler e Di Maria (difficile che il club catalano tratti così presto con i parigini dopo un “sgarbo” del genere), Dybala e Griezmann (il Barça cerca un ala di piede destro), i nomi più adatti (usciti dalla stampa) sembrano quelli di Hazard, Coutinho, Dembelé, Mbappé, Sanchez, Martial e Insigne.

Tra tutti, il belga Hazard è quello che farebbe meno rimpiangere il brasiliano. Dribbling e velocità ottimi, ancora giovane. È il profilo adatto per trasformare la MSN in MSH. L’unico ostacolo sarebbe Conte. Un osso duro quando si tratta di mercato. Certo, con la volontà del giocatore si fa la differenza, ma Eden ha sempre espresso felicità nel parlare della sua vita a Londra. E un futuro che pare scritto come erede di Cristiano Ronaldo a Madrid…

 

Tra tutti i nomi in circolazione, quello di Eden Hazard sembra il più adatto a sostituire il brasiliano (Foto: Getty)

 

Coutinho sembra l’erede designato. Costa tanto (il Liverpool non lo mollerà per meno di 80-90 milioni) e già era in orbita mercato per prendere l’eredità di Iniesta. L’ex Inter si presta bene sia al ruolo di mezzala sia a quello di ala, ma tornerebbe il problema dell’eredità dell’Illusionista, ormai 33enne e al tramonto della sua luminosa carriera.

Dembelé è “prenotato”. Nessun accordo con il Borussia Dortmund, ma il francese ha espresso la volontà di andare a giocare al Camp Nou, un giorno o l’altro. Un giorno o l’altro. E il BVB, al momento, è pronto a tutto tranne che a privarsi del francese ex Rennes, totalmente ambidestro e capace di spaccare da solo le partite.

Da pochi giorni si è vociferato di una pista per Mbappé, ma il francesino sembra promesso sposo del Real Madrid. E c’è da dire che sfidare le Merengues in un’asta per una ragazzo di 19 anni, reduce da una sola stagione tra i professionisti, e partendo da una valutazione di 150 milioni, è da pazzi.

Martial potrebbe essere un altro profilo ideale. Classe 1995, in cerca di riscatto dopo aver perso il posto al Manchester United a discapito di Mkhitaryan e Rashford. Costa tanto, trattare con le squadre inglesi non è mai facile. Ma la grande occasione, almeno finora, l’ha fallita.

Sanchez e Insigne sono fantamercato. Il cileno è sì in uscita dall’Arsenal, ma difficilmente sarebbe disposto a tornare all’ombra di Leo Messi. Il napoletano invece è seguito, ma non a tal punto da intavolare una trattativa con il Napoli. Ma, con Mino Raiola in arrivo, non si sa mai…

C’è un opzione, infine, che permetterebbe ai blaugrana di risparmiare i 222 milioni e spenderli per altri ruoli di cui la squadra di Valverde ha bisogno. Una soluzione interna.

 

E se fosse Deulofeu la scelta di Valverde per il posto vacante in attacco? (Foto: Getty)

 

Gerard Deulofeu, dopo un lungo pellegrinaggio per l’Europa, è tornato. Cresciuto nella cantera, ha giocato in prestito al Siviglia e nell’Everton, crescendo fisicamente e caratterialmente. Poi ha sfruttato alla grande l’occasione al Milan, adattandosi a sinistra (il ruolo di Neymar) e guadagnandosi la recompra da parte della base catalana. 18 partite e 4 reti in rossonero, condite da buone prestazioni, grandi giocate e scatti fulminanti (spesso determinanti nella tattica Serie A). Il ragazzo, classe 1994, ha più volte ribadito la volontà di giocarsi le sue carte al Camp Nou. Pochi lo hanno ipotizzato finora, ma lo spagnolo potrebbe davvero rivelarsi un’arma a costo zero nelle mani di Ernesto Valverde.

L’occasione la merita, sta a lui coglierla.

 

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Fuori dal coro – Napoli-Mertens, meglio dividersi ora

L’anno scorso, di questi tempi, Higuain stava per dire il suo “sì” alla Juventus, con il Napoli che stava pensando al sostituto per l’attacco. È arrivato, come grande colpo, il polacco dell’Ajax Arkadius Milik, classe 1994, attaccante moderno e mancino.

Questo perché il tridente della formazione partenopea doveva avere proprio il numero 99 al centro, con Callejon, Insigne e Mertens che si giocavano i restanti due posti sulle fasce.

Ad inizio ottobre il crociato di “Arek” si rompe e nasce il problema attaccante per gli azzurri.

Problema che viene presto risolto da Sarri che reinventa Dries Mertens come falso 9 alla Messi. I risultati sono eccellenti, con il belga che segna 34 reti stagionali (28 in Serie A), arrivando alle spalle del solo Dzeko nella classifica marcatori.

Una delle 34 esultanze stagionali del belga

Nel frattempo la paura di perderlo, con l’ombra della solita Juventus che potrebbe ripetere quanto fatto con il Pipita appena un anno prima.

Così la trattativa per il rinnovo, con clausola anti-Juve valida solo per l’estero: contratto valido fino al 2020, con un ingaggio di 4 milioni di euro a stagione, e clausola rescissoria valida da giugno 2018 e solo per l’estero di 30 milioni di euro.

Ma, probabilmente, le strade di club e giocatore potrebbero far meglio a dividersi adesso per 3 motivi.

IL MOTIVO ECONOMICO – Ammettiamolo: con le cifre in gioco in questo periodo, 30 milioni non sono nulla. Specialmente per un giocatore così abile sotto porta e duttile in campo. Grazie alla clausola rescissoria, tra un anno, una squadra estera potrà arrivare con 30 milioni di euro e metter fuori gioco il Napoli qualunque sia stata la stagione del folletto. Ha segnato 10 reti? 30 milioni. Ha segnato 30 reti? 30 milioni. Ha segnato 50 reti? 30 milioni. Quanto può valere un attaccante che segna 50 reti? Molto, molto di più di 30 milioni. Per il Napoli, quindi, sarebbe una perdita economica considerevole, considerando il valore tecnico del giocatore.

Il tridente partenopeo è stato il più temuto in Italia

IL MOTIVO ANAGRAFICO – Legato al valore economico, il valore anagrafico è altrettanto importante: il giocatore ha 30 anni, quindi non è più un ragazzino e, prima o poi, la parabola discendente arriverà. Non si può dire se arriverà l’anno prossimo o tra 3-4 anni, ma arriverà. Perché, quindi, non monetizzare ora, con il giocatore in gran forma dopo la sua miglior stagione, piuttosto che rischiare di vederlo calare nel corso del tempo e vedersi arrivare offerte più basse?

Di pari passo va anche l’ambizione del giocatore, che per lo stesso motivo potrebbe cercare di strappare un ultimo, ricco, contratto con un top club europeo, che abbia ambizioni più elevate di quelle azzurre. Non che ci siano stati contatti con altre squadre, ma un’avventura al Chelsea, o al Real Madrid, potrebbe allettare e non poco il palato del giocatore, ed è più facile attirare adesso l’occasione, dopo una stagione perfetta, che rischiare di aspettare un altro anno.

Il Chelsea cerca un attaccante… ve li immaginate Hazard e Mertens insieme?

IL MOTIVO TECNICO – Mertens rischia di diventare un ostacolo per i compagni di reparto. Milik ha recuperato dall’infortunio, e difficilmente accetterà il ruolo di comprimario, ma vorrà riprendersi il posto da titolare in mezzo all’attacco per dimostrare di valere sia la spesa fatta da De Laurentis (32 milioni di euro) sia le aspettative che hanno in lui i tifosi partenopei. Insigne ha vissuto una stagione bellissima. Callejon è insostituibile sulla destra per la continuità che riesce a dare sulla fascia per tutta la partita. Il problema dell’abbondanza è il più desiderato da ogni allenatore, ma si rischia di disperdere un patrimonio tecnico che può crescere e fruttare molto in futuro, specialmente con Milik. Sarri potrebbe risolvere il problema cambiando modulo, passando al 4-2-3-1 e piazzando Mertens dietro al polacco, ma snaturerebbe la sua idea di calcio, con il suo 4-3-3 capace di regalare meraviglie agli spettatori delle partite.

Milik non si accontenterà della panchina

Sarebbe una cessione dolorosa per tifosi del Napoli, fatta per “una giusta causa”, e converrebbe a quasi tutti.

Ma niente paura, il Folletto resterà all’ombra del Vesuvio.

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Lezioni di mercato

(Immagine di copertina tratta dal profilo Twitter dell’Everton)

 

Fare mercato è difficile. Specialmente se inizia la sessione e il tuo giocatore più rappresentativo esprime a più riprese la volontà di partire.

È ciò che è successo a Liverpool, nella sua metà blu. Dopo diversi falsi allarmi, infatti, Romelu Lukaku ha deciso di andarsene, stavolta per davvero. Nessuna possibilità che il belga decidesse di restare ancora all’Everton. La sua volontà è di giocare la Champions League.

La dirigenza dei Toffees, dal canto suo, non è stata a strapparsi i capelli, né ha cercato di convincere il suo fortissimo centravanti.

Consci del fatto che, dalla cessione del 24enne, sarebbe arrivata una ricchissima somma, hanno deciso di spendere da subito per creare un “dopo Lukaku”, senza badare troppo a spese.

 

PROGETTO GIOVANI LEONI – Per la porta è arrivato Jordan Pickford dal Sunderland per 28,5 milioni di euro. Classe 1994, è considerato l’unico vero rivale di Jack Butland per la porta della Nazionale Inglese. Ottimo elemento per i pali, venuto a prendere il posto a Stekelenburg e Robles. Ancora un po’ acerbo, ma il talento c’è tutto.

Sulla stessa onda, e alla stessa cifra, è arrivato un signor difensore: Michael Keane, 24enne ex Burnley. Cercato in passato con insistenza da Chelsea e Tottenham, rappresenta il futuro in difesa della Nazionale di Southgate.

 

I COLPI ESOTICI – Per il centrocampo arriva Davy Klaassen dall’Ajax per 27 milioni. 24 anni per un giocatore di tutto rispetto, da piazzare in mezzo al campo o sulla trequarti (più difficile visto un altro colpo). Anche lui cercato più volte negli anni da altri club (il Napoli lo ha seguito per anni), ma i Toffees sono stati gli unici ad arrivare con un’offerta concreta che potesse convincere i lancieri a lasciarlo andare (c’è dietro anche il progetto stesso della squadra olandese). Non possiede il fisico tipico del centrocampista della Premier League, ma è capace di giocare intere partite a ritmi altissimi, sempre se riuscirà a reggere l’impatto con un campionato più impegnativo dell’Eredivisie.

 

Altro colpo esotico, ma per il futuro, è quello di Henry Onyekuru, ala sinistra di 20 anni dell’Anderlecht, pagato 8 milioni, che passerà però un anno in prestito con i biancomalva.

 

ATTACCANTE AFFAMATO DI RISCATTO – Il posto di Lukaku in mezzo all’attacco lo prenderà Sandro Ramirez, ex canterano del Barcellona e pagato al Malaga 6 milioni di euro. 22 anni, non proprio fisico ma agile, può essere il nome giusto da cui ripartire contando proprio sulla sua voglia di riscatto, dopo il sogno blaugrana vissuto e infranto appena un anno fa, alla fine del contratto con la squadra catalana. Si presenta con un bottino di 14 reti in 30 gare nell’ultimo campionato spagnolo.

 

IL FIGLIOL PRODIGO – Dulcis in fundo, c’è il ritorno di Wayne Rooney dopo 13 anni dalla sua partenza per il Manchester United. Non ha bisogno di presentazioni, il top scorer della storia dei Red Devils arriva per prendersi il posto che Mourinho gli aveva ormai negato ad Old Trafford e con la voglia giusta per aiutare la squadra delle sue origini a togliersi diverse soddisfazioni, dopo aver vinto tutto con Ferguson.

 

E IL DOLORE NON C’È PIÙ – Un centinaio di milioni spesi sul mercato prima di veder partire, più o meno per la stessa cifra, il giocatore più rappresentativo verso una diretta concorrente in campionato, amato dai tifosi di Goodison, vaccinati grazie ad una campagna acquisti che, molto probabilmente, continuerà (dai diritti tv sono arrivati 127 milioni e dalle cessioni di Deulofeu e Cleverley altri 21).

L’Everton che sta venendo fuori vuole un posto in Europa. Nell’Europa dei grandi.

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Dov’è l’amore?

Pensioni dorate e anticipate in Asia, rinnovi periodici a stipendi sempre più assurdi, baci alla maglia rinnegati poi con addii annunciati.

Il calcio di oggi, per i diretti interessati, sta divenendo sempre più una questione economica, lasciando sempre meno spazio ai sentimenti e all’attaccamento alla maglia.

La verità è questa: la carriera di un calciatore ha una durata media di 20 anni e non prevede una pensione. Così in questi 20 anni deve guadagnare abbastanza da garantirsi una vita decente anche dopo il ritiro (a meno di una esperienza da allenatore).

Aggiungiamo inoltre fattori esterni come l’influenza dei procuratori, sempre più potenti, la crescita economica delle realtà asiatiche, che costringono i club europei ad alzare le offerte per i propri fuoriclasse.

Insomma, detto in modi molto banali “non ci sono più le bandiere di un tempo”, “Totti è stata l’ultima bandiera del calcio italiano” e così via.

Analizziamo adesso tre casi “tipo” avvenuti negli ultimi due anni, che riassumono in piuttosto chiaro la “rovina” del calcio.

 

PREMIER LEAGUE? SÌ, LA CHINESE!

Gennaio 2016, il calcio europeo ha scoperto un nuovo talento brasiliano, in forza allo Shakhtar Donetsk, Alex Teixeira. Da sempre attenta al calcio verde oro, la squadra ucraina costiuisce un vero proprio ponte tra il Brasile e i top club europei, come possono testimoniarlo Luiz Adriano, Douglas Costa, Willian…

Il brasiliano aveva stupito tutti anche contro il Real Madrid

Trequartista classe 1990, Teixeira stupisce tutti segnando 22 reti in campionato tra settembre e gennaio, più altri 3 gol in Champions League. Arriva gennaio, con la sua finestra di mercato, ed è chiaro che il brasiliano meriti palcoscenici ben più luminosi. A bussare alla sua porta è la Premier League, con Chelsea e Liverpool pronti a mettere sul piatto cifre superiori ai 40 milioni di euro. A spuntarla è un’altra squadra, di un’altra Premier League. È il Jiangsu Suning, della Chinese Premier League, che offre ai Minatori 50 milioni di euro, proponendo al giocatore un contratto quadriennale da 12 milioni di euro a stagione. È il primo, vero, capitolo dello spauracchio cinese, con una cultura calcistica in crescita e la volontà di investire nel mercato europeo, poco importa se ad essere comprati saranno i calciatori o interi club.

 

AMORE ETERNO, BASTA CHE LO STIPENDIO SIA ALTO

Qualche settimana fa è arrivata la notizia dell’avvicinarsi dell’ennesimo prolungamento del contratto di Leo Messi con il Barcellona, fino al 2021. E fin qui niente di male. È una bandiera del club catalano, sempre tra le file blaugrana dal 2000 ad oggi. Con una bella storia dietro, di quel ragazzino fortissimo ma con un grave problema riguardante gli ormoni della crescita, e l’accordo con il Barcellona firmato su un tovagliolo con tanto di garanzie di cure. La bellezza della storia finisce appena si leggono le cifre.

Clausola da 400 milioni di euro. Stipendio da 30 milioni di euro netti all’anno (quello precedente era da 20 milioni annui).

Amore?

Cifra inimmaginabile. Roba da 82 mila euro al giorno!

Una cifra del genere è la conseguenza diretta dell’arrivo dei cinesi: l’intenzione del Barcellona era di blindare l’argentino, scongiurando una prepotente offensiva di un magnate asiatico interessato a portare la Pulce lontano dal Camp Nou. Anche la stessa clausola rescissoria è totalmente fuori mercato.

La garanzia di non perderlo, ma a che prezzo!

 

IL BACIO DI GIGIO

Con il contratto in scadenza per giugno del 2018, i piani del Milan erano chiari: chiudere la cessione del club ai cinesi e poi rinnovare il contratto di Gianluigi Donnarumma per farne una bandiera. Per farne il volto del nuovo ciclo rossonero, con tanto di acquisti costosi e altisonanti (quasi 100 i milioni spesi dal club di Milano finora). Tante voci, ritardi, dubbi e paure. Poi il colloquio con l’agente del ragazzo, il potentissimo Raiola. Una conferenza stampa organizzata in fretta e furia. E la notizia: Donnarumma ha deciso di non rinnovare il suo contratto con il Milan.

E sui social scoppia la rabbia del popolo rossonero. Può un ragazzo cresciuto nel settore giovanile, amato dai tifosi e apparentemente attaccato ai colori (famosissimo il bacio dopo la vittoria contro la Juventus) rifiutare un contratto da 4,5 milioni di euro all’anno?

Già l’offerta del Milan era altissima, quasi immorale per un ragazzo di 18 anni. Il dubbio che può venire è che ne voglia ancora di più.

Real Madrid, Juventus, PSG, Manchester United, Manchester City… difficile dire cosa ci sia sotto, ma qualcosa sotto c’è di sicuro.

E sicuro è anche lo zampino di Raiola, curatore degli interessi di Gigio come di molti altri campioni del calcio (Pogba e Ibrahimovic i più famosi e remunerativi). Checché se ne dica, il ruolo del procuratore è sempre più importante, se non ingombrante.

Un esempio: anni fa la Fiorentina aveva un canale preferenziale per i talenti dell’Est Europa grazie ai buoni rapporti tra Pantaleo Corvino e l’agente Fali Ramadani. Non era quindi una coincidenza la presenza quasi simultanea in rosa di giocatori come Jovetic, Ljajic, Behrami e Nastasic, tutti e quattro gestiti proprio dal serbo. E anche Raiola ha la sua piccola colonia al Manchester United, con Ibra, Mkhitaryan e Pogba ad Old Trafford.

Si dice che i giovani devono prima curare l’aspetto umano e divertirsi, per poi solo dopo pensare anche alle questioni economiche. Un po’ quello che accade nella famiglia Chiesa: il giovane Federico, sempre della Fiorentina, è gestito direttamente dal padre, che preferisce farlo crescere in un ambiente più tranquillo e in un modo più genuino, andando anche a rifiutare la corte di procuratori che avrebbero potuto portare il numero 25 viola chissà dove e a chissà quali stipendi, con il rischio di bruciarlo.

 

COSA RIMANE

E ai tifosi cosa rimane? È ovvio che eventi di questo tipo facciano storcere il naso, perché lo vivono dall’esterno: “Puoi giocare in un campionato tra i più prestigiosi d’Europa!” “Ti hanno salvato la vita, cosa puoi voler di più?” “Giochi nella tua squadra del cuore, i tifosi ti amano, perché andarsene?” sono tre frasi facili da dire se la tua vita non dipende proprio dai soldi di questi stipendi più o meno alti. E, detto che certe cifre sono proprio spropositate, è giusto ciò che disse Witsel pochi mesi fa, quando preferì accettare una ricca offerta dalla Cina rifiutando la Juventus: “Da una parte c’era il prestigio e la voglia di vincere della Juventus e dall’altra parte c’era un’offerta irrinunciabile come quella cinese e ho dovuto pensare per il futuro della famiglia”.

Una decisione nobile, che forse noi non capiremo mai del tutto.

Ma forse loro non capiranno mai del tutto il nostro amore.

 

RUGGERO ROGASI

Twitter @RuggeroRogasi

Amarsi Male

[Immagine in copertina tratta da internet]

Tu mi hai lasciato con un messaggio, le cose giuste non han bisogno di parole canta Cesare Cremonini in una canzonetta decisamente poco degna del Diego Costa rock ‘n’ roll conosciuto sul campo. L’argomento della settimana in Premier League e non solo resta però questo, il benservito di Antonio Conte all’attaccante brasiliano naturalizzato spagnolo proprio a poche settimane dalla vittoria del titolo inglese.

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La scheda di Lucas Tousart

Data di nascita : 29 – 04 – 1997 (20 anni)

Nazionalità: Francese

Altezza: 185 cm

Peso: 83kg

SEGNI PARTICOLARI

Squadra attuale : Olympique Lyonnais
Numero di maglia : 8
Ruolo: centrocampista (metodista)
Piede preferito : destro

In questa stagione ha disputato 33 gare mettendo a segno 2 reti e fornendo 3 assist. Vanta anche 24 presenze tra le file delle giovanili della Nazionale francese, condite da una rete ai danni dell’Italia Under 19. È un ragazzo umile e modesto, con la testa sul collo, sempre disposto al lavoro quotidiano per arrivare a grandi livelli. È un centrocampista moderno, concreto, aggressivo e pragmatico,  al servizio della squadra e dotato di grande entusiasmo e ambizioni.

Raddoppia spesso le marcature aiutando compagni in difficoltà, legge in netto anticipo movimenti e probabili giocate grazie al grandissimo senso della posizione. Non si risparmia mai per eccessi di generosità, serietà e determinazione. Il suo atletismo gli consente progressioni e sgroppate che lo stanno affermando come giocatore box-to-box (a tutto tondo) . Nato nella regione dell’Aveyron, ad Arras mosse i primi passi a soli 5 anni nel J.S. Du Pays Rignacois per spostarsi poi nella squadra rivale (U. S.) nel lontano 2004, prima di giocare per il Rodez Aveyron dove venne scovato nel 2013 dagli scouts dei Les Atheniens, ovvero il Valenciennes. Inizialmente partì dalla squadra riserve per  esordire in Ligue 2 con la maglia della prima squadra nel gennaio 2015. Nella seguente sessione estiva il Lione si convinse delle qualità del ragazzo e lo strappó per 2,5 milioni di euro ad una folta concorrenza.

La scorsa stagione ha collezionato una sola presenza nonostante abbia trionfato nel campionato europeo Under 19 UEFA come capitano e leader carismatico. Sorprendente la sua ascesa caratteriale e di maturità, con cui ha scalato le iniziali gerarchie del coach Bruno Genesio e attraverso la quale ha attirato le attenzioni dei top club europei (Manchester United su tutte).

TOUSART NEL DETTAGLIO

Punti di forza: duelli aerei, intercettazione passaggi, contrasti efficaci e vinti, capacità di inserimento, supporto agli attaccanti.
Stile di gioco: effettua passaggi corti, manovra fluida e semplicizzata.
Caratteristiche: sapiente regia (ottima tecnica di base), fisico solido, spiccato dinamismo, intelligenza tattica.

Non è un calcio per poveri

Che le spese nel mondo del calcio stiano raggiungendo cifre altissime non è un mistero: milioni di euro spesi tra costi dei cartellini, stipendi, commissioni per gli agenti, tasse… Ed ecco che, per voler rendere una squadra realmente competitiva ad altissimi livelli, ci vogliono spese sempre più ingenti, che tagliano fuori le realtà più modeste. Non è un caso, quindi, che sempre più società calcistiche stiano finendo nelle mani di sceicchi, magnati e imprenditori che sappiano innestare le squadre grazie a grandi quantità di liquidi.

Al momento, con 105 milioni di euro spesi più eventuali bonus, quello di Paul Pogba al Manchester United è il trasferimento più costoso della storia del calcio (foto: Daily Mirror)

E se hanno fatto clamore, ma non troppo, le cifre spese per campioni affermati come Cristiano Ronaldo o Gareth Bale, per cui il Real Madrid ha speso complessivamente quasi 200 milioni di euro, ecco che la cosa sembra andare fuori controllo quando si è parlato di Shaw, Martial o Renato Sanches. Ancora teenager al momento del loro passaggio alle attuali squadre di appartenenza, hanno mosso in tre quasi 150 milioni di euro, a cui potranno aggiungersi altre decine di milioni di bonus. A differenza dei due Blancos, qui si tratta di giovani, potenziali promesse, con tutta una carriera davanti e tutto da dimostrare. Tanti, troppi soldi.

Pochi giorni fa è stato registrato un nuovo capitolo in questa folle corsa al giovane di turno: il Real Madrid ha ufficializzato l’acquisto del 16enne brasiliano Vinicius Junior dal Flamengo. E fin qui tutto bene. Ciò che lascia esterrefatti è la somma spesa: 45 milioni di euro.

Più di Sanchez all’Arsenal, Mkhitaryan al Manchester United, Aguero al Manchester City, Dybala alla Juventus…

Considerato dai media locali il nuovo Neymar, Vinicius è un’ala sinistra che gioca con il piede destro, proprio come il numero 11 blaugrana. Si è fatto conoscere durante il Sudamericano Under 17, giocato in Cile tra febbraio e marzo, e vinto proprio dal Brasile, con il giocatore, con indosso la maglia numero 11, che ha chiuso il torneo come capocannoniere con 7 reti all’attivo. Fa del dribbling il suo punto forte, cercano spesso e volentieri la giocata spettacolare, cadendo anche in qualche leziosismo. Resterà con i rossoneri almeno fino a luglio del 2018 (compirà 18 anni il 12 luglio 2018), ma il presidente del Flamengo vorrebbe trattenerlo almeno fino al gennaio successivo.

Acquistare non è facile. Il Real Madrid ha comprato un giocatore di 16 anni per 46 milioni di euro. Potete immaginare quanto sia difficile operare, sarà un calciomercato durissimo. Forse resteranno molti giocatori, forse no. Vedremo. [Pep Guardiola parlando della prossima finestra di mercato]

Che sia o meno un futuro fenomeno, resta il fatto che la cifra sia spropositata. In tanti si sono espressi, tra allenatori, giornalisti o semplici tifosi, ma la sostanza è sempre la stessa: 45 milioni di euro per un 16enne, con la faccia da bambino e l’apparecchio per i denti, sono una follia.

Quel che è certo è che in casa Real stanno facendo tutti gli scongiuri del caso. Se in futuro il ragazzo dovesse rivelarsi il campione che dicono sarà un giocatore preso prematuramente ad una grossa cifra, quasi un capolavoro per i tempi della trattativa. Se, però, non riuscirà a mantenere le aspettative riposte in lui, sarà definito uno dei più grandi flop del mondo del calcio.

Ne va anche dell’immagine del Real…

Ruggero Rogasi

Twitter @RuggeroRogasi

Nosotti racconta: il Milan dagli occhi a mandorla

[Immagine in copertina tratta da Internet]

Closing, Europa League,  calciomercato, aeroplanini e nuovi orizzonti. Chi meglio di Marco Nosotti avrebbe potuto parlarci del nuovo Milan dagli occhi a mandorla?

Prima, però, è doveroso un passo indietro: per aspettative e rosa a disposizione, la stagione è stata davvero positiva? Montella ha fatto un grandissimo lavoro?

Questa la risposta del giornalista sportivo, storico inviato rossonero per Sky Sport:

“Montella ha fatto un buon lavoro, un ottimo lavoro, per due motivi: ha riportato un trofeo che non c’era, perché da tempo il Milan non vinceva la Supercoppa Italiana, il secondo aspetto è l’arrivo in Europa League. Come ci si è arrivati è significativo ma fino a un certo punto, l’importante era raggiungerla in un momento in cui è in corso una profonda rivoluzione copernicana, dove i cinesi sono arrivati al posto di Berlusconi con altri criteri di giudizio nel lavoro, in un’azienda come il calcio che è sempre particolare”.

“Montella mi è piaciuto perché aveva delle idee di calcio e le ha sapute adattare al gruppo a disposizione: la difesa a 4 che partiva con due esterni molto larghi, poi contro il chievo ha capito che la gestione dell’uscita palla si poteva fare diversamente. Si difende con 3 uomini fissi dietro, insomma questo Milan sa coprire e ripartire. Forse non è riuscito a far rendere al massimo Bacca, ma non sempre le cose vanno per forza nella giusta direzione anche se un giocatore ha un grande nome e tu sei un bravo allenatore”.

“Il Milan ha avuto un ottimo girone d’andata e ha chiuso con un buon lavoro, propedeutico per quello che sarà” aggiunge Nosotti.

Il closing porterà davvero qualcosa di positivo e di bello come la nuova maglia, che a detta di tutti è spettacolare?

“Sono 24 anni che faccio il Milan e la maglia a righe strette non mi dispiaceva, forse perché mi ricorda un altro Milan: quello di Rivera ed Altafini”.

“Anche le tradizioni contano, io non so se lo capiranno anche i nuovi padroni del vapore, che sapranno sicuramente di management di marketing e che sapranno gestire anche un approdo del Milan in borsa. Devono capire che il calcio è fatto anche di maglie, di tifosi, di passione: si gioca con i piedi, si vive senza certezze del risultato e la società deve provare a farne arrivare in casa Milan”.

“Credo che questo closing abbia inaugurato una nuova era. Non sarà più come prima, non aspettiamoci di veder subito sventolare in cielo le bandiere perché non penso sia una delle prime cose che vorranno fare; prima bisogna mettere a posto e far quadrare i conti, trovare i risultati, rendere appetibile e dare nuovamente il senso a un grande nome e marchio. Nel mondo ci sono Real Madrid, Barcellona, un paio di inglesi e poi c’è il Milan”.

“Spero che la nuova proprietà compri giocatori al Milan. Qualcosa ci sarà, ma spero che ci sia sempre attenzione all’umanità di questo sport, che è un elemento che a volte sfugge. Sarò un vecchio romantico – e sono anche per far quadrare i conti – ma non è tutto”.

Di seguito riportiamo l’audio dell’intervista a Marco Nosotti, che ringraziamo.

A cura di Lorenzo Semino e Nicolò Garbarino

Buona sfortuna

Genoa contro Torino, Juventus contro Crotone, salvezza contro retrocessione. Empoli-Atalanta, la storia di Gasperini che si intreccia con il futuro della sua ex squadra, portata in Europa proprio come questa bellissima e spumeggiante Atalanta che viaggia baldanzosa a ritmo di Papu dance e Andrea Conti.

Domande, dubbi, stadi pieni di tifosi (finalmente?) e paura che arriva fino alle ginocchia. Tutti parlano delle lotte per conquistare uno scudetto, ma salvarsi non è mai stato così complicato. Complice, va detto, un Real Crotone da applausi. Vittime? Il povero Martusciello, il mercato ‘rischiatutto’ del Genoa oppure proprio i calabresi rossoblù come il Grifone?

Chi lo sa, l’unica certezza è che alle ore 15 si scriverà una pagina, l’ennesima ed inesorabile, di calcio vissuto e giocato: ne sanno qualcosa in Ligue 2, ne sanno qualcosa i tifosi dell’Amiens, promossi in massima serie dopo una rete al 96′. Al volo, di straforo.

La gioia e il dolore, chi invade il campo e chi si strazia piangendo sul latte versato.

Ne sanno qualcosa Amburgo e Wolfsburg, che ieri pomeriggio hanno dato vita allo scontro più strano della stagione: i primi non sono mai retrocessi in seconda serie, Mario Gomez e compagnia si trovano invece ai playout  nonostante una squadra potenzialmente da sold out ogni domenica.

I tifosi del Genoa hanno chiesto birre e magliette rossoblù per domare il Toro, al Castellani un biglietto per entrare costerà 2€ proprio mentre allo Juventus Stadium Nicola e i suoi guerrieri cercheranno di fare come Leonida accerchiato dai Persiani.

Vorrei morire brillo canta un gruppo piuttosto amato dai giovani in un singolo diventato tormentone del 2017. Un anno cominciato malissimo per il Vecchio Balordo, finito senza una meta e senza una strada dopo i punti e le vittorie straordinarie del girone di andata.

Saponara non è stato rimpiazzato da El Kaddouri, le partenze di Pavoletti e Rincon unite agli infortuni di Veloso, Perin e un Izzo squalificato hanno fatto il resto. Oggi, a due giornate dalla fine, tre squadre devono aggrapparsi a qualcosa, a qualsiasi cosa pur di sopravvivere.

Funerali, inni e silenzi profondi sono altri temi affrontati dai Thegiornalisti, nome decisamente particolare che però si addice al nostro – si fa per dire – angolo di scrittura sportiva.  Sportivamente, domani a Genova, Empoli e Crotone ci si augurerà a vicenda una buona sfortuna.

Un frastuono, una musica che non so da dove viene, ma mi accarezza e mi invade: benvenuti nel tempio del calcio.